venerdì 31 marzo 2017

Gocce d'inchiostro: Andromeda Heights - Banana Yoshimoto

Titolo: Andromeda Heights
Autore: Banana Yoshimoto
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 7, 00 €
N° di pagine: 100
Trama: Quando la nonna guaritrice decide di lasciare il Giappone, Shizukuishi si ritrova improvvisamente sola e deve abituarsi in fretta alla vita in città: uno spazio nuovo, incomprensibile e persino minaccioso. Porta sempre dentro di sé il ricordo della vita tra le sue amante montagne, in comunione perfetta con piante e animali, ripensa alle notti stellate e al verde brillante, alle mille manifestazioni della natura, agli sguardi delle persone che si avventuravano per quei sentieri impervi serbando nel cuore la speranza di una guarigione. Lontana dal suo ambiente, Shizukuishi cercherà una nuova famiglia, una casa in cui tornare, qualcuno da amare, una dimensione in cui poter essere se stessa. E un giardino pieno di cactus. Una storia di solidarietà e amicizia, di rispetto per la natura e per gli esseri umani. Piccoli gesti, percezioni sottili, silenziosi linguaggi: un romanzo delicatissimo e dai toni tenui che invita a sospendere per qualche ora l'incredulità e a tornare alla gioia tranquilla delle cose semplici.
La recensione:

Le persone sperimentano la solitudine, urlano e strepitano di fronte al dolore e alle prove della vita, si misurano con i sentimenti più diversi ma sarebbe sufficiente aprire bene gli occhi per capire che siamo sempre protetti.

Tra me e la Yoshimoto non si è creata nell'immediato una buona intesa. Non si era creata quell'attrazione intensa e irresistibile, quel meccanismo indefinibile che a volte si genera fra due persone che si incontrano per la prima volta, ma un sentimento di dispiacere misto a sconforto. Come le rotaie di un treno che avanzano parallele attraverso uno spazio buio, e a poco a poco vanno ad avvicinarsi impercettibilmente.  A mano a mano che i miei incontri con la Yoshimoto si intensificavano, senza che me ne accorgessi visite inaspettate e inattese nella luminosa città di Tokyo divenivano sempre più frequenti. Quando me ne sono resa conto ho provato una sensazione davvero strana. Non mi sembrava di aver letto niente di nuovo, nulla che mi inducesse a pensare di aver incontrato una persona nuova. La Yoshimoto aveva intrapreso una nuova strada, oppure ero io ad essere cambiata?
Ho sempre pensato che sarebbe davvero interessante intavolare una conversazione con l'autrice, discutere dei suoi romanzi, carpire gli innumerevoli segreti che si celano in storie apparentemente semplici ma profonde. Penso che abbiamo tutti il desiderio di rinfrescarci un po' lo spirito. E Andromeda Heights, seppur breve e frettoloso, è stata quel genere di lettura in cui ho potuto sottolineare tematiche particolarmente care all'autrice: l'amore, la vita, la rinascita, la morte, in cui i libri sono un bellissimo supporto alla sopravvivenza morale: alleviano i dolori alla temibile bestia della solitudine. Su uno spazio indefinito, da qualche parte nella sua testa. In un posto né caldo né freddo, né felice né infelice, come un flusso perpetuo o continuo.

E' sufficiente possedere un corpo, un'anima, e non difetteremo di nulla. Siamo predisposti a vedere sempre la stessa porzione di mondo, dunque ci troviamo. E se qualcuno ha un diverso modo di percepire la realtà, quello rimane un suo problema.

