mercoledì 11 novembre 2015

Le recensioni di Elisa: Un anno sull'altipiano - Emilio Lussu

Titolo: Un anno sull'altipiano
Prezzo: 11,00 €
Casa editrice: Einaudi (ET Scrittori)
N° di pagine: 215
Trama: "Scritto nel 1936, apparso per la prima volta in Francia nel '38 e poi da Einaudi nel 1945, questo libro è ancora oggi una delle maggiori opere che la nostra letteratura possegga sulla Grande Guerra. L'Altipiano è quello di Asiago, l'anno dal giugno 1916 al luglio 1917. Un anno di continui assalti a trincee inespugnabili, di battaglie assurde volute da comandanti imbevuti di retorica patriottica e di vanità, di episodi spesso tragici e talvolta grotteschi, attraverso i quali la guerra viene rivelata nella sua dura realtà di "ozio e sangue", di "fango e cognac". Con uno stile asciutto e a tratti ironico Lussu mette in scena una spietata requisitoria contro l'orrore della guerra senza toni polemici, descrivendo con forza e autenticità i sentimenti dei soldati, i loro drammi, gli errori e le disumanità che avrebbero portato alla disfatta di Caporetto."


La recensione:

Sembra sia passata un’eternità dall'ultima volta che ho scritto una recensione. E’ passato così tanto tempo, da quando gli impegni lavorativi si sono impossessati di me e del mio tempo, lasciandomi solo piccoli attimi assieme ai miei libri.
Una cosa bella di questa assenza è che ora ho l’onore e la gioia di recensire un libro che valuto cinque stelle. La storia di cui parlo è “Un anno sull’altipiano” di Emilio Lussu che si è rivelata per me una piacevole scoperta. Chi mi conosce bene sa che la mia esperienza con i libri di genere storico non è sempre stata positiva, ma devo dire che più vado avanti e più li apprezzo.
Emilio Lussu ci racconta, in prima persona, i momenti che ha vissuto sull’Altipiano di Asiago durante la Grande Guerra. Una testimonianza fondamentale per conoscere la vita in trincea, la vita che si affrontava quando a duecento metri di distanza combatteva contro il nemico. Ma l’opera di Lussu non è solo questo, è anche un manifesto psicologico dove ci viene posta una verità fondamentale: quella verità che la politica di quel tempo non permetteva di mostrare. Ai giorni nostri, è più semplice conoscere quei segreti che al tempo erano complici di follie, ammutinamenti, ribellioni e suicidi.
Ed è il bellissimo altipiano di Asiago a fungere da sfondo a quest’orribile teatro.
Introspezione e sensibilità riescono ancora a farsi spazio nella mente - ormai piena di terribili immagini di guerra e violenza - del nostro autore/protagonista. Non vediamo più la guerra come la descrivono i libri di storia e iniziamo ad osservarla con gli occhi di un uomo. E non vediamo più un battaglione, ma un insieme di persone. E dell’esercito nemico non resta che un gruppo di austro – ungarici.
Non posso fare a meno di non riportare questa frase, questo appiglio di speranza:


“Condurre all'assalto cento uomini, o mille, contro cento altri o altri mille è una cosa. Prendere un uomo, staccarlo dal resto degli uomini e poi dire: -Ecco, sta fermo, io ti sparo, io t'uccido- è un'altra.”


Una storia che è una dura verità che, con un pizzico di ironia, si aggiudica il titolo dei libri più belli dell'anno.


Valutazione d’inchiostro: 5

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