domenica 26 maggio 2019

Booktag: Sei un lettore maleducato?

Le giornate trascorrono velocemente attraverso una spessa coltre che procura affanno e frenesia. Un guazzabuglio di simboli e parole vorticano attorno mostrando la loro natura, afferrandomi finchè io non molli la presa.
Un pomeriggio di fine maggio estremamente noioso subì un miglioramento quando constatai che, sul mio salotto letterario virtuale, non realizzavo un booktag da parecchio tempo. Beh, mi piacciono sempre di più! E così, raccogliendo dal nulla quel materiale utile per realizzare un post che possa avere senso compiuto, non solo per me stessa, non ho avuto nulla da obiettare quando ho scovato sul web il booktag dei lettori. Quale migliore occasione se non questa per ravvivare l'atmosfera?
Giocando con la fiducia, confido che anche voi possiate divertirvi a realizzare questo bootag proprio come si è divertita la sottoscritta. Di tanto in tanto mi piace scavare nel profondo, andare al di là delle semplici parole mostrando una violenta predisposizione a comprendere il prossimo purchè non mi senta incompresa. In questo caso, quanti e quali tipi di lettori ci siano sulla faccia della terra. Perché un libro non è principalmente quel movente che, quando lo si apre e lo si legge, ci permette di divenire lettori. Ma quei sognatori insaziabili e curiosi che possiedono le storie in ogni forma e sfaccettatura, costruendo così il loro piccolo grande mondo.

Orecchie alle pagine. Un libro che ti ha fatto svisionare ad ogni pagina


Romanzo che narra qualcosa di forte e potente, che è stato vissuto con una certa follia. La solitudine, il senso di sconforto che avvolgono e stringono come in una morsa, inducendo a chi legge di porsi innumerevoli domande sull'esistenza e il senso del tempo.







venerdì 24 maggio 2019

Gocce d'inchiostro: La fine della fine della terra - Jonathan Franzen

Riconosco ancora una volta come certi libri, o, in questo caso, certi saggi, anche i più corti, celano messaggi piuttosto significativi. Sfiorano la mia anima sognatrice e romantica in quanto predilige la prosa articolata dei romanzi, che quella concisa e loquace dei saggi. Solitamente mi allontano impunemente da quei libri che si presentano come dei romanzi, con quelle copertine luminose e sfavillanti, quel bagaglio culturale che intrigherebbe persino il lettore più sfaticato, e che alla fine non sono altro che squarci dell'anima di chi lo ha scritto. Spesso e volentieri mi sbaglio; non riesco a vedere quello che l'autore vuole trasmettere. L'episodio repentino e straordinario con Jonathan Franzen non è stato quell'incidente increscioso che mi ha costretto a maledire fra me e me il poco tempo sprecato in sua compagnia. Poiché Franzen ha scritto un saggio straordinariamente affascinante, realistico, attuale in cui il silenzio è stato il miglior confidente a cui affidarsi, nel momento in cui cominciai quest'avventura e a tenere per la maestosità di questo romanzo; ed in un certo senso così è stato.
E così, ambiziosa a perseguire questo percorso intrapreso dall'autore che ha poi rivelato una parvenza di diritto a controllare i suoi pensieri e le sue azioni, ho accolto tranquillamente questo saggio che trasferisce una certa responsabilità, sentendolo col cuore, bussando alla mia anima. Formando dal nulla una specie di cortina in cui mi sono rifugiata connettendomi completamente con il suo autore, il suo spirito, il suo essere scrittore, quanto osservatore di un mondo che lentamente si avvia sempre più verso la distruzione.

Titolo: La fine della fine della terra
Autore: Jonathan Franzen
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 18, 50 €
N° di pagine: 208
Trama: Che differenza c'è fra un tweet dell' << attuale presidente degli Stati Uniti >> e un saggio come quelli cui da sempre Jonathan Franzen si dedica fra l'uno e l'altro dei suoi romanzi? Si tratta in entrambi i casi di << micronarrazioni personali e soggettive >>, eppure puntano in direzioni diametralmente opposte. Se i 280 caratteri con cuiTrump bombarda i suoi follower mirano a semplificare la realtà, il saggio letterario produce, o dovrebbero produrre, l'effetto contrario; esplorare, comprendere e illustrare la complessità. E' il risultato che Franzen ottiene in ognuno dei sedici testi raccolti in questo libro. Testi che, pur toccando una molteplicità di argomenti, sono legati da un evidente filo rosso. Chiunque abbia letto "Le correzioni", "Libertà" o "Purity" ritroverà in queste pagine la vivace intelligenza dell'autore, la sua volontà di mettersi continuamente in discussione, il suo ostinato desiderio non solo di capire il mondo che lo circonda, ma di cambiarlo per il meglio, anche quando tutto parrebbe indicare che quel mondo stia correndo via verso l'apocalisse. E così, col suo stile sempre pacato e meditato, col suo approccio sempre schivo e trattenuto, Franzen finisce per spingersi << alla fine della terra >>, ad esempio stringendo amicizia con uno degli scrittori americani più radicali e intrattabili degli ultimi decenni, William Vollmann, di cui in queste pagine viene fornito un indimenticabile ritratto, oppure piazzandosi sul ponte di una nave diretta verso l'Atlantide, << esposto al vento pungente e agli spruzzi salmastri, lo sguardo fisso nella nebbia o nella luce abbagliante >>, nella speranza di intravedere un pinguino imperatore. Perché, come recita il titolo di uno dei più accorati fra questi saggi, << gli uccelli sono importanti >>. Gli uccelli infatti, che si tratti di un colibrì che attraversa in volo il Golfo del Messico, di un falco pellegrino che si tuffa in picchiata a trecentosessanta chilometri all'ora o di un albatro che si libra solitario a centinaia di migliaia da qualunque altro membro della sua specie, fanno << quello che tutti vorremmo saper fare, ma che ci riesce solo in sogno >>. Un po' come la letteratura.

