lunedì 16 luglio 2018

Gocce d'inchiostro: Il conte di Montecristo - Alexander Dumas

A prima vista le pagine del romanzo di Dumas non possiedono nulla di così speciale, nulla di quanto non potevo immaginarmi da una lettura avvincente, appassionante proprio come questa, e questa semplicità penso sia dipesa dalla volontà dell'autore, che deduco si era prefissato di scrivere una semplice storia, o meglio un romanzo d'appendice, e purché tutto fosse vero, per constatarne con i miei occhi la veridicità di tali ipotesi, mi è bastato penetrarne fra le sue pagine. Infatti, non appena vi misi piede, lo spettacolo mi attrasse immediatamente.
Il conte di Montecristo è un bellissimo affresco che mi ha tenuta compagnia per due settimane in cui Dumas ha superato se stesso, ritraendo con una certa eleganza la condizione di un uomo la cui identità sarà offesa dai suoi "amici". Così in questa manciata di giorni mi sono piazzata nella Francia del XV secolo, fatta trasportare dalla prosa ammaliante dell'autore, su un tappeto dai toni sgargianti in cui brillano ancora le gocce di uno scontro con cui ogni cosa verrà spiegata. Ogni cosa sarà evidente, mediante parole che ho visto danzare su carta, già quando involontariamente si decide di affidarsi a un Dio risplendente ed onnipotente con tutto se stessi.




Titolo: Il conte di Montecristo
Autore: Alexander Dumas
Casa editrice: Newton Compton
Prezzo: 4, 90 €
N° di pagine: 896
Trama: Edmondo Dantès, marinaio, prigioniero, misteriosamente ricco, mette a soqquadro l'alta società parigina. Imprigionato a Marsiglia nel 1815, il giorno delle nozze, con la falsa accusa di bonapartismo, rimane rinchiuso per 14 anni nel castello di If, vittima della rivalità in amore di Fernando e in affari di Danglars, odiato anche dal magistrato Villefort. Questi i tre nemici su cui, dopo l'evasione, cadrà la terribile vendetta di Dantès.

sabato 14 luglio 2018

Gocce d'inchiostro: Il sognatore - Laini Taylor

Ed ecco che anch'io sono stata segnata come tanti altri lettori. La lettura a cui mi riferisco è naturalmente quella meravigliosa, surreale e sorprendente de Il sognatore; non qualcosa di semplice, già visto o sentito, ma una storia straordinariamente incredibile. Non la storia di Lazlo Strange, a discapito di ciò che potrebbe dirci la trama. Non la sua, o quella di Sarai. Mala mia. E il bisogno di prenderne atto mi legò a quella schiera di lettori che hanno amato e osannato ogni singola pagina di questo volume, che con ogni probabilità non vedrò mai, ma con cui, durante il corso della lettura, mi sono riempita i polmoni, ritrovandomi in quella famigliare intimità. La vera ragione del mio starci lì, a Pianto, penso derivi proprio dal fatto di parlare della lettura dei sogni. E, senza timore di apparire pesante, prolissa o stucchevole, eccomi qui, pronta a dire la mia, con il mio immancabile blocnotes, la mia penna a sfera, e parole che messe di traverso hanno scaturito una melodia bellissima e stupefacente.
Titolo: Il sognatore
Autore: Laini Taylor
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 14, 50 €
N° di pagine: 524
Trama: E' il sogno a scegliere il sognatore, e non il contrario: Lazlo Strange ne è sicuro, ma è anche assolutamente certo che il suo sogno sia destinato a non avverarsi mai. Orfano, allevato da monaci austeri che hanno cercato in tutti i modi di estirpare dalla sua mente il germe della fantasia, il piccolo Lazlo sembra destinato a un'esistenza anonima. Eppure il bambino rimane affascinato dai racconti confusi di un monaco anziano, racconti che parlano della città perduta di Pianto, caduta nell'oblio da duecento anni: ma quale evento inimmaginabile e terribile ha cancellato questo luogo mitico dalla memoria del mondo? I segreti della città leggendaria si trasformano per Lazlo in un ossessione. Una volta diventando bibliotecario, il ragazzo alimenterà la sua sete di conoscenza con le storie contenute nei libri dimenticati della Grande Biblioteca, pur sapendo che il suo sogno più grande, ossia vedere la misteriosa Pianto con i propri occhi, rimarrà irrealizzato. Ma quando un eroe straniero, chiamato il Massacratore degli Dei e la sua delegazione di guerrieri si presentano alla biblioteca, per Strange il Sognatore si delinea l'opportunità di vivere un'avventura dalle premesse straordinarie.

