martedì, marzo 17, 2026

Amori di carta: Charles Dickens

I primi otto giorni del mese giungono quasi sempre all'improvviso. Pare giungano inavvertitamente, insieme a un marasma turbolento di eventi gonfiati dalla calura estiva, e la sera si stendeno sulla città oscurata come una notte mentale registrabile in tutta la nazione, un silenzioso e malevole rabbuimento, inseparabile dalla freschezza della piena stagione estiva. Anche questa volta avrei dovuto inventarmi qualcosa su una nuova voce del XIX secolo. Gli spiriti che abitano la mia coscienza si radunano a confabulare nei corridoi con aria solenne, custondendo storie, segreti inconfessabili. I mesi scorsi parlare di qualcuno era stato alquanto semplice, quasi come l'aria che respiro. Durante il sopraggiungersi della stagione primaverile mi sono sorpresa distratta, impreparata, e una mattina in particolare, con gravi difficolta su chi questa volta impiegare del tempo.

Stavo per sprofondare nella malinconia, nella tristezza. Le mie idee sembravano si fossero esaurite poco alla volta, impercettibilmente, giorno dopo giorno. Un caso, al principio, un evento che di primo acchito mi aveva inorgoglioto, mentre adesso attecchito. Bisognava pur fare qualcosa! La rubrica di quest'oggi propone solo otto di quegli autori la cui produzione letteraria è stata dura, profonda, numerosa, una sorta di squilibrio dell'anima, una temerarietà quasi inavvicinabile, la tranquillità dei sensi che non mostra più alcunché.

domenica, marzo 15, 2026

Gocce d'inchiostro: Cuore - Edmondo De Amicis

Certe letture sono necessarie, non perché pongono temi, scelte, situazioni, elementi letterari che dovrebbero far riflettere - l’amore per la patria, per la famiglia, l’istruzione, la cultura, le guerre, i disordini politici e sociali -, semplicemente perché certe letture consolidano la nostra identità. Le letture che mi hanno accompagnato in questo periodo non mi hanno conferito delusioni o perplessità, poiché consapevoli come nella maggior parte dei casi che riesco a comprendere i motivi per cui attingo a certe scelte. Autori che silenziosamente reclamano la loro attenzione da tanto tempo, la stabilità e l’interesse riservate a pagine che sono reduci di salti temporali che inebetiscono, sbalordiscono, ammaliano, che ti saltano alla gola e anelano ad avere ancor di più. I romanzi letti, questo romanzo che ho letto, come piccole e invisibili creature si sono annidate nel mio cerchio personale con la consapevolezza che tantissimi anni fa si fece leggere, addossandosi malauguramente la nozione di lacuna letteraria da colmare meglio in un tempo futuro. E per svariate ragioni, ho colmato la lacuna letteraria del romanzo di Edmondo De Amicis consapevole che questo fosse il momento giusto. Vocazione che mi ha letteralmente invaso, un pomeriggio di fine gennaio, dissoluto e apparentemente indifeso ma ossessionato dal voler riporre l’amore per la patria, la famiglia, l’istruzione come capacità di resistere. Senza farsi intimidire, dal secolo rigoglioso, bellico che l’Italia visse in quel lasso di tempo, mentre minima è stata la sua presa nella vita, nella mia, che tuttavia non si è mostrata insoddisfatta, nemmeno per un istante, di questa lettura.
 Titolo: Cuore
Autore: Edmondo De Amicis
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 12,50 €
N° di pagine: 424
Trama: “Lo schietto amor patrio vibra in quasi ogni pagina e l’amore per gli umili, per gli infelici, per coloro che sono stati diseredati dalla società o dalla natura. Nell’Italia che dopo la passione del Risorgimento viveva una vita grigia e borghese, Cuore portò una fiamma di sentimento, un’ala di poesia, un grido di speranza verso mete più alte e luminose”.

