venerdì, giugno 19, 2026

Gocce d'inchiostro: Buio. My land - Elena P. Melodia

La prassi è sempre la stessa. A un periodo turbolento, sfiaccato dall’imprevedibilità del Caos, della vita, in generale, certe letture fungono da balsamo, da beneficio o ristorazione. Di Alma e della sua particolare storia, partorita da un’autrice italiana che, all’epoca dei miei diciassette anni, mi diede qualcosa che negli anni ho letto, divorato, trangugiato un mucchio di volte, persi la testa un mucchio di volte. La mia copia ingiallita per l’incuria del tempo, la costa scollata e un pò sbiadita, rivelano quei segni di << avvincendamento >> in cui io e Alma fummo soggette, e non poche volte. Sulla soglia dell’età adulta, a farmi tornare fra le sue pagine, a distanza di tutto questo tempo, fu tuttavia un semplice gesto: pescare il romanzo dalla mensola di una strapiena libreria, e essere spettatrice di questo dramma dantesco con i suoi splendidi canti, nel romanzo ammantato da efferati e sanguinosi omicidi, anime straordinarie, vacue e irrazionali, che mostrano  quel genere di incongruità, specchi dei vizi e delle virtù umane, che condurranno Alma dinanzi alla vita, o, a seconda dei casi, alla morte..

Titolo: Buio. My land

Autore: Elena P. Melodia

Casa editrice: Fazi

Prezzo: 18, 50 €

N° di pagine: 415

Trama: Diciassette anni, bellissima, apparentemente sicura di sé ma fragile e inquieta, Alma ha un solo credo: "Sorrisi e lacrime possono essere molto pericolosi se lasciati fuori controllo". Se lo ripete ogni mattina, quando esce di casa per affrontare la Città là fuori e cammina sotto un perenne cielo grigio, diretta a scuola con il suo zaino, rigorosamente viola. Tutto ciò che Alma adora è viola. Come la copertina del quaderno che ha comprato in una strana cartoleria del centro pochi giorni prima, quando tutto ha avuto inizio e la sua vita ha cominciato a scivolare in un assurdo incubo senza fine. Una serie di efferati omicidi sta infatti trasformando in realtà i racconti che Alma scrive di notte, come in preda a un'inspiegabile trance, rendendosi conto solo al suo risveglio che i deliri di paura e violenza affidati alle pagine di quel quaderno anticipano le mosse dell'assassino. Mentre la polizia indaga senza risultati e i giornali si scatenano, Alma si ritrova sempre più isolata, alle prese con qualcosa di grande e oscuro, che sfiora la natura stessa del Male e che pure sembra riemergere dal suo passato, insieme ai continui, lancinanti mal di testa che la assalgono come per avvertirla di qualche pericolo. Soltanto Morgan, il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola, i cui incredibili occhi viola sanno leggere nel suo cuore come nessun altro, sembra in grado di fornirle le risposte sulle sinistre presenze che le si addensano intorno.

mercoledì, giugno 17, 2026

Nella baia delle parole: romanzi scacciapensieri da ombrellone 6°

Mentre i giorni passano, sopraggiunge la bella stagione. Il caldo torrido, denso, appiccicoso che induce o costringe a farci desiderare nient’altro che una boccata d’aria fresca, a stare a mollo, al mare o in una piscina, in spiaggia o in montagna, in qualunque luogo in cui poter << respirare >>, appropriandosi di una condizione annuale che preannuncia o decanta la stagione in cui sono nata. La genesi di ogni perché. Aspettative, possibilità che perlopiù si consolidano e concretizzano, dinanzi a un mondo che assume sempre più quelle fattezze infuocate di cui siamo o saremo vittime. Pur quanto vorrei eclissarmi, esimermi da tutto questo, presto o tardi la bella stagione inonda il mio piccolo essere mettendomi in guardia, cosciente di dover sorbirmi gli effetti di un periodo così infuocato. Ma le letture, i romanzi, la parola scritta, hanno sempre illuminato - in qualunque stagione o periodo, a dire il vero - i corridoi bui della mia anima, ricomponendo silenziosamente ciò che è stato rotto o soggetto a modifiche. Ma la maggior parte delle volte, a dire il vero, tento di non frantumarli, quanto di preservarli, lasciarli intatti. E così, la spensieratezza o leggerezza di certe storie donano prova di desideri struggenti, impennate irruenti e sorprendenti verso un’unica strada, quella della verità, una verità che travolge ma allo stesso tempo distrugge qualcosa. Ogni briciolo di illusione, ogni dono mancato, quanto la certezza che queste letture potranno soddisfare i miei desideri, la mia sete di illusione, raccogliendo i fili di una narrativa veloce, semplice, spensierata che sovrappone il presente, la serietà di certi attimi o gesti.

