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mercoledì, luglio 31, 2019

Gocce d'inchiostro: Il giardino delle delizie. Epopea americana - Joyce Carol Oates

Le cinquecento pagine che compongono questo romanzo sono state davvero impossibili da ridurre, per quanto la storia narrata mi ha condotta fra le braccia di un epoca che ha scalfito la mia anima. Scrivo 'scalfito' perché da un autrice prolifica come la Oates mi aspettavo qualcosa di più di un semplice sfioramento, ma questo è semplicemente il mio pensiero e sebbene durante il corso della lettura sia trapelato un certo fastidio tuttavia sono contenta di aver capito e conosciuto la Oates. Disgraziatamente per me il nostro percorso letterario si conclude qui, che ho cercato di tenermi in equilibrio seduta, attenta, lasciando vagare lo sguardo per i campi incolti e aridi che si succedevano dalla finestra virtuale su cui mi sono affacciata. Il ritratto di un epopea che risalta il forte impulso di evadere, scappare da qualunque cosa o persona affinché ci si possa difendere, costruiscono il fulcro primordiale su cui ruota l’intero romanzo. Ma dopo una bellissima immersione nella cultura americana faulkneriana, quella della Oates è stato così noioso che mi ha creato qualche problema. Eppure, alla fine, arrancando nel caldo afoso, ho portato questa opera nel mio universo. E trattasi di una lettura che mi ha lasciato molto poco, non ho compreso i marchingegni concepiti nel mettere su un teatrino individuale inzuppato di lerciume e sudiciume, per non dire che non credo compariró più nello stesso luogo.

Titolo: Il giardino delle delizie. Epopea americana. 
Autore: Joyce Carol Oates
Casa editrice: Il Saggiatore
Prezzo: 21 €
N° di pagine: 520
Trama: Campi di segale sotto il sole abbacinante dell’Arkansas. Le mani strappano i frutti della terra, la terra prude e si mangia le mani. I braccianti arrancano nel meriggio insieme ai cavalli e il sogno americano è un abbaglio nell’afa, una zacchera di fango sulla schiena, un canto di nostalgia e speranza spezzato dalle spighe del grano. Clara è la figlia di due contadini e trascorre l’adolescenza a correre fra gli odori aspri ed erbosi del grano. Clara è la figlia di sue contadini e trascorre l’adolescenza a correre fra gli odori aspri ed erbosi delle piantagioni, e a rubacchiare oggetti insignificanti nei negozi per divertimento e noia. Vagheggia un futuro di emancipazione, ricchezza e amori idilliaci; fantastica di evadere dalla promiscua violenza del suo mondo provinciale gettandosi con abbandono in ogni avventura: prima con Lowry, fascinoso e ribelle apolide che la strappa alla famiglia e l’abbandona subito dopo averla ingravidata; poi con Revere, facoltoso uomo già sposato che Clara seduce in cambio di una promessa di stabilità economica; infine con suo figlio Swan – l’ennesima speranza di riscatto, l’estrema illusione di una riscossa impossibile -, destinato però a diventare un uomo violento e autodistruttivo e a far naufragare anche gli ultimi sogni della madre.

lunedì, luglio 29, 2019

Gocce d'inchiostro: Luce d'agosto - William Faulkner

La prima volta che io e William Faulkner ci incrociammo, io non ne sapevo nemmeno della sua esistenza. O, per meglio dire, quando fu in vita, quanto importante fosse per la letteratura odierna. Mi sono avvicinata a questo autore, vincitore del premio Nobel per la letteratura, senza bisogno che nessuno mi stimolasse, incitasse a buttarmi da un grosso scoglio e solo quando sarei giunta alla meta osservare il paesaggio circostante. Questo è di per sé magnetico, magico, stupefacente. Desiderare di leggere qualcosa di qualcuno che sai potrebbe non concernere con i tuoi gusti personali, sinché non si arriva alla fine.
Il fatto in questione accadde nella libreria più vicina della mia città, un luogo che io considero oramai la mia seconda casa. Da qualche tempo a questa parte, ho maturato un certo gusto per le saghe famigliari, la letteratura americana, e leggere Luce d’agosto mi consentì di crescere praticamente ancor di più, fino al punto di comprendere come questo tipo di letteratura, quella con la L maiuscola, è il cibo per la mia anima. Perciò, come se ne deduce dal titolo della recensione, il mio lento avanzare fra le sue pagine mi ha allontanato dal mondo, dalla routine in generale, mostrando unicamente l’aspetto cruciale su cui ruota l’intero romanzo, che finì ben presto per confonderlo con i tormenti odierni della vita dove vige la crudeltà ma anche un pizzico di comprensione.

