sabato, aprile 04, 2026

Gocce d'inchiostro: L'elefante scomparso e altri racconti - Murakami Haruki

Un linguaggio semplice ma ipnotico, a cavallo fra due generazioni, soave, a tratti lento a tratti monotono come una dolce litania mi ha tuttavia invaso con la sua inspiegabile essenza. Ancora una volta sono andata e tornata, girando su me stessa, puntando dritto verso una meta sconosciuta. Ancora una volta, quando si parla dei miei autori preferiti, o, in questo caso, di Murakami Haruki, mi rendo conto come il nostro sia un legame indissolubile le cui letture, anzi riletture dei suoi romanzi, sono omaggio alla libertà d'espressione e d'azione in cui Murakami ci parla come in un lungo sonno, in cui l'idea stessa di destino è una fantasia. Cede il posto a situazioni assurde, inverosimili, che tuttavia coincidono col senso di smarrimento e alcune riflessioni sul flusso insinuoso del tempo. E, seppur difficile da collocare, prende vita lentamente testimoniando la passione dell'autore per il mistero della scrittura. Protagonisti di una bellezza che trascende ogni cosa e che infonde vita persino alle cose inanimate, che ne contiene tante altre in cui il mondo di fuori lo si percepisce a stento, l'anima dei personaggi intrappolata nei pensieri dell'autore e di chi legge. Storie avvincenti, delicate e profonde che, come un amabile carezza, fanno intuire, capire come il destino non è una catena di eventi ma una corsa, un continuo affannarsi sulla vita.


Titolo: L’elefante scomparso e altri racconti

Autore: Murakami Haruki

Casa editrice: Einaudi

Prezzo: 13, 50 €

N° di pagine: 311

Trama:In un giorno d'estate soffocante, un avvocato si mette alla ricerca del suo gatto e in un giardino abbandonato dietro casa incontra una strana ragazza. Una giovane coppia decide di fare uno spuntino notturno e assalta un McDonald's per avere trenta Big Mac, realizzando così un segreto desiderio adolescenziale del marito. Nel racconto che da il titolo al libro, un uomo è ossessionato dalla incredibile, misteriosa scomparsa di un elefante dallo zoo del paese. E poi ancora una curiosa digressione sui canguri, un uomo che incendia granai per il gusto di vederli bruciare e le introspezioni di una giovane madre afflitta da insonnia.

giovedì, aprile 02, 2026

Romanzi su misura: Marzo

Stupefacente. Questo mese è stato zeppo di possessioni e ossessioni. Le letture effettuate o vissute nel giro di una manciata di giorni, precisamente trenta (30), sono state assimilate in diversi momenti della mia vita, ammaliata da tutto quello che la vita mi stava donando, i miei occhi color oliva scrutavano, oscurata da tante altre forme, altri spiriti.

E il predominio della bellezza e della assimilamento di figure, di storie che affogano le loro insoddisfazioni morali, i loro sensi di colpa, sull'affetto che è in grado di donare l'essere umano. Sulle capacità intellettive che possiede, nell’interpretare, carpire i segreti dell’anima di chiunque. Imprigionati nella finestra virtuale del mio tablet, e volgendo le spalle a un mondo che oscilla continuamente fra prigionia e libertà, prendendo la via della fuga verso la zona grigia in cui spesso mi confino attraverso la scrittura, soddisfatta di quello che ho visto e provato, anche se non al 100%, ma quasi alla fine di un viaggio, la consapevolezza che queste ennesime avventure in realtà non avranno mai fine perché continuano oltre la carta. 


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Romanzi su misura in carta e inchiostro:

Quadro prettamente realistico della letteratura vittoriana in cui l’amore è visto in tutta la sua meravigliosa essenza, sebbene in maniera alquanto ridotta, in cui il significato della vita coincide con questa. Un angoscia interiore che si prova pian piano nell’anima della povera Agnes, che attanaglia le nostre viscere, montata nel vuoto, in un palcoscenico illuminato fievolmente.

In pagine che sono state scritte col sangue, un viaggio appassionante, breve e sofferente che ha colpito dritto al cuore, mi ha parlato di anime inquiete e insoddisfatte che entrano nella lotteria della vita quasi inconsapevolmente.

