sabato, luglio 25, 2026

Gocce d'inchiostro: Le delizie della signorina Ashikawa - Takase Junko

Ho preso qualche cantonata, qualche batosta, cocenti delusioni con i romanzi di letteratura nipponica, dotati di un io slegato dal tempo e dallo spazio ma non a ciò che era custodito nella gabbia toracica dei loro autori, che come un biglietto da visita avrebbero funto da specchietto per le allodole per chiunque nutrisse un briciolo di interesse. Per me, in questi casi, a prevalere è il messaggio che queste letture dovrebbero trasmettere, dare: il titolo, una bella copertina non bastano per soddisfare certe mie richieste. Certi miei incauti sussulti, certe necessità letterarie che, me ne rendo conto, ho maturato nel tempo mediante la lettura assidua dei classici - unico mondo in cui vorrei viverci, stanziare per sempre. E quando capitò che dovessi leggere questo romanzo non ci pensai due volte a comportarmi come faccio sempre: munita di taccuino, penna e dizionario, col Kobo sulle gambe a mò di leggio, desiderosa di cogliere quel messaggio, quel << segreto >> che celavano le loro pagine.  Pur di non essere impreparata, qualcosa avrei dovuto cogliere: questo romanzo, la sua lettura, non si è rivelata così criptica, quell'identità a sé da cui non credevo di poter uniformarmi. Quanto una critica ironica volta ai ritmi del lavoro disumano della società moderna, specialmente quello giapponese, nonché riflessione sul valore salvifico che ha un pasto, specialmente se esso è consumato in compagnia, nel prendersi cura non solo del fisico ma anche del corpo. Un’identità a sé stante, che non possiede poi niente di speciale da tanti altri romanzi di questo tipo, ma che ha richiesto la mia attenzione: un’attenzione che è stata ben spesa, in questi ultimi giorni di luglio.


Titolo: Le delizie della signorina Ashikawa

Autore: Takase Junko

Casa editrice: Marsiglio

Prezzo: 16 €

N° di pagine: 128

Trama: È possibile che il cibo, quando è condiviso, abbia un sapore migliore? Davvero mangiare insieme rappresenta un momento di felicità?

Nitani, impiegato ligio e ambizioso in una grande azienda dell’area metropolitana di Tokyo, non ci crede proprio, anzi: l’idea che il suo tempo possa essere in qualche modo condizionato da pranzo e cena gli è insopportabile.

E se bastasse una pillola per nutrirsi, lui sarebbe l’uomo più felice sulla terra.

Tra una pausa a base di noodles istantanei e un corso di aggiornamento, Nitani comincia a sviluppare un’antipatia mista ad attrazione per la graziosa Ashikawa, la collega colpevole ai suoi occhi di fare solo il minimo indispensabile e, allo stesso tempo, in grado di impersonare con la sua fragilità che invoca protezione la figura della moglie perfetta, così come vuole l’educazione con cui è cresciuto.

Oltretutto, per farsi perdonare le frequenti assenze in ufficio, Ashikawa prende l’abitudine di preparare per i colleghi deliziosi ed elaborati dolci fatti in casa.

E in una società che impone ritmi professionali impietosi, la sua diventa una scelta rivoluzionaria, in cui la rivendicazione della cura di sé e degli altri e la ricerca dell’appagamento passano anche attraverso l’amore per il cibo.

Le delizie della signorina Ashikawa mette in scena le contraddizioni di un paese diviso tra regole ed eccessi, tradizionalismo e ribellione, dove è quasi impossibile trovare un equilibrio tra la carriera e il privato; una scissione che si riflette anche nel modo in cui ognuno sceglie di fare la spesa.

