mercoledì 18 aprile 2018

Gocce d'inchiostro: Diario d'inverno - Paul Auster

Il dolore, specie quando è così persistente e intrattabile, è davvero 
atrofizzante. A turno ogni parte del nostro corpo ne subisce gli assalti, cose che prima non si notavano adesso assumono nuove forme e colori, fino a divenire una presenza costante. Il piccolo libriccino di cui oggi mi premurò a parlarvene, è un piccolo mondo di un ragazzino - adesso adulto, e persino nonno - che lentamente mette a nudo la sua anima, parlandoci di se. Come? Esponendo quelle cicatrici che altri non sono che segni di vita, assorbimenti di linee frastagliate incise nella pelle del corpo che raccontano chi è che parla.
Diario d'inverno è un altro tassello della produzione austeniana che comincia nel corpo e finisce nel medesimo. Una storia che sorprende, ci induce a stringere quella penna invisibile sopra un taccuino vecchio e logoro, evidenziando momenti disperati in cui si sente la necessità pressante, travolgente nel scrutare i pensieri, azzerare l'emozioni senza un bagno di rimorsi o sofferenze.      




Titolo: Diario d'inverno
Autore: Paul Auster
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 12 €
N° di pagine: 184
Trama: << Piaceri fisici e dolori fisici. Ipiaceri del sesso innanzitutto, ma anche quelli del mangiare e del bere, di stare nudo in un bagno caldo, di grattarti un prurito, di starnutire e di scoreggiare, di stare a letto un'ora in più, di voltare la faccia verso il sole in un mite pomeriggio di tarda primavera o d'inizio estate a sentire il tepore posarsi sulla pelle >>. Quando sei perso, guardati intorno. Dubita di tutto e cancellalo. Hai una sola certezza: tu sei lì. Lo sei perché c'è il tuo corpo e tu sei il corpo. Il tuo corpo è lo spazio che hai attraversato, ma anche il tempo che ti ha reso ciò che sei. Il tempo te lo porti scritto addosso: le cicatrici sono parole ( questa racconta di quando bambino scivolasti così vicino a un chiodo da poterne rimanere cieco, quest'altra ti ricorda di quando quasi uccidesti tua moglie e tua figlia) e le parole sono cicatrici ( quelle che ti disse tua madre dopo che la sentisti parlare al telefono con un uomo che non era tua tuo padre ). Ma non c'è il solo dolore. C'è il piacere, tutto il piacere che hai vissuto, che ti ha travolto in questi sessantaquattro anni: da quello che provi guardando il collo di tua moglie al mattino, a quello che ti insegnerò una prostituita nel Quartiere Latino quando tu, ventenne solitario e senza un soldo a Parigi, l'ascoltasti sbalordito recita a memoria una poesia di Bodelauire. E infine il corpo da cui il tuo corpo ha iniziato a esistere, quello di tua madre. La sua storia e il tuo rapporto con lei sono il cuore pulsante di questo libro (una sorta di doppio, di gemello segreto del tuo L'invenzione della solitudine, dov'era il padre il fulcro dell'ossessione ). Hai capito dal silenzio con cui hai accolto la notizia della sua morte e dalla crisi di panico che ne è seguita - fu come sentire il tuo stesso corpo fuggire da te - che qualcosa era cambiato, che dovevi fermarti a ricapitolare. Che eri entrato nell'inverno della vita.

