Ho avuto solo un attimo di sgomento, durante il corso della lettura. Dopo essermi buttata con grande entusiasmo fra le sue pagine - era da tanto che non leggevo qualcosa che profumasse di orientale - ho guardato dalla porta della mia stanza la distesa di bonsai che circondava il piccolo giardino zen, che uno dei protagonisti di questa storia dedicava in gran parte della giornata, e mi sono chiesta come facesse anche questa innocua raccolta di racconti essere così << magica >>. La risposta era semplice: tutto intorno a me. Come un'azione che non ha mai fine, ma che si accompagna nel tempo.
Con la fine dell’anno e l’approssimarsi di un’altro, questa raccolta di racconti ha funto da quel genere di storia nonchè nascondiglio legittimo e sicuro in cui, ogni volta le storie del mio amato Murakami si presentavano come delle apparizioni, i brutti ricordi che mi portavo dietro dal mondo reale svanivano.Immagini che, pur quanto mi sforzi a classificarle e confrontarle, sembrano rievocare qualcosa di famigliare. Nitide, tangibili in cui il mondo sembrava aver ritrovato il centro della realtà. I colori, le forme naturali, ma dettagliatamente screziati.
Il flusso insinuoso del tempo, che risulta difficile collocare nella psiche umana, su uno sfondo rurale, si riesce a "vedere" ma non avvertire. Acute riflessioni sulla vita, l'amore per la montagna e i boschi, far dono di una sensibilità che riconosca la bellezza e ricrearla, testimoniano una mente consapevole della natura articolata e pluralistica del mistero della psiche umana. Profonde concezioni che testimoniano una certa malinconia, e che dilagano su diversi fronti. Composte mediante una serie di consigli - dispensati in svariati momenti della giornata di cui non si conosce tuttavia l'origine. Si riesce a coglierne la saggezza, ma non a stabilire la durata. Una raccolta di racconti semplici, che è una poesia del silenzio. Dell'assenza, dell'isolamento, della solitudine. Della libertà di vagare senza una meta, che ha dentro vasti richiami per trovarne una collocazione. Poiché va oltre l'infinito, come un granello di sabbia ingoiato dalla spiaggia. Ti intestardisci a trovarla, ma sai che potresti tentarci anche un'intera vita. Per capirla veramente, per immedesimarsi completamente in loro, nei personaggi credo, bisognava essere stati lì. Rivestire i loro panni, e muoversi silenziosamente in quel periodo. In quella realtà parallela, nelle mani di un fato che ha un posto speciale da riservare.
Titolo: Uomini senza donne
Autore: Murakami Haruki
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 19 €
N° di pagine: 222
Trama: Una mattina Gregor Samsa si sveglia in un letto e scopre di essersi trasformato in un essere umano. Non ricorda nulla della sua vita precedente. Che fine ha fatto lo spesso carapace che lo proteggeva? E perché adesso è ricoperto da questa sottile, delicata pelle rosa? Chi, o cosa, era prima di quel risveglio? Insomma, adesso Samsa dovrà adattarsi alla nuova e "mostruosa" condizione di uomo. Quando però alla sua porta bussa una ragazza il cui fisico è deformato da un'enorme gobba, Samsa dovrà fare i conti con qualcos'altro di sconosciuto: il desiderio e l'erotismo visto con gli occhi di chi sa andare oltre le apparenze. Habara, il protagonista di "Shahrazad", è un uomo solo, confinato in una casa nella quale è vietato ogni contatto col mondo. Non sapremo mai perché, e in fondo non è importante: quello che sappiamo è che il suo unico svago sono le visite regolari di una donna misteriosa che lo rifornisce di libri, musica, film... e sesso. Ma soprattutto gli racconta delle storie, proprio come faceva Shahrazad. E in queste storie Habara si tuffa come un bambino, finalmente libero.





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