Leggere storie di questo tipo a volte mi fa prendere consapevolezza delle straordinarie capacità dei ricordi. Per me, lettrice, è facile identificarmi con una realtà che considero come semplice e mera finzione. Ma questa finzione è anche possibilità che hanno come ideale di vita gli individui, di cui anche io sono spesso presa da questo strano fervore che in sé non ha alcun fondamento logico.
Questo è ciò che è successo tra le pagine di questi testi di cui vi parlerò quest’oggi che, osservando un semplice dettaglio, una foto piegata e sporca, sono stata colpita dall'insieme di quegli elementi per molti insignificanti. Strane e inquietanti lettere, parole rievocate dal nulla, scritte da nessuno in particolare se non da autori che hanno tentato di carpire i nobili segreti dell’arte della scrittura, estrapolate tuttavia in un battibaleno in ore ed ore della loro vita. Forse semplice pazzia, nevrosi, ma niente che non possa essere estirpata, sradicata da questa immensa commedia della vita, invisibile e visibile in miliardi di pianeti diversi.
Con un po' di diffidenza, mi sono avvicinata a ognuno di queste storie così velocemente che aderirono completamente al mio corpo come un impermeabile. Alcune, scivolando repentinamente. Altre, attaccandosi come una seconda pelle. Silenziose, percorrendo i meandri della memoria. Scoprendo nella loro eccentricità e frivolezza, moderazione e sobrietà vagando per ore e ore come un fantasma.
Titolo: Frittelle di mele a mezzanotte
Autore: Mavi Pendibene
Casa editrice: Lindau
Prezzo: 12 €
N° di pagine: 120
Trama: È il 1976 quando Mavi, suo marito e un figlio ancora piccolo decidono di lasciare Genova per iniziare una nuova vita in campagna. Nessuno di loro è mai vissuto fuori della città e tanto meno ha qualche nozione di agricoltura o di allevamento. Eppure i progetti sono tanti e l’idea (ambiziosa) è quella dell’autosufficienza. Il luogo dove si trasferiscono è un angolo incantato dalla natura pressoché incontaminata. Dall’antica cascina in cui si sistemano i soli rumori che si sentono sono quelli del ruscello che scorre in fondo al prato, del vento che agita le chiome degli alberi del bosco, o di qualche raro gitante diretto ai laghi non lontani. Tutto è magico e anche… molto complicato, perché contadini non ci si improvvisa. Raccontata com’è con una miscela molto efficace (e un po’ inglese) di poesia e sense of humour, questa storia ci rivela una nuova voce della nostra narrativa.



