lunedì, luglio 27, 2026

Parole di troppo: romanzi istruttivi 2°

L'inaspettata consapevolezza di essere vivi, e allo stesso tempo di non esserlo, non andando più in giro come un morto, ci induce a guardarci con gli occhi di un altro. L’essere umano è spesso tormentato continuamente da un demone perfido che lo costringe a ridurlo in un involucro senza anima, l’inconoscibile, e a quel punto è completamente perduto. 

Con un discreto bagaglio di esperienze alle spalle, un particolare tipo di esperienze che non mi stanco mai di voler sperimentare, ho sempre creduto che certe forme di malvagità sia possibile esorcizzare mediante un semplice atto. Sedersi in una morbida poltrona, in un letto, dinanzi a un recalcitrante computer, aprire un libro, e immergersi nel sapere, nella conoscenza. Solo così quello che ci appariva sconosciuto, diviene conosciuto, o, perlomeno, è possibile scorgerne anche una parvenza, in un mondo che di normalità ha ben poco, incoraggiando noi poveri relitti ad accettare questo insolito invito ed esplorare nuovi confini.

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L'istruzione estremamente importante perchè diviene esplorazione di temi come la giustizia, l'empatia e il pregiudizio, ma soprattutto insegna che l'educazione (sia quella formale a scuola che quella morale fornita dal padre Atticus) è lo strumento principale per superare l'ignoranza e la paura del diverso.

Titolo: Il buio oltre la siepe

Autore: Harper Lee

Casa editrice: Feltrinelli

Prezzo: 10 €

N° di pagine: 290

Trama: Anni Trenta del secolo scorso. In un sonnolento paese del profondo Sud degli Stati Uniti, l’avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d’ufficio di un afroamericano accusato di aver stuprato una ragazza bianca. Scout, figlia di Atticus e indimenticabile voce narrante della vicenda, ci mostrerà il duro pregiudizio razzista e la battaglia di un uomo per salvare un’innocente.

sabato, luglio 25, 2026

Gocce d'inchiostro: Le delizie della signorina Ashikawa - Takase Junko

Ho preso qualche cantonata, qualche batosta, cocenti delusioni con i romanzi di letteratura nipponica, dotati di un io slegato dal tempo e dallo spazio ma non a ciò che era custodito nella gabbia toracica dei loro autori, che come un biglietto da visita avrebbero funto da specchietto per le allodole per chiunque nutrisse un briciolo di interesse. Per me, in questi casi, a prevalere è il messaggio che queste letture dovrebbero trasmettere, dare: il titolo, una bella copertina non bastano per soddisfare certe mie richieste. Certi miei incauti sussulti, certe necessità letterarie che, me ne rendo conto, ho maturato nel tempo mediante la lettura assidua dei classici - unico mondo in cui vorrei viverci, stanziare per sempre. E quando capitò che dovessi leggere questo romanzo non ci pensai due volte a comportarmi come faccio sempre: munita di taccuino, penna e dizionario, col Kobo sulle gambe a mò di leggio, desiderosa di cogliere quel messaggio, quel << segreto >> che celavano le loro pagine.  Pur di non essere impreparata, qualcosa avrei dovuto cogliere: questo romanzo, la sua lettura, non si è rivelata così criptica, quell'identità a sé da cui non credevo di poter uniformarmi. Quanto una critica ironica volta ai ritmi del lavoro disumano della società moderna, specialmente quello giapponese, nonché riflessione sul valore salvifico che ha un pasto, specialmente se esso è consumato in compagnia, nel prendersi cura non solo del fisico ma anche del corpo. Un’identità a sé stante, che non possiede poi niente di speciale da tanti altri romanzi di questo tipo, ma che ha richiesto la mia attenzione: un’attenzione che è stata ben spesa, in questi ultimi giorni di luglio.


Titolo: Le delizie della signorina Ashikawa

Autore: Takase Junko

Casa editrice: Marsiglio

Prezzo: 16 €

N° di pagine: 128

Trama: È possibile che il cibo, quando è condiviso, abbia un sapore migliore? Davvero mangiare insieme rappresenta un momento di felicità?

Nitani, impiegato ligio e ambizioso in una grande azienda dell’area metropolitana di Tokyo, non ci crede proprio, anzi: l’idea che il suo tempo possa essere in qualche modo condizionato da pranzo e cena gli è insopportabile.

E se bastasse una pillola per nutrirsi, lui sarebbe l’uomo più felice sulla terra.

Tra una pausa a base di noodles istantanei e un corso di aggiornamento, Nitani comincia a sviluppare un’antipatia mista ad attrazione per la graziosa Ashikawa, la collega colpevole ai suoi occhi di fare solo il minimo indispensabile e, allo stesso tempo, in grado di impersonare con la sua fragilità che invoca protezione la figura della moglie perfetta, così come vuole l’educazione con cui è cresciuto.

Oltretutto, per farsi perdonare le frequenti assenze in ufficio, Ashikawa prende l’abitudine di preparare per i colleghi deliziosi ed elaborati dolci fatti in casa.