venerdì, marzo 13, 2026

Nella baia delle parole: romanzi religiosi

Realtà o finzione. Che cosa cavolo ci faccio a riporre queste poche righe? Cosa dovrei trasmettere? Non avrei dovuto forse cambiare rotta, prendere una nuova strada? Cosa aggiungere a ciò che è stato detto? Da quando ho abbracciato la letteratura classica vittoriana, mi sono posta domande, ho vissuto sulla pelle innumerevoli storie di vita, dolore e rinascita. In cuor mio, la mia anima sognatrice e romantica è consapevole di come a certe domande non se ne ha risposta. Credo una visione distorta di ciò che attanaglia l’anima dei loro autori, piccoli tesori romanzati le cui pagine mi hanno attratta rapidamente.Come i protagonisti di queste storie, alla fine, sono sopravvissuta: ho letto di loro e vissuto sulla pelle queste loro esperienze osservando il tutto come qualcosa di splendido e bellissimo. E la religione, in ognuno di loro, diviene consapevolezza. Espediente per poter interpretare meglio la vita. Basti solo pensare alle valorosa gesta di Don Chisciotte, ognuno di noi, presto o tardi compirà simili gesti! Tentativo di farsi conoscere e comprendere meglio se stesso. Eppure, non avrei bisogno di altro, nè tantomeno essere qui a riporre queste poche righe. Ma queste storie, questi racconti peegni di dogmi religiosi o esoterici, sono spiccate fra una mandria di altre storie mediante cui interrogandosi sulla natura infruttuosa dell’essere, sempre angosciato dall’incertezza della risposta, guardandosi attorno, vedendo il mondo in ogni sua forma, il mondo appare così indistinto, lontano da sé, come qualcosa a cui è stato costretto a separare. Infinitamente più grande, vulnerabile come una piccola onda, sognando soltanto di essere come un’onda più grossa, più maestosa per non essere schiacciata dalle altre onde.

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Non rende di certo gli angeli un'icona indimenticabile nel panorama dello young adult, ma taciturni, seri, coscienziosi, vivono in un mondo "alieno", dominato da regole del tutto diverse, che sono perfettamente logiche ai loro occhi.

Titolo: Fallen

Autore: Lauren Kate

Casa editrice: Rizzoli

Prezzo: 17 €

N° di pagine: 442

Trama: In seguito a un tragico e misterioso incidente, Lucinda è stata rinchiusa a SwordEtCross, un istituto a metà fra il collegio e il riformatorio. Nell'incidente un suo amico è morto. Lei non ricorda molto di quella terribile notte, ma la sua ricostruzione dei fatti non convince la polizia. La vita nella nuova scuola è difficile: il senso di colpa non le lascia respiro, proprio come le telecamere che registrano ogni singolo istante della sua giornata. E tutti gli altri ragazzi, con cui è più facile litigare che fare amicizia, sembrano avere alle spalle un passato spiacevole, se non spaventoso. Tutto cambia quando Luce incontra Daniel. Misterioso e altero, prima sembra far di tutto per tenerla a distanza, ma poi è lui a correre in suo aiuto, e a salvarle la vita, quando le ombre scure che Luce vede in seguito all'incidente le si stringono intorno. Luce, attratta da Daniel come una falena dalla fiamma di una candela, scava nel suo passato e scopre che standogli vicino, proprio come una falena, rischia di rimanere uccisa: perché Daniel è un angelo caduto, condannato a innamorarsi di lei ogni diciassette anni, solo per vederla morire ogni volta... Insieme, i due ragazzi sfideranno i demoni che tormentano Luce, e cercheranno la redenzione.

mercoledì, marzo 11, 2026

Gocce d'inchiostro: Villa del seminario - Sacha Naspini

Non conosco Sacha Naspini di persona, né conoscevo l'esistenza dei suoi romanzi. Tuttavia, in poco meno di cento pagine, ho visto gruppi di fantocci condannati a vagare per il mondo in fiamme in cui si dibattono, muoversi come creature viventi, animati da volontà propria, che inevitabilmente mi hanno catapultato in una nuova realtà. Ma questo concentrato di verità, saggezza, consolazione, nella sua brevità, cela una certa profondità. Un certo significato, che tuttavia è sembrato fin troppo sordo alle mie orecchie. Una storia dal sapore un po' aspro che possiede una sua anima. Un’anima sfuggente, immortalabile. Privo di una forza tutta sua, la straordinaria incertezza che al suo interno si nascondesse qualcosa di intenso. In un gioco di luci e ombre, con personaggi minori che affollano la sceneggiatura di questo breve cortometraggio il cui regista, a quanto pare, è un abile lettore di anime. Un lettore di anime che, in questo testo, non ha valicato i confini del possibile. Nè tantomeno è trasceso nello sconfinato mondo dell'immaginazione. Perché ambientato in un'epoca e in un universo il cui filo narrativo ho visto sbrogliare come una matassa, troppo velocemente, destinato a disgregarsi come la materia che lo compone. Frantumarsi fino a livelli superiori.


