martedì 22 giugno 2021

Danzando su carta: Antonio Scotto Di Carlo

La rubrica Danzando su carta non vedeva gli albori da oltre due anni. L’ultima intervista risale a quella che io e un’altra autrice emergente, Ilaria Vecchietti, ebbimo sul finire della lettura del suo ennesimo figlio di carta. Il problema è che, da quant’è che il blog è in vita, le interviste agli autori emergenti hanno scarseggiato sempre più. Con gli anni, le mie letture non hanno più valicato la soglia del possibile, stabilendo un certo limite su ciò che era giusto e ciò che era sbagliato, come un primo passo per scrutare a fondo la mia anima: comprendere chi è la lettrice che riposa in me. Mi sono categoricamente rifiutata di deporre le armi e voltare le spalle a quella povera cerchia di autori sconosciuti che avrebbero bussato alla mia porta, nonostante di occasioni non ce ne siano state da lungo tempo, ma la vita continua a tendermi imboscate e sorprese repentine cui non so quale atteggiamento porre. Con Antonio Scotto Di Carlo, tuttavia, avevo già famigliarizzato in passato, e con l’occasione di leggere il suo romanzo la tentazione di intervistarlo fu davvero forte e impossibile da soddisfare. E fu così, che dopo tantissimo tempo, quella strana, indefinibile accozzaglia di storie di tutti i colori, che in comune hanno il sogno di scrivere, come rimborso personale della propria anima, quello riguardante il tempo sfruttato nello scrivere, ho voluto restare in sua compagnia per qualche altro giorno. Il destino ha voluto così, e il mio compito era quello di portare a buon fine l’intervento dell’autore, affinché fosse soddisfatto. Ed in un certo senso lo sono anche io, che accolgo con soddisfazione e gratitudine quella cerchia di autori che spendono qualche minuto del loro tempo a soggiornare in questo salotto virtuale.

🌺🌺🌺🌺🌺

1) Ciao, Antonio! Bentornato su Sogni d'inchiostro! E' davvero un piacere riaverti qui …Prima di dare il via all'intervista, dicci, chi è Antonio nella vita di tutti i giorni?

Ciao, Gresi. Piacere mio di averti ritrovata J Dunque, chi è Antonio nella vita di tutti i giorni… È un tizio mite che non si prende troppo sul serio.


🌺🌺🌺🌺🌺

2)Da dove nascono i tuoi romanzi, e cosa ti ha spinto a scrivere Cannibali moderni?

È stato il rispetto per il lettore a generare il bisogno di inventare la tecnica narrativa con cui l’ho scritto. Nei romanzi, soprattutto nei thriller, l’autore spesso bara per evitare che il lettore comprenda il mistero prima della fine. “Barare” vuol dire: far parlare/agire un personaggio in maniera incongruente, tralasciare dettagli-chiave, ignorare l’ovvio qualora l’ovvio incanalasse la storia su binari indesiderati e, nei casi peggiori, mentire al lettore. Siccome il mio protagonista lo sa se è innocente o colpevole, sarei dovuto ricorrere anch’io a uno di quei mezzucci per lasciare il lettore nel dubbio. Allora ho preferito farmi da parte come narratore, così avrei evitato di scrivere dei pensieri del protagonista. L’ho lasciato semplicemente parlare, in modo che il lettore possa decidere da solo se “l’ha fatto” o “non l’ha fatto”. In questo modo nessuno potrà accusarmi di aver barato. Al massimo, si potrà accusare qualche personaggio di aver mentito. Ma a loro questo è concesso.

domenica 20 giugno 2021

Gocce d'inchiostro: Il casolare Amaranto - Annalaura Litterio

Accogliere autori stranieri in questo piccolo salotto letterario mi induce quasi sempre ad accettare proposte letterarie piuttosto interessanti. Mi vengono proposte delle storie, degli incontri che in compagnia di svariati personaggi mi concedono l’opportunità di vivere esperienze illuminanti. A distanza di qualche tempo, questo mese di giugno mi vide impegnata ad accettare più di una proposta di opere di autori emergenti. A ogni passo che compio nel mondo della letteratura straniera e dei classici, la vita mi offre qualcosa di speciale la cui provenienza è per me sconosciuta ma capace di guarire o deliziare nel loro caldo abbraccio. Annalaura, una ragazza che ho << conosciuto >>  su IG, che a mia discolpa come autrice era del tutto sconosciuta, ebbe fra un discreto numero di lettori la mia attenzione che nel giro di una manciata di giorni si ridusse nel piacere di convolare fra le pagine di una storia semplice ma profonda e romantica, centellinata e raccontata come una barba di fili sottilissimi, ottimi, i quali fanno parte di una pannocchia di granturco matura e godibile. Questo per dire, che nonostante la mia naturale diffidenza che generalmente nasce da questo tipo di situazioni, il romanzo di Annalaura mi ha colpita moltissimo. Ha costruito attorno alla mia anima un alveare da cui mi sono rifugiata dagli assalti esterni della monotonia, della routine, crescendo, respirando vicino al mio cuore.
Titolo: Il casolare Amaranto
Autore: Annalaura Litterio
Casa editrice: Youcanprint
Prezzo: 13 €
N° di pagine: 180
Trama: Luckas, giornalista affermato, è un uomo appagato e sicuro di sé almeno sino a quanto non incrocia sulla sua strada Clara, una giovane ed esordiente pittrice, una donna enigmatica e dal forte carisma. Tra i due si innescherà uno strano gioco fatto di ripicche, dispetti e sciocche rivendicazioni che sfocerà in un amore travolgente e appassionato ma Clara è sposata con un russo emigrato in Italia dedito alla contraffazione d’opere d’arte e ritenuto una sora di “Padrino” nel traffico degli affari illeciti. Sarà proprio il timore verso quest’uomo che li porterà a consumare il loro amore di nascosto ma sarà proprio la forza di quest’amore che li convincerà, successivamente, a uscire allo scoperto. Da quel momento in poi, per i due amanti, nulla sarà più come prima, le loro vite cambieranno per sempre e con esse anche il loro destino.

