mercoledì, luglio 15, 2026

Nella baia delle parole: romanzi divini

Ho viaggiato in compagnia di personaggi dalle splendide fattezze, attraverso un paese martoriato a raccogliere i frutti di una certa follia. La gente così stanca, così inebetita dalla consapevolezza di non poter raccontare cosa si è costretti a fare per vivere, nel XXI secolo. Non si è più gli stessi, le tracce di queste sofferenze erano dovunque e la carica invisibile del dolore che si protrae come fiati di vapore nell’aria si accumulano riempiendone l’aria, appesantendo ogni silenzio, ogni ambizione e rendeva vane qualunque speranze. Anche io avverto spesso questo << malessere generale >> che, in un certo senso, è stato avvertito da un vasto numero di autori gravare come un fardello fin troppo pesante sopra le loro spalle. Non era possibile bearsi nella consapevolezza di poter affacciarsi al mondo, senza poter fare niente, senza pensare istintivamente che per raggiungere piani alti era necessario almeno essere in quelli bassi.

L’incontro/ scontro con queste figure evanescenti, leggiadre, avvenenti indurranno queste storie a prendere una strada tutta loro. Non sarà facile districarsi fra le maglie di trame apparentemente semplici, sfilate dagli scaffali di librerie sempre più grandi, repentinamente. Era stato il giorno in cui il passato tornò a bussare alla mia porta, e che con mio grande imbarazzo avevo relegato queste opere in un cassetto della memoria mai più aperto. Ma mentre mi affanno a divorare libri su libri, mi rendo conto che sono troppo le storie, i libri che vorrei leggere. Il tempo è sempre troppo poco, gli impegni sempre più importanti e consapevole che leggere tutto quello che si desidera è davvero impossibile: le mie librerie, presto o tardi, si riempiranno di opere mancanti di autori preferiti e non, ma pur quanto desideri cibarmi mi rendo conto è un’impresa davvero terribile. Così, sull’onda dell’impulso, ecco come l’eco di storie che credevo perdute, con disincanto e cinismo, allegorici ma tendenzialmente maschili, col profumo della solitudine che aleggia attorno alla mia anima come una specie di forma, ecco sopraggiungere queste dee, queste divinità come una visione illogica, maledetta e profusa di uomini comuni unanimi e volenterosi.

Scivolando nelle stanze buie della mia anima acquisendo una certa capacità di condividere i sentimenti umani. Perché sebbene si desideri far sentire la propria voce in un mondo di voci, allontanarsi dal proprio guscio, non si può fare niente se non condividere questa triste condizione di essere sovrastati da forze più potenti. La forza delle passioni che battono orgogliosi nei nostri cuori sorvegliando il sonno di un’umanità addormentata, e a cui ci si aggrappa constatando come ciò che sembrerebbe ridicolo, assurdo o superstizioso ha ora acquisito un certo valore pensando, crescendo, respirando, trasformandosi in una storia in cui le parole hanno una certa importanza.

Scenario solenne che appare nella sua severa opulenza ma dominata da un teatro di azioni in cui la gente è costretta a lasciare le loro terre, il loro luogo natio imponendosi sul popolo mediante pene o crocifissioni che sottolineano a sottomettere i suoi cittadini all’impossibile, all’impossibilità di possedere un armata colonica fenice come Cartagine, rifiutando un tipo di alleanza che avrebbe condotto a rispettare il più forte su chi la protegge. Vincendo sull’impossibile, concedendo un tipo di riflessione per gli uomini dinanzi ad un Destino furente come questo.


Titolo: Salambò

Autore: Gustave Flaubert

Casa editrice: Ippocampo
Prezzo: 25€
N° di pagine: 400
Trama: La riscoperta del capolavoro di Flaubert attraverso le illustrazioni di un’artista Art déco di una modernità sconvolgente. Mentre Cartagine è in lotta contro i mercenari assoldati nella Prima guerra punica – esasperati per non aver ricevuto il compenso pattuito –, uno dei capi della rivolta, Matho, finisce per innamorarsi della figlia di Amilcare Barca, dopo averla intravista a una festa. Romanzo epico dallo stile esuberante, Salambò ha avuto nel tempo diverse edizioni illustrate, grazie a nomi come François-Louis Schmied e Georges-Antoine Rochegrosse. Nel 1928, per la prima volta, si cimenta in tale impresa anche una donna, Suzanne-Raphaële Lagneau(1890-1985), con 76 illustrazioni a colori il cui stile, essenziale ed elegante, anticipa quella « linea chiara » che si imporrà soprattutto nel fumetto a partire dagli anni Cinquanta. Con questa lussuosa edizione, L’ippocampo si propone di ridare finalmente il giusto merito a un’artista troppo a lungo dimenticata.