mercoledì 22 maggio 2019

Gocce d'inchiostro: Intorno al mondo con zia Mame - Patrick Dennis

Fui presa improvvisamente dalla paura che il mio soggiorno con zia Mame dovesse spezzarsi contro il desiderio del restare.
Non posso credere che un personaggio bizzarro, eccentrico, frivolo, a tratti folle a tratti disilluso e perennemente desideroso di avere compagnia, potesse tormentarmi. Non volevo che se ne andasse! Sebbene il suo è un comportamento talvolta da civetta. Una civetta sofistica del cosmo! Lei diceva una cosa e poi cambiava idea, sballottolava quel povero Patrick come un piccolo fardello che magari non ci si aspetta di trovare in posti remoti e lontani. Eppure io so, che dietro tutte queste eccentricità, questa lettura ritrae la creatura più coraggiosa e straordinaria che sia mai esistita nel panorama letterario. Come posso non aver amato questa sua seconda emozionante avventura? Lei e il suo dolce Patrick mi sono appartenuti come pochi!

Titolo: Intorno al mondo con zia Mame
Autore: Patrick Dennis
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 19, 50 €
N° di pagina: 349
Trama: Partendo per l'Oriente col piccolo Michael, Mame aveva promesso di tornare in tempo per la riapertura delle scuole, e qualcuno aveva fatto finta di crederle. Ma sono passati due anni, e della strana coppia nessuna notizia, se non qualche salutino entusiastico sul retro di una cartolina, regolarmente inviata dai luoghi più incantevoli del pianeta. Pegeen è fuori di sé, ma Patrick le dice di non preoccuparsi: zia Mame gira il mondo meglio di chiunque altro. Tu come lo sai, gli chiede Pegeen. Perché ho viaggiato con lei, prima della guerra. Ah. Questo Patrick lo aveva taciuto, ma adesso, per tranquillizzare Pegeen, lo racconta - rivelando come, sotto i suoi occhi, Mame e Vera abbiano più o meno distrutto le Folies Bergère, e poi gettato lo scompiglio in una compassata e filonazista famiglia britannica molto vicina alla Corte, e squassato dalle fondamenta, che si ritenevano piuttosto solide, il regolare andamento di una fattoria collettiva nella Russia sovietica. Via via che la linea tratteggiata delle rotte di Mame e Patrick copre metà del globo, e le etichette si accumulano sulle valigie, Pegeen forse non si tranquillizza, ma comincia a ridere, ridere, ridere. Come del resto ridiamo anche noi, arrivando a intuire di quante lunghezze Mame riesca a staccare, col suo celebre motto, il presidente Mao; perché si, la rivoluzione - delle teste, delle abitudini, dei conformismi - può essere adesso; e si, può essere, anzi deve, un pranzo di gala.

lunedì 20 maggio 2019

Gocce d'inchiostro: Nella notte - Concita De Gregorio

Da una precedente ed entusiastica lettura nell'inverno dell'anno scorso, spinta da un forte e irrimediabile impulso, mi trovai a vagare fra le pagine italiane di un romanzo che mi aveva scombussolato del tutto l'animo. Invece di una lettura semplice, mediocre, mi ero trovata dinanzi un libro che ha rivelato un animo dolce e sensibile.
La pubblicazione del suo nuovo romanzo, Nella notte, mi ha spinta a buttarmi a capofitto in una nuova avventura letteraria, durante questi ultimi giorni di maggio. Qualche eccessivo sforzo mentale ci sarebbe stato bisogno, poiché il tema trattato è qui poco semplice e di lettura enigmatica. Ma ho preferito in ogni caso rimanere in una condizione di estrema staticità, una condizione in cui qui la De Gregorio rivela una parte di esperienza vissuta che in un certo senso mi hanno aiutato a viverle in prima persona.

Titolo: Nella notte
Autore: Concita De Gregorio
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 16, 50 €
N° di pagine: 236
Trama: Nora è una ragazza brillante, appassionata al racconto della realtà e allo studio della politica. La sua tesi di dottorato, << Nella notte >>, è un'indagine sulle ore durante le quali l'elezione a presidente della Repubblica di Onofrio Pegolani, data per certa dagli analisti e dalla maggioranza dei parlamentari, è sfumata senza un apparente perché. E' proprio grazie alla qualità della sua tesi che Nora viene convocata dal suo relatore, il professor Atzeni, che le offre un impiego di prestigio in un centro studi di Roma: dovrà raccogliere e archiviare informazioni riservate da vendere al miglior offerente, alimentando un sottobosco di ricatti e giochi di potere. Nora è pronta a rifiutare la proposta ma in quegli stessi luoghi ritrova Alice, la sua migliore amica degli anni del liceo: bellissima, a tratti cinica, molto abile nelle relazioni. Le due ragazze sono sempre state affascinate dalle reciproche diversità, il loro legame si riscopre intatto dopo anni di lontananza. Negli archivi del centro studi, Nora si imbatte in un fascicolo inaspettato: un capitolo inedito della sua tesi, espunto per volontà del professore e incentrato su un delitto scoperto la stessa notte in cui la carriera di Pegolani si è conclusa e il Partito dei Giusti, del quale ero uno degli esponenti più prestigiosi, è caduto in una crisi irreversibile. Che cosa ci fa quel capitolo, in quell'archivio? Perché Atzeni ha deciso di non renderlo pubblico, consegnandolo invece a un organismo specializzato in ricerca di informazioni sensibili? A Nora non resta che tentare di scoprirlo, a indagare. Una doppia indagine: su di sé, sulla vera natura delle relazioni di potere.

