lunedì, marzo 23, 2026

Gocce d'inchiostro: Il carnevale di Nizza - Irène Nèmirovsky

E' davvero impossibile rimanere indifferenti dinanzi a certe parole. Parole semplice, ma intense e prosaiche che come una sferzante luce irradiò i sentimenti di anime tristi in cui sono riversati messaggi tristi, invisibili al tatto ma non allo splendore ardente dell'animo. Fin troppo intensa persino per il nostro sguardo debole... E' stato impossibile ignorare l'intensità dei tumultuosi sentimenti di una donna come la Nemirowskiy, di cui nel tempo, negli anni ho letto tutto, ma proprio tutto di lei e che, quasi come un'ossessione morbosa, in ogni passo, in ogni momento della sua vita non hanno smesso di esistere. Come? Facendo ritorno nella sua Parigi, quella sfavillante, scintillante, zeppa di astri irriverenti, misteriosi, delicati che tuttavia si sono aggirate nella fortezza del suo cuore, sguarniti come unico segno di vita,, in languidi esercizi di scrittura nella penombra del pomeriggio.

Ricordo il tanfo putrescente della paura, l'odore del sangue fresco appena rovesciato che rievoca immagini frammentarie di amori contrastanti, il silenzio che attornia ogni cosa come un brutto presagio, o, ancora, la fragranza di un amore vissuto che, come un vento lontano, mi ricorda come in tutto questo ho potuto vivere molto più di quel che credevo. Amori folli, tormentati, passionali e romantici, spesso turbati da violenze fisiche e morali, e il corso del tempo che scorre ininterrotto.

Questa ennesima, ma, a quanto pare, ultima raccolta dell’autrice, risorge dalle sabbie del tempo mediante alcune annotazioni che saranno presenti in una storia di questa raccolta, incompleto e frammentario, che tuttavia non nasconde ne tantomeno esorcizza gli effetti di un moto impulso e irruente che niente e nessuno potrà mai arrestare.


Titolo: Il carnevale di Nizza

Autore: Irène Nèmirovsky

Casa editrice: Adelphi

Prezzo: 19 €

N° di pagine: 288

Trama: Come fa una giovane donna di appena trent’anni, qual era all’epoca Irène Némi­rovsky, a scavare così profondamente nel­l’animo umano? si chiese Bernard Grasset, il suo primo editore, leggendo questi racconti. Come fa a capire, e a descrivere in modo così empatico e al tempo stesso spietato, non solo le lusinghe e le illusioni della giovinezza, ma anche la nostalgia de­gli amori perduti, il rimpianto delle vite non vissute, l’acredine delle esistenze sba­gliate, le ferite dell’ambizione frustrata, l’angoscia della solitudine, lo sgomento per i segni che lascia sul corpo il passare degli anni, la ferocia che si annida nel cuore de­gli uomini? Le prove giovanili di Némi­rovsky continuano a riempirci di stupo­re non meno di quelle della maturità: le quattro «scenette», per cominciare, di sa­pore quasi lubitschiano, dove due aspiran­ti attricette di incantevole amoralità met­tono in opera comici e insieme patetici tentativi di trovare un uomo molto ricco che le mantenga; i tre «film parlati» – in realtà vere e proprie narrazioni, condotte con la mano sapiente di uno sceneggiato­re navigato, in grado di dare indicazioni su inquadrature, stacchi, dissolvenze, mon­taggio; gli struggenti Una colazione in settembre e Le rive felici; il truculento affresco finlandese dei Fumi del vino... Fino al sor­prendente I giardini di Tauride, che appa­re qui in volume per la prima volta, e che, costellato di appunti in cui Némirovsky ri­flette sulla forma stessa del racconto, ci consente di gettare un’occhiata indiscreta nel suo laboratorio.

