martedì, dicembre 31, 2019

The Best Books of... 2019 Un anno pieno di parole: Carta e inchiostro

 Un anno di letture, sogni e passioni è trascorso quasi per tutta la sua durata su una piccola ma morbida poltrona foderata in pelle, cibandomi di quelle storie, quegli autori che avevo sentito parlare bene ma che non conoscevo. Prima di approcciarmi ad una nuova lettura, o al suo autore, mi ritrovo sempre lì, sui miei passi, a riflettere sul da farsi. Se valga o meno la pena spendere del tempo prezioso presso qualcosa o qualcuno di sconosciuto che, alla fine, potrebbe non soddisfarci pienamente. Fortunatamente per me, questo 2019 letterario è stato alquanto soddisfacente, entusiastico, e in certi momenti ho creduto persino si trattasse di semplice fortuna. Nonostante tutto, non nascondo una certa sorpresa, le cocenti delusioni, a eccezione di tre o quattro romanzi, sono state lontane dal mio personalissimo cerchio, ed ecco che, sul finire dell’anno, mi approccio a riporre quelle che altro non sono che le migliori letture.
Qui, però, viene il bello, in uno di quei momenti in cui le novità sopraggiungono quando meno te lo aspetti, ed io non posso non sentirmi coinvolta. Uscendo così dalla mia confort zone, ho preso parte alla bellissima iniziativa di Il mondo di Simis, e stilando una lunga lista di titoli e suddividendola in diverse categorie, ho così risposto ai richiami di questa piccola sfida avanzando impetuosamente verso il suono della sua voce.
Quanto mi piace prendere parte a questi piccoli giochini letterari! Mi è stato aperto un cancello invisibile, e con un semplice invito mi ha spinta ad entrare. C’è una vasta scelta, una varietà di gusti e pietanze, romanzi che rispecchiano il mio animo, altri che mi hanno guardato dentro. Mi hanno vista esattamente come mi vedono in pochi. E non parlando, ma semplicemente toccandomi, mi hanno compreso, oppresso nella loro stretta ferrea rendendomi orgogliosa e onorata della loro presenza.

domenica, dicembre 29, 2019

Gocce d'inchiostro: Il colibrì - Sandro Veronesi

Da una finestra virtuale dall’aria luminosa ma vaporosa Sandro Veronese comparve come un fantasma, si presentò con un piccolo e breve romanzo e per qualche giorno mi condusse nel magico luogo dove tutto ciò che accadde accadrà per un motivo. Leggere la società circostante. In tutta sincerità, di libri attuali e realistici ne leggo a bizzeffe, e ciò che espugna Il colibrì a mio avviso non possiede nulla di nuovo, sorprendente o sconcertante che si discosta da altri romanzi. Cornici che ho visto trovarsi all’altezza delle mie aspettative, della mia personalissima visione, che senza alcun intervento o disturbo, il meccanismo che si aziona è un guadagno per comprendere meglio e affondo ciò che ci circonda.
Il pregio di questo romanzo è certamente lo stile; intorno a una storia il cui lirismo, la cui poesia ricorda quella di Siddharta si dipanano le vicende di un uomo comune, un po’ solitario e sfortunato la cui vita prese un giorno una svolta decisiva.
Senza fare troppi spoiler, il risultato è un sufficiente modo di interpretazioni di una realtà attualissima ma distorta, che per certi versi resta attaccata a chi legge, ma poi ci scivola addosso come niente fosse. E da qui, il mio parere non propriamente entusiasta ma rubato da pensieri frastagliati di ciò che ha significato più per me la sua lettura. La gente che l’ha letto prima di me è stata davvero entusiasta. Io non proprio, ma tutto sommato soddisfatta per la sua utilità, che solo a quel punto mi ha staccato dal mondo e portato via.

Titolo: Il colibrì
Autore: Sandro Veronesi
Casa editrice: La Nave di Teseo
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 368
Trama: Il colibrì è tra gli uccelli più piccoli al mondo; ha la capacità di rimanere quasi immobile, a mezz’aria, grazie a un frenetico e rapidissimo battito alare ( dai 12 agli 80 battiti al secondo ). La sua apparente immobilità è frutto piuttosto di un lavoro vorticoso, che gli consente anche, oltre alla stasi assoluta, prodezze di volo inimmaginabili per altri uccelli come volare all’indietro… marco Carrera, il protagonista del nuovo romanzo di Sandro Veronesi, è il colibrì. La sua è una vita di perdite e di dolore; il suo passato sembra trtascinarlo sempre più a fondo come un mulinello d’acqua. Eppure Marco Carrera non precipita: il suo è un movimento frenetico per rimanere saldo, fermo e, anzi, risalire, capace di straordinarie acrobazie esistenziali.

venerdì, dicembre 27, 2019

Gocce d'inchiostro: Hollow city. Il secondo libro di Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali - Ransom Riggs

E’ l’approcciarsi dell’avvento del nuovo anno che mi mette così duramente alla prova e che mi ha fatto desiderare di concludere il mio anno di letture in bellezza. Il numero di questa lista che giorno dopo giorno va ad allungarsi potrebbe essere già soddisfacente, per dedicarmi così ad altro, alla scrittura o alla visione di qualche serie tv; ma per me non c’è mai un attimo di respiro, quando si parla di letture; infatti il mio percorso letterario non si ferma mai, nemmeno quando contraggo una lieve cefalea, e di conseguenza non ho potuto fermarmi nemmeno con l’anno 2019 oramai agli sgoccioli. Malgrado il mio istinto mi induca ad poter essere un po’ più malleabile, ingiustamente giudico questo momento di impasse come qualcosa di insulso e inutile. In una manciata di giorni si potrebbero concludere due o tre letture. Cosa fare, quindi quando il tempo tuo a disposizione è parecchio, e le letture sempre più numerose?
Per  questa ragione ho scelto come compagnia pomeridiana il secondo volume dei Bambini speciali di Miss Peregrine, la cui aura oscura e cupa incombette repentinamente. La scelta non potè rivelarsi più azzeccata, in quanto il suo autore ha combinato al genere dell’avventura, la sveltezza nello sciorinare eventi, situazioni che, man mano, divengono sempre più eccitanti, entusiasmanti, e questo è uno dei tanti motivi per cui non vedo l’ora di proseguire con la lettura del terzo volume.


