sabato 18 gennaio 2020

Un'attrazione rischiosa: sconti Adelphi 2020

Il mese di gennaio è il mese delle sfide. Io lo vivo in questo modo. Innumerevoli eventi, novità o sorprese varie subentrano come niente fosse. Fra le altre cose, è così anche per quanto riguarda la letteratura. Le case editrici, le novità editoriali pronunciano l’augurio di un buon anno frantumando così qualunque idea o parvenza di trattenimento. Trattenersi a non dover acquistare nulla, smaltire le pile gigantesche di romanzi che attendono sugli scaffali da troppo tempo, e allungando ancor di più le possibilità di nuove scoperte.

La casa editrice Adelphi, dunque, firma la sua avanzata nel 2020 con un numero redarguevole di romanzi scontati a prezzi a dir poco accessibili, in cui io avanzo di gran carriera con la mia immancabile agenda e il batticuore perchè desiderosa e ossessionata di tutto rispetto. Mancano alcuni romanzi dei miei autori preferiti, libri famosissimi ma mai letti, fra gli scaffali della mia libreria, pur di completarne la bellissima collezione, ma resistere a certe attrattive è davvero difficile.
Questo post infatti espugna la ragione per cui a certi tipi di richiami è difficile volgere le spalle: vorrei soprattutto enumerare quei titoli che presto o tardi mi accaparrò, con una certa calma e moderazione. E’ un paradiso terrestre in cui amo viverci. Che idiota sarei a non approfittarne?!?
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Primo di questa lista, alcuni dei romanzi della mia amata Nèmirovsky. Questi sono alcuni degli innumerevoli volumi che mancano dalla mia collezione, tutti accomunati da un marasma di sensazioni forti e altalenanti che abitano nei tumulti del cuore umano, non soltanto come la sua autrice li visse sulla pelle, ma come lei stessa contribuì a produrre fra gli esseri umani.

giovedì 16 gennaio 2020

Gocce d'inchiostro: Ninfee nere - Michel Bussi

Come amo i romanzi di narrativa contemporanea, vedo e colgo nell’immediato ciò che non attingono all’idea di bello o indimenticabile per i miei gusti. Al mio giovane occhio, certi romanzi sembrano integrarne altri. In camera mia, sulla mia poltrona preferita, quando mi imbatto nella lettura di nuove opere mi accingo in punta di piedi: il romanzo di Bussi, da un bel po' di tempo, vorticava attorno al mio cerchio in particolare in un momento più rigoglioso e cruciale della settimana. Un’indicazione della mia natura istintiva e introspettiva che mi ha lasciato per certi versi con un marasma di sensazioni altalenanti, ma con l’idea di aver acquisito una profonda comprensione dell’universo di Michel Bussi. Comprensione che, disgraziatamente per me, non è stata conforme alle mie attitudini letterarie.
Io, che con la mia decrescente curiosità di conoscenza per gli inutili omicidi che popolano continuamente i romanzi gialli, che si distacca impunemente davanti a certi tipi di situazioni, davanti a un romanzo come quello di Ninfee nere mi aiutò a farmi più scaltra. Io che ero certissima che i miei dubbi avessero fondamento, in un momento di frenesia e insoddisfazione, questo romanzò apparì come una copia dei romanzi di Agatha Christie, o giù di lì, creatura indipendente, qualcosa di simile, per la quale nutrì una certa predisposizione.
Pur quanto il risultato non abbia superato la sufficienza, non fu nemmeno quel romanzo giallo che odiai intensamente: lo sapevo, l’avrei dovuto dedurre, le cui aspettative furono distrutte non appena compresi l’andamento della storia. Tuttavia la tangibile pienezza quotidiana che cozza con un effetto scatenante, la fluida irregolarità del tempo che è il miglior fondamento della vita di ognuno di questi personaggi insieme reggono nella realizzazione di un’illusione, una fantasia di specchi nel quale avrà un certo fondamento la pittura, vera e fondamentale per ognuno di loro.
Questo, tuttavia, lo sapevo già, e acconsentendo così a farmi intrigare dalla prosa secca ma intrigante dell’autore, ho accettato il prezzo da pagare nel leggere una storia carina ma non bellissima il cui sipario calerà su un momento culminante dell’intero romanzo. L’epilogo di una allegoria brutale innescata da una serie di avversioni, e le innumerevoli conseguenze a cui si andrà incontro.

 Titolo: Ninfee nere
Autore: Michel Bussi
Casa editrice: E/O
Prezzo: 16 €
N°di pagine: 394
Trama: A Giverny in Normandia, il villaggio dove ha vissuto e dipinto il grande pittore impressionista Claude Monet, una serie di omicidi rompe la calma della località turistica.  L’indagine dell’ispettore Sèrènac ci conduce a contatto con tre donne. La prima, Fanette, ha 11 anni ed è appassionata di pittura. La seconda, Stèphanie, è la seducente maestra del villaggio, mentre la forza è una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre. Al centro della storia una passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet ( tra le quali le Ninfee nere che l’artista avrebbe dipinto prima di morire ). Rubate o perse come le illusioni quando passato e presente si confondo e giovinezza e morte sfidano il tempo. L’intreccio è costruito in modo magistrale e la fine è sorprendente, totalmente imprevedibile. 

