C’è qualcosa di affascinante, magnetico ma anche di suggestivo nell’assimilare storie che, per qualche momento, ci atteniamo alla loro credibilità. Le letture che mi piace vivere, evocare da semplici pagine bianche sono quelle che riflettono l’inquietudine di un secolo, quello dell’ottocento e del novecento, intrappolato nelle solide gabbie delle convenzioni, dei mancati assetti economici e sociali, che tuttavia aggiungono, donano molto più di quel che si pensa, alla mia banalissima vita. Qualcosa che niente e nessuno mi ha mai donato, mi donerà, né tantomeno dona, ma solo conquistare, qualcosa che non è mondo della materia, ma dello spirito.
Lo spirito, però, a volte, si diverte a gironzolare in luoghi da cui si sente attratto, di appartenere, azzerando quello che potrebbe essere, con ciò che sarà. I romanzi orrorifici, quelli che pullulano vicende scabrose che lasciano un segno, un solco profondo non solo nell’anima di chi li legge, ma anche nella coscienza, coinvolgono quasi sempre in progetti di dimensioni globali. Quali progetti? Quello di, ad esempio, leggere TUTTO quello che ha scritto Stephen King… ma per questo, credo avrei bisogno di appropriarmi dell’eternità dei vampiri della Meyer. Ma una delle più grandi << tragedie >> della mia vita, da cui tento invano di dimenarmi, liberarmi: la letteratura orrorifica vanta uno splendido, vertiginoso catalogo di testi ancora da leggere - non solo Kinghiani! E queste letture, questi testi, ne sono solo una parte!




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