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domenica, agosto 30, 2020

Gocce d'inchiostro: Isolati - Iris Bonetti

Erano tanti anni che non attraversavo l’oceano. L’ultima volta è stata dieci anni fa, con un romanzo che all’epoca aveva fatto breccia nel mio cuore, e adesso il ricordo di quel giorno riaffiora. Vedo me stessa riafforare da un posto sconosciuto, in compagnia di due amanti che, ignari di quella che si è rivelata una catastrofe, risente dei postumi della solitudine, dell’abbandono, e rammento di come tutto era iniziato per caso con la semplice parvenza di una vacanza. In questi ultimi giorni d’agosto, nel mentre mi godevo una settimana di puro e semplice relax, lontana dal lavoro e dalla monotonia del giorno, Iris Bonetti bussò alla mia porta con una storia che possedeva una certa originalità nello stile da sembrare piuttosto conosciuta. Io francamente non la conoscevo, ne sapevo dell’esistenza di Isolati tant’è che leggere questo romanzo fu una fonte di inestimabile piacere. Isolati giunse nel momento in cui inconsapevolmente avevo più bisogno e questa coincidenza si fissò nella sabbia del tempo nel momento in cui desideravo leggere qualcosa di semplice e non troppo impegnativo. I miei piedi minuti hanno così potuto toccare la sabbia fine e dorata, calpestare rocce e massi, ma soprattutto restare in compagnia di sei figure in carta e inchiostro che, in una manciata di pagine, erano divenute persone.


Titolo: Isolati
Autore: Iris Bonetti
Casa editrice: Selph pubblishing
Prezzo: 16, 70 €
N° di pagine: 488
Trama: Cinque uomini e una donna, uno scrittore irlandese, un chirurgo francese, uno studente spagnolo, un poliziotto canadese, un narco trafficante messicano e un’aspirante attrice americana si trovano su un volo diretto in Indonesia, che fatalmente precipita nel mezzo dell’Oceano Indiano. Naufragano sulle spiagge di un’isola sconosciuta dove, andando alla ricerca dei superstiti, si incontrano. Da quel momento lottano per sopravvivere affidandosi unicamente alle loro forze. Emergono le loro capacità, debolezze e istinti, insieme al vissuto che ognuno si porta dentro e che condizionano le loro azioni, fino a offuscare il confine fra bene e il male. Avril, unica donna, costretta a subire queste dinamiche decide di fuggire, scoprendo così che non sono soli: una tribù di selvaggi compie dei macabri rituali nella giungla. La spiaggia non è più un luogo sicuro e sono quindi costretti a cercarne un altro, addentrandosi nella foresta e affrontando innumerevoli insidie. Tuttavia non sanno che l’isola nasconde ben altro. Demoni oscuri, i maduk, narrati nelle melopee degli indigeni, vivono nelle viscere di quella terra. Un mistero cupo e minaccioso che giunge dal passato e che cala inatteso su tutti loro.

venerdì, agosto 28, 2020

Gocce d'inchiostro: Memorie postume di Bràs Cubas - Machado De Assis

Nella mia tabella di marcia, questo romanzo spiccava fra le letture del mese di agosto. Senza sapere cosa aspettarmi, fu così che in un pomeriggio di fine agosto mi approcciai a questa lettura nel quale la mia anima rispose a bruciapelo, entusiasta e padrona di sé, e per una manciata di giorni tenuto stretta alla sua morsa. Una morsa che devo dire non è stata emotivamente coinvolgente, ma immerso in un silenzio che fischia nelle orecchie, lascia quasi inebetiti, come un surrogato schiamazzante e borbottante.
Ecco Bras Cubas, vecchio volpone desideroso di liberarsi di nient’altro che del fardello della morte, intrappolato in un limbo d’ombra in cui fu inevitabilmente costretto a vagare come uno spettro, da cui il tono solenne, letargico, quasi piatto non cela quella vena sarcastica dietro al quale lo stesso protagonista si rifugia da frecciate di false apparenze. Un uomo qualunque, dalla vita qualunque il cui racconto tuttavia mi ha coinvolta come non avrei immaginato. Se la vita, secondo Bras, è lo stare nel mondo è pur vero che bisogna essere in grado di starci con un particolare scopo nella vita. Una visione che personalmente ho condiviso, e di cui queste riflessioni sono degli squarci di vita vissuta in cui ognuno di noi può rispecchiarsi. Corteggiando ed accarezzando l’arte della scrittura come forma di sopravvivenza, beneficio per l’anima continuamente tartassata da ferite che affondano nelle viscere della natura. 
 
Titolo: Memorie postume di Bràs Cubas
 Autore: Machado De Assis
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18, 50 €
N° di pagine: 300
Trama: Come è possibile intuire dal titolo di questo sorprendente romanzo, il narratore, Bràs Cubas, è già morto. Non ha niente da perdere e può permettersi di raccontare la storia della sua vita senza preoccuparsi delle norme sociali o del giudizio dei suoi contemporanei; si dedica quindi alla stesura di queste sue “memorie postume” in barba a qualunque convenzione, non solo sociale, ma anche letteraria. Così, a cominciare dal suo funerale, si dipana l’esistenza di Bràs Cubas: un’esistenza ordinaria, priva di particolari meriti o demeriti, vissuta tra i salotti dell’alta società carioca di metà Ottocento. Il protagonista – narratore non si esime dal raccontarci con autoironia ogni dettaglio della sua vita, senza tralasciare i suoi vizi e fallimenti: l’indulgente educazione borghese ricevuta in famiglia, le ambizioni politiche frustrate a causa della sua mancanza di determinazione, lo scarso interesse verso la possibilità di un buon matrimonio – ossessione, invece, di sua sorella Sabina -, la passione giovanile per una prostituta che lo porterà quasi alla follia, il grande amore per Virgilia, sposata a un importante e onorevole membro del governo. E ancora, a inframezzare i ricordi, le elucubrazioni sul senso della vita, alimentate dalla filosofia “humanista” inventata di sana pianta dal suo amico Quincas Borba. Alla luce degli eventi, soppesando gioie e dolori, rimpianti e momenti felici, Bràs Cubas dalla posizione privilegiata della sua tomba, non si sente in diritto di insegnarci alcunchè, ma ci ricorda, con sagacia e spensieratezza, che in fondo l’unica vera disgrazia è quella di non essere mai nati.

