lunedì, marzo 09, 2026

Un atlante storico della cultura contadina 3°

Ah, i classici! Meravigliosi, non credete?!? Uno spaccato di vita in cui chiunque può identificarsi, i cui personaggi e tematiche offrono una storia indipendente e chiusa a se stessa. Con vasti richiami all'amore, al dolore, alla diversità, alla solitudine, all'insoddisfazione. Un mondo splendido e visionario in cui spesso non desidero nient’altro che viverci, accomunati da una dimensione molto simile alla nostra, evanescente e quasi lontana da superare ogni sospetto e curiosità. Dinanzi alla loro essenza, con mistero, silenzio, gesti o sguardi repentini, il mio sguardo, il mio cuore, sfavilla.

Nella letteratura classica, i protagonisti principali sono una fetta di popolo, un gruppo o etnia le cui condizioni misere o riprovevoli infondono o meno speranza per una rinascita. Quest’oggi, in questo post, non voglio togliere né tantomeno aggiungere niente che è stato detto o scritto, in passato, da autori intramontabili, inavvicinabili, ma aggiungere però delle piccole postille. Queste postille sono in riferimento a quei testi moderni, che, in questo carosello di tentazioni letterarie, accostate ai classici, tentano di rievocare il passato, ma non così bene e non a sufficienza di come faccia un classico per eccellenza.

 Sebbene il sapore, l’odore, quel sentore di vecchio sfumato al nuovo possa sembrare familiare, ma non vero. Ma che donano comunque opportunità per lasciare un piccolo segno del loro passaggio.


Titolo: La casa degli spiriti

Autore: Isabel Allende

Prezzo: 9,50 €

Casa editrice: Feltrinelli

Numero di pagine: 364

Trama: Una saga familiare del nostro secolo in cui si rispecchiano la storia e il destino di tutto un popolo, quello cileno, nei racconti delle donne di una importante e stravagante famiglia. Un grande affresco che per fascino ed emozione può ricordare al lettore, nell'ambito della narrativa sudamericana, soltanto "Cent'anni di solitudine" di Garcia Màrquez.

sabato, marzo 07, 2026

Gocce d'inchiostro: Clarissa - Stefan Zweig

Incertezza. Una storia che sembrava non possedere nulla a che vedere col tipo di storie che solitamente leggo, metodica, progressiva, veritiera, che dice molto più di quel che sembra narrare. Ode ai ricordi, alle parole, alle emozioni che sono rimaste lì per anni, ai bordi dell'anima di un giovane autore, ad inquinare il suo sorriso. Il cuore mi giocava forse strani scherzi? Mi era sembrato di sentire una voce. La voce di un uomo che non era del tutto sconosciuto ma che, in un documento imprigionato in una finestra virtuale dalla luce vaporosa, mi aveva solleticato la pelle. Con parole che hanno spiegato il mondo, il lato chiaro e scuro delle cose, e che mi ha offerto qualcosa che, sebbene il lasso di tempo dalla sua lettura sia lungo, tengo stretto. Non mi lascerò sfuggire, come sabbia fine, nel palmo delle mie mani. Perché la storia che c’è ritratta in Clarissa, leggerla, interpretando il mondo delle istituzioni di un apparato informativo che costituivano la condizione fondamentale per il successo, erano quei piccoli gesti prestabiliti, metodici e programmati da cui si tenta di fuggire, Clarissa tenterà di farlo, ma invano, dando l’impressione che l’ambiente circostante sia in netto cambiamento, in netta contrapposizione alla monotonia di queste esistenze, che vi sono confinate. In un tempio in cui ho potuto vantare le meraviglie, quelle relative alla concezione psicologica che io condivido con la sua protagonista, dando una prova sempre nuova di un amore instancabile, che ha abbagliato con estrema cura la mia anima. Ostinatamente muta ogni volta che la mia parte razionale le riversa in quel contenitore imperfetto che è la scrittura, con parole che spuntano dal nulla quando penso a tutt'altro.


Titolo: Clarissa

Autore: Stefan Zweig

Casa editrice: Elliot

Prezzo: 16, 50 €

N° di pagine: 186

Trama: Il mondo tra il 1902 e l'inizio della Prima guerra mondiale, visto attraverso gli occhi di una donna": è lo stesso Stefan Zweig a riassumere così questo romanzo, cominciato nel 1941 e interrotto a causa della stesura di un saggio su Montaigne. Clarissa, figlia di un militare austriaco, è nata nel 1894 e ha sempre condotto un'esistenza solitaria. Alla vigilia della guerra incontra a Lucerna, in Svizzera, un insegnante di ginnasio, Léonard. Il giovane, in cui molti hanno rintracciato il profilo dell'amico di Zweig, Romain Rolland, è un socialista francese circondato da un'aura di gentile cordialità, e fin dall'inizio Clarissa lo sente affine e vicino. La guerra però si frappone tra i due amanti e Clarissa rimane sola e incinta. In un'Europa lacerata dalla morsa dell'isteria nazionalista, l'accettazione di questa maternità diventa, più che una scelta personale, un destino e un simbolo, un'occasione per cogliere il senso di una vita che sembra non avere più dignità. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale Zweig fu toccato dalle persecuzioni nei confronti degli ebrei e decise di distruggere il romanzo, ma nel 1990 l'opera fu recuperata, rimessa insieme e data alle stampe. A oggi viene considerata il testamento in cui il grande scrittore austriaco riassunse acutamente la sua disperazione, ma anche i suoi ideali umanistici.

