L’inizio di un nuovo anno può riassumersi, in forma semplice e concisa, con la “morte” di un anno e la “nascita” di un altro, ancora avvulso nel mistero, nell’ignoto, contornato però da un’ardente passione, quella per la lettura e la scrittura, con cui ho sempre un rapporto diretto ma le cui gesta sono un eco contro anfratti e paradossi bui. Questo nuovo anno, reduce da una breve ma necessaria pausa dalla lettura, prevede già una pila non indifferente di romanzi che, come la torre di Babele, è varia e ben concentrata. Egregiamente racchiusa nel palmo di una mano, con tutte le sue incongruenze, le discrepanze di una società che si avvia sempre più nel bel mezzo del lastrico, descrivendo le contraddizioni che ci contraddicono e diversificano dagli altri. La mia vita diviene dunque "sopra le righe", una vita semplice ma luminosa perché segnata da l'irrequietezza e dalla precarietà del tempo, affiancata dal respiro di autori che forse esistono solo nella mia testa, e dai loro figli di un epoca che talvolta non lo accettavano. I loro altereghi è possibile rintracciarli nelle loro pagine, protagonisti di molti romanzi in cui rimarcano le origini nei dialoghi, raccontano inoltre con un certo realismo la vita di ognuno di noi.
Descrivere spaccati di realtà, in cui non si dà tanto peso alla storia quanto ai risvolti interiori dei personaggi, riversando tutte le angosce e le paure racchiuse come in uno scrigno.
La scrittura, a questo proposito, diviene ancora di salvezza. Mi cambiò letteralmente, mi rivoltò come un guanto; mi permise di capire che senza non avrebbe più potuto respirare, piuttosto vedere orizzonti invisibili.
Mi sento viva solo quando siedo dinanzi alla scrivania e batto a macchina. E così pian piano, le parole fuoriuscivano a dispetto di ogni cosa. E se non avessero raggiunto nessunaltro, se non il mio cuore, poco importava. Il mio obiettivo di riflettere la realtà che vivo sulla sua pelle e vedo con i miei occhi è ispirazione per le mie conoscenze, il progredire di un bagaglio culturale che nel tempo può divenire sempre più ricco. Penso sia giusto per uomo essere, prima di ogni cosa, un uomo. Un essere umano. Ed io, come da essere umano, abbraccio certe letture da cui è possibile rivelare una certa produzione, una produzione non sempre acclamata e apprezzata, ma chiaro esempio per chi desidera cimentarsi nelle letture di romanzi in cui bisogna, per prima cosa, interpretare l'arte astratta, quella umana e non intellettuale. Se non si capisce appieno l'arte che nasce dall'amore, dalla passione, dal dolore, non si capirà mai niente.
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Primo fra tutti, come non citare un avventura amorosa di due anime dannate, contrite, legate da un amore indissolubile - fino a quando esaleranno il loro ultimo respiro, per poter così finalmente farli fuggire nell'unico luogo dove né il cielo né l'inferno potranno mai trovarli - che precipita irrimediabilmente, scena dopo scena, in una catena di catastrofi?!?
Titolo: Cime tempestose
Autore: Emily Bronte
Editore: Feltrinelli
N° di pagine: 428
Prezzo: € 9, 50
Trama: “Per Heathcliff e Catherine la gioia più grande è fuggire nella brughiera e restarci tutto il giorno. Sono spiriti liberi, selvaggi, ribelli. A loro non importa delle convenzioni sociali, di cosa pensano gli altri nel vedere insieme lui, semplice stalliere, e lei, ragazza di buona famiglia. Si piacciono, si amano. Almeno fino a quando non entra in scena Edgar: bello, ricco e raffinato. È così che il cuore di Catherine si spacca: da un lato la passione divorante per Heathcliff, sua anima gemella; dall'altro l'attrazione per Edgar e le lusinghe di una vita aristocratica. Una storia senza tempo, il racconto di un amore tormentato e di un legame fortissimo, indistruttibile, così potente da sconfiggere la morte.”




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