lunedì, giugno 15, 2026

Gocce d'inchiostro: All'ombra di Julius - Elizabeth Jane Howard

All’ombra di Julius apparve con la sua splendida copertina in bianco e blu giudicandolo esattamente per come si è rivelato:una lettura bellissima, il racconto di una famiglia recisa da un orribile evento, sciorinato in un età che si aggira intorno agli inizi degli anni ’20, col pallido riflesso di visi segnati da tanti pensieri e propositi.
Sopra di me, il fantasma della sua autrice, che pendeva sopra la mia testa, deceduta oramai dodici anni fa, che onnipresente come Dio lasciò in ogni suo romanzo frammenti della sua essenza.
La Howard fu quel tipo di donna che negli anni vissuti non conobbe con esattezza il significato della parola << amore >>: appassionata lettrice, ingenua, romantica e sognatrice, che in linea diretta alla mia anima, a quella perlomeno di cinque anni fa, nella sua difficile giovinezza crebbe mediante concetti o paradigmi violati, che non ammisero ulteriori spiegazioni sui problemi più complessi dell’esistenza umana. La sua, e degli individui che vi fecero parte.
Attratta da un concetto ben lungi di perfezione, ho così accolto la lettura di questo splendido romanzo con straordinaria forza, mostratasi nel momento in cui lasciai cadere alcuna remora o obiezione ai miei propositi natalizi, che tuttavia ho applicato strenuamente.
Amo la Howard, mi piacciono i suoi romanzi, che man mano arricchiscono il mio bagaglio letterario divengono sempre più belli, per quanto me lo consenta la mia natura; e anche nei confronti di All’ombra di Julius il mio atteggiamento è stato uguale a tutti gli altri, giudicandolo più come un’esaltazione dell’anima dell’autrice anziché come argomentazione sentimentale. Il mio fervido interesse fu tale che assursi a qualunque intoppo, che a lettura terminata non vedevo l’ora di poter leggere qualcos’altro. In qualunque aspetto, sia negativo sia positivo, i romanzi della Howard sono scialuppe di salvataggio dinanzi un mare in tempesta che potrebbe essere affine ai gusti di molti lettori che si considerano impavidi e curiosi, il che quel regalo perfetto per regalare un sorriso, donare felicità con un semplice gesto.

Titolo: All’ombra di Julius
Autore: Elizabeth Jane Howard
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 326
Trama: Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglia e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occuppata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concetrarsi sulla carriera di pianisti. Nel frattempo Esme, la vedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo. Le tre donne e i due uomini legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius.

sabato, giugno 13, 2026

The best and the world reading of mid year

La metà di un anno, quei cosiddetti cento sessante giorni da cui è subentrato il nuovo anno, ormai slegato, sciolto, isolato da quello vecchio, proiettato lungo il nuovo, diventato simbolicamente importante nel stilare una lista di letture, di romanzi che possano essere strutturati mediante ciò che può essere considerato positivo e ciò che può essere considerato negativo. Da quant’è questo 2026 ha emesso il suo battito, il suo palpito si è sprigionato fra le pareti della mia casa, le letture vissute sono state soddisfacenti, la maggior parte, ma anche negative nel quale l’idea di potermene disfare definitivamente come un mantra, sembra quasi un rito necessario. Un espediente per esorcizzare ogni cosa, lavare questo mio mondo depurato da forme avverse esterne.

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Le migliori letture: 

Una sorpresa estremamente piacevole e l'arrivo in un luogo che ha  destato il mio fascino, in un periodo decisamente no, ha rischiarato le tenebre del mio animo, ancor di più. In un luogo splendido, una stanza colma di libri e uno scambio epistolare dove i protagonisti sono fuggitivi di una realtà che presto sarebbe diventata loro, in una nuvola di elettrica vitalità, in cui ho perso volontariamente le mie tracce. 

