Da molti anni ho letto un mucchio di romanzi, storie in cui ho potuto moltiplicarmi a questa massa di individui che disgraziatamente non detengono alcun potere se non quello di poter stare a guardare pur di comprendere appieno la violenza impartitaci da entità supreme e invalicabili, a cui giunsi alla stessa violenza di un fulmine a ciel sereno, proiettandomi in un periodo storico invivibile e mai più ripetibile che è ancora una raffinata tortura di ogni essere umano facente parte di svariate culture. Questa parte più << cruda >> di letteratura, quasi sempre, cela o fagocita al suo interno, alcune ideologie di supremazia. Una, in primis, quella che ha a che fare con gli incauti sussulti di un cuore giovane, ma non più ingenuo e credulone, nel cui lento e lungo pellegrinaggio di trentatre anni di vita, ha potuto accogliere svariate storie. Racconti di vita o morte che mi hanno stretta in una morsa, intrappolata in un invisibile gabbia, in cui questo muscolo involontaria, come capriole si dimenò nella mia gabbia toracica. Come la vita in generale, quante volte sono stata protagonista di strani eventi, in cui mi è sembrato di rinascere o vivere, letteralmente? Il cuore, in questi casi, emette quasi sempre un battito, ma, quasi sempre anche delle << giustificazioni >> a questa violenza gratuita. Eppure di tutto ciò non potrò non ricordare niente, quanto custodire gelosamente. Perchè di ogni storia potrò, ho potuto, avrò potuto ricavare qualcosa, qualunque momento, qualunque emozione saldamente nascosta, attimi che mi si sono presentati addosso e che mi hanno travolta come un uragano. Ma è ciò che hanno lasciato, questa striscia di sangue indelebile d’inchiostro sull’etere che mi ha posta dinanzi al rischio, mi ha tenuta in equilibrio precario, pronta ad un nuovo slancio?!?
Percorrendo i corridoi più bui del mio animo, centellinata o spezzettata in quattro parti, qualche consiglio di lettura su quelle storie, quei luoghi in cui vi ho fatto perdere le tracce e, in particolare, un battito. Storie poste ai venti della vita come fossero alla portata di ognuno, una bestia che è stata pescata repentinamente e cotta secondo una certa urgenza.
Diretta in nessun posto in particolare, né filo conduttore di un progetto architettonico le cui basi sono solide, ma che si alimenta di emozioni. Sentimenti scaturiti dalla semplice lettura di romanzi, indagini relative a gatti scomparsi, gruppi di casalinghe chiacchierone ma non disperate, di cui io ho osservato imbambolata ma dibattendosi fra il possibile e il discutibile.
Titolo: L’estate in cui fiorirono le fragole
Autore: Anna Bonacina
Casa editrice: Sperling e Kupfer
Prezzo: 17, 90 €
N° di pagine: 288
Trama: Sembra un'estate come tante nel piccolo borgo di Tigliobianco: le vecchiette si impicciano degli affari di tutti, i bambini scorrazzano selvaggi, le signore del Club del Libro infastidiscono la bibliotecaria... Ma ecco che Villa Edera, la dimora vittoriana in fondo al paese, viene affittata per qualche settimana da Priscilla Greenwood, scrittrice di romanzi rosa di grandissimo successo in crisi d'ispirazione, a caccia di tranquillità e anonimato, per trovare il modo di liberarsi di Calliope del Topazio, la sua smielata e ardente protagonista.
Le cose a Tigliobianco, però, non vanno come Priscilla si aspetta: comari in guerra, gatti scomparsi, ragazzine che sognano di diventare detective, lettere trafugate, un mitico quaderno di ricette, smarrito da anni, che contiene il segreto della torta più buona del mondo, la Suprema, per non parlare della Gara Fragolina, che si svolge ogni anno l'ultima domenica di luglio e in cui tutto il paese si sfida a colpi di torte di fragole. E poi Cesare Burello, il chirurgo plastico in vacanza nel paese natio...
È così che Priscilla si trova immersa nel mezzo di un vero e proprio cliché da romanzo rosa. Cosa fare? Fuggire a gambe levate o dare una chance a Cesare che sembra la copia carbone di Roger MacMillan, l'affascinante protagonista dell'Harmony che lei ha scritto?
Fra picnic notturni, complotti e una caccia al tesoro squisitamente letteraria, Priscilla si troverà finalmente a fare i conti con la domanda che la tormenta da sempre: davvero la vita reale non può essere come un romanzo? E, intanto, che fine avrà fatto la leggendaria ricetta della Suprema, la torta più buona del mondo, scomparsa nel nulla trent'anni prima e il cui destino sembra legato a quello di Cesare?




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