giovedì 2 giugno 2016

Gocce d'inchiostro: L'abbazia di Northanger - Jane Austen

Titolo: L'abbazia di Northanger
Autore: Jane Austen
Casa editrice: Oscar Mondadori
Prezzo: 10€
N° di pagine: 300
Trama: Una storia d'amore sboccia nella cittadina termale inglese di Bath tra un giovane e benestante pastore anglicano e la protagonista del romanzo, Catherine Morland. Creduta una ricca ereditiera, Catherine viene invitata dal padre del fidanzato nella residenza di famiglia, l'ex-abbazia di Northanger. Qui la protagonista vive, in uno scambio tra fantasia e realtà, banali eventi quotidiani alterandoli alla luce di immaginarie atmosfere di terrore, tanto da mettere a repentaglio il rapporto sentimentale appena nato. Celebrazione dei riti d'iniziazione sociale della borghesia inglese di provincia, quest'opera della Austen rappresenta una sottile parodia del romanzo sentimentale e soprattutto del romanzo gotico.

La recensione:

Chi desidera farsi amare dovrebbe sempre essere ignorante. Avere una mente ben formata equivale a non poter indulgere alla vanità altrui; e questo una persona dotata di buon senso desidererà sempre evitarlo.

Né la mia coscienza né la mia anima di lettrice sapevano esattamente che cosa mi avesse spinto ad inoltrarmi nella dimora di Nothanger Abbey a far visita il più presto possibile a una giovane donna - ingenua, goffa, affettuosa, che sembrava dominata da una natura gaia e aperta. Avevo appena concluso di scrivere l'ennesima recensione, briciola di una storia in cui mi ero illusa di potermi salvare, quel genere di storia in cui il dolore provato trascende qualunque immaginazione; come tante altre volte, mi ero trovata un po' in difficoltà. Avevo realizzato un piano, tutto doveva limitarsi a scoprire un modo per cui avrei potuto trarre progetto da ciò che avevo appreso. Era la stessa sensazione in cui talvolta mi ritrovo i cui ostacoli, così irti e insidiosi, al contrario di quel che si potrebbe pensare, in un momento potrebbero aiutare a crescere, e in un successivo frantumarsi come una tempesta contro gli scogli.
L'abbazia di Northanger Abbey si ergeva da un altura erbosa nella cui facciata ingrigita picchiava quasi sempre il sole, dove regnava di continuo una ventilazione corroborante, quasi implorando mercé alle intemperie, stanziandosi come un piccolo dettaglio dinanzi al nulla. La dimora conferiva un aspetto tranquillo, mite e le stanze sembravano popolate da figure evanescenti che non hanno tuttavia un posto fisso nel mondo.
Era da parecchio tempo che non mi inoltravo fra le vecchie mura di qualche maniero londinese, così, quando arrivai, mi fermai a osservarla da lontano, eccitata all'idea di quello che avrei potuto vedere. Entusiasta da quello che lo scheletro di questa casa celava al suo interno. Un astro dai capelli dorati, raggiante, dal dolce sguardo di una creatura divina, osservava con vigore e intensità ogni mia mossa. E, con la mente inconsapevole come quella della diciassettenne Catherine, mi sentivo intrepida e... forse anche un po' stupida. Sorpresa  e incuriosita. La gioia che marchiava il mio animo era la stessa che avevo provato qualche anno fa, fra le bianche mura di un istituto superiore, su una vecchia e scomoda sedia in legno, dove avevo avuto il piacere di conoscere una tranquilla signora nubile, che ha avuto a disposizione nient'altro che carta e inchiostro. Una giovane autrice che fece dei suoi romanzi un chiaro tentativo di difendere il senno e il ritegno per se stessa, rappresentandola in una sottilissima vena ironica, incarnata in svariati personaggi. Una trentenne romantica e sognatrice, per nulla dissimile a quelle ombre che la circondavano, alla luce tremula di una candela, appollaiate sulle sue spalle, fiaccata dalle disuguaglianze sociali e da alcuni dogmi dettati dal cristianesimo. La voce di una donna amata e odiata da molti che adesso, sulla soglia dell'età adulta, ho voluto sentire ancora una volta.
Ogni cosa sembrava decantare una certa sobrietà. Questo, infatti, è quello che mi aspetto di trovare nei romanzi della Austen. Solitamente mi lascio incantare dalla turbolenta storia d'amore che si dipana come un filo invisibile fra due giovani appartenenti a classi sociali diverse, turbata da una giostra di sentimenti al punto che lacerino il mio cuore ancora giovane. Può sembrare una fesseria questa: le storie della Austen sono storie dentro storie in cui ci è dato di vedere quello che ai nostri occhi potrebbe apparire nascosto. Rappresentando, creando, scrivendo. Avvicinandoci a tal punto di sentirci rabbrividire, costringendoci a rimettere in ordine i pensieri.
Sollevando lo sguardo verso il cielo, osservo come un cielo talmente terso che sembra trasmettere una certa tranquillità, sgombro da una massa informe di nuvole e pioggia, si disperde nel nulla come una goccia d'acqua in uno stagno. Il sole, che picchia brutalmente sulla mia testa, mi rammenta alcune immagini, quasi impresse nella memoria: l'arrivo in una nuova dimora; l'incontro con un carismatico e avvenente gentiluomo; una voce colma di indignazione e passione, che diventò parte integrante della mia lingua, o della mia mente, impedendomi del tutto di sottrarmi al suo potere; anime sole e contrite che camminavano lunga la riva dell'assurdo. Con la voce carezzevole di un cuore giovane e talvolta ingenuo che, infuriando nella mia coscienza, accompagnò la mia avanzata lenta in un labirinto di carta e parole che aveva il più dolce dei sapori.
L'abbazia di Northanger è un romanzo particolare, privo di passioni o particolarità complesse in cui si cerca di ricreare ordine o armonia nel mondo - essenzialmente disarmonico, disordinato e turbato dalla piaga del secolo - rassegnandosi a ricreare un ordine soltanto apparente. Armonia di elementi, nozioni che vengono continuamente celati dall'ipocrisia sociale. Una lettura semplice, raffinata, non la migliore del ciclo che compone la riproduzione austeniana in cui il lettore, durante il corso della lettura, rimane tuttavia affascinato dalla poesia romantica, fascinosa, acuta che caratterizzano la sua prosa. Destinato a non saper cogliere del tutto l'intima e quasi inesistente essenza, i cui confini fra realtà e finzione sono sfumati come nebbia.
Sul finire del mese di maggio, tra le pagine di L'abbazia di Northanger ho colto l'illusione di un sogno che avrebbe potuto essere molto più che gradevole, un amore sincero e chiaro come il sole, che avrebbe potuto imprimere un segno del suo passaggio. In un mondo in cui i personaggi hanno una loro identità, rappresentazione perfetta di una realtà settecentesca fedele a quella delle convenzioni imposte dalla posizione sociale. La rivisitazione di un epoca irrecuperabile che comincia così, inaspettatamente, senza alcun invito a parlare o alcune sollecitudini, dalla brughiera incolta di una località dimentica persino dalla memoria di Dio.