E in una società che impone ritmi professionali impietosi, la sua diventa una scelta rivoluzionaria, in cui la rivendicazione della cura di sé e degli altri e la ricerca dell’appagamento passano anche attraverso l’amore per il cibo.

Le delizie della signorina Ashikawa mette in scena le contraddizioni di un paese diviso tra regole ed eccessi, tradizionalismo e ribellione, dove è quasi impossibile trovare un equilibrio tra la carriera e il privato; una scissione che si riflette anche nel modo in cui ognuno sceglie di fare la spesa.

Un romanzo gustoso, che intreccia il fascino pop della cucina del Sol Levante a un’ironica satira contemporanea, finendo per rivelare una ricetta per una vita più serena.

giovedì, luglio 23, 2026

Incauti sussulti del cuore 4°

Accogliere letture di svariato tipo, in questo piccolo salotto letterario, mi induce quasi sempre ad accettare proposte letterarie piuttosto interessanti. Mi vengono proposte delle storie, degli incontri che in compagnia di svariati personaggi mi concedono l’opportunità di vivere esperienze illuminanti. Impegnata ad accettare più di una proposta a rivivere ciò che credevo di aver perduto A ogni passo che compio nel mondo della letteratura straniera e dei classici, la vita mi offre qualcosa di speciale la cui provenienza è per me sconosciuta ma capace di guarire o deliziare nel loro caldo abbraccio. Ed il tutto si riduce nel piacere di convolare fra le pagine di storie semplici ma profonde, centellinate e raccontate come una barba di fili sottilissimi, ottimi, i quali fanno parte di una pannocchia di granturco matura e godibile. Questo per dire, che nonostante la mia naturale diffidenza nell’approccio con un testo di certe storie serberò un ricordo speciale. Costruendo un alveare da cui mi sono rifugiata dagli assalti esterni della monotonia, della routine, crescendo, respirando vicino al mio cuore.

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Amico del sognante amore di cui lo stesso sogno di cui è impregnato costituisce un’immagine segreta ma un po' distorta alimentata dalla presenza di una figura inspiratoria. Romantico per natura, per lo spirito del tempo, aperto a tutto ciò che è bello, elevato all’anima pura e bella, meravigliosa riesposizione di ciò che è avvenuto per Puskin in questo Giardino dell’Eden.


Titolo: Eugenio Onegin
Autore: Aleksandr Puskin
Casa editrice: Bur Rizzoli
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 640
Trama: Questa raccolta di capitoli multicolori è il frutto trasandato dei miei piaceri, delle mie insonnie, del facile estro, degli anni immaturi e di quelli appassiti, delle fredde osservazioni della ragione e delle note dolorose del cuore.” Così Puškin stesso spiega l’Eugenio Onegin, romanzo in versi che ha ispirato l’omonima opera lirica di Cajkovskij. Eugenio Onegin è un giovane istruito alle migliori scuole francesi, egoista e annoiato, che dopo aver ricevuto un’eredità si trasferisce da Pietroburgo in campagna. Lì inizia a frequentare la casa della signora Larin, che vive con le due figlie, Tatiana e Olga. Dal cinismo di Onegin, la tristezza di Tatiana e le frivolezze di Olga nascono giochi di ironia, cenni aforistici e ammiccamenti verbali che permeano di poesia il capolavoro di Puškin.

martedì, luglio 21, 2026

Gocce d'inchiostro: Un'amicizia pericolosa - Suzanne Rindell

Scovare un lavoro che possa donarci un certo rispetto, una certa dignità è una forma latente di sopravvivenza a cui si aggrappano la maggior parte degli esseri umani. A volte mi chiedo come facciano certi miei coetanei a sopravvivere senza, ma affinchè mantenga quella bolla di felicità che lentamente ho costruito e che tento giorno dopo giorno di poggiare su fondamenta stabili, concrete, il lavoro è una forma costante di benessere di cui non posso proprio farne a meno. Nel 1924 il lavoro, specialmente quello femminile e, con esattezza, quello di dattilografa, rappresentava la prima grande rivoluzione nel mondo impiegato. Grazie alla macchina da scrivere, il lavoro si era spostato dai vecchi registri cartacei alla produzione meccanica di documenti, offrendo a molte donne la prima vera opportunità di indipendenza economica e di ingresso negli uffici. Essere dattilografa (spesso unito alla stenografia) era considerato un lavoro moderno e rispettabile, tanto da essere al centro della cultura dell'epoca. Nei primi anni 20, l’importanza di proteggere il proprio benessere emotivo e culturale divenne oggetto di biasimo per quei poveri relitti che restano intrappolati in dinamiche di manipolazione, controllo, o isolamento, insegnando a riconoscere quando un rapporto non è più basato sul rispetto e sulla crescita reciproca. Suzanne Rindell, a questo proposito, ci conferisce un quadro raffinato, delicato e peccaminoso in cui la crescita della propria identità, il rispetto a mantenerla integra e intatta è un esempio di emancipazione, rivolta femminile che, alimentata da un certo coinvolgimento, è una forma gradevole e ben bilanciata di letteratura moderna che sfida i canoni imposti dal classicismo.