Titolo: Luce d’agosto
Autore: William Faulkner
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 13 €
N° di pagine: 425
Trama: ‘Nella mia terra la luce ha una sua qualità particolarissima; fulgida, nitida, come se venisse non dall’oggi ma dall’età classica ‘. Così William Faulkner spiego il titolo del suo settimo romanzo, uscito nel 1932 e subito acclamato come uno dei suoi capolavori. Ed è tra i riverberi crudeli di quella luce implacabile che si consumano le vicende di una folta schiera di personaggi: una ragazza incinta, amata solo di ‘una riserva di paziente e tenace lealtà ‘, che si avventura dall’Alabama al Mississippi alla ricerca del padre di suo figlio; un uomo solitario dallo strano nome, Jon Christmas, ‘con un’inclinazione arrogante e malevola sul viso immobile ‘, che l’isteria razziale del Sud getta nell’abisso tormentoso del dubbio circa il proprio sangue: un reverendo presbiteriano ripudiato dalla sua Chiesa per l’antico scandalo della moglie adultera e suicida; e, circondati da neri invisibili, gli sceriffi, i taglialegna, i predicatori, le donne ‘dal volto di pietra ‘, chi ‘definitivamente dannato ‘, chi alla ricerca disperata di una chimerica catarsi.

giovedì, luglio 25, 2019

Gocce d'inchiostro: Chiedi alla polvere - John Fante

Si possono leggere un mucchio di romanzi e restarne indifferenti. Si possono considerare buone strategie, culturali o finestre dell’anima, perfino intime, che stregano a tal punto che la loro chiamata è così forte da inebetirti. Spesso mi rendo conto che ho bisogno di leggere un certo tipo di storie, di qualcuno in grado di scrivere ed estrapolare dal nulla qualcosa di apparentemente semplice ma potente la cui concretezza, la cui indole, richiamasse alla mente antichi poemi, racconti cavallereschi o storielle avvincenti e asciutte. Piccole perle che riflettono o addirittura aumentano lo sforzo letterario di trasmettere la lettura, i libri, al di là di ogni cosa, al di là di ogni pregiudizio, fino ad arrivare a quella inarrestabile eruzione creativa destinata a trasformare ogni cosa.
In buona sostanza, ciò che propongo oggi è la recensione della mia ultima lettura che è l’emblema nonché il proposito di rispolverare i sogni giovanili dello stesso Fante, i suoi desideri, le sue ambizioni, portando a termine un tentativo massimale che comporta le innumerevoli difficoltà che un uomo deve affrontare per diventare scrittore. Da qui, l’idea di realizzare un capolavoro come Chiedi alla polvere, che mi ha lasciato pienamente soddisfatta, affascinata, con lo stomaco completamente attorcigliato, l’anima ridotta in minuscoli pezzettini.

Titolo: Chiedi alla polvere
Autore: John Fante
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 13€
N° di pagine: 234
Trama: La saga dello scrittore Arturo Bandini, alterego dell’autore, giunge in questo romanzo al suo snodo decisivo. L’ironia sarcastica e irriverente, la comicità di Arturo Bandini si uniscono alla sua natura di sognatore sbandato, che ne fa il prototipo di tutti i sognatori sbandati che hanno popolato la letteratura dopo di lui. Al centro della vicenda è il percorso di Bandini verso la realizzazione delle sue ambizioni artistiche e la sua educazione sentimentale dopo l’incontro con la bella e strana Camilla Lopez.

martedì, luglio 23, 2019

Gocce d'inchiostro:La saga dei Cazalet. Il tempo dell'attesa - Elizabeth Jane Howard