mercoledì, agosto 26, 2020

Gocce d'inchiostro: La brughiera - Thomas Hardy

Questa è la parte più bella di tutta la letteratura, a mio parere. Thomas Hardy ha scritto un capolavoro di estimabile bellezza, che saggiamente e delicatamente mi ha immersa nella quiete apparente di un mondo stabile, immobile, in cui la materia, gli odori, i suoni sono frutto di immagini, diapositive che sono un tutt'uno col paesaggio circostante. È stato mai possibile che un uomo di lettere come Thomas Hardy abbia potuto pararsi di fronte al mondo e snocciolare la bellezza di un sogno romantico che richiama costantemente i miti classici, eroi d’epoca che immersi in una sconfortante fantasticheria domina con una furia cieca, un certo abbandono che infervorano il cuore, ammaliano per la sua straordinaria bellezza. In altre parole, fino a che punto spingersi oltre se sogno e realtà convergono in un unico elemento? La risposta è stata piuttosto ovvia, e i miei sentimenti al riguardo parecchio nitidi tant’è che il libro è divenuto indimenticabile come qualche mese fa accadde con Tess dei D’Urbeville, che leggerei e rileggerei all’infinito. Anche La brughiera esplica questa bellissima magia, e con sommo ardore è stato questo che ho inconsapevolmente chiesto: amare ed essere amata.



Titolo: Ritorno alla brughiera
Autore: Thomas Hardy
Casa editrice: Garzanti
Prezzo: 14 €
N° di pagine: 427
Trama: Una brughiera semideserta e desolata fa da sfondo alla vicenda di due uomini e due donne, che vedono i propri destini incrociarsi tra loro. È l’ambientazione di un romanzo davvero singolare e suggestivo: scritto nel 1878, Hardy in queste pagine ci accompagna attraverso storie che si svolgono nel sud ovest dell’Inghilterra, a Edgon Heath, una landa che diventa la vera protagonista del racconto grazie alla dovizia di particolari con la quale è descritta. La puntigliosa ricerca del dettaglio, l’alternanza di colline e avvallamenti, le varietà delle piante e l’altenarsi di lunghi inverni e rapide estati sono si la descrizione geografica di un luogo preciso, ma in un senso più ampio rappresentano un vero e proprio paesaggio dell’anima. E, insieme a esso, la storia di gente dura, segnata dalla nebbia e dalla pioggia, di donne belle e del passato ingombrante: quello del poeta britannico è un mondo fatalista, crudele come può essere solo un ambiente abitato da individui che hanno perso ogni traccia di fede.

lunedì, agosto 24, 2020

Gocce d'inchiostro: Furore - John Steinbeck

Non sono certa di poter scrivere. Le parole, in certi casi, non ti << risollevano >> completamente da certi fatti. E di fatti, Furore di John Steinbeck, ne detiene in una morsa  a dismisura, che registrano eventi, situazioni, momenti in cui lo spirito, la bontà d’animo che ci indirizza a fare ciò che facciamo ci mostrano esattamente per come siamo: figure dotate di sentimenti, passioni. Quando si è come intrappolati a vivere in lembi di terra che procurano nient’altro che rinunce, qualcosa che ti induce a lasciare, abbandonare, ogni frase o parola che si desidera estrapolare dalle sabbia del tempo concerne un certo tipo di speranza che illuminerà il cammino fosco, buio e tetro di ognuno di noi. Non si sopravvive, si vive a stento, non si considera nemmeno la possibilità di uscire da questo lungo tunnel in cui si è rimasti intrappolati.
Solitamente, letture di questo tipo sortiscono sempre effetti devastanti. È anche il caso di Furore, di cui ho parlato, straparlato incessantemente per quasi una settimana, vagliando le diverse alternative di rinchiudere ermeticamente i miei pensieri su un foglio bianco intrappolato in una cartella virtuale dall’aria vaporosa e luminosa. Il dramma concerne l’estirpare il comunismo, piaga del secolo che ha sovvertito l’intero sistema legislativo mediante il quale certi preconcetti, certi pregiudizi, sebbene essi non garantiscono la sopravvivenza sono forme di vita costruttive e riconducibili alla fame, alla povertà, alla smania di lavorare, stanziati nel cuore pulsante di questo romanzo come forme da estirpare totalmente. L’incessante faida apocalittica fra Bene e Male svanirebbe, e gli innumerevoli sforzi di benessere fisico e spirituale potrebbero affermarsi come parole sussurrate dinanzi al mondo. Perché John Steinbeck, dotato certamente di un animo sensibile e profondo, non potè più tollerare l’esistenza di questo Male assoluto, e dunque scrisse questo romanzo – così come tanti altri – per denunciare l’irruzione di questo temibile << virus >> a non protrarsi più. Solo pochi autori sono in grado di ascoltare, in un silenzio assordante che sfrega persino nelle orecchie, l’urlo lanciato da figure recise che come uccellini hanno sbattuto le ali, tentato di volare ma spezzate per gli innumerevoli tentativi di fuga. John Steinbeck fu uno di questi ed avendo vissuto Furore non posso non controbilanciare la grandezza assoluta di un capolavoro come questo. L’equivalente di guardarsi dentro, non potendo più concepire di essere altrove. Sebbene è altrove che mi sono trovata, nella settimana che ci siamo lasciati alle spalle.