Titolo: Un'amicizia pericolosa

Autore:  Suzanne Rindell

Casa editrice: Nord

Prezzo: 17, 60 €

N° di pagine: 358

Trama: Odalie … quella mattina del 1924, quando si è seduta alla scrivania accanto alla mia, avrei dovuto capire che avrebbe sconvolto la mia vita. Già da due anni lavoravo come dattilografa alla centrale di polizia di Manhattan e conducevo una vita tranquilla, ordinaria. Ero una ragazza all'antica: sebbene intorno a me il mondo stesse cambiando, non avevo mai nemmeno pensato di tagliarmi i capelli o d'iniziare a fumare. Poi è arrivata Odalie. Il suo caschetto nero. I suoi vestiti eleganti, la disinvoltura con cui teneva la sigaretta … Odalie er a così spregiudicata, così sicura, così moderna. In quei giorni, mi sono resa conto che volevo essere come lei e che avrei fatto qualsiasi cosa pur di riuscirci. Per questo ho accettato di trasferirmi nel suo lussuoso appartamento e l'ho accompagnata alle feste dove si beveva champagne e si ballava fino all'alba al ritmo della musica jazz. E per questo non ho detto nulla quando mi sono accorta che aveva falsificato alcuni rapporti di polizia. Volevo solo proteggerla. Non potevo immaginare che mi stesse semplicemente usando. Che mi stesse mentendo. Come avrei potuto? Odalie era più di un'amica per me. Era il mio ideale di donna. E invece lei stava architettando la mia rovina …

domenica, luglio 19, 2026

Diari di lettura

Nella mia comfort zone vivo sempre bene. C’è qualcosa nell’aria che, in svariati momenti della mia vita, con il silenzio delle mie riflessioni, tornano a galla vecchi ricordi, ferite non ancora rimarginate del tempo, mi alitano attorno, mi fanno stare in guardia e mi impediscono di abbandonarmi alla profondità della spensieratezza. Essere dentro la mia comfort zone equivale a leggere storie profonde, drammatiche, talvolta pesanti talvolta impegnative che anche quando sembrano riposare silenti erano sempre per momenti di tranquillità piuttosto brevi, leggeri, da cui la vita mi sferza giorno dopo giorno in faccia per risentire di queste << presenze >>, per guardarmi attorno e non vedere niente. Niente che sia come ciò che vedo nel mio mondo.

Durante il lungo percorso della mia vita, non poche volte è accaduto che bussarono alla mia porta amici di penna che non vedevo da tantissimo tempo. Ristabilendo un contatto, in una manciata di ore o giorni, valicando le porte del mio salotto virtuale con la proposta di una rilettura a sfondo realista/ sociale, a distanza di qualche anno.

Quello che mi proposero i loro l’autore furono nient’altro che diari, squarci di pensieri le cui azioni si svolgono in svariati luoghi del mondo, ma che la sceneggiatura sembra essere costruita in un luogo remoto e imprecisato, sotto qualche regime bellico, che sfidava ogni fantasia dell’orrore; non così spaventoso nel vero e proprio senso del termine, ma parecchio riflessivo più di quel che io stessa potessi immaginarmi. Il loro personalissimo mondo era stato rovesciato, la cittadella della loro anima decimata da un regime tendenzialmente supremo e crudele, la gente decimata da continui assetti sociali e politici che annientano inesorabilmente. Erano tutti finiti a << fare da concime nei campi >>, perché anche i più volenterosi dovevano almeno come schiavi servire qualcosa.

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immagini vaghe, sfocate e incomprensibili; personaggi privi d'identità; acute riflessioni sulla vita o profonde concezioni che trasmettono una certa malinconia.


Titolo: Un amore di carta
Autore: Jean Paul Didierlaurent
Prezzo: 15,00 €
Casa editrice: Rizzoli
Numero di pagine: 190
Trama: Guylain Vignolles è un invisibile, uno di quegli esseri solitari che nessuno nota. Lavora in una fabbrica di riciclaggio, al servizio di un'impietosa trituratrice di libri invenduti soprannominata "la Cosa". Nient'altro gli dà gioia, se non leggere a voce alta ogni mattina, sul solito treno delle 6:27, qualche pagina scelta a caso tra le poche che il giorno prima è riuscito a salvare dai denti d'acciaio dell'infernale macchinario. Questo fin da quando, un mattino sul treno trova una chiavetta USB. Rosso granata, che contiene il diario di una giovane donna: settantadue file scritti al computer da una certa Julie, signorina addetta ai bagni di un centro commerciale, pagine su pagine che irrompono come un diluvio nella sua vita sempre uguale. E dalle quali Guylain non saprà trovare riparo. Jean - Paul Didierlaurent ha scritto una storia d'amore al quadrato tra un uomo e una donna che si scoprono legati dalla passione per la lettura e ha dipinto un universo positivo nonostante tutto, perché sopra la coltre grigia di un'esistenza scandita da una routine desolante qualcosa c'è che solleva il cuore e apre lo sguardo: le parole, e le storie che le parole raccontano.

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