Mi ritengo piuttosto fortunata ad aver letto i primi due volumi della saga dei Cazalet, alla portata di tutti, quando finalmente giunse l'occasione, sempre nel momento in cui meno me lo sarei aspettata, non esitando nemmeno per un istante a giudicare se fosse o meno una lettura adatta a me. Mi chiedo se questo non sia dovuto dal fatto che forse ne sono amaramente pentita. Sono amaramente pentita di non averla letta prima. O forse se fossi stata più fortunata mi sarei immersa fra le pagine di questo splendido paesaggio molto tempo prima.
Dentro di me, sorrido. Sono consapevole che di tempo con la Howard ne ho ancora a disposizione. Bastava una certa dose di serenità e tranquillità, purché elogiassi in poco tempo questa ennesima storia, cercando qualunque motivo o causa per cui non dovessi amare questo ennesimo volume. Il tempo dell’attesa si addentra in un terreno scivoloso nel quale però mi sono trovata ampiamente a mio agio. Forse maggiormente del primo.
Perciò, adesso che mi ritrovo nuovamente qui, non vedo l’ora di condividere i miei pensieri al riguardo, lasciare un segno sulla sabbia del tempo, considerando sufficientemente addentro alla materia da esserne completamente assuefatta, ammaliata dalla bellezza che vi ho riscontrato tutt’attorno.



Titolo: Il tempo dell’attesa
Autore: Elizabeth Jane Howard
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18, 50 €
N° di pagine: 638
Trama: È il settembre del 1939, le calde giornate scandite da scorribande e lauti pasti in famiglia sono finiti e l’ombra della guerra è sopraggiunta a addensare nubi sulle vite dei Cazalet. A Home Place, Le finestre sono oscurate e il cibo inizia a scarseggiare, in lontananza si sentono gli spari e il cielo non è mai vuoto, nemmeno quando c’è il sole. Ognuno cerca di allontanare i cattivi pensieri, ma quando cala il silenzio è difficile non farsi sopraffare dalle proprie paure.
A riprendere le fila del racconto sono le tre ragazze: Louise insegue il sogno della recitazione a Londra, dove sperimenta uno stile di vita tutto nuovo, in cui le rigide regole dei Cazalet lasciano spazio al primo paio di pantaloni, alle prime esperienze amorose, a incontri interessanti ma anche a una spiacevole sorpresa. Clary sogna qualcuno di cui innamorarsi e si cimenta nella scrittura con una serie di toccanti lettere al padre partito per la guerra, fino all’arrivo di una telefonata che la lascerà sconvolta. E infine Polly, ancora in cerca della sua vocazione, risente dell’inevitabile conflitto adolescenziale con la madre e, più di tutti, soffre la reclusione domestica e teme il futuro, troppo giovane e troppo vecchia per qualsiasi cosa. Tutti e tre aspettano con ansia di poter diventare grandi e fremono per la conquista della propria libertà. Insieme a loro, fra tradimenti, segreti, nascite e lutti inaspettati, l’intera famiglia vive in un clima di sospensione mentre attende che la vita torni ad essere quella di prima, in quest’indimenticabile ritratto dell’Inghilterra di quegli anni.

venerdì, luglio 19, 2019

Gocce d'inchiostro: Il meraviglioso mago di Oz - L. Frank Baum

Davanti alla certezza che una storia del genere avrebbe avuto breve durata, non mi sembrava necessario tornare qui per riempire questo documento con parole che forse non avranno significato per molti ma non per me, che ha tanto visto appassionatamente le vicende della piccola Dorothy.
Mi sono così limitata a trascorrere un pomeriggio soleggiato e tranquillo passeggiando nel mondo di Oz, andando qua e là senza una meta precisa, come una foglia portata dal vento. Di tanto, mi fermavo a scrutarne i dettagli, e dunque strambi amici come un leone pauroso, un uomo di latta, un cane dolce e scondinzolante, e ripassavo i dettagli del nostro incontro come un vagabondo e un ubriacone in un abbandono sincero e appassionato. In questo modo non ci ho pensato due volte a immergermi in questa storia, non opponendo resistenza a niente e nessuno, considerando questa perla come quel piccolo tassello di un puzzle che deve ancora essere completato.



Titolo: Il meraviglioso mago di Oz
Autore: L. Frank Baum
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 8,90 €
N°di pagine: 192
Trama: Dorothy vive in Kansas con gli zii e un cane. Quando un giorno, un ciclone solleva la sua casa, la bambina e il cane, ancora all’interno, vengono trasportati in volo fino alla Terra Blu dei Munchkin. È l’inizio di una magica avventura in compagnia di uno spaventapasseri, un leone e un omino di latta. 

