sabato, maggio 02, 2026

Gocce d'inchiostro: I salici ciechi e la bella addormentata. Ranocchio salva Tokyo - Murakami Haruki

In genere mi capita di dimenticare, prima o poi, la storia di un romanzo che mi è particolarmente piaciuto.
Tuttavia non cade completamente nell'oblio, e per ripescarlo lo faccio in tanti modi. 
I romanzi di cui mi appresto a parlare oggi non li avevo ancora letti, dimentichi sulla mensola di uno scaffale fin troppo pieno. Eppure ci sono stati elementi che sono svaniti insieme al suo autore che li ha scritti. Sono casi semplici ma comuni: se il fiume è zeppo di pesci, qualcosa di buono prima o poi scoverai.
Non mi resta dunque che raccontarvi l'ennesimo viaggio con Murakami Haruki. Questa volta una corposa raccolta di racconti che mi ha colpito profondamente, sebbene scevra di originalità e innovazioni. Ma anche questi piccoli tasselli di un quadro surreale, magnifico, introspettivo, profondamente sentito dolorosamente vissuto, per qualche tempo sono certa finiranno nel dimenticatoio e, in un momento imprecisato della mia vita, torneranno nuovamente a galla. 

Una mattina << l’ora di lettura murakamiana >> venne impiegata in modo inaspettato. In una manciata di mesi, nel 2025, ho riletto ogni romanzo scritto da questo autore, attraversando quelli che non sono altro che i confini della sua splendida poetica, produzione artistica, affascinata da questa visione surreale di strutturare il mondo in un cosmo ospitale ma incomprensibile. Da una stanza colma di libri, di uno spazio in cui potersi rifugiare, lenire l’anima mediante le cure di un balsamo che avrebbe donato ristoro, energia alle membra di un corpo minuto ma solido e robusto, l’eco assordante della letteratura filtra e si condensa in minuscole particelle: gocce luminose di vita, sapere, conoscenza in cui nel tempo ho potuto cogliere. Abbellendo la mia anima, il mio piccolo corpo, con estrema cura. Il posto adatto per ogni bibliofilo, nel quale le parole erano state messe su mediante un abile lettore di anime. Murakami, sin da quando avevo 22 anni, mi fa questo strano effetto: parla al mio cuore come nessuno. Appollaiato sulle mie spalle pronto a condividere, in parole che non hanno forse un senso, quelle pennellate di colore nel quale le stesse assumono altra forma, altra violenza. Questa lettura, anzi rilettura, ha avuto il medesimo effetto: sbatacchiata contro la parete del mio cuore, ha sciolto grumi di incertezza, dimenticanza che inconsapevolmente tenevo in petto.

Titolo: I salici ciechi e la bella addormentata
Autore: Murakami Haruki
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 14€
N° di pagine: 387
Trama: Scritti e pubblicati in Giappone nell'arco di oltre un ventennio, i racconti che compongono questa raccolta ci offrono, nella estrema varietà di ispirazione, lunghezza e stile che li caratterizza, un affascinante campionario delle tematiche e delle atmosfere che troviamo nei grandi romanzi di Murakami. Dalla leggerezza di brevi episodi come 'Il frutteto' e 'Splendore e decadenza delle ciambelle a cono', condotti su un filo della comicità e dell'assurdo, passiamo alla nostalgica eppure lucida rievocazione di ricordi autobiografici nel racconto 'Il folclore dei nostri tempi' e in quello che dà titolo al volume, basati sull'esperienza giovanile dei mitici anni Sessanta.

giovedì, aprile 30, 2026

Romanzi su misura: Aprile

“Non bisognerebbe mai giudicare un romanzo dalla sua copertina!”... sembra una frase fatta, non trovate?!? Quanto una concezione filosofica, letteraria, concreta, nel quale il giudizio o il criterio che si attribuisce a un testo o un’opera, e il modo per cui lo si accosta o lo si legge, non dovrebbe derivare, essere strettamente legato alla sua mole. Non dovrebbe essere oggetto di giudizio, critica, da un semplice sguardo. L’osservazione attenta di un gesto, sedere su un letto o una morbida poltrona, aprire un libro e sprofondare fra le sue pagine. Quanto il poterlo leggere, condensare la sua anima, riportarla mediante fiumi di parole in taccuini, agende che non hanno una loro precisa collocazione, tentando di cogliere da questi piccoli gesti quei momenti di gioia, quelle possibilità di essere stati fortunati d’avere avuto di leggerli. I romanzi che ho letto, e con i quali ho potuto spendere il mio tempo, qualunque tempo libero a mia disposizione, hanno funto per me da grandi seduttori e l’occasione di tornare, in alcuni, in luoghi in cui vi avevo messo piede non troppo tempo fa, ma il cui ricordo era quasi del tutto svanito.

