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domenica, dicembre 08, 2019

Gocce d'inchiostro: Nel cuore della notte. La famiglia Audrey, volume 2 - Rebecca West


Problemi di programmazione come quelli che tartassano i miei pensieri, in questi ultimi giorni dell’anno, furono risolti in una settimana, l’incredibile schiera di giorni frenetici, spassionati che mi hanno vista compiere tante cose, gesti folli o sconsiderati, si profilarono nettamente in questo momento. Quest’oggi sarebbe toccato al secondo volume de La famiglia Aubrey, di cui Nel cuore della notte è la lettura prescelta, e questa, il mio spassionato pensiero al riguardo. Cos’avrei dovuto aspettarmi? Proprio io che mi sono sempre mostrata restia ad iniziare questa nuova sagha famigliare; niente a che vedere con la mia amata Elizabeth Jane Howard, ma che ha diviso e ridotto il mio cuore in minuscoli pezzettini. Ebbene si, poiché tornare in un luogo che non si può assolutamente dimenticare, non tanto per i luoghi descritti quanto le tematiche delineate, è davvero assurdo. Nel cuore della notte avrebbe dovuto essere il continuo, il volume di mezzo e questo per me è stato un passo in più a dispetto della storia del primo volume. Come avrei potuto restare indifferente ai brutali colpi che sono stati inflitti al mio cuore, pagina dopo pagina e non preoccuparmi del timore che le sorelle Aubrey perdessero non solo beni mobili ma anche famigliari? 
Un salto nel vuoto e fui colta a divorare le pagine come se animate da volontà propria. E dimenticando ogni cosa, assorbendo la linfa vitale della carta, mi sono presa l’incarico di custodire questa storia, e le sue figure, racchiudendole nel palmo della mia mano, senza alcuna implicazione o conseguenza di ciò a cui avrei dovuto dare peso in futuro.


Titolo: Nel cuore della notte. La famiglia Audrey, volume 2
Autore: Rebecca West
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 400
Trama: E’ trascorso qualche anno da quando abbiamo salutato la famiglia Aubrey. Le bambine non sono più tali: i corsetti e gli abiti si sono fatti più attilati, le acconciature più sofisticate; l’ozio delle giornate estive è solo un ricordo. Oggi le Aubrey sono giovani donne, e ognuna ha preso la sua strada: le gemelle Mary e Rose sono due pianiste affermate e vivono le difficoltà che comporta avere un talento straordinario. La sorella maggiore, Cordelia, ha abbandonato le velleità artistiche per sposarsi e accomodarsi nel ruolo di moglie convenzionale. La cugina Rosamund, affascinante più che mai, lavora come infermiera. La madre comincia pian piano a spegnersi, mentre il padre è sparito definitivamente. Poi c’è lui, il piccolo Richard Quin, che si è trasformato in un giovane seduttore brillante e, sempre più, adorato da tutti.  La guerra, che piomberà sulla famiglia come una catastrofe annunciata, busserà anche alla sua porta, e sconvolgerà ogni cosa. Mentre l’Iinghilterra intera è costretta a separarsi dai suoi uomini, l’universo delle Aubrey si fa sempre più esclusivamente femminile: gli uomini e l’amore rimangono un grande mistero, un terreno inesplorato da attraversare, pagine ancora tutte da scrivere che, forse, troveranno spazio nel prossimo volume di questa appassionante saga famigliare.



La recensione:

Non ha senso non dire la verità perché la verità è ciò da cui si trae piacere. La musica è un suono, e si pensa che ci sia qualcosa di diverso non ha senso…