sabato, marzo 21, 2026

Nel giardino della letteratura: la primavera nei libri 6°

Per quanto l'anima di queste storie siano così pulite, moderate, ma affascinanti e trascinanti - che intrecciano passioni, amori non corrisposti nell'incessante lotta fra il Bene e il Male - anche se devo confessare che in principio ho nutrito qualche serio dubbio, ho pensato che non sarei riuscita ad amarli così intensamente, a imbrattare diversi fogli tentando di mettere a posto qualcosa dentro di me. Tentando di spiegare alla mia anima, che pur quanto la semplicità del tema trattato, il loro spirito si è congiunto al mio, donando mutamento, rinascita. Soggetti a continue modifiche, nel quale ogni semplice parola è emblema di naturalezza, forme trascendentali che vibrano ancora nel vuoto. La primavera come espediente per rinascere, crescere o ricominciare, che non è indirizzata esclusivamente alla stagione, al momento vissuto, quanto alla predisposizione morale in cui essa è circoscritta.

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Titolo: La signora delle camelie

Autore: Alexandre Dumas (figlio)

Prezzo: 10 €

Casa editrice: Bur Rizzoli

N° di pagine: 212

Trama: L'amore infelice e "scandaloso" tra la démi - mondaine Margherita Gautier e Armando Duval; un romanzo che se a suo tempo suscitò lo sdegno dei benpensanti per il tema trattato (e per il modo in cui era denunciata l'ipocrisia del ceto borghese), commosse migliaia e migliaia di lettori in tutto il mondo.

giovedì, marzo 19, 2026

Gocce d'inchiostro: Quando ero piccola leggevo libri - Marilynne Robinson

Ci sono libri che, a volte, per un che di indefinito, vanno assaporati lentamente rubandoci ore preziose del nostro tempo. Altri, invece, -  e non pochi, a dire il vero - che vanno masticati per digerirli completamente. E alcuni che vanno divorati in un solo boccone, poiché il nostro bisogno di immergersi tra le loro pagine diviene quasi impossibile da scacciare. Infilare il naso tra le pagine di un romanzo sconosciuto di un'autrice che conobbi, per caso, qualche anno fa, che ci catapulta in una realtà che presto sarebbe diventata nostra - personale, veritiera, diffamante e oltraggiosa - nonostante esso possa essere un po' scomodo, conferisce allo spettatore un immediato senso di familiarità che ne mitiga almeno in parte gli aspetti negativi. A tal proposito il mondo creato dalla Robinson non appare di certo più accogliente o diverso dalla prima volta, ma più familiare ora che ne conosco i meccanismi. Ora che, in anni e anni di letture di svariato tipo, il mio bagaglio culturale ha potuto arricchirsi, essere colmo di tanto… ma proprio tanto! In un percorso, spesso accidentato e non semplice, che ho però compiuto piacevolmente, dandomi la possibilità  di leggerla dentro. Individuando i suoi più intimi pensieri, ma non scrutandola impunemente come dal buco della serratura col timore che possa riconoscermi, quanto da riflessioni profonde, argute, istruite che bruciano ancora nella mia testa come stelle roventi.


Titolo: Quando ero piccola leggevo libri

Autore: Marilynne Robinson

Casa editrice: Minimum Fax

Prezzo: 18 €

N° di pagine: 249

Trama: Non tutti sanno che tra "Le cure domestiche", il romanzo di esordio con il quale Marilynne Robinson divenne una celebrità negli Stati Uniti, e "Gilead", la sua seconda opera narrativa, premiata con il Pulitzer e primo capitolo di una magnifica trilogia completata da "Casa" e "Lila", sono trascorsi ben ventotto anni: dal 1980 al 2008. E non tutti sanno che in questo trentennio o poco meno la Robinson, ben lungi dal rimanere inattiva, si è cimentata ripetutamente con il genere saggistico, regalando ai suoi lettori una serie ininterrotta di perle. Spaziando dalla meditazione teologica a riflessioni illuminanti sulla letteratura, dal ricordo autobiografico alla disamina di un'intera nazione e delle sue trasformazioni, i saggi di "Quando ero piccola leggevo libri" affrontano da un'angolazione nuova e complementare i grandi temi che sono al centro della sua narrativa – il clima politico e sociale degli Stati Uniti, la centralità della fede religiosa e la generosità di sguardo che ne deriva, la natura dell'individualismo americano e il mito del West – e compongono il ritratto intimo e ricco di sfaccettature di un'autrice che è considerata un vero e proprio classico contemporaneo.

