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giovedì, maggio 30, 2019

Gocce d'inchiostro: La macchia umana - Philip Roth

Mi sono resa conto che dopo aver letto Pastorale americana il mio desiderio di poter leggere qualcos'altro di questo autore  era piuttosto intenso. Come un banalissimo pizzicore, ma attribuito essenzialmente all'importanza che Roth esercita nel corso della mia banalissima esistenza. Ho scoperto di amare Philip Roth per quel che è, o per meglio dire per come effettivamente era, per la sua anima, il suo modo di sentire il mondo, il suo vedersi mediante l'occhio scrupoloso e affilato dei suoi personaggi. Non per la sua abilità d'artista, né per l'attitudine o vocazione alla letteratura, e meno che mai ai suoi semplici formali atti di ateismo. L'arte del comprendere e interpretare l'esistenza umana non richiede una vernice accesa per conformarsi alla società. Ma confermata dalla sua stessa esperienza la estese non solo nei paradigmi del secolo ma anche in quelli letterari, apprendendo così quanto è intrinseca la differenza fra un uomo e donna, il suo determinato stato sociale, la sua condizione, quanto il medesimo stato sociale.

Titolo: La macchia umana
Autore: Philip Roth
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 13, 50 €
N° di pagine: 397
Trama: Il professor Coleman Silk da cinquant'anni nasconde un segreto, e lo fa così bene che nessuno se n'è mai accorto, nemmeno sua moglie o i suoi figli. Un giorno però basta una parola detta per sbaglio, e su di lui si scatenano le streghe del perbenismo, gli spiriti maligni della political correcteness. Allora tutto il suo mondo, la sua brillante vita accademica, la sua bella famiglia crollano. E non c'è scampo, perché << noi lasciamo una macchia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c'è altro mezzo per essere qui >>.




La recensione:

C'è qualcosa di affascinante in ciò che la sofferenza morale può fare a una persona che, nella maniera più evidente, non è debole o irrisoluta. E' ancora più insidioso di quello che può fare un malanno fisico, perché non c'è iniezione di morfina, anestesia spinale o radicale intervento chirurgico capace di alleviarla. Una volta che sei nella sua morsa, è come se, per liberartene, le dovessi permettere di ucciderti. Il suo crudo realismo non assomiglia a nessun'altra cosa.