giovedì, giugno 11, 2026

Gocce d'inchiostro: Le donne di troppo - George Gissing

Le mie recensioni esordiscono quasi sempre come esprimendo, dichiarando qualcosa alla letteratura. Alle parole, allo splendido suono che scaturiscono certe frasi, certi elementi, sul quale però riverso quasi sempre me stessa. In maniera del tutto vaga, incerta, implicita, non mostrandomi agli occhi del mondo quanto plasmando una certa figura. I libri che leggo e che recensisco, quando riporto certe frasi o parole, non sono per chi mi legge. Quello si.. Svolge anche un certo ruolo… Ma l’espediente primordiale, quello per cui ogni cosa può ricondursi, è che certe cose sono scritte per me stessa. Per me, per il mio essere silenziosa, riservata, osservatrice attenta e scrupolosa. Per me, che giorno dopo giorno combatto silenziosamente delle guerre, scorribande o battaglie impari… 
In una delle mie tante immersioni nel cuore della letteratura vittoriana, accadde che mi imbattei nella conoscenza di questo autore - che nel 2020 conobbi solo grazie alla pubblicazione in casa Fazi di New Grub Street -, il cui resoconto sociale e politico così chiaro e dettagliato su un frammento di verità, pur quanto sia stato scritto più di un secolo fa rivela una certa modernità. Era destinato a diventare anche un’isola. Un piccolo isolotto in cui ho potuto risiedere per quasi due settimane, scrivere, prendere appunti, riporre i miei pensieri su carta, su quello che avevo visto o sentito, ma rimanendo aggrappata alla mia anima e a me stessa.
Ritrovo così quello che avevo già scorto in New Grub Street, quando l’autore si avvicinò al mio orecchio e mi sussurrò una storia che sembrava possedere qualcos’altro, quanto segnato profondamente la vita di molte donne. Io, come donna, non ho potuto non sentirmi coinvolta, partecipe, unanime all’urlo di disperazione che è stato lanciato in precedenza da un’altra donna, Sarah Grand, colei che coniò il termine di New Woman, estrapolato dal fallimento di certi matrimoni, offrendo scialuppe di salvataggio, prospettive migliori, per un nuovo avvenire.

Titolo: Le donne di troppo

Autore: George Gissing

Casa editrice: La tartaruga

Prezzo: 18 €

N° di pagine: 600

Trama: Londra, fine Ottocento. Un gruppo di donne cerca di organizzarsi per ottenere dignità e indipendenza economica nella capitale vittoriana. Non sono rivoluzionarie, non lottano ancora per il suffragio: ma vogliono poter lavorare per arrivare a sposarsi, in caso, per amore e non per bisogno. Dalle premesse classiche del marriage plot (una giovane bella e nubile appena arrivata nella grande città; un dandy intraprendente in cerca dell’amore; una donna bruttina ma di gran carattere decisa a seguire le proprie idee) si sviluppa una serie di equivoci ferocemente realistici, destinati a finire nell’unico modo in cui può finire un romanzo che vuol fare i conti con la realtà: con uno schianto. Con la verve e il sarcasmo del romanzo di costume di Jane Austen, nella Londra di Dickens e Thackeray, Gissing racconta varie storie d’amore intrecciate con problemi di soldi e aspirazioni sociali: ma le racconta come se fossero vere, giocando a ribaltare gli stereotipi della fiction romantica calandola nella realtà delle pressioni sociali, del conformismo e, soprattutto, della discriminazione di genere.

martedì, giugno 09, 2026

Marchi indelebili: romanzi di fantascenza per principianti 3°

Dietro certe storie si nascondono una vastità di sensazioni. Spesso ci lasciamo andare all’idea di attribuire a un romanzo, un testo un compito: quello di poterci soddisfare. Ma, come le persone, la vita, in generale, non sempre i libri ci soddisfano e limitano una certa cerchia di lettori a classificarli e a preferirli uno a dispetto dell’altro. Eppure io, che in passato leggevo ogni cosa perchè non sapevo ancora cosa mi piacesse, quali romanzi fossero inerenti al mio spirito, lessi questi testi che solo più tardi seppi si trattassero di romanzi che fecero carico di immaginazione, fantasia e il cui ricordo avrebbe presto o tardi sedimentato nel mio cuore.

