sabato, aprile 18, 2026

Incauti sussulti del cuore 2°

L’argomento trattato in queste pagine, ovvero l’amore che nutro per queste storie, queste semplici risme di carta e inchiostro, non esulano niente di non già visto o sentito bensì cerca di proporci uno squarcio di ciò che i loro autori, la loro esperienza e la loro passione per la scrittura, convolarono nell’abbandonare qualunque remora o pregiudizio riguardante le possibilità che possano trasmettere o regalarci. Parecchi prima di me, agli albori di questa iniziazione, non furono capaci di coglierne l’essenza, gli effetti devastanti che certe storie hanno sortito specialmente ai più sensibili, contrastando qualcosa che non ha una sua importanza se non per chi legge. Questo per qualcuno è divenuto fondamentale. Importante. Perché la solitudine, le attenzioni che si riservano a certe storie presto o tardi sono pagati a caro prezzo da giorni proiettati fra le mura domestiche, da cui se ne esce forti, inevitabilmente. 

La parola scritta, ancora una volta, vibra di magia, di potere, spinge ad essere unanimi, coraggiosi come pochi e a vivere o assaporare qualcosa che prende vita, la si può toccare, persino sentire respirare, come se travolti da qualcosa di sovrumano che niente e nessuno potrà toglierci o sconfiggere. Non acquietando né addormentando quella bestia famelica che come un vuoto incolmabile potrà sopperire ad ogni cosa.

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Una saga un cui ho decantato le bellezze dall'inizio alla fine, equilibrando la mia anima, fissandosi nella mia mente con forza e impetuosità. Condotta in una specie di gioco in cui si lotta per la supremazia, seducente, spontaneo, avventuroso, del quale mi è stato possibile viaggiare, come una meravigliosa esploratrice che contempla ammaliata il paesaggio circostante.


Titolo: Belladonna e Foxglove

Autore: Adalyn Grace

Casa editrice: Rizzoli

Prezzo: 37 €

N° di pagine: 432

Trama: Signa ha diciannove anni e da che ricordi tutte le persone che le sono state accanto sono morte. Rimasta orfana ancora bambina, è stata allevata da una serie di tutori tutti interessati più alla sua ricchezza che al suo bene, e tutti defunti prima di poter mettere le mani sulla sua eredità. Gli unici parenti che le sono rimasti sono gli Hawthornes, un’eccentrica famiglia che vive nella cupa ma ricchissima villa di Thorn Grove. Signa non ci mette molto a scoprire i segreti che gli Hawthornes celano tra le mura della tenuta: mentre il padre piange la defunta moglie organizzando feste sfrenate, il figlio maggiore lotta per mantenere alta la reputazione di una famiglia ormai in declino. Il tutto nascondendo al mondo la figlia minore, affetta da una misteriosa malattia. Quando lo spirito inquieto della donna scomparsa appare a Signa sostenendo di essere stata avvelenata e che l’assassino è ancora tra loro, la ragazza si rende conto che la famiglia è in grave pericolo. Per scoprire l’identità dell’assassino Signa ha una sola possibilità: allearsi con qualcuno di tanto pericoloso quanto affascinante che è sempre stato al suo fianco, tessendo con lei un legame potente e irresistibile che nessuno avrebbe mai creduto possibile…

giovedì, aprile 16, 2026

Gocce d'inchiostro: Anna Karenina - Lev Tolstoj

Ci sarebbe molto da dire su un romanzo del calibro come questo, che ha disegnato, in un mese, un poster fatto a mano ma dai colori vivi del sangue che mi è stato affisso irrimediabilmente nel cuore, al posto di qualche bel gagliardo autore americano ancora da scoprire; il poster è rimasto lì fissato per un certo periodo, e credo ci resterà ancora per qualche altro tempo. Finché qualche altra opera non subentrerà, qualche altro autore allieterà il mio cuore con messaggi tutti suoi, ho sempre timidamente desiderato rileggere, dopo ben dieci anni, ritornare da Anna e il suo amato Vronskji perché ciò che avevo riscontrato quando ero appena entrata sulla soglia dell’età adulta, nel 2010, e lungo l’orlo di un crepaccio da cui inconsapevolmente avrei visto la luce, con poche e semplici parole, distrusse, disintegrò il mio cuore, e solo per questo ci vollero altri trenta giorni pur di riprendermi; impadronirmi, dunque, della mia vecchia e sgualcita opera, vivere e respirare l’aria malsana di una Pietroburgo che inesorabilmente si avvia lungo la distruzione, sebbene il sentimento di dolcezza e tenerezza che scaldano l'animo, stonano con la natura austera e solenne della storia, con passo deciso, mi impose dinanzi a una distinzione fra classi che nel romanzo è proiettata su una percezione più astratta della vita. Mediante l’irreprensibile lotta, tenace e crudele fra due mondi opposti, che ripristinano e distruggono allo stesso tempo le cose.


