Tessuti a mezz'aria da creature incorporee, lavorate da uomini che soffrono, legate a cose volgarmente materiali.
Si tratta di malformazioni, creature che, come un increscioso dilemma, un quesito dell’anima, che talvolta mi pongo anch'io, grandi e profonde riflessioni su ciò che più considero davvero indispensabile, accecata dal profilo spigoloso di qualche autore solo o insoddisfatto, che come mura vecchie e ingrigite si staglia con uno strano profilo sull'orizzonte.
Eppure, Murakami Haruki mi fa questo effetto. La sua prosa, così pura, elegante, priva di genio ma ricca di quel surrealismo copioso che richiama alla mente un diletto tutto particolare, con messaggi di un linguaggio che non è del tutto sconosciuto, vibrano in modo che si riproducessero continuamente nel loro modo segreto. Non importa più nemmeno di ciò che si sta leggendo, è un piacere sottilmente fisico provocato dal puro disporsi della scrittura nello spazio, dalla leggerezza delle sue movenze, dal suono cristallino che fa rimbalzando sul tavolo di marmo della nostra attenzione. Ho riletto dunque questo romanzo - primissimo approccio con l’autore quindici anni fa - non tanto per curiosità, ma, in fondo per essere intrattenuta da un uomo di lettere a dir poco bizzarro. Come? Lasciandomi cullare dalla sua prosa scorrevole, entrando nella sua mente, nel suo corpo, facendo vibrare il mio cuore nel suo modo segreto.
Titolo: Kafka sulla spiaggia
Autore: Murakami Haruki
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 15 €
N° di pagine: 518
Trama: Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l'ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti a Takamatsu, nel sud del Giappone. Il primo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre, uno scultore geniale e satanico. Mentre il secondo, Nakata, fugge dalla scena di un delitto nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano nella nebbia dell'incomprensibile, schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino.
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