La cosa che più mi colpisce, in questi casi, quando cioè si conclude un mese e si è in procinto, vicinissimi, al successivo, sono le stesse letture. Non il numero, quello è sempre incerto, quanto i loro autori, le loro storie, la loro anima… Da lontano, chi mi legge, o sente, penserà di certo che io sia pazza. Quello che leggo e scrivo non è altro che lo specchio in cui mi rifletto, quando nel silenzio delle mie riflessioni siedo alla poltrona, apro un romanzo, sprofondo in esso, dimenticando la mia stessa vita. Tentenno, incerta, se farvi ritorno sia la scelta più adatta. Forse un gesto banale, patetico, ma ognuno di noi non incorre la felicità? A modo nostro, aneliamo a raggiungerla, patetiche creature che non si rendono conto di dover essere grati di essere in vita.. Ma che io, mediante lettura, parole, scrittura, in questa splendida cornice su cui posso affacciarmi, giorno dopo giorno, mi sento a casa. Fra le pareti del mio santuario magico, in un luogo in cui potrei perdere le mie tracce.. Questo mese, con gli occhi volti a quelle storie, quegli autori che, da lontano o nei pressi, turisti o figure onnipresenti, rovistando nel mio cuore e, anche se non tutti, lasciando una traccia del loro passaggio.
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La donna howardiana, quella però di queste pagine, cova nel suo cuore il peso di una condanna che è già di per sé sostanziale per la vita che scelse di vivere e non voleva di certo aggiungerci anche il bisogno, la necessità di << dover >> essere amata, che pur quanto delle volte sia stato necessario, urgente, era un’esaltazione dei sensi.
Valutazione d'inchiostro: 4 e mezzo