martedì, marzo 17, 2026

Amori di carta: Charles Dickens

I primi otto giorni del mese giungono quasi sempre all'improvviso. Pare giungano inavvertitamente, insieme a un marasma turbolento di eventi gonfiati dalla calura estiva, e la sera si stendeno sulla città oscurata come una notte mentale registrabile in tutta la nazione, un silenzioso e malevole rabbuimento, inseparabile dalla freschezza della piena stagione estiva. Anche questa volta avrei dovuto inventarmi qualcosa su una nuova voce del XIX secolo. Gli spiriti che abitano la mia coscienza si radunano a confabulare nei corridoi con aria solenne, custondendo storie, segreti inconfessabili. I mesi scorsi parlare di qualcuno era stato alquanto semplice, quasi come l'aria che respiro. Durante il sopraggiungersi della stagione primaverile mi sono sorpresa distratta, impreparata, e una mattina in particolare, con gravi difficolta su chi questa volta impiegare del tempo.

Stavo per sprofondare nella malinconia, nella tristezza. Le mie idee sembravano si fossero esaurite poco alla volta, impercettibilmente, giorno dopo giorno. Un caso, al principio, un evento che di primo acchito mi aveva inorgoglioto, mentre adesso attecchito. Bisognava pur fare qualcosa! La rubrica di quest'oggi propone solo otto di quegli autori la cui produzione letteraria è stata dura, profonda, numerosa, una sorta di squilibrio dell'anima, una temerarietà quasi inavvicinabile, la tranquillità dei sensi che non mostra più alcunché.

domenica, marzo 15, 2026

Gocce d'inchiostro: Cuore - Edmondo De Amicis

Certe letture sono necessarie, non perché pongono temi, scelte, situazioni, elementi letterari che dovrebbero far riflettere - l’amore per la patria, per la famiglia, l’istruzione, la cultura, le guerre, i disordini politici e sociali -, semplicemente perché certe letture consolidano la nostra identità. Le letture che mi hanno accompagnato in questo periodo non mi hanno conferito delusioni o perplessità, poiché consapevoli come nella maggior parte dei casi che riesco a comprendere i motivi per cui attingo a certe scelte. Autori che silenziosamente reclamano la loro attenzione da tanto tempo, la stabilità e l’interesse riservate a pagine che sono reduci di salti temporali che inebetiscono, sbalordiscono, ammaliano, che ti saltano alla gola e anelano ad avere ancor di più. I romanzi letti, questo romanzo che ho letto, come piccole e invisibili creature si sono annidate nel mio cerchio personale con la consapevolezza che tantissimi anni fa si fece leggere, addossandosi malauguramente la nozione di lacuna letteraria da colmare meglio in un tempo futuro. E per svariate ragioni, ho colmato la lacuna letteraria del romanzo di Edmondo De Amicis consapevole che questo fosse il momento giusto. Vocazione che mi ha letteralmente invaso, un pomeriggio di fine gennaio, dissoluto e apparentemente indifeso ma ossessionato dal voler riporre l’amore per la patria, la famiglia, l’istruzione come capacità di resistere. Senza farsi intimidire, dal secolo rigoglioso, bellico che l’Italia visse in quel lasso di tempo, mentre minima è stata la sua presa nella vita, nella mia, che tuttavia non si è mostrata insoddisfatta, nemmeno per un istante, di questa lettura.
 Titolo: Cuore
Autore: Edmondo De Amicis
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 12,50 €
N° di pagine: 424
Trama: “Lo schietto amor patrio vibra in quasi ogni pagina e l’amore per gli umili, per gli infelici, per coloro che sono stati diseredati dalla società o dalla natura. Nell’Italia che dopo la passione del Risorgimento viveva una vita grigia e borghese, Cuore portò una fiamma di sentimento, un’ala di poesia, un grido di speranza verso mete più alte e luminose”.
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