giovedì, marzo 05, 2026

Le TBR: richiami dell'anima 58°

Dovetti scrivere e cancellare frasi un mucchio di volte prima che queste, messe di traverso nella corrente di un fiume impetuoso, mi permisero di arrivare dall'altra sponda. A mano a mano che le parole cominciavano a prendere forma davanti ai miei occhi, senza apparenti eventi eclatanti, il mio cuore impazzito cominciò a prendere una strada tutta sua. Non si trattava di qualcosa che aveva a che fare con nausea né giramenti di testa. Coriacea per natura, essere sommersa da un torrente di emozioni che avevano intorpidito persino il mio corpo, ignaro di aver imboccato una rapida discesa verso un abisso di insoddisfazione e concretezza, era quel pallido riflesso di una realtà in cui siamo costretti a vivere.

Questo terzo mese dell’anno, da cui scongiuriamo uno squarcio di luce, dopo settimane e settimane di pioggia incessante e irrefrenabile, mi sorprende a camminare

come un'ombra evanescente in un sentiero irto di ostacoli, inseguendo una libertà senza confini. Dopotutto non stavo andando a fare un picnic in campagna. Stavo scegliendo quei compagni che, in soli 30 giorni, confido possano donarmi qualcosa. Qualcosa però, sono certo, doneranno in quanto sbizzarrendosi nell'inutilità del nulla, nuotando nell'assurdo come un riflesso incondizionato, si sono appollaiti sulle mie spalle con nient’altro il desdierio di esplorare l’esistenza umana. La mia, quella tua, che stai leggendo queste poche righe, soperchiando una cornucopia che scuotendola un po' ha permesso al flusso dei ricordi di prendere vita. 

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Titolo: Storia di una ladra di libri

Autore: Markus Zusak

Casa editrice: Frassinelli

Prezzo: 16, 90€

N° di pagine: 563

Trama: E’ il 1939 nella Germania nazista. Tutto il Paese è col fiato sospeso. La Morte non ha mai avuto tanto da fare, ed è solo l’inizio. Il giorno del funerale del suo fratellino, Liesel Meminger raccoglie un oggetto seminascosto nella neve, qualcosa di sconosciuto e confortante al tempo stesso, un libriccino abbandonato lì, forse, o dimenticato dai custodi nel minuscolo cimitero. Liesel non ci pensa due volte, le pare un segno, la prova tangibile di un ricordo per il futuro; lo ruba e lo porta con sé. Così comincia la storia di una piccola ladra, la storia d’amore di Liesel con i libri e con le parole, che per lei diventano un talismano contro l’orrore che la circonda. Grazie al padre adottivo impara a leggere ben presto si fa più esperta e temeraria: prima strappa i libri ai roghi nazisti perché “ai tedeschi piaceva a bruciare cose. Negozi, sinagoghe, case e libri”, poi li sottrae dalla biblioteca della moglie del sindaco, e interviene tutte le volte che ce n’è uno in pericolo. Lei li salva, come farebbe con qualsiasi creatura. Ma i tempi si fanno sempre più difficili. Quando la famiglia putativa di Liesel nasconde un ebreo in cantica. Il mondo della ragazzina all’improvviso diventa più piccolo. E, al contempo, più vasto.

martedì, marzo 03, 2026

Gocce d'inchiostro: L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio

Sono trascorse una manciata di minuti da ché ho terminato di leggere il romanzo, e dal primo momento in cui lessi le prime pagine il seme della curiosità ha affondato le sue radici e ha cominciato a crescere. I miei occhi color cioccolato, infatti, che seguivano febbrilmente i caratteri stampati, non riuscivano a scrollarsi se non quando giungevo alla fine del capitolo. Tazaki Tsukuru, sensibilissimo romanticone, in grado di combattere e ribellarsi usando le parole come armi, mi narrò la sua storia quasi come un lungo e profondo esame di coscienza. Scritte in quelle che non sono altro che pagine di diario, che si trascineranno fino a quando esalerà il suo ultimo respiro, per poterlo così finalmente fuggire nell'unico luogo dove né il cielo né l'inferno potranno mai trovarlo. Per quanto il righello della vita sia lungo, non arriveremo mai a misurarne la profondità. Queste poche immagini hanno mostrato una certa immagine. Condensata in un romanzo, un testo letterario semplice, che è una piccola opera d'arte. Uno spaccato di vita in cui ognuno di noi può riconoscersi, come una linea tracciata nel mezzo. E che, senza inutili preamboli, mi ha donato persino qualche insegnamento. Fonte inesauribile di pensieri, sogni, speranze e delusioni, sospesi nell'aria stagnante, impossibili da annullare del tutto. Memoria di una vita rubata di un giovane adolescente, nonché confessione sussurrata dalla soglia morale della sua insoddisfazione. Timoroso di sbagliare, vivere, amare.

