Per alcuni, alcuni lettori, leggere classici, i cosiddetti mattonazzi è qualcosa di simile alla sofferenza, quella condizione di malessere che non ha alcun fondamento logico, dettata dagli incauti sussulti di un cuore ancora giovane. Eppure, quando sono soggetta a “vedere” simili torture,chiudo spontaneamente la porta della mia stanza sul mondo isolandomi con quelle << persone >> di carta e inchiostro che riescono a capirmi. Indugiando impunemente più del necessario, origliando cose che non avrei dovuto ascoltare, intrufolandomi come una ladra e senza ritegno nei loro cuori e alle loro spalle per seguire i loro movimenti. Ho temporeggiato a tal punto e a lungo, che ho costruito una specie di corazza. Un tempo non vedevo di buon occhio chi giudicava un libro dalla sua copertina, o dalla sua imponente e mastodontica figura. Ma erano altri tempi, un altra epoca… una me più ingenua, più suscettibile e delle volte facilmente iraconda che bruciava come una fiamma al pensiero che dovessero << maltrattare >> i miei libri.
Respirare un’altra aria, l’età adulta, inevitabilmente ci pone dinanzi a delle scelte. Scivolare impunemente nell’eccentrico, nel banale, o, come diceva Dante nell’Iferno: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa?” Nel tempo, sono stata toccata dal significato di queste parole e, specialmente quando si parla di romanzi, di preferenze letterarie, non sempre è facile conciliare al diletto ciò che alberga nel nostro cuore. Ma non per questo incapace di ospitare un’infinità di testi, quei cosidetti mattonazzi, che tuttavia rivelano molto più di quel che sembra. Piccole tappe del mio vissuto, che potrebbero durare per sempre, ricoperta di una coperta di indifferenza che è alla base, quel segreto imprescindibile in cui posso bearmi di loro, incurante di qualunque fatto o evento esterno.
Titolo: Martin Chuzzlewit
Autore: Charles Dickens
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 1289
Trama: “Voi sapere con altrettanta sicurezza di me, che io giudico il “Chuzzlewit” la mia opera senza confronti migliore, sotto infiniti aspetti. Che io sono cosciente delle mie forze come mai prima d’ora. Che io so che, se la salute mi assisterà, potrò conservare il mio posto nell’animo degli uomini pensanti, anche se cinquanta romanzieri cominciassero a scrivere domani stesso”.

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