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Titolo: Una casa quasi perfetta
Autore: Emily Eden
Casa editrice: Elliot
Prezzo: 17, 50 €
N° di pagine: 245
Trama: L'autrice fu una appassionata seguace di Jane Austen e immaginò di scrivere dei romanzi laddove la grande scrittrice aveva concluso i suoi, ovvero dal racconto della vita di una coppia dopo il matrimonio. Come in "Orgoglio e pregiudizio", la storia inizia con un dialogo tra i genitori della protagonista, la dolce Helen Beaufort, che ha da poco sposato lo scapolo più ambito, Lord Teviot. Nonostante ci siano tutti i presupposti per un'unione ben riuscita - marito e moglie sono giovani, belli e facoltosi - i due dovranno affrontare gelosia, orgoglio e una serie di fraintendimenti che rischieranno di mandare a monte il matrimonio. Sullo sfondo di spettacolari tenute di campagna, tra cene eleganti, visite formali, lettere, dialoghi arguti e sottili considerazioni, l'autrice ha dato vita a un sofisticato intreccio psicologico dalla comicità ancora intatta, che ci insegna quanto sia difficile abituarsi alla vita coniugale nonostante l'amore.

lunedì, giugno 15, 2026

Gocce d'inchiostro: All'ombra di Julius - Elizabeth Jane Howard

All’ombra di Julius apparve con la sua splendida copertina in bianco e blu giudicandolo esattamente per come si è rivelato:una lettura bellissima, il racconto di una famiglia recisa da un orribile evento, sciorinato in un età che si aggira intorno agli inizi degli anni ’20, col pallido riflesso di visi segnati da tanti pensieri e propositi.
Sopra di me, il fantasma della sua autrice, che pendeva sopra la mia testa, deceduta oramai dodici anni fa, che onnipresente come Dio lasciò in ogni suo romanzo frammenti della sua essenza.
La Howard fu quel tipo di donna che negli anni vissuti non conobbe con esattezza il significato della parola << amore >>: appassionata lettrice, ingenua, romantica e sognatrice, che in linea diretta alla mia anima, a quella perlomeno di cinque anni fa, nella sua difficile giovinezza crebbe mediante concetti o paradigmi violati, che non ammisero ulteriori spiegazioni sui problemi più complessi dell’esistenza umana. La sua, e degli individui che vi fecero parte.
Attratta da un concetto ben lungi di perfezione, ho così accolto la lettura di questo splendido romanzo con straordinaria forza, mostratasi nel momento in cui lasciai cadere alcuna remora o obiezione ai miei propositi natalizi, che tuttavia ho applicato strenuamente.
Amo la Howard, mi piacciono i suoi romanzi, che man mano arricchiscono il mio bagaglio letterario divengono sempre più belli, per quanto me lo consenta la mia natura; e anche nei confronti di All’ombra di Julius il mio atteggiamento è stato uguale a tutti gli altri, giudicandolo più come un’esaltazione dell’anima dell’autrice anziché come argomentazione sentimentale. Il mio fervido interesse fu tale che assursi a qualunque intoppo, che a lettura terminata non vedevo l’ora di poter leggere qualcos’altro. In qualunque aspetto, sia negativo sia positivo, i romanzi della Howard sono scialuppe di salvataggio dinanzi un mare in tempesta che potrebbe essere affine ai gusti di molti lettori che si considerano impavidi e curiosi, il che quel regalo perfetto per regalare un sorriso, donare felicità con un semplice gesto.

Titolo: All’ombra di Julius
Autore: Elizabeth Jane Howard
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 326
Trama: Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglia e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occuppata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concetrarsi sulla carriera di pianisti. Nel frattempo Esme, la vedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo. Le tre donne e i due uomini legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius.

sabato, giugno 13, 2026

The best and the world reading of mid year

La metà di un anno, quei cosiddetti cento sessante giorni da cui è subentrato il nuovo anno, ormai slegato, sciolto, isolato da quello vecchio, proiettato lungo il nuovo, diventato simbolicamente importante nel stilare una lista di letture, di romanzi che possano essere strutturati mediante ciò che può essere considerato positivo e ciò che può essere considerato negativo. Da quant’è questo 2026 ha emesso il suo battito, il suo palpito si è sprigionato fra le pareti della mia casa, le letture vissute sono state soddisfacenti, la maggior parte, ma anche negative nel quale l’idea di potermene disfare definitivamente come un mantra, sembra quasi un rito necessario. Un espediente per esorcizzare ogni cosa, lavare questo mio mondo depurato da forme avverse esterne.

