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sabato, giugno 30, 2018

Gocce d'inchiostro: Mansfield Park - Jane Austen

L'eroine austeniane quasi sempre sono protagoniste timide e ritrose, schive dal mettersi in vista, dai modi impacciati ma non volgari, dalla tonalità di voce dolce e dal portamento grazioso. Dall'avvenenza e le brillanti capacità intellettuali acquisite, disinvolte e spontanee, godono del favore dell'acquisizione generale, che poi è forse l'unico elemento primordiale su cui vengono ricordate.
Durante il percorso letterario di questo sesto mese dell'anno, a un certo punto mi sono detta che fra me e la Austen era rimasto un conto in sospeso. Mansfield Park, che è rimasto a languire sullo scaffale per un bel po’ di tempo, mi indusse a leggerlo in questi ultimi giorni di giugno. E, nutrendo grandi aspettative, non ci ho pensato due volte a fiondarmi fra le sue pagine. Ho avvertito tante belle cose al suo interno e, sebbene la sua lettura non sia stata così esaltante come credevo, la sua anima è talmente graziosa e deliziosa che il mio progetto di ultimare le letture austeniane è stato portato a termine.
Titolo: Mansfield Park
Autore: Jane Austen
Casa editrice: Newton Compton
Prezzo: 4, 90 €
N° di pagine: 640
Trama: Il romanzo narra di Fanny Price. Adottata, ancora bambina, dagli zii Sir Thomas e Lady Bertram, Fanny viene accolta e allevata nella loro lussuosa proprietà di Mansfield Park. Qui cresce, parente povera in un ambiente d'elite, e misura tutta la distanza fra il proprio modello educativo - fondato sul senso del dovere, l'abnegazione, la virtù - e quello, in particolare, della spregiudicata Mary Crawford. Alla fine la protagonista sposerà il cugino Edmund, figlio di Sir Thomas, e con lui si stabilirà definitivamente a Mansfield Park.

La recensione:

Dovunque io volga gli occhi, vedo che è così … questa è quella in cui le persone si aspettano di ricevere di più dagli altri e intanto non si mostrano quali veramente sono.