Un romanzo gustoso, che intreccia il fascino pop della cucina del Sol Levante a un’ironica satira contemporanea, finendo per rivelare una ricetta per una vita più serena.

giovedì, luglio 23, 2026

Incauti sussulti del cuore 4°

Accogliere letture di svariato tipo, in questo piccolo salotto letterario, mi induce quasi sempre ad accettare proposte letterarie piuttosto interessanti. Mi vengono proposte delle storie, degli incontri che in compagnia di svariati personaggi mi concedono l’opportunità di vivere esperienze illuminanti. Impegnata ad accettare più di una proposta a rivivere ciò che credevo di aver perduto A ogni passo che compio nel mondo della letteratura straniera e dei classici, la vita mi offre qualcosa di speciale la cui provenienza è per me sconosciuta ma capace di guarire o deliziare nel loro caldo abbraccio. Ed il tutto si riduce nel piacere di convolare fra le pagine di storie semplici ma profonde, centellinate e raccontate come una barba di fili sottilissimi, ottimi, i quali fanno parte di una pannocchia di granturco matura e godibile. Questo per dire, che nonostante la mia naturale diffidenza nell’approccio con un testo di certe storie serberò un ricordo speciale. Costruendo un alveare da cui mi sono rifugiata dagli assalti esterni della monotonia, della routine, crescendo, respirando vicino al mio cuore.

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Amico del sognante amore di cui lo stesso sogno di cui è impregnato costituisce un’immagine segreta ma un po' distorta alimentata dalla presenza di una figura inspiratoria. Romantico per natura, per lo spirito del tempo, aperto a tutto ciò che è bello, elevato all’anima pura e bella, meravigliosa riesposizione di ciò che è avvenuto per Puskin in questo Giardino dell’Eden.


Titolo: Eugenio Onegin
Autore: Aleksandr Puskin
Casa editrice: Bur Rizzoli
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 640
Trama: Questa raccolta di capitoli multicolori è il frutto trasandato dei miei piaceri, delle mie insonnie, del facile estro, degli anni immaturi e di quelli appassiti, delle fredde osservazioni della ragione e delle note dolorose del cuore.” Così Puškin stesso spiega l’Eugenio Onegin, romanzo in versi che ha ispirato l’omonima opera lirica di Cajkovskij. Eugenio Onegin è un giovane istruito alle migliori scuole francesi, egoista e annoiato, che dopo aver ricevuto un’eredità si trasferisce da Pietroburgo in campagna. Lì inizia a frequentare la casa della signora Larin, che vive con le due figlie, Tatiana e Olga. Dal cinismo di Onegin, la tristezza di Tatiana e le frivolezze di Olga nascono giochi di ironia, cenni aforistici e ammiccamenti verbali che permeano di poesia il capolavoro di Puškin.

martedì, luglio 21, 2026

Gocce d'inchiostro: Un'amicizia pericolosa - Suzanne Rindell

Scovare un lavoro che possa donarci un certo rispetto, una certa dignità è una forma latente di sopravvivenza a cui si aggrappano la maggior parte degli esseri umani. A volte mi chiedo come facciano certi miei coetanei a sopravvivere senza, ma affinchè mantenga quella bolla di felicità che lentamente ho costruito e che tento giorno dopo giorno di poggiare su fondamenta stabili, concrete, il lavoro è una forma costante di benessere di cui non posso proprio farne a meno. Nel 1924 il lavoro, specialmente quello femminile e, con esattezza, quello di dattilografa, rappresentava la prima grande rivoluzione nel mondo impiegato. Grazie alla macchina da scrivere, il lavoro si era spostato dai vecchi registri cartacei alla produzione meccanica di documenti, offrendo a molte donne la prima vera opportunità di indipendenza economica e di ingresso negli uffici. Essere dattilografa (spesso unito alla stenografia) era considerato un lavoro moderno e rispettabile, tanto da essere al centro della cultura dell'epoca. Nei primi anni 20, l’importanza di proteggere il proprio benessere emotivo e culturale divenne oggetto di biasimo per quei poveri relitti che restano intrappolati in dinamiche di manipolazione, controllo, o isolamento, insegnando a riconoscere quando un rapporto non è più basato sul rispetto e sulla crescita reciproca. Suzanne Rindell, a questo proposito, ci conferisce un quadro raffinato, delicato e peccaminoso in cui la crescita della propria identità, il rispetto a mantenerla integra e intatta è un esempio di emancipazione, rivolta femminile che, alimentata da un certo coinvolgimento, è una forma gradevole e ben bilanciata di letteratura moderna che sfida i canoni imposti dal classicismo.