Titolo: Hollow city. Il secondo libro di Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali
Autore: Ransom Riggs
Casa editrice: Bur Rizzoli
Prezzo: 14 €
N° di pagine: 430
Trama: Chi è Jacob Portman? Un ragazzo qualunque finito dentro un’avvemtura più grande di lui, o un predestinato, uno Speciale dai poteri prodigiosi, cacciatore di mostri terrificanti? Nessuno conosce la verità. L’unica cosa certa è che sembrano trascorsi secoli dal giorno in cui la misteriosa morte del nonno lo ha spinto a indagare sul passato della sua famiglia, catapultandolo sull’isoletta di Cairnholm, al largo delle coste gallesi. E’ qui che si imbatte nella bizzarra e affascinante combriccola degli Speciali; creature dotate di curiosi e irripetibili poteri, membri superstiti di una stirpe meravigliosa, costretti per sfuggire alla persecuzione di un mondo ottusamente normale, ad affidarsi alle inflessibili cure di Miss Peregrine, la donna – uccello in grado di manomettere il tempo. Ma ora che Miss Peregrine è ferita e non riesce a recuperare le proprie sembianze umane, i ragazzi speciali e Jacob dovranno vedersela da soli con chi minaccia di distruggerli, e così abbandonare l’eterno presente in cui hanno vissuto per avventurarsi nel mondo reale.

martedì, dicembre 24, 2019

Gocce d'inchiostro: Il prigioniero felice - Monica Dickens

Poco a poco proseguo imperterrita il mio proposito di divorare romanzi che languiscono sullo scaffale da qualche tempo, prima che si concluda l’anno.
Prima che infatti il 2019 termini ci sarà certamente un momento che alimenterà i miei propositi letterari dell’anno venturo, uno sbuffo di fumo nel mio piccolo focolare, la cui matassa, salendo, si allargherà fra le stanze buie della mia coscienza come se un gigante posasse la sua mano sull’apertura di un camino. Tutto ciò sarebbe stato provocato da un regalo inaspettato, di cui conosco già il suo contenuto, e che decreterà la prima lettura dell’anno 2020.
Non ho tuttavia potuto fare a meno di tenere a bada quelle che non sono state altre che le mie più fervide impressioni, nei riguardi di una lettura il cui odore sa di antico e penetrante, e poiché il tempo va ad accorciarsi sempre più, l’ho accolto nel mio personalissimo cantuccio non sapendo che cosa aspettarmi. Vi ho portato speranze, reciso progetti, sognato ad occhi aperti. Il risultato è un sogno vittoriano, romantico ma un po’ triste, che in qualcosa di estremamente nascosto, delicato, simbolico, rivelante, ha segnato il mio cammino in aggiunta a quello degli anni letterari.
Dal “grembo” dickensiano, deriva così Il prigioniero felice, la cui autrice fu la pronipote di Charles Dickens e che, mi piace affettuosamente adesso chiamarla, la Dickens al femminile. Come è stato possibile ignorare completamente la sua esistenza?
Quello che segue è il mio parere, a caldo, di un triste racconto di vite che in un certo senso mi sono appartenute. Mi hanno indotta a gettarmi sulle spalle la monotonia del giorno, la drammaticità di alcuni eventi, giungendo irruentemente come un ospite indesiderato nella stanza del giovane Oliver ascoltando ciò che mi avrebbe detto. Toccata dal un certo coinvolgimento emotivo, il cui messaggio conferisce una mancata libertà interiore che in un momento di estatica felicità cozzò con la vita e il processo inesorabile del tempo.



Titolo: Il prigioniero felice
Autore: Monica Dickens
Casa editrice: Eliot
Prezzo: 14, 90 €
N° di pagine: 320
Trama: La guerra è finita ma niente è ancora tornato alla normalità per Oliver North. In convalescenza per l’amputazione di una gamba, il giovane reduce è prigioniero nel suo letto, sistemato nella stanza principale della casa, da cui osserva il viavai dei membri della sua complicata famiglia. Le sorelle, la madre, i nipoti, una cugina e persino una ex fidanzata approfittano della sua condiizone di spettatore affettuoso per confidargli i propri problemi. Ee’ un modo per passare il tempo e pian piano Oliver ci prende gusto: dà consigli, suggerisce strategie, manovrando dietro le quinte le esistenze degli altri. Ed è così impegnato a occuparsi degli affari altrui ( provocando anche una serie di pasticci ) da non badare a ciò che lo riguarda, ovvero i suoi sentimenti verso qualcuno che ha molto a cuore la sua sorte: Elizabeth, la preziosa quanto riservata infermiera personale.

domenica, dicembre 22, 2019

Gocce d'inchiostro: All'ombra di Julius - Elizabeth Jane Howard

All’ombra di Julius apparve con la sua bellissima copertina in bianco e blu giudicandolo esattamente per come si è rivelato:una lettura bellissima, il racconto di una famiglia recisa da un orribile evento, sciorinato in un età che si aggira intorno agli inizi degli anni ’20, col pallido riflesso di visi segnati da tanti pensieri e propositi.
Sopra di me, il fantasma della sua autrice, che pendeva sopra la mia testa, deceduta oramai cinque anni fa, che onnipresente come Dio lasciò in ogni suo romanzo frammenti della sua essenza.
La Howard fu quel tipo di donna che negli anni vissuti non conobbe con esattezza il significato della parola << amore >>: appassionata lettrice, ingenua, romantica e sognatrice, che in linea diretta alla mia anima, a quella perlomeno di cinque anni fa, nella sua difficile giovinezza crebbe mediante concetti o paradigmi violati, che non ammisero ulteriori spiegazioni sui problemi più complessi dell’esistenza umana. La sua, e degli individui che vi fecero parte.
Attratta da un concetto ben lungi di perfezione, ho così accolto la lettura di questo splendido romanzo con straordinaria forza, mostratasi nel momento in cui lasciai cadere alcuna remora o obiezione ai miei propositi natalizi, che tuttavia ho applicato strenuamente.
Amo la Howard, mi piacciono i suoi romanzi, che man mano arricchiscono il mio bagaglio letterario divengono sempre più belli, per quanto me lo consenta la mia natura; e anche nei confronti di All’ombra di Julius il mio atteggiamento è stato uguale a tutti gli altri, giudicandolo più come un’esaltazione dell’anima dell’autrice anziché come argomentazione sentimentale. Il mio fervido interesse fu tale che assursi a qualunque intoppo, che a lettura terminata non vedevo l’ora di poter leggere qualcos’altro. In qualunque aspetto, sia negativo sia positivo, i romanzi della Howard sono scialuppe di salvataggio dinanzi un mare in tempesta che potrebbe essere affine ai gusti di molti lettori che si considerano impavidi e curiosi, il che quel regalo perfetto per regalare un sorriso, donare felicità con un semplice gesto.
Titolo: All’ombra di Julius
Autore: Elizabeth Jane Howard
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 326
Trama: Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglia e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occuppata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concetrarsi sulla carriera di pianisti. Nel frattempo Esme, la vedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo. Le tre donne e i due uomini legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius.