mercoledì 11 luglio 2018

Gocce d'inchiostro: Oceano mare - Alessandro Baricco

Attesa e domande, incarnati in un unico volto, un uomo qualunque, un puntino in una tela azzurra. Feritoia e spiraglio, porta piccola da cui rientrano storie, squarcio infinito, ferita meravigliosa, sentiero di passi in cui nulla di ciò può essere ma sarà.
Oceano mare. Questo in sintesi ciò di cui ci parla questo piccolo libriccino che, sebbene particolare, leggerlo è stato per me meraviglioso! Una sensibilità d'animo incontrollabile, esplosa in un momento imprecisato della mia vita, si frantumò nell'irresistibile silenzio di un mondo di seta dove una terra clemente riposa lietissima e piccola. Dove sospesi nell'aria, si misurano i passi lenti dell'azzurro pallido del cielo.
Questa storia ha finito di esistere nel momento in cui sono giunta nel grembo di una terra violenta e morta. Eppure, questa piccola perla poeticamente sentita, dolorosamente vista è un omaggio raffinato che si dona alla nostra solitudine, come una preghiera che ha il profumo dell'attesa.






Titolo: Oceano mare
Autore: Alessandro Baricco
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 9 €
N° di pagine: 235
Trama: "Oceano mare" racconta del naufragio di una fregata della marina francese, molto tempo fa, in un oceano. Gli uomini a bordo cercheranno di salvarsi su una zattera. Sul mare si incontreranno le vicende di strani personaggi. Come il professore Bartleboom che cerca di stabilire dove finisce il mare, o il pittore Plasson che dipinge solo con acqua marina, e tanti altri individui in cerca di sé, sospesi sul bordo dell'oceano, col destino segnato dal mare. E sul mare si affaccia anche la locanda Almayer, dove le tante storie confluiscono. Usando il mare come metafora esistenziale, Baricco narra dei suoi surreali personaggi, spaziando in vari registri stilistici.

lunedì 9 luglio 2018

Gocce d'inchiostro: Forte come l'onda è il mio amore - Francesco Zingoni


Una passeggiata inaspettata e improvvisa lungo il mare del Galles. La magica atmosfera di abbandono, sensualità e mistero offerta come un piccolo romanzo dalla mole corposa e dal cuore tenero. Ora che sono di nuovo qui e mi sono per giunta lasciata trasportare dalla risacca disomogenea del tempo, dei ricordi, mi sono riflessa in uno specchio che è lo specchio di ogni cosa, di ogni bellezza nascosta nel mondo che, nell'istante in cui la sua identità è stata strappata via, ho assistito ad un lungo e insano pellegrinaggio brillare come una stella. Un fulgore che ha illuminato l'intero universo. L'essenza stessa della materia, la forza che lega un uomo comune a due grandi e potenti amori, e che piega qualunque legge del cosmo.
Come il Robinson Crusoe di Defoe e il bellissimo Siddharta di Hesse, mi sono imbarcata in questo meraviglioso viaggio in cui Sebastian, il vero protagonista di questa storia, dovrà scoprire la sua identità. A bordo di un'altalena che prima lo trascina sulle vette dell'esaltazione, e poi lo farà affondare negli abissi della disperazione.




Titolo: Forte come l'onda è il mio amore
Autore: Francesco Zingoni
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 17, 50 €
N° di pagine: 607
Trama: "Buttato sulla sabbia, accecato dal fulgore di un paradiso perduto, le palpebre incollate dal sale. Riapro gli occhi. La mia mente è vuota: nessun ricordo, nessuna parola. Una tabula rasa. Non posso formulare un pensiero. Non so più distinguere i miei sentimenti, dare ordine alle mie percezioni. Qualcosa che non conosco ha annientato la mia vita. E' un sogno a salvarmi: il viso luminoso di una donna, impossibile per me riconoscerla, o ricordare il suo nome. Ma quel sorriso mi riscuote dall'oblio, diventa l'unica ragione per sopravvivere e fuggire. A guidarmi è un libro, trascinato sulla spiaggia dalla mareggiata di un tifone. Tra le sue pagine distrutte si è salvata solo una misteriosa poesia. E sembra parlare di me. Attraverserò il mondo per sapere chi sei. Vestirò nuove identità per ritrovarti. Cavalcherò un'onda paurosa per scoprire cosa nasconde il suo cono d'ombra: il nostro ultimo segreto, cancellato dall'amnesia. E alla fine sapremo solo una cosa, la più grande. Forte come quest'onda che nessuno può cavalcare fino in fondo."

