venerdì, marzo 13, 2026

Nella baia delle parole: romanzi religiosi

Realtà o finzione. Che cosa cavolo ci faccio a riporre queste poche righe? Cosa dovrei trasmettere? Non avrei dovuto forse cambiare rotta, prendere una nuova strada? Cosa aggiungere a ciò che è stato detto? Da quando ho abbracciato la letteratura classica vittoriana, mi sono posta domande, ho vissuto sulla pelle innumerevoli storie di vita, dolore e rinascita. In cuor mio, la mia anima sognatrice e romantica è consapevole di come a certe domande non se ne ha risposta. Credo una visione distorta di ciò che attanaglia l’anima dei loro autori, piccoli tesori romanzati le cui pagine mi hanno attratta rapidamente.Come i protagonisti di queste storie, alla fine, sono sopravvissuta: ho letto di loro e vissuto sulla pelle queste loro esperienze osservando il tutto come qualcosa di splendido e bellissimo. E la religione, in ognuno di loro, diviene consapevolezza. Espediente per poter interpretare meglio la vita. Basti solo pensare alle valorosa gesta di Don Chisciotte, ognuno di noi, presto o tardi compirà simili gesti! Tentativo di farsi conoscere e comprendere meglio se stesso. Eppure, non avrei bisogno di altro, nè tantomeno essere qui a riporre queste poche righe. Ma queste storie, questi racconti peegni di dogmi religiosi o esoterici, sono spiccate fra una mandria di altre storie mediante cui interrogandosi sulla natura infruttuosa dell’essere, sempre angosciato dall’incertezza della risposta, guardandosi attorno, vedendo il mondo in ogni sua forma, il mondo appare così indistinto, lontano da sé, come qualcosa a cui è stato costretto a separare. Infinitamente più grande, vulnerabile come una piccola onda, sognando soltanto di essere come un’onda più grossa, più maestosa per non essere schiacciata dalle altre onde.

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Non rende di certo gli angeli un'icona indimenticabile nel panorama dello young adult, ma taciturni, seri, coscienziosi, vivono in un mondo "alieno", dominato da regole del tutto diverse, che sono perfettamente logiche ai loro occhi.

Titolo: Fallen

Autore: Lauren Kate

Casa editrice: Rizzoli

Prezzo: 17 €

N° di pagine: 442

Trama: In seguito a un tragico e misterioso incidente, Lucinda è stata rinchiusa a SwordEtCross, un istituto a metà fra il collegio e il riformatorio. Nell'incidente un suo amico è morto. Lei non ricorda molto di quella terribile notte, ma la sua ricostruzione dei fatti non convince la polizia. La vita nella nuova scuola è difficile: il senso di colpa non le lascia respiro, proprio come le telecamere che registrano ogni singolo istante della sua giornata. E tutti gli altri ragazzi, con cui è più facile litigare che fare amicizia, sembrano avere alle spalle un passato spiacevole, se non spaventoso. Tutto cambia quando Luce incontra Daniel. Misterioso e altero, prima sembra far di tutto per tenerla a distanza, ma poi è lui a correre in suo aiuto, e a salvarle la vita, quando le ombre scure che Luce vede in seguito all'incidente le si stringono intorno. Luce, attratta da Daniel come una falena dalla fiamma di una candela, scava nel suo passato e scopre che standogli vicino, proprio come una falena, rischia di rimanere uccisa: perché Daniel è un angelo caduto, condannato a innamorarsi di lei ogni diciassette anni, solo per vederla morire ogni volta... Insieme, i due ragazzi sfideranno i demoni che tormentano Luce, e cercheranno la redenzione.