Letti con passione, ora posti in questa ennesima lista come espediente per invogliare quei lettori che, come me, non apprezzano questo genere ma non lo ripudiano completamente. Quanto espediente o beneficio per scovare  poteri sconosciuti, potenti, quasi spaventosi, con il sussurro consolante dei suoi autori.

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Titolo: L’immortale

Autore: Catherynne M Valente

Casa editrice: Fazi

Prezzo: 18, 50 €

N° di pagine: 348

Trama: È appena scesa la sera, a San Pietroburgo, quando un uomo affascinante bussa alla porta di Marja Morevna per chiederla in sposa. È Koščej l’Immortale, zar della Vita. Marja accetta di seguirlo attraverso le steppe della Russia. Nel paese incantato di Koščej, non troverà solo sfarzo, bellezza incontaminata e magia: dovrà superare tre ardue prove per dimostrare alla diffidente Baba Jaga di essere davvero la predestinata ad amare l’Immortale, e poi affrontare una violenta guerra contro il nemico eterno di Koščej, lo zar della Morte. Quando infine, ferita dall’amore e in cerca di tregua, Marja tornerà nella sua amata città, verrà travolta dall’atmosfera cupa dei terribili anni della seconda guerra mondiale. Da una San Pietroburgo stretta nella morsa dell’assedio fino alle gelide steppe dove si celano paesi fatati, la ragazza vivrà una storia d’amore senza eguali, in una terra di confine dove le leggende si confondono con la realtà e la magia antica si scontra con un famelico desiderio di conquista. Quest’incredibile avventura costringerà Marja a scendere a patti con il tormentato destino che la lega indissolubilmente a Koščej l’Immortale, sperimentando il potere del vero amore, il dolore delle perdite fatali, l’ebbrezza momentanea della felicità.

domenica, giugno 07, 2026

Gocce d'inchiostro: Il cannocchiale d'ambra - Philip Pullman

Una saga che si ha tessuto, sperticato lodi, in passato, e che si rilegge in età adulta, a distanza di qualche anno dalla sua ultima lettura, genera quasi sempre un certo timore reverenziale: quello relativo all’approccio che una lettrice come me, una lettrice che ha arricchito il suo bagaglio culturale di nozioni, idee che già solo cinque anni fa ignorava impunemente, potrebbero inculcarle nel suo spirito, se non nel suo cuore, quella vana possibilità possa deluderla. Non << piacerle >> come un tempo, nel quale l’entusiasmo che aveva acceso il mio spirito, adesso balugina come un fuoco fatuo dinanzi ai miei occhi. Un fuoco di cui sarei stata artefice ad acchiappare, riconquistare. Con la saga de La bussola d’oro, ora con l’approssimarsi della sua conclusione con questo volume, fortunatamente non è nato nulla di tutto questo. Quel timore reverenziale di cui facevo cenno, soppiantato quasi nell’immediato dalla certezza, l’entusiasmo di aver scovato, ancora una volta, quello che avevo lasciato, come una traccia d’inchiostro, qualche anno fa, fra queste pagine. Così belle, avvincenti, straordinarie, che in una saga dedicata principalmente ai ragazzi ma anche agli adulti, è la facciata splendida di una cattedrale che non la si contempla solo nella sua bellezza quanto ad essere trascinati in questo spazio sacro, trascendente e mistico che Pullman ci ha elargito così bene.

Titolo: Il cannocchiale d'ambra

Autore: Philip Pullman

Casa editrice: Salani

Prezzo: 12 €

N° di pagine: 431

Trama: Dopo la "Bussola d'oro" e "La lama sottile" Philip Pullman conclude la trilogia con un nuovo libro, arricchendo il suo universo di nuovi personaggi i gallivespiani, orgogliosi guerrieri a cavallo di libellule dai colori sgargianti; i mulefa, strani animali che viaggiano su ruote, dotati di un linguaggio e della capacità di vedere la Polvere - e apre nuovi mondi, arrivando perfino nella terra della morte. Nel "Cannocchiale d'ambra" la storia diventa epica, sfrontata e dissacrante, esplora i recessi più profondi, supera i confini tra cielo e terra, in un'entusiasmante e insieme poetica unione di avventura, mito e religione.

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