martedì 14 gennaio 2020

Gocce d'inchiostro: I cani e i lupi - Irène Nèmirovsky

Amante temporanea della prosa nèmirovskiana? Forse altri lettori che non hanno amato cimentarsi in una delle sue opere, ma non io. Curiosissima e impavida lettrice. Impavida, per un certo senso, per ciò che i miei occhi color nocciola videro e che fu troppo attinente a ciò che accadde sul finire degli anni ’30, in Francia, a gruppi di anime, in questo romanzo suddivisi in classi e differenziati da tre gironi il cui ceto più basso si riconosce dall’umiltà, dalla tenacia…
Si finisce come si inizia: col cuore ridotto in minuscoli pezzettini, e gli eventi vissuti che gravano e scorrono dinanzi a me come un doloroso poema romantico. Per arricchire la mia collezione letteraria delle opere nèmirovskiane, è necessario ogni tanto imbattersi in romanzi la cui lettura non è per nulla semplice e che, squarci di una vita passata, lontana, sono strutture narrative che si intersecano nel tempo e nello spazio.
Le intime confessioni della sua autrice, qui proiettate in una ragazzina di soli quindici anni, che si nasconde dietro una coltre appiccicosa di forme e parole sono tradite dai sentimenti del cuore. Un pochino come in ogni suo romanzo, che pur quanto crudo e brutale rivela una donna sincera, sensibile, coraggiosa e anticonformista, che non ha avuto bisogno di nient’altro per spiegarci tutto questo.
Sia Il calore del sangue, ma anche Suite francese e I doni della vita, non ha bisogno di spiegare il vero significato che si cela dietro tutto questo, in quanto c’è dietro quanto più noi crediamo. Ed il tutto è descritto così crudelmente perfetto, pieno di vita, forse perché la stessa Nèmirovsky lo era.


Titolo: I cani e i lupi
Autore: Irène Nèmirovsky
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 10 €
N° di pagine: 240
Trama: Le basta vederlo una volta sola, quel bambino ricco, ben vestito, dai riccioli bruni, dai grandi occhi splendenti, che abita nella meravigliosa villa sulla collina e di cui dicono sia un suo lontano cugino, per essere certa che lo amerà per sempre, di un amore assoluto e immedicabile. A Kiev, la famiglia di Ada abita nella città bassa, quella degli ebrei poveri, e suo padre appartiene alla congrega dei maklers, gli intermediari, quegli umili e tenaci individui che si guadagnano da vivere comprando e vendendo di tutto, la seta come il carbone, il tè come le barbabietole. Fra le due città sembra non esserci nessun rapporto, se non il disprezzo degli uni e l’invidia degli altri. Eppure, quando il ragazzino Harry si troverà di fronte la bambina Ada, ne sarà al tempo stesso inorridito e attratto: “come un cagnolino ben nutrito e curato che senta nella foresta l’ululato famelico dei lupi, i suoi fratelli selvaggi”. Molti anni dopo il destino li farà rincontrare a Parigi: e Harry cederà a quella misteriosa attrazione del sangue che Ada esercita su di lui.

domenica 12 gennaio 2020

Gocce d'inchiostro: Sette minuti dopo la mezzanotte - Patrick Ness

Non ce l’ho fatta, quel primo giorno dell’anno, a non cedere alla curiosità, a non vedere la trasposizione cinematografica di un romanzo di cui ho sentito parlare molto molto bene, ma complice la noia e il tedio che sopraggiungono in giorni come questi, fra una buffata e un’altra, uno sbadiglio e un’altro, sono ufficialmente entrata nel mondo di Patrick Ness. Nella casa dei miei suoceri, fra il torpore di un plaid grande e confortevole, Sette minuti dopo la mezzanotte si stanziò repentinamente come il Mostro che assiduamente farà visita al piccolo Connor. Avrei potuto ignorarne la presenza, ma sia il film sia il romanzo soddisfarono le mie aspettative. Nessuno mi aveva chiesto niente. Dal momento in cui presi la decisione di sentire come mia questa <<nuova >> storia, non osai indugiare più di tanto. Fuori dal mondo che amo, dove finalmente ho installato la mia personalissima casupola, tendo ogni tanto a lasciare che la curiosità prevalga su tutto. No, di Patrick Ness non avevo chiesto niente. Questa opera, a sua volta, non dice nulla di nuovo da altre letture lette da me in passato, ma che, per la purezza, la semplicità, il carico di emozioni che sovrastano ogni cosa è stata una di quelle letture più linde, drammatiche, moraliste che ho letto indirizzato ad un pubblico prettamente giovane, progenie di una miscela di emozioni adulte che vanno al di là delle stesse parole.
Quando si dice la capacità degli autori di far adattare qualunque lettore....Ammutolita per certi versi, emozionata dall’altra ho così ascoltato la storia che rese omaggio alla disegnatrice, prematuramente scomparsa. Luoghi comuni, si, eventi banali, no. Opera dallo spessore molto più grande di quel che si crede che, mentre la si legge, scandaglia il nostro animo.


Titolo: Sette minuti dopo la mezzanotte
Autore: Patrick Ness
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 16 €
N° di pagine: 222
Trama: Il mostro si presenta sette minuti dopo la mezzanotte. Proprio come fanno i mostri. Ma non è il mostro che Conor si aspettava. Il ragazzo si aspettava l’orribile incubo, quello che viene a trovarlo ogni notte da quando sua madre ha iniziato le cure mediche. Conor si aspettava l’entità fatta di tenebre, di vortici, di urla … No, Questo mostro è un po’ diverso. E’ un albero. Anitco e selvaggio. Antico come una storia perduta. Selvaggio come una storia indomabile. E vuole da Conor la cosa più pericolosa di tutte. La verità.

