sabato 21 maggio 2016

Le recensioni di Elisa: Città di fango - Deborah Ellis

Titolo: Città di fango
Autore: Deborah Ellis
Serie: Trilogia del burqa
Volume: 3
Casa editrice: Best BUR
Prezzo: €10,50
N° di pagine: 162

Anno di pubblicazione: 2003
Trama: “La protagonista del libro che chiude la trilogia di Deborah Ellis è Shauzia, l'amica di Parvana già incontrata in "Sotto il burqa", che con lei vendeva tè al mercato travestita da ragazzo. Parvana non ha mai smesso di pensare a Shauzia e di inviarle lettere immaginarie, per non spezzare il filo dell'amicizia che le lega. Ora Shauzia vive in un campo profughi in Pakistan: muri di fango, desolazione e fame. Ma ha un sogno: raggiungere il mare e imbarcarsi per la Francia, dove finalmente potrà vedere le immense distese di lavanda. È proprio per realizzare questo sogno che, insieme al suo fedele cane Jasper, Shauzia decide di andare a cercare lavoro nella vicina città.



“-Quando si è costretti a scegliere solo tra avere pazienza e non averne, scegliere di averne è più facile per aiutarci a sopportare.-
-Questo sarà valido per lei. Lei è anziana. Probabilmente non farebbe più nulla neppure se ne avesse la possibilità. Ma io sono giovane. Ho dei progetti.-
-Quanti anni hai?-
-Quattordici.-
-Io sedici- disse la donna.”





La recensione di Elisa:

Nella spensieratezza di un ultimo pomeriggio di Aprile, la mia nuova amica dagli occhi e chador verdi mi accompagnò nuovamente lungo le strade tortuose dei paesi in guerra. Questa storia nasce in Pakistan, attraverso i centri profughi pieni di povertà, le città di fango e le strade popolate da molti malfattori e rari benefattori. Il centro profughi completamente affollato: persone di tutte le età accalcate nelle tende, i feriti curati attraverso le poche risorse che avevano. Ragazzine e donne correvano da una tenda all'altra offrendo aiuto. L'area allestita non poteva contenere altro che una piccola parte delle persone ferite nella zona circostante. Gli aiuti ceh arrivavano al campo non erano mai abbastanza, quanta sofferenza dovevano ancora sopportare prima che le cose tornassero ad essere come un tempo?, ma sarebbero mai tornate come allora? Queste sono solo alcune delle domande che offuscano la mente dei tanti abitanti di quei paesi in guerra. Un venticello caldo e umido sollevò terra e polvere dal piazzale. Una ragazzina con il viso imbronciato sedeva a terra con un cane di nome Jasper al suo fianco. Erano entrambi stanchi e sciupati dalla fame e come loro tutti gli altri membri del rifugio. Alcuni bambini sedevano intorno a Shauzia e la imploravano di raccontargli ancora una volta la storia dei lupi. Scocciata ma alla fine, con la promessa di essere lasciata sola, cedendo alle loro suppliche raccontandogli le sue avventure. Al termine della narrazione i bambini rispettarono la promessa e se ne andarono. La ragazzina si rimise a brontolare e si allontanò calciando l'aria mentre il suo fedele amico a quattro zampe la seguiva. Shauzia non voleva più restare nel rifugio a svolgere "lavoretti" per la signora Weera, lei voleva rimettersi in cammino per la Francia, per quei campi di lavanda che a forza di sognarli ne poteva sentire persino il profumo. Convintissima di quello che stava per fare, la giovane amica di Parvana, con gli abiti da maschio indosso e i capelli tagliati corti come quando lavorava come ragazzo del tè, si mise in cammino per la città. Rimase stupita da come fosse diversa la vita in un centro abitato senza esplosioni o mine antiuomo nascoste nel terreno; pensava di aver dimenticato tutto quello. Non si poteva definire una vita facile come quella di un tempo, ma si sarebbe adattata presto. Iniziò a svolgere dei veri lavoretti qua e là, prima da un negoziante, poi da un altro. Aveva sempre con sé il suo compagno di avventure Jasper che nel momento del bisogno la difendeva dai malintenzionati. Dopotutto Shauzia restava una ragazzina che dormiva per le strade di un paese che nemmeno conosceva. Presto se ne sarebbe andata anche da lì, dove solamente racimolare i soldi necessari per imbarcarsi. Con il suo impegno e la generosità di alcune persone sperava davvero di potersi allontanare da quella vita cadenzata dalla povertà, dalla violenza e dal dolore. I suoi occhi ne avevano viste di sofferenze e atrocità, ma la verità era che il suo animo doveva ancora abituarsi all'infinita meschinità di alcune persone.
Per Shauzia tutto era delicato e in un terribile equilibrio precario. Sarebbe bastato un nonnulla perché i suoi sogni ci sbriciolassero. Ma ella, con il suo grande cuore non perse mai la speranza e continuò a lottare in nome della sincerità, del bene e dell’amore. Anche quando un uomo, all’apparenza mostratosi caritatevole con lei, la imbrogliò. Shauzia, anche da una sudicia cella affollata di ragazzini sporchi, affamati e dispettosi, non perdeva la speranza che covava da anni di raggiungere Parigi. Si sarebbe ripresa i suoi soldi e la sua vita e questo sarebbe successo ad ogni costo.     
Nel frattempo il venticello caldo torna a risollevarsi, la polvere si alza assieme alle briciole di speranza della gente. Parvana è lontana chilometri e chilometri dalla sua amica, probabilmente scrive ancora lettere a lei destinate, ma questo Shauzia non può saperlo.       
Città di fango, ultimo libro della trilogia del burqa, rappresenta una storia diversa da quelle narrate nei precedenti romanzi della serie. In queste pagine viviamo esperienze ancora differenti, viste con gli occhi di una bambina dal carattere più ribelle rispetto a Parvana, discordanza scaturita anche dalle diverse famiglie delle due ragazzine. Nonostante la mia anima di lettrice si sia completamente discostata dalla protagonista, la storia scorre via, veloce e limpida, lasciandomi addosso una sensazione di desolazione quanto quelle che si sentono alla
televisione di persone che come Shauzia "scappano dalla guerra". Mi rendo dolorosamente conto di quanto si generalizza troppo utilizzando queste parole. Guerra. Nascoste sotto queste sei lettere si celano gli orrori e i dolori che ritroviamo nelle storie di Parvana e Shauzia, storie che ci riversano addosso impotenza, inadeguatezza. Queste due ragazze sono solo frutto dell'immaginazione nate dall'esperienza dell'autrice, la quale ha passato anni lavorando in un centro profughi pakistano, eppure sono la voce di tanti ragazzi che hanno vissuto una vita sotto un cielo di bombe e sopra una terra di mine, con i talebani che imposero le loro leggi con la violenza. Questa non è una storia di tanti anni fa, questa è la cruda realtà di paesi troppo spesso dimenticati.



Valutazione d’inchiostro: 4

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