La recensione:
L’altro pomeriggio è successa una cosa che, con mio grande sorpresa, era riuscito a risvegliare la mia curiosità mai assopita, invitandomi a pensare che il mondo ritratto da Baum malgrado la mia prima impressione, non fosse del tutto immune alle bellezze descritte nel Il meraviglioso mago di Oz. Fui convocata con una certa urgenza, ed io ci sono andata con una certa voglia, una certa impazienza seguendo con un certo entusiasmo le vicende di una piccola bimba e dei suoi strambi amici.
Baum assicurava una storia che possiede una certa sensibilità speciale che conferisce innumerevoli significati, ma consapevole di trattarsi semplicemente di metafore o allegorie per riunire paradigmi, idiomi letterari e politici, immergendoli in una confortevole penombra, accreditata da spaventose e orribilanti creature, approfittando della forza proorompente della natura per accarezzare l’anima di una storia apparentemente semplice.
Il meraviglioso mago di Oz non lo si può definire infatti come quell’esperienza letteraria che promette molto di più di quel che sembra, prendendo per mano chiunque legga e conducendoli in qualunque luogo. Piuttosto un semplice disegno di un viaggio simbolico, importante, che scruta una parte dell’animo umano, scandaglia ciò che sono i più importanti valori, forse perché narrare semplicemente di una ragazzina e del suo incontro/scontro con uno spaventapasseri non era così degnatamente necessario. Al di là dei disegni, delle figure, dello genuinità del tema trattato Il meraviglioso mago di Oz è stato quel romanzo che ha tanto di famigliare, e che attira l’attenzione per la sua figura minuta, colorata, verdognola, che l’autore descrive in una posa più eroica e significativa e che ha impersonato il valoroso ma incessante combattimento fra Bene e Male. 
Valutazione d’inchiostro: 4

mercoledì, luglio 17, 2019

Gocce d'inchiostro: La ragazza che leggeva nel metro - Christine Féret-Fleury

 La si può considerare una lettura atipica, assurda, trasognata, perfino sempliciotta, ma l’unica cosa certa è che, da qualche ora di distanza dalla sua lettura, La ragazza che leggeva nel metro lasciò un segno sulla sabbia del tempo. La sua autrice è stata davvero bravina; è stata in grado di saper raccontare e riconoscere una storia il cui tratto sognante fosse legato al tema dei ricordi, del surreale, quasi ipnotico, piccoli resoconti riguardanti un lettore qualunque e il suo amore per i libri che riflettessero e addirittura vaticinare fin dove potesse arrivare quella inarrestabile eruzione di invenzioni provenienti dal subconscio destinati ad un pubblico sensibile e comprensivo. Sotto certi punti di vista, il romanzo dell’autrice non è adatto per rispolverare certi sogni d’infanzia, trattenuti o liberati, portando a termine un tentativo per vedere se la passione che riversa ai suoi personaggi traboccasse al di là delle pagine.
Per quanto mi riguarda, ho accettato l’offerta di leggere questa storia ideando un racconto che prese forma solo nella mia testa. L’originale attirò la mia attenzione, ma fui più entusiasta nello scoprire gli innumerevoli titoli che l’autrice cita ogni due o tre pagine, convinta e speranzosa in una svolta. Forse se avesse avuto maggior materiale per far correre la sua protagonista, la mia immaginazione avrebbe potuto correre libera, perché lo spazio che mi è stato dato è stato poco adatto e concerne ai miei gusti.
Pertanto è un romanzo in cui non ho potuto fare a meno di rovistare in uno stato di confusione e apatia che sfiorò il fastidio. E, sebbene non si è trattato che di una storia abbastanza originale ma stramba, nel suo essere particolare mi ha sorpreso, sembrandomi degno della mia fiducia.


Titolo: La ragazza che leggeva nel metro
Autore: Christine Feret Fleury
Casa editrice: Sperling e Kupfker
Prezzo: 17,90 €
N° di pagine: 210
Trama: Tutti i giorni, a Parigi, Juliette prende il metró: stessa ora, stessa linea. Quando non è troppo assorta in un romanzo, ama perdersi a osservare i lettori intorno a lei: il collezionista di libri rari, la studentessa di matematica, la ragazza che piange a pagina 247. Li guarda con curiosità, come se dai loro gusti letterari potesse entrare in qualche modo nella loro vita e dare colore alla sua, così monotona, così prevedibile. Fino al giorno in cui decide all’improvviso di scendere qualche fermata prima e fare una strada diversa dal solito per andare al lavoro: un cambio di percorso che segnerà la sua vita oltre ogni aspettativa. Perché in quelle strade sconosciute incontrerà Soliman, che vive circondato di vecchi volumi ed è convinto che un libro, se donato alla persona giusta, può cambiare il corso del destino. Grazie ai consigli e alla saggezza di Soliman, e all’esuberanza della sua figlioletta Zaïde, Juliette compirà un viaggio incredibile alla scoperta dei romanzi e di se stessa, che stravolgerà i suoi orizzonti per sempre.