Titolo: Furore
Autore: John Steinbeck
Casa editrice: Bompiani
Prezzo: 14 €
N° di pagine: 633
Trama: Nell’odissea  della famiglia Joad sfruttata dalla sua casa e dalla sua terra, in penosa marcia verso la California, lungo la Route 66 come migliaia di americani, rivive la trasformazione di un’intera nazione. L’impatto amaro con la terra promessa dove la manodopera è sfruttata e mal pagata, dove ciascuno porta con sé la propria miseria “come un marchio d’infamia”.

sabato, agosto 22, 2020

Gocce d'inchiostro: Non è colpa della luna - M. L. Rio

Osservo, mentre scrivo, la copertina di un romanzo che in precedenza non mi attirava affatto; l’estate si avvicina lentamente al suo epilogo, e con ogni probabilità il periodo più caldo ci sia mai stato, da quant’è che sono in vita ma pieno di speranze e buoni propositi. Come una figura quasi evanescente, posta ai bordi di questa storia, come l’inclinazione di un angelo posto di profilo, il romanzo della Rio mostrava una parvenza intensa e culturale di straordinaria magnificenza letteraria – l’arte che imita la vita. Enormi paure, enormi controlli, ho avuto come l’impressione di trovarmi dinanzi un palcoscenico, recitare una parte, osservare con sguardo costernato il senso di colpa che aleggia e grava sulle nostre coscienze come un fardello troppo pesante. Unica nota dolente, la piattezza di alcune situazioni che hanno rallentato il ritmo della lettura, una sfera luminosa in un mare di cupezza e ombrosità,  lo sciorinare vicende abituali di ragazzi comuni che in una manciata di pagine divennero anche i miei amici. Un romanzo cesellato su un unico fronte, quello della tragedia shakesperiana, che è stato spalato con semplicità, uno stile ricco di metafore, un linguaggio stilizzato, che perfettamente conforme alle rappresentazioni del poeta inglese, è un opera che insegna a come sopravvivere dinanzi agli effetti collaterali della vita. Ci si domanda a come si sopravvivrebbe dinanzi alle avversità, e a come uscirne forti e invincibili.
Titolo: Non è colpa della luna
Autore: M. L. Rio
Casa editrice: Frassinelli
Prezzo: 18, 90 €
N° di pagine:324
Trama: Oliver Marks è in carcere da dieci anni, accusato dell’omicidio di Richard, suo compagno di college al prestigioso istituto Dellecher, una delle migliori scuole di arte drammatica d’America, dove si studia e si recita continuamente Shakespeare. Sono studenti – attori, destinati a diventare grandi protagonisti del teatro americano. Sono giovani, belli, ambiziosi, loro due e i loro cinque inseparabili amici, con cui dividono il tempo tra prove, performance, e feste in cui abbondano l’alcol, la droga e il sesso; James, Alexander, Wren, Filippa e Meredith. Sono ormai al quarto anno, l’ultimo. Sono i più grandi, le star della scuola. Ma qualcosa nel gruppo si incrina. I ruoli dei drammi che i giovani attori mettono in scena prendono sempre più spazio nella loro vita reale, ed mergono gelosie sopite, invidie, rancori. È Richard, più di tutti, a perdere il controllo: follemente geloso di Meredith, esattamente egocentrico, comincia a isolarsi e a diventare sempre più minaccioso e violento. Fino a quando, un freddo mattino di novembre, all’alba, dopo una delle tante feste, Richard non viene trovato morto, annegato nel lago del college, col volto sfigurato. Le indagini porteranno all’arresto e alla condanna di Oliver, anche se il primo a non essere del tutto convinto della colpevolezza del ragazzo è il detective Colborne, lo stesso che dieci anni dopo, quando Oliver esce con la condizionale, lo attende fuori dal carcere per sapere finalmente la verità.

giovedì, agosto 20, 2020

Gocce d'inchiostro: J. K. Rowling. La maga dietro Harry Potter - Marc Shapiro

Non riesco mai a tenere a freno la curiosità. E quando mi imbatto in un romanzo, un opera, qualcosa riguardi una delle mie autrici contemporanee preferite, interpretarne le sensazioni è sempre un ardua faccenda. In questi momenti ringrazio il Fato che, ignara di certe situazioni o eventi, mi pone dinanzi situazioni in cui lo stupore, l’ammirazione prevalgono come se niente fosse. Perché, J K Rowling dovette vivere con difficoltà gli anni in cui concepì Harry Potter. Ce ne furono, ce ne sono stati, fin quando il suo nome non comparve in qualunque testata giornalistica, in qualunque libreria, persino nei titoli di coda dei film. Al presente, la scrittrice più ricca dopo la Regina Elisabetta. E come contestare tutto ciò? Il suo successo, la sua fortuna, l’ha spogliata da qualunque impurità del passato e avrebbe attinto all’immaginazione come unica fonte di sostentamento.
Ho letto questo piccolo libriccino con una certa contentezza. Non ne sapevo nemmeno della sua esistenza, ed una giornata al mare mi permise di insidiarmi in uno spazio tutto mio. Nulla di nuovo o inaspettato, ma un godibilissimo retroscena sulla vita privata dell’autrice – dalla tenera età ai giorni nostri – che mi è sembrato veramente provenisse da un altro luogo. Da uno dei tanti mondi incantati che la Rowling amava/ ama ritrarre, quando era ancora una bambina. Dove si rifugiò dagli assalti esterni, dove comprese più a fondo la realtà circostante donandogli una sua forma. Una sua concretezza. Aprendo una porta di inestricabile magia, esplorando mondi che nessuno aveva ancora esplorato.



Titolo: J K Rowling. La maga dietro Harry Potter
Autore: Marc Shipo
Casa editrice: Fanucci
Prezzo: 12 €
N° di pagine: 192
Trama: In questo incantevole libro sono svelati i segreti del personaggio che ha appassionato milioni di giovani lettori in tutto il mondo; dalla sua nascita fino al suo successo, dalle storie conosciute a quelle che verranno, in un coinvolgente racconto che strega il lettore fin dalla prima pagina, calandolo con maestria nel fantastico mondo di Harry Potter e della maga che lo ha creato!