venerdì, dicembre 20, 2019

Gocce d'inchiostro: Le disavventure di Amos Barton - George Eliot: L'ultimo Wallace - Riccardo Giacchi

Spontaneamente accolgo le richieste di giovani autori esordienti, ma con un certo riserbo; sincera e fiduciosa, non maschero mai l’entusiasmo di leggere opere sconosciute in cui, a seconda dei casi, trapela alla fine il mio giudizio. A voler essere precisa, non tutte le opere esordienti che ho accolto sono state di forte impatto; le mie sensazioni istintive, talvolta, mi hanno indotta a girarci al largo. Caratteristica elusiva pregiata del mio carattere, che attrae in un modo o nell’altro un numero ristretto di autori.
Potrebbe essere strano, bizzarro, presentare quest’oggi un post con ben due recensioni, dopo che su Sogni d’inchiostro promulgo sempre il proposito di non sforare per alcun motivo. L’avvento del nuovo anno, ma, soprattutto, il desiderio di poter parlarvi di quelle letture che presto o tardi concluderò entro la fine dell’anno, fu l’unico espediente a condurmi qui, a riporre nero su bianco, i miei più fervidi pensieri su due opere diversissime fra loro ma che coincidono per la brevità con cui sono state lette; sembra forse esagerato, ma è stato in una manciata di ore che ho divorato l’ultima pubblicazione di una delle mie scrittrici inglesi preferite, e un racconto particolarmente breve ma intenso del mio amico di penna Riccardo Giacchi. Attraversati da piccoli ponti invisibili non si sono mai scontrati ne intercorsi l’uno con l’altro. Ma cosa mi impediva a tacere il fragore assordante dei pensieri, il desiderio irrefrenabile di mettere per iscritto ciò che mi aveva assillato come un moto potente e involuto, mentre gli ultimi giorni di dicembre sentenziano quasi quanto, nel mio personalissimo mondo, la letteratura e la scrittura sono fibre indistricabili del mio essere?
Ed ecco spiccare, fra la nebbia del tempo, il mio entusiastico parere su Le disavventure di Amos Barton e L’ultimo Wallace, anche quando altre letture reclamano la sua attenzione, che come ombre fugaci si allaungarono davanti a me, quasi come due lunghe dita protese, verso distese erbose e bucoliche o cieli di fuoco e fiamme.



Titolo: Le disavventure di Amos Barton
Autore: George Eliot
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 15 €
N° di pagine: 124
Trama: Amos Barton è il nuovo parroco della chiesa di Shepperton, una ciottadina della provincia inglese. Il reverendo è un uomo mite che cerca in ogni modo di far rispettare i dettami della Chiesa anglicana ai membri della sua comunità, ma il suo carisma inesistente, unito a una certa goffagine, fa si che non sia molto amato dai suoi concittadini.  Inoltre la parrocchia di cui si occipa non è sufficiente al mantenimento della sua famiglia, che può tirare avanti solo grazie al caritatevole prodigarsi di qualche parrocchiano e all’instancabile Milly, la moglie del curato, che ha totalmente immolato la sua vita al bene del marito e dei suoi figli. La situazione si complica ulteriormente quando la contessa Caroline Czerlaski si installa a casa Barton, portando con sé mille pretese neppure un centesimo, suscitando disappunto in Milly e una morbosa curiosità in tutta la comunità di Shepperton. L’intera vita di Amos Barton trascorre fra continue cadute e momentanee risalite, fino all’arrivo della notizia peggiore di tutte, che lo farà precipitare nello sconforto, ma vedrà finalmente i parrocchiani stringersi intorno a lui, nonostante incarni << la quintassenza concentrata della mediocrità. >>

mercoledì, dicembre 18, 2019

Gocce d'inchiostro: Incubo - Wulf Dorn

Ogni romanzo ha il suo tempo, e come ogni cosa della vita c’è un momento per abbracciare certi autori o rifuggire dal loro abbraccio; il momento di abbracciare, anzi riabbracciare Wulf Dorn avvenne adesso. Sul finire dell’anno, con sentimenti misti a vergogna e timidezza che hanno confermato la mia stoltezza, la mia inettitudine ad averne procrastinato la lettura.
Fu così che Incubo, con la sua bellissima copertina che dice tutto o niente, si accostò a me, si abbandonò al mio occhio clinico e si fece leggere. Questa volta, scuotendomi forsennatamente, repentinamente, come tanti anni fa successe con La psichiatra, tornando per l’ennesima volta ad avere il cuore palpitante che sembrava scuotesse tutta la mia persona.
Questa storia, quantunque sia stata la sua modalità di lettura, fu il modo migliore per sancire e sigillare lo stretto legame che si era instaurato fra me e l’autore, prosperoso come le innumerevoli parole che danzarono sulla carta, le sensazioni o emozioni che attanagliarono il mio cuore in una stretta ferrea, groviglio di sangue e nervi.
Col carico di creature dall’anima inquieta, Incubo mi ha lasciata davvero senza parole. E da sopra il pallido riflesso di una matassa di eventi che scorrono come il flusso normale e inesorabile del tempo, mi sono sentita eccitata, unanime a condividere ciò che visse disgraziatamente il piccolo Simon, che avevo snobbato per tutto questo tempo.
Titolo: Incubo
Autore: Wulf Dorn
Casa editrice: Tea
Prezzo: 5 €
N° di pagine: 361
Trama: Simon è un ragazzo difficile, rinchiuso da sempre nel suo mondo. La sua vita precipita in un incubo dopo la morte dei genitori in un terribile incidente d’auto, dal quale Simon esce miracolosamente illeso ma, da allora, soffre di fobie, allucinazioni, sogni che lo tormentano ogni notte. Costretto a trasferirsi dalla zia Tilla dopo un periodo di riabilitazione in ospedale, passa le sue giornate esplorando la campagna sulla bicicletta del fratello Michael. Nella zona sembra aggirarsi un mostro: una ragazza è scomparsa, e una notte si perdono le tracce anche di Melina, la fidanzata di Michael, il quale diventa l’indiziato principale. Insieme a Caro, una ragazza solitaria che ha conosciuto nella sua nuova scuola, Simon affronta le proprie paure più nascoste e va a caccia del lupo che miete le sue vittime nel bosco di Fahlenberg. Ma niente è come sembra.

lunedì, dicembre 16, 2019

Gocce d'inchiostro: La fabbrica delle bambole - Elizabeth Macneal

Nel giro di qualche giorno, un weekend all’insegna della frenesia e della fretta, ho letto un romanzo molto carino, atipico ed originale che nell’errabondo frastuono del mondo mi ha adottato repentinamente.
Riconosco come ancora una volta le vicende narrate in certi romanzi, anche le più deprimenti, non solo sfiorano il mio temperamento irreprensivo ma donano vita a ciò che non l’aveva. Gli episodi tormentosi narrati in La fabbrica delle bambole è stato un caso fortuito nel migliorare il mio approccio nei riguardi di questa storia, esplicando le mie vere e proprie ragioni per cui mi ci sono avvicinata, e di effetti positivi ce ne sono stati. E non pochi, a dire il vero.
Ed ecco che, rafforzata dal desiderio di scoprire cosa celassero le pagine di questo magnifico quadro, che ho avvertito anche la minima parvenza di controllare le mie azioni, facendomi più tranquilla. Trasferite le parole su carta, questo dunque ciò che è venuto fuori: un parere a cuor leggero come non mi capitava da qualche tempo. Dando così vita a un quadro reprensibile ma bello che coincise con i miei gusti, le mie preferenze letterarie, tratteggiando in ogni forma o figura tutta la magia che esplicano le sue forme o tratti.