lunedì, luglio 13, 2026

Gocce d'inchiostro: Diario 4 - Anaïs Nin

Fra gruppi di artisti, scrittori, lettori, poeti, Anais Nin si inserì con a fianco un’icona del femminismo che avrebbe interpretato l’arte come incarnazione di una comunicazione fatta di corpi, sguardi e gesti. Il suo nome? Eleonora Duse, amante di Gabriele D’Annunzio, dalla quale la Nin ha ridefinito la percezione del femminile. La Duse, mediante un’innovativa fisicità nervosa e trattenuta, aveva anticipato i tempi. E Anais Nin, pioniera del Diario e della scrittura erotica, attinse dalle sue speculazioni artistiche la possibilità di esplorare l’interiorità più a fondo. Più profondamente. I canoni del teatro ottocentesco erano stati scardinati, la recitazione moderna interiorizzata dall’autenticità emotiva. In una società dominata da gesti enfatici e declamazioni teatrali artificiali, la via della spontaneità assoluta fu l’unica via mediate cui sarebbe stato possibile mostrarsi così come Dio ci aveva fatto.

Questa quarta raccolta di diari porta in scena la psicologia frammentaria della donna moderna che interpreta la figura femminile come quella dominata, tormentata, anticonformista che supera i vecchi e rigidi canoni del teatro. L’incarnazione dell’attrice coincide con quella della donna, ritratta per la Nin come colei dotata di << parola >>, incurante della violenza, di ogni umiliazione subita, lottando per far emergere la propria voce creativa in un’epoca dominata da figure maschili ingombranti. Rifiutando l’isolamento ma non limitandosi a copiare i dettami maschili, quanto facendo della scrittura l'ennesima forma di esplorazione, modello di liberazione e autoanalisi.


Titolo: Diario 4

Autore: Anaïs Nin

Casa editrice: Bompiani

Prezzo: 13 €

N° di pagine: 305

Trama: 1944: sono anni, ormai, che Anaïs Nin vive a New York, eppure la costante di estraneità e disagio è sempre viva in lei. Rifiuta l'integrazione in un mondo unidimensionale e cristallizzato, lotta contro l'ottusità, il grigiore delle persone che incontra, che non sanno cosa sia la gioia, la serenità, la musica, che "sono o fatte d'acciaio e cemento o ridotte a cavallo da soma". L'unica via da seguire, l'unica risposta a un modo di vivere autentico, è sempre la stessa: concentrazione sul rapporto di ogni di ogni singolo con i suoi singoli e con le cose. Il mondo di Anaïs Nin esclude ogni forma di snobismo, ogni essere umano è unico e irripetibile ed è per questo che nel suo diario troviamo lo stesso interesse per sconosciuti e personaggi celebri. Prefazione di Antonio Debenedetti.

sabato, luglio 11, 2026

Marchi indelebili: romanzi poetici

Non oltrepassando più di tanto i limiti del possibile, ma vivendo in un mondo molto simile al mio, una furiosa beatitudine ha cozzato contro tante ombre perplesse, quasi sempre insoddisfatte e solitarie e averle ascoltate è uno dei motivi che mi ha spinto a sedere alla scrivania e riporre queste poche righe. Negli anni che hanno scandito giornate perennemente colorate di svariate sfumature, questi amici di carta e inchiostro hanno ghermito la mia anima e approcciatovi con estasi, dolore e amore. Prigionieri di noiosi attimi di vita quasi sempre uguali a se stessi, anime costrette a vagare lungo la riva dell’assurdo in cui l’amore è quel sentimento assoluto che muove ogni cosa. Esprime ciò che siamo e cosa siamo, colma ferite incolmabili del passato, ascende a forze mistiche e solenni poiché rievoca il passato.