La recensione:
Finora ho avuto molte occasioni di restare in compagnia di J K Rowling, e questa nuova constatazione mi provoca smarrimento. Mi ritrovo sempre in una situazioni di precaria incertezza, senza nulla di concreto fra le mani, dubbiosa se assecondare quella insopportabile voglia di tornare ad Hogwarts, per l’ennesima volta, o lasciarsi contagiare dai toni drammatici, solenni o intimistici di certi classici o opere di narrativa moderna. Non mi sono mai creata alcun problema nel desiderare di rileggere un romanzo, una saga, dei volumi, poiché si occupano inconsapevolmente del mio mondo interiore, arricchendolo, sostenendolo come entità ignote, inesplorate ma oscure. Da quant’è che conobbi Harry e la sua autrice, il mio desiderio di evasione è sempre stato più netto. Con gli anni, però, ho abbracciato la letteratura come forma di necessità. I libri sono la mia esistenza. Io vivo per i libri, e godere di un certo rapporto che con gli anni si instaura fra un lettore e un autore è un tipo di magia che ha a che fare con lo spirito. Fino ad ora, ho assecondato la necessità di tornare a Hogwarts imponendomi l’obiettivo di leggere un romanzo al mese, stagliandoli così evidenti in mezzo a pile e pile di libri ancora da leggere e vivere. Dichiarandosi senza incertezze ciò che sono, così perfettamente in armonia al mio animo, non indugiando nemmeno per un istante al loro cospetto. E in questi ultimi giorni, all’improvviso, col mondo immerso in un afa indescrivibile, senza nient’altro da vedere al mio orizzonte nuove frotte da esplorare, mi concentrai su un libriccino di nemmeno duecento pagine che francamente non conoscevo e che sono contenta di essermi imbattuta. Se penso alla forza del destino, romanticamente parlando, questo romanzo ne è un esempio, un termine forse fin troppo azzardato, ma che mi ha tenuta sempre più vicina alla Rowling e al suo splendido mondo. Qui più giovane, ingenua, ancora sconosciuta, ma sempre legata alla parola scritta, alle risorse trascendentali dell’immaginazione, al potere delle parole evocate con una certa maestria, e capisco che anziché osservare solo una persona ho potuto osservare ciò che lei stessa vide. Il mondo non appariva più come quella landa desolata in cui siamo costretti a vivere. Sebbene la vita non le abbia concesso accelleramenti meno drastici, piuttosto rallentamenti che non le hanno permesso di vedere ciò che ad un occhio furbo, sagace e attento non sarebbe sfuggito. Eppure la traiettoria era sempre la stessa. Bisognava solo prendere la giusta mira. Attraversare una soglia, e il mondo che la tiene saldamente legata riverbò nella luce morente di un pomeriggio di fine anni ’90. Le sue storie, i suoi libri, hanno vita propria, emettono un battito grazie a queste piccole cose, piccoli dettagli che hanno reso la Rowling la << zia Jane >> da cui torniamo quando e con chi vogliamo, il cui ricordo ristagna ancora fresco nella mia coscienza con frasi di poco senso, nomi bizzarri, luoghi bellissimi e mai inesplorati che sono un esempio, nonché una forma distorta di vivere.
Valutazione d’inchiostro: 4

martedì, agosto 18, 2020

Gocce d'inchiostro: La biblioteca di Parigi - Janet Skeslien Charles

I romanzi che hanno come tema centrale l’amore per i libri, esaltano la letteratura come unica risorsa di sostentamento, sono quella fonte inesauribile di piacere da cui spesso attingo pur di mettere a posto qualcosa dentro di me. Mi infilo comodamente in mezzo a carcasse di anime inquiete, forti e indomabili, combattenti di una cruciale e irruenta guerra che non lascia alcuna via di fuga. Io li definisco piccoli tesori, queste scoperte, e le mia coscienza si bea quando si imbatte in letture di questo tipo. Se ho avuto un eccesso di letteratura, parole messe di traverso e poi abbandonate lungo la corrente di un fiume, non ha propriamente importanza; ciò che conta è che in un certo senso hanno aperto uno squarcio sull’anima. Con il romanzo di Janet Skeslien Charles, pur quanto i suoi buoni propositi erano piuttosto ovvi, non ho riscontrato quella particolare magia che, quasi come priva di volontà, non mi ha accolta con un certo calore, un certo affetto. Mi è sembrato un romanzo troppo freddo, quasi cinico, per concretizzare l’idea di amore, memorie, reminescenze che comparvero sulla scena, in attimi di vita qualunque, non invitandomi ad entrare piuttosto a restarne in disparte. Ho bussato alla porta della American Library confidando in un lauto benvenuto. In parte così è stato. E nonostante il suo è stato un risvolto inaspettato e poco confortante, è stato comunque interessante starci al suo interno. Si tratta comunque di un romanzo che esalta la letteratura, e non solo per gli innumerevoli romanzi che sciorina così bene. Ma anche per quelle poche immagini che mi hanno irretito al punto di non sconfortarmi, perché in parte delusa di non essermi sentita vicina.