Titolo: La fabbrica delle bambole
Autore: Elizabeth Macneal
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 21 €
N° di pagine: 400
Trama: Una giovane donna che aspira a un futuro da artista. Un pittore preraffaelita in cerca di una nuova musa. Un sinistro tassidermista convinto di poter rendere immortale ciò che è unico. Alla Grande Esposizione di Londra del 1851 i loro destini si incontrano e cambiano per sempre.

giovedì, dicembre 12, 2019

Gocce d'inchiostro: Rosamund. La famiglia Audrey, volume 3 - Rebecca West

Con un senso di avvilimento ho tirato fuori dal mio Kobo l’ultimo volume di questa saga: eccolo con la sua copertina color nocciola, proprio come è luminosa e antica la sua provenienza. La storia poi non sarebbe stata così differente ai volumi precedenti, di cui non ho potuto sottrarmi, se questo terzo e ultimo volume decreta la fine di un viaggio bello ma non esaltante. Non ho potuto fare a meno di precipitarmi e fiondarmi fra le pagine di Rosamund, ma mi sono aggrappata alla forte convinzione e speranza che mi avesse tirata un po’ troppo fuori da ciò che avevo visto nei volumi precedenti; in cuor mio immaginavo di dover aspettare qualcosa del genere, ma ci sarebbe stato ancora tempo. Grande confusione, un andirivieni fra presente e passato, il tutto che si svolse in pochi dialoghi, eccessive descrizioni, con il quale sono stata in compagnia di quelle figure distorte e dilaniate che mi avevano tenuto in compagnia la scorsa settimana. Riflettendoci, quella della West non è una saga famigliare particolarmente bella, indimenticabile, emozionante. Eppure non farsi trascinare dagli eventi è stato davvero impossibile, confutare quei momenti in cui mi ritrovai sola con la sua creatrice fin quando le nostre anime si fusero in un unico essere.

Titolo: Rosamund. La famiglia Audrey, volume 3
Autore: Rebecca West
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 380
Trama: Gli scintillanti anni Venti sono arrivati. La povertà dell’infanzia è solo un ricordo per le gemelle Aubrey: ormai sono due pianiste famose, girano l’America soggiornando negli alberghi più esclusivi, vengono accolte come star alle feste d’elite, dove lo champagne scorre a fiumi e gli invitati sono ricchi, affascinanti e privilegiati. Eppure c’è uno strato di malinconia ad ammantare il successo: il ricordo della mamma e dell’adorato fratello torna spesso a fare loro visita. Un’altra brutta sorpresa è in arrivo: la cugina Rosamund sposerà un uomo che non la merita. Ma il capitolo mariti è solo all’inizio: anche Rose troverà finalmente l’amore, la più deliziosa delle scoperte.

martedì, dicembre 10, 2019

Gocce d'inchiostro: Tra le rovine della grande fabbrica - Il Reverendo Stone

Tra tutte le letture che ho compiuto negli anni, quando mi predispongo a riporre nero su bianco le mie vivide impressioni, sprofondo fra i meandri più reconditi e oscuri delle menti dei loro creatori e guardo attentamente ciò che mi si para dinanzi. Pochi ( veramente pochi ) autori che amano interpretare e comprendere il linguaggio contorto delle poesie sono apparsi in queste pagine. Ne fu un eccezione il Reverendo Stone, che con la sua raccolta di poesie ebbe il potere di ammaliarmi, sedurmi, condurmi lontano dal tempo e dallo spazio con la tranquillità di chi è perso in meditazioni. Quest’oggi è infatti la volta di Tra le rovine della grande fabbrica, e il poema che mi è stato trasmesso ha illuminato in piena forma la sua figura, il suo essere, la sua anima così profonda e a tratti drammatica, cesellando come un cammeo sullo sfondo scuro della vita.
Non mi accorsi, dunque, che mi aveva seguita e che, acquattato in un angolino invisibile, attendeva che io mi accorgessi di lui. E quando giunse il momento, mi colse del tutto impreparata. Tra le rovine della grande fabbrica non espugna nulla di nuovo di ciò che si possa aspettare da una raccolta di poesie, proprio come questa, eppure mi ha reso protagonista di svariate sensazioni che mi hanno fatto sentire “esaltata”, incantata. Come un arcobaleno variopinto di colori che inevitabilmente si è addensato sul mio destino, questa piccola raccolta designa come non sempre la poesia deve essere attribuita alla noia o al tedio, ma che, cogliendo aspetti di vita in frammenti comuni, ha corroso il mio animo in un modo non del tutto normale, infervorando per le sfavillanti emozioni che la sua lettura ha sortito così bene.



Titolo: Tra le rovine della grande guerra
Autore: Il Reverendo Stone
Casa editrice: Amande
Prezzo: 9, 90 €
N° di pagine: 176
Trama: Tra le rovine della Grande Fabbrica è un lavoro maturo, intenso e vivo. Dalle pagine traspare una poetica densa e sporca che non solo mette a nudo l’autore, ma ci fa vivere sotto la sua stessa pelle.


