giovedì 12 dicembre 2019

Gocce d'inchiostro: Rosamund. La famuiglia Audrey, volume 3 - Rebecca West

Con un senso di avvilimento ho tirato fuori dal mio Kobo l’ultimo volume di questa saga: eccolo con la sua copertina color nocciola, proprio come è luminosa e antica la sua provenienza. La storia poi non sarebbe stata così differente ai volumi precedenti, di cui non ho potuto sottrarmi, se questo terzo e ultimo volume decreta la fine di un viaggio bello ma non esaltante. Non ho potuto fare a meno di precipitarmi e fiondarmi fra le pagine di Rosamund, ma mi sono aggrappata alla forte convinzione e speranza che mi avesse tirata un po’ troppo fuori da ciò che avevo visto nei volumi precedenti; in cuor mio immaginavo di dover aspettare qualcosa del genere, ma ci sarebbe stato ancora tempo. Grande confusione, un andirivieni fra presente e passato, il tutto che si svolse in pochi dialoghi, eccessive descrizioni, con il quale sono stata in compagnia di quelle figure distorte e dilaniate che mi avevano tenuto in compagnia la scorsa settimana. Riflettendoci, quella della West non è una saga famigliare particolarmente bella, indimenticabile, emozionante. Eppure non farsi trascinare dagli eventi è stato davvero impossibile, confutare quei momenti in cui mi ritrovai sola con la sua creatrice fin quando le nostre anime si fusero in un unico essere.

Titolo: Rosamund. La famiglia Audrey, volume 3
Autore: Rebecca West
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 380
Trama: Gli scintillanti anni Venti sono arrivati. La povertà dell’infanzia è solo un ricordo per le gemelle Aubrey: ormai sono due pianiste famose, girano l’America soggiornando negli alberghi più esclusivi, vengono accolte come star alle feste d’elite, dove lo champagne scorre a fiumi e gli invitati sono ricchi, affascinanti e privilegiati. Eppure c’è uno strato di malinconia ad ammantare il successo: il ricordo della mamma e dell’adorato fratello torna spesso a fare loro visita. Un’altra brutta sorpresa è in arrivo: la cugina Rosamund sposerà un uomo che non la merita. Ma il capitolo mariti è solo all’inizio: anche Rose troverà finalmente l’amore, la più deliziosa delle scoperte.

martedì 10 dicembre 2019

Gocce d'inchiostro: Tra le rovine della grande fabbrica - Il Reverendo Stone

Tra tutte le letture che ho compiuto negli anni, quando mi predispongo a riporre nero su bianco le mie vivide impressioni, sprofondo fra i meandri più reconditi e oscuri delle menti dei loro creatori e guardo attentamente ciò che mi si para dinanzi. Pochi ( veramente pochi ) autori che amano interpretare e comprendere il linguaggio contorto delle poesie sono apparsi in queste pagine. Ne fu un eccezione il Reverendo Stone, che con la sua raccolta di poesie ebbe il potere di ammaliarmi, sedurmi, condurmi lontano dal tempo e dallo spazio con la tranquillità di chi è perso in meditazioni. Quest’oggi è infatti la volta di Tra le rovine della grande fabbrica, e il poema che mi è stato trasmesso ha illuminato in piena forma la sua figura, il suo essere, la sua anima così profonda e a tratti drammatica, cesellando come un cammeo sullo sfondo scuro della vita.
Non mi accorsi, dunque, che mi aveva seguita e che, acquattato in un angolino invisibile, attendeva che io mi accorgessi di lui. E quando giunse il momento, mi colse del tutto impreparata. Tra le rovine della grande fabbrica non espugna nulla di nuovo di ciò che si possa aspettare da una raccolta di poesie, proprio come questa, eppure mi ha reso protagonista di svariate sensazioni che mi hanno fatto sentire “esaltata”, incantata. Come un arcobaleno variopinto di colori che inevitabilmente si è addensato sul mio destino, questa piccola raccolta designa come non sempre la poesia deve essere attribuita alla noia o al tedio, ma che, cogliendo aspetti di vita in frammenti comuni, ha corroso il mio animo in un modo non del tutto normale, infervorando per le sfavillanti emozioni che la sua lettura ha sortito così bene.



Titolo: Tra le rovine della grande guerra
Autore: Il Reverendo Stone
Casa editrice: Amande
Prezzo: 9, 90 €
N° di pagine: 176
Trama: Tra le rovine della Grande Fabbrica è un lavoro maturo, intenso e vivo. Dalle pagine traspare una poetica densa e sporca che non solo mette a nudo l’autore, ma ci fa vivere sotto la sua stessa pelle.