venerdì 18 giugno 2021

Reliquie inesplorate: romanzi famosi che non ho ancora letto

Mi chiedo i motivi per cui mi trovo nuovamente a qui a parlare di libri… beh, che domande?!? Qui si parla solo di libri. Si vive per i libri e di libri. Durante il corso della mia esistenza però, come credo accada a gran parte dei lettori, mi è capitato di essere affetta da una strana fame: quello dell’acquisto compulsivo capace di farmi perdere la ragione. Rendono le mie giornate più soleggiate e luminose. Prometto sempre a me stessa che dovrei smettere… ma è più forte di me. È un circolo vizioso da cui so non ne uscirò mai più. Finchè avrò vita. La storia si ripete quasi sempre.


Chiedo a voi lettori se questa fame di cui parlo è una << malattia >> di cui io non riesco a guarire. Lo so per certo. Sto così bene in mezzo ai libri, al profumo di carta appena stampata. Perché dovrei far cessare tutto ciò?!? Ma come ogni cosa nella vita, ad un’azione corrisponde una reazione e di reazioni, nel corso del tempo, ne ho subite: ho accumulato un discreto numero di romanzi ancora da leggere. Quelli citati rappresentano nemmeno la metà della gigantesca pila che compongono gli scaffali delle mie librerie. La ragione è quella che, nel momento in cui quell’autore o quell’autrice mi chiama, la vita in se smorza questo mio interesse. Ma tutto ciò funge da espediente per stimolarmi a proseguire imperterrita nel mio intento: smaltire e leggere più romanzi possibili. Di romanzi non se ne ha mai abbastanza. Succede sempre che finisco per fare promesse a vuoto, ma mi piace credere e combattere – anche se invano – per crederci. Un buon modo per attutire i possibili acquisti impulsivi, ma forse anche una risposta a quel naturale desiderio di giustizia e armonia che risiede in me.


🌺🌺🌺🌺🌺


Titolo: La valle dell’Eden
Autore: John Steinbeck
Casa editrice: Bompiani
Prezzo: 15 €
N° di pagine: 762
Trama: Nel paese di Nord, a est del giardino dell’Eden, dove la progenie di Caino andò a vivere secondo la leggenda biblica e che nel romanzo di John Steinbeck corrisponde simbolicamente alla valle percorsa dal fiume Salinas nella California settentrionale, si intrecciano le storie di due famiglie, gli Hamilton e i Trask. Protagonisti della saga, che va dalla Guerra civile alla Prima guerra mondiale, da una parte il vecchio Samuel Hamilton, immigrato dall’Irlanda; e, dall’altra, Cyrus Trask insieme ai figli Adam e Charles, e ai nipoti Aron e Caleb, gemelli nati dalla misteriosa Cathy Ames, reincarnazione di Eva e di Satana allo stesso tempo, emblema del male nel mondo, con il quale tutti nel corso della lunga vicenda devono misurarsi.

 