Titolo: La biblioteca di Parigi
Autore: Janet Skeslien Charles
Casa editrice: Garzanti
Prezzo: 17, 90 €
N° di pagine: 400
Trama: Parigi, 1940. I libri sono la luce. Odile non riesce a distogliere lo sguardo dalle parole che campeggiano sulla facciata della biblioteca e che racchiudono tutto quello in cui crede. Finalmente ha realizzato il suo sogno. Finalmente ha trovato lavoro in uno dei luoghi più antichi e prestigiosi del mondo. In quelle sale hanno camminato Edith Wharton ed Ernest Hemingway. Vi è custodita la letteratura mondiale. Quel motto, però, le suscita anche preoccupazione. Perché una nuova guerra è scoppiata. Perché l’invasione nazista non è più un timore, ma una certezza. Odile sa che nei momenti difficili i templi della cultura sono i primi a essere in pericolo: è lì che i nemici credono che si annidi la ribellione, la disobbedienza, la resistenza. Nei libri ci sono parole e concetti proibiti. E devono essere distrutti. Odelie non può permettere che questo accada. Deve salvare quelle pagine, in modo che possano nutrire la mente di chi verrà dopo di lei, come già hanno fatto con la sua. E non solo. La biblioteca è il primo luogo in cui gli ebrei della città provano a nascondersi: cacciati dalle loro case, tra i libri si sentono al sicuro, e Odelie vuole difenderli a ogni costo. Anche se questo significa macchiarsi di una colpa che le stritola il cuore. Una colpa che solo lei conosce. Un segreto che, dopo molto tempo, consegna nelle mani della giovane Lily perché possa capire il peso delle sue scelte e non dimentichi mai il potere dei libri; luce nelle tenebre, spiraglio di speranza nelle avversità.

domenica, agosto 16, 2020

Gocce d'inchiostro: Via dalla pazza folla - Thomas Hardy

Mi rifugio nel mondo dei classici, da qualche tempo a questa parte, più vicina di quanto credessi, sfogando la monotonia e il pattume di certe giornate con la speranza di non esserne sopraffatta. Camminavamo in due direzioni completamente opposte, sola con i miei pensieri, senza curarmi delle cose intorno. Gli anni, nuove letture, nuovi autori mi hanno slanciato ad ispezionare questo territorio esplorandolo con occhi completamente diversi. Perché, da cosa partire se non dai classici, per comprendere appieno la letteratura? I suoi meccanismi distorti, il suo linguaggio complicato ma magnetico. E sorrido raggiante mentre ripongo queste poche righe, rapita dall’ennesima bellissima lettura di Thomas Hardy. Per nulla sbigottita nell’ascoltare i battiti frenetici del mio cuore, avanzando lentamente nei cuori di protagonisti che, fra un gioco di luci e ombre, natura e modernità, spiccano con incanto e grazia.
Titolo: Via dalla pazza folla
Autore: Thomas Hardy
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 19, 50 €
N° di pagine: 472
Trama: “Via dalla pazza folla” narra le appassionanti vicende di Gabriel Oak, un giovane  la cui vita viene sconvolta dall’inatteso arrivo dell’affascinante Bathsheba, bellezza orgogliosa e nullatenente di cui s’innamora. Quando le chiede di sposarlo lei lo rifiuta, ma i loro destini tornano a incrociarsi; mentre lei eredita una fattoria dallo zio, lui perde tutti i suoi averi in una notte di tempesta. Si ritrova così costretto a lavorare per Bathsheba e a contendersi le sue attenzioni con altri due uomini.

venerdì, agosto 14, 2020

Gocce d'inchiostro: Donne senza paura - Marta Breen. Jenny Jorddhal e La profezia dell'armadillo - Zerocalcare

Ispirata da un forte senso di condivisione, libera di voler spaziare fra un genere e un altro, ho deciso di approcciarmi alla lettura di queste due graphic novel senza mai sfiorare l’oggetto delle angosce o dei tormenti dei protagonisti. Che ci si sente traditi dagli uomini, specie se questi ostacolano la nostra sopravvivenza, il nostro modo di muoversi nel mondo, è come togliere la corazza ad un guerriero: ci si sente vuoti, come se mancasse qualcosa. Soli, quasi incompresi, dilaniati da un forte senso di rivalsa e rinuncia, che nella maggior parte delle volte li ha condotti dinanzi allo sconforto, all’autocommiserazione. Ma il bello, in tutto ciò, è che alla fine riemergono dalle tenebre. Perché sebbene diversissimi fra di loro, per epoca e temi trattati, questi due racconti hanno un carattere solido, meno tetro della media, e anche se in certi momenti si sia creduto che il mondo sia uno schifo, chi sono io per biasimarli?




Titolo: Donne senza paura. 150 anni di lotte per l’emancipazione femminile. Libertà, uguaglianza, sorellanza
Autori: Marta Breen; Jenny Jordhal
Casa editrice: Tre6o
Prezzo: 14, 90 €
N° di pagine: 119
Trama: Fino a 150 anni fa, le donne erano considerate un << oggetto >> da possedere, prima dal padre e poi dal marito. Loro, però, non possedevano niente, neppure i vestiti che indossavano. Non avevano nessun diritto sui figli. Era considerato inutile farle studiare. Non potevano testimoniare in tribunale perché considerate << mentalmente deboli >>. E, ovviamente, non potevano votare. Ma, alla fine dell’Ottocento, in America e Inghilterra, qualcosa cominciò a cambiare, grazie a un gruppo di donne disposte a rischiare addirittura la vita per affermare il diritto a esistere dalla parte femminile della società. Un movimento che, da allora, non si è più fermato e che mattone dopo mattone ha fatto cadere il muro dell’ingiustizia: dalla possibilità di lavorare autonomamente e di frequentare l’università al diritto di voto; dalle leggi sul divorzio alla diffusione degli anticoncezionali, ogni tappa è stata una vittoria della dignità femminile. E infatti oggi il muro è quasi abbattuto, eppure qualche mattone rimane ancora …