La recensione:

 
La vita
Questo brusio
Che non ci abbandona mai
L’assenza nitida e cristallina
Di qualsiasi voglia forma d’arte …


Nella luce di un tramonto d’inizio dicembre, che si affievoliva sempre di più, trottai lungo la pianeggiante landa deserta del Reverendo Stone, la cui anima si era librata agile ma con estrema cura fra masse di carne e ossa che vagano lungo la riva dell’assurdo, grigie miglia spalleggiate all’orizzonte da ripide e brusche cadenze drammatiche sulla cui sommità si ergevano i timori, le perplessità di un piccolo grande sognatore, che pareva fosse stato intrappolato in un esistenza nuda e cruda che non avverte più come sua.
Fui così assorta nella lettura di Tra le rovine della grande fabbrica, che sebbene promulga un genere letterario che io non amo, durante il corso della sua lettura non riuscì a parlare per una manciata di minuti; il silenzio era rotto esclusivamente dallo sfogliare di pagine invisibili bianche o quasi piene. Il sentiero che percorsi fu così solitario che le mie perplessità al riguardo scivolarono fuori da sole come gusci e more che pendono pesanti da grappoli e cespugli; di tanto in tanto, qualche poesia mi agganciava saldamente e mi integrò completamente al paesaggio circostante.
Da una raccolta di poesie come questa non sempre è facile evidenziare il momento in cui si palesino le intenzioni dell’autore lasciando il lettore a libere interpretazioni, mentre il filo poetico va a mutarsi in una brezza costante che scherza sui nostri visi; il “rivestimento” vivo di un fiume di coscienza profondo e denso è l’aspetto più bello dell’intera raccolta, la cui superficie letteraria assomiglia a quella di altre bellissime storie che nel corso degli anni ho amato e vissuto intensamente. Lo spettacolo dunque mi affascinò sin dal primo momento in cui vi misi piede, che toccò il mio viso come una delicata carezza, man mano divenne più scuro sotto la sferzata violenta e sorprendente della vita e i pensieri, che nelle fatiche tormentose in cui si assimilano le cose si liberavano in osservazioni, confidenze, speranze, si smarrirono in un fiume prorompente di emozioni altalenanti che hanno distorto la mia anima.
Non sarei dovuta essere qui, ma se non avessi accettato di leggere quest'opera de il Reverendo Stone, non credo avrei potuto apprezzare per gradi la semplicità di una prosa asciutta e semplice ma dalla quale si cela un abile lettore di anime. Un poeta, un cantautore che mediante versi si è avvicinato alla vita, sottolineandola nel modo più accurato possibile.
Intrenta a fissare la sua anima, racchiusa nei limiti del possibile, in un viaggio in cui resta tutto ma niente, in cui il tempo sembra scorrere con ordine, va e viene a seconda di come gli pare e piace, Tra le rovine della grande fabbrica mi ha connesso a un livello così intimo col suo creatore che, ad un certo punto, mi ha sottratto da una valle di fuoco, feroci tempeste, vagando come uno spettro nella landa oscura del sentimento.
L’esordio di questo autore sancisce un “nuovo” incontro tra me e la poesia, questa volta più bello e deciso. Qualcosa di molto semplice è stato custodito come un gioiellino con un tocco completamente personale, trattando e scrivendo versi con un certo amore. In una sferzata di colori che scivolano fra luce ed oscurità, in un delicato meccanismo, in un accozzaglia di parole che dietro il liquido vero della loro essenza si levarono contro il cielo come un canto.

Hai creduto davvero
Che tutto avesse un senso
Che bastasse provarci davvero
Che bastasse provarci più forte
Che bastasse chiedere
Col giusto tono
Scegliendo le giuste parole
Che bastasse trovare un buon ritmo
E magari ballarci un po’ sopra
Con un bel sorriso di merda stampato in faccia …


Valutazione d’inchiostro: 4

domenica 8 dicembre 2019

Gocce d'inchiostro: Nel cuore della notte. La famiglia Audrey, volume 2 - Rebecca West


Problemi di programmazione come quelli che tartassano i miei pensieri, in questi ultimi giorni dell’anno, furono risolti in una settimana, l’incredibile schiera di giorni frenetici, spassionati che mi hanno vista compiere tante cose, gesti folli o sconsiderati, si profilarono nettamente in questo momento. Quest’oggi sarebbe toccato al secondo volume de La famiglia Aubrey, di cui Nel cuore della notte è la lettura prescelta, e questa, il mio spassionato pensiero al riguardo. Cos’avrei dovuto aspettarmi? Proprio io che mi sono sempre mostrata restia ad iniziare questa nuova sagha famigliare; niente a che vedere con la mia amata Elizabeth Jane Howard, ma che ha diviso e ridotto il mio cuore in minuscoli pezzettini. Ebbene si, poiché tornare in un luogo che non si può assolutamente dimenticare, non tanto per i luoghi descritti quanto le tematiche delineate, è davvero assurdo. Nel cuore della notte avrebbe dovuto essere il continuo, il volume di mezzo e questo per me è stato un passo in più a dispetto della storia del primo volume. Come avrei potuto restare indifferente ai brutali colpi che sono stati inflitti al mio cuore, pagina dopo pagina e non preoccuparmi del timore che le sorelle Aubrey perdessero non solo beni mobili ma anche famigliari? 
Un salto nel vuoto e fui colta a divorare le pagine come se animate da volontà propria. E dimenticando ogni cosa, assorbendo la linfa vitale della carta, mi sono presa l’incarico di custodire questa storia, e le sue figure, racchiudendole nel palmo della mia mano, senza alcuna implicazione o conseguenza di ciò a cui avrei dovuto dare peso in futuro.