sabato 18 maggio 2019

Gocce d'inchiostro: Il fu Mattia Pascal - Luigi Pirandello

E così questo periodo incerto e insolitamente freddo ha deciso che io e Luigi Pirandello dovevamo conoscerci, o, meglio, ritrovarci. Dovete sapere che io e questo autore ci siamo persi in un maledetto incidente …. e sulla soglia dei ventisette anni dovevo obbligatoriamente cogliere al volo l'occasione.
Quello che segue è una raccolta di alcuni dei tanti pensieri che vorticano ancora nella mia testa come uno sciame di api impazzito, ed essendo decisa ad accogliere nel mio cantuccio personale Pirandello e il suo figlio di carta, l'ho ascoltato attentamente, esaminandolo in ogni sua forma e sfaccettatura.







Titolo: Il fu Mattia Pascal
Autore: Luigi Pirandello
Casa editrice: Oscar Mondadori
Prezzo: 8 €
N° di pagine: 324
Trama: Il protagonista del romanzo, dopo essere stato dato per morto e aver trascorso una "vita parallela" torna al suo paese d'origine con l'intenzione di vendicarsi dei torti subiti; ma si ritrova invischiato in una situazione paradossale, da cui esce solo rinunciando allo status di essere vivente.

giovedì 16 maggio 2019

Gocce d'inchiostro: Thèodore e Dorothèe - Alexandre Postel

In un altro contesto, avrei esitato nel dire che la mia coscienza, staccandosi dal corpo, si sia spostata in un altro mondo dove si mosse liberamente, come se dotata di volontà propria. Le regole che governano il mondo di Alexandre Postel hanno, per così dire, incominciato ad stringersi intorno a me. Ed ho avuto come la sensazione che ciò che ho visto fosse/sia accaduto per davvero.
Diciamoci la verità; quante coppie, dopo il matrimonio, vivono situazioni incresciose, con la beata speranza che la convivenza, e, in seguito, i figli, possano allietare giornate poco tranquille e impazienti? Non è così? Ci sono tuttavia quel genere di coppie che riescono a girarci attorno e affrontare o risolvere la questione. Altre, invece, che non concepiscono l'idea del matrimonio e che vedono la convivenza come situazioni o eventi forzati.
Dorothèe e Thèodore, in poche ma salienti pagine, ci confessano queste "difficoltà" a cui facevo riferimento. Ma fra le sue pagine si avverte un lieve mutamento che, alla fine, sfocerà in un cambiamento repentino. Che, forse, all'esterno, potrà essere apparso come scontato, o tardivo. Ma non ai miei occhi, che ho letto e vissuto questa storia come se mi fossi rifugiata per qualche tempo al seguito di certe vicende che, confido, possano non appartenermi.

Titolo: Thèodore e Dorothèe
Autore: Alexandre Postel
Casa editrice: Minimum Fax
Prezzo: 17 €
N° di pagine: 207
Trama: Thèodore e Dorothèe sono, a modo loro, una coppia perfetta, a cominciare dai nomi di battesimo, uno l'anagramma dell'altro. Lui programmatore informatico, lei insegnante impegnata da anni in un'ambiziosa tesi di laurea su un politico francese, sono giovani, belli, progressisti, e soprattutto si amano profondamente. al punto di compiere il grande passo e prendere una casa insieme, a Parigi. Eppure, la loro vita è un continuo interrogarsi: qual è il modo migliore di divertirsi? Che cosa si deve mangiare, e che cosa no? Che cosa fare del proprio corpo, e quanto prendersene cura? A cosa consacrarsi? E' più giusto fondare una famiglia, lavorare, oppure arricchire la schiera degli << indignati >>?

martedì 14 maggio 2019

Gocce d'inchiostro: L'occhio del golem - Jonathan Stroud

Da un piccolo e lontano luogo, ove vi bazzicano donne e uomini, mostri o orripilanti creature, ho accolto la chiamata di un piccolo demone. Sapevo che era un furbacchione, e che per due anni non avevo voluto rispondere volontariamente alla sua chiamata. Ma questo viaggio repentino in una Londra fumosa, magica, affascinante in questo secondo volume si fa più ardito, meno travolgente del primo ma sempre molto carino e avvincente che, man mano ci si immerge fra le sue viscere, acquista credibilità e concretezza. E, a parte qualche svariati momenti di noia, leggerò l'ultimo volume come se stessi spiando nell'ombra. Con la speranza che il clamore della scoperta, il fascino misto a una buona dose di suspense non si esauriscono del tutto. Ne maturare alcuna ragione per non essere più invaghita di questa storia.