Titolo: Villa del seminario

Aurore: Sacha Naspini

Casa editrice: E/O

Prezzo: 17, 50 €

N° di pagine: 204

Trama: Maremma toscana, novembre ’43. Le Case è un borgo lontano da tutto. Vista da lì, anche la guerra ha un sapore diverso; perlopiù attesa, preghiere, povertà. Inoltre si preannuncia un inverno feroce... Dopo la diramazione della circolare che ordina l’arresto degli ebrei, ecco la notizia: il seminario estivo del vescovo è diventato un campo di concentramento. René è il ciabattino del paese. Tutti lo chiamano Settebello, nomignolo che si è tirato addosso in tenera età, dopo aver lasciato tre dita sul tornio. Oggi ha cinquant’anni. Schivo, solitario, taciturno. Niente famiglia. Ma c’è Anna, l’amica di sempre, che forse avrebbe potuto essere qualcosa di più... René non ha mai avuto il coraggio di dichiararsi. In realtà, non ha mai avuto il coraggio di fare niente. Le sue giornate sono sempre uguali: casa e lavoro. Rigare dritto. Anna ha un figlio, Edoardo, tutti lo credono al fronte. Un giorno viene catturato dalla Wehrmacht con un manipolo di partigiani e fucilato sul posto. La donna è fuori di sé dal dolore, adesso ha un solo scopo: continuare la rivoluzione. Infatti una sera sparisce. Lascia a René un biglietto, poche istruzioni. Ma ben presto trapela l’ennesima voce: un altro gruppo di ribelli è caduto in un’imboscata. Li hanno rinchiusi là, nella villa del vescovo. Tra i prigionieri pare che ci sia perfino una donna... Settebello non può più restare a guardare.

lunedì, marzo 09, 2026

Un atlante storico della cultura contadina 3°

Ah, i classici! Meravigliosi, non credete?!? Uno spaccato di vita in cui chiunque può identificarsi, i cui personaggi e tematiche offrono una storia indipendente e chiusa a se stessa. Con vasti richiami all'amore, al dolore, alla diversità, alla solitudine, all'insoddisfazione. Un mondo splendido e visionario in cui spesso non desidero nient’altro che viverci, accomunati da una dimensione molto simile alla nostra, evanescente e quasi lontana da superare ogni sospetto e curiosità. Dinanzi alla loro essenza, con mistero, silenzio, gesti o sguardi repentini, il mio sguardo, il mio cuore, sfavilla.

Nella letteratura classica, i protagonisti principali sono una fetta di popolo, un gruppo o etnia le cui condizioni misere o riprovevoli infondono o meno speranza per una rinascita. Quest’oggi, in questo post, non voglio togliere né tantomeno aggiungere niente che è stato detto o scritto, in passato, da autori intramontabili, inavvicinabili, ma aggiungere però delle piccole postille. Queste postille sono in riferimento a quei testi moderni, che, in questo carosello di tentazioni letterarie, accostate ai classici, tentano di rievocare il passato, ma non così bene e non a sufficienza di come faccia un classico per eccellenza.

 Sebbene il sapore, l’odore, quel sentore di vecchio sfumato al nuovo possa sembrare familiare, ma non vero. Ma che donano comunque opportunità per lasciare un piccolo segno del loro passaggio.


Titolo: La casa degli spiriti

Autore: Isabel Allende

Prezzo: 9,50 €

Casa editrice: Feltrinelli

Numero di pagine: 364

Trama: Una saga familiare del nostro secolo in cui si rispecchiano la storia e il destino di tutto un popolo, quello cileno, nei racconti delle donne di una importante e stravagante famiglia. Un grande affresco che per fascino ed emozione può ricordare al lettore, nell'ambito della narrativa sudamericana, soltanto "Cent'anni di solitudine" di Garcia Màrquez.

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