Titolo: Nel cuore della notte. La famiglia Audrey, volume 2
Autore: Rebecca West
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 400
Trama: E’ trascorso qualche anno da quando abbiamo salutato la famiglia Aubrey. Le bambine non sono più tali: i corsetti e gli abiti si sono fatti più attilati, le acconciature più sofisticate; l’ozio delle giornate estive è solo un ricordo. Oggi le Aubrey sono giovani donne, e ognuna ha preso la sua strada: le gemelle Mary e Rose sono due pianiste affermate e vivono le difficoltà che comporta avere un talento straordinario. La sorella maggiore, Cordelia, ha abbandonato le velleità artistiche per sposarsi e accomodarsi nel ruolo di moglie convenzionale. La cugina Rosamund, affascinante più che mai, lavora come infermiera. La madre comincia pian piano a spegnersi, mentre il padre è sparito definitivamente. Poi c’è lui, il piccolo Richard Quin, che si è trasformato in un giovane seduttore brillante e, sempre più, adorato da tutti.  La guerra, che piomberà sulla famiglia come una catastrofe annunciata, busserà anche alla sua porta, e sconvolgerà ogni cosa. Mentre l’Iinghilterra intera è costretta a separarsi dai suoi uomini, l’universo delle Aubrey si fa sempre più esclusivamente femminile: gli uomini e l’amore rimangono un grande mistero, un terreno inesplorato da attraversare, pagine ancora tutte da scrivere che, forse, troveranno spazio nel prossimo volume di questa appassionante saga famigliare.

venerdì 6 dicembre 2019

Gocce d'inchiostro: La leggenda della rosa di Natale - Selma Lagerlof

Fu in occasione dell’avvento del Natale, dopo mesi di letture svariate ma intense, che per accogliere questa festività che più amo con il giusto approccio, lasciai le mie velleità alle parole o alle vicissitudini letterarie di autori che hanno scritto romanzi incentrati sul Natale o ambientati in questo periodo accogliendo il loro invito come un caldo abbraccio.
Mi ritrassi così in me stessa, come se fossi stata colpita da una qualche sconosciuta ma potente forza, che mi tentò a raggiungere e perseguire il mio obiettivo. Le letture che popoleranno le pagine di questo blog in questi trenta giorni espugneranno allegramente e con determinazione il mio intento di arricchire Sogni d’inchiostro di episodi pregni di eventi principalmente natalizi. La leggenda della rosa di Natale ne è un esempio, il primo che dà il via a questo mio folle e piccolo progetto. Una lettura non propriamente necessaria che tuttavia ci tiene presente del tempo che scorre, fiaba moralista e fatalista che mi ha dato la sensazione di assorbirne la sua intera essenza. Le cose, il mondo circostante hanno un suo andamento, un suo processo funzionale, e quello della Langerlof è per l’appunto un tentativo spirituale a mio avviso ben riuscito, che con semplicità e vigore getta una particolare luce sul ruolo che esercita l’individuo e il suo relazionarsi col mondo.

Titolo: La leggenda della rosa di Natale
Autore: Selma Lagerlof
Casa editrice: Iperborea
Prezzo: 15 €
N° di pagine:128
Trama: Una foresta innevata che si trasforma a Natale in un meraviglioso giardino, impervie montagne che rivelano miniere d’argento, schiere di anime perdute che penetrano tra i ghiacci eterni, accudite da una vecchietta abbandonata che non si rassegna alla solitudine: è la Svezia delle antiche fiabe che rivive in questi racconti di Selma Lagerlof, quella dei miti e delle leggende, delle storie tramandate al lume di candela nelle lunghe notti nordiche. Ma come nei suoi grandi ronmanzi, lo sfondo fantastico serve a raccontare i desideri, le passioni, le grandi domande morali. La fede nella bellezza di un vecchio abate che fa nascere un fiore nel buio inverno del Nord, la giovane che perde il suo amore in mare e trova nei sogni come riportarlo in vita, il violinista presuntuoso che impara l’umiltà dalla musica di un ruscello. Dietro un’apparente semplicità emerge una sottile indagine dell’animo umano: non c’è mai un “vissero felici e contenti” nelle sue storie, ma il lieto fine è segnato da una redenzione, l’accettazione di un limite, il superamento di una paura, una ritrovata fiducia nella fantasia. E quasi sempre il “miracolo” avviene attraverso un racconto nel racconto, quell’inesauribile potere dell’immaginazione di far vedere la realtà con altri occhi o di ricrearla, di trasformare uno scrigno nascosto nel tesoro dell’imperatrice Maria Teresa, e di insegnare a re Gustavo come il valore degli uomini superi ogni ricchezza.