La recensione:

 
La vita
Questo brusio
Che non ci abbandona mai
L’assenza nitida e cristallina
Di qualsiasi voglia forma d’arte …


Nella luce di un tramonto d’inizio dicembre, che si affievoliva sempre di più, trottai lungo la pianeggiante landa deserta del Reverendo Stone, la cui anima si era librata agile ma con estrema cura fra masse di carne e ossa che vagano lungo la riva dell’assurdo, grigie miglia spalleggiate all’orizzonte da ripide e brusche cadenze drammatiche sulla cui sommità si ergevano i timori, le perplessità di un piccolo grande sognatore, che pareva fosse stato intrappolato in un esistenza nuda e cruda che non avverte più come sua.
Fui così assorta nella lettura di Tra le rovine della grande fabbrica, che sebbene promulga un genere letterario che io non amo, durante il corso della sua lettura non riuscì a parlare per una manciata di minuti; il silenzio era rotto esclusivamente dallo sfogliare di pagine invisibili bianche o quasi piene. Il sentiero che percorsi fu così solitario che le mie perplessità al riguardo scivolarono fuori da sole come gusci e more che pendono pesanti da grappoli e cespugli; di tanto in tanto, qualche poesia mi agganciava saldamente e mi integrò completamente al paesaggio circostante.
Da una raccolta di poesie come questa non sempre è facile evidenziare il momento in cui si palesino le intenzioni dell’autore lasciando il lettore a libere interpretazioni, mentre il filo poetico va a mutarsi in una brezza costante che scherza sui nostri visi; il “rivestimento” vivo di un fiume di coscienza profondo e denso è l’aspetto più bello dell’intera raccolta, la cui superficie letteraria assomiglia a quella di altre bellissime storie che nel corso degli anni ho amato e vissuto intensamente. Lo spettacolo dunque mi affascinò sin dal primo momento in cui vi misi piede, che toccò il mio viso come una delicata carezza, man mano divenne più scuro sotto la sferzata violenta e sorprendente della vita e i pensieri, che nelle fatiche tormentose in cui si assimilano le cose si liberavano in osservazioni, confidenze, speranze, si smarrirono in un fiume prorompente di emozioni altalenanti che hanno distorto la mia anima.
Non sarei dovuta essere qui, ma se non avessi accettato di leggere quest'opera de il Reverendo Stone, non credo avrei potuto apprezzare per gradi la semplicità di una prosa asciutta e semplice ma dalla quale si cela un abile lettore di anime. Un poeta, un cantautore che mediante versi si è avvicinato alla vita, sottolineandola nel modo più accurato possibile.
Intrenta a fissare la sua anima, racchiusa nei limiti del possibile, in un viaggio in cui resta tutto ma niente, in cui il tempo sembra scorrere con ordine, va e viene a seconda di come gli pare e piace, Tra le rovine della grande fabbrica mi ha connesso a un livello così intimo col suo creatore che, ad un certo punto, mi ha sottratto da una valle di fuoco, feroci tempeste, vagando come uno spettro nella landa oscura del sentimento.
L’esordio di questo autore sancisce un “nuovo” incontro tra me e la poesia, questa volta più bello e deciso. Qualcosa di molto semplice è stato custodito come un gioiellino con un tocco completamente personale, trattando e scrivendo versi con un certo amore. In una sferzata di colori che scivolano fra luce ed oscurità, in un delicato meccanismo, in un accozzaglia di parole che dietro il liquido vero della loro essenza si levarono contro il cielo come un canto.

Hai creduto davvero
Che tutto avesse un senso
Che bastasse provarci davvero
Che bastasse provarci più forte
Che bastasse chiedere
Col giusto tono
Scegliendo le giuste parole
Che bastasse trovare un buon ritmo
E magari ballarci un po’ sopra
Con un bel sorriso di merda stampato in faccia …


Valutazione d’inchiostro: 4

domenica, dicembre 08, 2019

Gocce d'inchiostro: Nel cuore della notte. La famiglia Audrey, volume 2 - Rebecca West


Problemi di programmazione come quelli che tartassano i miei pensieri, in questi ultimi giorni dell’anno, furono risolti in una settimana, l’incredibile schiera di giorni frenetici, spassionati che mi hanno vista compiere tante cose, gesti folli o sconsiderati, si profilarono nettamente in questo momento. Quest’oggi sarebbe toccato al secondo volume de La famiglia Aubrey, di cui Nel cuore della notte è la lettura prescelta, e questa, il mio spassionato pensiero al riguardo. Cos’avrei dovuto aspettarmi? Proprio io che mi sono sempre mostrata restia ad iniziare questa nuova sagha famigliare; niente a che vedere con la mia amata Elizabeth Jane Howard, ma che ha diviso e ridotto il mio cuore in minuscoli pezzettini. Ebbene si, poiché tornare in un luogo che non si può assolutamente dimenticare, non tanto per i luoghi descritti quanto le tematiche delineate, è davvero assurdo. Nel cuore della notte avrebbe dovuto essere il continuo, il volume di mezzo e questo per me è stato un passo in più a dispetto della storia del primo volume. Come avrei potuto restare indifferente ai brutali colpi che sono stati inflitti al mio cuore, pagina dopo pagina e non preoccuparmi del timore che le sorelle Aubrey perdessero non solo beni mobili ma anche famigliari? 
Un salto nel vuoto e fui colta a divorare le pagine come se animate da volontà propria. E dimenticando ogni cosa, assorbendo la linfa vitale della carta, mi sono presa l’incarico di custodire questa storia, e le sue figure, racchiudendole nel palmo della mia mano, senza alcuna implicazione o conseguenza di ciò a cui avrei dovuto dare peso in futuro.


Titolo: Nel cuore della notte. La famiglia Audrey, volume 2
Autore: Rebecca West
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 400
Trama: E’ trascorso qualche anno da quando abbiamo salutato la famiglia Aubrey. Le bambine non sono più tali: i corsetti e gli abiti si sono fatti più attilati, le acconciature più sofisticate; l’ozio delle giornate estive è solo un ricordo. Oggi le Aubrey sono giovani donne, e ognuna ha preso la sua strada: le gemelle Mary e Rose sono due pianiste affermate e vivono le difficoltà che comporta avere un talento straordinario. La sorella maggiore, Cordelia, ha abbandonato le velleità artistiche per sposarsi e accomodarsi nel ruolo di moglie convenzionale. La cugina Rosamund, affascinante più che mai, lavora come infermiera. La madre comincia pian piano a spegnersi, mentre il padre è sparito definitivamente. Poi c’è lui, il piccolo Richard Quin, che si è trasformato in un giovane seduttore brillante e, sempre più, adorato da tutti.  La guerra, che piomberà sulla famiglia come una catastrofe annunciata, busserà anche alla sua porta, e sconvolgerà ogni cosa. Mentre l’Iinghilterra intera è costretta a separarsi dai suoi uomini, l’universo delle Aubrey si fa sempre più esclusivamente femminile: gli uomini e l’amore rimangono un grande mistero, un terreno inesplorato da attraversare, pagine ancora tutte da scrivere che, forse, troveranno spazio nel prossimo volume di questa appassionante saga famigliare.

