domenica, luglio 19, 2026

Diari di lettura

Nella mia comfort zone vivo sempre bene. C’è qualcosa nell’aria che, in svariati momenti della mia vita, con il silenzio delle mie riflessioni, tornano a galla vecchi ricordi, ferite non ancora rimarginate del tempo, mi alitano attorno, mi fanno stare in guardia e mi impediscono di abbandonarmi alla profondità della spensieratezza. Essere dentro la mia comfort zone equivale a leggere storie profonde, drammatiche, talvolta pesanti talvolta impegnative che anche quando sembrano riposare silenti erano sempre per momenti di tranquillità piuttosto brevi, leggeri, da cui la vita mi sferza giorno dopo giorno in faccia per risentire di queste << presenze >>, per guardarmi attorno e non vedere niente. Niente che sia come ciò che vedo nel mio mondo.

Durante il lungo percorso della mia vita, non poche volte è accaduto che bussarono alla mia porta amici di penna che non vedevo da tantissimo tempo. Ristabilendo un contatto, in una manciata di ore o giorni, valicando le porte del mio salotto virtuale con la proposta di una rilettura a sfondo realista/ sociale, a distanza di qualche anno.

Quello che mi proposero i loro l’autore furono nient’altro che diari, squarci di pensieri le cui azioni si svolgono in svariati luoghi del mondo, ma che la sceneggiatura sembra essere costruita in un luogo remoto e imprecisato, sotto qualche regime bellico, che sfidava ogni fantasia dell’orrore; non così spaventoso nel vero e proprio senso del termine, ma parecchio riflessivo più di quel che io stessa potessi immaginarmi. Il loro personalissimo mondo era stato rovesciato, la cittadella della loro anima decimata da un regime tendenzialmente supremo e crudele, la gente decimata da continui assetti sociali e politici che annientano inesorabilmente. Erano tutti finiti a << fare da concime nei campi >>, perché anche i più volenterosi dovevano almeno come schiavi servire qualcosa.

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immagini vaghe, sfocate e incomprensibili; personaggi privi d'identità; acute riflessioni sulla vita o profonde concezioni che trasmettono una certa malinconia.


Titolo: Un amore di carta
Autore: Jean Paul Didierlaurent
Prezzo: 15,00 €
Casa editrice: Rizzoli
Numero di pagine: 190
Trama: Guylain Vignolles è un invisibile, uno di quegli esseri solitari che nessuno nota. Lavora in una fabbrica di riciclaggio, al servizio di un'impietosa trituratrice di libri invenduti soprannominata "la Cosa". Nient'altro gli dà gioia, se non leggere a voce alta ogni mattina, sul solito treno delle 6:27, qualche pagina scelta a caso tra le poche che il giorno prima è riuscito a salvare dai denti d'acciaio dell'infernale macchinario. Questo fin da quando, un mattino sul treno trova una chiavetta USB. Rosso granata, che contiene il diario di una giovane donna: settantadue file scritti al computer da una certa Julie, signorina addetta ai bagni di un centro commerciale, pagine su pagine che irrompono come un diluvio nella sua vita sempre uguale. E dalle quali Guylain non saprà trovare riparo. Jean - Paul Didierlaurent ha scritto una storia d'amore al quadrato tra un uomo e una donna che si scoprono legati dalla passione per la lettura e ha dipinto un universo positivo nonostante tutto, perché sopra la coltre grigia di un'esistenza scandita da una routine desolante qualcosa c'è che solleva il cuore e apre lo sguardo: le parole, e le storie che le parole raccontano.