mercoledì 4 dicembre 2019

Gocce d'inchiostro: La famiglia Audrey - Rebecca West

Intrigata dalla bellissima copertina, mi sono avvicinata alla famiglia Aubrey, sul finire dell’undicesimo mese dell’anno, mentre coloro che mi avrebbero presto conquistata si erano stanziati dinanzi a me come splendide apparizioni.
Le tematiche sono piuttosto simili a quelli narrati in altri romanzi, come Company Parade, la saga dei Cazalet o I Buddenbroch per il loro continuo stare così ben avvinghiati al passato; alcuna frescura, alcuna ventata di positività o serenità nel buio, se non nei cuori di chi legge e di chi parla.
Mi sedetti nella mia poltrona preferita, con il plaid sulle gambe e il romanzo a mò di leggio non sapendo proprio cosa dovessi aspettarmi da questa famiglia così disgraziata; infatti, da quant’è che la Fazi ne ha acquistato i diritti l’impulso di distanziarmi soffocò qualunque cosa.
L’avvento inaspettato di questa lettura, tuttavia, avvenne nel momento in cui meno me lo sarei aspettata; mediante una sfida indetta su Facebook, che mi colpì, mi invaghì a tal punto che mi scoprì intrigata, sin dal primo momento in cui vi misi piede, quasi pentita per non averci pensato prima, mentre quell’impulso di allontanamento era completamente scomparso. A stento ho potuto così distinguere ciò che mi ha sussurrato la ragione e ciò che invece mi ha detto il cuore, che intercorrendo fra noi su due stessi binari sarebbe stato un semplice episodio da annoverarsi nella mia carriera d lettrice, di lunga durata e a lungo ricordato; per questo motivo, la recensione di questo romanzo mi vede già impegnata nella lettura del suo successore, considerato dai lettori che lo hanno letto, una sorta di nicchia nascosta dalla quale confido di poter tranquillamente osservare e giudicare l’interessante mondo esterno di queste piccole grandi combattenti, dominate dalla forza e da emozioni contrastanti e inducibili, forti e indomabili.



Titolo: La famiglia Audrey
Autore: Rebecca West
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 570
Trama: Gli Aubrey sono una famiglia fuori dal comune: una famiglia di artisti. Poveri ma molto uniti, fanno fronte alle difficoltà quotidiane con grande spirito. Si spostano in continuazione a seconda dell’impiego del padre, Piers: giornalista e scrittore molto stimato, vive in un mondo tutto suo, ha un problema con la gestione del denaro e un debole per il gioco d’azzardo. E’ la madre Clare a tenere le fila: pianista dotatissima, ha rinunciato alla carriera per i figli; logorata ma mai abbattuta, ha trasmesso la sua passione per la musica anche a loro. Le due gemelle Mary e Rose sono due talenti precoci, votate al pianoforte, sveglie e disincantate. Il fratellino minore, Richard, è adorato e coccolato da tutti; e infine c’è Cordelia, la figlia maggiore: molto bella e naturalmente priva di velleità artistiche, non è dotata come le sorelle ma è troppo ottusa per accorgersene.

lunedì 2 dicembre 2019

Romanzi su misura: Novembre

Novembre è l’undicesimo mese dell’anno, e piuttosto ricco, adesso che si è concluso con l’avvento di dicembre. Seduta alla scrivania, dinanzi al mio pc, con aria grave penso a …. Cosa? A come volino i giorni, le settimane, i mesi, al tempo andato in cui presi la decisione di aprire questo blog ed enunciarmi in un mondo che non ha una sua voce. Non uno ne due, ma bensì tre anni perseguo questo percorso che oramai è divenuto la linfa vitale dei miei giorni, sfogo per la mia anima semplice ma appassionata, intraprendente, ambiziosa e coraggiosa. Un mese, qualche giorno, e il 2019 si conclude…
Ma prima di tirare le somme, è ora di pensare a cosa ho letto in questo mese appena trascorso che, come un menù dalle diverse pietanze, è un ordinazione di romanzi che ho letto e divorato con passione, ansia, fermento e integrità che serberò per sempre nella mia memoria. E non soltanto sono sicura che da certe letture ne ricaverò vantaggio, ma che certe cose sono ispirazioni, idee che in un futuro prossimo prenderò certamente in considerazione. 
Cosa fare, dunque, se non parlarvi di quegli amici di carta e inchiostro, che mi hanno accompagnata in pomeriggi grigi e solitari? E l’ennesimo riepilogo è la chiave di tutto per dimostrare qualcosa che, in alcuni momenti, anche se in minima parte, mi ha distrutto. E questo è quanto.




Romanzi su misura in digitale:


Un'esplicita manifestazione d'amore su due ragazzi di età diversa e sulle difficoltà che dovranno affrontare per coronare il loro sogno. Un viaggio che continua oltre la carta, e a cui non ho assegnato il massimo dei voti semplicemente per la visione pessimistica che l’autrice riserva ai suoi personaggi. La vita sa essere crudele ed egoista, talvolta, ma sotto sotto ogni tanto può anche riservarci sensazioni positive da lasciarci senza parole. Conflitti interiori che potrebbero donarci una visione più ampia di noi stessi.
Valutazione d’inchiostro: 4 e mezzo

