Essendo una donna d’avanguardia, Anaïs Nin si vide quasi sempre proiettata fuori dal mondo e con ciò anche la religione, il credo che abbracciò. Lo stesso con il quale concepì il sesso - termine che all’epoca suscitava ancora scalpore -, che non era, secondo lei, una vera e propria provocazione, ma piuttosto un modo di esplicare la vita. Il suo modo di riprodursi, per giunta non fondato da nessuno, senza un particolare intuito, quanto mediante un processo spontaneo, corporeo, senza un particolare insegnamento che alcun libro avrebbe potuto darci completamente se non dal semplice atto in sè. Una saggezza che il tempo ha sedimentato non solo nel suo cuore, nella sua coscienza, nella sua anima come una seconda pelle, tanto meno considerarla come una forma proibizionistica che doveva essere violata. Quanto strumento di conoscenza.
Il sesso, l’arte dell’esplorazione del corpo, ogni parte completamente nascosta e ora messa a nudo, dinanzi agli occhi di un mondo nel quale l’uomo finisce a restare con una limitata visione del sè, Uccellini fu concepito come liberazione e rivendicazione della sessualità femminile vista come espressione di libertà interiore, creatività e profonda soggettività. Esplorando il desiderio sessuale dal punto di vista delle donne, sottraendolo allo sguardo puramente maschile o pornografico e unendolo a una forte introspezione psicologica. Abbattendo le catene di una cultura repressiva, mostrando la sensualità senza i vincoli della colpa o della volgarità.
Titolo: Uccellini
Autore: Anaïs Nin
Casa editrice: Bompiani
Prezzo: 13 €
N° di pagine: 160
Trama: "Quanto a me, il mio vero lavoro di scrittura fu messo da parte quando mi misi alla ricerca dell'erotico. Queste sono le mie avventure in quel mondo di prostituzione. Metterle in luce sulle prime fu difficile. La vita sessuale di solito è avvolta in molti strati, per tutti noi — poeti, scrittori, artisti. È una donna velata, mezzo sognata."
.jpeg)