mercoledì, agosto 12, 2020

Gocce d'inchiostro: La lettrice testarda - Amy Witting

Era pomeriggio inoltrato quando chiusi questo romanzo e mi misi dinanzi al computer. Volevo riflettere meglio su quanto avevo letto, ma capì di non poter scrivere qualcosa di sensato se non avessi messo in ordine le idee. Intorno a me, l’aria afosa, appiccicosa, quasi dolce come se non appartenesse alla città.
La lettrice testarda, mi resi poi conto, mi aveva scelto, senza che me ne rendessi conto. Senza concedermi il tempo di realizzare ciò che avevo davanti, avevo preso la decisione di immergermi fra le sue pagine. Il segnale di evasione, il richiamo di alcuni romanzi in questo caso diviene sempre più forte, e questa ennesima lettura non è stata accidentale. È stato come destinato il nostro incontro fra me e questa autrice, sebbene non sia stato sfavillante, effervescente, indimenticabile come credevo, per comunicarmi la << condizione >> in cui la stessa autrice fu intrappolata, durante il periodo della sua esistenza. Comprenderla non è stato facile, ed i fatti l’hanno confermato. << Statico >> è proprio la parola che userò nel descrivervelo. Perché?  Perché sebbene avrebbe potuto scandagliare quello che la Witting avrebbe voluto dirci, si approssima meglio a qualunque racconto di breve durata che viene in mente. Indifferente, freddo, intrappolato nell’indomabile contrapposizione fra due mondi: uno in cui le cose sono concrete e prevedibili, l’altro in cui le speranze di una ragazzina qualunque cozzarono con l’obbligo della gioia di non poter vivere. 

 
Titolo: La lettrice testarda
Autore: Amy Witting
Casa editrice: Garzanti
Prezzo: 16 €
N° di pagine: 176
Trama: Isobel ha nove anni e il suo compleanno si avvicina. Ma, come ogni volta, non ci saranno regali per lei. C’è solo una cosa che fa volare Isobel lontano dalle rigide regole che la famiglia le impone: leggere. Ma deve farlo di nascosto perché sua madre crede che non sia un’attività adatta a una bambina, che dovrebbe limitarsi a riordinare la casa e a preparare la cena. Isobel cresce alimentando la sua passione segreta di notte, alla luce di una flebile candela. Finchè, a sedici anni, la sua vita non cambia radicalmente, quando è costretta a lasciare tutto, cercarsi un lavoro e una nuova sistemazione. È la sua prima volta che Isobel si scontra con il mondo. Con un mondo che non è solo la sua famiglia e il suo quartiere. È convinta di non avere gli strumenti per relazionarsi con gli altri. Le sembra di dire la cosa sbalgiata, si sente fuori luogo. In fondo sua madre l’ha fatta sempre sentire così. Tanto che, quando incontra un gruppo di ragazzi che amano i libri come lei e passano le serate a discuterne, Isobel all’inizio rimane in silenzio. Ora che finalmente è in un contesto in cui può parlare liberamente di letteratura, ha paura. Ma pian piano le parole di Byron, Auden e Dostoevskj fanno breccia nelle sue insicurezze e le insegnano il coraggio di dire quello che pensa. Di far valere la propria opinione senza nascondere la cultura che si è costruita negli anni con le sue letture. Di aprire il cassetto in cui riposa il suo sogno. Il sogno di prendere una penna in mano e liberare quel flusso di parole che ha trattenuto per troppo tempo. Perché anche per una donna tutto è possibile.

lunedì, agosto 10, 2020

Gocce d'inchiostro: Il mio tutto - Chiara Zaccardi

Mi immersi nel presente, nella modernità. Una manciata di giorni, e a poco a poco la sopravvivenza che Chiara esplicò in queste pagine mi parve possibile. Era come acquattarsi in una tana, ma ero in compagnia di Davide e Christian che nel momento in cui cominciarono a parlare mi sussurrarono una storia dolce, tenera, romantica e seducente che mi incuriosì sin dalla prima all’ultima pagina.
Christian e Davide erano due banalissimi adolescenti di soli diciassette anni il cui ricordò però custodirò con estrema cura, poiché consapevole di ciò che mi hanno confidato le loro pagine, per definizione un << pensiero >> che ai giorni nostri è definito quasi come un tabù. E dunque, la consapevolezza di essermi imbattuta in qualcosa di estremamente intima, prepotente, mi scoprii coinvolta, completamente assuefatta da una storia che non possiede nulla di originale ma che, per qualche tempo, ha abitato in me facendomi divenire parte intregrante di questo tutto che Chiara ha esplicato così bene.




Titolo: Il mio tutto
Autore: Chiara Zaccardi
Casa editrice: Bibliotekha Edizioni
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 540
Trama: Un romanzo sull’accettazione della propria e dell’altrui diversità e sul difficile percorso che una simile scelta comporta. “Come si fa quando non riesci a stare insieme a una persona ma non riesci nemmeno a stare senza?”, Davide se lo chiede dal momento in cui ha conosciuto Christian. A sedici anni arriva in una nuova scuola, a Parma, e si fa subito notare: ama disegnare e non nasconde di essere gay. Per questo viene preso di mira da alcuni compagni. Il leader dei bulli, Cristian, è il campione di nuoto della scuola: fisico atletico, occhi azzurri e un sorriso spietato. Cristian detesta Davide. Almeno finchè non lo bacia. Il loro è il primo grande amore, giovane, intenso, tanto inaspettato quanto assoluto. Cristian si scopre indifeso davanti a un desiderio inarrestabile, senza mezza misure, e non sa come affrontarlo. Abbandonarsi a un sentimento che lo rende diverso o respingerlo? Ammettere che le fragilità di Davide sono un po' anche le sue o usarle per allontanarlo?