sabato 30 novembre 2019

Nient'altro che libri e fiocchi di neve


Si sa, il Natale, persino mentre scrivo questa parola, è l’avvento di una delle festività più belle che ci siano. Anno dopo anno, non nascondo, che me ne innamoro sempre di più, ed è talmente bello sentire l’atmosfera natalizia: le luci sfavillanti e scintillanti illuminare viali lunghi e alberati, la neve che condensata in piccoli fiocchi si deposita nel palmo di una mano, gli alberi grandi e svettanti ricchi di addobbi e regali. Attira tanta gente il Natale, e come loro anche me, che da sempre lo sogno magico e indimenticabile come quello della famiglia McCallister dopo che ritrovano il figlio scomparso. Non soltanto i regali, l’avvento di Babbo Natale e le sue vecchie renne, ma la magia, l’aura di misticismo e surrealismo che si  deposita, nella notte del 24 dicembre.
Il post di quest’oggi, tuttavia, non vuole presumere o divulgare le mie idee in proposito, bensì consigliare, persino a me stessa, quale tipo di lettura è più adatta in questo periodo. Con trame di tutto punto, copertine che ritraggono paesaggi innevati o con stelle natalizie, pronti ad essere accolti da un numero discreto di lettori che potrebbero poi divenire memorabili nel tempo. Una volta che si prova a leggerne anche uno solo, ci si prende gusto. Dio, come se no!
E dopo oltre un centinaio di recensioni, riepiloghi mensili, autori preferiti, la mia voce nel bel mezzo di tante altre desidera conferire un chè di natalizio a questo piccolo angolo virtuale. Come? Oh, proprio portandovi nel cuore del Natale. Dentro fino al collo, per un mesetto circa.
E stregata da tutto questo, quale miglior modo se non leggere di Natale e di eventi che accadranno esclusivamente in questo periodo in romanzi di cui non ne conoscevo nemmeno l’esistenza.
Non perdiamo allora altro tempo, e carta e penna alla mano non abbiamo bisogno di altro. Non preoccupatevi! 
Muoio dalla voglia di sapere cosa invece leggerete voi, cari amici! Nel frattempo, spero di riuscire nel mio intento e, in questi ultimi giorni, tenervi impegnati con le recensioni di alcuni di questi romanzi J



Titolo: La leggenda della rosa di Natale
Autore: Selma Lagerlof
Casa editrice: Iperborea
Prezzo: 15 €
N° di pagine: 128
Trama: Una foresta innevata che si trasforma a Natale in un meraviglioso giardino, impervie montagne che rivelano miniere d’argento, schiere d’anime perdute che penano tra i ghiacci eterni, accudite da una vecchietta abbandonata che non si rassegna alla solitudine: è la Svezia delle antiche fiabe che rivive in questi racconti di Selma Lagerlof, quella dei miti e delle leggende, delle storie tramandate al lume di candela nelle lunghe notti nordiche. Ma come nei suoi grandi romanzi, lo sfondo fantastico serve a raccontare i desideri, le passioni, le grandi domande morali. La fede nella bellezza di un vecchio abate che fa nascere un fiore nel buio inverno del Nord, la giovane che perde il suo amore in mare e trova nei sogni come riportarlo in vita, il violinista presuntuoso che impara l’umiltà dalla musica di un ruscello. Dietro un’apparente semplicità emerge una sottile indagine dell’animo umano: non c’è mai un “vissero felici e contenti” nelle sue storie, ma il lieto fine è segnato da una redenzione, l’accettazione di un limite, il superamento di una paura, una ritrovata fiducia nella fantasia. E quasi sempre il “miracolo” avviene attraverso un racconto nel racconto, quell’inesauribile potere dell’immaginazione di far vedere la realtà con altri occhi o di ricrearla, di trasformare uno scrigno nascosto nel tesoro dell’imperatrice Maria Teresa, e di insegnare a re Gustavo come il valore degli uomini superi ogni ricchezza.

giovedì 28 novembre 2019

Gocce d'inchiostro: Tony e Susan - Austin Wright

Ad affascinarmi è stata l’aura di mistero, ammaliamento che suscitarono le sue pagine. Non la brutalità, né l’intelligenza se non la furbizia che è stata usata per scrivere questo romanzo. Stare sulle proprie, ma alle sue regole. Come un ente supremo e dominante, mi ha controllato sin dal primo momento in cui decisi di imbarcarmi in questa storia. Ma cos’avrebbe detto Austin Wright se avesse saputo che in Tony e Susan non mi sono sentita completamente al mio posto? Lo scrittore che ha visto la seconda guerra mondiale, ha ideato la storia che si portò dentro ignaro che nel XXI secolo questo tipo di storie avrebbero sortito un effetto completamente poco attitudinale. Non sarebbe riuscita ad avere un posto speciale nei meandri della letteratura americana, se l’atto del descrivere l’allegoria di una forma violenta e suprema che predomina e subentra su ogni cosa si divide in passi rituali, concentrazione e autocontrollo. A fregarlo, a mio avviso, è stato il ritmo troppo serrato della narrazione di sfociare nel turbamento, nell’apprensione che alla fine sfumano con la consapevolezza che la scrittura è spesso un buon surrogato contro i rimedi del cuore e dell’anima. Non lasciando alcuna prova tangibile, che tuttavia si consuma in brutte sensazioni che non ci lasceranno mai. Sorvegliando la mente, lì, cercando di darci bella posta.