Titolo: L'occhio del golem
Autore: Jonathan Stroud
Casa editrice: Tea
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 553
Trama: Un compito tanto arduo quanto delicato spetta a Nathaniel, ora che fa parte del Ministero degli Interni. Il giovanissimo e intraprendente mago deve individuare i membri della "Resistenza", responsabili degli attentati che colpiscono Londra. Ma le sue indagini si rivelano infruttuose, come i tentativi di infilarsi nel gruppo. Sulle tracce del golem, il mostro apparentemente indistruttibile che getta la città nel panico, Nathaniel parte alla volta di Praga, ed evoca il jinn Bartimeus.

domenica 12 maggio 2019

Gocce d'inchiostro: Notte a Caracas - Karina Sainz Borgo

Come di consueto, non appena concludo di leggere un romanzo, svuoto metà del mio cervello, lasciandolo al riposo, e con l'altra pronta a compiere profonde e importanti riflessioni. La storia narrata da Karina Sainz Borgo, nell'esecuzione di proiettarci tra le pagine di una storia famigliare, struggente e di forte impatto, attraversò la parte vuota del mio spirito come una brezza leggera che entra ed esce da due porte spalancate. Forse non è stato questo il miglior modo per ascoltare la bellissima melodia che hanno sprigionato le sue pagine. Ma ora che tutto si è concluso, e che mi è davvero impossibile tornare indietro, sono costretta a dover lasciare che la musica che queste pagine hanno sprigionato entrasse da una parte ma uscisse da un'altra, mentre il mio cuore colmo di dolcezza e dramma si abbandona a pensieri che nemmeno il tempo potrà scalfire completamente.







Titolo: Notte a Caracas
Autore: Karina Sainz Borgo
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 17 €
N° di pagine: 208
Trama: In una terra meravigliosa, che prima della crisi era la più ricca del subcontinente americano e ora è dilaniata dalla corruzione, dalla criminalità e dalla repressione politica, Adelaida cerca solo di sopravvivere. Ma un giorno, tornando a casa, scopre che la chiave nella serratura non gira più: il suo appartamento è stato sequestrato e devastato da una banda di donne legate al regime. Senza un posto in cui andare, cerca rifugio dalla vicina, la cui porta è stranamente aperta, ma la trova stesa a terra, morta. Ogni speranza sembrerebbe svanita, invece quell'ennesimo evento tragico potrebbe rivelarsi la sua unica occasione di salvezza.

venerdì 10 maggio 2019

Gocce d'inchiostro: Un caso speciale per la ghostwriter - Alice Basso

A intervalli regolari di un anno, mi sono allontanata dalla mia scontrosissima amica Vani Sarcia, interrompendo o rimandando letture che languivano sullo scaffale da tempo. Del resto, pensare di poter accomiatarsi facilmente da una ghostwriter di questo calibro, furba, nerd patentata, una specie di capolavoro della Natura, il suo diamante meno tagliato, la prova vivente di dove la mano di Dio non abbia potuto giungere a compimento, è stato un gesto piuttosto ingenuo da parte mia.
Non bisognava evitare il momento in cui sarei giunta alla fine, ma l'ultimo lavoro di Alice Basso è un opera a dir poco grandiosa la cui lettura ha sprigionato una melodia che fa venir voglia di rimandare quel momento fatidico da cui saremo costretti a separarci da Vani, Riccardo, il commissario Berganza, Morgana e lasciarli andare. Perlomeno questa è stata la mia esperienza di lettura con questa ultima fatica dell'investigatrice ficcanaso Vani Sarcia, che si è aggrappata alle parole come scialuppa di salvataggio dinanzi a un mare in tempesta. 
Pazienza se tutto si è ormai volto al termine. Da Vani, a Torino, potrò tornarci quando voglio e come mi pare. Ma adesso che ripongo queste poche righe, non posso fare a meno di spiegare quel senso di vuoto che attanaglia le mie viscere.

Titolo: Un caso speciale per la ghostwriter
Autore: Alice Basso
Casa editrice: Garzanti
Prezzo: 17, 90 €
N° di pagine: 384
Trama: Per Vani le parole sono importanti. Nel mondo in cui una persona le sceglie o le usa, Vani sa leggere abitudini, indole, manie. E sa imitarlo. Infatti Vani è una ghostwriter; riempie le pagine bianche di scrittori di ogni genere con storie, articoli, saggi che sembrino scaturiti dalla loro penna. Una capacità innata che le ha permesso di affermarsi nel mondo dell'editoria, non senza un debito di gratitudine e nei confronti dell'uomo che, per primo, ha intuito la sua bravura: Enrico Fuschi, il suo capo. Non sempre i rapporti tra i due sono stati idilliaci, ma ora Vani, anche se non vorrebbe ammetterlo, è preoccupata per lui. Da quando si è lasciato sfuggire un progetto importantissimo non si è fatto più vivo: non risponde al telefono, non si presenta agli appuntamenti, nessuno sa dove sia. Enrico è sparito. Vani sa che può chiedere l'aiuto di una sola persona: il commissario Berganza. Dopo tante indagini condotte fianco a fianco, Vani deve ammettere di sentirsi sempre più legata all'uomo che l'ha scelta come collaboratrice della polizia per il suo intuito infallibile. Insieme si mettono sulle tracce di Enrico. Tracce che li porteranno fino a Londra, tra le pagine senza tempo di Lewis Carroll e Arthur Conan Doyle. Passo dopo passo, i due scoprono che Enrico nasconde segreti che mai avrebbero immaginato e, soprattutto, che ha bisogno del loro aiuto. E non solo lui. Vani ha di fronte a sé un ultimo caso da risolvere e fra le mani, dalle unghie rigorosamente smaltate di viola, stringe le vite di tutte le persone a cui ha imparato a voler bene.