Titolo: Anna Karenina

Autore: Lev Tolstoj

Casa editrice: Bur

Prezzo: 12 €

N° di pagine: 1107

Trama: “Qual è il vero peccato di Anna, quello che non si può perdonare e che la fa consegnare alla vendetta divina? E’ la sua prorompente vitalità, che cogliamo in lei fin dal primo momento, da quando è appena scesa dal treno di Pietroburgo, il suo bisogno d’amore, che è anche inevitabilmente repressa sensualità; è questo il suo vero, imperdonabile peccato. Una scoperta allusione alla sotterranea presenza nel suo inconscio della propria colpevolezza è il sogno, minaccioso come un incubo che ritorna spesso nel sonno o nelle veglie angosciose, del vecchio contadino che rovista in un sacco borbottando, con l’erre moscia, certe sconnesse parole in francese. Ed è l’immagine minacciosa di quel brutale contadino, conservatasi indelebilmente nella sua memoria, che le riappare davanti e la terrorizza alla vista di quell’altro vecchio contadino, un qualsiasi frenatore, che passa sul marciapiede sotto il suo finestrino curvandosi a controllare qualcosa; ed è quel vecchio a farle improvvisamente comprendere cosa deve fare: distruggere quella vitalità, e cioè distruggere se stessa per espiare la sua colpa”.

martedì, aprile 14, 2026

Marchi indelebili: romanzi di fantascenza per principianti 2°

Le letture fantastiche, quelle però zeppe di elementi strambi, incomprensibili e, la maggior parte delle volte, per me, inavvicinabili, si rivelano però dei viaggi deliziosi che un lettore avido di storie, amante della buona letteratura, può snocciolare e seguire con cura. Dalla sua fitta agenda, può depennare quel romanzo che, oscilla fra passato e presente, possiede qualcosa che lo rende diverso, forse più straordinario della stessa certezza che al suo interno si nasconda una storia segreta. Senza esagerare, avrei osato dire che queste storie, se non mi avessero spinta a leggerle - oltre a raccontare ciò che nascondono - fossero dotata di vita propria. Sfogliandone le pagine, infatti, sembra di vivere in prima persona le vicende ritratte dagli autori, quasi i protagonisti diventassero invisibili e la loto storia mi avvolgesse dolcemente la pelle fino a lasciarmi nel petto la sensazione confortante di essere protetta da qualcosa.

Per quasi metà della mia vita ho dedicato, dedico e dedicherò, sino a che Dio mi darà respiro, tempo alla lettura, anche se scrivere << dedicare >> non credo sia il termine più adatto. Questa carrellata di testi che mi hanno affiancata, in momenti particolari della mia vita, mi hanno trascinata in oscuri limbi di segreti e misteri, nonostante il loro sia un genere che non tanto apprezzo. Ma così strani, particolari che, sebbene mi abbiano fatto storcere il naso, ma poche, pochissime volte, mi hanno ammaliato, intrigato, concesso l’opportunità di renderli protagonisti dell’ennesimo post, quello in cui il fantastico avrebbe sedimentato dentro l’anima di chi legge, di chi ascolta, trascendendo nello sconfinato mondo dell’immaginazione.

