Non meno importante, se così la si può definire, fu questa lettura, accolta sul finire del mese di settembre, ormai slegata del tutto dalla mia esistenza, diventata una semplice entità che lentamente sta per evaporare. L’uomo diviene piccola entità nel quale può vestire i panni di un uomo di colore, spogliandosi dunque delle sue fattezze e bruciare simbolicamente assieme a lui nell’avvento di una nuova rinascita o venuta. Ma comprendo solo ora, che riporto queste poche righe, come si sia sentita la sua autrice. I desideri, i sentimenti che si dibattevano nella sua gabbia toracica e che, di origini afroamericane ma nata in Francia, scoprì come il suo figlio di carta e inchiostro - un figlio però << prestato >> - la scoperta di una celebrazione di bellezza nobile e indolente il cui luogo in cui potè propagarsi e diffondersi fu un’isola, una specie di utopia nel quale potersi rifugiare da un contesto ipocrito e meschino della società europea.
Titolo: Il frutto più raro. La scoperta della vaniglia
Autore: Gaëlle Bélem
Casa editrice: EO
Prezzo: 18, 50 €
N° di pagine: 208
Trama: Nel XIX secolo, nella colonia francese dell’isola di Bourbon (oggi Réunion), nasce Edmond, un ragazzo creolo figlio di schiavi. Orfano dalla nascita, viene accolto e cresciuto dal colono francese Ferréol, un botanico vedovo e appassionato di orchidee, che gli trasmette l’amore per le piante. Nella tenuta di Ferréol, Edmond si accontenta di lavorare come giardiniere, nutrendo in segreto il desiderio di seguire le orme del padrone e osservandolo attentamente nel suo lavoro, per raccoglierne gli insegnamenti. Il suo destino sembra segnato, ma Edmond ha un talento e una determinazione capaci di sfidare la sorte e, a dodici anni, fa una scoperta straordinaria che cambia per sempre il destino dell’isola. Nel 1841 scopre un metodo per impollinare manualmente la pianta di vaniglia, un’impresa mai riuscita a nessuno prima di lui. La scoperta di Edmond è rivoluzionaria e scuote le fondamenta sociali ed economiche della colonia francese, rendendo finalmente possibile la produzione su larga scala di vaniglia che, ancora oggi, è il simbolo della Réunion. Nonostante l’impatto epocale della sua scoperta, la vita di Edmond non prende però la piega che ci si aspetta. Resta uno schiavo, privo del riconoscimento per il suo talento e, anche dopo l’abolizione della schiavitù, il suo futuro è tutt’altro che promettente. Attraverso la storia di Edmond, raccontata con ironia e passione, Gaëlle Bélem ricostruisce quella di La Réunion, dall’arrivo dei primi coloni europei al decreto del 1848 che pose fine alla schiavitù. Una storia dolce e amara, che celebra il coraggio di chi osa sfidare il proprio destino.
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