mercoledì 8 maggio 2019

Gocce d'inchiostro: L'amuleto di Samarcanda - Jonathan Stroud

Mi sono resa conto, ora che di questo volume ho sorvolato ogni sprazzo di cielo, che la storia del piccolo Nathan mi ha in un certo senso scosso in ogni fibra.
La storia di un amuleto magico e del suo temibile segreto, un avventura folle, avvincente e sorprendente che mi hanno coinvolta non completamente ma come desideravo, non solo nel corpo ma anche nel mio intero essere. Come se mi fossi appassionata dopo tanti anni ad un fantasy che languiva sullo scaffale da qualche tempo. Perché, in un certo senso, è da qualche tempo che il romanzo di Stroud stanziava sullo scaffale, come una sentinella attenta ma ammonitrice… E adesso? Che cosa mi ha indotta a cimentarmi fra le sue pagine?
Se vi va, scopritelo nella recensione qui sotto. Da nessun punto di vista, nessuno è più pentito di me per non averlo letto prima. E l'unica spiegazione plausibile concerne il semplice fatto che non mi sentivo attratta. Ciò che è nato fra me e i personaggi di Stroud corrisponde, romanticamente parlando, a uno scambio di idee. E anche se per poco tempo, un disvelamento spirituale ci ha fatto incontrare come due satelliti solitari persi nell'immensità del cosmo.

Titolo: L'amuleto di Samarcanda
Autore: Jonathan Stroud
Casa editrice: Tea
Prezzo: 12 €
N° di pagine: 449
Trama: Il millenario jinn Bartimaeus, il demone che costruì le mura di Uruk, Karnak e Praga, che parlò con re Salomone, che cavalcò per le praterie con i padri dei bisonti, viene improvvisamente richiamato dal mondo degli spiriti ed evocato a Londra. Una Londra tetra e cupa dove la magia consiste in un'unica capacità: quella di evocare e asservire demoni, i quali, loro malgrado, obbediranno a ogni ordine del mago che li tiene in suo potere, Bartimaeus deve compiere una missione difficilissima: rubare l'Amuleto di Samarcanda al terribile e ambizioso Simon Lovelace.

lunedì 6 maggio 2019

Gocce d'inchiostro: Sette giorni perfetti - Rosie Walsh

Ho deciso di abbracciare questa storia, senza rallentare l'andamento o dirigere la rotta su tutt'altro filone letterario, come una colomba di ritorno al nido. Ben presto ho capito che quella narrata da Rosie Walsh in questo romanzo, col suo tratto spiccatamente femminile, è quel genere di storia che forse avrei apprezzato maggiormente molto anni fa. Ma, adesso, che alberga in me una cura per le parole, una certa attitudine per quel genere di letteratura che dà voce a chi non ha voce, ho impiegato dunque un certo lasso di tempo per scegliere e comprendere le motivazioni per cui questo romanzo non mi ha convinta.
Forse sono io che interpreto e analizzo i libri in tutta la loro meravigliosa essenza, anziché in una parte sola? Forse non sono riuscita a "vedere" oltre. Oppure ho visto anche abbastanza, ed io stavo sprecando il mio tempo prezioso. Mi pento di una cosa soltanto: Sette giorni perfetti è proiettato in un quadro straordinario, a mio parere bellissimo. Dunque, questa la motivazione principale per cui mi sono precipitata fra le sue pagine repentinamente. E senza pensare a cosa andavo incontro ho seguito il percorso di una dodicenne, intrappolata nel corpo di una donna di quarant'anni, e del suo inesauribile e imprevedibile sogno ad occhi aperti.

Titolo: Sette giorni perfetti
Autore: Rosie Walsh
Casa editrice: Longanesi
Prezzo: 16, 90 €
N° di pagine: 400
Trama: Si incontrano per caso in un caldo pomeriggio di giugno alla fermata dell'autobus e fin dal primo momento Sarah e Eddie si piacciono da morire. A quasi quarant'anni e con un divorzio alle spalle, Sarah non si è mai sentita così viva. E le sembra che Eddie la aspettasse da sempre. Così, dopo una settimana perfetta passata insieme, quando Eddie parte per un viaggio fissato molto prima di conoscerla e promette di chiamarla dall'aeroporto, Sarah non ha motivo di dubitare. Ma quella telefonata non arriva. E non arriva nemmeno il  giorno dopo, né gli altri a seguire. Incredula, gli occhi fissi sullo schermo del cellulare che non suona, Sarah si chiede se lui l'abbia semplicemente scaricata o se invece gli sia successo qualcosa di grave. Dopo giorni di silenzio, mentre tutti gli amici le consigliano di dimenticarlo, Sarah si convince sempre più che ci sia qualcosa dietro l'improvvisa sparizione. Tuttavia le settimane passano e Sarah non sa più darsi spiegazioni. Fino al giorno in cui inaspettatamente scopre di aver avuto sempre ragione. C'è un motivo se Eddie non l'ha più chiamata. Un segreto doloroso che li avvicina e insieme li allontana. L'unica cosa che non si sono detti in quei sette giorni trascorsi insieme …

sabato 4 maggio 2019

Romanzi su misura: Aprile

Seguendo lo stesso procedimento del mese precedente, apro questa pagina virtuale, in maniera alquanto sintetica, per mostrarvi quegli amici d'inchiostro che mi hanno accompagnato, in pomeriggi stranamente uggiosi e tediosi, in questo quarto mese dell'anno.
Le novità relative alle mie letture non sono poi così tante; il romanzo di Matthew Alcott, di cui anelavo di leggere da qualche anno, non ha conferito esattamente quel genere di sensazioni o sentimenti che confidavo di riscontrare. Molto bello e indimenticabile, invece, due opere dal timbro italiano di cui ho sentito parlare molto bene, e che hanno indicato una certa connessione fra me e la loro anima.
Il risultato sono tredici libri. Tredici letture che, fra alti e bassi, hanno riportato certi effetti. Hanno discosto un velo e fatto trapelare ogni cosa. E, nel complesso opere serie, avventurose, ammalianti scritte egregiamente, in cui l'atto del leggere appariva sempre più inevitabile.

