La scrittura, a volte, può curare o lenire l’anima. Qualunque essi siano, la loro portata, è una medicina alternativa che su base scientificamente diversa, è una atipica visione del mondo e della vita stessa… Chiaramente per chi ama le parole, si ciba di esse come il fiato di tutta una vita, da tale visione non può che ricavare sostentamento, piacere per il suo spirito affine
Il mondo splendido ma irto di insidie della letteratura, spesso e inconsapevolmente, ci dona delle informazioni di cui non siamo in grado di conoscere, cogliere. Per me, che vivo di letteratura, di parole, la scrittura è parte fondamentale se non necessaria per la mia intera esistenza: espressione in cui posso riflettermi e osservarmi. E dalle letture che fortunatamente vivo, i romanzi che leggo dimostrano l’esistenza di un’unità legata non solo ai miei sensi ma anche alla mia coscienza. Io osservo il mondo, quello che ho dinanzi, mediante gli occhi dei loro autori, ma ignoro che potrebbe essere il mio, quel mondo. L’universo è tutto, unico e indipendente e non certo la somma delle sue parti. Harvey Russell in questo terzo e ultimo capitolo sa che tali parti riflettono una totalitarietà che va alla ricerca di altre parti, ed è sembrato così assurdo pensare come essa fosse ridotta in più parti.
In termini di scrittura ciò comporta che io e lei e tutti coloro che l’hanno affiancata in questa apocalittica guerra letteraria, siamo piccoli esseri in un’integrità totale dell’universo. Microcosmi sottoposti ad influssi, reazioni e leggi cosmiche nel quale la possibilità di mantenersi intatti, o, ancor peggio, sopravvivere, è una delle prerogative che non possono essere indipendenti dal contesto sociale e spirituale di cui Harvey farà parte.
Titolo: Mai guardarsi indietro
Autore: Margaret Storm Jameson
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18, 50 €
N° di pagine: 400
Trama: Londra, 6 maggio 1926, il terzo giorno dello sciopero generale. Hervey Russell si è trasferita fuori città con il figlio Richard e il secondo marito, Nicholas Roxby. Presto dovrà recarsi in una clinica dove sarà operata: il dolore all'addome che la tormenta da otto anni è il sintomo di un tumore all'utero. Nonostante sia in pericolo di vita, Hervey non si dà per vinta; ha persuaso Marcel Cohen ad affidare la gestione di un grande negozio di antiquariato a Nicholas e collabora con passione con il comitato per lo sciopero insieme a David Renn e Henry Smith. A Londra si respira un'aria di cambiamento e di speranza, ma anche di instabilità: una settimana straziante, vista attraverso gli occhi delle donne e degli uomini mentre si muovono per quella città irreale. Incontriamo coloro che hanno dato tutto per lo sciopero e per la prospettiva di un mondo migliore; ma incontriamo anche coloro che hanno osteggiato lo scoppio di una rivoluzione con ogni arma a loro disposizione: potere, politica, denaro o forza bruta. Ci sono maestri e operai, fascisti e comunisti, politici e sindacalisti, mogli e amanti, artisti, scrittori e scienziati, tutti coinvolti nelle vite degli altri. Ma soprattutto seguiamo il filo della vita di Hervey Russell, travolta dai fermenti politici che la circondano, dalle difficoltà di un nuovo matrimonio, dalle sue speranze e paure per il futuro. La fine dello sciopero generale avviene in un clima di disincanto e rassegnazione; non c'è speranza per gli ultimi, per i diseredati, perché «tutti gli uomini sono malvagi, avidi e bugiardi». C'è un'unica luce in questa dilagante oscurità: la vita in sé, e l'amore di una madre per il figlio.


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