lunedì, luglio 15, 2019

Gocce d'inchiostro: Macbeth e Otello - William Shakespeare

Il mio commiato con un maestro della letteratura inglese come Shakespeare fu così brusco che per qualche anno, precisamente da quant'è che lessi Amleto, lo ignorai impunemente. Sullo scaffale di una libreria sempre più grande, Macbeth e Otello avevano atteso il momento più adatto per cui mi accorgessi di loro. Incapace di fare alcunché, se non attendere pazientemente, rimasero lì, seduti, inermi, pronti ad attaccarmi nel momento in cui invasi il loro territorio. L'eco dei miei passi si spense man mano mi inoltravo in un fatiscente castello, rimuginando su ciò che avevo visto, fin quando mi dissi che le parole adoperate nel realizzare ed estrapolare qualcosa dal nulla non meritavano che un post tutto speciale. Un post in cui mi premuro di analizzare non un romanzo, dunque, ma entrambi i poemi tragici, che a eccezione dell'Amleto mi fece dimenticare quanto fosse in realtà bella la prosa shakesperiana. Poiché sono drammi che colgono frammenti di realtà, disordini politici e morali e sociali, con un fardello di fannulloni che non possono solo che arrabbiarsi con il Fato, in parte inconsapevoli di atti generati dalle loro stesse sorti.
Accompagnata come da un invito, ho così finalmente preso parte a due di questi famosissimi e splendidi viaggi. Niente mi avrebbe fatto cambiare idea, niente mi avrebbe distolto dal volere di benedire questa mia nobile impresa mediante l'architettata menzogna letteraria creata dall'autore, cosa che naturalmente ha sortito un certo fascino.

sabato, luglio 13, 2019

Gocce d'inchiostro: Cani neri - Ian McEwan

Malgrado tutto, ho preferito di gran lunga il McEwan di Espiazione. Questo piccolo ma non semplice libriccino, aveva attirato la mia attenzione ma non mi aveva dato alcuna certezza che ciò che contiene il suo contenuto potesse costruire un ponte di lancio per ordine di un mistico profanatore di miti o leggende, o che l'autore stesso fosse stato coinvolto in una 'missione' che consisteva nell'infiltrarsi nel passato per favorire e rispondere a qualche domanda individuale. Sebbene le intenzioni onorevoli, lo stile impeccabile, un intreccio solido e avvolgente, Cani neri si è discostato di gran lunga dalla mia comfort zone, ma ciò non ha infranto la ferrea convinzione di proseguire questo mio percorso con la lettura di qualche altro suo volume. Magari in questo modo potrò finalmente entrare a far parte di quei lettori che osannano l'autore, e riconoscere il medesimo talento riscontrato in Espiazione in altre sue fatiche letterarie.



Titolo: Cani neri
Autore: Ian McEwan
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 12€
N°di pagine: 212
Trama: Jeremy ha perso I genitori a otto anni in un incidente stradale: da allora va cercando dei sostituti, finchè li trova definitivamente nelle figure di Bernard e June Tremaine, adottati per così dire attraverso il matrimonio con Jenny. Bernard e June si incontrano nella Londra degli anni Quaranta; a unirli è l'amore reciproco e la fede nell'ideale comunista. Ma per paradosso saranno proprio il loro amore testardo e la cocente disillusione del comunismo ad allontanarli nel corso degli anni. Il romanzo è appunto un tributo a questi due vecchi, rappresentanti della generazione che ha vissuto la propria giovinezza durante il secondo conflitto mondiale, e il tentativo di Jeremy di ricucire nel ricordo il loro amore.

