Alla fine della visita a Peyton Place quel che più mi rimase impresso, sotto la pelle, fu quello che non avevo cercato: la sua autrice. Mi aveva sedotto, incantata la sua determinazione, il suo desiderio di esplicare la libertà, ancora una volta, che solo negli anni 90 ebbe però un certo riscontro. Quelle forme femministe che oggi la considerano una pioniera della denuncia sociale, furono salvate da alcune docenti. Da quell’oscuro limbo di odio accademico, riconoscendo così nella Metalious la sua volontà di aver anticipato la rivoluzione sessuale, squarciando il velo dell’omertà del patriarcato. Mediante la figura di donne, vittime attive che non aspettano l’avvento di un salvatore che possa strapparli dalla miseria, da ogni forma di incuria, quanto muovendosi sullo sfondo con forza e rigore.
L’attenzione per i segreti sepolti dietro le porte chiuse, attinte dalle teorie Poeninae, diviene espressione di follia, tabù, traumi nelle famiglie della provincia americana di cui Peyton place solleva ogni velo perbenistico delle piccole comunità del New England, esponendo ogni ipocrisia o temi allora segreti, incestuosi, in una complessa disamina delle disuguaglianze di classe, dell’odio razziale, l’ipocrisia religiosa.
Titolo: Peyton place
Autore: Grace Metalious
Casa editrice: Blackie
Prezzo: 20, 90 €
N° di pagine: 496
Trama: In una piccola città, l’inferno è dietro ogni porta. Molto prima di Melrose Place e Twin Peaks, Grace Metalious ha raccontato il risveglio della sessualità, l’odio di classe e razziale, l’incesto, l’aborto e la corruzione del potere religioso in una cittadina solo in apparenza perfetta. Un bestseller mondiale perseguitato, censurato e denigrato, che i lettori continuano a divorare da oltre mezzo secolo.




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