martedì 17 aprile 2018

Danzando su carta 11°

Non rimpiango mai i soldi che spendo per i miei amati figli d'inchiostro. Mi dispiace solo che chi non ha la mia stessa passione voglia privarmi di questo "vizio", che solo chi ama i libri e la buona letteratura riesce a comprendere pienamente, viaggiatori d'inchiostro che riescono a capirmi perfettamente. Perchè la mia felicità con la letteratura è duratura, lo so bene, i bei momenti di serenità, smarrimento, ammaliamento e stupore perpetueranno nel tempo, e basta anche il minimo gesto d'interesse - una curiosità sul mio autore preferito, le motivazioni per cui la copertina di quel determinato romanzo è logora a dispetto degli altri, - ed io non mi sento più sola. Quando leggo, fra i libri, mi sento a mio agio.
Così come mi sento a mio agio quando entro in una libreria. Le mie narici si impregnano di quel sapore dolciastro di carta e inchiostro appena rovesciato, autori sconosciuti o conosciuti instaurano un dialogo immaginario con la mia anima. La loro voce carezzevole ammalia le corde del mio spirito, e, solo a quel punto, comincio a vedere quel determinato libro come un mondo inesplorato. Una porta su cui lasciare un segno.
Il numero dei romanzi che vi presenterò quest'oggi, dunque, spiega quale sia stata la qualità dei miei pensieri al riguardo, la qualità di sogni, speranze di un coro di voci di cui io, disgraziatamente per chi non ama i libri, non ho potuto fare a meno di esserne contagiata. C'è una logica, una serie di motivi per cui amo così spassionatamente i libri, e nonostante mi consideri un tipo con i piedi per terra la realtà ritratta su tele in bianco e nero evidenziano momenti di sogni di vita, su una vita, che non è mia, non mi appartiene, ma che tuttavia vivo.
Titolo: La forma dell'acqua
Autore: Guillermo Del Toro; Daniel Kraus
Casa editrice: De Agostini
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 432
Trama: Baltimora, 1962. Al centro di Ricerca Aerospaziale di Occam è stata appena consegnata la << risorsa >> più delicata e preziosa che abbia mai ricevuto: un uomo anfibio, catturato in Amazzonia. Il suo arrivo segna anche l'inizio di un commovente rapporto tra la singolare creatura ed Elisa, una donna muta che lavora al centro come addetta alle pulizie e usa il linguaggio dei sogni per comunicare.

lunedì 16 aprile 2018

Gocce d'inchiostro: La ragazza con la bicicletta rossa - Monica Hesse

Ha avuto ragione la protagonista di questa bella e intensa storia, quando vedeva il mio turbamento, le mie esitazioni. Penso che talvolta mi lascio influenzare da certe cose, una conseguenza di letture passate inappaganti e poco memorabili. Non saprei da che cosa dipende. Sono situazioni dovute da qualcosa di inspiegabile, e questo blog è un quaderno dove annoto la mia introversione, un libro di recensioni e pensieri che è pieno di tante cose.
Questa recensione si presenta un po' diversa dalle altre, forse, in cui abbandonarne la lettura è stato davvero difficile. Mi sono sentita come una lumaca senza guscio, e non pensandoci troppo mi appresto a riporre in queste poche righe incitandomi ad prendere in mano un altro libro, un'altra storia, affinché il vuoto della solitudine possa riempirsi. Vi conduco quindi ad Amsterdam, negli anni 40, battendo sulla tastiera quelle parole che spero possano portarvi lontano, forse nel momento in cui qualcun altro lo ha fatto al posto mio.




Titolo: La ragazza con la bicicletta rossa
Autore: Monica Hesse
Casa editrice: Piemme
N° di pagine: 298
Prezzo:17,50 €
Trama: E' l'inverno del 1943 ad Amsterdam. Mentre i cieli europei sono sempre più offuscati dal fumo delle bombe, Hanneke percorre ogni giorno, con la sua vecchia bicicletta rossa, le strade della città occupata. Ma non lo fa per gioco, come si aspetterebbe da una ragazzina della sua età. Hanneke è una "trovatrice", incaricata di scovare al mercato nero beni oramai introvabili: caffè, tavolette di cioccolato, calze di nylon, piccoli pezzetti di felicità perduta. Li consegna porta a porta, e lo fa per soldi, solo per quello: non c'è tempo per essere buoni in un mondo ormai svuotato da ogni cosa. Perché Hanneke, in questa guerra, ha perso tutto. Ha perso Bas, il ragazzo che le ha dato il primo bacio, e ha perso i propri sogni. O almeno così crede. Finché un giorno una delle sue clienti, la signora Janssen, la supplica di aiutarla, e questa volta non si tratte di candele o zucchero. Si tratta di ritrovare qualcuno: la piccola Mirjam, una ragazzina ebrea che l'anziana signora nascondeva in casa sua … Hanneke, contro ogni buon senso, decide di cercarla. E di ritrovare, con Mirijam, quella parte di sé che stava quasi per lasciar andare, la parte di sé in grado di sperare, di sognare e vivere.