giovedì, luglio 11, 2019

Gocce d'inchiostro: Il figlio del tempo - Deborah Darkness

La prosa della Harkness è senza alcun dubbio una delle più potenti e importanti che si può calorosamente annoverare nella lista di quegli autori che occupano un posto speciale nel mio cuore. A giudicare dalla pubblicazione di questo nuovo romanzo e del poco polverone che ha sollevato, doveva trattarsi di un tassello non completamente utile nel comporre e riempire l’universo avviato con Diana e Matthew. Nonostante questo, nel mio Kobo la lettura de Il figlio del tempo fu immancabile, e, come una creatura antica, che osanna continuamente il sacro e il profano, si mosse con grazia nel mio cerchio persino con una certa delicatezza sessuale. Lanciando dunque bagliori iridescenti, quasi folgoranti, non ho potuto provare un certo gusto per riuscire a reperire qualcosa che mi impedisse di amare questa storia, che fortunatamente per me non è accaduto, stringendo le mie viscere in una stretta solida e ferrea.
La Harkness ha compiuto l’ennesima magia; ha sradicato la magia dal passato, ancora una volta, ha atteso in silenzio che qualcuno la notasse, e una volta estrapolata una storia come questa dal nulla ha svelato il suo asso nella manica in attesa che la sua modulata voce risuonasse nella mia testa a lungo.

Titolo: Il figlio del tempo
Autore: Debora Harkness
Casa editrice: Piemme
Prezzo: 19, 90 €
N° di pagine: 528
Trama: Si può, per amore, rinnegare la propria natura? Restare giovani per sempre, sfuggire alla tirannia del tempo; essere un vampiro vuol dire anche questo, e quando Matthew de Clermont fa la sua bizzarra e inquietante proposta al giovane Marcus – diventare, come lui, un non – morto – sta facendo molto più che salvargli la vita sul campo di battaglia. Gli sta offrendo l’opportunità di sconfiggere il tempo. È la fine del Settecento, e Matthew incontra il giovane chirurgo. Marcus in piena Rivoluzione americana. Da quell’incontro provvidenziale comincia il suo viaggio nella storia e ne l’eternità, sotto lo sguardo amorevole di Matthew e Diana, sua moglie e strega immortale, che lo considerano un figlio: è stato Matthew, in fondo, ad averlo fatto “rinascere”. Ma diventare un vampiro vuol dire lasciarsi indietro una parte di sé, e liberarsi dalla moralità significa rinunciare a ciò che, in fondo, ci rende umani. Due secoli dopo, a Parigi, sarà questo il tormento di Phoebe: umana, innamorata perdutamente di Marcus, dovrà decidere se accettare la meravigliosa e dolorosa transizione, e diventare vampira per seguire il suo cuore. Perché l’eternità è il dono più straordinario, ma anche più difficile, che si possa ricevere.

martedì, luglio 09, 2019

Gocce d'inchiostro: Luce d'estate ed è subito notte - Jón Kalman Stefánsson

Dovetti trattenere l’entusiasmo contagioso che avevo riservato a questa lettura dinanzi al fragore del mondo: la cosa che più desidero adesso, mentre tento di riporre in queste poche righe ciò che mi si agita ancora dentro, e che mi permisero di godere delle grazie di questa splendida storia, fu di dovermi preoccupare di dare coerenza alle mie parole. Perché, sebbene talvolta le parole mi abbiano aiutato nel momento del bisogno, non posso dire che mi hanno lasciato indifferente e pretendere che da questa ennesima recensione non trapeli nemmeno una parvenza di normalità. Scrivo ‘normalità’ perché, quando si tratta di cuore e emozioni spesso mi lascio andare a considerazioni insulse. Con Luce d’estate ed è subito notte mi ha però offerto qualche secondo per poter dare una risposta in più che possa lasciarmi e lasciarvi soddisfatti. Fingendo di non conoscere la piega che prenderanno gli eventi, poiché se avessi deciso di non sentire come mia questa storia non avrei avuto altro modo per conoscerla.