mercoledì, marzo 11, 2026

Gocce d'inchiostro: Villa del seminario - Sacha Naspini

Non conosco Sacha Naspini di persona, né conoscevo l'esistenza dei suoi romanzi. Tuttavia, in poco meno di cento pagine, ho visto gruppi di fantocci condannati a vagare per il mondo in fiamme in cui si dibattono, muoversi come creature viventi, animati da volontà propria, che inevitabilmente mi hanno catapultato in una nuova realtà. Ma questo concentrato di verità, saggezza, consolazione, nella sua brevità, cela una certa profondità. Un certo significato, che tuttavia è sembrato fin troppo sordo alle mie orecchie. Una storia dal sapore un po' aspro che possiede una sua anima. Un’anima sfuggente, immortalabile. Privo di una forza tutta sua, la straordinaria incertezza che al suo interno si nascondesse qualcosa di intenso. In un gioco di luci e ombre, con personaggi minori che affollano la sceneggiatura di questo breve cortometraggio il cui regista, a quanto pare, è un abile lettore di anime. Un lettore di anime che, in questo testo, non ha valicato i confini del possibile. Nè tantomeno è trasceso nello sconfinato mondo dell'immaginazione. Perché ambientato in un'epoca e in un universo il cui filo narrativo ho visto sbrogliare come una matassa, troppo velocemente, destinato a disgregarsi come la materia che lo compone. Frantumarsi fino a livelli superiori.


Titolo: Villa del seminario

Aurore: Sacha Naspini

Casa editrice: E/O

Prezzo: 17, 50 €

N° di pagine: 204

Trama: Maremma toscana, novembre ’43. Le Case è un borgo lontano da tutto. Vista da lì, anche la guerra ha un sapore diverso; perlopiù attesa, preghiere, povertà. Inoltre si preannuncia un inverno feroce... Dopo la diramazione della circolare che ordina l’arresto degli ebrei, ecco la notizia: il seminario estivo del vescovo è diventato un campo di concentramento. René è il ciabattino del paese. Tutti lo chiamano Settebello, nomignolo che si è tirato addosso in tenera età, dopo aver lasciato tre dita sul tornio. Oggi ha cinquant’anni. Schivo, solitario, taciturno. Niente famiglia. Ma c’è Anna, l’amica di sempre, che forse avrebbe potuto essere qualcosa di più... René non ha mai avuto il coraggio di dichiararsi. In realtà, non ha mai avuto il coraggio di fare niente. Le sue giornate sono sempre uguali: casa e lavoro. Rigare dritto. Anna ha un figlio, Edoardo, tutti lo credono al fronte. Un giorno viene catturato dalla Wehrmacht con un manipolo di partigiani e fucilato sul posto. La donna è fuori di sé dal dolore, adesso ha un solo scopo: continuare la rivoluzione. Infatti una sera sparisce. Lascia a René un biglietto, poche istruzioni. Ma ben presto trapela l’ennesima voce: un altro gruppo di ribelli è caduto in un’imboscata. Li hanno rinchiusi là, nella villa del vescovo. Tra i prigionieri pare che ci sia perfino una donna... Settebello non può più restare a guardare.

lunedì, marzo 09, 2026

Un atlante storico della cultura contadina 3°

Ah, i classici! Meravigliosi, non credete?!? Uno spaccato di vita in cui chiunque può identificarsi, i cui personaggi e tematiche offrono una storia indipendente e chiusa a se stessa. Con vasti richiami all'amore, al dolore, alla diversità, alla solitudine, all'insoddisfazione. Un mondo splendido e visionario in cui spesso non desidero nient’altro che viverci, accomunati da una dimensione molto simile alla nostra, evanescente e quasi lontana da superare ogni sospetto e curiosità. Dinanzi alla loro essenza, con mistero, silenzio, gesti o sguardi repentini, il mio sguardo, il mio cuore, sfavilla.