Titolo: Un'amicizia pericolosa

Autore:  Suzanne Rindell

Casa editrice: Nord

Prezzo: 17, 60 €

N° di pagine: 358

Trama: Odalie … quella mattina del 1924, quando si è seduta alla scrivania accanto alla mia, avrei dovuto capire che avrebbe sconvolto la mia vita. Già da due anni lavoravo come dattilografa alla centrale di polizia di Manhattan e conducevo una vita tranquilla, ordinaria. Ero una ragazza all'antica: sebbene intorno a me il mondo stesse cambiando, non avevo mai nemmeno pensato di tagliarmi i capelli o d'iniziare a fumare. Poi è arrivata Odalie. Il suo caschetto nero. I suoi vestiti eleganti, la disinvoltura con cui teneva la sigaretta … Odalie er a così spregiudicata, così sicura, così moderna. In quei giorni, mi sono resa conto che volevo essere come lei e che avrei fatto qualsiasi cosa pur di riuscirci. Per questo ho accettato di trasferirmi nel suo lussuoso appartamento e l'ho accompagnata alle feste dove si beveva champagne e si ballava fino all'alba al ritmo della musica jazz. E per questo non ho detto nulla quando mi sono accorta che aveva falsificato alcuni rapporti di polizia. Volevo solo proteggerla. Non potevo immaginare che mi stesse semplicemente usando. Che mi stesse mentendo. Come avrei potuto? Odalie era più di un'amica per me. Era il mio ideale di donna. E invece lei stava architettando la mia rovina …

domenica, luglio 19, 2026

Diari di lettura

Nella mia comfort zone vivo sempre bene. C’è qualcosa nell’aria che, in svariati momenti della mia vita, con il silenzio delle mie riflessioni, tornano a galla vecchi ricordi, ferite non ancora rimarginate del tempo, mi alitano attorno, mi fanno stare in guardia e mi impediscono di abbandonarmi alla profondità della spensieratezza. Essere dentro la mia comfort zone equivale a leggere storie profonde, drammatiche, talvolta pesanti talvolta impegnative che anche quando sembrano riposare silenti erano sempre per momenti di tranquillità piuttosto brevi, leggeri, da cui la vita mi sferza giorno dopo giorno in faccia per risentire di queste << presenze >>, per guardarmi attorno e non vedere niente. Niente che sia come ciò che vedo nel mio mondo.

Durante il lungo percorso della mia vita, non poche volte è accaduto che bussarono alla mia porta amici di penna che non vedevo da tantissimo tempo. Ristabilendo un contatto, in una manciata di ore o giorni, valicando le porte del mio salotto virtuale con la proposta di una rilettura a sfondo realista/ sociale, a distanza di qualche anno.

Quello che mi proposero i loro l’autore furono nient’altro che diari, squarci di pensieri le cui azioni si svolgono in svariati luoghi del mondo, ma che la sceneggiatura sembra essere costruita in un luogo remoto e imprecisato, sotto qualche regime bellico, che sfidava ogni fantasia dell’orrore; non così spaventoso nel vero e proprio senso del termine, ma parecchio riflessivo più di quel che io stessa potessi immaginarmi. Il loro personalissimo mondo era stato rovesciato, la cittadella della loro anima decimata da un regime tendenzialmente supremo e crudele, la gente decimata da continui assetti sociali e politici che annientano inesorabilmente. Erano tutti finiti a << fare da concime nei campi >>, perché anche i più volenterosi dovevano almeno come schiavi servire qualcosa.

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immagini vaghe, sfocate e incomprensibili; personaggi privi d'identità; acute riflessioni sulla vita o profonde concezioni che trasmettono una certa malinconia.