Questa lettura fu il fulcro primordiale che fece traboccare il mio amore per la letteratura rothiana. Raccontarsi e raccontare un passato che non ho vissuto, ma mediante altri mezzi o modi. Sedersi dinanzi a una scrivania ingombra di fogli e cartacce, una macchina da scrivere o un computer ronzante e vecchio, Philip Roth catturò il pensiero astratto mediante una ritorsione contro il passato, forti sentimenti di rabbia che tornano ad accumularsi e a spronarsi ad agire pretendendo una reazione, raccogliendolo in mucchi di fogli vergati di bianco e nero e indirizzandoli a nessuno in particolare. Poi, per timore di apparire forse debole, strisciò impunemente nel mio cuore facendo scivolare una storia del tutto americana senza un vero e proprio motivo, con parecchi fondamenti logici, e stetti in ascolto per percepire il primo debole rumore di un cuore che ha si un suo battito ma poco nitido. Questo rumore poi avverrà, come di consueto, nel momento in cui il lettore prenderà consapevolezza degli eventi, comprenderà e interpreterà gli ingranaggi della coscienza umana, andando incontro a verità scabrose, stupefacenti, quasi incomprensibili e criticabili che Roth evidenzia col suo tocco spiccatamente maschile.
Ci si sente quasi sempre stanchi, turbati. Ci si pone dinanzi a irrimediabili quesiti o domande che non hanno un vero e proprio fondamento, ma alcuna parola su quale sarà il suo epilogo. Ma i romanzi di Philip Roth hanno in un certo senso una loro fine? Se non avesse incominciato lui a parlare, non credo che mi sarei potuta avvicinare. Ma quel giorno in cui Roth attraversò il mio animo e si acquattò cautamente in un posticino del mio cuore lo tenni tutto per me. Mi sono scoperta franca e innamorata come non mi sentivo con nessun altro autore che non fosse Murakami o Austen. Certamente i miei dubbi ad approcciarmi a questo tipo di letteratura non sono stati del tutto vani, ma che si comprenda fino in fondo quelli che non sono altro che i resti amputati e fuggiti ad ogni controllo di qualunque individuo è un meccanismo di difesa in cui è possibile immedesimarsi, riconoscere una certa serietà dalla fuga della realtà. Disonori di mucchi di carne e ossa ambulanti ma ancora pieni di vita, buttati dal piedistallo e tormentati dall'onta del fallimento. Ma cosa fare quando eventi orribili e sconcertanti portano via la lucidità, il senno, la frivolezza, la carriera, persino l'anima, cercando di distruggere ogni cosa?
La macchia umana è un opera che si interroga su questo importantissimo quesito in cui l'autore, scrutando ampiamente l'anima di ogni suo figlio di carta, prova un'improvvisa, entusiastica forma di empatia, conforto o comprensione che la società del secolo di certo non avrebbe compreso.
Se si riesce a stare vivi si riesce a combattere o a ribellarsi. Senza alcun individuo che ci dica cosa è effettivamente giusto e cosa è sbagliato. Il sesso, la razza, la corruzione, la distinzione o l'allontanamento dalla massa deidalizza la specie e costringe a pensare eternamente alla materia di cui l'individuo è fatto. Sebbene le cose mutano continuamente, la feconda irregolarità delle intese sessuali fungono da monito per poter continuare a vivere combattendo e resistendo, dando, nutrendosi, ammettendo l'insignificante ricchezza che cela la vita. Immersi nel fluire dell'inaspettata minuzia di questa abbondanza, alienanti a riconoscere l'onore di poter fare qualcosa in qualsiasi momento della vita.
Forse il segreto sta nella naturalezza con cui si fanno le cose? Alla spontaneità che certe situazioni ti inducono ad assumere senza aver bisogno di nessuna maschera per poi scartarla e prepararsi ad essere qualcun altro?
Le figure rothiane sono le stesse di sempre; aspiranti produttori di dottrine che non conosciamo ne conosceremo fai fino in fondo - vite senza censure, senza implicazioni -,incapaci di difendersi da innumerevoli tentazioni che li rendono più super di quel che sono. Philip Roth ci fa onore di descriverceli in ogni forma o sfaccettatura, specialmente in ogni forma malvagia ed egoista. Esplicando tuttavia le ragioni di questo comportamento, prendendo il cuore di ognuno di loro e appendendolo come uno splendente pezzo di damasco attraverso la meravigliosa forma letteraria di una meta letteratura, con motivi o disegni crudi, reali, irruenti che sono ancora tutt'ora temi piuttosto attuali e conformisti. Questo rinnovato aspetto di quello che è il punto focale della prosa rothiana, in tristi situazioni, conferiscono un aspetto meno gaio o tranquillo di quel che si crede.