Una ragazza protetta, con lo sguardo fisso su un mondo che è così piccolo e insignificante e rischiarato di una luce viva; un viaggio che avrà inizio in un luogo sospeso nel quale si assapora l'esperienza di un'avventura diversa da quella della vita della giovane protagonista nella quale mi sono imbarcata; la scoperta di una realtà non proprio dissimile alla nostra e che ci fa acquisire un po' di quella energia, quella forza di cui ci parla la Yoshimito. In un girotondo di esperienze di una donna sola, ignara del mondo e della realtà circostante, amante della natura e degli animali che mi ha condotta piuttosto lontana dai propositi iniziali, una storia d'amore e di separazione, ma che senza questo imprevedibile viaggio non avrei mai potuto conoscere.
Risucchiata da un vortice colorato, è bastato un semplice gesto per poterla raggiungere. Un caldo abbraccio. Una sentita pacca sulla spalla. La malinconica e romantica Shizukuishi non è diventata parte della mia vita ma, in pochissime ore, è stata protagonista di una serie di eventi che l'hanno catapultata in una realtà che presto la risucchierà nel suo gesto impetuoso, a quel presentarmi l'ultimo giorno di marzo alla soglia della sua vita, dipinta in diverse sfumature, facendomi venire a tratti l'angoscia e lo sconforto al solo pensiero che l'uomo è condannato a vivere in solitudine.
Guardandomi attorno, vedendo il mondo così come lo ha descritto l'autrice, e facendo alcune considerazioni ho letto Andromeda Heights con la sensazione che questa storia, quest'ennesimo ritratto a sfondo realistico mi avesse risucchiato senza nemmeno che io me ne accorgessi. Scrivo questa recensione lontana ancora milioni di chilometri da dove mi trovavo prima, in cui alla fine quello che resta è solamente un irritante senso di abbandono a cui qualcuno mi ha costretto.
Queste alcune delle considerazioni sulle quali ruota la storia di Andromeda Heights, con le quali è stata concepita la storia di Shizukuishi che, come un viaggiatore proveniente da una dimensione lontana anni luce, mi ha raccontato una storia che sono certa è parte della vita dell'autrice. Nozioni di vita, perle di saggezza estrapolate dal nulla, se non dalla stessa autrice, dalla sua saggezza, dall'esperienze che sedimentano nel suo animo, come uno strumento in cui si conosce la conoscenza di sé: la conoscenza della propria identità, del proprio passato.
Una lettura che altri non è che un tentativo di evasione. Un allontanamento dalla routine, un congedo definitivo dalla stagione invernale che ha spezzato in due il filo del presente, fuggendo in una realtà completamente diversa da quella in cui vivo. Un romanzo che non spicca per bellezza ne resterà immemore nella mia fervida immaginazione, ma che oltrepassa quella barriera invalicabile dell'insoddisfazione umana. Ci parla di sentimenti, di esperienze conoscitive, dell'amore come un sentimento dolce, sensibile e toccante in cui ho potuto appropriarmi del cielo di un'altra nel momento del suo più grande sconforto.

Non è uno scherzo, è ciò che unisce due come noi, esclusi dalla società, che ci regala un luogo di appartenenza.


Valutazione d'inchiostro: 3 e mezzo

4 commenti:

  1. Ho letto solo un libro di questa autrice, ormai non so quanti anni fa. E non ricordo neanche quale e che impressione mi ha fatto. Mi piacerebbe leggere altro di suo, anche se le tue parole mi suggeriscono di lasciare perdere, ma la curiosità di riscoprire la Yoshimoto è troppo grande e credo mi lascerò tentare :)

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  2. Sono diversi anni che non leggo nulla della Yoshimoto, forse perché ho letto troppi suoi libri in breve tempo ed ero un po' satura, ma su questo titolo ci farò un pensierino.

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    1. Beh, Beth, io ho avuto di ricredermi solo da qualche tempo, con la Yoshimoto. Il mio approccio era avvenuto con Un viaggio chiamato vita. Lo bocciai impunemente, e decisi di non leggere più niente di suo..poi però ho letto incuriosita Il lago, e ho visto una Yoshimoto diversa. Più profonda, matura e sensibile, che mi ha permesso di arrivare sino a qui;)

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