E' davvero impossibile rimanere indifferenti dinanzi a certe parole. Parole semplice, ma intense e prosaiche che come una sferzante luce irradiò i sentimenti di anime tristi in cui sono riversati messaggi tristi, invisibili al tatto ma non allo splendore ardente dell'animo. Fin troppo intensa persino per il nostro sguardo debole... E' stato impossibile ignorare l'intensità dei tumultuosi sentimenti di una donna come la Nemirowskiy, di cui nel tempo, negli anni ho letto tutto, ma proprio tutto di lei e che, quasi come un'ossessione morbosa, in ogni passo, in ogni momento della sua vita non hanno smesso di esistere. Come? Facendo ritorno nella sua Parigi, quella sfavillante, scintillante, zeppa di astri irriverenti, misteriosi, delicati che tuttavia si sono aggirate nella fortezza del suo cuore, sguarniti come unico segno di vita,, in languidi esercizi di scrittura nella penombra del pomeriggio.
Ricordo il tanfo putrescente della paura, l'odore del sangue fresco appena rovesciato che rievoca immagini frammentarie di amori contrastanti, il silenzio che attornia ogni cosa come un brutto presagio, o, ancora, la fragranza di un amore vissuto che, come un vento lontano, mi ricorda come in tutto questo ho potuto vivere molto più di quel che credevo. Amori folli, tormentati, passionali e romantici, spesso turbati da violenze fisiche e morali, e il corso del tempo che scorre ininterrotto.
Questa ennesima, ma, a quanto pare, ultima raccolta dell’autrice, risorge dalle sabbie del tempo mediante alcune annotazioni che saranno presenti in una storia di questa raccolta, incompleto e frammentario, che tuttavia non nasconde ne tantomeno esorcizza gli effetti di un moto impulso e irruente che niente e nessuno potrà mai arrestare.
Titolo: Il carnevale di Nizza
Autore: Irène Nèmirovsky
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 19 €
N° di pagine: 288
Trama: Come fa una giovane donna di appena trent’anni, qual era all’epoca Irène Némirovsky, a scavare così profondamente nell’animo umano? si chiese Bernard Grasset, il suo primo editore, leggendo questi racconti. Come fa a capire, e a descrivere in modo così empatico e al tempo stesso spietato, non solo le lusinghe e le illusioni della giovinezza, ma anche la nostalgia degli amori perduti, il rimpianto delle vite non vissute, l’acredine delle esistenze sbagliate, le ferite dell’ambizione frustrata, l’angoscia della solitudine, lo sgomento per i segni che lascia sul corpo il passare degli anni, la ferocia che si annida nel cuore degli uomini? Le prove giovanili di Némirovsky continuano a riempirci di stupore non meno di quelle della maturità: le quattro «scenette», per cominciare, di sapore quasi lubitschiano, dove due aspiranti attricette di incantevole amoralità mettono in opera comici e insieme patetici tentativi di trovare un uomo molto ricco che le mantenga; i tre «film parlati» – in realtà vere e proprie narrazioni, condotte con la mano sapiente di uno sceneggiatore navigato, in grado di dare indicazioni su inquadrature, stacchi, dissolvenze, montaggio; gli struggenti Una colazione in settembre e Le rive felici; il truculento affresco finlandese dei Fumi del vino... Fino al sorprendente I giardini di Tauride, che appare qui in volume per la prima volta, e che, costellato di appunti in cui Némirovsky riflette sulla forma stessa del racconto, ci consente di gettare un’occhiata indiscreta nel suo laboratorio.

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