Le recensioni brevi, veloci, quelle riguardanti i romanzi poco impegnativi, quelli che si bevono nel giro di una manciata di ore, se non di pochissimi giorni, sono quelle che danno del filo da torcere. Certamente non come l’atto di voler scrivere un libro: sedere alla scrivani dinanzi a un computer nuovo ma già ronzante, estrarre dal proprio genio intellettivo qualcosa che abbia più di una semplice parvenza.

Quanto un’idea che coagula in qualcosa di irreversibilmente meraviglioso, artificioso ma inconiabile. Una delle mie attitudini, però, è quella di essere molto disciplinata. Non pignola, per come sto tentando di porre alcune modifiche, quanto ligia, mossa da una certa etica del lavoro, che nemmeno i miei 34 anni hanno scalfito. Una piccola donna era già consapevole, che prendendo atto di qualcosa, avrebbe dovuto fare poi i conti col mondo esterno…Queste letture, però, per qualche strano disegno divino, ho potuto berle. Alcune, costretta a lambiccarmi il cervello. Altre, anelando e assorbite piccole quantità della loro linfa vitale, destinati poi a una totale assimilazione.
Titolo: Paura
Autore: Stefan Zweig
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 12 €
N° di pagine: 120
Trama: Irene Wagner, bella viennese della migliore borghesia e moglie di un noto penalista, sta scendendo rapida le scale di una casa non sua dopo aver fatto visita all'amante, un giovane pianista. Ma lì, su un pianerottolo, il fato la attende sotto le spoglie di una sordida ricattatrice. Quella donna sa tutto di lei. E Irene cede, e paga. Ma da quel momento comincia l'incubo: le richieste di denaro aumentano vertiginosamente, e lo sguardo indagatore del marito, l'avvocato Wagner, ormai la atterrisce - certo sospetta qualcosa, forse ha subodorato l'inganno. E quello che le ha fatto notare un giorno, en passant, raccontandole delle sue esperienze professionali è terribilmente vero: spesso il colpevole soffre più per la paura di essere scoperto, per l'ansia di dover nascondere il delitto, che non per il terrore del castigo; la pena, anzi, è catartica. Che fosse un tacito invito alla confessione? Maestro della suspense, Zweig pedina l'adultera, tormentata dalla ricattatrice non meno che da se stessa e divisa fra angoscia e rimorso; ne mette a nudo la psicologia, ne dipinge gli incubi, ne svela le riflessioni, tra passi falsi, decisioni sempre rinviate e scene isteriche all'amante, a torto ritenuto complice della ricattatrice: sino al coup de théâtre finale…
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