giovedì, ottobre 15, 2026

Un atlante storico della lettura

Pagine che palpitano, in cui possiamo riconoscere un pezzo di noi stessi, scovare così a fondo i sentimenti degli esseri umani, di cui i romanzi divengono beneficio o surrogato per l'ennesima dichiarazione d’amore alla vita e alla buona letteratura.

La mia, sicuramente, che riversa in queste poche parole niente che possa districarsi perfettamente tra esperienze e generazioni diverse, tra presente e passato, quanto racconti dove il sentimento amoroso viene esplicato ed enfatizzato mediante poesia. E la voce carezzevole dei loro autori, facilmente riconducibili a quei gesti, quei desideri di poter ritrovare, o trovare, come un esame attento su un atlante, barlumi di speranza.

Una storia di redenzione di cui le parole fungono da espediente per poter trovare un posto tutto proprio nel mondo. Dovuto da una speciale predisposizione a scuotere e a scricchiolare l'anima di chiunque, planando lentamente fra le stanze polverose della mia coscienza, dopo una sfilza di letture di vario tipo.


Titolo: Ogni cuore umano

Autore: William Boyd

Casa editrice: Beat Bestseller

Prezzo: 15, 50 €

N° di pagine: 608

Trama: Che cosa spinge un essere umano a scrivere il suo diario intimo? Il bisogno impellente, a un certo punto della propria vita, di essere sinceri con se stessi? Di dirsi tutta la verità senza pudore, e gettare così finalmente luce su quegli aspetti della propria esistenza che non osiamo confessare neanche a noi stessi? Niente di tutto questo vale per il protagonista di queste pagine: Logan Gonzago Mountstuart, scrittore nato in Uruguay nel 1906 da madre uruguayana e padre inglese, e vissuto più o meno ovunque nel corso della sua esistenza. Logan Mountstuart scrive il suo journal intime per quello che lui ritiene lo scopo di ogni vero diario: venire a capo delle infinite personalità che compongono quello strano animale che è l'essere umano.

martedì, ottobre 13, 2026

Cinque gocce in cinque giorni: romanzi vissuti in poco tempo 5°

Le recensioni brevi, veloci, quelle riguardanti i romanzi poco impegnativi, quelli che si bevono nel giro di una manciata di ore, se non di pochissimi giorni, sono quelle che danno del filo da torcere. Certamente non come l’atto di voler scrivere un libro: sedere alla scrivani dinanzi a un computer nuovo ma già ronzante, estrarre dal proprio genio intellettivo qualcosa che abbia più di una semplice parvenza.

Quanto un’idea che coagula in qualcosa di irreversibilmente meraviglioso, artificioso ma inconiabile. Una delle mie attitudini, però, è quella di essere molto disciplinata. Non pignola, per come sto tentando di porre alcune modifiche, quanto ligia, mossa da una certa etica del lavoro, che nemmeno i miei 34 anni hanno scalfito. Una piccola donna era già consapevole, che prendendo atto di qualcosa, avrebbe dovuto fare poi i conti col mondo esterno…Queste letture, però, per qualche strano disegno divino, ho potuto berle. Alcune, costretta a lambiccarmi il cervello. Altre, anelando e assorbite piccole quantità della loro linfa vitale, destinati poi a una totale assimilazione.

Titolo: Paura

Autore: Stefan Zweig

Casa editrice: Adelphi

Prezzo: 12 €

N° di pagine: 120

Trama: Irene Wagner, bella viennese della migliore borghesia e moglie di un noto penalista, sta scendendo rapida le scale di una casa non sua dopo aver fatto visita all'amante, un giovane pianista. Ma lì, su un pianerottolo, il fato la attende sotto le spoglie di una sordida ricattatrice. Quella donna sa tutto di lei. E Irene cede, e paga. Ma da quel momento comincia l'incubo: le richieste di denaro aumentano vertiginosamente, e lo sguardo indagatore del marito, l'avvocato Wagner, ormai la atterrisce - certo sospetta qualcosa, forse ha subodorato l'inganno. E quello che le ha fatto notare un giorno, en passant, raccontandole delle sue esperienze professionali è terribilmente vero: spesso il colpevole soffre più per la paura di essere scoperto, per l'ansia di dover nascondere il delitto, che non per il terrore del castigo; la pena, anzi, è catartica. Che fosse un tacito invito alla confessione? Maestro della suspense, Zweig pedina l'adultera, tormentata dalla ricattatrice non meno che da se stessa e divisa fra angoscia e rimorso; ne mette a nudo la psicologia, ne dipinge gli incubi, ne svela le riflessioni, tra passi falsi, decisioni sempre rinviate e scene isteriche all'amante, a torto ritenuto complice della ricattatrice: sino al coup de théâtre finale…

domenica, ottobre 11, 2026

Rory Gilmore's books 5°

La ragione per cui mi sono fiondata in questa ennesima sfida è semplicemente dovuto dal fatto che volevo comparare le mie letture con quelle di Rory Gilmore. Fra le pagine di questi testi, letti in svariati momenti della mia vita, il desiderio di mettermi in gioco e osservare il mondo con altri occhi, ha accresciuto in me una certa curiosità. Una curiosità che, nel tempo, è divenuta certezza: i libri erano la mia vita, e come tale era necessario porre un certo rispetto.