Titolo: Tony e Susan
Autore: Austin Wright
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 19, 50 €
N° di pagine: 408
Trama: Confessa, lettore. Se un conoscente ti recapita un manoscritto ingiungendoti di leggerlo entro qualche giorno, quando vorrà incontrarti per un responso, cosa provi? Nervosismo? Fastidio? Imbarazzo? Bene, più o meno quello che prova Susan, anche perché il mittente non è una persona qualsiasi, ma il suo ex marito, e il romanzo che le ha spedito è quello che ha fantasticato di scrivere, senza riuscirci, per tutta la durata del matrimonio. Quindi mentre tu, lettore, puoi accampare un qualsiasi pretesto che ti impedisce di fare quanto più desidereresti al mondo, cioè leggere quel benedetto manoscritto. Susan deve sedersi, e cominciare da pagina uno. Dove si racconta di una famiglia che torna a casa nella notte, in aperta campagna. Di un sorpasso e di un contropasso con una macchina sconosciuta. Di uno scambio di insulti dai finestrini. Di un agguato, qualche chilometro dopo. Di una moglie e una figlia portate via da tre balordi. Di un uiomo rimasto solo, che vaga alla loro ricerca in una notte che, come un incubo perfetto, sembra sempre ricominciare daccapo. Allora, lettore? Se alla fine hai ceduto anche tu, se ormai stai leggendo da sopra le spalle di Susan, devi fermarti, come lei. Fare una pausa. Cercare conforto nei suoi pensieri, nel suo sforzo di capire da dove tutto questo abbia avuto inizio. Prima o poi però, insieme a lei, dovrai ricominciare a leggere. Di alcuni fatti muti, semplici, atroci. E di una lenta, feroce, allucinata vendetta…

martedì 26 novembre 2019

Gocce d'inchiostro: Il cardellino - Donna Tartt

Il viaggio fra la ricchezza di parole, la maestosità con cui è stato scritto questo romanzo porta con sé un gelido eco degli anni ’40, un sentore di precauzioni e austerità. Sprofondata come in un’isola sotto l’effetto di uno strambo incantesimo, come se ci fossi sempre stata, ne Il cardellino apparentemente ho rifugito da un epoca, un tiepido alone di speranza, un generico molle sentore di cose antiche, che poi splende nella nitidezza, nel colore, nella luce, come un retaggio che oscilla continuamente fra la vita e la morte, in un gioco di luci e ombre che strascica sui piedi, palco immerso nella penombra.
Quando si odono voci smorzate di anime curiose dalla vita, ma avvolti da una certa aura di tristezza e drammaticità, che sedimenta nell’animo come un male incurabile, coloro che non ne riconoscono la provenienza sono affascinati, incuriositi, affamati nel conoscere qualcosa di cui se ne ignorava completamente l’esistenza più di quanto lo si credeva.
Con l’imminente uscita della trasposizione cinematogtafica, ho così accolto Il cardellino nel mio cantuccio personale partecipando nient’altro che a una parata di affetti, legami trovati e poi perduti, mancati o troncati che tuttavia niente e nessuno potrà mai colmare ed in cui il significato intrinseco di queste parole avrà una certa valenza. Ebbene si, poiché quella narrata è una certa grandezza che è stata proiettata nel mondo e non che appartiene al mondo in quanto incomprensibile ma vivo, dotato di un suo cuore bel magrado. Donna Tartt, a questo proposito, ha riconosciuto negli strascichi e nel linguaggio indecifrabile ma di ampio spazio dell’arte, i reduci di un piccolo capolavoro a sé, che conta su commettenti importanti quanto indispensabili. E, come nella stessa arte, ha messo in mostra un piccolo gioiellino che è stato esposto sotto un cielo perennemente grigio e fosco.
Titolo: Il cardellino
Autore: Donna Tartt
Casa editrice: Bur
Prezzo: 17€
N° di pagine: 900
Trama: La storia di Theo Decker, sopravvissuto, appena tredicenne, all’attentato terroristico che in un istante manda in pezzi la sua vita. Solo a New York, senza parenti né un posto dove stare, viene accolto dalla ricca famiglia di un suo compagno di scuola. A disagio nella sua nuova casa di Park Avenue, isolato dagli amici e tormentato dalla nostalgia per la madre, l’unica cosa che riesce a consolarlo è un piccolo quadro dal fascino singolare. E da lì, il suo futuro diventa una rocambolesca giravolta tra salotti chic, amori e criminalità, guidato da una pulsione autodistruttiva, impossibile da controllare.

domenica 24 novembre 2019

Gocce d'inchiostro: Il lungo sguardo - Elizabeth Jane Howard

L'ho già fatto. Questo 2019 mi ha vista completamente immersa fra le campagne rurali londinesi, nei primi anni '20, e da lì non sarei mai voluta tornare indietro: vorrei viverci in eterno. Vorrei 'crescere 'con persone che adesso non esistono più. Vorrei assistere a quel momento in cui la piccola ed ingenua Beth emise il suo vagito nel mondo, e, successivamente, trascinata in una realtà assurda, brutale e cruda che proclameranno il suo destino. 
Non siamo obbligati a tenere conto degli 'insegnamenti' dei genitori, ma per Elizabeth Jane Howard fu così eccessiva che pose l'autrice in situazioni quasi sempre conflittuali, e di cui i suoi romanzi sono uno specchio in cui ciò poté riflettersi. Il lungo sguardo, così come altre sue opere, diviene così una biografia, uno squarcio di vita dell'autrice, che segue una fase e poi un'altra, consapevole del percorso intrapreso. Combinando acume e sensibilità, in una sequela di crisi create ad arte e di vuoti che il suo lungo sguardo ci elargí negli anni.