Valutazione d’inchiostro: 4

martedì, marzo 31, 2026

Gocce d'inchiostro: Giacinta - Luigi Capuana

Decisi di avventurarmi fra le pagine di questo classico della letteratura italiana con la certezza che il romanzo di Capuana si distaccasse dai miei gusti di lettrice: non fu propriamente così! Una ragazzina, che si crede donna, piange disperata per ciò che le ha riservato il Fato crudele. Approfittando delll'ennesima sfida indetta su Facebook, avevo deciso di recarmi in questo posto con diffidenza. Avevo ciò che più mi serviva, il mio immancabile blocnotes, i miei appunti. Capuana qui ci parla di adulterio, violenza, impossibilità di pensare e agire, ma soprattutto ci narra una storia in cui è evidente le conseguenze che un individuo incorre con le sue azioni, che se necessario, si è costretti ad arrangiarsi. Poi sarei arrivata io, che non mi sono propriamente sentita unanime e ospitale al mondo ritratto da Capuana, responsabile e consapevole di ciò che avrei visto, ma affascinata da questo caso clinico, una massa contorta di nervi e cuore, da cui è stato possibile riconoscere quel conflitto, quell'imprescindibile lotta fra necessità di amare e il rifiuto di scovare il piacere.

Titolo: Giacinta
Autore: Luigi Capuana
Casa editrice: Oscar Mondadori
Prezzo: 9 €
N° di pagine: 274
Trama: Non era piú una bambina; aveva già sedici anni. Le confidenze di qualche amica le avevano aperto un po' gli occhi. La sua fanciullezza abbandonata le si aggravava sul cuore terribilmente, coi piú vivi particolari, rimescolandola tutta. E quando le passava dinanzi agli occhi l'immagine di Beppe, con quel testone nero e quelle pupille nere che l'avevano tenuta cosí sottomessa, sentiva vibrare per tutto il corpo una sensazione strana, d'inesplicabile tenerezza verso quell'unico amico della sua infanzia che l'aveva tanto divertita e le aveva voluto un po' di bene! E i baci di quelle labbra carnose le rifiorivano, caldi, per un istante, sulle gote insieme colle carezze delle ruvide mani di lui.

domenica, marzo 29, 2026

Incauti sussulti del cuore

Da molti anni ho letto un mucchio di romanzi, storie in cui ho potuto moltiplicarmi a questa massa di individui che disgraziatamente non detengono alcun potere se non quello di poter stare a guardare pur di comprendere appieno la violenza impartitaci da entità supreme e invalicabili, a cui  giunsi alla stessa violenza di un fulmine a ciel sereno, proiettandomi in un periodo storico invivibile e mai più ripetibile che è ancora una raffinata tortura di ogni essere umano facente parte di svariate culture. Questa parte più << cruda >> di letteratura, quasi sempre, cela o fagocita al suo interno, alcune ideologie di supremazia. Una, in primis, quella che ha a che fare con gli incauti sussulti di un cuore giovane, ma non più ingenuo e credulone, nel cui lento e lungo pellegrinaggio di trentatre anni di vita, ha potuto accogliere svariate storie. Racconti di vita o morte che mi hanno stretta in una morsa, intrappolata in un invisibile gabbia, in cui questo muscolo involontaria, come capriole si dimenò nella mia gabbia toracica. Come la vita in generale, quante volte sono stata protagonista di strani eventi, in cui mi è sembrato di rinascere o vivere, letteralmente? Il cuore, in questi casi, emette quasi sempre un battito, ma, quasi sempre anche delle << giustificazioni >> a questa violenza gratuita. Eppure di tutto ciò non potrò non ricordare niente, quanto custodire gelosamente. Perchè di ogni storia potrò, ho potuto, avrò potuto ricavare qualcosa, qualunque momento, qualunque emozione saldamente nascosta, attimi che mi si sono presentati addosso e che mi hanno travolta come un uragano. Ma è ciò che hanno lasciato, questa striscia di sangue indelebile d’inchiostro sull’etere che mi ha posta dinanzi al rischio, mi ha tenuta in equilibrio precario, pronta ad un nuovo slancio?!?

Percorrendo i corridoi più bui del mio animo, centellinata o spezzettata in quattro parti, qualche consiglio di lettura su quelle storie, quei luoghi in cui vi ho fatto perdere le tracce e, in particolare, un battito. Storie poste ai venti della vita come fossero alla portata di ognuno, una bestia che è stata pescata repentinamente e cotta secondo una certa urgenza.

Diretta in nessun posto in particolare, né filo conduttore di un progetto architettonico le cui basi sono solide, ma che si alimenta di emozioni. Sentimenti scaturiti dalla semplice lettura di romanzi, indagini relative a gatti scomparsi, gruppi di casalinghe chiacchierone ma non disperate, di cui io ho osservato imbambolata ma dibattendosi fra il possibile e il discutibile.


Titolo: L’estate in cui fiorirono le fragole

Autore: Anna Bonacina

Casa editrice: Sperling e Kupfer

Prezzo: 17, 90 €

N° di pagine: 288

Trama: Sembra un'estate come tante nel piccolo borgo di Tigliobianco: le vecchiette si impicciano degli affari di tutti, i bambini scorrazzano selvaggi, le signore del Club del Libro infastidiscono la bibliotecaria... Ma ecco che Villa Edera, la dimora vittoriana in fondo al paese, viene affittata per qualche settimana da Priscilla Greenwood, scrittrice di romanzi rosa di grandissimo successo in crisi d'ispirazione, a caccia di tranquillità e anonimato, per trovare il modo di liberarsi di Calliope del Topazio, la sua smielata e ardente protagonista.