Di punto in bianco, senza lasciare spazio a discussioni o motivazioni, senza il minimo preavviso su cosa mi ha spinto a stare in loro compagnia, a tratti malinconiche a tratti resi sensibili per le continue digressioni morali. Né del resto, io avevo osato domandarmelo. La letteratura, i libri, per me, equivale a tutto questo, ma anche a tanto altro: illuminando i corridoi bui della mia anima, pellegrinaggio di vita che presto o tardi, così come Rory, abbiamo intrapreso ed intraprenderemo nel tempo.

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Titolo: Il maestro e Margherita

Autore: Michael Bulgakov

Casa editrice: Newton Classici

Prezzo: 8,50

N° di pagine: 386

Trama: "Un miracolo che ognuno deve salutare con commozione". Così Eugenio Montale accoglieva nel 1967 il romanzo postumo che consacrava di colpo Bulgakov, fino ad allora sconosciuto, tra i grandi scrittori russi del Novecento, e forniva un quadro indimenticabile della Russia di Stalin. Nella Mosca degli anni '30 arriva Satana in persona e sotto le spoglie di un esperto di magia nera accende una girandola di eventi tragicomici.

venerdì, ottobre 09, 2026

Gocce d'inchiostro: Le mezze verità - Elizabeth Jane Howard

Di tutte le opere di Elizabeth Jane Howard pubblicate in Italia dalla casa editrice Fazi, della sua celeberrima saga de I Cazalet devo ancora cibarmi. Quando il primo giro di perlustrazione in libreria, dopo il terribile periodo che lentamente ci stiamo lasciando alle spalle, mi vide ammaliata a trascorrere un fine settimana soleggiato e mite con figure di carta e inchiostro che popolano l’ultima fatica dell’autrice – perlomeno questa -, non riuscì a non resistere per accaparrarmene una copia. Nel giro di due giorni, andando a Londra e in qualche malfamato locale giornalistico, ho amato particolarmente scrutare ogni suo romanzo come se si trattasse di un opera architettonica splendida ma fuggente, dove del resto amo immergermi e viverci, con un guazzabuglio di cose da guardare e su cui riflettere. Viste quasi tutte per la << prima >> volta, come sussulti ripetuti e destabilizzanti della << prima volta >>, e stare in compagnia di un autrice straordinaria come la Howard è stata delle più memorabili vissute, nello spazio lussuoso e sontuoso di una villa, nei cuori di personaggi tristi imprigionati in un paesaggio bellissimo e luminoso che, quasi come un componimento lirico, drammatico e manieristico, spiccano per il loro essere perennemente attanagliati da episodi che producono dissidi, equivoci, confidenze intime.
Titolo: Le mezze verità
Autore: Elizabeth Jane Howard
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 338
N° di pagine: 18, 50 €
Trama: May Browne – Lacey ha da poco sposato in secondo nozze il Colonello Herbert; entrambi hanno figli dai precedenti matrimoni e vivono in una casa di singolare bruttezza nelle campagne del Surrey, fortemente voluta dall’uomo e acquistata con l’eredità di May. Aluce, la figlia di Herbert, si sta per sposare, più per fuggire dal padre che per amore. Il Colonello non piace nemmeno ai due figli di May, Oliver ed Elizabeth: lo considerano un borioso tiranno che si comporta in modo strano e opprime la madre. Oliver, un ventenne brillante e ironico, abita a Londra, non ha un lavoro stabile e vorrebbe tanto sposare una donna ricca che lo mantenga. Elizabeth, la sorella minore, che nutre un complesso di inferiorità nei suoi confronti, è una ragazza ingenua e sentimentale. Quando quest’ultima decide di trasferirsi a casa del fratello per cercare lavoro. May, rimasta sola nel Surrey con Herbet, inizia a pentirsi amaramente di averlo sposato. Intanto Elizabeth trova lavoro e anche l’amore, Oliver cerca la sua ereditiera mentre si fa mantenere dalla sorella, e Alice, incinta e infelice, vorrebbe scappare di nuovo.

mercoledì, ottobre 07, 2026

Un piccolo gesto di tenerezza: grandparents' day 2°

Per redigere un post, l’ennesimo, con protagonisti assoluti i nonni vuol dire che questi piccoli esseri, queste povere e fragili creature, assimilano le caratteristiche del mondo di una vasta cerchia di nipoti, a loro dire secondi figli, per entrare in armonia con entrambi. Armonia, amore, dolcezza, tenerezza. La cosa più semplice, un abbraccio travolgente, o una certa cura o attenzione, che indicano molto più di ciò che esplicano le parole. Come punto focale, centro di un piccolo grande universo, i nonni, le mie nonne, quelle che ho conosciuto, oramai incastrate come sarcofagi nelle sabbie del tempo, furono, sono e saranno la forza di ogni nipote, ogni figlio. Per questo io, lettrice << orfana >> dei loro abbraccia, delle loro attenzioni, da più di 20 anni, ogniqualvolta si celebra una festa a loro nome, non perdo tempo a stilare una lista di libri che possa esaltarli, celebrarli…

Non ce ne sarebbe bisogno, non vi è nulla che non abbia già detto o mostrato, in passato, ma questo è un modo più particolare di comunicare, il mio modo, che mediante scrittura tento di arrivare al di là delle stesse parole, valicare quella barriera insormontabile e invisibile, che ogni tanto ci tiene fuori.


Titolo: Quattro amiche e un paio di jeans. La seconda estate

Autore: Ann Brashares

Casa editrice: Bur

Prezzo: 8, 50 €

N° di pagine: 257

Trama: "Prima dei pantaloni viaggianti non sapevamo come rimanere unite quando eravamo lontane.

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