Ho accolto così queste storie, e il lirismo di cui sono amalgamate, rivestite come una seconda pelle, rendendo grazie ai loro creatori: sfide letterarie che avrei voluto cogliere prima. Nel buio interno delle palpebre, ho visto elogiare, replica oggettiva, visi amati, piccoli fantasmi di colorito naturale. E nel mentre la mia anima andava in estasi e si innalzava su fiumi d’inchiostro che ancora bruciano la mia pelle, un amore irruente e segnato da quella ferocia che spesso distrugge la vita mi castigò come una punizione eterna, una simpatia molto prossima alla santità che riaffiorò placando quella muta frenesia di possesso che avrebbe sorpreso i due amanti, assimilando sino all’ultima particella lo spirito e la carne dell’altro. In sprazzi di memorie di una vita lontana, passata, che inducono a domandarci se nello scintillio della bellezza e dei sogni abbia avuto origine quella crepa che percorse la vita dei protagonisti.

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Questo consumarsi lentamente fra la vita e la morte mi era entrato sotto pelle, quel treno che conduce al paradiso che si impantana in stazioni umidi e soffocanti, non in maniera spropositata ma nemmeno ridotta, mi dava pensiero. E' un po' quel genere di domanda che ancora la scienza non riesce a dare una risposta, anche se penso che la catena di eventi che determinano il nostro personale destino dipenda proprio da noi stessi. 


Titolo: L'ultima canzone

Autore: Nicholas Sparks

Prezzo: 20,00 €

Casa editrice: Frassinelli

Trama: A quattordici anni, la vita di Veronica Miller, detta Ronnie, è stata completamente stravolta dal divorzio dei genitori e dall'allontanamento del padre, che da New York si è trasferito a Wilmington, in North Carolina. Tre anni dopo Ronnie è ancora fiduciosa, soprattutto con lui, che non vede quasi mai. Finché sua madre non decide - nell'interesse di tutti, secondo lei - di mandarla a trascorrere l'estate nella sperduta cittadina affacciata sull'oceano dove il padre di Ronnie, ex pianista e insegnante di musica, vive un'esistenza tranquilla in sintonia con la natura, tutto concentrato nella creazione di un'opera destinata alla chiesa locale.

giovedì, luglio 09, 2026

Gocce d'inchiostro: Ombra. My land - Elena P. Melodia

A svegliarmi, a scuotermi da questo strano senso di torpore, stupore, fu il silenzio. Avevo deciso di immergermi nuovamente, e a distanza di qualche anno, nell’oscuro ma splendido mondo di Elena P Melodia, in un costante fracasso, in forme di esistenza di una gerarchia di perfezione che va oltre quella materia informe degli inferi, quelli che costituiscono il girone dell’Inferno, fino alla pura luce. C’erano anime acquose, letteralmente, con alle spalle vite recise dal tempo e dalla loro stessa esistenza, attorniati dinanzi ai miei occhi per condurmi in uno strano limbo, quello in cui assieme a Alma avrei potuto familiarizzare con ogni cosa, ma come fece il buon Dante nel suo cantico, nello studio dell’essere e nel suo relazionarsi a un’esistenza informe che tuttavia sia il fondamento della vera luce. Quella immateriale che avrebbe condotto, presto o tardi, dinanzi all’Empireo. In questo secondo volume, mediante gli occhi di Alma, ho così potuto scrutare ogni forma di felicità, egoismo, tramite filosofia. Nel cantico originario, al sommo poeta, tutto questo era dato da Aristotele, forma imprescindibile della ragione e da cui è possibile cogliere l’importanza del creato, prima dell’intervento salvifico della fede.