La storia della dolce ma remissiva Fanny io l'ho presa molto sul serio! Che dire? E' ovvio che da grande estimatrice delle opere austeniane, ho visto in questo volume, in questa storia "mancata" dal mio bagaglio culturale, in diverse direzioni, le cause della modernità, gli sfruttamenti sociali, e che l'autrice si è intestardita a ritrarci un immagine alquanto esatta per << liberare >> la sua eroina di carta dalle catene dall'emancipazione. Ma cosa c'è di veramente sbagliato in tutto questo? Chi ci ha insegnato, o meglio, inculcato questa idea, pur con la staticità del secolo? Forse è in tutto questo che si nasconde il vero senso.
Dalla punta di una penna invisibile la Austen ha tirato fuori un pezzetto della sua anima, una specie di piccola, finissima lamina con una tipologia di scrittura semplice ma profonda, che negli anni la contraddissero come la donna moderna del XIX secolo. Era un modo per trincerarsi dagli attacchi esterni e da ciò ne derivarono un numero spropositato di romanzi che fungono da catalizzatore per ciò che vide, ciò che sentii, l'impegno che aveva preso di urlare a gran voce quello che teneva saldamente dentro. Si fosse annodata un fazzoletto rosso al collo sarebbe stato forse meno "scandaloso", la cosa avrebbe avuto meno sacralità, meno magia!
Anch'io sono legata alla prosa austeniana con un mio modo di essere, un mio modo di presentarmi come effettivamente sono, legato al potere di questo pezzetto della sua anima: dovevo tenerlo stretto e non ho mai pensato di lasciare la presa ogni volta che la mia fronte si increspava e non vedeva positivamente certi particolari.
Viaggiando nuovamente in sua compagnia, Mansfield Park si era annunciato ma poi non era venuto. L'aria che si respirava sembrava pesante, grigia, ma bellissima. Di un miscuglio di colori scurissimi, quasi neri, con una carrellata di personaggi che affollano questo palcoscenico sontuosamente illuminato in cui l'egoismo domina come una macchia evidente sul viso. Pian piano mi avrebbero parlato. Ogni volta, ogni storia prevede il medesimo procedimento: si presentano, ti invitano a restare, ma non lottano nel momento in cui decidi di volgergli le spalle e lasciarsi andare via.
Tra la folla Mansfield Park spicca con tutta la sincerità, l'equilibrio lo snodarsi di una strada, avvertendo qui e là una certa malinconia, uno strano senso di vuoto che attanaglia le viscere. La quiete facilmente riscontrabile dalla bellezza di un paesaggio solenne, bello, rasserenante, immersa nella luminosità diffusa di un cielo notturno. Qualsiasi cosa purché dia una certa calma, eleva il cuore fino al rapimento, senza alcuna malvagità o dolore.
Jane Austen, tranquilla signora nubile che ha avuto a disposizione nient'altro che carta e inchiostro, fece i suoi romanzi - fra cui Mansfield Park - un chiaro tentativo di difendere il senno e il ritegno per se stessi, rappresentandola in una sottilissima vena ironica, incarnata nella giovane Fanny. Una giovane romantica e sognatrice affiancata da una serie di ombre che la circondarono, fiaccata dalle disuguaglianze sociali e da alcuni dogmi dettati dal cristianesimo.
Scorrevole, ma, disgraziatamente per me, lento e poco sentimentale, convenzionale e ingenuo, Mansfield Park prevede una trama realistica basata esclusivamente su esperienze amorose che l'autrice ha vissuto in prima persona, ma che io ho ascoltato con freddezza e distacco. Mi aspettavo di trovare, in qualunque sguardo, gesto e imperfezione, qualcosa che riempisse il mio cuore di una dolcezza triste. Mansfield Park a questo proposito non si è rivelato quel poema amoroso, sentimentale o seducente che io avrei potuto avvertire immensamente. Con la sua travagliata storia di una piccola donna, una piccola Cenerentola classica, semplice e pura come l'etere. Piuttosto come un moto lento e poco rassicurante, involontario e silenzioso che, componendo una melodia che ho ascoltato con un certo distacco, avrebbe potuto rendermi prigioniera delle stesse colpe della sfortunata Fanny.
Disincanto di una lettura che avrebbe potuto incantarmi, le avventure - o meglio, disavventure - della giovane Fanny, mi ha posto dei limiti con una certa serietà che l'autrice ha evidenziato così bene. Così alata e inavvicinabile, raccontate e costruite giorno dopo giorno con eventi che caratterizzano la vita di chiunque.
Un romanzo che poggia più sugli aspetti sociali e psicologi del secolo che su quello emotivo, che trascina più razionalmente che emotivamente. Una lettura che non appaga completamente, ma realistico e folle che impallidisce persino dinanzi al bagliore bruciante del sole nel limpido del cielo.
Valutazione d'inchiostro: 3 e mezzo

10 commenti:

  1. Adoro la Austen, ma per ora ho solo letto due volte "Orgoglio e Pregiudizio", senza buttarmi in altri titoli. Questo inverno devo provvedere😊

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  2. Ciao Gresi, pur amando la Austen ho letto solo tre romanzi: Orgoglio e pregiudizio, Emma e Lady Susan, ma cercherò di trovare del tempo per leggere qualcos'altro di suo ;-)

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  3. Ma guarda un po', anche a me è rimasto come ultimo romanzo della Austen proprio questo. Dalla tua recensione capisco che non è un gran capolavoro, e un po' a essere sincera mi sono smontata, ma è giusto conoscere a fondo un'autrice che si ama molto. Quindi, magari per ora lascerò Mansfield Park a languire in libreria, ma prima o poi lo leggerò:) Grazie della tua recensione Gresi!!

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  4. E' nella mia libreria da un po', eppure adesso mi hai incuriosito con la tua recensione e la citazione iniziale, spero che non mi deluda troppo. Con la Austen le aspettative sono sempre alte.

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  5. Adoro la Austen, questa non è la mia lettura preferita tra le sue tuttavia è stata una bella lettura

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    1. Sono d'accordo con te. E infatti questo è stato il motivo della mia valutazione ☺

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