L'unica cosa a cui ho potuto aggrapparmi è stata la possibilità di rispecchiarmi in qualunque forma umana o vivente incontrata lungo questo impervio cammino. Vagabondando come un anima in pena, combattenti a non farsi intimidire da niente e nessuno che possano approfittarsene dei loro privilegi. Una battaglia che risponde ai bisogni degli uomini. Caos di un cosmo uniforme ma deleterio a cui ci si appella mediante la logica, la fiducia in se stessi, la calma.
Alla pari di Pastorale americana, La macchia umana rievoca un altro tempo, un altro luogo, un'altra epoca in cui ogni cosa è talmente bella e ben definita, che non stona nemmeno col disegno geometrico estremamente complesso e impressionante della forza e validità di queste pagine. Interpretando il suo stile ampolloso, artificioso, ma poetico ed essenzialmente tagliente, ogni cosa sembra accomunata e rivelataci dallo stesso Roth alterego di Zucherman che, come una marionetta che manovra i fili, si mosse fra schiere di gente di qualunque sesso o razza, priva di valori positivi, educata dalla piattezza del conformismo, insoddisfatti in ogni loro forma e espressione, in cui alla fine ci si aggrappa inevitabilmente ad un unico appiglio: interpretare la vita mediante la scrittura. Mediante l'arte delle parole, Philip Roth ha inciso un segno nel mio animo, mettendo ogni cosa a soqquadro, calandosi nei panni di questi poveri disgraziati che giorno dopo giorno si nascondono dietro sorrisi di condiscenza o titoli piuttosto importanti.
Intransigente e rissuoso ad esprimere molto più di una certa vanità intellettuale, La macchia umana è più di una semplice riflessione sulla vita o un atto di ribellione: un riassunto di coloro che sono il prototipo di gente insoddisfatta, abbandonati a semplici gesti impulsivi e impuri, incarnando  come la ripercussione di certi eventi prevalgono sulle cose. Rivoluzionari verso o presso qualcosa o qualcuno, metà dei quali li vorrebbero sicuramente morto. L'epilogo, anche qui, prevede una certa consapevolezza del non poter fare niente, nonostante tutto, se non condannarsi nella conoscenza degli intrighi, degli eventi bellicosi che pian piano prendono forma. Molto vicini a una forma di perfezione che  suscita un certo fastidio, costringendo a vivere isolati e avvolti esclusivamente da parole che sono sempre più vicine alle persone vere, a quella gente che giorno dopo giorno mutila la nostra ignoranza.
Così come il titolo riportato nella copertina, alla fine l'individuo non è altro che una macchia che lascia una sua impronta. Impurità, crudeltà, abusi, errori. La macchia che esiste prima del suo segno, che esiste senza il segno. Così intrinseca che richiede un segno. E di cui la purificazione è uno scherzo crudele e banale.
Quello di Roth è l'ennesimo ritratto umano che evidenzia una certa fiducia per la vita, per alcuni dogmi relativi alla storia in cui si desidera perennemente un'esistenza migliore. Qualcosa di confortante, per intere comunità che ci ricordano chi siamo, per quale motivo siamo, per quale scopo siamo in vita per sfruttare i vantaggi pur di sopravvivere. Dettagli che forse avrebbero potuto fare la differenza. Innumerevoli esigenze dettate dal bisogno, dalla fantasia, dal desiderio, dalla paura del disonore e niente che si discosta dall'idea che l'uomo è un individuo unito da ogni forma di peccato, speranza o delusione.
Cede al lato umano mediante la figura di Coleman Silk, all'universale desiderio di vivere ancora nel passato pur di immergersi per qualche innocuo e illusorio istante nell'insana lotta del passato in cui si resiste solo grazie a verità che si pongono esclusivamente per favorire la distruzione, eluderla sopravvivendovi, affinchè possa realizzarsi dal nulla un utopia di un'esistenza razionale.
Ossessioni tiranniche che straziano il cuore, tendenze soffocanti che dilaniano ogni rimasuglio della nostra anima, un opera straordinariamente bella da cui non si avrà alcuna via di scampo. Prototipo di peccati dello spirito, sensi di colpa verso un futuro utopico che non ci sarà mai, e che giustifica i rapporti illusori, sereni fra famiglie paragonandoli a gruppi di soldati in guerra contro un paese straniero. Ogni uomo ha bisogno di un po' di conforto, specie se all'indomani potrebbe non esserci più. La macchia umana ne è un bellissimo esempio, un vantaggio estremamente criticabile che si nutre di certi principi specialmente per l'osservanza delle pratiche umane come condizione nelle sue scelte.

Ognuno sulla terra prepara in modo diverso la propria fine: questo è il modo in cui la programmano loro. Non è più possibile ormai che si fermino in tempo.

Valutazione d'inchiostro: 5

2 commenti:

  1. Uno degli infiniti Roth che desidero.

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    1. L'incarnazione assoluta della bellezza di un sogno americano, fortunatamente non ancora dimenticato 😊

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