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Titolo: Il giglio d'oro

Autore: Laura Facchi

Casa editrice: DeAgostini

Prezzo: 14, 90 €

N° di pagine: 330

Trama: Occhi viola come uno smalto Chanel, capelli bianchi come il ghiaccio e una strana macchia dorata a forma di giglio sulla spalla. Astrid è diversa da tutte le ragazze che conosce e l'ha sempre saputo. Per lei quel fiore che brucia sulla pelle è solo una delle tante stranezze che la rendono un tipo da cui è meglio stare alla larga. Nasconderlo è l'unico modo per sentirsi normale. Anche Kami, a miliardi di chilometri di distanza, vorrebbe sentirsi normale. E' il figlio del tiranno di Lundrea, che ha messo in ginocchio il pianeta, e cerca un modo per riscattare se stesso e il suo popolo. Kami e Astrid non si conoscono, ma sono più simili di quanto potrebbero mai immaginare. Perché Lundea e la Terra sono pianeti gemelli, uniti da un legame indissolubile di energia. Ogni volta che sulla Terra nasce una persona, ne nasce una anche su Lundea, e quando muore, anche il suo doppio subisce la stessa sorte. Nessuno è immune a questo meccanismo, tranne i Gigli d'Oro. Esseri unici e straordinari che ormai stanno diventando sempre più rari. E mentre Kami cerca il Giglio d'Oro che possa salvare la sua gente, Astrid, sulla Terra, scopre l'amore, proprio quando una verità eccezionale e spaventosa la scaraventa sull'orlo di un baratro in fondo al quale la attende una scelta dolorosa. La più dolorosa di tutta la sua vita.

domenica, aprile 12, 2026

Gocce d'inchiostro: Grandi artiste al lavoro. Stranezze, manie e rituali quotidiani - Mason Currey

Se poggio su un piatto, il piatto della vita, il disco della sua sinfonia e premo il tasto Play, ciò che sprigiona la sua musica, la sua melodia ha una parvenza remota, lontana. Il disco, per sprigionare tale melodia, inizia a girare per circa un minuto alla velocità di 33 giri, ma la coscienza che si muove in questo arco di tempo impresse un piccolo solco. Dall’eco altisonante e oltraggiante della vita, a volte, si possono udire tante cose: l’attacco di una forma di musica, o poesia, nel quale un piccolo essere ha potuto nel tempo crescere, sfolgorare. Era l’intera essenza, l'intimista forma di conoscenza di una lettrice che ha riposto quel preciso materiale con cui è stato impresso questo solco. L’età adulta, diciamo il vero, ci rende più saggi. Conferisce precise idee, una serie di diapositive da cui poter attingere per ricavare beneficio, riscontro. Da certi gesti, dalla loro ripetizione, da quando li concepì, acquisirono un significato particolare. E, al presente, svolto un ruolo senza cui la vita, la mia vita, non può definirsi tale. Senza abitudini il mio corpo sarebbe privo di anima, e la melodia sprigionata da essi dotato di una sua particolare magia. Una magia che non giunge ai cuori di chiunque, quanto può apparire sgradevole, ma cui mi aggrappo con devozione, diligenza e perfezionismo. Dello stesso avviso, fu l’autore di questo testo, che pur quanto abbia tentato di << giustificarsi >> a scovare una ragione dietro cui l’uomo, essere così imperfetto, mediante abitudini persegue delle dottrine, dei paradigmi o stili di vita in cui la stessa può ritenersi sufficiente. Adatte ad ognuno ma in maniera diversa, impossibili da scovare quel tipo di esecuzione che possa avere tanto calore e sensibilità come lo hanno per me le abitudini.


Titolo: Grandi artiste al lavoro. Stranezze, manie e rituali quotidiani

Autore: Mason Currey

Casa editrice: Neri Pozza

Prezzo: 19 €

N° di pagine: 384

Trama: Come sono riuscite, le grandi artiste, a coniugare gli aspetti quotidiani della vita con la creatività? Scrivevano, dipingevano, componevano ogni giorno? E, se sì, quanto? A che ora cominciavano? E, soprattutto, come ci riuscivano, dovendo anche guadagnarsi da vivere e prendersi cura delle persone presenti nella loro vita? A differenza degli uomini, la cui routine quotidiana sembra curiosamente irreale, con gli ostacoli mitigati da mogli devote e da privilegi accumulati nei secoli, le donne alle prese con il processo creativo hanno dovuto fare i conti da sempre con umilianti frustrazioni e compromessi. Molte delle artiste presenti in questo libro sono cresciute in società che ignoravano o respingevano il lavoro creativo delle donne, e molte avevano genitori o coniugi che si opponevano strenuamente ai loro tentativi di far valere l'espressione artistica rispetto ai tradizionali ruoli di moglie, madre e padrona di casa. Parecchie di loro avevano dei figli e dovettero compiere scelte strazianti nel conciliare le proprie ambizioni con le necessità di chi dipendeva da loro. Tutte furono poi costrette ad affrontare atteggiamenti sessisti da parte del pubblico e di chi apriva le porte del successo: editori, curatori, critici, mecenati. Da Octavia Butler, che si alzava fra le tre e le quattro del mattino, «perché è l'orario in cui scrivere mi viene meglio», a Coco Chanel, che passava ore a sistemare e appuntare le stoffe addosso alle sue modelle, fumando come una ciminiera; da Frida Kahlo, che aveva una grande difficoltà a vivere in maniera regolare e a rispettare le tabelle di marcia, a Louisa May Alcott, che scriveva in preda ad attacchi di energia creativa e di ossessività, saltava i pasti e dormiva poco, Grandi artiste al lavoro svela manie, superstizioni, paure, abitudini di cinquantatrè grandi donne che hanno fatto la storia della letteratura, dell'arte, della musica e del cinema.