Sfide letterarie:

Un romanzo che non va dritto al cuore ma al cervello, che trascina più razionalmente che emotivamente. Rileggerlo mi ha lasciata un po' insoddisfatta. Desiderosa di poter assistere a qualcosa di più forte: assistere alla nascita di un amore meraviglioso, trascendentale e folle che impallidisce persino dinanzi al bagliore bruciante del sole nel limpido cielo.

Valutazione d'inchiostro: 3 e mezzo



giovedì 2 maggio 2019

Gocce d'inchiostro: Senza nome - Wilkie Collins

Può anche darsi che all'epoca i romanzi di Collins erano designati come delle indagini riservate, scorci sull'anima di figure incomprese ma dal forte carattere di cui io ne seppi l'esistenza soltanto due anni fa. In effetti, romanzi di questo genere colgono in flagrante la mia attenzione così come Collins mi ha colto sul fatto con il suo bellissimo e straordinario quadro de La donna in bianco. Dopotutto Collins è il padre del romanzo poliziesco da cui si diramano altre importanti figure del calibro della letteratura gialla che, sebbene questo aspetto letterario non entra nel mio cerchio personale, fra me e questa storia, la storia di queste due sorelle, si è instaurato nell'immediato un buon rapporto.
Da questa lettura si può solo ottenere un sentimento imprescindibile come la gioia incontenibile di poter leggere qualcos'altro di questo autore. Non c'è stato niente che mi abbia indotto, nemmeno per un istante, a volgere le spalle alla brughiera incolta di Combe Raven, semplicemente perché invaghita un po' troppo dalle pratiche macchinose e contorte del suo creatore.
Con questo stato d'animo, vi invito quindi a convertirvi fondamentalmente all'idea che, se si desidera leggere Wilkie Collins, bisogna lasciarsi andare. Sia nel momento in cui si diventa membri effettivi, parti integranti della linfa e della carta, sia nel momento in cui si accetta la condizione che, una volta imbarcatosi in un viaggio di una certa importanza, non si è poi così liberi di uscirne tanto facilmente.

Titolo: Senza nome
Autore: Wilkie Collins
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18, 50 €
N° di pagine: 801
Trama: Quando le due sorelle Magdalen e Norah Vanstone, alla morte improvvisa dei genitori, scoprono che questi non erano sposati, si trovano private di una cospicua eredità e costrette a guadagnarsi da vivere. Ognuna dovrà fare affidamento sulle proprie risorse: mentre Norah, dimessa e ligia al dovere, si rassegnerà a una vita da governante, l'irresistibile Magdalen sfrutterà il suo fascino per farsi strada, determinata a riconquistare l'eredità al punto da prendere in considerazione la mossa più pericolosa di tutte: sposare l'uomo che detesta.

martedì 30 aprile 2019

Gocce d'inchiostro: L'enigma Matthew Alcott - Jd Hurt

Nel seguire a occhi chiusi la carriera prolifica di Elena, ho accolto questa sua ennesima opera provando l'illusione di ascoltar parlare il suo cuore recitare un poema romantico, seducente, bellico. L'enigma Matthew Alcott ci ricorda, sin dalla sinossi e dalla prefazione, che è il primo di due volumi apparentemente semplice e appartenente alla tradizione stilistica della Hurt. Il suo modo di parlare, il suo modo di porsi a chiunque, è sempre lo stesso: privo di qualsiasi garbo o faccettazione, ma non appena si comincia a leggere la sua voce acquista di colpo una forza e una ricchezza di sfumature sorprendenti. Questo uno dei tanti motivi per cui amo le sue storie, il suo essere e sentirsi guasta, in un mondo in cui forse non si sente nemmeno a suo agio, e le circostanze delle grandi gesta de L'enigma di Matthew Alcott mi hanno permesso di vivere nuovamente in modo molto vivido quegli innumerevoli pomeriggi, trascorsi a leggere, sulla mia poltrona preferita, storie che sono certa il tempo non scalfirà.
Questo ennesimo romanzo mi ha preso fra le sue braccia con impeto e irruenza, che mi ha piacevolmente sorpreso. Ed io, gettandomi nella mischia, ho incoraggiato quel Fato egoista e crudele a scovare una strada, anche quando non si aveva la certezza di trovarne una. Dubbiosa se restare semplicemente a guardare, che in un attimo ho immagazzinato nella memoria una certa dose d'informazioni visive.

Titolo: L'enigma Matthew Alcott
Autore: Jd Hurt
Casa editrice: Selph pubblishing
Prezzo ebook: 2, 99 €
N° di pagine: 214
Trama: Alle persone piace essere ricordate. E' per questo che si scrive un libro, si dipinge un quadro, si scopre la cura contro il cancro. Anch'io voglio essere ricordato. Nessuno deve dimenticare quello che mi è successo. In un certo senso scriverò il libro della vita, dipingerò il quadro dell'Apocalisse, curerò la malattia peggiore. Me stesso. E lo farò sorseggiando il vino più dolce. La vendetta. Contro chi? Non è importante il fine. Ciò che conta è il mezzo per raggiungere quel dannato fine. Il mio strumento ha un solo nome. Carrie Cockard.
Alle persone piace essere amate. E' per quello che cerchiamo di essere belli, o simpatici; oppure semplicemente mentiamo per sembrare più gradevoli. Abbiamo paura di essere abbandonati. Io sono stata abbandonata e amata in eguale misura. Poi ho perso tutto. Il bambino che, durante l'infanzia, mi ha fatta sentire speciale, è scomparso. E' stato come se mi strappassero il cuore per gettarlo lontano. Ma poi ho capito che si risale la china solo se si tocca il fondo. E la vita dovrà pure essere vissuta attraverso la dura lezione della memoria, ma può essere goduta solo lasciandosi dietro il dolore. Non è importante in quale maniera. Ciò che conta è che ho deciso. Finalmente voglio dimenticare il passato. Quel passato porta un solo nome.