venerdì, luglio 17, 2026

Gocce d'inchiostro: Amarsi - Elizabeth Jane Howard

Non ci volle molto che osservassi l’andirivieni di tutta questa gente che mi si era avvicinata, io mi ero spinta forse un pò troppo oltre, con devozione, inchinandomi ai loro piedi, toccando ogni lembo di pelle così esposta, nuda ai miei occhi. Le commedie americane firmate da un’autrice come Elizabeth Jane Howard suscitano quasi sempre infinite possibilità. Una fra queste, quella che ognuno delle sue storie lasci qualcosa: un solco profondo che solo il tempo avrebbe marginato. Amarsi, come le intemperie di un tempo crudele ed egoistico, resiste alle vessazioni di cuori deboli, fragili il cui passato è un filo rosso reciso da qualcuno di sconosciuto e diabolico, ma che il suo processo di assimilamento è stato davvero una cassaforte di antica saggezza, come altri romanzi che hanno esplicato in passato, che alla lunga sarebbe stato interessante coglierne ogni frammento. Dedicarsi amorevolmente alle cure di un cuore pulsante, giovane ma già oggetto di rimostranze poco affettive che anziché curare lo spirito lo annichiliscono fu esattamente quel compito prefissato dalla sua autrice per incorrere in una rinascita. In un processo di liberazione, catarsi dal quale la Howard attinse da ogni fonte di saggezza che cercava. Aggiungendo che l’essere legati a qualcosa o qualcuno non è una forma incorruttibile di dipendenza, quanto espressione che può mantenere la sua originalità, la sua forza nella spontaneità, nello sfolgorante certezza di un futuro incerto ma plausibile.


Titolo: Amarsi

Autore: Elizabeth Jane Howard

Casa editrice: Fazi

Prezzo: 20 €

N° di pagine: 528

Trama: Per Persephone Plover, figlia anglo-greca di genitori distanti e negligenti, i giorni dell'infanzia sono ormai lontani; a vent'anni, reduce da una storia d'amore finita male, deve fare i conti con le difficoltà del mondo adulto e la sua unica ancora di salvezza è l'amata zia Florence, con la quale vive in una bella villetta londinese. Nel frattempo Jack Curtis – un milionario fattosi da sé – ha acquistato Melton House, una sontuosa tenuta di campagna, e ha deciso di assumere Florence, curatrice di giardini, perché si occupi di sistemare il parco. Fresco di divorzio, l'uomo si invaghisce di Persephone e fa sì che la ragazza segua la zia e si stabilisca insieme a lei a casa sua. Nelle vicinanze vivono i fratelli Musgrove, Thomas e Mary, che vorrebbero rientrare in possesso della tenuta, originariamente appartenuta ai loro genitori, ma faticano a riprendersi dopo la tragica morte di Celia, moglie di Thomas. Ai due si aggiunge Francis, il fratello di Celia, pittore di scarso successo rifugiatosi anche lui fuori città in attesa di capire quale sarà il suo futuro. Ognuno ha una ferita da cui guarire e ognuno, a modo suo, ha bisogno d'amore. Le loro strade si incroceranno e si ingarbuglieranno non senza complicazioni, finché tutti troveranno ciò che cercavano… o forse qualcosa di molto diverso.

mercoledì, luglio 15, 2026

Nella baia delle parole: romanzi divini

Ho viaggiato in compagnia di personaggi dalle splendide fattezze, attraverso un paese martoriato a raccogliere i frutti di una certa follia. La gente così stanca, così inebetita dalla consapevolezza di non poter raccontare cosa si è costretti a fare per vivere, nel XXI secolo. Non si è più gli stessi, le tracce di queste sofferenze erano dovunque e la carica invisibile del dolore che si protrae come fiati di vapore nell’aria si accumulano riempiendone l’aria, appesantendo ogni silenzio, ogni ambizione e rendeva vane qualunque speranze. Anche io avverto spesso questo << malessere generale >> che, in un certo senso, è stato avvertito da un vasto numero di autori gravare come un fardello fin troppo pesante sopra le loro spalle. Non era possibile bearsi nella consapevolezza di poter affacciarsi al mondo, senza poter fare niente, senza pensare istintivamente che per raggiungere piani alti era necessario almeno essere in quelli bassi.

L’incontro/ scontro con queste figure evanescenti, leggiadre, avvenenti indurranno queste storie a prendere una strada tutta loro. Non sarà facile districarsi fra le maglie di trame apparentemente semplici, sfilate dagli scaffali di librerie sempre più grandi, repentinamente. Era stato il giorno in cui il passato tornò a bussare alla mia porta, e che con mio grande imbarazzo avevo relegato queste opere in un cassetto della memoria mai più aperto. Ma mentre mi affanno a divorare libri su libri, mi rendo conto che sono troppo le storie, i libri che vorrei leggere. Il tempo è sempre troppo poco, gli impegni sempre più importanti e consapevole che leggere tutto quello che si desidera è davvero impossibile: le mie librerie, presto o tardi, si riempiranno di opere mancanti di autori preferiti e non, ma pur quanto desideri cibarmi mi rendo conto è un’impresa davvero terribile. Così, sull’onda dell’impulso, ecco come l’eco di storie che credevo perdute, con disincanto e cinismo, allegorici ma tendenzialmente maschili, col profumo della solitudine che aleggia attorno alla mia anima come una specie di forma, ecco sopraggiungere queste dee, queste divinità come una visione illogica, maledetta e profusa di uomini comuni unanimi e volenterosi.

