Ho viaggiato in compagnia di personaggi dalle splendide fattezze, attraverso un paese martoriato a raccogliere i frutti di una certa follia. La gente così stanca, così inebetita dalla consapevolezza di non poter raccontare cosa si è costretti a fare per vivere, nel XXI secolo. Non si è più gli stessi, le tracce di queste sofferenze erano dovunque e la carica invisibile del dolore che si protrae come fiati di vapore nell’aria si accumulano riempiendone l’aria, appesantendo ogni silenzio, ogni ambizione e rendeva vane qualunque speranze. Anche io avverto spesso questo << malessere generale >> che, in un certo senso, è stato avvertito da un vasto numero di autori gravare come un fardello fin troppo pesante sopra le loro spalle. Non era possibile bearsi nella consapevolezza di poter affacciarsi al mondo, senza poter fare niente, senza pensare istintivamente che per raggiungere piani alti era necessario almeno essere in quelli bassi.
L’incontro/ scontro con queste figure evanescenti, leggiadre, avvenenti indurranno queste storie a prendere una strada tutta loro. Non sarà facile districarsi fra le maglie di trame apparentemente semplici, sfilate dagli scaffali di librerie sempre più grandi, repentinamente. Era stato il giorno in cui il passato tornò a bussare alla mia porta, e che con mio grande imbarazzo avevo relegato queste opere in un cassetto della memoria mai più aperto. Ma mentre mi affanno a divorare libri su libri, mi rendo conto che sono troppo le storie, i libri che vorrei leggere. Il tempo è sempre troppo poco, gli impegni sempre più importanti e consapevole che leggere tutto quello che si desidera è davvero impossibile: le mie librerie, presto o tardi, si riempiranno di opere mancanti di autori preferiti e non, ma pur quanto desideri cibarmi mi rendo conto è un’impresa davvero terribile. Così, sull’onda dell’impulso, ecco come l’eco di storie che credevo perdute, con disincanto e cinismo, allegorici ma tendenzialmente maschili, col profumo della solitudine che aleggia attorno alla mia anima come una specie di forma, ecco sopraggiungere queste dee, queste divinità come una visione illogica, maledetta e profusa di uomini comuni unanimi e volenterosi.
Scivolando nelle stanze buie della mia anima acquisendo una certa capacità di condividere i sentimenti umani. Perché sebbene si desideri far sentire la propria voce in un mondo di voci, allontanarsi dal proprio guscio, non si può fare niente se non condividere questa triste condizione di essere sovrastati da forze più potenti. La forza delle passioni che battono orgogliosi nei nostri cuori sorvegliando il sonno di un’umanità addormentata, e a cui ci si aggrappa constatando come ciò che sembrerebbe ridicolo, assurdo o superstizioso ha ora acquisito un certo valore pensando, crescendo, respirando, trasformandosi in una storia in cui le parole hanno una certa importanza.
Scenario solenne che appare nella sua severa opulenza ma dominata da un teatro di azioni in cui la gente è costretta a lasciare le loro terre, il loro luogo natio imponendosi sul popolo mediante pene o crocifissioni che sottolineano a sottomettere i suoi cittadini all’impossibile, all’impossibilità di possedere un armata colonica fenice come Cartagine, rifiutando un tipo di alleanza che avrebbe condotto a rispettare il più forte su chi la protegge. Vincendo sull’impossibile, concedendo un tipo di riflessione per gli uomini dinanzi ad un Destino furente come questo.
Titolo: Salambò
Autore: Gustave Flaubert
Casa editrice: Ippocampo
Prezzo: 25€
N° di pagine: 400
Trama: La riscoperta del capolavoro di Flaubert attraverso le illustrazioni di un’artista Art déco di una modernità sconvolgente. Mentre Cartagine è in lotta contro i mercenari assoldati nella Prima guerra punica – esasperati per non aver ricevuto il compenso pattuito –, uno dei capi della rivolta, Matho, finisce per innamorarsi della figlia di Amilcare Barca, dopo averla intravista a una festa. Romanzo epico dallo stile esuberante, Salambò ha avuto nel tempo diverse edizioni illustrate, grazie a nomi come François-Louis Schmied e Georges-Antoine Rochegrosse. Nel 1928, per la prima volta, si cimenta in tale impresa anche una donna, Suzanne-Raphaële Lagneau(1890-1985), con 76 illustrazioni a colori il cui stile, essenziale ed elegante, anticipa quella « linea chiara » che si imporrà soprattutto nel fumetto a partire dagli anni Cinquanta. Con questa lussuosa edizione, L’ippocampo si propone di ridare finalmente il giusto merito a un’artista troppo a lungo dimenticata.


.jpeg)