sabato 14 aprile 2018

Gocce d'inchiostro: Nodo di sangue - Lauren K. Hamilton


Questa lettura di cui mi accingo a parlarvene in questo sabato di metà aprile, un sabato stranamente piacevole, interrotto soltanto dalle impostazioni crudeli della realtà, è stata straordinariamente ammaliante. Ma non voglio dilungarmi troppo in questa breve presentazione.
Adesso mi appresto a prendere carta e penna e, in maniera non troppo semplice, sento il bisogno di mettere nero su bianco ciò che mi è passato per la testa durante il corso della lettura. Ho dovuto vestire i panni di una Risvegliante, di una cacciatrice di vampiri. Perché? Sinceramente non conosco nemmeno io le vere e proprie ragioni, ma, questo gesto simbolico, per me ha equivalso tante cose. E, primo fra tutti, la certezza che le mie avventure con Anita proseguiranno per molto molto tempo. E' un segno d'individualità di cui io stessa mi porto appresso, che non mi distingue poi così tanto da quei lettori che prima di me avevano scrutato a fondo il mondo straordinario e seducente della Halmiton J
Titolo: Nodo di sangue
Autore: Lauren K. Halmiton
Casa editrice: Tea
Prezzo:8,50 €
N° di pagine: 338
Trama: Benché sia una cacciatrice di vampiri, Anita Blake riceve nel suo ufficio proprio la visita di uno di essi, latore di una singolare richiesta d'aiuto: soltanto lei, infatti, può fermare il serial killer che, da qualche tempo, circola per St. Louise e si accanisce proprio sui vampiri. Anita rifiuta seccamente, ma quella sera stessa incontra un affascinante e potentissimo vampiro, Jean Claude, che, senza mezzi termini, la ricatta: o lei accetta l'incarico oppure la sua migliore amica morirà. E così la caccia comincia.

venerdì 13 aprile 2018

Gocce d'inchiostro: Il meglio di me - Nicholas Sparks

Ho conosciuto Dawson e Amanda, le figure recise e romantiche che compongono un altro tassello del puzzle sparkiano, qualche anno fa, quando ero appena entrata nella soglia dei vent'anni e di loro non ne conoscevo nemmeno l'esistenza.
I personaggi di Sparks, infatti, sono talmente numerosi da sembrare una foresta, tanti alberi che sono cresciuti proprio lì, e che l'autore ha scolpito così bene in una foresta di corpi, facce, animali. Le diversità annuali, di nomi, luoghi o tematiche danno l'impressione che nei suoi romanzi Sparks dia se stesso. Donne scolpite come un vaso pregiato, schiave di una realtà senza gioia, facce tagliate in due dal coltello dell'autore che come un abile scultore mostra i due lati della loro faccia separati da qualche tempo. Figure troncate, scolpite sapientemente sensibili e vulnerabili, come frammenti di corpi. Chissà quanti lettori di notte, proprio come me, avranno versato lacrime, quando tutto il mondo si spegne, gli alberi si piegano, col cuore colmo di nostalgia per le mie impennate amorose, gemendo per questo nuovo battito. Questa nuova vita?
In mezzo a queste domande, a queste figure, la storia di Dawson e Amanda spicca esile, piccola, come un bambino dalla faccia rotonda, piccola e imberbe. Perché questo suo romanzo non posso di certo considerarlo indimenticabile come I passi dell'amore o Ricordati di guardare la luna, ma la sua agro dolce storia di passioni represse, amori passati e poi ritrovati, il suo apparire maturo e assennato gli conferiscono qualcosa che affascina, intriga. Poiché inzuppato dalla realtà umana, poderoso e commovente in cui alla fine si cerca invano un legame che non potrà mai consolidarsi. Scherzi di un destino egoista e crudele, che contorcono persino le nostre budella.

