Si, i classici mi fanno questo effetto. E tutto sommato anche Edith Warthon mi ha fatto gola, con questa storia intricata di svolte drammatiche e sempre più drastiche nella vita di Undine, in un momento particolare della sua vita in cui ha parlato più forte del dovuto.
I primi sforzi da giovane donna dell’alta società: la storia di un adolescente come tutte le altre che un mattino si << sveglia >> da un profondo stato di torpore e scopre di avere una faccia diversa. Un’anima completamente discontinua a quella dei suoi coetanei, della sua famiglia in una città che ha da sempre sortito un certo fascino e vende persino ogni rimasuglio della sua spiritualità pur di sopravvivere; la storia di una ragazza per i miei gusti antipatica, saccente ma furba e intelligente che scoverà il Male del secolo mediante ideali che ne alimentano il suo desiderio di essere libera. Galleggiando in una piscina colma di ansie, paure, luoghi e anfratti bui e angusti la cui mente acuta si scontra con idiomi poco compatti.
Edith Warthon, così come ogni classico che si rispetti, mi insegnò a guardare la storia ritratta con più attenzione, a misurare il peso di ogni parola e sillaba che entrarono nella costruzione di un capoverso, ma per quanto semplice ed essenzialmente stantia fosse il tutto, conversero in una rinascita totale che sguscia in forme mostruose e artificiali. Niente di sconvolgente e mai visto, per quanto mi riguarda, ma questo sfoggio di coraggio, altezzosità talvolta, baldanza e superba. Le storie che si dipanano fra le pagine dei romanzi di Edith Warthon hanno tutti in comune il semplice fatto che sollevano critiche, forme di ribellioni artistico e sociale differenziando il prossimo per virtù e concezioni filosofiche. Nonostante non sia nata nell’epoca che descrive l’autrice, non disnego mai l’occasione di fiondarmici fra le sue pagine pronta a sbarcare per una nuova lettura. E dalla mia camera, dal santuario magico in cui sono intrappolate storie d’infinita bellezza, vedo annidate una sequela di occasioni che non esulano niente di speciale o particolare ma avrebbero dovuto portarmi semplicemente per una ragione. Comprendere i paradigmi che intercorrono fra vecchio e nuovo, passato e presente. Ho sempre pensato, che chi ebbe la fortuna di conoscere in vita Edith Warthon si sarà sentito intimorito, quasi a disagio, nel nutrire un timore quasi reverenziale nei riguardi di una donna bella, ma algida e anche un po’ schizzinosa, che anche alcuni importanti personaggi, come Fitzgeralfd, andavano a chiedergli consiglio. Discretamente, s’intende.
Nessuno potè mai sfondare quella corazza imperscrutabile e invalicabile. Persino chi la conosceva da anni. Allora si lessero i suoi romanzi, le sue opere, i suoi diari per comprenderla appieno. Scavando nella terra proprio dove lei mise piede e portarci dietro tutto ciò che lei vi trovò. Per quanto mi riguarda, ho constatato questa esperienza mistica esattamente come fecero in passato altri autori, tentando di manovrare quei meccanismi che inizialmente mi sono sembrati criptici. Se quelli che lo hanno abbandonato non avessero considerato il loro ritorno alla stregua di una risa, non avrebbero visto come l’America era quel luogo oscuro, svuotato di fascino e ricchezza di cui la stessa autrice avvertì sensazioni avvicendarsi come ombre sempre più ostili di cui la società fu oscurata da un’ombra più oscura della guerra civile. La Wharton avvertì un certo dissenso, in tutto ciò, perciò descrisse così bene queste storie. L’irritante egualitarismo della vita americana, sentimenti ambivalenti o ignoranti nei confronti del passato, la nebulosità di valori, l’assenza di cultura, e la povertà intellettuale che si riscontra in quest’opera e in altre pubblicate dall’autrice descrive quell’età dell’oro in cui la gerarchia sociale, la libertà personale, il rispetto per il prossimo e il passato e una consapevolezza di quei valori che dominano la vita dell’alta società di New York.C’è un vincolo che lega i valori di una società e il suo ambiente sociale, l’esistenza vuota dei personaggi e la sua correttezza. Ma comprendendo l’ambiente possiamo comprendere le persone. I poveri infatti non erano tali come classe sociale quanto condizione. Da qui l’inutilità dello sforzo umano. La vita aveva molto di più da offrire a dispetto di ciò che ci riserva. Bisogna solo abituarsi ad osservare il mondo con occhi gentili, anziché criticarlo e scrutarlo a fondo. E nel momento in cui ci è riservata una parola gentile ci sorprendiamo che ci sia posta.

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