sabato, agosto 08, 2020

Gocce d'inchiostro: Il professore - Charlotte Bronte

Adesso comprendo i motivi per cui le sorelle Bronte sono così ampiamente amate, perlomeno dalla maggior parte dei lettori. Sono loro quelle autrici i cui romanzi furono una sorta di propaganda sociale, politico, individuale, che senza di loro devo dire non saprei cosa voglia dire << letteratura>>. Quando ci incontrammo non sapevo nemmeno chi fossero, ero un adolescente che divorava un fantasy dietro l’altro e che arrancava a testa alta nel mondo insidioso della letteratura con curiosità e interesse. All’età di diciassette anni, però, conobbi una delle sue sorelle, Emily, e ciò proclamò il nostro incontro: un incontro definitivo che negli anni mi ha visto recarmi in bellissimi posti, in caldi e furiosi abbracci. 
Questo romanzo sarà l’ennesima bellissima lettura che recensisco riguardo queste sorelle, che devo dire man mano leggo i loro romanzi desidero voler conoscere maggiormente. E mi pento fra me e me per non averle conosciute prima. La situazione adesso è nettamente migliorata, ma mi trovo nella condizione che il mio bagaglio culturale è quasi completo. Quasi tutti i loro romanzi sono stati da me letti, e date le circostanze non mi resta altro che lasciarmi andare. Le riletture, a questo proposito, sono un buon surrogato per riabbracciare qualcosa o qualcuno che si ha disgraziatamente salutato. Perché per me è anche questo il bello della letteratura: tornare in un luogo che ho ampiamente amato, quando e dove mi pare e piace. Il professore è stato un romanzo che mi ha conquistata lentamente, ma ha alimentato quella fievole fiamma che ha già divampato in passato. Arricchita da un corredo di situazioni o elementi naturalistici, che sebbene hanno rallentato l’andamento della lettura hanno dissetato con uno sprazzo di luce quel particolare elemento che amo tanto: una luce in cui l’ardore si dissolve in morbidezza, l’amore intenso muta in affetto, il pensiero gioca sul piacere.




Titolo: Il professore
Autore: Charlotte Bronte
Casa editrice: Fazi
Prezzo:18 €
N° di pagine: 298
Trama: Il protagonista è William Crimsworth, primo e unico narratore maschile da lei utilizzato, il quale racconta in prima persona la sua storia: un uomo sensibile e colto, fugge da un lavoro pesante e competitivo nella zona industriale dello Yorkshire e si trasferisce in Belgio per insegnare presso un istituto femminile. Qui conosce Frances Henri, studentessa indigente e particolarmente dotata della quale poco alla volta si innamora, corrispoto. Ma la coppia non avrà vita facile: saranno infatti molte le avversità che i due dovranno affrontare – a cominciare dall’aperta ostilità dell’astuta direttrice della scuola – prima di riuscire a coronare il loro amore.

giovedì, agosto 06, 2020

Gocce d'inchiostro: Harry Potter e la pietra filosofale - J K Rowling

Quando guardo gli scaffali della mia libreria penso che ci sono ancora un mucchio di storie da leggere e vivere. Sono la sola che le legge, il tempo scarseggia sempre più e il numero di nuovi amici d'inchiostro da accogliere aumenta a dismisura. Eppure, capitano momenti in cui cedo alla tentazione di tornare in posti che è davvero impossibile non tornarci. Devo sempre cibarmi di qualcosa che in passato ho già assaporato, guardando questa volta con occhi nuovi. Sotto una prospettiva completamente diversa dal suo primo approccio. Io, che amo rileggere i romanzi, non ho così potuto non rispondere alla chiamata di una vera e propria immersione nel mondo di Harry Potter. Ci sono così tante storie ancora da leggere, eppure Harry mi ha generosamente accolto in un pomeriggio soleggiato di inizio agosto con la necessità di un successivo che ho deciso avverrà il mese successivo. L’impulso di leggere difilato l’intera saga ho dovuto affievolirlo con la consapevolezza che di Harry conosco il suo inizio e la sua fine, mentre di altri romanzi ben poche informazioni per essere ancora capace di rivolgersi ed attirarmi inevitabilmente. Se non imprevedibilmente, incoraggiata a dovermi muovere per smaltire qualche lettura, prendendo però il mondo così come viene.
Titolo: Harry Potter e la pietra filosofale
Autore: J K Rowling
Casa editrice: Salani
Prezzo: 9, 50 €
N° di pagine: 310
Trama: Tutto comincia da qui. Il primo capitolo di uno dei più grandi fenomeni letterari internazionali, il libro che ha fatto leggere milioni di ragazzi e ha unito genitori e figli nella scoperta di un universo fantastico che è già parte dell’immaginario collettivo.

La recensione:

Come nella maggior parte dei casi, riporre nero su bianco qualcosa che abbia a che fare con Harry Potter suscita sempre qualche difficoltà. Vorrei mettere su carta ciò che ritengo più importante, indispensabile, impadronirmi di qualunque aspetto magico o surreale, facendo di Harry una persona in carne e ossa e non una semplice figura di carta. Ma perché definire così il maghetto più famoso del mondo, quando di Harry assurdamente fittizio è davvero impossibile immaginarlo. Vorrei impadronirmi di qualunque forma sofisticata di pensiero per dire che non è così, ma il piacere in certi casi consiste nel definire reale qualcosa , o qualcuno in questo caso, che già lo è. Il piacere è questo. Potrei scrivere e scrivere fino alla nausea, ma è respirando, leggendo, che Harry ha avuto vita. È prevalso da un mondo di tenebre, oscurità, meritando alla fine ciò che sarebbe stato giusto possedesse.
Queste non sono solo che parole insensate. Uno sproloquio frivolo, forse inadatto, che principalmente consiste nell’aver desiderato tornare ad Hogwarts. Non ci sono andata volontariamente, ma quasi inconsapevolmente. Una mattina mi sono svegliata col desiderio insopprimibile di leggere la storia di questo sfortunato ragazzo. E solo un idiota avrebbe ignorato tutto questo. Ecco perché mi trovo nuovamente qui, a scrivere, descrivere… ma ha davvero senso tutto questo? Cosa credo di voler fare? Un semplice scarabocchio, semplici ghirigori, perché quando si parla di Harry non si può presumere di scrivere una recensione. Questo è un campo minato a cui però la vita stessa donerà a Harry molto più di quel che crede.
Il che significa che dopo tante sofferenze, tante paure, sopportazioni, rancore, rimorsi, delusioni, umiliazioni, un riscatto potrà esserci. Sebbene di far tornare in vita i propri genitori è qualcosa di assolutamente assurdo. Se questo è il limite, è stata dura, ma pazienza. Il bello in tutto ciò è stato l’aver trovato il coraggio di affrontare qualunque avversità, qualunque maldicenza. Farmi stregare completamente, per l’ennesima volta, da qualcosa di cui conosco perfettamente è forse la cosa migliore che potesse accadermi in questo 2020. Cosa avrei dovuto fare? Ignorarlo? Assolutamente! Ed è così che sono tornata ad Hogwarts, fra le sue mura gigantesche e magiche. E lì sono rimasta. Stupidamente. E non c’è nulla di più bello che tornare in un posto che si ama. L’amore perpetua nel tempo, e restarci ha significato qualcosa.