venerdì, dicembre 06, 2019

Gocce d'inchiostro: La leggenda della rosa di Natale - Selma Lagerlof

Fu in occasione dell’avvento del Natale, dopo mesi di letture svariate ma intense, che per accogliere questa festività che più amo con il giusto approccio, lasciai le mie velleità alle parole o alle vicissitudini letterarie di autori che hanno scritto romanzi incentrati sul Natale o ambientati in questo periodo accogliendo il loro invito come un caldo abbraccio.
Mi ritrassi così in me stessa, come se fossi stata colpita da una qualche sconosciuta ma potente forza, che mi tentò a raggiungere e perseguire il mio obiettivo. Le letture che popoleranno le pagine di questo blog in questi trenta giorni espugneranno allegramente e con determinazione il mio intento di arricchire Sogni d’inchiostro di episodi pregni di eventi principalmente natalizi. La leggenda della rosa di Natale ne è un esempio, il primo che dà il via a questo mio folle e piccolo progetto. Una lettura non propriamente necessaria che tuttavia ci tiene presente del tempo che scorre, fiaba moralista e fatalista che mi ha dato la sensazione di assorbirne la sua intera essenza. Le cose, il mondo circostante hanno un suo andamento, un suo processo funzionale, e quello della Langerlof è per l’appunto un tentativo spirituale a mio avviso ben riuscito, che con semplicità e vigore getta una particolare luce sul ruolo che esercita l’individuo e il suo relazionarsi col mondo.

Titolo: La leggenda della rosa di Natale
Autore: Selma Lagerlof
Casa editrice: Iperborea
Prezzo: 15 €
N° di pagine:128
Trama: Una foresta innevata che si trasforma a Natale in un meraviglioso giardino, impervie montagne che rivelano miniere d’argento, schiere di anime perdute che penetrano tra i ghiacci eterni, accudite da una vecchietta abbandonata che non si rassegna alla solitudine: è la Svezia delle antiche fiabe che rivive in questi racconti di Selma Lagerlof, quella dei miti e delle leggende, delle storie tramandate al lume di candela nelle lunghe notti nordiche. Ma come nei suoi grandi ronmanzi, lo sfondo fantastico serve a raccontare i desideri, le passioni, le grandi domande morali. La fede nella bellezza di un vecchio abate che fa nascere un fiore nel buio inverno del Nord, la giovane che perde il suo amore in mare e trova nei sogni come riportarlo in vita, il violinista presuntuoso che impara l’umiltà dalla musica di un ruscello. Dietro un’apparente semplicità emerge una sottile indagine dell’animo umano: non c’è mai un “vissero felici e contenti” nelle sue storie, ma il lieto fine è segnato da una redenzione, l’accettazione di un limite, il superamento di una paura, una ritrovata fiducia nella fantasia. E quasi sempre il “miracolo” avviene attraverso un racconto nel racconto, quell’inesauribile potere dell’immaginazione di far vedere la realtà con altri occhi o di ricrearla, di trasformare uno scrigno nascosto nel tesoro dell’imperatrice Maria Teresa, e di insegnare a re Gustavo come il valore degli uomini superi ogni ricchezza.

mercoledì, dicembre 04, 2019

Gocce d'inchiostro: La famiglia Audrey - Rebecca West

Intrigata dalla bellissima copertina, mi sono avvicinata alla famiglia Aubrey, sul finire dell’undicesimo mese dell’anno, mentre coloro che mi avrebbero presto conquistata si erano stanziati dinanzi a me come splendide apparizioni.
Le tematiche sono piuttosto simili a quelli narrati in altri romanzi, come Company Parade, la saga dei Cazalet o I Buddenbroch per il loro continuo stare così ben avvinghiati al passato; alcuna frescura, alcuna ventata di positività o serenità nel buio, se non nei cuori di chi legge e di chi parla.
Mi sedetti nella mia poltrona preferita, con il plaid sulle gambe e il romanzo a mò di leggio non sapendo proprio cosa dovessi aspettarmi da questa famiglia così disgraziata; infatti, da quant’è che la Fazi ne ha acquistato i diritti l’impulso di distanziarmi soffocò qualunque cosa.
L’avvento inaspettato di questa lettura, tuttavia, avvenne nel momento in cui meno me lo sarei aspettata; mediante una sfida indetta su Facebook, che mi colpì, mi invaghì a tal punto che mi scoprì intrigata, sin dal primo momento in cui vi misi piede, quasi pentita per non averci pensato prima, mentre quell’impulso di allontanamento era completamente scomparso. A stento ho potuto così distinguere ciò che mi ha sussurrato la ragione e ciò che invece mi ha detto il cuore, che intercorrendo fra noi su due stessi binari sarebbe stato un semplice episodio da annoverarsi nella mia carriera d lettrice, di lunga durata e a lungo ricordato; per questo motivo, la recensione di questo romanzo mi vede già impegnata nella lettura del suo successore, considerato dai lettori che lo hanno letto, una sorta di nicchia nascosta dalla quale confido di poter tranquillamente osservare e giudicare l’interessante mondo esterno di queste piccole grandi combattenti, dominate dalla forza e da emozioni contrastanti e inducibili, forti e indomabili.



Titolo: La famiglia Audrey
Autore: Rebecca West
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 570
Trama: Gli Aubrey sono una famiglia fuori dal comune: una famiglia di artisti. Poveri ma molto uniti, fanno fronte alle difficoltà quotidiane con grande spirito. Si spostano in continuazione a seconda dell’impiego del padre, Piers: giornalista e scrittore molto stimato, vive in un mondo tutto suo, ha un problema con la gestione del denaro e un debole per il gioco d’azzardo. E’ la madre Clare a tenere le fila: pianista dotatissima, ha rinunciato alla carriera per i figli; logorata ma mai abbattuta, ha trasmesso la sua passione per la musica anche a loro. Le due gemelle Mary e Rose sono due talenti precoci, votate al pianoforte, sveglie e disincantate. Il fratellino minore, Richard, è adorato e coccolato da tutti; e infine c’è Cordelia, la figlia maggiore: molto bella e naturalmente priva di velleità artistiche, non è dotata come le sorelle ma è troppo ottusa per accorgersene.

lunedì, dicembre 02, 2019

Romanzi su misura: Novembre

Novembre è l’undicesimo mese dell’anno, e piuttosto ricco, adesso che si è concluso con l’avvento di dicembre. Seduta alla scrivania, dinanzi al mio pc, con aria grave penso a …. Cosa? A come volino i giorni, le settimane, i mesi, al tempo andato in cui presi la decisione di aprire questo blog ed enunciarmi in un mondo che non ha una sua voce. Non uno ne due, ma bensì tre anni perseguo questo percorso che oramai è divenuto la linfa vitale dei miei giorni, sfogo per la mia anima semplice ma appassionata, intraprendente, ambiziosa e coraggiosa. Un mese, qualche giorno, e il 2019 si conclude…
Ma prima di tirare le somme, è ora di pensare a cosa ho letto in questo mese appena trascorso che, come un menù dalle diverse pietanze, è un ordinazione di romanzi che ho letto e divorato con passione, ansia, fermento e integrità che serberò per sempre nella mia memoria. E non soltanto sono sicura che da certe letture ne ricaverò vantaggio, ma che certe cose sono ispirazioni, idee che in un futuro prossimo prenderò certamente in considerazione. 
Cosa fare, dunque, se non parlarvi di quegli amici di carta e inchiostro, che mi hanno accompagnata in pomeriggi grigi e solitari? E l’ennesimo riepilogo è la chiave di tutto per dimostrare qualcosa che, in alcuni momenti, anche se in minima parte, mi ha distrutto. E questo è quanto.