Scivolando nelle stanze buie della mia anima acquisendo una certa capacità di condividere i sentimenti umani. Perché sebbene si desideri far sentire la propria voce in un mondo di voci, allontanarsi dal proprio guscio, non si può fare niente se non condividere questa triste condizione di essere sovrastati da forze più potenti. La forza delle passioni che battono orgogliosi nei nostri cuori sorvegliando il sonno di un’umanità addormentata, e a cui ci si aggrappa constatando come ciò che sembrerebbe ridicolo, assurdo o superstizioso ha ora acquisito un certo valore pensando, crescendo, respirando, trasformandosi in una storia in cui le parole hanno una certa importanza.

Scenario solenne che appare nella sua severa opulenza ma dominata da un teatro di azioni in cui la gente è costretta a lasciare le loro terre, il loro luogo natio imponendosi sul popolo mediante pene o crocifissioni che sottolineano a sottomettere i suoi cittadini all’impossibile, all’impossibilità di possedere un armata colonica fenice come Cartagine, rifiutando un tipo di alleanza che avrebbe condotto a rispettare il più forte su chi la protegge. Vincendo sull’impossibile, concedendo un tipo di riflessione per gli uomini dinanzi ad un Destino furente come questo.


Titolo: Salambò

Autore: Gustave Flaubert

Casa editrice: Ippocampo
Prezzo: 25€
N° di pagine: 400
Trama: La riscoperta del capolavoro di Flaubert attraverso le illustrazioni di un’artista Art déco di una modernità sconvolgente. Mentre Cartagine è in lotta contro i mercenari assoldati nella Prima guerra punica – esasperati per non aver ricevuto il compenso pattuito –, uno dei capi della rivolta, Matho, finisce per innamorarsi della figlia di Amilcare Barca, dopo averla intravista a una festa. Romanzo epico dallo stile esuberante, Salambò ha avuto nel tempo diverse edizioni illustrate, grazie a nomi come François-Louis Schmied e Georges-Antoine Rochegrosse. Nel 1928, per la prima volta, si cimenta in tale impresa anche una donna, Suzanne-Raphaële Lagneau(1890-1985), con 76 illustrazioni a colori il cui stile, essenziale ed elegante, anticipa quella « linea chiara » che si imporrà soprattutto nel fumetto a partire dagli anni Cinquanta. Con questa lussuosa edizione, L’ippocampo si propone di ridare finalmente il giusto merito a un’artista troppo a lungo dimenticata.

lunedì, luglio 13, 2026

Gocce d'inchiostro: Diario 4 - Anaïs Nin

Fra gruppi di artisti, scrittori, lettori, poeti, Anais Nin si inserì con a fianco un’icona del femminismo che avrebbe interpretato l’arte come incarnazione di una comunicazione fatta di corpi, sguardi e gesti. Il suo nome? Eleonora Duse, amante di Gabriele D’Annunzio, dalla quale la Nin ha ridefinito la percezione del femminile. La Duse, mediante un’innovativa fisicità nervosa e trattenuta, aveva anticipato i tempi. E Anais Nin, pioniera del Diario e della scrittura erotica, attinse dalle sue speculazioni artistiche la possibilità di esplorare l’interiorità più a fondo. Più profondamente. I canoni del teatro ottocentesco erano stati scardinati, la recitazione moderna interiorizzata dall’autenticità emotiva. In una società dominata da gesti enfatici e declamazioni teatrali artificiali, la via della spontaneità assoluta fu l’unica via mediate cui sarebbe stato possibile mostrarsi così come Dio ci aveva fatto.

Questa quarta raccolta di diari porta in scena la psicologia frammentaria della donna moderna che interpreta la figura femminile come quella dominata, tormentata, anticonformista che supera i vecchi e rigidi canoni del teatro. L’incarnazione dell’attrice coincide con quella della donna, ritratta per la Nin come colei dotata di << parola >>, incurante della violenza, di ogni umiliazione subita, lottando per far emergere la propria voce creativa in un’epoca dominata da figure maschili ingombranti. Rifiutando l’isolamento ma non limitandosi a copiare i dettami maschili, quanto facendo della scrittura l'ennesima forma di esplorazione, modello di liberazione e autoanalisi.