Nella letteratura classica, i protagonisti principali sono una fetta di popolo, un gruppo o etnia le cui condizioni misere o riprovevoli infondono o meno speranza per una rinascita. Quest’oggi, in questo post, non voglio togliere né tantomeno aggiungere niente che è stato detto o scritto, in passato, da autori intramontabili, inavvicinabili, ma aggiungere però delle piccole postille. Queste postille sono in riferimento a quei testi moderni, che, in questo carosello di tentazioni letterarie, accostate ai classici, tentano di rievocare il passato, ma non così bene e non a sufficienza di come faccia un classico per eccellenza.

 Sebbene il sapore, l’odore, quel sentore di vecchio sfumato al nuovo possa sembrare familiare, ma non vero. Ma che donano comunque opportunità per lasciare un piccolo segno del loro passaggio.


Titolo: La casa degli spiriti

Autore: Isabel Allende

Prezzo: 9,50 €

Casa editrice: Feltrinelli

Numero di pagine: 364

Trama: Una saga familiare del nostro secolo in cui si rispecchiano la storia e il destino di tutto un popolo, quello cileno, nei racconti delle donne di una importante e stravagante famiglia. Un grande affresco che per fascino ed emozione può ricordare al lettore, nell'ambito della narrativa sudamericana, soltanto "Cent'anni di solitudine" di Garcia Màrquez.

sabato, marzo 07, 2026

Gocce d'inchiostro: Clarissa - Stefan Zweig

Incertezza. Una storia che sembrava non possedere nulla a che vedere col tipo di storie che solitamente leggo, metodica, progressiva, veritiera, che dice molto più di quel che sembra narrare. Ode ai ricordi, alle parole, alle emozioni che sono rimaste lì per anni, ai bordi dell'anima di un giovane autore, ad inquinare il suo sorriso. Il cuore mi giocava forse strani scherzi? Mi era sembrato di sentire una voce. La voce di un uomo che non era del tutto sconosciuto ma che, in un documento imprigionato in una finestra virtuale dalla luce vaporosa, mi aveva solleticato la pelle. Con parole che hanno spiegato il mondo, il lato chiaro e scuro delle cose, e che mi ha offerto qualcosa che, sebbene il lasso di tempo dalla sua lettura sia lungo, tengo stretto. Non mi lascerò sfuggire, come sabbia fine, nel palmo delle mie mani. Perché la storia che c’è ritratta in Clarissa, leggerla, interpretando il mondo delle istituzioni di un apparato informativo che costituivano la condizione fondamentale per il successo, erano quei piccoli gesti prestabiliti, metodici e programmati da cui si tenta di fuggire, Clarissa tenterà di farlo, ma invano, dando l’impressione che l’ambiente circostante sia in netto cambiamento, in netta contrapposizione alla monotonia di queste esistenze, che vi sono confinate. In un tempio in cui ho potuto vantare le meraviglie, quelle relative alla concezione psicologica che io condivido con la sua protagonista, dando una prova sempre nuova di un amore instancabile, che ha abbagliato con estrema cura la mia anima. Ostinatamente muta ogni volta che la mia parte razionale le riversa in quel contenitore imperfetto che è la scrittura, con parole che spuntano dal nulla quando penso a tutt'altro.


Titolo: Clarissa

Autore: Stefan Zweig

Casa editrice: Elliot

Prezzo: 16, 50 €

N° di pagine: 186

Trama: Il mondo tra il 1902 e l'inizio della Prima guerra mondiale, visto attraverso gli occhi di una donna": è lo stesso Stefan Zweig a riassumere così questo romanzo, cominciato nel 1941 e interrotto a causa della stesura di un saggio su Montaigne. Clarissa, figlia di un militare austriaco, è nata nel 1894 e ha sempre condotto un'esistenza solitaria. Alla vigilia della guerra incontra a Lucerna, in Svizzera, un insegnante di ginnasio, Léonard. Il giovane, in cui molti hanno rintracciato il profilo dell'amico di Zweig, Romain Rolland, è un socialista francese circondato da un'aura di gentile cordialità, e fin dall'inizio Clarissa lo sente affine e vicino. La guerra però si frappone tra i due amanti e Clarissa rimane sola e incinta. In un'Europa lacerata dalla morsa dell'isteria nazionalista, l'accettazione di questa maternità diventa, più che una scelta personale, un destino e un simbolo, un'occasione per cogliere il senso di una vita che sembra non avere più dignità. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale Zweig fu toccato dalle persecuzioni nei confronti degli ebrei e decise di distruggere il romanzo, ma nel 1990 l'opera fu recuperata, rimessa insieme e data alle stampe. A oggi viene considerata il testamento in cui il grande scrittore austriaco riassunse acutamente la sua disperazione, ma anche i suoi ideali umanistici.