domenica 28 aprile 2019

Gocce d'inchiostro: La manutenzione dei sensi - Franco Faggiani

Le storie bucoliche, realistiche, intime e profonde eseguono con cura una certa importanza, e non c'è stato caso in cui una storia di questo calibro abbia deluso le mie aspettative, inducendomi ad abbandonare la rotta a metà strada o abbia sciupato un occasione che alla fine non si è rivelata esattamente così. Sono racconti che raggruppano un frammento di anima, svegli, non propriamente allegre, ma che sedimentano nell'animo uno stato di dolce malinconica rassegnazione.
La storia di Faggiani non aveva nessuna soggezione in presenza di lettori di qualunque sesso, razza o età. Io stessa riconosco il suo potere, esercitato su gran parte di individui, e pare che non conosca neanche i concetti di <<superiore >> e <<inferiore>>.
Presso le montagne in cui si snodano le vicende di Leonardo Guerrini tuttavia non si è rispettato quel tipo d'intimità di cui parlavo prima. Non sono un critico letterario, ne una prolifica scrittrice di romanzi bucolici, ma La manutenzione dei sensi non ha rispettato i sensi conformi ai miei gusti letterari. Faggiani scrive che quella narrata è una storia prettamente realistica e scrivere questo romanzo gli dà un certo onore.
La mia anima di lettrice tuttavia è priva di quell'entusiasmo che ha accumunato gran parte dei lettori, non tanto per come è stato scritto il romanzo piuttosto per ciò che la sua lettura esortisce. E, a discapito di un forte senso di empatia, dispiacere, in sostanza ho visto La manutenzione dei sensi come quel suono che arriva a un punto ma non consolida nel senso più intimo e graffiante per la mia anima.

Titolo: La manutenzione dei sensi
Autore: Franco Faggiani
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 16 €
N° di pagine: 250
Trama: A un incrocio tra casualità e destino si incontrano Leonardo Guerrieri, vedovo cinquantenne, un passato brillante e un futuro alla deriva, e Martino Rochard, un ragazzino taciturno che affronta in solitudine le proprie instabilità. Leonardo e Martino hanno origini ed età diverse, ma lo stesso carattere appartato. Il ragazzo, in affido temporaneo, non chiede, non pretende, non racconta: se ne sta per i fatti suoi e non disturba mai. Alle medie, però, a Martino, ormai adolescente, viene diagnosticata la sindrome di Asperger. Per allontanarsi dalle sabbie mobili dell'apatia che sta per risucchiare entrambi, Guerrieri decide di lasciare Milano e traslocare in una grande casa, lontana e isolata, in mezzo ai boschi e ai prati d'alta quota, nelle Alpi piemontesi. Sarà proprio nel silenzio della montagna, osservando le nuvole in cielo e portando al pascolo gli animali, che il ragazzo troverà se stesso e il padre una nuova serenità. A contatto con le cose semplici e le persone genuine, anche grazie all'amicizia con il burbero Augusto, un anziano montanaro di antica saggezza, padre e figlio si riscopriranno più vivi, coltivando con la forza le rispettive passioni e inclinazioni.

venerdì 26 aprile 2019

Gocce d'inchiostro: Miden - Veronica Raimo

Appena Veronica Raimo smise di parlare, dall'altra parte non giunse più alcun suono. Sembrava fossi sprofondata in un altro mondo, in un luogo incredibilmente silenzioso. Si trattava forse dello stupore, dell'ammirazione, che si agitavano ancora in me come un vuoto che assorbiva tutte le emozioni del mio corpo perfettamente insite sin la parte più profonda del mio essere.
Penso che pochi romanzi mi abbiano lasciato senza parole. Non sono il tipo che si lascia impressionare tanto facilmente, né che si lascia abbindolare da qualunque critica o parere entusiastico, specie se il romanzo o la storia in proposito ha origini italiane. Eppure, sebbene abbia usato un simile comportamento persino con Miden, ogni cosa alla fine è finito in quello spazio pieno di suggestioni incomprensibili. Non volevo che la conversazione fra me e la Raimo terminasse. Ma l'autrice è stata così brava a non rivelare niente, a indurre il lettore a non dire niente, leggere in silenzio fin quando non avrebbe avuto risposte alle sue innumerevoli domande, che non udì nient'altro che il battito agitato del mio cuore…. O forse era quello del romanzo?

Perché leggendo Miden si ha come la sensazione di essere diventati ladri spregevoli che, in una sera di fine aprile, si era insinuato in casa altrui. Nascosto nell'ombra, trattenendo il respiro, aspettando che qualunque abitante di questo piccolo paesino si svegliasse. Provando a mettersi nei loro panni. temporeggiando al punto in cui avremmo trovato una soluzione. Quella definitiva.