venerdì 10 gennaio 2020

Gocce d'inchiostro: Il calore del sangue - Irène Nèmirovsky

Scorsero rapidamente le pagine di questo piccolo ma bellissimo romanzo, alla luce fioca di un abajour, in un primo momento in cui sembrava non essercene bisogno. Bisogno? Assolutamente si. Fino ad ora sono rimasta sorpresa, colpita, attanagliata dalla potenza di certe emozioni, certe sensazioni difficili da gestire e non prive di conseguenze: innumerevoli sono stati i prezzi da pagare. Ma adesso non è il momento di parlare di questo. Ora è il momento di parlare dell’ennesima straordinaria, emozionante lettura di questo appena iniziato 2020. Leggere, fermarmi anche solo per riflettere, se non per riporre i miei pensieri al riguardo, è stato davvero impossibile. Ma le parole si combinano in forme che acquistano poi un certo significato. Quale? Sono stata meno di ventiquattro ore con la Nèmirovsky, ma molto più vicina di quel che credevo. Della sua tragica e drammatica esperienza, a parte lei stessa, ha avuto un mucchio di tempo per studiare ciò che la circondava. Poiché nel lungo e pallido cammino intrapreso non c’è nulla da criticare che una scrittura intensa e incisiva non potesse non nascondere e che, non ho potuto non ricordare e rievocare con la precisione di un pittore, con l’eccitata e meticolosa esperienza di un amante di figure geometriche, poiché in compagnia di una donna che ha stimolato in me la sua presenza e che io non ho potuto non assorbire.
Nulla di quell’ampia e spessa patina di sentimenti, contraddizioni sulla quale, pagina dopo pagina, si imprimerà il sigillo della sua dirompente forza evolutiva, nulla della sua singolare configurazione come donna, moglie, madre, scrittrice che il mio cuore custodisce da tempo. Ricorda. Pondera.


Titolo: Il calore del sangue
Autore: Irène Nèmirovsky
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 155
Trama: Ci sono romanzi brevi più densi di emozioni e di vicende di certi romanzoni da ottocento pagine e passa. Ed è esattamente il caso di “Il calore del sangue”. Questa volta Irène Nèmirovsky punta il suo obiettivo non già sul milieu dell’alta borghesia ebraica in cui è cresciuta, né su quello dei ghetti dell’Europa orientale, bensì sul piccolo, angusto, gretto mondo della provincia francese. Il quadro è, in apparenza, di quieta, finanche un po’ scialba agiatezza campagnola: la figlia di due ricchi proprietari terrieri che sta per sposare l’erede di un’altra famiglia in tutto e per tutto simile, un bravo ragazzo, come si dice, innamorato e devoto. Eppure bastano poche note stridenti ( che l’autrice è abilissima a insinuare fin dalle prime pagine ) per farci intuire che dietro la compatta, liscia superficie di perfetta felicità agreste – in cui sembra che ogni sentimento si sia come pietrificato – si spalancano voragini inospettate: nessuno, insomma, è al riparo dalla passione, dalla violenza, persino dal delitto, quando è spinto e travolto dal “calore del sangue”.

mercoledì 8 gennaio 2020

Danzando su carta: 17°

E’ difficile credere, che dopo l’avvento del Natale e persino della Befana, per chi è un amante dei libri e della buona letteratura, qualche nuova/vecchia opera non entri a far parte di scaffali sempre più colmi. Eppure è esattamente quello che sembra, sebbene di post in cui annovero un discreto numero di romanzi, che per caso o per fortuna sono entrati a far parte del mio santuario magico, non se ne vede da un po'. Ci sono storie meravigliose, dietro ogni romanzo, che conferiscono veridicità, concretezza a ciò che faccio. Ci sono occasioni fortuite, che impunemente ti costringono a comportarti ed agire in un certo modo. Ci sono state di mezzo le feste, qualche regalo da parenti piuttosto generosi, e un buono inaspettato della Vodafone, che conferiscono un quadro piuttosto significativo di una bella pila di romanzi, che francamente non vedo l’ora di leggere. Tenendo d’occhio i miei propositi, ho così intelligentemente colto la palla al balzo e allora ho dato voce a quella piccola vocina che in passato mi spingeva ad accaparrarmene di una copia. Ci credevo, allora, eppure era un istinto che non soddisfacevo mai. E ora è finalmente giunto il suo momento, il momento in cui mi scopro sempre felice, entusiasta, esaltata. Io e i libri. Che combinazione perfetta! Mi regalano libri, ed il gioco è fatto.
Questa bella pila, dunque, accoglie il nuovo anno col botto. Oh si, assolutamente! E sebbene avrei preferito portarmi a casa molti più romanzi di quel che si crede, non mi preoccupo più di tanto e godo di questo magnifico momento in cui nuovi amici, nuove storie sono entrate a far parte di me. Piccoli tasselli di un anima sognatrice ma ambiziosa. E pur di presentarvi quel che vi è al suo interno, la rubrica Danzando su carta è stato l’unico espediente migliore per fare ciò.


Titolo: Piccole donne. Meg, Jo, Beth e Amy
Autore: Louisa May Alcott
Casa editrice: Oscar Vault
Prezzo: 28 €
N° di pagine: 948
Trama: Divenuta subito un classico, la storia di Jo, Meg, Amy e Beth ha avvinto intere generazioni. Questo volume presenta il ciclo completo dei quattro romanzi, da leggere tutti d’un fiato.

lunedì 6 gennaio 2020

Gocce d'inchiostro: I ragazzi di Jo. Quarto volume di Piccole donne. Meg, Jo, Beth, Amy

Adesso non ci sono più alcune domande, che come uno sciame di api impazzito vorticarono per una manciata di giorni nella mia testa. A rispondermi non ci fu nient’altro che la sua autrice, una nobile ma umile donna inglese, che nel palmo della sua mano raccolse tutti quei sogni che ogni donna aspira pur di migliorarsi, rinascere, giungendo ad un punto in cui divenne così difficile da distinguerlo dai sogni. Da una persona altruista e gentile come la Alcott non potevo non aspettarmi che grandi cose, e di cose ne sono avvenute anche se non propriamente grandi, con me e i medesimi personaggi, angelici, sempliciotti, altruisti e socievoli, imponendoci un codice di condotta non meno rigida di quella che si impose a se stessa. Ed è stato effettivamente così nell’intera produzione dell’autrice, di cui questo volume raccoglie ben quattro volumi, e che I ragazzi di Jo ne sancisce un allontanamento temporaneo. Mi piace riservare un trattamento speciale alle mie piccole donne, donargli attenzioni e premure che dono quasi sempre ai miei romanzi anche se in maniera più semplice, riempiendo il mio cuore di affetto e gratitudine.
La curiosità ha vinto, anche questa volta, sulla ragione. Mi ha indotta a lasciarmi qualunque cosa alle spalle, e buttarmi a capofitto fra le pagine di una storia o saga famigliare che custodirò gelosemente nel mio cuore. E’ bastato semplicemente che io mi lasciassi andare. Nient’altro. Lasciarsi andare al calore e al conforto di un abbraccio, la certezza di un luogo che ti faccia sentire protetta e al sicuro, rischiarata dalla luce armoniosa nei cuori dei protagonisti, che con destro incontro risponderanno ai miei bisogni.