Titolo: Un amore di carta
Autore: Jean Paul Didierlaurent
Prezzo: 15,00 €
Casa editrice: Rizzoli
Numero di pagine: 190
Trama: Guylain Vignolles è un invisibile, uno di quegli esseri solitari che nessuno nota. Lavora in una fabbrica di riciclaggio, al servizio di un'impietosa trituratrice di libri invenduti soprannominata "la Cosa". Nient'altro gli dà gioia, se non leggere a voce alta ogni mattina, sul solito treno delle 6:27, qualche pagina scelta a caso tra le poche che il giorno prima è riuscito a salvare dai denti d'acciaio dell'infernale macchinario. Questo fin da quando, un mattino sul treno trova una chiavetta USB. Rosso granata, che contiene il diario di una giovane donna: settantadue file scritti al computer da una certa Julie, signorina addetta ai bagni di un centro commerciale, pagine su pagine che irrompono come un diluvio nella sua vita sempre uguale. E dalle quali Guylain non saprà trovare riparo. Jean - Paul Didierlaurent ha scritto una storia d'amore al quadrato tra un uomo e una donna che si scoprono legati dalla passione per la lettura e ha dipinto un universo positivo nonostante tutto, perché sopra la coltre grigia di un'esistenza scandita da una routine desolante qualcosa c'è che solleva il cuore e apre lo sguardo: le parole, e le storie che le parole raccontano.

venerdì, luglio 17, 2026

Gocce d'inchiostro: Amarsi - Elizabeth Jane Howard

Non ci volle molto che osservassi l’andirivieni di tutta questa gente che mi si era avvicinata, io mi ero spinta forse un pò troppo oltre, con devozione, inchinandomi ai loro piedi, toccando ogni lembo di pelle così esposta, nuda ai miei occhi. Le commedie americane firmate da un’autrice come Elizabeth Jane Howard suscitano quasi sempre infinite possibilità. Una fra queste, quella che ognuno delle sue storie lasci qualcosa: un solco profondo che solo il tempo avrebbe marginato. Amarsi, come le intemperie di un tempo crudele ed egoistico, resiste alle vessazioni di cuori deboli, fragili il cui passato è un filo rosso reciso da qualcuno di sconosciuto e diabolico, ma che il suo processo di assimilamento è stato davvero una cassaforte di antica saggezza, come altri romanzi che hanno esplicato in passato, che alla lunga sarebbe stato interessante coglierne ogni frammento. Dedicarsi amorevolmente alle cure di un cuore pulsante, giovane ma già oggetto di rimostranze poco affettive che anziché curare lo spirito lo annichiliscono fu esattamente quel compito prefissato dalla sua autrice per incorrere in una rinascita. In un processo di liberazione, catarsi dal quale la Howard attinse da ogni fonte di saggezza che cercava. Aggiungendo che l’essere legati a qualcosa o qualcuno non è una forma incorruttibile di dipendenza, quanto espressione che può mantenere la sua originalità, la sua forza nella spontaneità, nello sfolgorante certezza di un futuro incerto ma plausibile.


Titolo: Amarsi

Autore: Elizabeth Jane Howard

Casa editrice: Fazi

Prezzo: 20 €

N° di pagine: 528

Trama: Per Persephone Plover, figlia anglo-greca di genitori distanti e negligenti, i giorni dell'infanzia sono ormai lontani; a vent'anni, reduce da una storia d'amore finita male, deve fare i conti con le difficoltà del mondo adulto e la sua unica ancora di salvezza è l'amata zia Florence, con la quale vive in una bella villetta londinese. Nel frattempo Jack Curtis – un milionario fattosi da sé – ha acquistato Melton House, una sontuosa tenuta di campagna, e ha deciso di assumere Florence, curatrice di giardini, perché si occupi di sistemare il parco. Fresco di divorzio, l'uomo si invaghisce di Persephone e fa sì che la ragazza segua la zia e si stabilisca insieme a lei a casa sua. Nelle vicinanze vivono i fratelli Musgrove, Thomas e Mary, che vorrebbero rientrare in possesso della tenuta, originariamente appartenuta ai loro genitori, ma faticano a riprendersi dopo la tragica morte di Celia, moglie di Thomas. Ai due si aggiunge Francis, il fratello di Celia, pittore di scarso successo rifugiatosi anche lui fuori città in attesa di capire quale sarà il suo futuro. Ognuno ha una ferita da cui guarire e ognuno, a modo suo, ha bisogno d'amore. Le loro strade si incroceranno e si ingarbuglieranno non senza complicazioni, finché tutti troveranno ciò che cercavano… o forse qualcosa di molto diverso.

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