venerdì 27 maggio 2016

Le recensioni di Elisa: Il mio nome è Parvana - Deborah Ellis

Titolo: Il mio nome è Parvana
Autore: Deborah Ellis
Volume: Quarto romanzo che riprende la Trilogia del burqa
Casa editrice: Best BUR
Prezzo: € 10,00
N° di pagine: 218
Anno di pubblicazione: 2012
Trama: “
Nell'Afghanistan finalmente libero dal regime talebano i soldati americani arrestano una ragazzina trovata a vagare tra le macerie di una scuola bombardata, perché sospettata di terrorismo. Interrogata per giorni, la ragazzina si rifiuta di parlare nonostante le minacce e le pressioni estenuanti a cui è sottoposta. Mentre attende di conoscere il suo destino, Parvana, che ormai ha quindici anni, ripercorre gli ultimi avvenimenti, dal momento in cui ha ritrovato sua madre e le sue sorelle, fino all'apertura di una scuola per ragazze: un sogno divenuto realtà. Ma questo è l'Afghanistan di oggi, un Paese in cui la guerra non è mai davvero finita e molti continuano a guardare all'istruzione femminile e alla libertà delle donne con sospetto e paura. Ed è a causa di quei pregiudizi che Parvana e la sua famiglia corrono un grave pericolo...”






La recensione di Elisa:


A distanza di anni, Deborah Ellis, autrice della trilogia del burqa, torna a raccontarci di Parvana, la bambina afghana piena di coraggio che la guerra le aveva tolto la propria indipendenza così come il diritto di essere donna, bambina, e specialmente essere umano.        
Epilogo della serie, racchiude al suo interno una travolgente storia dal livello superiore alle altre, costituendo il finale perfetto dei racconti precedenti.
Ne Il mio nome è Parvana finalmente c'è una scuola, una di quelle vere. Una scuola costruita con tanto impegno e dedizione da chi ci ha messo il cuore. Ci sono però ancora tante persone ricche di sentimenti ostili come l'odio e la rabbia: qualcuno vuole che le donne stiano zitte e che non studino, devote all'uomo che gli è stato dato come marito. E dalle parole dell'autrice emerge un pensiero che ancora oggi è sfruttato da chi vuole avere il potere in modo irregolare, perché è sempre più facile comandare chi non ha un'istruzione e la scuola che è stata costruita è un chiaro affronto a quelle persone pronte a tutto pur di ottenere quello che vogliono. 
Nella lunga distesa di terra arida, un po’ fuori dal paese, l’edificio costruito per ospitare bambine e ragazze pronte ad imparare non è grande ed esteticamente non ha niente di bello o che possa renderlo diverso da altri: sembra un qualunque stabile. Eppure, guardandolo attentamente, si può percepire che è differente, che ha una bellezza che nessun occhio può vedere.      
Il cancello e la recinzione offrono una chiara immagine del pericolo ancora presente cui sono sottoposte le persone che si trovano al suo interno. Ma dentro quelle mura si respira un'aria di armonia, di gioia, vittoria. Quella scuola è la forza di tutte le ragazzine che un giorno diventeranno donne colte e piene di valori.
All'inaugurazione, tante bambine pronte a studiare, frizzavano di gioia mentre ai loro genitori venivano mostrate le stanze e i progetti di quell'istituzione. C'erano libri e c'erano penne, sembrava quasi un sogno per tutti loro.   
Non c'era solo Parvana, ma anche Nooria, Maryam e la mamma. Parvana poteva ora tornare a lamentarsi della matematica, specialmente se era Nooria a insegnargliela. Anche Asif capiva quell'intreccio di numeri meglio di lei, e questo per Parvana era una terribile insolenza.   
Finalmente, dopo tante lotte, una scuola era tornata su quel terreno arido e polveroso. Gremita di future donne afghane, essa premiava il grande coraggio e la voglia di imparare per rendere migliore il loro paese, quell'Afghanistan martoriato dalla guerra e dalla distruzione.        
Non sarebbe però bastato tutto questo a proteggerla e Parvana lo imparò presto.
Quando fu arrestata dai soldati americani trattenere le lacrime fu un'impresa difficile se non impossibile. C'era un terribile errore in tutto quello, Parvana lo sapeva bene; ma anche se avrebbe parlato, loro non avrebbero capito, non le avrebbero creduto. Non c'era niente che dimostrasse chi era Parvana davvero. Ma chi era davvero? Era sola, aveva perso nuovamente tutto e quel militare non la smetteva di farle domande su domande; e più la traduttrice ripeteva in lingue diverse il discorso, più si spezzava il suo fragile cuore. Parvana si sarebbe dovuta salvare anche questa volta da sola, ma come ci sarebbe riuscita? Forse quegli uomini avrebbero rinunciato a chiederle insistentemente chi era e cosa faceva in quella scuola. Forse avrebbero smesso di concentrarsi su di lei e avrebbero iniziato a pensare di chi era la colpa di tutte quelle macerie, di quei sogni infranti, di quei sorrisi perduti. Forse Parvana se la sarebbe cavata anche questa volta. Non era dopotutto coraggiosa come Malali, l’eroina raccontata sempre dal suo adorato padre?       
Scorrevole, forte e tormentoso, durante il corso della lettura la mia anima si è fusa completamente con la storia, diventando parte della sabbia e della terra su cui è stata costruita la scuola, pronta a donare tutto ciò che conosco; diventando carta e penna per offrire a Parvana, simbolo di tutte le bambine afghane, un nuovo spazio libero su cui incidere la propria storia regalando al mondo la verità.



Valutazione d'inchiostro: 5

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