Titolo: Piccole donne. Meg, Jo, Beth, Amy
Autore: Louisa May Alcott
Casa editrice: Oscar Vault
Prezzo: 28 €
N°di pagine: 948T
rama: Divenuta subito un classico, la storia di Jo, Meg, Amy e Beth ha avvinto intere generazioni. Questo volume presenta il ciclo completo dei quattro romanzi, da leggere tutti d’un fiato.


La recensione:


Non importa quello che può accadere al tuo corpo, conserva l'anima limpida, il cuore sincero verso coloro che ti amano e fa il tuo dovere sino alla fine. 

Qualche giorno prima che giungessi alla fine di questo splendido viaggio, se non prima, preparai me stessa con lo stesso stato d’animo con cui accolsi ancora una volta le Piccole donne, e quest’oggi, quando finì di leggere I ragazzi di Jo, mormorai addirittura fra me frasi che ho salmodiato sempre, in un modo quasi mistico, negli istanti in cui sopraggiunse gennaio; il “dovere” mi impone a dare precedenza ad altre letture.Solo allora, al suono di un campanello d’allarme che ne preannunciò la brusca partenza, aggiunsi a queste pagine l’esortazione di una giovane lettrice che fa delle parole il suo pane quotidiano. << Vivi, e respira con loro! >>
Le March abitavano ancora nella fatiscente villa dei genitori, quando mi imbattei ne I ragazzi di Jo, ma nemmeno per un istante concepì il pensiero di allontanarmici, nelle case di altre famiglie con altri eventi. Ma, se avessi continuato così, la mia vita non avrebbe avuto più senso. Come faccio a saperlo? Semplice, perché di romanzi o opere da leggere e vivere ne ho una dozzina, di tempo a disposizione ben poco, e  come un monito tonante rievocano l’inconfondibile vacuicità del tempo e i i suoi effetti. Se avessi continuato così, se avessi soddisfatto il mio istinto a voler restare fra le mura domestiche di casa March, sarei finita in un fosso dove non sarebbe stato facile uscirne vivi. Già dove sono adesso non sono tranquilla. Mi trovo nella condizione di scegliere. In un bivio, fra due imprescindibili concetti: il restare o l’andare. La grande, eroica lotta fra ragione e sentimento è qualcosa di insito in me, che talvolta si affaccia da un angolo minuscolo della mia anima…. E guarda dove finisco quasi sempre! E’ qui che volevo essere, e ora che ogni cosa si è conclusa, cosa fare se non cercare il significato più prondo che celano l’esistenza legittima di queste pagine? Un mondo puro, angelico, semplice, diretto, introspettivo, drammatico, crudele ed ingiusto, ecco quello che ho visto in due settimane in questo meraviglioso volume, e che non avrei abbandonare affatto!
La purezza dello spirito, una visione quasi fastidiosa di una realtà perennemente soggetta a cambiamenti mediante la fede, la rendenzione, l’emissione dei peccati, descritti con parole semplici, è un disegno tutt’altro che difficile ma virtuoso e vistoso, situato impunemente sotto l’attacco brusco del mio abbraccio, un quadro prettamente veritiero abbastanza difficile da nascondere. E ogniqualvolta lo osservo, rimembro il momento in cui me ne accaparrai una copia, quel paesaggio bucolico, luminoso, di vita quotidiana evocava per me non soltanto la turbolenza di certe situazioni che macchiarono di impurità certe sue parti ma che possiede un chè di affascinante. Tutta la catena di affascinante, tutti i pericoli che smaschereremo assieme alle donne March e tutti i rischi inizieranno e si concluderanno nella mitezza di uno squarcio di vita comune, che si allacciano agli eventi narrati nei volumi precedenti.
E quale, dunque, se non quello da cui avrà inizio ogni cosa? Il preludio ad approcciarsi a qualcosa a cui bisogna portare pazienza, osservare con bontà d’animo o cortesia necessaria. La nostra anima intavolerà un’acerrima discussione in cui prevaleranno i sentimenti, la forza delle emozioni, unico appiglio per non apparire soltanto superiori pur di comprendere l’umiltà, la bontà d’animo che vi è nascosta in ognuno di noi.
Valutazione d’inchiostro: 4

sabato 4 gennaio 2020

Gocce d'inchiostro: Piccoli uomini. Terzo volume di Piccole donne. Meg, Jo, Beth, Amy

Questi sono i posti in cui desidero vivere, e dove mi sono recata sul finire dell’anno e tornata nuovamente l’anno entrante. Gli ultimi giorni del mese di dicembre mi hanno vista in compagnia dei primi due volumi di questa bellissima raccolta. Quest'oggi, un altro insediamento letterario, profondo, drammatico, introspettivo, emozionante di persone comuni, guidate dalla fede, dalla speranza che possa esserci un mondo migliore, si stanziò dinanzi a me come uno splendido e luminoso sole. Due volumi prima, la sua autrice mi aveva spiegato quanto quattro semplici donnine, attanagliate dai dolori che talvolta la vita ci riserva ( semplificata e condensata in storie comuni, ordinarie ), piccole grandi combattenti che hanno acquistato dalla stessa un bagaglio di esperienze ad un certo punto caddero nel momento in cui meno ce lo aspettavamo. Si bada a ciò che avviene attorno, ma ci si sorprende di ciò che accade attorno.
In uno spaccato di vita di una delle quattro sorelle, Jo per l’esattezza, si diramano le vicende di questi altri piccoli uomini, che scaveranno e costruiranno un posticino tutto loro.Un cantuccio in cui stivai, ammassai le mie supposizioni, confidai i miei più intimi segreti sotto una terra arida, incolta ma ricca di sentimento e ambizioni, che risalgono alle origini della stessa Alcott.