mercoledì 16 giugno 2021

Gocce d'inchiostro: Cannibali moderni - Antonio Scotto Di Carlo

Certi eventi, situazioni o incontri del passato si ripercuotono nel presente come un fulmine a ciel sereno, come un lampo di gioia che ti induce a seguire dei fili che ti conducono poi da qualche parte.
Una varrebbe l’incontro con un amico di penna che qualche anno fa accolsi in questo salotto virtuale. Uno scrittore esordiente ma talentuoso e grintoso, che ha sfornato romanzi come mostrando una collezione alquanto ricca di dischi o fotografie, autore di cui tanto tempo fa mi indusse a divorare un’opera che omaggiava la musica classica e soprattutto Beethoven. Giunto nel mio personalissimo cerchio, in un momento imprecisato della mia vita, ignara di ciò che il mondo classico mi avrebbe riservato, nel giro di una manciata di giorni divenuto quell’amico più caro cui mi rifugiavo senza alcuna esitazione. Aveva ottenuto il monopolio della mia attenzione,  proprietario delle stanze polverose del mio animo che ancora oggi, seppur meno accogliente a quel genere di letture che io reputo inospitali, resta quel luogo più adatto per conservare certe storie. Recentemente aveva ospitato una bella storia, un bel thriller di quattrocento pagine, che dopo aver valicato i confini della meravigliosa brughiera di cui ci parla Hardy, costruito una città immaginaria del Wess, tessuta come un sogno che immutato nel suo remotismo, stabilisce un contatto tra ciò che è arcaico e ciò che è tragico.
Quella di Cannibali moderni, tuttavia, è una storia che ho impiegato una manciata di giorni per terminarla, e che dietro quella parvenza di tranquillità si cela la storia di un’allegoria, quella di un uomo, Miki, aspirante attore, e Don Cristo, facoltoso pensionato e del loro rapporto << complicato >> in un regime totalitario e refrattario. In una tela dipinta come un analisi attenta ma non priva di difetti, ma espediente per cogliere significati che assumeranno contorni più netti, attuali e veritieri.


Titolo: Cannibali moderni
Autore: Antonio Scotto D Carlo
Casa editrice: Youcanprint
Prezzo: 18, 90 €
N° di pagine: 440
Trama: “Le trame dei thriller sono più o meno tutte basate sul medesimo canovaccio: una storia, un crimine, un’indagine e una promessa di sorpresa alla fine. Sappi, lettore, che questo romanzo – in cui vengono privilegiati gli aspetti psicologici e legali all’azione – rientra nella norma. Di solito, attraverso prospettive, montaggio e trucchi vari, il narratore si scervella per istradarti, depistarti e confonderti, tutto nell’auspicio di donarti delle emozioni. In quanto narratore di questa storia, io ho pensato di agire diversamente. Vale a dire, di togliermi dai piedi. Ti lascerei dunque coi miei personaggi. Qualora ti interessasse sapere cosa combinano, lo apprenderai da loro stessi. Ma bada: siccome mi assento, non ti fornirò le chiavi delle loro menti. E dato che non ti conoscono, certo non te lo forniranno loro. Per cui puoi scordarti di usufruire della canonica licenza concessa al lettore di ficcanasare tra i pensieri e nei cuori dei protagonisti. Conrad diceva che si deve scrivere solo metà del libro e che dell’altra metà si deve occupare il lettore. In questo caso, ho dato ancor più spazio al lettore”. ( L’autore )

lunedì 14 giugno 2021

Mid year check in booktag: bilancio di metà anno

Mi domando quando su Sogni d’inchiostro sia comparso l’ultimo booktag. Ora che ci penso, è trascorso qualche tempo. Distanziò in un piccola fenditura, e lì vi stette. Era un booktag molto carino che sciorinava alcune curiosità riguardanti la lettura e le mie abitudini.
Quest’oggi, tuttavia, è nata nuovamente l’insana idea di riproporlo affinchè potesse dare una ventata d’aria fresca a recensioni chilometriche e pensieri sparsi a caso. Cadono numerosi progetti, che mi impongo a perseguire e un bel vento umido entra nella casa della mia coscienza attraversandomi completamente. Pensandoci, da quant’è che siamo stati condannati a una vita di limitazioni e timori vari, non si è respirata più quella leggerezza di quei tempi. L’ultimo caso risale antecedentemente a tutto, quando non si conosceva le sorti di questo destino crudele. Fortunatamente, come ogni cosa nella vita, stiamo ripartendo. Stiamo crescendo, migliorando. Giorno dopo giorno vengono ripristinate, sempre più solide e concrete. E da ciò è nata l’idea di abbracciare questo << nuovo >> booktag, che poi tanto nuovo non è, che decreta un periodo intenso di letture e svela anche qualche curiosità che mi riguarda. Nel giro di una manciata di minuti siamo giunti a metà anno. La ragione qual è? Nessuna. La vita stessa che ci ruba, o regala a seconda dei casi, attimi che scorrono via come la scioglievolezza dei sogni, incontri/ scontri che improvvisamente frantumano la nostra pace interiore, attimi di felicità fugace o duratura che in un modo o nel’altro ci rendono migliori di quel che siamo.


Quale romanzo hai apprezzato maggiormente, sino a ora?



Da quant’è è iniziato l’anno ho avuto la fortuna di imbattermi nella lettura e nella conoscenza di uno e più romanzi, che si sono rivelati a dir poco meravigliosi. Recentemente, la storia del disgraziato orfano Oliver Twist, quella moralista di Middlemarch e l’amore dolce e ingenuo dei protagonisti di Heartstopper.
You can replace this text by going to "Layout" and then "Page Elements" section. Edit " About "