Romanzi su misura in digitale:


Un'esplicita manifestazione d'amore su due ragazzi di età diversa e sulle difficoltà che dovranno affrontare per coronare il loro sogno. Un viaggio che continua oltre la carta, e a cui non ho assegnato il massimo dei voti semplicemente per la visione pessimistica che l’autrice riserva ai suoi personaggi. La vita sa essere crudele ed egoista, talvolta, ma sotto sotto ogni tanto può anche riservarci sensazioni positive da lasciarci senza parole. Conflitti interiori che potrebbero donarci una visione più ampia di noi stessi.


Valutazione d’inchiostro: 4 e mezzo

sabato, novembre 30, 2019

Nient'altro che libri e fiocchi di neve 1°


Si sa, il Natale, persino mentre scrivo questa parola, è l’avvento di una delle festività più belle che ci siano. Anno dopo anno, non nascondo, che me ne innamoro sempre di più, ed è talmente bello sentire l’atmosfera natalizia: le luci sfavillanti e scintillanti illuminare viali lunghi e alberati, la neve che condensata in piccoli fiocchi si deposita nel palmo di una mano, gli alberi grandi e svettanti ricchi di addobbi e regali. Attira tanta gente il Natale, e come loro anche me, che da sempre lo sogno magico e indimenticabile come quello della famiglia McCallister dopo che ritrovano il figlio scomparso. Non soltanto i regali, l’avvento di Babbo Natale e le sue vecchie renne, ma la magia, l’aura di misticismo e surrealismo che si  deposita, nella notte del 24 dicembre.
Il post di quest’oggi, tuttavia, non vuole presumere o divulgare le mie idee in proposito, bensì consigliare, persino a me stessa, quale tipo di lettura è più adatta in questo periodo. Con trame di tutto punto, copertine che ritraggono paesaggi innevati o con stelle natalizie, pronti ad essere accolti da un numero discreto di lettori che potrebbero poi divenire memorabili nel tempo. Una volta che si prova a leggerne anche uno solo, ci si prende gusto. Dio, come se no!
E dopo oltre un centinaio di recensioni, riepiloghi mensili, autori preferiti, la mia voce nel bel mezzo di tante altre desidera conferire un chè di natalizio a questo piccolo angolo virtuale. Come? Oh, proprio portandovi nel cuore del Natale. Dentro fino al collo, per un mesetto circa.
E stregata da tutto questo, quale miglior modo se non leggere di Natale e di eventi che accadranno esclusivamente in questo periodo in romanzi di cui non ne conoscevo nemmeno l’esistenza.
Non perdiamo allora altro tempo, e carta e penna alla mano non abbiamo bisogno di altro. Non preoccupatevi! 
Muoio dalla voglia di sapere cosa invece leggerete voi, cari amici! Nel frattempo, spero di riuscire nel mio intento e, in questi ultimi giorni, tenervi impegnati con le recensioni di alcuni di questi romanzi J



Titolo: La leggenda della rosa di Natale
Autore: Selma Lagerlof
Casa editrice: Iperborea
Prezzo: 15 €
N° di pagine: 128
Trama: Una foresta innevata che si trasforma a Natale in un meraviglioso giardino, impervie montagne che rivelano miniere d’argento, schiere d’anime perdute che penano tra i ghiacci eterni, accudite da una vecchietta abbandonata che non si rassegna alla solitudine: è la Svezia delle antiche fiabe che rivive in questi racconti di Selma Lagerlof, quella dei miti e delle leggende, delle storie tramandate al lume di candela nelle lunghe notti nordiche. Ma come nei suoi grandi romanzi, lo sfondo fantastico serve a raccontare i desideri, le passioni, le grandi domande morali. La fede nella bellezza di un vecchio abate che fa nascere un fiore nel buio inverno del Nord, la giovane che perde il suo amore in mare e trova nei sogni come riportarlo in vita, il violinista presuntuoso che impara l’umiltà dalla musica di un ruscello. Dietro un’apparente semplicità emerge una sottile indagine dell’animo umano: non c’è mai un “vissero felici e contenti” nelle sue storie, ma il lieto fine è segnato da una redenzione, l’accettazione di un limite, il superamento di una paura, una ritrovata fiducia nella fantasia. E quasi sempre il “miracolo” avviene attraverso un racconto nel racconto, quell’inesauribile potere dell’immaginazione di far vedere la realtà con altri occhi o di ricrearla, di trasformare uno scrigno nascosto nel tesoro dell’imperatrice Maria Teresa, e di insegnare a re Gustavo come il valore degli uomini superi ogni ricchezza.

giovedì, novembre 28, 2019

Gocce d'inchiostro: Tony e Susan - Austin Wright

Ad affascinarmi è stata l’aura di mistero, ammaliamento che suscitarono le sue pagine. Non la brutalità, né l’intelligenza se non la furbizia che è stata usata per scrivere questo romanzo. Stare sulle proprie, ma alle sue regole. Come un ente supremo e dominante, mi ha controllato sin dal primo momento in cui decisi di imbarcarmi in questa storia. Ma cos’avrebbe detto Austin Wright se avesse saputo che in Tony e Susan non mi sono sentita completamente al mio posto? Lo scrittore che ha visto la seconda guerra mondiale, ha ideato la storia che si portò dentro ignaro che nel XXI secolo questo tipo di storie avrebbero sortito un effetto completamente poco attitudinale. Non sarebbe riuscita ad avere un posto speciale nei meandri della letteratura americana, se l’atto del descrivere l’allegoria di una forma violenta e suprema che predomina e subentra su ogni cosa si divide in passi rituali, concentrazione e autocontrollo. A fregarlo, a mio avviso, è stato il ritmo troppo serrato della narrazione di sfociare nel turbamento, nell’apprensione che alla fine sfumano con la consapevolezza che la scrittura è spesso un buon surrogato contro i rimedi del cuore e dell’anima. Non lasciando alcuna prova tangibile, che tuttavia si consuma in brutte sensazioni che non ci lasceranno mai. Sorvegliando la mente, lì, cercando di darci bella posta.