Titolo: Piccole donne. Meg, Jo, Beth, Amy
Autore: Louisa May Alcott
Casa editrice: Oscar Vault
Prezzo: 28 €
N°di pagine: 948
Trama: Divenuta subito un classico, la storia di Jo, Meg, Amy e Beth ha avvinto intere generazioni. Questo volume presenta il ciclo completo dei quattro romanzi, da leggere tutti d’un fiato.

La recensione:

La semplice vera bontà è il migliore capitale su cui basare gli affari della nostra esistenza. Essa infatti dura anche quando la fama e la ricchezza si dissolvono ed è l’unico patrimonio che passiamo portarci dietro quando lasciamo questo mondo.

Entro le quattro mura di una umile ma fatiscente casa domestica di una città che da sempre desta il mio fascino, come tutti quei romanzi ambientati in tale luogo, esistono, o per meglio dire, sono esistite, rigide distinzioni di classi e razze, sacrificate dalla guerra e legittimate dalla vita. Eppure, nella modesta casupola di una strada alberata e luminosa mi imbattei in una ragazza, che avevo già incontrato e che adesso conosco abbastanza bene, e che si sentì talmente responsabile verso la sua famiglia, verso se stessa che la vocazione di mantenere intatta la sua integrità, la sua forza, così piena di impurità, e così vicina a me, nel complesso, mi indirizzò nuovamente dove ero appena stata qualche giorno fa con giovani ed affabili donnine – affabili, certo, ma molto molto ingenue a tal punto da sentire come mie le loro vicende per aiutarle a comprenderle cosa non andava in questo. Poi, man mano che accumularono un certo tipo di esperienze, occupando un fondo di verità ma incertezza su un futuro prospero e tranquillo, sparì qualunque idea o parvenza di purezza nella sua più totale complicità. Ma ben presto le cose si aggiusteranno, e anche se padrona di questo enorme palazzo è una donna comune che fece tuttavia della scrittura una certezza in un mare di acque impure ed impetuose, le vicende che intercorreranno fra me e le sorelle March si mossero finchè divennimo un tutt’uno.
Le ambizioni. L’ impetuoso abbraccio di una passione, che in poco tempo diverrà un modo per sopravvivere. Desideravo conoscere i Piccoli uomini, che dalla trama drastica buttata giù nel volume precedente, c’erano loro. Ragazzini, adolescenti, bambini, che hanno risposto e non risposto alle mie aspettative.Da amante della storia di Jo, Beth, Amy e Meg non sapevo assolutamente nulla di loro, ne avevo mai sentito parlare ampiamente, non osai perdere altro tempo, per paura che la magia intrappolata in queste pagine svanisse del tutto. Fuori dalle mura March – dove finalmente le storie di questi piccoli uomini si intersecarono a una delle sorelle March – mi sono lasciata completamente andare lasciando che queste figure si occupassero di me, della mia vita e di ciò che esso avrebbe comportato. Nessuno mi aveva chiesto qualcosa, ed io non voglio nulla in cambio se non sapere cosa ci avrebbe riservato il Fato.
La terza lettura di questo bellissimo librone non possiede nulla di speciale a dispetto dei volumi precedenti, pilastri effettivi e fondamentali della mia vita. Eppure, è una storia così linda, immacolata, irreprensibile sotto per certi aspetti, ma non sotto altri, progenie di una generazione di piccoli o grandi lettori che da questi personaggi potrebbero imparare o apprendere tante cose.  Generalizzando, facendio delle vicende di ognuno di loro uno squarcio dell’animo in cui ognuno di noi può rispecchiarsi, presentarsi a seconda di ciò che ci riserva il giorno da cui ci si sente bene, speranzosi e fedeli, colmi di responsabilità a qualunque costo.

L’amore è un fiore che sboccia dovunque, compie i suoi dolci miracoli sfidando il gelo dell’autunno e la neve dell’inverno e torna a rifiorire, turgido e fragrante durante il corso dell’anno rendendo felice chi lo dona e chi lo riceve.


Valutazione d’inchiostro: 4 

giovedì 2 gennaio 2020

Romanzi su misura: Dicembre

Spontaneamente, cerco di coinvolgere il maggior numero possibile di lettori e lettrici, ogni qualvolta termino di concludere qualche romanzo.
L’anno nuovo non maschera il mio desiderio di voler leggere tanti altri libri, conoscere o scoprire tanti autori, e, a voler essere precisi, dare un certo spazio ai classici e alla letteratura vittoriana.  Le mie sensazioni istintive mi hanno indotta ad accogliere questo 2020 con la lettura di un romanzo che disgraziatamente non avevo mai letto, Piccoli uomini, ma di cui le Piccole donne hanno chiuso un sipario sorprendente e soddisfacente.
L’usanza di un riepilogo senza riserve, alla luce nascente di un nuovo giorno, e di un nuovo anno, durante il periodo di festività, è l’unico che mi permetta di parlare di quelle letture effettuate e concluse nell’arco di trenta giorni. Così, ecco il risultato di numerevoli pomeriggi di dicembre, con addosso il mio immancabile plaid, una tazza fumante, il libro posto a mò di leggio e una piccola palla di pelo che si ciba di calore ed affetto, che mi ha vista recarmi in tanti posti. Fra viottoli tortuosi ai margini di ruscelli affluenti, che passano prima in una direzione poi in un’altra. Mai lontani dal mio personalissimo cerchio, con il mormorio sommesso del suo creatore in cui, fra nebbioline azzurrognole all’ombra di alberi e siepi, hanno riscaldato il mio cuore di una luce calda e confortevole.



