mercoledì 17 febbraio 2016

Gocce d'inchiostro: Frankenstein - Mary Shelley

Quando mi trovo in balia di sensazioni particolari, combattuta, scombussolata, in preda a sensazioni che non riesco nemmeno io a dar voce, rimango saldamente convinta che esistono storie capaci di logorare letteralmente il nostro animo. Come un treno in corsa che, arrestandosi davanti a un grande palazzo, sferraglia necessariamente sulle rotaie. Come un anima in pena che avanza inevitabilmente verso un baratro di disperazione e vede la distanza diminuire ad ogni passo senza poter evitare di cascarci dentro.
Questo è quello che è accaduto con Frankenstein, capolavoro della letteratura ottocentesca. Questa è stata la condizione di malessere che, senza alcun fondamento logico, dettata dagli incauti sussulti di un cuore ancora giovane, mi ha catapultato in una Pietroburgo magica e bellissima. Intrufolandomi come una ladra fra le scalcinate mura di una vecchia dimora, sbirciando senza ritegno nei cuori di due anime che, inconsapevolmente, hanno finito per raccontarsi.

Titolo: Frankenstein
Autore: Mary Shelley
Editore: Newton Narrativa
Prezzo: 7 €
N° di pagine: 235
Trama: Nel 1816 Lor Byron, durante una tempesta nella sua villa a Ginevra, propone ai suoi ospiti - Mary e Percy Shelley, e William Polidori - di scrivere, per gioco, un racconto dell'orrore. Ricollegandosi al mito di Prometeo, Mary scriverà Frankenstein. Una storia che è un groviglio etico, un ragionamento profondo sull'origine della vita: l'angosciante storia di uno scienziato che conduce macabri esperimenti nel tentativo di restituire la vita ai cadaveri. Una favola terribile capace di imporsi con la forza delle immagini e la sua anatomia di mito universale. Uno sconvolgente racconto dell'orrore in cui il mostro è più umano del suo creatore. 





La recensione:

Così strano è il modo in cui è costruita la nostra anima, e così tenui i fili che ci legano alla prosperità o alla rovina.

Ci vuole tempo perché la mente riesca a convincersi che colui che vedevamo ogni giorno e la cui storia ci sembrava parte della nostra possa essere scomparso con un <<arrivederci>>; che il più spietato dei veleni - che lentamente e silenziosamente, si era nutrito della nostra coscienza - si sia consumato, e il suono di una voce così familiare e cara all'orecchio sia mutato in silenzio, e non si udirà più per un tempo indefinibile. Queste sono state le mie riflessioni riguardo a Frankenstein; ma quando il passare del tempo, nuove ed entusiasmanti letture che invitano a varcare la soglia di mondi altrettanto straordinari dimostrano la realtà dell'abbandono, allora si comincia a dimenticare, a ricordare solo quello che è necessario. Ma a chi questa bellissima storia non ha strappato qualche lacrima? Chi, leggendo, non ha sentito il bisogno di tormentare senza posa lo spirito? Per quale motivo, mi domando? Per quale motivo dovrei scrivere la recensione di un romanzo che mi abbia trasmesso soltanto tanto dolore e dispiacere, e continuare a insistere? Col tempo ho capito che viene il bisogno di confidarsi con qualcuno, specialmente quando si è in balia di sensazioni altalenanti e confusionarie. Col tempo viene il momento in cui quello che teniamo saldamente nascosto e riversiamo in quel contenitore imperfetto che è la scrittura è più una debolezza che una necessità; e il sorriso che poi affiora sulle labbra, sebbene mero e di circostanza, non viene bandito. Frankenstein ed io ci eravamo appena salutati, ma io avevo ancora un compito da assolvere; dovevo urlare al mondo tutto quello che avevo appreso. Dovevo dar sfogo a me stessa, ripercorrendo mentalmente il cammino insidioso di questa storia, entrando nel cielo di questo pover uomo e trovarlo pieno di nuvoloni grigi e poco accoglienti. Trasportata dalla corrente del tempo, desiderosa di esplorare una parte di mondo che mai prima d'ora è stata esplorata, tracciando i confini di un luogo dove mai piede umano ha lasciato la sua impronta. La mente comincia a tranquillizzarsi, come un fermo proposito, un punto in cui l'anima può posare il suo sguardo intellettivo. Il nostro sguardo segue i passi di un viaggiatore curioso e intrepido, che in una notte d'inverno decide  di inoltrarsi fra le fredde e buie strade di Pietroburgo. E una piacevolissima brezza, che è giunta sino a qui da luoghi remoti verso i quali ci si allontana, ci offre un assaggio di quello che la sorte ci riserverà.
Vivendo nell'immaginazione la vita di un uomo solo e incompreso, a cui affida i suoi pensieri alla carta, adoperando il linguaggio del cuore, che possa dar sfogo ed espressione al bruciante ardore della sua anima, ho tentato di porre rimedio dalla limitatezza della mia esistenza, trovando un margine di libertà in cui spesso vi ho cercato rifugio. Ed estremamente incline a questo tipo di riflessioni, quando leggo un romanzo non immagino le cose come le giudicano gli altri, ma riesco a vederle come effettivamente sono.
Questo mese, il desiderio di partecipare a una sfida letteraria indetta su Facebook danzava tra le pareti stracolme della mia libreria, solleticando la mia pelle, dipingendo figure di carta grigia nel vuoto. La brama ardente di esser affiancato da un uomo capace di un'intesa profonda, i cui occhi e la cui anima corrispondano - un amico che non disprezza sogni o illusioni romantiche, ma che affettuosamente mette in ordine i pensieri, raddrizza l'equilibrio incerto della vita, come uno straordinario mistery, lambì il mio cuore di una dolcezza ardente. Con la triste storia di una malinconia senza confini, la serenità di un cuore che avrebbe dovuto indurre a guardare il passato con soddisfazione, soppiantata dal rimorso e dal senso di colpa, che incauti ci spingono verso un abisso di torture infernali, quale nessuna voce può spiegare. Frankenstein e il mostro. Due entità avvolte da una nube di angoscia e tormenti che nessuna influenza benefica può penetrare. Confinati ognuno nel proprio spazio, senza la possibilità di redimere la propria anima dal dolore.
Quando le nostre anime si incrociarono, le nostre facce s'incontrarono. Forse, chissà, in quel momento anche i nostri cuori battevano all'unisono. E nel momento in cui ci ritrovammo ognuno nella nostra solitudine vedevo perfetta la nostra unione.
Il cielo stellato, il mare, la parola scritta riversata in pagine bianche e lucenti che offrono allo sguardo la bellezza di uno spettacolo straordinario - innalzano l'anima di chi legge al di sopra della terra -; osservavo tutto questo dalla finestra della mia camera. Un rettangolo grigio dal quale era entrato un grigiore spettrale, che incupii ogni forma e aspetto, mi permise di stabilirne le coordinate. Capirne la provenienza, soffrendo di una terribile infelicità. Sopraffatta dalle delusioni, ritirandomi in me stessa, come uno spirito celestiale circondata da un aureola nel cui cerchio non penetrano ne il dolore ne la follia.