domenica 8 luglio 2018

Una voce fra le soglie del tempo: Dino Buzzati

Sapevo che quando sarebbe sopraggiunto luglio, l'ottavo giorno del mese, questa sarebbe stata l'occasione per parlarvi di un autore italiano le cui opere pian piano desidero trarne ricchezza.
Non ci sarebbe nulla da dire, nulla da utilizzare per realizzare una presentazione di senso compiuto. Eppure, presentarsi a un autore di così grande fama proprio come Buzzati è un'impresa. Si avverte uno strano smarrimento, si prova quasi soggezione. Il suo nome, la sua carriera stilistica, tutto quello cui un tempo si servì per gridare a gran voce ciò che teneva saldamente ancorato, pian piano stanno diventando << miei >>. Non riesco ancora a riconoscermi completamente in questo pezzo d'identità. Ebbene, mi ci sento intrappolata. Un amore, Il deserto dei tartari, erano divenuti parte della mia vita che avevo vissuto, la vita di cui ho scritto chilometriche ed entusiastiche recensioni, ma si tratta anche di pezzi di vita che mi hanno fatto deprimere, rattristire, ma anche gioire e sorridere. E adesso, sedermi dinanzi alla scrivania, lasciandomi tutto alle spalle per parlarvi del suo autore e della sua produzione artistica è un vero sollievo.
Dino Buzzati è sempre stata quella figura letteraria il cui genere si intrinseca in diverse direzioni. La fiaba si sposa con l'angoscia, la paura con la morte, la magia e il mistero con la ricerca dell'assoluto e la trascendenza, per poi sfociare in una disperata attesa di agognare un riscatto da un'esistenza mediocre. Protagonista indiscusso, il destino, onnipotente e imperscrutabile, spesso beffardo, che è diverso da tutto ciò che credevamo di aver letto o pensavamo di conoscere.
Mezzo di trasporto, parole che, messe di traverso, in una corrente di un fiume, incastrate e composte perfettamente, prendono alla sprovvista e inducono a nutrire strani desideri. Qualcosa privo di senso e distorto che poi, quasi senza rendercene conto, acquisisce una certa importanza. Smania di libertà, ribellione, gusto rabbioso di umiliarsi e buttarsi via, tanto amore, tanti sogni infranti, speranze, illusioni che piombano addosso, ho scoperto la bellezza di tutti questi sentimenti vivendoli in prima persona. In trame lente, estremamente calde, incarnate in personaggi ambiziosi o sfrontati, nella degradazione degli animi e delle cose, fra suoni, voci, luci equivoci, nella frenetica desolazione del secolo.
Quando si decide di leggere Buzzati non si può fare a meno di provare quel che si prova quando si è completamente assuefatti da tante cose: un disperato bisogno di amare, un patimento totale e compatto, una confusione dei sensi. Spaventosa precipitazione in cui è davvero impossibile scorgere persino ciò che ci circonda, come sensazioni strane e particolari, dovuti da una specie di appetito e inquietudine, provenienti chissà dove.
Sequela di esperienze di vita: questo il tema di cui si usufruì Buzzati, che segnarono la sua vita di giovane e ambizioso giornalista, con dentro un adorato e impossibile sogno. L'anima risplende degli antichi incanti e di un sollievo indescrivibile che si spande in tutto il corpo, in cui la voce dello stesso Buzzati si conserva ancora intatta. Mediante disinteressati gesti di bellezza, come un innocente uccellino lontano da ogni bruttura, prosperando nella monotonia, nel sentimento, negli stati d'animo. Ma innaffiati di lacrime, parole, promesse, scene di vita che fanno pensare che da qualche parte c'è un piccolo spazio nel mondo in cui c'è un paradiso per gli esseri umani. Non più sottoposti alle leggi della società, liberi da ogni cosa. Forse persino dinSapevo che quando sarebbe sopraggiunto luglio, l'ottavo giorno del mese, questa sarebbe stata l'occasione per parlarvi di un autore italiano le cui opere pian piano desidero trarne ricchezza.