Romanzi su misura in digitale:


In atmosfere che trasudano surrealismo, magia, ho riscontrato giovani uomini o donne legati alla paura di essere se stessi in un mondo ombroso ma ricco di sentimentalismo, che mettono in gioco le coscienze di ognuno di noi e il nostro modo di entrarci in relazione.
Valutazione d’inchiostro: 4









martedì 31 dicembre 2019

The Best Books of... 2019 Un anno pieno di parole: Carta e inchiostro

 Un anno di letture, sogni e passioni è trascorso quasi per tutta la sua durata su una piccola ma morbida poltrona foderata in pelle, cibandomi di quelle storie, quegli autori che avevo sentito parlare bene ma che non conoscevo. Prima di approcciarmi ad una nuova lettura, o al suo autore, mi ritrovo sempre lì, sui miei passi, a riflettere sul da farsi. Se valga o meno la pena spendere del tempo prezioso presso qualcosa o qualcuno di sconosciuto che, alla fine, potrebbe non soddisfarci pienamente. Fortunatamente per me, questo 2019 letterario è stato alquanto soddisfacente, entusiastico, e in certi momenti ho creduto persino si trattasse di semplice fortuna. Nonostante tutto, non nascondo una certa sorpresa, le cocenti delusioni, a eccezione di tre o quattro romanzi, sono state lontane dal mio personalissimo cerchio, ed ecco che, sul finire dell’anno, mi approccio a riporre quelle che altro non sono che le migliori letture.
Qui, però, viene il bello, in uno di quei momenti in cui le novità sopraggiungono quando meno te lo aspetti, ed io non posso non sentirmi coinvolta. Uscendo così dalla mia confort zone, ho preso parte alla bellissima iniziativa di Il mondo di Simis, e stilando una lunga lista di titoli e suddividendola in diverse categorie, ho così risposto ai richiami di questa piccola sfida avanzando impetuosamente verso il suono della sua voce.
Quanto mi piace prendere parte a questi piccoli giochini letterari! Mi è stato aperto un cancello invisibile, e con un semplice invito mi ha spinta ad entrare. C’è una vasta scelta, una varietà di gusti e pietanze, romanzi che rispecchiano il mio animo, altri che mi hanno guardato dentro. Mi hanno vista esattamente come mi vedono in pochi. E non parlando, ma semplicemente toccandomi, mi hanno compreso, oppresso nella loro stretta ferrea rendendomi orgogliosa e onorata della loro presenza.

domenica 29 dicembre 2019

Gocce d'inchiostro: Il colibrì - Sandro Veronesi

Da una finestra virtuale dall’aria luminosa ma vaporosa Sandro Veronese comparve come un fantasma, si presentò con un piccolo e breve romanzo e per qualche giorno mi condusse nel magico luogo dove tutto ciò che accadde accadrà per un motivo. Leggere la società circostante. In tutta sincerità, di libri attuali e realistici ne leggo a bizzeffe, e ciò che espugna Il colibrì a mio avviso non possiede nulla di nuovo, sorprendente o sconcertante che si discosta da altri romanzi. Cornici che ho visto trovarsi all’altezza delle mie aspettative, della mia personalissima visione, che senza alcun intervento o disturbo, il meccanismo che si aziona è un guadagno per comprendere meglio e affondo ciò che ci circonda.
Il pregio di questo romanzo è certamente lo stile; intorno a una storia il cui lirismo, la cui poesia ricorda quella di Siddharta si dipanano le vicende di un uomo comune, un po’ solitario e sfortunato la cui vita prese un giorno una svolta decisiva.
Senza fare troppi spoiler, il risultato è un sufficiente modo di interpretazioni di una realtà attualissima ma distorta, che per certi versi resta attaccata a chi legge, ma poi ci scivola addosso come niente fosse. E da qui, il mio parere non propriamente entusiasta ma rubato da pensieri frastagliati di ciò che ha significato più per me la sua lettura. La gente che l’ha letto prima di me è stata davvero entusiasta. Io non proprio, ma tutto sommato soddisfatta per la sua utilità, che solo a quel punto mi ha staccato dal mondo e portato via.

Titolo: Il colibrì
Autore: Sandro Veronesi
Casa editrice: La Nave di Teseo
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 368
Trama: Il colibrì è tra gli uccelli più piccoli al mondo; ha la capacità di rimanere quasi immobile, a mezz’aria, grazie a un frenetico e rapidissimo battito alare ( dai 12 agli 80 battiti al secondo ). La sua apparente immobilità è frutto piuttosto di un lavoro vorticoso, che gli consente anche, oltre alla stasi assoluta, prodezze di volo inimmaginabili per altri uccelli come volare all’indietro… marco Carrera, il protagonista del nuovo romanzo di Sandro Veronesi, è il colibrì. La sua è una vita di perdite e di dolore; il suo passato sembra trtascinarlo sempre più a fondo come un mulinello d’acqua. Eppure Marco Carrera non precipita: il suo è un movimento frenetico per rimanere saldo, fermo e, anzi, risalire, capace di straordinarie acrobazie esistenziali.

venerdì 27 dicembre 2019

Gocce d'inchiostro: Hollow city. Il secondo libro di Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali - Ransom Riggs