Non amo soltanto a metà, non è nella mia natura. I miei sentimenti sono sempre molto, molto forti.

Valutazione d'inchiostro: 3 e mezzo

8 commenti:

  1. Ciao Gresi, della Austen ho letto solo "Orgoglio e pregiudizio" ed "Emma", ma prima o poi mi piacerebbe leggere qualche altro suo romanzo!

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    1. Ciao Ariel! A me della Austen mancava solo questo romanzo. Non é stata una lettura particolarmente entusiasmante, ma non te ne sconsiglio la lettura ;)

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  2. Amato, come tutti quelli della Austen del resto :)

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  3. Ho letto tutto della Austen (scrittrice che sto riscoprendo con il passare degli anni), ma di questo non ricordo molto, se non che l'affilata penna di Jane era qui meno d'impatto, un po' più rozza. Mi piacerebbe però un giorno riprenderlo in mano e formularne un'opinione più consapevole:)

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    1. Anch'io ho letto tutto, ma questo era l'unico il cui cammino non avevo intrapreso. Non il migliore della Austen, ma molto semplice. Una storia che mi ha comunque lasciato qualcosa, e che spero possa sortire il medesimo effetto anche a te.:)

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  4. Forse questo è il romanzo che amo meno della zia Jane, ma ogni tanto mi piace comunque rileggerlo. In questi giorni sto leggendo un racconto di Colleen Gleason ispirato a Northanger Abbey, ma lo sto trovando piuttosto deludente.

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    1. Beh, questo romanzo era l'unico che mi mancava. Ho letto tutto di quest'autrice, e L'abbazia di Northanger Abbey non l'avevo ancora letto. E' stata tutto sommato una lettura semplice e molto carina, ma gli altri romanzi della Austen sono tutt'altra cosa :3
      Di Collen Gleason ho in ebook la quadrilogia dei vampiri, che ancora non ho letto. Ma che leggerò presto per curiosità :) Mi spiace però questo suo racconto ti stia deludendo: spero ci sia invece una svolta ;)

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