Non ci sarebbe nulla da dire, nulla da utilizzare per realizzare una presentazione di senso compiuto. Eppure, presentarsi a un autore di così grande fama proprio come Buzzati è un'impresa. Si avverte uno strano smarrimento, si prova quasi soggezione. Il suo nome, la sua carriera stilistica, tutto quello cui un tempo si servì per gridare a gran voce ciò che teneva saldamente ancorato, pian piano stanno diventando << miei >>. Non riesco ancora a riconoscermi completamente in questo pezzo d'identità. Ebbene, mi ci sento intrappolata. Un amore, Il deserto dei tartari, erano divenuti parte della mia vita che avevo vissuto, la vita di cui ho scritto chilometriche ed entusiastiche recensioni, ma si tratta anche di pezzi di vita che mi hanno fatto deprimere, rattristire, ma anche gioire e sorridere. E adesso, sedermi dinanzi alla scrivania, lasciandomi tutto alle spalle per parlarvi del suo autore e della sua produzione artistica è un vero sollievo.
Dino Buzzati è sempre stata quella figura letteraria il cui genere si intrinseca in diverse direzioni. La fiaba si sposa con l'angoscia, la paura con la morte, la magia e il mistero con la ricerca dell'assoluto e la trascendenza, per poi sfociare in una disperata attesa di agognare un riscatto da un'esistenza mediocre. Protagonista indiscusso, il destino, onnipotente e imperscrutabile, spesso beffardo, che è diverso da tutto ciò che credevamo di aver letto o pensavamo di conoscere.
Mezzo di trasporto, parole che, messe di traverso, in una corrente di un fiume, incastrate e composte perfettamente, prendono alla sprovvista e inducono a nutrire strani desideri. Qualcosa privo di senso e distorto che poi, quasi senza rendercene conto, acquisisce una certa importanza. Smania di libertà, ribellione, gusto rabbioso di umiliarsi e buttarsi via, tanto amore, tanti sogni infranti, speranze, illusioni che piombano addosso, ho scoperto la bellezza di tutti questi sentimenti vivendoli in prima persona. In trame lente, estremamente calde, incarnate in personaggi ambiziosi o sfrontati, nella degradazione degli animi e delle cose, fra suoni, voci, luci equivoci, nella frenetica desolazione del secolo.
Quando si decide di leggere Buzzati non si può fare a meno di provare quel che si prova quando si è completamente assuefatti da tante cose: un disperato bisogno di amare, un patimento totale e compatto, una confusione dei sensi. Spaventosa precipitazione in cui è davvero impossibile scorgere persino ciò che ci circonda, come sensazioni strane e particolari, dovuti da una specie di appetito e inquietudine, provenienti chissà dove.
Sequela di esperienze di vita: questo il tema di cui si usufruì Buzzati, che segnarono la sua vita di giovane e ambizioso giornalista, con dentro un adorato e impossibile sogno. L'anima risplende degli antichi incanti e di un sollievo indescrivibile che si spande in tutto il corpo, in cui la voce dello stesso Buzzati si conserva ancora intatta. Mediante disinteressati gesti di bellezza, come un innocente uccellino lontano da ogni bruttura, prosperando nella monotonia, nel sentimento, negli stati d'animo. Ma innaffiati di lacrime, parole, promesse, scene di vita che fanno pensare che da qualche parte c'è un piccolo spazio nel mondo in cui c'è un paradiso per gli esseri umani. Non più sottoposti alle leggi della società, liberi da ogni cosa. Forse persino dinanzi alla morte.