E’ l’approcciarsi dell’avvento del nuovo anno che mi mette così duramente alla prova e che mi ha fatto desiderare di concludere il mio anno di letture in bellezza. Il numero di questa lista che giorno dopo giorno va ad allungarsi potrebbe essere già soddisfacente, per dedicarmi così ad altro, alla scrittura o alla visione di qualche serie tv; ma per me non c’è mai un attimo di respiro, quando si parla di letture; infatti il mio percorso letterario non si ferma mai, nemmeno quando contraggo una lieve cefalea, e di conseguenza non ho potuto fermarmi nemmeno con l’anno 2019 oramai agli sgoccioli. Malgrado il mio istinto mi induca ad poter essere un po’ più malleabile, ingiustamente giudico questo momento di impasse come qualcosa di insulso e inutile. In una manciata di giorni si potrebbero concludere due o tre letture. Cosa fare, quindi quando il tempo tuo a disposizione è parecchio, e le letture sempre più numerose?
Per  questa ragione ho scelto come compagnia pomeridiana il secondo volume dei Bambini speciali di Miss Peregrine, la cui aura oscura e cupa incombette repentinamente. La scelta non potè rivelarsi più azzeccata, in quanto il suo autore ha combinato al genere dell’avventura, la sveltezza nello sciorinare eventi, situazioni che, man mano, divengono sempre più eccitanti, entusiasmanti, e questo è uno dei tanti motivi per cui non vedo l’ora di proseguire con la lettura del terzo volume.


Titolo: Hollow city. Il secondo libro di Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali
Autore: Ransom Riggs
Casa editrice: Bur Rizzoli
Prezzo: 14 €
N° di pagine: 430
Trama: Chi è Jacob Portman? Un ragazzo qualunque finito dentro un’avvemtura più grande di lui, o un predestinato, uno Speciale dai poteri prodigiosi, cacciatore di mostri terrificanti? Nessuno conosce la verità. L’unica cosa certa è che sembrano trascorsi secoli dal giorno in cui la misteriosa morte del nonno lo ha spinto a indagare sul passato della sua famiglia, catapultandolo sull’isoletta di Cairnholm, al largo delle coste gallesi. E’ qui che si imbatte nella bizzarra e affascinante combriccola degli Speciali; creature dotate di curiosi e irripetibili poteri, membri superstiti di una stirpe meravigliosa, costretti per sfuggire alla persecuzione di un mondo ottusamente normale, ad affidarsi alle inflessibili cure di Miss Peregrine, la donna – uccello in grado di manomettere il tempo. Ma ora che Miss Peregrine è ferita e non riesce a recuperare le proprie sembianze umane, i ragazzi speciali e Jacob dovranno vedersela da soli con chi minaccia di distruggerli, e così abbandonare l’eterno presente in cui hanno vissuto per avventurarsi nel mondo reale.

martedì 24 dicembre 2019

Gocce d'inchiostro: Il prigioniero felice - Monica Dickens

Poco a poco proseguo imperterrita il mio proposito di divorare romanzi che languiscono sullo scaffale da qualche tempo, prima che si concluda l’anno.
Prima che infatti il 2019 termini ci sarà certamente un momento che alimenterà i miei propositi letterari dell’anno venturo, uno sbuffo di fumo nel mio piccolo focolare, la cui matassa, salendo, si allargherà fra le stanze buie della mia coscienza come se un gigante posasse la sua mano sull’apertura di un camino. Tutto ciò sarebbe stato provocato da un regalo inaspettato, di cui conosco già il suo contenuto, e che decreterà la prima lettura dell’anno 2020.
Non ho tuttavia potuto fare a meno di tenere a bada quelle che non sono state altre che le mie più fervide impressioni, nei riguardi di una lettura il cui odore sa di antico e penetrante, e poiché il tempo va ad accorciarsi sempre più, l’ho accolto nel mio personalissimo cantuccio non sapendo che cosa aspettarmi. Vi ho portato speranze, reciso progetti, sognato ad occhi aperti. Il risultato è un sogno vittoriano, romantico ma un po’ triste, che in qualcosa di estremamente nascosto, delicato, simbolico, rivelante, ha segnato il mio cammino in aggiunta a quello degli anni letterari.
Dal “grembo” dickensiano, deriva così Il prigioniero felice, la cui autrice fu la pronipote di Charles Dickens e che, mi piace affettuosamente adesso chiamarla, la Dickens al femminile. Come è stato possibile ignorare completamente la sua esistenza?
Quello che segue è il mio parere, a caldo, di un triste racconto di vite che in un certo senso mi sono appartenute. Mi hanno indotta a gettarmi sulle spalle la monotonia del giorno, la drammaticità di alcuni eventi, giungendo irruentemente come un ospite indesiderato nella stanza del giovane Oliver ascoltando ciò che mi avrebbe detto. Toccata dal un certo coinvolgimento emotivo, il cui messaggio conferisce una mancata libertà interiore che in un momento di estatica felicità cozzò con la vita e il processo inesorabile del tempo.



Titolo: Il prigioniero felice

Autore: Monica Dickens
Casa editrice: Eliot
Prezzo: 14, 90 €
N° di pagine: 320
Trama: La guerra è finita ma niente è ancora tornato alla normalità per Oliver North. In convalescenza per l’amputazione di una gamba, il giovane reduce è prigioniero nel suo letto, sistemato nella stanza principale della casa, da cui osserva il viavai dei membri della sua complicata famiglia. Le sorelle, la madre, i nipoti, una cugina e persino una ex fidanzata approfittano della sua condiizone di spettatore affettuoso per confidargli i propri problemi. Ee’ un modo per passare il tempo e pian piano Oliver ci prende gusto: dà consigli, suggerisce strategie, manovrando dietro le quinte le esistenze degli altri. Ed è così impegnato a occuparsi degli affari altrui ( provocando anche una serie di pasticci ) da non badare a ciò che lo riguarda, ovvero i suoi sentimenti verso qualcuno che ha molto a cuore la sua sorte: Elizabeth, la preziosa quanto riservata infermiera personale.