Titolo: Il meglio di me
Autore: Nicholas Sparks
Casa editrice: Frassinelli
Prezzo: 19, 90 €
N° di pagine: 392
Trama: Tutti volevano credere che si potesse amare per sempre. Lei ci aveva creduto, una volta, aveva diciotto anni … Nella primavera del 1984, quando frequentavano il liceo, Amanda e Dawson si erano innamorati: profondamente, irrevocabilmente. Nonostante appartenessero a due mondi opposti, il loro amore sembrava tanto grande da sfidare le regole della vita di Oriental, la cittadina del North Carolina dove erano cresciuti. Dawson, segnato dalla violenza della sua famiglia, pensava che il sentimento per Amanda lo avrebbe riscattato da un destino di solitudine e infelicità. Per lei, Dawson era uno spirito libero e appassionato, tutto quello che la sua rigida educazione di ragazza perfetta le aveva negato. Ma alla fine di quell'ultima estate, imprevedibile e fulminea come un temporale d'agosto, le loro strade si erano bruscamente divise. Ora, venticinque anni dopo, Amanda e Dawson si ritrovano a Oriental per il funerale di Tuck, il vecchio amico che un tempo aveva dato rifugio alla loro giovane passione. Nessuno dei due ha avuto la vita che sperava … e nessuno dei due ha dimenticato il primo sconvolgente amore che li aveva cambiati per sempre. Mentre eseguono le ultime volontà di Tuck, espresse in due lettere, scoprono in quelle pagine verità impensabili su chi è rimasto, chi se n'è andato e soprattutto sul loro legame. Costretti ad affrontare ricordi dolorosi, Amanda e Dawson verranno a conoscere i veri motivi delle scelte fatte nel passato.

mercoledì 11 aprile 2018

Gocce d'inchiostro: Fahreneit 451 - Ray Bradbhuri

La storia che ho letto fra le pagine di Fahreneit 451 è stata davvero
utilissima, seppur concisa. Io mi ero fatta un'idea dell'autore - ha sempre suscitato un certo fascino in me, ma mi rattrista leggere di efferati quanto ingiusti incendi soprattutto nella cosa che amo più fra tutti - e l'autore, Ray Bradibury, se n'e fatta una un po' particolare. Un'idea ingiusta, mi è parso di capire fra le pagine del suo romanzo più conosciuto, perché quando la sera mi mossi agile sotto la luce di lampioni a gas che si facevano sempre più tenui, strade buie e ombrose e un cielo luminoso, fulgido di stelle, scorsi una parte di me stessa, catapultata in una storia toccante, magica, oscura, la cui energia è celata nella cosa in se. Nella bellezza dei libri. Con la quale il mondo raccontato è dipinto, è caratterizzato, tetro come un fiore smorto.
Meraviglioso. Ma come non tornarci indietro? Cosa fare per coglierne la sua vera essenza?
Innanzitutto, procedo spedita con una recensione che pullula di ammaliamento persino di giorno. Mi scopro sbalordita, arrabbiata nel fissare magnifici libri che sovente vengono dati in pasto alle fiamme, in una dimensione affascinante come un dipinto, in cui le notti si rivelano spettacolo di grandi sofferenze, così spaventose che indugiano persino nella testa. Dissolvendo la tranquillità, la pace dei sensi, spingendo all'angoscia, alla paura nel cuore, afferrandolo e stringendolo nella presa salda del terrore.




Titolo: Fahreneit 451
Autore: Ray Bradbhuri
Casa editrice: Oscar Mondadori
Prezzo:10 €
N° di pagine:
Trama: Morgan fa il pompiere in un mondo in cui ai pompieri non è richiesto di spegnere gli incendi, ma di accenderli: armati di lanciafiamme, fanno irruzione nelle case dei sovversivi che conservano libri e li bruciano. Così vuole fa legge. Montag però non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi, una moglie che gli è indifferente e un lavoro di routine. Finché, dall'incontro con una ragazza sconosciuta, inizia per lui la scoperta di un sentimento e di una vita diversa, un mondo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della imperante società tecnologica.

lunedì 9 aprile 2018

Gocce d'inchiostro: Orgoglio e pregiudizio e zombie - Seth Graham Smith

La cosa più bella dei classici è la loro efficienza, oltre che la magnifica originalità e veridicità che trasudano dalle pagine.  Quello di cui vi parlerò quest'oggi, amici lettori, non si può dire sia stata una "rivelazione". Ne penso che, se la Austen fosse stata in vita, avrebbe fatto i salti di gioia constatando come una delle sue opere di spicco sia stata profanata e ridicolizzata così bene. Con semplicità, sarcasmo, ma anche tanta tanta saccenza. Che peccato! Attribuirgli un voto, quindi non è stato per niente facile e, sebbene la riserva di immagini propinatami sia stata identica a quella della Austen, pur di non cercare il pelo nell'uovo ho decretato e concluso il romanzo di Smith con un sonoro "Ni". Perché, vi starete chiedendo? Perché quello che cercavo io era una vera e propria ode alla letteratura, e qui di letteratura seria ne ho trovata molto poca.
Titolo: Orgoglio e pregiudizio e zombie
Autore: Seth Graham Smith
         Casa editrice: Nord
Prezzo: 13 €
N° di pagine: 367
Trama: E' cosa nota e universalmente conosciuta che uno zombie in possesso di un cervello debba essere in cerca di un altro cervello. Così inizia "Orgoglio e pregiudizio e zombie", versione fedelmente aggiornata          del celeberrimo ( e amatissimo ) capolavoro di Jane Austen, grazie a numerose scene "inedite" in cui, a farla da protagonisti, sono appunto gli zombi.  