Piccole isole che hanno costeggiato e costellato - se non addirittura abbellito - la mia anima, dove ho trascorso dei giorni con entusiasmo, gioia, contentezza, stupita che anche questo mese, questa volta, non avessi collezionato l’ennesima brutta delusione. Quanto assaporato ogni cosa, col piacere irresistibile per cui certe letture, nel momento in cui si diffondono nel nostro spirito, iniettono nel cuore il balsamo di una medicina potente e lenitiva. Un potere lenitivo che avrebbe valicato, superato ogni tentativo medico o scientifico.


NB: La maggior parte di questi testi saranno presenti solo mediante una semplice foto. Dettagli più precisi e accurati saranno riportati successivamente, quando li recensirò. :(


Romanzi su misura in carta e inchiostro:

Un romanzo meraviglioso che ci parla di anime inquiete e insoddisfatte che entrano nella lotteria della vita quasi inconsapevolmente. Una storia d'amore profonda e indimenticabile, la cui bellezza confonde il cuore. Infervora l'animo per la sua contemplazione.

Valutazione d’inchiostro: 4

martedì, aprile 28, 2026

Cinque gocce in cinque giorni: romanzi vissuti in poco tempo 3°

Leggere storie di questo tipo a volte mi fa prendere consapevolezza delle straordinarie capacità dei ricordi. Per me, lettrice, è facile identificarmi con una realtà che considero come semplice e mera finzione. Ma questa finzione è anche possibilità che hanno come ideale di vita gli individui, di cui anche io sono spesso presa da questo strano fervore che in sé non ha alcun fondamento logico.

Questo è ciò che è successo tra le pagine di questi testi di cui vi parlerò quest’oggi che, osservando un semplice dettaglio, una foto piegata e sporca, sono stata colpita dall'insieme di quegli elementi per molti insignificanti. Strane e inquietanti lettere, parole rievocate dal nulla, scritte da nessuno in particolare se non da autori che hanno tentato di carpire i nobili segreti dell’arte della scrittura, estrapolate tuttavia in un battibaleno in ore ed ore della loro vita. Forse semplice pazzia, nevrosi, ma niente che non possa essere estirpata, sradicata da questa immensa commedia della vita, invisibile e visibile in miliardi di pianeti diversi.

Con un po' di diffidenza, mi sono avvicinata a ognuno di queste storie così velocemente che aderirono completamente al mio corpo come un impermeabile. Alcune, scivolando repentinamente. Altre, attaccandosi come una seconda pelle. Silenziose, percorrendo i meandri della memoria. Scoprendo nella loro eccentricità e frivolezza, moderazione e sobrietà vagando per ore e ore come un fantasma.


Titolo: Frittelle di mele a mezzanotte

Autore: Mavi Pendibene

Casa editrice: Lindau

Prezzo: 12 €

N° di pagine: 120

Trama: È il 1976 quando Mavi, suo marito e un figlio ancora piccolo decidono di lasciare Genova per iniziare una nuova vita in campagna. Nessuno di loro è mai vissuto fuori della città e tanto meno ha qualche nozione di agricoltura o di allevamento. Eppure i progetti sono tanti e l’idea (ambiziosa) è quella dell’autosufficienza. Il luogo dove si trasferiscono è un angolo incantato dalla natura pressoché incontaminata. Dall’antica cascina in cui si sistemano i soli rumori che si sentono sono quelli del ruscello che scorre in fondo al prato, del vento che agita le chiome degli alberi del bosco, o di qualche raro gitante diretto ai laghi non lontani. Tutto è magico e anche… molto complicato, perché contadini non ci si improvvisa. Raccontata com’è con una miscela molto efficace (e un po’ inglese) di poesia e sense of humour, questa storia ci rivela una nuova voce della nostra narrativa.

domenica, aprile 26, 2026

Amori di carta: George Eliot

La prosa magica e impetuosa della Eliot, i suoi figli d'inchiostro - figure che quasi sempre vivono in posti in cui l'irruenza della natura lascia destabilizzati e tramortiti, il rimbombo di una voce che in poche ma salienti pagine era divenuta persona, mi avevano colto di sorpresa e la sua autrice, dopo una fervida lettura di uno dei suoi innumerevoli romanzi in qualche giorno, era divenuta un'altra di quelle figure da annoverare nel panorama di quegli autori a cui io attribuisco l'umoristico aggettivo di preferiti. Un perpetuo stato di sognante stordimento, un mondo magico e visionario, violente tempeste amorose che imperversano su chiunque, conducono in un tratto sinuoso, inducendo al lettore a constatare come merito di questo strabiliante e fatiscente impero è dovuto dalla sua creatrice. George Eliot.