venerdì, aprile 10, 2026

Nella baia delle parole: romanzi religiosi 2°

I pensieri che hanno vorticato nella mia testa, durante il corso della lettura di questi romanzi, sono stati discordanti. Si scrive per raccontarsi, raccontare. Si scrive perché ci si sente soffocati dalla monotonia, da una vita quasi sempre uguale a se stessa, e non è bene tenersi tutto dentro. È a mio avviso un comportamento inutile, autodistruttivo e crudele verso noi stessi, la nostra anima che conta quasi sempre di confidarsi o aprirsi a qualcuno, specialmente se ciò che tieni saldamente celato è frutto di qualcosa che non hai il potere di cambiare. Ciò che sto cercando di dire, è una sottilissima allusione all’eruzione teologica di cui sono spettatori certe figure di carta e inchiostro - piccole e fragili anime costrette a vagare nel mondo come un anima in pena – che prenderano atto di ciò che gli ha riservato la vita non vedendo più quella cerchia di possibilità, certezze come unico mezzo di salvezza. Scialuppa di salvataggio in mezzo a un mare in tempesta, bensì sotto una nuova luce. Di cambiamenti, la vita, ce ne serva anche fin troppo. Ed interpretarla mediante un tipo di dottrina che, col tempo, può subire miglioramenti o peggioramenti, a seconda dei casi, sono elementi che trasformano. Più calmi e felici, impulsivi e sprezzanti.Queste storie hanno evocato una musica, quel frammento di vita che i loro autori hanno estrapolato dalle stanze remote della loro memoria per comporre una melodia che parla di vita, un concerto sofisticato e un po crudele che si è rivelato piacevole per il rapporto intrinseco che si cela fra uomo e natura, razionalità e misticismo evidenziati come decisioni prese frettolosamente e in buona fede che si rivelano poi sbagliate.

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Nel libro della Caminito, sono descritte le penose condizioni igeniche e morali di una famiglia, rinchiusa e intrappolata in un equilibrio precario, su ogni cosa che è effimero, pronto a crollare in qualunque momento in cui la vita stessa è una preghiera perpetua, allegoria di un regime totalitario da cui sembra non esserci alcuna via di scampo. L’assoluta mancanza di serenità, l’anelazione a forme di tranquillità o serenità di un attendibile pratica opprimente, racconta le vicende di una ragazza, Gaia, e della sua famiglia come metodologia a scovare una realtà migliore di questa, in cui una narrazione densa, ricca di lirismo e simbolismi che a mio avviso è pertinente all’anima dello stesso romanzo, ne evidenziano il corpo, l’anima della sua protagonista attraverso i suoi << difetti >>.


Titolo: L’acqua del lago non è mai dolce

Autore: Giulia Caminito

Casa editrice: Bompiani

Prezzo: 18 €

N° di pagine: 304

Trama: Odore di alghe e sabbia, di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: sulle rive del lago di Bracciano approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, madre coraggiosa con un marito disabile e quattro figli. Antonia è onestissima e feroce, crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua figlia femmina a non aspettarsi nulla dagli altri. E Gaia impara: a non lamentarsi, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo, a leggere libri e non guardare la tv, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe e l’infelicità dove nessuno può vederla. Ma poi, quando l’acqua del lago sembra più dolce e luminosa, dalle mani di questa ragazzina scaturisce una forza imprevedibile. Di fronte a un torto, Gaia reagisce con violenza, consuma la sua vendetta con la determinazione di una divinità muta. La sua voce ci accompagna lungo una giovinezza che sfiora il dramma e il sogno, pone domande graffianti. Le sue amiche, gli amori, il suo sguardo di sfida sono destinati a rimanere nel nostro cuore come il presepe misterioso sul fondo del lago.

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