Titolo: L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio

Autore: Murakami Haruki

Prezzo: 12€

Casa editrice: Einaudi

N° di pagine: 260

Trama: A Nagoya abitano cinque ragazzi, tre maschi e due femmine, che tra i sedici e i vent'anni vivono la più perfetta e pura delle amicizie. Almeno fino al secondo anno di università, quando uno di loro, Tazaki Tsukuru, riceve una telefonata dagli altri: non deve più cercarli. Da quel giorno, senza nessuna spiegazione, non li vedrà mai più: non ci saranno mai più ore e ore passate a parlare di tutto e a confidarsi ogni cosa, mai più pomeriggi ad ascoltare la splendida Shiro suonare Liszt, mai più Tsukuru avrà qualcuno di cui potersi fidare. Il dolore è cosi lacerante che nel cuore del ragazzo si spalanca un abisso che solo il desiderio di morire è in grado di colmare. Dopo sei mesi trascorsi praticamente senza mangiare né uscire di casa, nelle tenebre di un'infelicità senza desideri, Tzukuru torna faticosamente alla vita ma scopre di essere cambiato. Non solo nel fisico - più magro, dai lineamenti più duri e taglienti - ma anche, soprattutto, nell'animo. Ancora oggi, quando ormai ha trentasei anni, continua a vivere con l'ombra di quel rifiuto che lo accompagna sempre, come una musica che resta sospesa nell'aria anche quando non c'è più nessuno a suonarla. L'incontro con Sara, che intuisce l'inquietudine nascosta dietro l'apparente ordinarietà di Tsukuru, sarà l'occasione per rispondere a quelle domande che per sedici anni l'hanno ossessionato ma che non ha mai avuto il coraggio di affrontare.

domenica, marzo 01, 2026

Romanzi su misura: Febbraio

Se volete opere letterarie alquanto realistiche e veritiera, fareste meglio a leggere quelle di cui vi parlo oggi. O, perlomeno, non ho la presunzione di farlo, vi invito a trarre atto, da questi miei consigli di lettura. Perché talvolta certi romanzi sono necessari per comprendere affondo la società che ci circonda; oggetto di ribellione per una serie infinita di soggetti e il terreno ideale per l'indagine accurata del rapporto fra l'esistenza e la sua rappresentazione tra uomo e vita.

Questa storia, la seconda di questo 2026, finisce così com'è iniziata. Sbucata dal nulla, vissuta in pochissime ma piacevolissime manciate di minuti, rivolta alla mia anima come monito verso coloro che continuano a costruire solide barriere attorno a se stessi. Ma anche a chi crede, che, leggere classici solidifica l’anima.. Forse è vero, ma è dalla lettura di un numero spropositato di testi di questo tipo che le mie conoscenze, nel tempo, sono divenute più nitide, nette. La mia anima si bea di questo tipo di conoscenza, da cui attinge il sapere di tutta una vita. Questo secondo mese dell’anno, però, mi ha visto valicare questi confini e andare oltre. Oltre il mio splendido mondo, oltre quelle barriere del inavvicinabile, leggendo, fagocitando testi che effettivamente non avrei letto se non per curiosità o noia. Da questi, la maggior parte, per fortuna, si sono rivelati validi compagni. Altri, purtroppo, solo delle perdite di tempo. Perdite che tuttavia il sapore amaro di questa ferita non è così intenso o doloroso perché nel loro piccolo, nel loro lento folgore, hanno lasciato qualcosa. Una traccia, piccoli esseri che galleggiando lievemente, sono stati portati dalla corrente impetuosa di parole che ho potuto ascoltare.

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Romanzi su misura in carta e inchiostro:

Ha tracciato un solco profondo che resterà impresso nel mio cuore. Distrutto insieme al povero Vronskji, sopravvissuta all’illusione di aver vissuto una fantasia sproporzionata ma incredibilmente accessibile, che non finirà con un semplice paragrafo ma perpetuerà nel tempo come testimonianza di un amore che ho nutrito e che ho amato vivere. Sentire come mio.

Valutazione d’inchiostro: 5

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