domenica 22 dicembre 2019

Gocce d'inchiostro: All'ombra di Julius - Elizabeth Jane Howard

All’ombra di Julius apparve con la sua bellissima copertina in bianco e blu giudicandolo esattamente per come si è rivelato:una lettura bellissima, il racconto di una famiglia recisa da un orribile evento, sciorinato in un età che si aggira intorno agli inizi degli anni ’20, col pallido riflesso di visi segnati da tanti pensieri e propositi.
Sopra di me, il fantasma della sua autrice, che pendeva sopra la mia testa, deceduta oramai cinque anni fa, che onnipresente come Dio lasciò in ogni suo romanzo frammenti della sua essenza.
La Howard fu quel tipo di donna che negli anni vissuti non conobbe con esattezza il significato della parola << amore >>: appassionata lettrice, ingenua, romantica e sognatrice, che in linea diretta alla mia anima, a quella perlomeno di cinque anni fa, nella sua difficile giovinezza crebbe mediante concetti o paradigmi violati, che non ammisero ulteriori spiegazioni sui problemi più complessi dell’esistenza umana. La sua, e degli individui che vi fecero parte.
Attratta da un concetto ben lungi di perfezione, ho così accolto la lettura di questo splendido romanzo con straordinaria forza, mostratasi nel momento in cui lasciai cadere alcuna remora o obiezione ai miei propositi natalizi, che tuttavia ho applicato strenuamente.
Amo la Howard, mi piacciono i suoi romanzi, che man mano arricchiscono il mio bagaglio letterario divengono sempre più belli, per quanto me lo consenta la mia natura; e anche nei confronti di All’ombra di Julius il mio atteggiamento è stato uguale a tutti gli altri, giudicandolo più come un’esaltazione dell’anima dell’autrice anziché come argomentazione sentimentale. Il mio fervido interesse fu tale che assursi a qualunque intoppo, che a lettura terminata non vedevo l’ora di poter leggere qualcos’altro. In qualunque aspetto, sia negativo sia positivo, i romanzi della Howard sono scialuppe di salvataggio dinanzi un mare in tempesta che potrebbe essere affine ai gusti di molti lettori che si considerano impavidi e curiosi, il che quel regalo perfetto per regalare un sorriso, donare felicità con un semplice gesto.
Titolo: All’ombra di Julius
Autore: Elizabeth Jane Howard
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 326
Trama: Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglia e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occuppata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concetrarsi sulla carriera di pianisti. Nel frattempo Esme, la vedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo. Le tre donne e i due uomini legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius.

venerdì 20 dicembre 2019

Gocce d'inchiostro: Le disavventure di Amos Barton - George Eliot: L'ultimo Wallace - Riccardo Giacchi

Spontaneamente accolgo le richieste di giovani autori esordienti, ma con un certo riserbo; sincera e fiduciosa, non maschero mai l’entusiasmo di leggere opere sconosciute in cui, a seconda dei casi, trapela alla fine il mio giudizio. A voler essere precisa, non tutte le opere esordienti che ho accolto sono state di forte impatto; le mie sensazioni istintive, talvolta, mi hanno indotta a girarci al largo. Caratteristica elusiva pregiata del mio carattere, che attrae in un modo o nell’altro un numero ristretto di autori.
Potrebbe essere strano, bizzarro, presentare quest’oggi un post con ben due recensioni, dopo che su Sogni d’inchiostro promulgo sempre il proposito di non sforare per alcun motivo. L’avvento del nuovo anno, ma, soprattutto, il desiderio di poter parlarvi di quelle letture che presto o tardi concluderò entro la fine dell’anno, fu l’unico espediente a condurmi qui, a riporre nero su bianco, i miei più fervidi pensieri su due opere diversissime fra loro ma che coincidono per la brevità con cui sono state lette; sembra forse esagerato, ma è stato in una manciata di ore che ho divorato l’ultima pubblicazione di una delle mie scrittrici inglesi preferite, e un racconto particolarmente breve ma intenso del mio amico di penna Riccardo Giacchi. Attraversati da piccoli ponti invisibili non si sono mai scontrati ne intercorsi l’uno con l’altro. Ma cosa mi impediva a tacere il fragore assordante dei pensieri, il desiderio irrefrenabile di mettere per iscritto ciò che mi aveva assillato come un moto potente e involuto, mentre gli ultimi giorni di dicembre sentenziano quasi quanto, nel mio personalissimo mondo, la letteratura e la scrittura sono fibre indistricabili del mio essere?
Ed ecco spiccare, fra la nebbia del tempo, il mio entusiastico parere su Le disavventure di Amos Barton e L’ultimo Wallace, anche quando altre letture reclamano la sua attenzione, che come ombre fugaci si allaungarono davanti a me, quasi come due lunghe dita protese, verso distese erbose e bucoliche o cieli di fuoco e fiamme.



Titolo: Le disavventure di Amos Barton
Autore: George Eliot
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 15 €
N° di pagine: 124
Trama: Amos Barton è il nuovo parroco della chiesa di Shepperton, una ciottadina della provincia inglese. Il reverendo è un uomo mite che cerca in ogni modo di far rispettare i dettami della Chiesa anglicana ai membri della sua comunità, ma il suo carisma inesistente, unito a una certa goffagine, fa si che non sia molto amato dai suoi concittadini.  Inoltre la parrocchia di cui si occipa non è sufficiente al mantenimento della sua famiglia, che può tirare avanti solo grazie al caritatevole prodigarsi di qualche parrocchiano e all’instancabile Milly, la moglie del curato, che ha totalmente immolato la sua vita al bene del marito e dei suoi figli. La situazione si complica ulteriormente quando la contessa Caroline Czerlaski si installa a casa Barton, portando con sé mille pretese neppure un centesimo, suscitando disappunto in Milly e una morbosa curiosità in tutta la comunità di Shepperton. L’intera vita di Amos Barton trascorre fra continue cadute e momentanee risalite, fino all’arrivo della notizia peggiore di tutte, che lo farà precipitare nello sconforto, ma vedrà finalmente i parrocchiani stringersi intorno a lui, nonostante incarni << la quintassenza concentrata della mediocrità. >>