Titolo: Il lungo sguardo
Autore: Elizabeth Jane Howard
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 17,50 €
N°di pagine: 511
Trama: 1950, Londra. Antonia e Conrad Fleming stanno aspettando gli ospiti per la cena di fidanzamento del figlio Julian. Ogni cosa è pronta nella bella villa sulla collina di Hampstead, da cui si gode una magnifica vista sulla città; la casa sta per accogliere, impeccabile, l'élite londinese che celebrerà l'occasione. Eppure la voce e lo sguardo di Antonia sono velati dal disincanto e dalla sensazione, quasi una certezza, che le cose, in fondo, sarebbero potute andare in modo diverso. Così si chiude il racconto del matrimonio ventennale dei Fleming, una vicenda che solca l'esistenza di marito e moglie dal presente fino a loro primo incontro, in un percorso a ritroso che ci porta a conoscere i due in giovane età, quando Antonio era la splendida adolescente che si faceva chiamare Toni.

venerdì 22 novembre 2019

Gocce d'inchiostro: La vita gioca con me - David Grossman

Una manciata di anni dopo, mentre sfilavo il Kobo dalla mia personalissima custodia, assediata dal tempo che passa, dal desiderio di divorare una manciata di romanzi in niente, ricordai uno dei momenti più belli della mia carriera letteraria ( la nascita di questo piccolo angolo virtuale, androne di un salotto paradisiaco, che coincise col momento in cui mi approcciavo per la prima volta a David Grossman). Da ciò ricordai anche il momento in cui mi sentii affascinata, tornai con la mente alla mia 'giovinezza' e a quel lontano pomeriggio di fine giugno che mi avevano sbattuto fuori dalla timidezza e l'insicurezza.
Da lettrice curiosa e avida di sapere fu così che Grossman fu colui che assistette al momento in cui mi accinsi ad occupare un piccolo spazio nel mondo di blogger. 
Quest'anno sono andata a sbattere contro un pilastro della sua produzione letteraria che mi affascinó, sin dal primo momento che ne seppi della sua pubblicazione, e in una manciata di giorni, entrai e vissi con l'aria rarefatta e pesante che si respirava tutt'attorno. 


Titolo: La vita gioca con me
Autore: David Grossman
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 21 €
N°di pagine: 300
Trama: "Tuvia era mia nonno. Vera è mia nonna. Rafael, Rafi, mio padre, e Nina... Nina non c'è. Nina non è qui. È sempre stato questo il suo contributo particolare alla famiglia", annota Ghili nel suo quaderno. Ma per la festa dei novant'anni di Vera, Nina è tornata; ha preso tre aerei che dall'Artico l'hanno portata al kibbutz, tra l'euforia di sua madre, la rabbia di sua figlia Ghili e la venerazione immutata di Rafi, l'uomo che ancora, nonostante tutto, quando la vede perde ogni difesa. E questa volta sembra che Nina non abbia intenzione di fuggire via; ha una cosa urgente da comunicare. E una da sapere. Vuole che sua madre le racconti finalmente cosa è successo in Iugoslavia, nella "prima parte" della sua vita, quando, giovane ebrea croata, si è caparbiamente innamorato di MiloS, figlio di contadini serbi senza terra. E di quando MiloS resta in prigione con l'accusa di essere una spia stalinista. Vuole sapere perché Vera è stata deportata nel campo di rieducazione sull'isola di Goli Otok, abbandonandola all'età di sei anni e mezzo. Di più, Nina suggerisce di partire alla volta del luogo dell'orrore che ha risucchiato Vera per tre anni e che ha segnato il suo destino e poi quello della giovane Ghili. Il viaggio di Vera, Nina, Ghili e Rafi a Goli Otok finisce per trasformarsi in una drammatica resa dei conti e rompe il silenzio, risvegliando sentimenti ed emozioni con la violenza della tempesta che si abbatte sulle scogliere dell'isola. Un viaggio catartico affidato alle riprese di una videocamera, dove memoria e oblio si confondono in un'unica testimonianza imperfetta.

mercoledì 20 novembre 2019

Gocce d'inchiostro: Halloween - Ray Bradbury

Con questo romanzo non ho potuto neanche lontanamente pensare di non leggere ciò che contiene, specialmente in questa nuova grafica targata Oscar Mondadori, e tutti i racconti o storie che restano sepolti sotto strati e strati di paura, terrore, sensazioni ed emozioni che si agitano dentro ogni individuo, in una terra che è stata costruita mediante carta e cuio o deserti sconosciuti ricchi di misteri e segreti. È bastata una sola parola, e se non fossi stata lì non credo avrei potuto vedere come sono andate le cose, e ora che le ho viste sono contenta. Poco ma sicuro. 
Titolo: Halloween
Autore: Ray Bradbury
Casa editrice: Mondadori Oscar Draghi
Prezzo: 28 €
N°di pagine: 903
Trama: Il meglio della narrativa weird di Ray Bradbury: "Il popolo dell'autunno", "L'albero di Halloween", "Il cimitero dei folli", "Ritornati dalla polvere" e decine di racconti da perderci il sonno.

lunedì 18 novembre 2019

Gocce d'inchiostro: La vita bugiarda degli adulti - Elena Ferrante

La produzione ferrantiana nel mio piccolo ma sgargiante mondo si era conclusa ad inizio anno quando conclusi di leggere ogni opera pubblicata da questa autrice. Mi ci è voluto un pó di tempo per riprendermi dal dolore di ferite ancora aperte, ma mi sono ripresa nell'immediato. Il mio povero cuore, oramai lo sa, quando si imbatte in romanzi di questo tipo, desidera trovare un posto tutto suo. Era stato con Lila e Lenù, poi con il carosello di personaggi della trilogia de L'amore molesto, e infine con l'ultima fatica letteraria recentemente pubblicato da edizioni EO. Il proposito di leggere ciò non mi abbandonó dunque nemmeno per un secondo, e richiamata per un nuovo sbocco narrativo, un nuovo avvento di un epoca che non si discosta poi molto da quella narrata ne L'amica geniale, ho ascoltato ogni cosa con precisione e franchezza, e lentamente rattristata con le parole.