domenica 8 aprile 2018

Una voce fra le soglie del tempo: Jane Austen


La letteratura, quella ottocentesca, russa, italiana, ma anche in generale è sempre stata motivo di grande orgoglio per me.
E' qualcosa che ha a che fare con una gioia speciale nel constatare come forme, voci, suoni e immagini prendano vita, vederli emettere il primo vagito, così diverse. Con la punta di una penna di piuma d'oca fra le mani, una pila di fogli sparsi su un vecchio tavolino che invitano come ad inoltrarsi fra le soglie di una selva senza via, col sangue che martella contro le tempie, e le mani che divengono le mani di non si sa quale direttore d'orchestra che col tempo ha suonato tutte le sinfonie inglesi, sentimentali, seducenti, per far cadere tutti i decori o le concezioni moraliste del secolo.
Con la sua figura snella, piccola, quasi fragile, Jane Austen arroventò il mio cielo vespertino, con nient'altro che carta e inchiostro. Una giovane autrice che fece dei suoi romanzi un chiaro tentativo di difendere il senno e il ritegno per se stessa, rappresentandoli in una sottilissima vena ironica, incarnati in giovani sognatrici e romantiche, per nulla dissimili a quelle ombre che la circondavano, alla luce tremula di una candela appollaiati sulle sue spalle, fiaccata dalle disuguaglianze sociali e da alcuni dogmi dettati dal cristianesimo.
La Austen si impose di camminare dentro una folata di vesponi. Voleva soprattutto spingere un'altea su un epoca ardente come una fornace, mediante i libri, la cui voce avrebbe dovuto valicare i muri invalicabili della società, girovagando e svolazzando via come se portati da un vento fatto più chiaro da questa nuova ondata.
E' solo grazie a Jane che sono riuscita a non cadere a pezzi. Grazie a Jane ho avuto il sorriso contagioso di tutti quei lettori appassionati e allietati dal piacere della lettura. Grazie a Jane ho potuto affermare la forza dell'amore solo mediante i suoi romanzi, che ne ha fatto delle caricature e delle bellissime copie, di cui io mi sono cibata rinvigorendo la mia anima e il mio spirito. Ne ho divorato un'infinità di storie come le sue, e quando riescono a distruggermi completamente, proprio come io desideravo, li osanno. Ho sempre confidato che la Austen tornasse in vita per scrivere presto qualcos'altro, così che io potessi fiondarmi a leggere qualcosa di cui nessuno ne conosce l'esistenza. Ma purtroppo niente di tutto questo è possibile, e, facendo tutto ciò che mi è possibile per renderlo possibile, mi premuro a cantarne le lodi in questa seconda puntata della mia nuova rubrica. Ho cercato di parlarne con premura, affetto, descrivendo in questo post e nelle mie recensioni l'autrice come un personaggio ammirevole. Ed è proprio in questa luce che mi premuro a giudicare la Austen una grande poetessa. Una figura di spicco del periodo neoclassico, una poetessa moderna che tutti, almeno nella maggior parte dei casi, tessono le lodi.
So per certo che quando tornerò nella mia vecchia camera, nel mio magico santuario, potrò ammiccare a me stessa, specie di interprete di anime, con l'anima non ancora deteriorata da effetti collaterali, davanti allo specchio. Poi, quando avrei riposto i romanzi sullo scaffale, mi sarei pentita della brevità del nostro incontro, con una tristezza mite nel cuore, ancora artigliato fra le sue spire. Non scomparirà mai, il mio amore austeniano, non se né andato mai nemmeno una volta per quanto io cerchi di ricordare.