Titolo: Luce d’estate ed è subito notte
Autore: Jon Kalman Stefànsson
Casa editrice: Iperborea
Prezzo: 17€
N° di pagine: 304
Trama: ‘A volte nei posti piccoli la vita diventa più grande’, a volte la lontananza dal rumore del mondo ci apre al richiamo del cuore, dei sensi, dei sogni. È questo intenso sentire a erompere dalla vita di un paesino di quattrocento anime della campagna islandese, dove la luce infinita dell’estate fa venir voglia di scoperchiare le case e la notte eterna dell’inverno accende la magia delle stelle. Un microcosmo che è come una lente di ingrandimento sull’eterna partita tra i desideri umani e le trame del destino, tra i limiti della realtà e le ali dell’immaginazione. Il direttore del Magnifico che per decifrare la frase di un sogno si immerge nel latino e nell’astronomia fino ad abbandonare tutto per i segreti dell’universo, la postina avida di vita che legge ogni lettera per poi rendere pubblici i più piccanti affari privati dei compaesani, l’avvocato che crede che il mondo si regga sul calcolo ma poi scopre che non può contare i pesci nel mare né le sue lacrime. Ogni sentimento dell’animo umano sembra trovare spazio in un caleidoscopio di storie che abbraccia le pulsioni più torbide e i sentimenti più puri, il palpito dell’unica estate vissuta dagli agnelli prima di finire al macello il brivido di un rudere che risveglia i fantasmi, o il bisogno di mistero che è nell'uomo.

domenica, luglio 07, 2019

Gocce d'inchiostro: Come diventai monaca - César Aira

Non riesco a cancellare dal mio viso il forte senso di stupore, compassione e magia che mi causò l'incontro con un autore argentino come Aira, se non volevo perdere altro tempo. In questo momento, da dietro una piccola fessura, Come diventai monaca, inalberó in me un forte senso di curiosità. Anche se ho accolto questa opera con superficialità, la mia anima ha reagito nell'immediato, colpendo il mio cuore repentinamente, che si lanciò addosso come se stesse gridando vendetta con la sua dolcissima voce infantile.
Naturalmente il colpo fu inaspettato, e quasi imperterrita mi sono incagliata tra le sue pagine con un colpo secco. Laggiù, in sospeso, fra una dimensione e un'altra, avvolta nel fitto polverone della spettacolare ascesa di questo scrittore.






Titolo: Come diventai monaca
Autore: César Aira
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 16€
N°di pagine: 107
Trama: Madre, padre e figlia si sono appena trasferiti in città. Il padre prende per mano la bambina e la porta a mangiare il gelato, una delizia mai provata prima. Fra tutti i gusti e colori, la bambina, emozionata, sceglie la fragola. Il gelato però è disgustoso. Il padre insiste, sempre più arrabbiato, ma alla fine lo assaggia anche lui: effettivamente, è avariato. I due tornano sul luogo del misfatto e, preso da un raptus, il padre uccide il gelataio affogandolo nel gelato alla fragola. Dopo un periodo in ospedale a causa dell'intossocazione, la bambina comincia la scuola in ritardo rispetto ai compagni. Non sa leggere non sa scrivere e trova rifugio nella sua prodigiosa fantasia, popolata di radio che prendono vita, nane che fanno miracoli, dentiere rubate per il carnevale, cieli che si tingono di rosa. Mescolando il ricordo all'immaginazione crea mondi sensibili e delicati, poetici e meravigliosi. A partire dalla narrazione di sé: una narrazione tutta sua. Finché, così come è cominciato, il racconto si chiude col gelato alla fragola, protagonista di un'atroce vendetta.

venerdì, luglio 05, 2019

Gocce d'inchiostro: I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia - Thomas Mann

Non riesco ancora a credere che un romanzo come questo avesse languido sul mio scaffale per così tanto tempo. Eppure non mi sono mai mostrata entusiasta ne tanto intenzionata di immischiarmi in questa storia, fin quando la stretta solida e grezza dell'autore non strinse la mia. Volgendo il mio sguardo sul davanzale di una finestra cui non avevo riservato alcuna curiosità, compresi di non avere scelta; dovevo di nuovo dare voce a chi non ce l'aveva. O perlomeno che io non avevo ancora udito. E riconobbi che questo sarebbe stato il miglior momento per immergersi in uno scenario in cui non si assisterà nient'altro che alla decadenza di una famiglia. Dove la scienza e l'allegria sono due facce di una stessa medaglia, e che la si vive come se perennemente immersi in una baraonda solida e inespugnabile.
Titolo: I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia
Autore: Thomas Mann
Casa editrice: Newton e Compton
Prezzo: 4,90 €
N°di pagine: 692
Trama: Il primo grande romanzo di Thomas Mann racconta la storia di una famiglia tedesca dell'Ottocento che dopo anni di prosperità è esposta a una tragica decadenza: le basi di un patrimonio e di una potenza che sembravano incrollabili sono sgretolate da una forza ostinata e segreta.