sabato 7 luglio 2018

Gocce d'inchiostro: La bibliotecaria - Marina Di Domenico

Quando iniziai il romanzo della Di Domenico non mi meravigliò constatare che avessi i miei dubbi sulla sua efficacia del voler narrare una storia che si tinge di giallo, in compagnia di una viaggiatrice lasciata sola nell'immensità del cosmo. Presto, mi dissi, avrei cominciato ad apprezzarne i contorni, i tratti del suo carattere, di cui avrei tessuto qualche lode. La bibliotecaria non è stata esattamente il tipo di storia che mi aspettavo di leggere, da un opera la cui copertina è un richiamo per la mia anima sognatrice e romantica. L'ho letta perché spinta da una certa curiosità, e nonostante tutto sono contenta sia andata così. L'autrice, forse, voleva esattamente trasmetterci un certo messaggio e lo ha fatto cercando di farsi conoscere in questo modo. Io, mi sono sentita un po' fuori da questo suo mondo creato. Eppure, l'alone di mistero che aleggia tutt'attorno, come quelle che mi piace scorgere nei romanzi che più amo, divorarono quel grumo di diffidenza che ancora pervade il mio animo.
Titolo: La bibliotecaria
Autore: Marina Di Domenico
Casa editrice: Elliot
Prezzo: 16 €
N° di pagine: 150
Trama: Che cosa è successo alla piccola Angela, scomparsa da un borgo abruzzese nel 1947? A sessant'anni di distanza, in quello stesso paesino tra le montagne arriva Roberta, una giovane bibliotecaria di Novara, che ha accettato quel trasferimento per sfuggire all'ex fidanzato che ha tentato di ucciderla. La storia della bambina scomparsa arriva anche alla ragazza la quale, lentamente, si ritrova coinvolta nella ricerca della verità celata fra i locali dell'antica biblioteca in cui lavora, le rovine di un convento e le stanze abbandonate di un collegio, luoghi in cui da tanti anni si annidano segreti che qualcuno vuole svelare e qualcun altro, invece, vuole assolutamente mantenere nascosti. Cosciente di assecondare un personaggio nell'ombra, ma obbedendo al proprio innato senso di giustizia, Roberta si immergerà nel passato, in una storia fatta di relazioni proibite e di crimini perpetrati da personaggi insospettabili, le cui vittime non hanno ancora avuto giustizia. Un'impresa rischiosa e quasi disperata per Roberta, che nel contempo dovrà fronteggiare anche il ritorno del suo persecutore.


La recensione:
Un pomeriggio di inizio luglio <<l'ora della lettura >> fu impiegato in modo inaspettato. In silenzio ho attraversato montagne verdeggianti e grandi e andai verso un piccolo paesino dell'Italia, affacciato sul mare. Da una copertina blu scura, la figura di una ragazza che tiene stretto un gruppo di romanzi e la mola ridotta delle sue pagine filtravano tante cose: una storia di fantasmi, segreti sopiti dal tempo, legami di famiglia insospettabili e repentini. In un angolo, una giovane donna, sembrava sentirsi a disagio. Quasi impaurita, sembrava nel posto sbagliato al momento sbagliato. E in parte lo era. Celata sotto mucchi di romanzi, Roberta troverà e sarà coinvolta nella storia di una ragazza scomparsa. Un quadrato di carta bianco con al centro la parola << aiuto >>. Il tutto utile per una ricerca fruttuosa nel disvelare e rivelare i temibili segreti che aleggiano e popolano questo piccolo paesino. Il bersaglio è un insano senso di curiosità, di cui Roberta si troverà coinvolta e contro cui scaricherà la propria rabbia, la sua frustrazione, il suo sentirsi fuori posto.
L'autrice, con un pennarello dal tratto delicato, quasi invisibile, scrisse di Roberta e delle vicende di cui sarà impelagata in maniera troppo semplice, troppo sintetica che andarono a frantumarsi contro la parete dei miei istinti e desideri. Ogni cosa sembrava davvero pervasa da un alone trasparente, in cui le vicende di una giovane donna - improvvisata investigatrice - stridono con un certo rumore con il resto. L'amore per i libri, sebbene Roberta lavorerà in una biblioteca, è vanamente accennata. Io non mi sono sentita nella condizione di giudicare, ma, a mio avviso, in La bibliotecaria, non ho visto alcuna scintilla, alcuna foga che me l'ha fatto vedere sotto una diversa luce. L'autrice, Marina Di Domenico, ci parla di una bambina scomparsa, di un pezzettino di storia che potrebbe perpetuare nel tempo, ma intrattabile e spesso poco avvincente.
Sensazioni incredibilmente strane, particolari, dovute da una copertina incredibilmente attraente, una pila di libri posti a mò di sostegno, un paesaggio oscuro e inquietante, pagine che si leggono con avidità, non mi hanno quindi permesso di considerare La bibliotecaria come quel romanzo da annoverarsi fra le migliori letture di questo 2018 in quanto ha destato la mia attenzione solo in piccola parte. Tuttavia è  una lettura che ho abbracciato con un certo entusiasmo, pur essendo consapevole si trattasse di un autrice italiana la cui voce era ancora per me sconosciuta. Semplice, fluida, ma poco stimolante il cui legame disgraziatamente sta lentamente per finire, nel tutto, per divenire vuoto come il cielo senza nuvole.
Valutazione d'inchiostro: 3

