Negli ultimi tempi, sono stati numerosi i romanzi dalla forte intensità e in grado di produrre tensione o sconcerto ad accompagnarmi, per periodi lunghissimi o brevissimi, in alcune fasi della mia vita. Mi sono trovata nello stato d'animo giusto per leggere racconti di questo genere e, recentemente, una di queste è coincisa nel periodo in cui mossi i primi passi con la lettura di certi romanzi. La maggior parte, perlomeno. Altri, invece, non hanno potuto diffondersi
come un’unica macchia nella quale tutto si confonde. Corrodendo e annientando non solo lo spirito dei protagonisti senza che questi se ne accorgessero, ma anche il mio. Perché nel luogo in cui fui proiettata ho potuto vedere ogni cosa nella sua pienezza, come qualcosa a metà fra cielo e natura, in mezzo al caos del mondo e della civiltà.
Esistono varie forme di solitudine e ognuno ha le sue qualità. Ci si può sentire soli non avendo amici, non uscendo, rimanendo a casa tutto il giorno. Ci si può sentire soli quando non hai nessuno con cui parlare, senza paura di disturbare. Di notte, con le orecchie il frastuono del silenzio, con l'anima dei pensieri che vengono trascinati via dalla corrente e si perdono chissà dove.
E contornati, pregni di un unico elemento: l’amore per la letteratura. La parola scritta, i suoi << simboli >>, un corollario di immagini che fanno della disarmonia dello spirito di queste masse di carni instabili ma con una identità, rimbombi continui persistenti nella mia testa. Forse era un segno divino, eppure tutto ciò che ho visto in questa forma atipica di amore ha avuto su di me un ché di rilevante. Perchè per la prima volta, mi sono approcciata alla lettura di testi che non avrei letto tanto facilmente, se non ché da queste storie è possibile riconoscere un pò di me, la letteratura come balsamo della mia esistenza. Proiettata lontano, senza capirci più niente. Colpendo dritto al cuore, in una miscela confusa di suoni, musica e parole, in luoghi o in uno spazio temporale non ancora perduto, nonostante lo scorrere inesorabile del tempo.
Titolo: I giorni del mare
Autore: Pierre Adrian
Casa editrice: Blu Atlantide
Prezzo: 18, 50 €
N° di pagine: 160
Trama: È agosto, in Bretagna. Dopo molti anni, un giovane uomo torna nella grande casa di famiglia per passarvi l’estate. Nulla, in apparenza, sembra cambiato. Gli stessi sono i volti dei cugini e degli zii che ogni anno si ritrovano stretti intorno all’anziana nonna, stessi sono i giochi dei bambini più piccoli, stesso il mare impetuoso e irresistibile che lambisce gli asciugamani stesi al sole. Eppure qualcosa brilla nelle cose e nelle persone, la malinconia tenera e cristallina delle cose passate, la dolcezza delle cose familiari che si mischia al tempo imprevedibile del cielo di Brest, coprendo tutto di un significato nuovo. Tra pomeriggi in spiaggia, feste al porto, amori estivi e l’amicizia di un cugino più piccolo in cui il narratore si rivede, il tempo sta cambiando anche per lui. Con la fine dell’estate, verrà il momento di crescere e di diventare, dolorosamente, adulto. I giorni del mare è un romanzo di intensità assoluta e profonda maturità stilistica, in cui la nostalgia per le cose perdute trascolora nella speranza di quello che verrà e nella rivelazione inaspettata di ciò che significa amare e appartenere.
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