Ogni cosa, ogni minima cosa tocchi questa donna,sembra oggetto di studio; gli alberi, le case, persino i lavori che si adempiono giorno dopo giorno per arare i campi non rappresentano un ostacolo nel rendere lenta o tediosa la lettura. Piuttosto passano indifferenti in mezzo a fanghiglie di gente coperta dalla sporcizia, di latte rancido, in giornate piene di vanità o superficialità, in cui si finge di dedicarsi maggiormente allo spirito, quanto al pantono di desolazione o sgretolatezza che costituiscono un ostacolo inopportuno. Il richiamo ai villaggi, alle bassezze del XIX secolo che si eleva da un mucchio di pagine, dove si erano arrampicate e depositate le nostre aspettative, precariamente stabili nella speranza che esse strisciano libere, fino a non capirci più niente.

In questi dipinti distaccati in cui la vita in generale si svolge quasi sempre all'esterno, George Eliot giunse presto a bordo di una nave che aveva dispiegato le sue vele già da un pezzo ma che io ho visto partire solo poco tempo fa. I suoi romanzi fungono quasi sempre da viaggio della vita. Lunghe camminate individuali che lasciano quasi sempre addosso una strisciante malinconia.

venerdì, aprile 24, 2026

Gocce d'inchiostro: Isabella Nagg e il vaso di basilico - Oliver Darkshire

Mediante la ricreazione di una novella si possono attingere forme di arte o letteratura che rendono o fanno la stessa mezzo per costruire o elargire modelli di vita, valori dell’umanità o della società. Metafora importante, semplice e appassionante, questa prova letteraria di un autore, mio coetaneo, ci pone dinanzi alla concezione umanitaria data già da Boccaccio nel Decamerone, e, in chiave fiabesca, al ricostruire o difendere un mondo distrutto e corrotto. In un'alternanza di parole solenni, triviali e viceversa che mantengono costante l’avversione del poeta italiano sui continui soprusi dati al popolo, fa della novella di Lisabetta, nel romanzo denominata Isabella, forma evocatrice di giustizia nel quale ricostruisce il racconto di questa donna senza parola, poetessa del suo tragico amore. In un trionfo sulla malvagità, su quei modelli ideali che tuttavia non lo si può di certo strutturare in forme elegiache o tragiche, tipiche della narrazione boccacciana, quanto in una forma atipica di sentimentalismo nonché chiave di decifrazione. Combinazione di aspetti locali e tradizionali, che tuttavia hanno un duplice significato, quanto riferimento alla memoria dell’amore perduto.


Titolo: Isabella Nagg e il vaso di basilico

Autore: Oliver Darkshire

Casa editrice: Mercurio Books

Prezzo: 20 €
N° di pagine: 312

Trama: A East Grasby, il sole è trainato da una parte all’altra del cielo da un maggiolino capriccioso e i morti hanno il vizio di svegliarsi spesso nelle loro tombe non tanto per miracolo, ma per l’ostinazione a risolvere questioni rimaste in sospeso. Ai margini del villaggio, in una piccola fattoria malconcia, vivono i coniugi Nagg, uniti, più che dal vincolo del matrimonio, da quello del sacro evitamento reciproco. Isabella Nagg conduce la sua esistenza nel modo ostinatamente ripetitivo di chi si limita a sopravvivere, dedicandosi soltanto alla preparazione di miseri pasti e alla cura di una pianta di basilico, capace di prosperare anche nelle condizioni più avverse. Così, quando il signor Nagg si presenta a casa con un libro di incantesimi rubato a Bagdemagus, lo stregone del villaggio, Isabella intravede la speranza di varcare una soglia fino ad allora inesplorata: non quella dell’eroismo, ma quella della disobbedienza. Una storia fatta di incantesimi mal riusciti, animali parlanti, frutti velenosi e goblin capitalisti.

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