Titolo: Ombra, my land

Autore: Elena P Melodia

Casa editrice: Fazi

Prezzo: 18, 90 €
N° di pagine: 438
Trama: Alma apre gli occhi. Incredula, con la testa dolorante, si ritrova su un pavimento di legno, all’interno di un negozio del centro. Accanto a lei, il corpo senza vita del vecchio cartolaio, che lei ben conosce e che tanto spesso, col suo sorriso gentile, le ha regalato un momento di conforto nelle sue giornate. Non ci sono dubbi: è l’ennesima vittima dei Master, le creature provenienti dal mondo malefico che getta la sua ombra sulla Città. Alma non può fare altro che fuggire, sempre più terrorizzata e sola. Morgan, l’enigmatico ragazzo dagli occhi viola, il solo che sembrava capirla e conoscerla davvero, è scomparso nel nulla. Senza di lui, la scuola non è altro che una stanza vuota. Alma non prova più gioia nel suo cuore, nemmeno per l’amica Seline, che sembra finalmente serena vicino ad Adam. Del resto, quando è stata l’ultima volta che Alma si è sentita felice? Com’è possible che non sia mai riuscita a legarsi a un ragazzo prima di Morgan? E perché anche nei suoi riguardi quel che sente, in fondo, è solo tanta confusione? Le risposte, scoprirà, hanno a che fare con la sua stessa natura e le sue vere, oscure origini. Risposte affidate agli occhi di una ragazza di cui Alma fissa incredula la fotografia esposta a una mostra, riconoscendovi il proprio ritratto. Risposte che giacciono sott’acqua… quell’acqua in cui lei, chissà perché, non può, non riesce a immergersi. Quelle risposte sono a portata di mano, nel mondo parallelo di My Land da cui Alma proviene, al di là di una porta chiusa che solo Morgan può insegnarle ad aprire e di cui lei, senza saperlo, possiede già la chiave.

Dopo il successo di Buio, continua con Ombra la saga di My Land, mentre si fa sempre più serrata la lotta di Alma per sfuggire al suo destino e al richiamo del malvagio Leviatano, riaffermando la sua libertà di vivere e amare.

martedì, luglio 07, 2026

Rory Gilmore's books 2°

Nel momento in cui mi chiedono di abbracciare qualche sfida di lettura, il mio temperamento forte e coraggioso non ci pensa due volte a spingermi fra i pericoli più avversi. Accomiatarsi dalla mia casa, dal mio luogo natio, mediante un’impennata, l’ennesima, folle o razionale, che avrebbe brillato sullo sfondo con prepotenza e impetuosità, quella inconsueta felicità che avrei apprezzato così a fondo, sottolineando come dal sacrificio ne derivano tante cose. Una ragazza come tante altre, una mia coetanea, con la sua indimenticabile storia, quando ero adolescente, assieme a sua mamma e alla sua passione sconfinata per i libri, aveva avuto il potere di farmi sentire l'ebbrezza di sentimenti forti e intensi, rendendomi partecipe alla bellezza di un film proiettato sulle pagine, comune ma appassionante, che, invece di resistergli mi costrinse ad abbandonarmi completamente ad esso.

Ero rimasta incastrata nel momento culminante. E sapevo che, se mi fossi inoltrata sempre più a fondo, non avrei più potuto fare ritorno. Ma quando si è trattenuti da qualcosa di sconosciuto, bello e inspiegabile nulla ha più importanza se non rimanerne saldi.

Forse ero in balia di un sogno? Un sogno benefico e tranquillo? Eppure ogni cosa sembrava reale. Anche Rory Gilmore amava intensamente i libri. Lei mi avrebbe capito. E il suo amore per la parola scritta sarebbe perpetuato nel tempo, fino a divenire così fastidiosissimo da divorarla da dentro, lasciandola struggere per qualcosa che non ha mai avuto eppure desidera ardentemente. La sua anima perennemente in fuga da qualcosa è sfuggita alla mia comprensione. Non ha detto molto. Era quasi del tutto vuota, inappagata. Eppure i libri, la parola scritta avrebbero lenito, curato ogni cosa. In questa seconda parte, quei romanzi della celebre sfida dei libri di Rory che, nel tempo, ho letto e vissuto anche io.

Pagine bianche in cui sono stata marchiata come un segno indelebile. Sorpresa nello scoprire come i miei sentimenti, così lenti e noiosi, esposti ai venti della vita, dessero quell'impressione di stranezza che pareva regnare non solo nel cuore di Rory, ma anche nel mio.

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Titolo: Canto di Natale

Autore: Charles Dickens

Prezzo: 10 €

Casa editrice: Feltrinelli

N° di pagine: 180

Trama: Nella fredda notte che annuncia il Natale, il vecchio Scrooge, visitato dal fantasma del suo vecchio socio in affari, si trova a compiere un viaggio nel passato, nel presente e nel futuro della sua miserevole vita. Solo messo di fronte a se stesso Scrooge imparerà il valore della solidarietà. Questa è la celeberrima trama di una delle storie più raccontate e rivisitate dal cinema e dalla letteratura mondiale. Il classico di Dickens, presentato nella sua veste originale, riesce ad affascinare come sempre, e rievoca magicamente lo spirito natalizio.

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