venerdì 6 luglio 2018

Danzando su carta: 12°

Mi sono pregustata la gioia di andare nella libreria della mia città, il senso di libertà che mi avrebbe rimesso addosso l'estate e le imminenti vacanze estive; il profumo di carta stampata e d'inchiostro appena rovesciato che, puntualmente, mi fanno sentire viva. Le biblioteche sono il ritrovo per anime solitarie e romantiche, una stazione spaziale dove accadono delle magie e in cui il mio traghetto era davvero momentaneo, di poco conto, velocissimo ed ermeticamente chiuso purché mi permettesse di godere di quei pochi momenti in cui ho potuto inerpicarmi in questo meraviglioso dedalo di carta e parole. Nelle biblioteche, nelle librerie, i libri stessi sembrano darmi un caloroso benvenuto, come se aspettassero la mia venuta e darmi quel caldo abbraccio che ogni lettore si aspetta.

Dopo quasi tre mesi dai miei ultimi acquisti, questi nuovi amici d'inchiostro che si aggregano alla cerchia già vasta di romanzi che possiedo da un po', in una manciata di minuti erano divenuti un paradiso tropicale in cui io vi avrei soggiornato presto.
In pochi minuti ho portato a casa otto amici d'inchiostro, storie belle che spero possano togliermi il fiato, che mi hanno indotta a non guardarmi indietro e a imbarcarmi in nuove avventure che sono certa non cesseranno nemmeno quando si giungerà al punto finale.

giovedì 5 luglio 2018

Gocce d'inchiostro: Ogni respiro - Nicholas Sparks

Le storie di Sparks sono davvero particolari. Mi è davvero impossibile andare a trovarlo o visitare un posto che lui ritrae così bene senza sentirmi accolta. L'ultima sua fatica letteraria, ad esempio, mi trasmise un certo messaggio ed io l'interpretai pensando che i due amanti protagonisti di quest'ennesimo ritratto umano realistico/ sentimentale avevano avuto su di me un certo riguardo perché anch'io mi ero fatta rapire dal loro puro e sconvolgente amore.
Più di ogni altra cosa mi interessava la storia che popolano le pagine di Ogni respiro. Ennesimo caso pubblicitario? Niente affatto. Piuttosto una storia semplice ma intensissima e struggente che mi ha scaldato il cuore, fatto prendere consapevolezza di come Sparks si annovera nelle classifiche dei miei autori preferiti.


Titolo: Ogni respiro
Autore: Nicholas Sparks
Casa editrice: Sperling & Kupfker
Prezzo: 19, 90 €
N° di pagine: 400
Trama: Ogni respiro è la storia di un incontro voluto dal caso. E' la storia di un amore che toglie il respiro. Tru Walls non è mai stato in North Carolina. Lui è nato e cresciuto in Africa, dove fa la guida nei safari. Si ritrova a Sunset Beach dopo aver ricevuto una lettera da un uomo che sostiene di essere suo padre, e spera finalmente di sciogliere il mistero che ha sempre circondato la sua vita. E quella della madre, perduta insieme ai suoi ricordi nell'incendio che l'ha portata via tanti anni fa. Hope Anderson è a un punto cruciale della vita: ha sempre immaginato un futuro diverso, ma è fidanzata da sei anni con un eterno bambino e non si aspetta più una proposta di matrimonio. Dopo l'ennesima pausa di riflessione, Hope decide di visitare per l'ultima volta il cottage di famiglia a Sunset Beach, dove ha passato le meravigliose estati della sua infanzia. Quando Hope e Tru s'incontrano, tra loro nasce un'intesa immediata, qualcosa di forte e disarmante, come se si fossero riconosciuti oltre il tempo e lo spazio. Come se si fossero sempre amati in attesa di trovarsi. Ma la realtà presenta presto il conto e ognuno deve fare una scelta: tra amore e dovere, tra passato e presente, tra rimpianti e felicità.