Le cose a Tigliobianco, però, non vanno come Priscilla si aspetta: comari in guerra, gatti scomparsi, ragazzine che sognano di diventare detective, lettere trafugate, un mitico quaderno di ricette, smarrito da anni, che contiene il segreto della torta più buona del mondo, la Suprema, per non parlare della Gara Fragolina, che si svolge ogni anno l'ultima domenica di luglio e in cui tutto il paese si sfida a colpi di torte di fragole. E poi Cesare Burello, il chirurgo plastico in vacanza nel paese natio...

È così che Priscilla si trova immersa nel mezzo di un vero e proprio cliché da romanzo rosa. Cosa fare? Fuggire a gambe levate o dare una chance a Cesare che sembra la copia carbone di Roger MacMillan, l'affascinante protagonista dell'Harmony che lei ha scritto?

Fra picnic notturni, complotti e una caccia al tesoro squisitamente letteraria, Priscilla si troverà finalmente a fare i conti con la domanda che la tormenta da sempre: davvero la vita reale non può essere come un romanzo? E, intanto, che fine avrà fatto la leggendaria ricetta della Suprema, la torta più buona del mondo, scomparsa nel nulla trent'anni prima e il cui destino sembra legato a quello di Cesare?

venerdì, marzo 27, 2026

Gocce d'inchiostro: Rituali quotidiani. Da Tolstoj a Mirò, da Beethoven a Darwin, da Fellini a Marina Abramovic, da Proust a Murakami… - Mason Currey

Certi romanzi arrivano quando meno li si aspetta. Involontariamente, quasi come moti necessari perché pur quanto il tema semplice, quasi frivolo, ha alimentato, in un periodo estremamente confuso, un disordine martellante che ha annientato il mio spirito, mi ha sottratto dalla frenesia del giorno, spazzando via pensieri torbidi e turbolenti. La mia presenza lì aveva avuto l'effetto desiderato. Una settimana disastrosa mutata in una splendida panacea, una storia che girava attorno ad un unico tema, che negli anni è divenuto il sale della mia vita: le abitudini. Piccola creatura che ha sempre professato quest’arte nascosta, ma inconsapevole - perlomeno, allora - della sua efficacia, dei suoi effetti. Un sole caldo e splendente che è sorto e tramontato all'orizzonte. La nascita e la fine di una corsa.

Niente che potessi paragonarlo a quelle certezze letterarie a cui mi aggrappo, solitamente, ma qualcosa che è strisciato sullo stomaco attraverso lotte personali - quello di scovare una propria identità - attraverso continenti culturali su chiodi segregati e arrugginiti, flagellato per i suoi peccati, quello cioè di aver anche lui scovato una sua musa ispiratrice, ma testardo e ambizioso a scovare quella sua personale panacea. Se ciò avrebbe comportato a dover sproloquiare di artisti o figure della letteratura, della musica donandoci solo uno squarcio, non aveva alcuna importanza. Ciò che era importante era riconoscere una sua identità. In mezzo a gruppi di anime che si sono tenute per mano, e che, nell’insieme, hanno << cospirato >> affinchè questo piccolo autore, insinuato impunemente in un angolo del loro cuore, non fosse quel visitatore indisponente e curioso, quanto un lettore di passaggio che, incuriosito e ammaliato del loro fascino, confidava nel momento propizio, in quel momento, da cui avrebbe potuto definirsi, riconoscersi.

Titolo: Rituali quotidiani. Da Tolstoj a Mirò, da Beethoven a Darwin, da Fellini a Marina Abramovic, da Proust a Murakami…

Autore: Mason Currey

Casa editrice: Vallardi

Prezzo: 12, 90 €

N° di pagine: 272

Trama: Truman Capote riusciva a scrivere solo da sdraiato e doveva rigorosamente avere accanto caffè e sigarette, ma non sopportava di vedere nel posacenere più di tre mozziconi; Lev Tolstoj di mattina non rivolgeva mai la parola ai famigliari e, dopo la toeletta e la colazione a base di due uova sode, si ritirava nel suo studio con una tazza di tè, per uscirne soltanto alle cinque del pomeriggio; l'insonne Federico Fellini ogni mattina si alzava alle sei e cercava inutilmente di prepararsi una buona tazza di caffè, aspettando le sette per poter telefonare a qualcuno sperando di non essere insultato... Mason Currey ha condotto un'accurata indagine su ritmi, orari e abitudini di lavoro di molti personaggi, scoprendo che ognuno di essi — grande artista o pensatore, scienziato o letterato — per realizzare le proprie opere ha dovuto elaborare una personalissima e calibrata routine quotidiana.

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