Valutazione d’inchiostro: 4

martedì, agosto 04, 2020

Gocce d'inchiostro: L'orso e l'usignolo - Katherine Arden

Un tempo non credevo possibile che potessi farmi influenzare dai pareri entusiasti di altri lettori. Solitamente non mi lascio coinvolgere; restia a ciò che è così tanto osannato, che conosco solo per sentito dire, sto lontana da qualunque forma di marcheting. In quest’ultimo periodo, però, mi sono letteralmente attaccata al fantasy. Ho sentito l’esigenza di farmi trasportare da una marea di novità, attualità letterarie, forme sofisticate di evasione, che hanno accarezzato la mia anima con estrema cura. Con i libri della Bardugo è andata esattamente così, e, recentemente, con una saga che non credevo potesse reclamare anche la mia attenzione. Ed in realtà, non ne sapevo nemmeno della sua esistenza. Ma io sono una lettrice impavida, che non si intimidisce di niente e nessuno, che di gran lunga preferisce rifugiarsi fra classici e letteratura moderna o formazione. Eppure, non devo mai preoccuparmi di rubare del tempo prezioso a compagni di carta e inchiostro di cui fanno parte in quello stormo di letture che languiscono sullo scaffale da un po'; pigliano e spiccano il volo. Non importa quando. E quando accolsi la lettura de L’orso e l’usignolo non credevo che la sua lettura potesse incantarmi, ammaliarmi, sedurre a tal punto da strapparmi da un mondo di cui non mi sento completamente integra. Leggerlo, infatti, mi ha permesso di giudicare il fantasy sotto una nuova prospettiva e comprendere come, non tutti i romanzi di questo tipo si rivelano dei veri e propri buchi nell’acqua.
Ed ora che il mio desiderio si è avverato, ho conosciuto la Arden, non desidero nient’altro che proseguire imperterrita lungo questo cammino. Intontita dai numerosi eventi, meravigliata nell’aver esplorato un mondo assolutamente incantevole e fiabesco.

Titolo: L’orso e l’usignolo
Autore: Katherine Arden
Casa editrice: Fanucci
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 304
Trama: In uno sperduto villaggio ai confini della tundra russa, l’inverno dura la maggior parte dell’anno e i cumuli di neve crescono più alti delle case. Ma a Vasilisa e ai suoi fratelli Kolja e Alesa tutto questo piace, perché adorano stare riuniti accanto al fuoco ascoltando le fiabe della balia Dunja. Vasja ama soprattutto la storia del re dell’inverno, il demone dagli occhi blu che tutti temono ma che a lei non fa alcuna paura. Vasilisa, infatti, non è una bambina come le altre, può “vedere” e comunicare con gli spiriti della casa e della natura. Il suo, però,è un dono pericoloso che si guarda bene dal rivelare finchè la sua matrigna e un prete da poco giunto nel villaggio, proibendo i culti tradizionali, compromettono gli equilibri dell’intera comunità: le colture non danno più frutti, il freddo si fa insopportabile, le persone vengono attaccate da strane creature e la vita di tutti è in pericolo. Vasilisa è l’unica che può salvare il villaggio dal Male, ma per farlo deve entrare nel mondo degli antichi racconti, inoltrarsi nel bosco e affrontare la più grande minaccia di sempre; l’ Orso, lo spaventoso dio che si nutre della paura degli uomini.

domenica, agosto 02, 2020

Romanzi su misura: Luglio

Il riepilogo di letture di un mese torrido e fremente, mi indussero a spedirmi dritto dritto in mezzo a un marasma di suoni, voci e colori. Cosa penso io in questi momenti? Beh, assolutamente niente, sennonchè penso si tratti di qualcosa di assurdamente straordinario. Ebbene si. Leggere, vivere più vite, esplorare nuovi mondi. Sto meravigliosamente bene in luoghi in cui non ho delle vere e proprie radici, eppure è quasi sempre un approccio istintivo, ponderato, impulsivo, impaziente, persino sconsiderato che mi vede quasi sempre divorare un mucchio di parole e frasi. Mai che resti senza leggere. Se succede, perché manca qualcosa o avviene l’inaspettato, l’impensabile. E se c’è la vita, è anche grazie alla letteratura. Perché i libri sono la mia vera e assoluta fonte di sostentamento. E questo è quanto.







Romanzi su misura in digitale:

Ossessivo, disturbante, un romanzo che non credevo di accogliere così malamente nel mio cantuccio personale. Non una lettura malvagia, ma nemmeno quel tipo di storia nel quale l’individuo non è propriamente se stesso, spegne il cervello, anche se per un breve attimo, ma dovizioso di principi dogmistici basilari. Un dipinto post moderno ostico e a tratti banale, che non enuncia quella libertà senza limiti da cui si desidera fuggire o scomparire. Bensì marasma di cose mutabili, dirompenti, folli e prevedibili che altri non è che un sussurro velenoso nel mondo, autodistruzione innescata da un tragico evento che non mi ha investita. Perlomeno non come speravo.
Valutazione d’inchiostro: 3 -