Si nasce, si vive, si muore. Si lascia un segno, nella sabbia del tempo, senza chiedere niente in cambio. Senza che ci vengano ricordati o rievocati i motivi specifici per cui siamo qui, respiriamo, agiamo, marchiando però le parti più importanti del nostro essere. L’arrivo di un nuovo figlio di carta non comporta altro che assoggettarsi alle responsabilità, alcuni atti di riflessione che possono essere denunciati solo mediante lettura. Banalmente, un gesto semplice come quello di sedere in una comoda poltrona, aprire un romanzo e sprofondare tra le sue pagine comporta all’idea di poter vivere qualche rischio. Certe letture, per poter essere lette e fagocitate, necessitano che esse possano sposarsi, anche solo di poco, con alcuni squarci dell’anima di chi li legge. Bisogna, cioè, avvertire come il respiro caldo di chi li ha scritti, letti e vissuti, prima di noi, avvolgono il nostro spirito, le nostre membra. Avviluppando l’anima in quel piccolo bocciolo che, lentamente, stava prendendo vita. E mancando tale momento, tale magia, tale rito di passaggio, la lettura potrebbe apparire distaccata, incomprensibile, incerta; manca il contatto con il simbolo oggetto, manca l’idea di concretizzarsi in forme di sacralità.
Questa lettura fu frutto di comunione di pensieri, di ricordi, di momenti o episodi vissuti quando avevo 20 anni, in un periodo particolare della mia crescita interiore in cui l’unica magra consolazione fosse quella della sua lettura. Il desiderio di voler rievocare tutto questo, mi ha indotta a tornare fra le pagine di un testo che, quasi quattordici anni fa, consideravo come un capolavoro. La morte stessa vissuta con consapevolezza, forma di consolazione che avrebbe vegliato sull’anima di due creature fin troppo mature, consapevoli di essere entrati in un cielo di distruzione da cui presto o tardi ne sarebbero stati risucchiati.
Titolo: Proibito
Autore: Tabitha Suzuma
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 353
Trama: Fuori, nel mondo, Lochan non si è mai sentito a suo agio. Gli altri sono tutti estranei, alieni... Solo a casa riesce a essere se stesso. Maya ha sedici anni, è una ragazza sensibile, delicata e molto più matura di quello che la sua età richiederebbe. Lochan e Maya sono fratelli, e hanno altri tre fratellini da accudire: Kit, Tiffin e Willa sono la loro ragione di vita e la loro preoccupazione più grande, da quando il padre li ha abbandonati per una nuova famiglia e la madre ha iniziato a bere, si è trovata un altro uomo e a casa non c'è mai. I giorni passano e solo una cosa ha senso: essere vicini, insieme, legati, forti contro tutto e tutti. Per Maya, Lochan è il migliore amico. Per Lochan, Maya è l'unica confidente. Finché la complicità li trascina in un vortice di sentimenti, verso l'irreparabile. Qualcosa di terribile e meraviglioso allo stesso tempo, inaspettato ma in qualche modo anche così naturale. Qualcosa che, ancor prima di iniziare, è già condannato.


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