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Le migliori letture: 

Una sorpresa estremamente piacevole e l'arrivo in un luogo che ha  destato il mio fascino, in un periodo decisamente no, ha rischiarato le tenebre del mio animo, ancor di più. In un luogo splendido, una stanza colma di libri e uno scambio epistolare dove i protagonisti sono fuggitivi di una realtà che presto sarebbe diventata loro, in una nuvola di elettrica vitalità, in cui ho perso volontariamente le mie tracce. 

giovedì, giugno 11, 2026

Gocce d'inchiostro: Le donne di troppo - George Gissing

Le mie recensioni esordiscono quasi sempre come esprimendo, dichiarando qualcosa alla letteratura. Alle parole, allo splendido suono che scaturiscono certe frasi, certi elementi, sul quale però riverso quasi sempre me stessa. In maniera del tutto vaga, incerta, implicita, non mostrandomi agli occhi del mondo quanto plasmando una certa figura. I libri che leggo e che recensisco, quando riporto certe frasi o parole, non sono per chi mi legge. Quello si.. Svolge anche un certo ruolo… Ma l’espediente primordiale, quello per cui ogni cosa può ricondursi, è che certe cose sono scritte per me stessa. Per me, per il mio essere silenziosa, riservata, osservatrice attenta e scrupolosa. Per me, che giorno dopo giorno combatto silenziosamente delle guerre, scorribande o battaglie impari… 
In una delle mie tante immersioni nel cuore della letteratura vittoriana, accadde che mi imbattei nella conoscenza di questo autore - che nel 2020 conobbi solo grazie alla pubblicazione in casa Fazi di New Grub Street -, il cui resoconto sociale e politico così chiaro e dettagliato su un frammento di verità, pur quanto sia stato scritto più di un secolo fa rivela una certa modernità. Era destinato a diventare anche un’isola. Un piccolo isolotto in cui ho potuto risiedere per quasi due settimane, scrivere, prendere appunti, riporre i miei pensieri su carta, su quello che avevo visto o sentito, ma rimanendo aggrappata alla mia anima e a me stessa.
Ritrovo così quello che avevo già scorto in New Grub Street, quando l’autore si avvicinò al mio orecchio e mi sussurrò una storia che sembrava possedere qualcos’altro, quanto segnato profondamente la vita di molte donne. Io, come donna, non ho potuto non sentirmi coinvolta, partecipe, unanime all’urlo di disperazione che è stato lanciato in precedenza da un’altra donna, Sarah Grand, colei che coniò il termine di New Woman, estrapolato dal fallimento di certi matrimoni, offrendo scialuppe di salvataggio, prospettive migliori, per un nuovo avvenire.

Titolo: Le donne di troppo

Autore: George Gissing

Casa editrice: La tartaruga

Prezzo: 18 €

N° di pagine: 600

Trama: Londra, fine Ottocento. Un gruppo di donne cerca di organizzarsi per ottenere dignità e indipendenza economica nella capitale vittoriana. Non sono rivoluzionarie, non lottano ancora per il suffragio: ma vogliono poter lavorare per arrivare a sposarsi, in caso, per amore e non per bisogno. Dalle premesse classiche del marriage plot (una giovane bella e nubile appena arrivata nella grande città; un dandy intraprendente in cerca dell’amore; una donna bruttina ma di gran carattere decisa a seguire le proprie idee) si sviluppa una serie di equivoci ferocemente realistici, destinati a finire nell’unico modo in cui può finire un romanzo che vuol fare i conti con la realtà: con uno schianto. Con la verve e il sarcasmo del romanzo di costume di Jane Austen, nella Londra di Dickens e Thackeray, Gissing racconta varie storie d’amore intrecciate con problemi di soldi e aspirazioni sociali: ma le racconta come se fossero vere, giocando a ribaltare gli stereotipi della fiction romantica calandola nella realtà delle pressioni sociali, del conformismo e, soprattutto, della discriminazione di genere.

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