giovedì, marzo 05, 2026

Le TBR: richiami dell'anima 58°

Dovetti scrivere e cancellare frasi un mucchio di volte prima che queste, messe di traverso nella corrente di un fiume impetuoso, mi permisero di arrivare dall'altra sponda. A mano a mano che le parole cominciavano a prendere forma davanti ai miei occhi, senza apparenti eventi eclatanti, il mio cuore impazzito cominciò a prendere una strada tutta sua. Non si trattava di qualcosa che aveva a che fare con nausea né giramenti di testa. Coriacea per natura, essere sommersa da un torrente di emozioni che avevano intorpidito persino il mio corpo, ignaro di aver imboccato una rapida discesa verso un abisso di insoddisfazione e concretezza, era quel pallido riflesso di una realtà in cui siamo costretti a vivere.

Questo terzo mese dell’anno, da cui scongiuriamo uno squarcio di luce, dopo settimane e settimane di pioggia incessante e irrefrenabile, mi sorprende a camminare

come un'ombra evanescente in un sentiero irto di ostacoli, inseguendo una libertà senza confini. Dopotutto non stavo andando a fare un picnic in campagna. Stavo scegliendo quei compagni che, in soli 30 giorni, confido possano donarmi qualcosa. Qualcosa però, sono certo, doneranno in quanto sbizzarrendosi nell'inutilità del nulla, nuotando nell'assurdo come un riflesso incondizionato, si sono appollaiti sulle mie spalle con nient’altro il desdierio di esplorare l’esistenza umana. La mia, quella tua, che stai leggendo queste poche righe, soperchiando una cornucopia che scuotendola un po' ha permesso al flusso dei ricordi di prendere vita. 

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Titolo: Storia di una ladra di libri

Autore: Markus Zusak

Casa editrice: Frassinelli

Prezzo: 16, 90€

N° di pagine: 563

Trama: E’ il 1939 nella Germania nazista. Tutto il Paese è col fiato sospeso. La Morte non ha mai avuto tanto da fare, ed è solo l’inizio. Il giorno del funerale del suo fratellino, Liesel Meminger raccoglie un oggetto seminascosto nella neve, qualcosa di sconosciuto e confortante al tempo stesso, un libriccino abbandonato lì, forse, o dimenticato dai custodi nel minuscolo cimitero. Liesel non ci pensa due volte, le pare un segno, la prova tangibile di un ricordo per il futuro; lo ruba e lo porta con sé. Così comincia la storia di una piccola ladra, la storia d’amore di Liesel con i libri e con le parole, che per lei diventano un talismano contro l’orrore che la circonda. Grazie al padre adottivo impara a leggere ben presto si fa più esperta e temeraria: prima strappa i libri ai roghi nazisti perché “ai tedeschi piaceva a bruciare cose. Negozi, sinagoghe, case e libri”, poi li sottrae dalla biblioteca della moglie del sindaco, e interviene tutte le volte che ce n’è uno in pericolo. Lei li salva, come farebbe con qualsiasi creatura. Ma i tempi si fanno sempre più difficili. Quando la famiglia putativa di Liesel nasconde un ebreo in cantica. Il mondo della ragazzina all’improvviso diventa più piccolo. E, al contempo, più vasto.

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