Titolo: La vita bugiarda degli adulti
Autore: Elena Ferrante
Casa editrice: E/O
Prezzo: 19 €
N°di pagine: 336
Trama: Il bel viso della bambina Giovanna si è trasformato, sta diventando quello di una brutta malvagia adolescente. Ma le cose stanno proprio così? E in quale specchio bisogna guardare per ritrovarsi e salvarsi? La ricerca di un nuovo volto, dopo quello felice dell’infanzia, oscilla tra due Napoli consanguinee che però si temono e si detestano: la Napoli di sopra, che s’è attribuita una maschera fine, e quella di sotto, che si finge smodata, triviale. Giovanna oscilla tra alto e basso, ora precipitando ora inerpicandosi, disorientata dal fatto che, su o giù, la città pare senza risposta e senza scampo.

sabato 16 novembre 2019

Gocce d'inchiostro: Estremi rimedi - Thomas Hardy

Che cosa bellissima leggere Thomas Hardy! Non la persona più entusiastica del mondo, ma è abbastanza profondo, romantico che è quasi sempre una bellissima scoperta. Esatto, perché la goccia che ha fatto traboccare il vaso è l'amore che io nutro nei suoi riguardi, da quant'è che ho fatto la conoscenza della sua dolce ma indifesa Tess. Con qualche eccezione, ho amato il suo amore incondizionato nei riguardi del tenebroso Angel. L'amore concepito da Hardy è di una bellezza e una intensità dell'animo inabissale.
Così sono stata 'educata' ogniqualvolta mi approccio a una nuova opera. E anche con Estremi rimedi è accaduta la medesima cosa. Sono giunta qui senza sapere nulla di ciò che questa nuova opera mi avrebbe riservato. Questa opera possiede un che di acerbo da renderla imperfetta, ma non cela la grandezza di un autore che parla al tuo cuore da miglia e miglia di distanza. Non sapendo come, né perché. Ma fornendo una prospettiva alquanto bellissima di ciò che è l'amore, assoluto, intransigente e necessario.


Titolo: Estremi rimedi
Autore: Thomas Hardy
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18 €
N°di pagine: 540
Trama: Le sfortunate vicende di una giovane donna, Cytherea Graye, sono il tema portante del romanzo. Già orfana di madre, Cytherea perde anche il padre e rimane da sola con il fratello Owen; insieme decidono di trasferirsi in un'altra città, per trovare una casa e un lavoro e ricominciare da capo. Qui conoscono Edward Springrove, di cui Cytherea si innamora, corrisposta. Dopo vari tentativi falliti, la ricerca di un lavoro va a buon fine anche per lei e viene assunta come dama di compagnia presso una ricca signora che scoprirà poi essere il grande e sfortunato amore che suo padre aveva avuto i gioventù. Proprio durante il soggiorno in casa della signora, Cytherea viene a sapere che non lontano da lì vive la famiglia del suo amato Edward, che però è già fidanzato con un'altra donna. Delusa e sconcertata decide di dimenticarlo. È a questo punto che entra in scena un personaggio misterioso, Manston, inspiegabilmente spalleggiato e protetto dalla signora, che si intuisce debba avere con lui un legame segreto e molto speciale. Dopo un lungo e poco chiaro corteggiamento Cytherea acconsente, suo malgrado, a sposarlo, ma sarà solo per scoprire - per fortuna prima che il matrimonio avvenga - che la prima moglie di Manston non è affatto morta e che il fidanzamento di Edward è stato sciolto e lui è finalmente libero. 

giovedì 14 novembre 2019

Booktag: L'autunno dei lettori

C'è voluta una ventata d'aria fresca per designare una parvenza di novità o 'non ancora visto' in questo blog, qualche evento concerne al periodo o un booktag partorito così per puro caso; questo booktag vorticava attorno al mio cerchio come un satellite gira attorno ad un pianeta, finché non misi giù qualche parola, frase di senso compiuto.
Ciò che vi presento quest'oggi, infatti, conduce nel cuore della stagione presente, e lungo l'orlo di svettanti e bellissime copertine dalla costa lucida o colorata. 
Questo booktag non toglie niente alla recensione che invece pubblicheró successivamente, ma solo l'idea mi ha divertita parecchio. E così, senza cincinschiare molto, alcuni consigli di lettura che, per ogni domanda del tag, verificano ancora meglio i limiti illuminanti della letteratura. 
Che cosa ami dell'autunno?
Certamente l'ambiente circostante. Le foglie che si tingono di rosso e arancione, i viali alberati che conferiscono un certo non so che, ma, soprattutto, sedermi nella mia poltrona preferita, avvolgermi nel mio morbido plaid, ed immergermi nell'unico mondo in cui desidero viverci: quello della carta e dell'inchiostro.