Di quale strana natura è la conoscenza! Si abbarbica alla mente una volta che l'ha afferrata, come un lichene sulla roccia.

Frankenstein ed il mostro erano proprio lì, davanti a me. Erano gli stessi amici immaginari che prima avevo visto vagare lungo la riva dell'assurdo, i cui occhi lustri indugiarono su di me più del necessario. Con tutta la loro malinconica dolcezza, osservando le loro anime levarsi verso il cielo per il loro essere uniti, mentre i lineamenti del loro viso erano illuminati dal pozzo buio della loro anima. Erano soli, contriti, affascinati dalla passione degli uomini per le leggi nascoste della natura, come una gioia simile al rapimento quando esse si svelano. Mi è rimasta ancora impressa nella mente la bellezza che celavano arcani del cielo e della terra, che si tramutavano in sostanze visibili delle cose, o lo spirito invisibile della natura umana, come un indagine che mirava a segreti metafisici.
Assistere a tutto questo, esaminare le cause della vita ricorrendo alla morte, non trovandovi solo insegnamento ma riscontrandone persino il dolore, mi ha trasmesso un certo fascino. Leggevo unicamente per capire le intenzioni del dottor Frankenstein, e la sua malinconia sembrava consistere in un paesaggio spoglio senza figure, nei pianti e nelle gioie di una creatura che è stata messa al mondo senza alcuna ragione, nel dolore che consuma il cuore. Inoltrandomi in questo luogo fui invasa da una strana angoscia. Il paesaggio sembrava un vasto e lugubre teatro del male, ed io ebbi l'oscuro presentimento che il dottore fosse destinato a diventare il più infelice degli esseri umani.
L'uomo non completamente libero perché mosso da ogni spirare dei venti; spaventose ossessioni e possessioni; promesse ad una nascita che verrà messa a dura prova hanno dato forma a un suggestivo disegno a tinte fosche, un motivo memorabile ricco di scienza e amore. Così potente che avrebbe potuto lasciare una cicatrice sul petto, causando  una grande infelicità da cui ho riscontrato solamente un vuoto cieco in cui è impossibile scorgere qualcosa. Ha cucito due lembi rossi che strisciavano l'uno verso l'altro, come due satelliti che hanno lentamente segnato la loro orbita, riempiendo il mio animo di una dolce melodia, sentimenti la cui natura infruttuosa confina con l'orrore, la deformità, la follia.
Frankenstein è un racconto straordinario, profondo, quasi toccante che è un inno alla buona letteratura ottocentesca. Una storia che ha il sentimento delle storie d'amore senza tempo, e che ci parla di anime inquiete e insoddisfatte che vagano inconsapevolmente senza alcuna meta. Un quadro raffinato che ci illustra le teorie metafisiche della scienza; il desiderio di congiunzione di due entità instabili e prive di vita; la natura del sentimento, dalla landa deserta dei loro spiriti.
Una storia che mozza il fiato, che non può non incastrare nella sua morsa, appassionante, emozionante che altro non è che una storia di pena eterna. Tormenti, flagelli del cuore, nella quale i protagonisti ambiscono alla redenzione dei peccati.

Anche quando gli affetti non sono fortemente stimolati da qualità superiori, i compagni della nostra infanzia possiedono sempre un certo potere sulla nostra mente, che difficilmente qualunque amico conosciuto più tardi nella vita potrà ottenere.

Valutazione d'inchiostro: 4 e mezzo

2 commenti:

  1. Devo ancora leggerlo Frankenstein, ma prima o poi sarà mio!

    RispondiElimina
  2. Se riesci recuperalo, Isa! É davvero un romanzo indimenticabile e straordinario :)

    RispondiElimina