martedì 17 maggio 2016

Le recensioni di Elisa: Il viaggio di Parvana - Deborah Ellis

Titolo: Il viaggio di Parvana
Autore: Deborah Ellis
Serie: Trilogia del burqa
Volume: 2
Casa editrice: Rizzoli
Prezzo: € 9,90
N° di pagine: 189
Anno di pubblicazione: 2003
Trama: “
Parvana è al funerale di suo padre, in un villaggio sperduto nel deserto. Ora Parvana è sola. Deve guardarsi dai Talebani e continua il suo viaggio alla cieca, in un territorio poverissimo, devastato da mine e bombe. Accanto al cadavere di una donna scopre un bimbo piccolo, che chiama Hassan e prende con sé. Al duo si unirà Asif, ragazzino senza una gamba trovato in una caverna,che accetta di malagrazia di obbedire a una femmina; e poi Leila, una bambinetta sudicia che accudisce la nonna in un villaggio abbandonato. Mentre il cammino continua, tra paura e speranza, Parvana continua a spedire lettere immaginarie alla sua amica Shauzia.”


La recensione di Elisa:
Ancora un colpo assordante, per ricordare -come se fosse possibile dimenticarlo- di essere in guerra. Risuona non troppo lontano il silenzio della disgrazia e della morte di una città distrutta, spogliata delle sue case, dai suoi cittadini, della loro vita. Questo non è un frammento di guerra di molti anni fa ma è la denuncia di ciò di come trascorreva la vita in Afghanistan nei primi anni del 2000, quando Parvana, la protagonista di questo libro, era poco più che una bambina.   
Ricordo che a quei tempi un autobus comunale giallo mi portava tutti i giorni a scuola. Indossavo un lungo grembiulino nero con il colletto bianco perfettamente stirato, il lunedì, e un po' meno gli altri giorni della settimana. Non si poteva dire di certo che facevo i salti di gioia nel sapere di dover passare quasi tutta la giornata dentro le mura verde pallido della mia classe. Avevo solo un fremito quella sera mentre guardavo i cartoni animati in televisione ed era la consapevolezza che presto avrei avuto un fratellino con me con cui dividere il divano e magari litigare su cosa guardare alla tv. Non capii molto quando interruppero le programmazioni per mandare in onda una scena che aveva tutte le linee e i colori di una tragedia: le Twin Tower di New York erano state colpite da due aerei dirottati e in quelle immagini di terrore, non restava altro che un'alta e scura nuvola di fumo, pianti disperati e occhi impauriti. Fu così che in Afghanistan, oltre alla guerra civile che divampava tra talebani e Alleanza del Nord, si aggiunsero gli Stati Uniti. 
Ora, a distanza di più di un decennio, la voce coraggiosa di Parvana mi sussurrò all'orecchio quello che accadde mentre io facevo i compiti sul banco, impaziente di tornare a casa.    
I bombardamenti pressavano le città. I cacciabombardieri erano i padroni del cielo, scaricavano ordigni a qualsiasi ora del giorno e della notte, le persone senza un riparo e senza una famiglia continuavano ad aumentare. Di Kabul restavano rovine di palazzi e case ricostruite con la forza e il coraggio di poveri civili a cui era stato tolto tutto. Ne Il viaggio di Parvana è passato circa un anno da quando la nostra protagonista si è tagliata i capelli corti e ha indossato il suo primo vestito da maschio. In questo tempo è finalmente riuscita a riabbracciare il padre e insieme hanno iniziato a percorrere il lungo deserto dell’Afghanistan alla ricerca del resto della famiglia separatasi tempo addietro. Molto presto però, tra un campo profughi e un altro, i piedi che hanno percorso il deserto restarono solo due, quelli della piccola Parvana. Ora, della sua famiglia non le restava niente di più che qualche ricordo e la borsa del papà con la carta, i libri e una penna. Come se avesse avuto un tacito accordo con il padre, la piccola Malali si rimise in cammino, determinata a ritrovare la mamma e i suoi fratelli. Che cosa avrebbe perso se avrebbe continuato la sua ricerca? Cosa invece avrebbe perso se fosse rimasta in un campo profughi sperduto nell'immenso terreno di guerra che era diventato il suo Paese? 
Camminando e percorrendo, giorno per giorno, istante per istante, con lo stomaco vuoto e le gambe fragili, Parvana mi ha condotto lungo un viaggio che non avrei mai immaginato di fare, mi ha insegnato tanto ed è stata la dimostrazione che tutti possiamo imparare da tutti, anche dai bambini. Il coraggio di Parvana e di tutte le persone innocenti come lei supera ogni aspettativa; perché a dodici anni un bambino deve andare a scuola, giocare con gli amici in giardino e non preoccuparsi di portare a casa da mangiare o di non rivedere più la propria famiglia da un momento all'altro.   
La forza di questa bambina non è stata solo andare avanti e continuare ad apporre un piede davanti all'altro, ma è stata anche quando ha deciso di salvare la vita a un bambino di qualche mese trovato in un villaggio bombardato. Ha trovato la forza quando si è rimessa in cammino assieme a un bambino senza una gamba. Perché quando la fame la attanagliava da giorni, non ha mai perso la lucidità, ha continuato a dividere quel poco che avevano trovato da mangiare e da bere con i suoi due nuovi compagni di viaggio. A Parvana non restava altro che scrivere sulla carta di suo padre delle lettere alla sua amica Shauzia; lettere che non potevano fare altro che fungere da sfogo, da diario di consapevolezza di quello che stava vivendo. Nella speranza che almeno lei fosse riuscita ad arrivare in Francia, a Parigi, dove tanto speravano di incontrarsi un giorno; Parvana non vuole più scrivere  quanta terra ha pestato, quanto poco cibo ha mangiato, Parvana vuole descrivere un posto bellissimo, creato nel suo immaginario, come se riportandolo su carta diventasse reale. Parvana vuole andare avanti e per questo deve continuare a lottare.     
Quando i miei occhi lucidi hanno staccato lo sguardo da quelle pagine bianche e nere, il mio pensiero è volato lontano, tra i campi profughi di emergenza, tra le urla piene di dolore e tra i boati delle bombe. Ho immaginato Parvana, mi sono immaginata al posto suo; me la sarei mai cavata a tredici anni in Afghanistan?
Con semplicità e struggente forza, questo libro si articola in un lungo viaggio tra il dolore, la disperazione, la fame e la speranza. Il racconto di Deborah Ellis si è insinuato nel mio cuore, ostacolando ogni forma di altro pensiero; abbattendomi e sorreggendomi allo stesso tempo aprendomi la strada a un mondo raccontato troppo spesso da chi non l'ha mai visto, fonte nascosta di un'altra forma di coraggio da quella che conosciamo noi: il coraggio della guerra degli innocenti.


Valutazione d'inchiostro: 4+

1 commento:

  1. questo libro e fantastico e pieno di emozioni e insegnamenti

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