Titolo: Miden
Autore: Veronica Raimo
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 18, 50 €
N° di pagine: 200
Trama: E' un mattino cristallino come tanti a Miden. Una ragazza bussa alla porta di una coppia con un'accusa di abuso sessuale. L'accusato è il suo ex professore di filosofia. La compagna del professore aspetta un figlio. Sono entrambi approdati a Miden da un paese straniero, sprofondato nel Crollo: una devastante crisi economica. Miden è la società ideale che li ha accolti, un nuovo Eden di eguaglianza e benessere, una piccola comunità laica e razionalista, tanto solidale quanto inflessibile. Il professore e la studentessa hanno avuto una storia in passato. Ma è solo a due anni di distanza che la ragazza si rende conto di aver riportato un trauma da quel rapporto. La denuncia scuote la felice comunità di Miden, dove ogni anomalia che ne alteri il candore viene dibattuta e corretta, ogni trauma riconosciuto e risolto per il bene comune. I tre protagonisti si ritrovano al centro di un'indagine. Amici e colleghi si trasformano in un tribunale che deciderà delle loro vite. E, nell'attesa del verdetto, tutte le certezze della coppia si corrompono, così come il futuro che sognavano per il loro figlio.

martedì 23 aprile 2019

Gocce d'inchiostro: Il dardo e la rosa - Jacqueline Carey

Dopo aver trascorso due settimane lunghe e intense in compagnia di Phèdre, eccomi qui, seduta alla scrivania, dinanzi al computer, a riporre quelle poche righe che, anche se per poco tempo, mi permetteranno di guardarmi dentro. Scandagliano la mia anima semplice, ma appassionata. E, guardandomi, rafforzano il pensiero che il mio tempo trascorso con i personaggi di Jacqueline Carey non è stato assolutamente inutile, piuttosto effimero ma netto.
Fra le sue pagine non ho potuto decidere niente che non riguardasse le sorti di una giovane e attraente cortigiana, nemmeno la forma di una singola profezia. L'autrice aveva già deciso per lei, ed io ho accolto nel mio grembo questa storia accettandola in tutta la sua meravigliosa essenza. Il mio parere in proposito non poteva non essere ottimo. Ma quale saranno le sorti che decideranno la forma di questo meraviglioso disegno e che mi indurranno a seguire una strada non ancora del tutto spianata?
La storia de Il dardo e la rosa è il primo volume di una saga fantasy che al principio non aveva infervorato il mio animo come confidavo; gli innumerevoli personaggi, la protagonista sbalottolata da una tribù a un'altra, da una famiglia illegittima a un'altra, mi avevano costretta a prendere una sofferta decisione di commiato. Ma adesso?
Che cosa ho fatto? Perché ho atteso così tanto? E il desiderio particolare di proseguire le vicende della coraggiosa Phèdre sono adesso parte di una vita che deve ancora maturare. Un legame appena concepito, e presto confido in netta espansione.

Titolo: Il dardo e la rosa
Autore: Jacqueline Carey
Casa editrice: Tea
Prezzo: 12 €
N° di pagine: 888
Trama: Terre D'Ange: un regno fondato dagli angeli e popolato da individui in cui la bellezza mirabiile si accompagna a un'incondizionata libertà fisica e mentale. Un unico precetto guida infatti le Tredici Case che lo dominano: Ama a tuo piacimento. Destinata sin dalla tenera età a servire in una delle Case, Phèdre è nata con una piccola macchia scarlatta nell'occhio sinistro. Per molti, un difetto irrimediabile. Per altri, un segno rarissimo e sconvolgente: il Dardo di Kushiel, il marchio che contraddistingue le "anguissette", coloro che possono mescolare la sofferenza e il piacere per natura e non per costrinzione. Ma quando il nobile Delaunay la riscatta, il futuro di Phèdre si apre verso l'ignoto: non consumerà i suoi giorni come perfetta cortigiana, diventerà una spia. Il regno di Terre d'Ange, infatti, è inquieto e agitato, e Delaunay vuole scoprire chi sta tramando nell'ombra.

sabato 20 aprile 2019

Gocce d'inchiostro: Accabadora - Michela Murgia

Non dedico grande attenzione ai romanzi antropologi, o, per lo meno, a quel di tipo di letteratura che getta una luce particolare su popoli, culture, razze diverse. Oltre che alle loro modalità di pensiero, tale discorso è soprattutto relativo a constrinzioni o imposizioni. Non proprio elementi di semplice digestione, ma una quantità sufficiente per farmi giudicare positivamente o meno un romanzo.
Il romanzo di Michela Murgia fa parte di quella categoria di romanzi che attendono il momento più adatto per essere letti. Si trattano di letture veloci, rapide, ma intrise di dramma, riti spirituali o bellici che limita l'attenzione più al suo contenuto che alla sua quantità. Accabadora né è uno di questi, e non solo i temi trattati sono piuttosto attuali, ma adesso che ho letto a fondo questa sua opera, combino in questa recensione quegli elementi primordiali che mi portino dritto dritto una certa strada. E la Murgia devo dire ha scritto questo piccolo gioiellino magistralmente, creando dal nulla una storia realistica ma originale, proiettando su carta ogni rimasuglio della sensibilità con cui ha scritto queste pagine di cui le stesse parole vanno oltre i sentimenti. L'emozioni che vi sono nascoste nel più intimo dell'essere.


Titolo: Accabadora
Autore: Michela Murgia
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 12 €
N° di pagine: 166
Trama: Perché Maria sia finita in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come "l'ultima". Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. "Tutt'a a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fili'e anima, un mondo meno colpevole di essere madre e figlia". Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.