Titolo: Diario 4

Autore: Anaïs Nin

Casa editrice: Bompiani

Prezzo: 13 €

N° di pagine: 305

Trama: 1944: sono anni, ormai, che Anaïs Nin vive a New York, eppure la costante di estraneità e disagio è sempre viva in lei. Rifiuta l'integrazione in un mondo unidimensionale e cristallizzato, lotta contro l'ottusità, il grigiore delle persone che incontra, che non sanno cosa sia la gioia, la serenità, la musica, che "sono o fatte d'acciaio e cemento o ridotte a cavallo da soma". L'unica via da seguire, l'unica risposta a un modo di vivere autentico, è sempre la stessa: concentrazione sul rapporto di ogni di ogni singolo con i suoi singoli e con le cose. Il mondo di Anaïs Nin esclude ogni forma di snobismo, ogni essere umano è unico e irripetibile ed è per questo che nel suo diario troviamo lo stesso interesse per sconosciuti e personaggi celebri. Prefazione di Antonio Debenedetti.

sabato, luglio 11, 2026

Marchi indelebili: romanzi poetici

Non oltrepassando più di tanto i limiti del possibile, ma vivendo in un mondo molto simile al mio, una furiosa beatitudine ha cozzato contro tante ombre perplesse, quasi sempre insoddisfatte e solitarie e averle ascoltate è uno dei motivi che mi ha spinto a sedere alla scrivania e riporre queste poche righe. Negli anni che hanno scandito giornate perennemente colorate di svariate sfumature, questi amici di carta e inchiostro hanno ghermito la mia anima e approcciatovi con estasi, dolore e amore. Prigionieri di noiosi attimi di vita quasi sempre uguali a se stessi, anime costrette a vagare lungo la riva dell’assurdo in cui l’amore è quel sentimento assoluto che muove ogni cosa. Esprime ciò che siamo e cosa siamo, colma ferite incolmabili del passato, ascende a forze mistiche e solenni poiché rievoca il passato.

Ho accolto così queste storie, e il lirismo di cui sono amalgamate, rivestite come una seconda pelle, rendendo grazie ai loro creatori: sfide letterarie che avrei voluto cogliere prima. Nel buio interno delle palpebre, ho visto elogiare, replica oggettiva, visi amati, piccoli fantasmi di colorito naturale. E nel mentre la mia anima andava in estasi e si innalzava su fiumi d’inchiostro che ancora bruciano la mia pelle, un amore irruente e segnato da quella ferocia che spesso distrugge la vita mi castigò come una punizione eterna, una simpatia molto prossima alla santità che riaffiorò placando quella muta frenesia di possesso che avrebbe sorpreso i due amanti, assimilando sino all’ultima particella lo spirito e la carne dell’altro. In sprazzi di memorie di una vita lontana, passata, che inducono a domandarci se nello scintillio della bellezza e dei sogni abbia avuto origine quella crepa che percorse la vita dei protagonisti.

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Questo consumarsi lentamente fra la vita e la morte mi era entrato sotto pelle, quel treno che conduce al paradiso che si impantana in stazioni umidi e soffocanti, non in maniera spropositata ma nemmeno ridotta, mi dava pensiero. E' un po' quel genere di domanda che ancora la scienza non riesce a dare una risposta, anche se penso che la catena di eventi che determinano il nostro personale destino dipenda proprio da noi stessi. 


Titolo: L'ultima canzone

Autore: Nicholas Sparks

Prezzo: 20,00 €

Casa editrice: Frassinelli

Trama: A quattordici anni, la vita di Veronica Miller, detta Ronnie, è stata completamente stravolta dal divorzio dei genitori e dall'allontanamento del padre, che da New York si è trasferito a Wilmington, in North Carolina. Tre anni dopo Ronnie è ancora fiduciosa, soprattutto con lui, che non vede quasi mai. Finché sua madre non decide - nell'interesse di tutti, secondo lei - di mandarla a trascorrere l'estate nella sperduta cittadina affacciata sull'oceano dove il padre di Ronnie, ex pianista e insegnante di musica, vive un'esistenza tranquilla in sintonia con la natura, tutto concentrato nella creazione di un'opera destinata alla chiesa locale.

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