mercoledì 30 settembre 2015

Le recensioni di Elisa: Il giardino dei Finzi Contini - Giorgio Bassani





Buon pomeriggio, amici! Mentre continuo ad esibirmi lentamente, ma con immenso piacere, fra le pagine di Dance, dance, dance del mio amato Murakami, la mia amica di carta e avventure, Elisa, ci lascia il suo pensiero riguardo la sua ultima lettura: Il giardino dei Finzi Contini. Una storia che si dipana nella risacca disomogena e discontinua del ricordo, nuotando nel possibile come un riflesso incondizionato. Un romanzo cui non ho ancora avuto il piacere di vivere ma che, già dalla recensione, è possibile viverlo come un guazzabuglio di sogni, gioie e dolori.


Titolo: Il giardino dei Finzi - Contini
Autore: Giorgio Bassani
Prezzo: 9, 00 €
Casa editrice: Feltrinelli
Trama: Pochi romanzi italiani del Novecento sono entrati così profondamente nel cuore dei lettori come "Il giardino dei Finzi-Contini", un libro che è riuscito a unire emozioni private e storia pubblica, convogliandole verso un assoluto coinvolgimento narrativo. Un narratore senza nome ci guida fra i suoi ricordi d'infanzia, nei suoi primi incontri con i figli dei Finzi-Contini, Alberto e Micòl, suoi coetanei resi irraggiungibili da un profondo divario sociale. Ma le leggi razziali, che calano sull'Italia come un nubifragio improvviso, avvicinano i tre giovani rendendo i loro incontri, col crescere dell'età, sempre più frequenti. Teatro di questi incontri, spesso e volentieri, è il vasto, magnifico giardino di casa Finzi-Contini, un luogo che si imbeve di sogni, attese e delusioni. Il protagonista, giorno dopo giorno, si trova sempre più coinvolto in un sentimento di tenero, contrastato amore per Micòl. Ma ormai la storia sta precipitando e un destino infausto sembra aprirsi come un baratro sotto i piedi della famiglia Finzi-Contini.

La recensione:

"Era il nostro vizio, questo: d'andare avanti con le teste sempre voltate all'indietro."

Era settembre, il freddo e la pioggia sovrastavano le mie giornate. Il lavoro in ufficio aveva ripreso la frenesia di sempre lasciandomi stanca e desiderosa di tornare nel familiare tepore di casa mia. Lì, appoggiato su un tavolino da salotto, attendeva silenziosa l'opera di Bassani.
Ogni sera mi preparavo un the caldo e mi sedevo sul divano coprendomi con una coperta. Questi erano alcuni dei piccoli momenti della giornata che desideravo fossero più duraturi, più eterni. Amavo sedermi al caldo in compagnia di personaggi sempre diversi mentre fuori l’autunno andava avanti, con la pioggia  battente e il freddo. Avrebbe potuto essere un perfetto letargo per gli esseri umani, per i lettori.
Il the mi scaldava, il libro mi piegava sotto la sua forza.
Non mi è mai stato facile recensire romanzi di questo genere, principalmente per due motivi. In primo luogo si tratta di una storia a carattere psicologico, infatti, l'autore ci mostra una parte di sé intima e delicata. Una storia psicologica marcata dagli eventi di un Fascismo imponente e di un Hitler che è entrato nelle case del popolo abbattendo le porte, scardinando le imposte. In secondo luogo, Giorgio Bassani si avvale di una scrittura non immediata: i lunghi periodi, caratterizzati da molte virgole contenenti parentesi altrettanto lunghe, rischiano di far perdere il lettore tra le parole, facendolo confondere.
Il giardino dei Finzi - Contini si sviluppa tramite il ricordo dell'autore, perché dei Finzi - Contini e di ciò che furono non resta altro che una tomba di famiglia, coperta ormai dalle erbacce incolte. Per quello che furono a suo tempo, non resta altro, nemmeno un familiare a togliere quelle radici infauste. Il ricordo di questa famiglia e della sua violenta perdita vela di tristezza la storia rendendola malinconica dalla prima all'ultima pagina.
Ma chi sono questi Finzi-Contini? Questa famiglia che è presentata già dall'inizio come un soggetto lontano, come se vivesse in un mondo a parte. La loro villa, circondata da un grande giardino, si trova in una zona fuori dal paese; anch'esso simbolo di questo loro distacco dal mondo.
L'autore, nonché protagonista del ricordo, dal canto suo è profondamente affascinato da questo giardino e dalla famiglia che gli presta il nome, in particolar modo dai suoi coetanei: Alberto e Micòl. Loro che studiano in casa, vengono visti poco dagli altri ragazzi di Ferrara. Eppure l'autore riesce a conoscerli e frequentarli, innamorandosi anche della giovane Micòl.
Micòl Finzi-Contini diventa il primo amore dell'autore, rendendolo spoglio di ogni altro desiderio se non quello di volerla vedere, di volerle parlare, di volerla sfiorare sulle labbra e sul cuore. Lei, con quella sua pelle morbida che mette in vista quando gioca a tennis nel campo di casa. Lei, che quando torna da Venezia sembra sempre più bella.
Ma Il giardino dei Finzi-Contini come opera non è solo questo, ma un'unione di molte cose come la politica, la formazione, l'arte, la letteratura, lo studio, l'ebraismo... Intrecciate tra loro in un malinconico mix di armonia e letalità.
Non importa cosa siamo stati, chi siamo e chi saremo. Saremo sempre attanagliati dai ricordi, belli e brutti. Basta un attimo, un posto, una parola, una persona o una cosa e già la nostra mente torna indietro, in un passato diverso, ormai astratto. Ovunque si riverseranno i ricordi, e ricorderemo persino posti che credevamo di aver dimenticato. Emozioni che credevamo perdute, riscoprendo di non aver mai veramente dimenticato nulla.
Il giardino dei Finzi-Contini è una diario di memorie per i giorni nostri, un urlo silenzioso di un’adolescente. Tanto angosciante quanto meritevole, l'opera di Bassani mi ha accompagnato sotto il velo dei ricordi dell'autore, prolungandosi per tre settimane, facendomi capire che lui deve chiamarti a sé per permetterti di coglierne la verità sotto le sfumature.

Valutazione d'inchiostro: 3

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