mercoledì, luglio 03, 2019

Gocce d'inchiostro: Le assaggiatrici - Rosella Postorino

Penosamente in dubbio se il romanzo della Postorino avesse diritto ad un posto particolare in questo blog, cominciai a considerare un vantaggio non disprezzabile il fatto che almeno nutrisse di certi principi; anche perché l’incontro fra me e questo romanzo fu favorito dal Fato, dato che sino ad oggi non mi ero ancora mostrata entusiasta nell'osservare certe pratiche letterarie come condizione alla mia scelta. Conclusi che era finalmente giunto il momento, e che avrei dovuto agire in fretta poiché una sensazione, non propriamente buona, mi disse qualcosa che non avrei voluto sentire.
Perciò, non poter trattenermi più di tanto, per quanto attinenti al vero ed esaltando il passato, ero ancora alienata da diversi pregiudizi, tipicamente superficiali, che nemmeno la lettura de Le assaggiatrici ha superato con tatto. Anche se i requisiti di questa storia hanno reciso una certa differenza fra il sottilissimo confine fra reale e possibile, in quanto abbiamo continuato a vivere lontano l’uno dall’altro. Eppure i miei sentimenti sono stati in parte feriti, ma tutto sommato mi sono resa conto che trattare un certo tipo di argomento è qualcosa che perpetuerà nel tempo.




Titolo: Le assaggiatrici
Autore: Rosella Postorino
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 17€
N°di pagine: 285
Trama: La prima volta in cui Rosa Sauer entra nella stanza in cui dovrà continuare i suoi prossimi pasti è affamata. << Da anni avevamo fame e paura >>, dice. Siamo nell’autunno del 1943, a Gross Partsch, un villaggio molto vicino alla Tana del Lupo, il nascondiglio di Hitler. Ha ventisei anni, Rosa ed è arrivata da Berlino una settimana prima, ospite dei genitori di suo marito Gregor, che combatte sul fronte russo. Le Ss posano sotto ai suoi occhi un piatto squisito: <<mangiate >> dicono, e la fame ha la meglio sulla paura, la paura stessa diventa game. Dopo aver terminato il pasto, però, lei e le altre assaggiatrici devono restare per un’ora sotto osservazione in caserma, cavie di cui le SS studiano le reazioni per accertarsi che il cibo da servire a Hitler non sia avvelenato. Nell’ambiente chiuso di quella mensa forzata, sotto lo sguardo vigile dei loro carcerieri, fra le dieci giovani donne si allacciano, con lo scorrere dei mesi, alleanze, patti segreti e amicizie. Nel gruppo Rosa è subito la straniera, la “berlinese”: è difficile ottenere benevolenza, tuttavia lei si sorprende a cercarla, ad averne bisogno. Soprattutto con Elfriede, la ragazza più misteriosa e ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del ’44 in caserma arriva un nuovo comandate, Albert Zeigler. Severo e ingiusto, instaura sin dal primo giorno un clima di terrore, eppure – mentre su tutti, come una sorta di divinità che non compare mai, incombe il Fuhrer - fra lui e Rosa si crea un legame speciale, inaudito.

lunedì, luglio 01, 2019

Romanzi su misura: Giugno

Nei recap di fine mese mi accingo a spiegare quelle che non sono altro che i protagonisti del mese. Da buona amante della lettura e della letteratura sono certa che molti avranno superato ampiamente il numero delle mie letture, rendendomi conto che porei leggere di più.... O di meno 😊
Ma, parlando con serietà, leggere è per me un bisogno primordiale che spesso e non poche volte mi induce ad essere dinanzi a storie belle, indimenticabili o sensazionali che manomettono e innescano qualcosa dentro di me. Forse perché stimolo perfetto per la mia natura semplice ma scrupolosa. 




Sfide letterarie
Una storia che centellina in poche ma salienti pagine conflitti interiori di diverse tipologie: quello riguardante il desiderio di essere integrati in un posto in cui non ci si sente pienamente liberi, e quello riferito all’importanza del proprio IO. Rivisitazione di un epoca che al suo ascolto dà una visione più profonda dell’animo umano, scorgendo in lontananza un paesaggio che tuttavia mi ha resa troppo distante per poterne cogliere la bellezza.
Valutazione d’inchiostro: 4