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domenica, giugno 10, 2018

Gocce d'inchiostro: Il dominatore - Alma Katsu

Una delle mie innumerevoli escursioni letterarie mi vide in questi pomeriggi afosi nel Mainhe, ai giorni nostri ma anche alle soglie del XX secolo, soffrendo molto dell'arsura ma anche delle pene inflitte ai personaggi di questo straordinario romanzo. E' stato qualcosa di istintivo, spontaneo, e, sebbene posso raccontarmi una gran bella bugia, so per certo che con Il dominatore tutto ciò che avevo visto con Lanny, Adair, Jonathan, momentaneamente verrà sospeso. La pubblicazione del terzo e ultimo volume è ancora sconosciuta, e l'altro giorno ho ricevuto una loro visita inaspettata come se fosse l'avvento di un avvenimento. Una notizia che so potrà rendermi felice.








Titolo: Il dominatore
Autore: Alma Katsu
Casa editrice: Longanesi
Prezzo: 19, 90 €
N di pagine: 338
Trama: Lanny è una donna bellissima, sensuale e appassionata … E ha oltre duecento anni. Lanny è un immortale, ma la sua vita eterna le ha chiesto un sacrificio molto alto. Troppo alto. E' costretta a fuggire e a nascondersi di continuo, perché l'uomo che le ha donato l'immortalità, il potente e spietato Adair, vuole tenerla avvinta a sé, anche se lei ha trovato un altro uomo, e con lui un nuovo, profondo legame che le dà la forza in una quotidianità finalmente << normale >> e condivisa.
Adair ha più di mille anni, ma nella sua lunghissima vita non ha mai incontrato una donna come Lanny. E ora che si è liberato dalla cella in cui l'ha rinchiuso per più di un secolo, Adair deve scegliere: ascoltare la voce dell'odio e della vendetta, che gli impone di scovare Lanny e ucciderla dopo orribili sevizie? Oppure cedere a una voce più profonda e autentica, che non sentiva da secoli: quella dell'amore?
L'eros può rendere possibile l'impossibile, ma maggiore è la sua forza, più altro il prezzo da pagare …

La recensione:

Sapevo che era difficile far tacere la voce sottile e insinuante che ogni giorno parlava a quelle come noi, implorando che il supplizio avesse fine, fine … Non la morte, non esattamente, ma alla fine dell'infinito osservare, dell'eterno attendere. E sperare di essere felici ancora una volta, anche solo per un istante, giusto per sentire qualcosa di diverso dal grigio fluire sempre uguale a se stesso di ogni giorno deludente.

Non si vuole accettare se stessi, ma bisogna accettarsi per come si è. Ma come si fa ad accettare se stessi se il tuo io non è più finito, limitato, definito, ma indefinito, instabile, quasi disumano? Cosa fare quando, si intuisce, non si può fare alcunché se non vi è alcuna possibilità? Questo, si può ben dire, il nocciolo del secondo volume della saga degli Immortali, in cui io ho avvertito una certa ostilità, una certa rabbia, intorno a questi personaggi disumani. Ho avvertito un certo diniego. Ho avanzato a tentoni senza riuscire a sentire qualcosa di diverso da ciò che mi circondava. Il manto dell'oscurità contro cui avevo combattuto, la solitudine immensa nella prigione dei loro cuori.
La visione chiara e definita che avevo visto in Immortal ha alimentato il mio spirito, l'interesse riservato fra le pagine di questo secondo volume, grazie al mio amore per le storie appassionate e folli, nella quale ho scelto di credere. Il velo è stato sollevato e, subito dopo, ho divorato queste trecento pagine senza nemmeno accorgermene. Ho accettato l'essenza di questa storia forte, passionale, indomita, accettando la voce di un artista il cui tratto sognante è illimitato. Quello che ho vissuto, la concezione di amore dell'autrice, coincide con i miei gusti di lettrice, perdendomi nel mistero delle increspature del cuore - a cui talvolta deve sottomettersi -, con una maturità e una certa saggezza che mi ha letteralmente folgorato.
Come una normale lettrice sono andata al di là delle possessioni, dei tormenti fisici e morali inflitti alla povera anima dei personaggi, glorificando la mia personalità. L'ho fatto! Ho amato anche questa storia, e l'ho fatto attraverso Lanny, Jonathan, Luke, ritratti così bene nei due romanzi.
Da tutto questo penso possa dedursi quanto sia stato immane il piacere di carpire o scrutare l'anima di tutti loro, inondandomi di un ubriacante felicità, costringendomi ad imboccare una strada da cui non vedo ancora la luce.
Quello di Il dominatore è stata quel genere di lettura di cui ho decantato le bellezze dall'inizio alla fine, seducendomi col suo fare ammaliante e stupefacente, strappandomi dall'abisso del nulla, conducendomi in una specie di tunnel delle sofferenze in cui ho viaggiato. Il sesso trattato come una droga di cui non se ne ha mai abbastanza, il tempo come una quarta dimensione di un universo apparentemente tradizionale, un mondo ostile quasi ignorante in cui ho potuto percepire il tutto nella sua magnifica totalità.
Alma Katsu inietta nel sangue il veleno di un ossessione feroce, potente, delirante, in un epoca di cui si conosce molto poco. Lugubre, rumorosa, in una moltitudine di creature che vivono in condizioni penose e trascorrono la loro vita all'ombra sinistra di qualche mentore.
Intrigata ho affrontato Il dominatore con un insensata passione di spirito, un forte amore, una certa attenzione che ha imbrigliato le mie membra. Grande sognatrice, emozionata all'idea di incamminarsi verso questo nuovo mondo, aspirando a una felicità melodica e semplice.
Un affresco non al cento per cento meraviglioso per le continue divagazioni temporali, un opera che ho accolto rendendomi prigioniera di cose e peccati di cui non ne conosco nemmeno l'origine. La sala d'aspetto di un purgatorio in cui non vi è posto per alcun ripensamento, alcuna decisione, purché l'orribile visione che fuoriesce dall'oscurità non ci tormenti più.
Valutazione d'inchiostro: 4

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