Il secondo volume si apre in uno scenario non molto simile a quello descritto nel volume precedente, che inizia e termina con relative spiegazioni e conseguenze, in un contesto culturale, politico e sociale modellati perbenino, accecante ed acceso. Per tutto il tempo la voce dell’autrice si levò con tono moderato; in questo secondo volume diviene più concitata, coinvolgente; non ci sarebbero stati inutili e banali frasi di discolpa di alcun genere. Un semplice ma dilaniante ritratto della realtà circostante, un mondo finito che evoca dall’inizio alla fine la realizazzione perfetta e fedele di qualcosa che è manipolato, irruento e che recano il messaggio di una sofferenza profonda e inesorabile.
L’aspetto esterno, tuttavia, sembrò subire delle trasformazioni, man mano che procedevo nella narrazione. Il messaggio che celano queste pagine è parecchio importante … diabolicamente insulso, come se non ce ne fosse bisogno di così tante attenzioni o minimamente difficile dalla posizione che un lettore esterno vive. Come un abile cantastorie, la West certamente scrisse questo romanzo col presupposto di combattere la potenza dei ricordi dinanzi al passato, al vuoto o all’oblio e le relazioni che si intercorrono fra l’individuo e il suo approcciarsi col prossimo. Eppure ogni cosa intorno esprime con terribile monotonia ma intensità simbolica la loro irriducibile responsabilità. Niente di nuovo da ciò che ci promulga La famiglia Audrey, nulla di diverso dalla vera e propria sostanza delle cose. E’ la loro essenza che prevale su tutto. E, fra questi, la musica, che dovrebbe aiutare ad allontanarsi sempre di più dal dolore, la sofferenza, particolarmente alimentati nel bel mezzo della notte, quando ci si ripara nel proprio cantuccio personale, alla luce tremante di una candela.
Il ricordo, il desiderio di spingersi oltre i confini del possibile, l’ingiustizia, la moralità, un turbamento interiore che non avrà mai fine, sembrano tutti spinti negli angoli più remoti delle nostre menti, ripetendosi come l’eco di un tempo di cieca e suprema insensatezza. La West ha compiuto l’atto significativo di riattizzare il fuoco della speranza, all’epoca fievole, quasi impercettibile, che si trascinò fino a un tempo lunghissimo. Ha attizzato le braci di uno squarcio di secolo in cui l’atto di rivendicazione dei propri diritti,  le nobili arti del cuore umano, dovrebbero prevalere spontaneamente come la gentilezza, la bontà d’animo, la comprensione. C’era da crederci? Per come la vedo io, l’essere umano dovrebbe sentirsi onorato di far parte di un piccolo cosmo che lentamente si sta avviando lungo una strada da cui non vi è alcuna via d’uscita. Magnanimo e comprensivo, con un pizzico d’attenzione e comprensione in più nei riguardi del prossimo che, nello stesso tempo, inducono a profonde riflessioni. Io stessa, sin dal primo momento in cui conobbi gli Audrey, non ho potuto smettere di pensare; le sorti di queste povere disgraziate erano molto simili alle mie, condannate ad abbandonare qualunque squarcio di serenità o tranquillità. Ma, quando la vita riserva un destino crudele e irremovibile, che cosa fare se non predisporsi per il futuro?
Nel cuore della notte è un velato disprezzo agli altri, alla società circostante, a quelle famiglie che anziché fregarsene dovrebbero donare protezione, conforto; il peccato inviolabile, godendo così beneficio e vantaggio da qualunque cosa. Le stesse protagoniste vivono nel significato che ho attribuito a queste parole. E la West ci parla di tutto questo non confidandosi come se stesse parlando con un caro e vecchio amico, bensì sollevando questioni e considerazioni che non peseranno solo su Rosamound, Marym, Rose o Quin, ma sul pensiero di altra gente. Perlomeno su di me, che ho pensato continuamente alle continue e infinite ingiurie che subiranno questi poveri disgraziati di cui arriveranno gradualmente a capire la piena forza del passato.
La femminile speranza dell’autrice è così ostinata e tenace da rinvigorirsi nella segreta visione di un’ intimità domestica protratta abbastanza a lungo da rompere la freddezza di chi ci circonda, anche contro altri pareri. Anche se semplice e alquanto denso, Nel cuore della notte ha rivelato una certa forza, un certo coraggio che cresce e si alimenta nello svilimento, nella nullità più assoluta. Divulgando l’idea di quanto sia giusto e sensato sperare in qualcosa che possiede una natura strategica, non potendo però estinguere completamente questa spessa coltre di tristezza e rimpianto.
Quella della West è una saga famigliare di cui ho nutrito un certo fascino, sin dal primo momento in cui mi sono approcciata alle sue pagine, poiché visione perfetta e fedele vicina alle cose, che si è spinta più lontana dei canoni imposti. Monito per circostanze determinanti il futuro, vite mortali più ricche in cui la sofferenza è una condanna nel decreto di vita, un ingiustizia che condannerà chiunque a innumerevoli sfortune di cui potranno piangere nient’altro che per se stessi.

Valutazione d’inchiostro: 4 +

8 commenti:

  1. Prima o poi, mi devo fare coraggio con le saghe familiari...
    So di perdere tante belle letture, opponendo resistenza.

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    1. Ce ne sono, Mr Ink, davvero belle. Ed altre che ho lasciato perdere anche io ☺️☺️ ma questa saga, a eccezione dell'ultimo che non mi ha particolarmente emozionato, è una saga familiare molto interessante ☺️☺️

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  2. Sembra interessante questa serie; ottima recensione

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  3. Io ho completato la lettura di questa saga che rimarrà nel mio cuore. La tua intensa recensione mi ha dato l'opportunità di far riemergere le mille emozioni provate con la lettura di questi bei romanzi. Di ciò ti ringrazio e ancora complimenti :)

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