Titolo: Tony e Susan
Autore: Austin Wright
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 19, 50 €
N° di pagine: 408
Trama: Confessa, lettore. Se un conoscente ti recapita un manoscritto ingiungendoti di leggerlo entro qualche giorno, quando vorrà incontrarti per un responso, cosa provi? Nervosismo? Fastidio? Imbarazzo? Bene, più o meno quello che prova Susan, anche perché il mittente non è una persona qualsiasi, ma il suo ex marito, e il romanzo che le ha spedito è quello che ha fantasticato di scrivere, senza riuscirci, per tutta la durata del matrimonio. Quindi mentre tu, lettore, puoi accampare un qualsiasi pretesto che ti impedisce di fare quanto più desidereresti al mondo, cioè leggere quel benedetto manoscritto. Susan deve sedersi, e cominciare da pagina uno. Dove si racconta di una famiglia che torna a casa nella notte, in aperta campagna. Di un sorpasso e di un contropasso con una macchina sconosciuta. Di uno scambio di insulti dai finestrini. Di un agguato, qualche chilometro dopo. Di una moglie e una figlia portate via da tre balordi. Di un uiomo rimasto solo, che vaga alla loro ricerca in una notte che, come un incubo perfetto, sembra sempre ricominciare daccapo. Allora, lettore? Se alla fine hai ceduto anche tu, se ormai stai leggendo da sopra le spalle di Susan, devi fermarti, come lei. Fare una pausa. Cercare conforto nei suoi pensieri, nel suo sforzo di capire da dove tutto questo abbia avuto inizio. Prima o poi però, insieme a lei, dovrai ricominciare a leggere. Di alcuni fatti muti, semplici, atroci. E di una lenta, feroce, allucinata vendetta…

martedì, novembre 26, 2019

Gocce d'inchiostro: Il cardellino - Donna Tartt

Il viaggio fra la ricchezza di parole, la maestosità con cui è stato scritto questo romanzo porta con sé un gelido eco degli anni ’40, un sentore di precauzioni e austerità. Sprofondata come in un’isola sotto l’effetto di uno strambo incantesimo, come se ci fossi sempre stata, ne Il cardellino apparentemente ho rifugito da un epoca, un tiepido alone di speranza, un generico molle sentore di cose antiche, che poi splende nella nitidezza, nel colore, nella luce, come un retaggio che oscilla continuamente fra la vita e la morte, in un gioco di luci e ombre che strascica sui piedi, palco immerso nella penombra.
Quando si odono voci smorzate di anime curiose dalla vita, ma avvolti da una certa aura di tristezza e drammaticità, che sedimenta nell’animo come un male incurabile, coloro che non ne riconoscono la provenienza sono affascinati, incuriositi, affamati nel conoscere qualcosa di cui se ne ignorava completamente l’esistenza più di quanto lo si credeva.
Con l’imminente uscita della trasposizione cinematogtafica, ho così accolto Il cardellino nel mio cantuccio personale partecipando nient’altro che a una parata di affetti, legami trovati e poi perduti, mancati o troncati che tuttavia niente e nessuno potrà mai colmare ed in cui il significato intrinseco di queste parole avrà una certa valenza. Ebbene si, poiché quella narrata è una certa grandezza che è stata proiettata nel mondo e non che appartiene al mondo in quanto incomprensibile ma vivo, dotato di un suo cuore bel magrado. Donna Tartt, a questo proposito, ha riconosciuto negli strascichi e nel linguaggio indecifrabile ma di ampio spazio dell’arte, i reduci di un piccolo capolavoro a sé, che conta su commettenti importanti quanto indispensabili. E, come nella stessa arte, ha messo in mostra un piccolo gioiellino che è stato esposto sotto un cielo perennemente grigio e fosco.
Titolo: Il cardellino
Autore: Donna Tartt
Casa editrice: Bur
Prezzo: 17€
N° di pagine: 900
Trama: La storia di Theo Decker, sopravvissuto, appena tredicenne, all’attentato terroristico che in un istante manda in pezzi la sua vita. Solo a New York, senza parenti né un posto dove stare, viene accolto dalla ricca famiglia di un suo compagno di scuola. A disagio nella sua nuova casa di Park Avenue, isolato dagli amici e tormentato dalla nostalgia per la madre, l’unica cosa che riesce a consolarlo è un piccolo quadro dal fascino singolare. E da lì, il suo futuro diventa una rocambolesca giravolta tra salotti chic, amori e criminalità, guidato da una pulsione autodistruttiva, impossibile da controllare.

domenica, novembre 24, 2019

Gocce d'inchiostro: Il lungo sguardo - Elizabeth Jane Howard

L'ho già fatto. Questo 2019 mi ha vista completamente immersa fra le campagne rurali londinesi, nei primi anni '20, e da lì non sarei mai voluta tornare indietro: vorrei viverci in eterno. Vorrei 'crescere 'con persone che adesso non esistono più. Vorrei assistere a quel momento in cui la piccola ed ingenua Beth emise il suo vagito nel mondo, e, successivamente, trascinata in una realtà assurda, brutale e cruda che proclameranno il suo destino. 
Non siamo obbligati a tenere conto degli 'insegnamenti' dei genitori, ma per Elizabeth Jane Howard fu così eccessiva che pose l'autrice in situazioni quasi sempre conflittuali, e di cui i suoi romanzi sono uno specchio in cui ciò poté riflettersi. Il lungo sguardo, così come altre sue opere, diviene così una biografia, uno squarcio di vita dell'autrice, che segue una fase e poi un'altra, consapevole del percorso intrapreso. Combinando acume e sensibilità, in una sequela di crisi create ad arte e di vuoti che il suo lungo sguardo ci elargí negli anni.




Titolo: Il lungo sguardo
Autore: Elizabeth Jane Howard
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 17,50 €
N°di pagine: 511
Trama: 1950, Londra. Antonia e Conrad Fleming stanno aspettando gli ospiti per la cena di fidanzamento del figlio Julian. Ogni cosa è pronta nella bella villa sulla collina di Hampstead, da cui si gode una magnifica vista sulla città; la casa sta per accogliere, impeccabile, l'élite londinese che celebrerà l'occasione. Eppure la voce e lo sguardo di Antonia sono velati dal disincanto e dalla sensazione, quasi una certezza, che le cose, in fondo, sarebbero potute andare in modo diverso. Così si chiude il racconto del matrimonio ventennale dei Fleming, una vicenda che solca l'esistenza di marito e moglie dal presente fino a loro primo incontro, in un percorso a ritroso che ci porta a conoscere i due in giovane età, quando Antonio era la splendida adolescente che si faceva chiamare Toni.
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