sabato, gennaio 24, 2026

Slanci del cuore: I migliori fantasy del 2025

Ho accolto questo nuovo anno, consapevole di dover dare una risposta a quello precedente, porre un bilancio, uno schema di quelle letture che hanno lasciato un segno del loro passaggio. I primi squarci del 2026 hanno lasciato un segno sulla sabbia del tempo mediante la voce prorompente dei classici. Si sono susseguiti, poi, i romanzi di narrativa e, ora, quest’oggi, i fantasy. Genere letterario, tipologia di testo che non leggo più come una volta, ma che mi piace spesso accogliere la proposta, la possibilità di leggerli non sapendo assolutamente niente di loro, se non ferma ad essere stata invitata fra le loro pagine, come spesso accadeva sino a qualche anno fa.

Felice di assaporare il gusto della magia, di respirare il tanfo putrescente di fiaccole che divampano nel cuore della notte ai piedi di una piazza o di assistere, in prima persona, ai deliri o alle violenze di un folle sovrano.


Titolo: Vendetta d’inchiostro

Autore: Cornelia Funke

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 18 €

N° di pagine: 336

Trama: Nessuno può liberare coloro che sono disegnati. Il mio grigio li soffocherà. Dapprima cancellerà i ricordi e infine tutto ciò che sono.

giovedì, gennaio 22, 2026

Gocce d'inchiostro: Il banco dei pegni del tempo passato - Ko Soo Yoo

Per l’avvento di ogni nuovo anno l’orologio individuale scandisce attimi di vita. Non si ferma, dunque, e quando scorre riprende il suo normale corso pur quanto talvolta sembra così. Si riacquista coscienza, dopo mesi di caldo afoso e torrenziale, con l’impressione che gennaio sia il mese del << ricominciare >>, di essere già pronti ad avventurarsi in nuovi luoghi, vivere nuove vite, e quando vedo gli alberi spogli, dalla corteccia fredda e rinsecchita, tendo ad ondeggiare con ombre bizzarre che si muovono sul soffitto di casa mia, mi rivedo rannicchiata nella mia poltrona preferita ad assaporare e divorare uno dietro l’altro storie su storie.

Il mese di gennaio tuttavia, è anche il mese in cui si pronosticano nuovi progetti. Sorprende, noi povere anime, a consolidare forme di speranza o virtù che si frantumano, nel giro di qualche giorno. Per quanto mi riguarda, proietta su un’altra strada, un’altra visione, in quanto cocciuta e ambiziosa sin da sempre, di mancati adempimenti a certe mansioni il mio curriculum di vita vanta ben poche menzioni. Eppure, pur di darne una ventata d’aria fresca, "ogni tanto" mi lascio andare a delle concezioni. Il tempo rivelerà poi se adeguate o meno alla mia coscienza, ma quale miglior soluzione per non assaporare il sapore dolciastro dell’avventura mediante una bella boccata d’aria fresca? Una discreta pila di letture, di quei libri che strizzano l’occhio ai romanzi di crescita spirituale e che sono un invito alla stessa, mediante riflessione, condivisione rievocando il tutto, attingendo dal passato in vista di un ipotetico benefico futuro? In questo modo l’esordio di questa giovane autrice giapponese mi ha afferrato in una morsa rammentando come a volte sia necessario ricominciare, imboccare nuove strade, vivere altre avventure. Lottare, non cessare mai di farlo, quanto vivendo intensamente, giorno dopo giorno, come - lo diceva il buon Gandhi, non io! - se fosse l’ultimo.


Titolo: Il banco dei pegni del tempo passato

Autore: Ko Soo Yoo

Casa editrice: Newton & Compton

Prezzo: 12, 90 €

N° di pagine: 256

Trama: Vicino a Seoul, da qualche parte nel quartiere dei ristoranti di una città di recente sviluppo, c'è un vicolo minuscolo, largo a malapena da permettere a due persone di camminare l'una di fianco all'altra. Alla fine di questa stretta viuzza c'è un banco dei pegni con un gatto nero e un'anziana signora che ne è la proprietaria. Non è un banco dei pegni come tutti gli altri, questo è speciale, perché anziché denaro presta una cosa ancora più preziosa: il tempo. Non a tutti, però, viene concessa questa possibilità; ognuno ha la propria aura, che può essere distinta per colore, e solo la proprietaria, in base a essa, può decidere chi è adatto o meno. Inoltre, il prezzo da pagare è molto alto: coloro che desiderano tornare nel passato per mutare qualcosa possono farlo, ma in cambio del tempo rimanente delle loro esistenze. Per alcuni questo non rappresenterà un problema, per altri l'orologio della vita giocherà a sfavore ed equivarrà a compiere una scelta determinante.

martedì, gennaio 20, 2026

Slanci del cuore: i migliori romanzi di narrativa del 2025

Non dubito che esistano romanzi, come si usa nel gergo della narrativa contemporanea, urban fantasy o paranormal fantasy, che colpiscono nell'immediato e ti fanno perdere il senso del tempo, la lucidità. Qualche tempo fa anche io mi lasciavo andare a queste fantasticherie. Seguivo con fermento e vigore le vicende di ragazzi problematici o innamorati dal bello di turno, e ti si attaccavano addosso prima che te ne accorgessi. Quest’anno, tuttavia, pur quanto il timore di scovare l’ennesima delusione dietro l’angolo, ho letto un discreto numero di romanzi di narrativa contemporanea che mi hanno soddisfatta, resa entusiasta. Uomini o donne avevano volto le spalle ai paradigmi del secolo, e, in poco tempo divenuti un elegante sconosciuto dal disordine mentale grazioso e distinto. In quella stanza tutta per me, il mio salotto letterario personale, è stata evidente tutto questo da cui, mediante scrittura, mi servo lasciandosi completamente andare ad istinti, passioni che non pensavo di avere, alla ricerca costante di ogni forma di verità. In pagine che hanno funto come mezzo per raccontarsi, parlare, e magari avventurarsi là dove le emozioni non si sono ancora avventurate.

La vita è bella, come diceva Benigni, ma a volte sa essere anche crudele e diabolica, e l’amore un buon surrogato dinanzi agli assalti esterni della stessa. Ma l’uomo quando si ammala vive l’emozione della malattia non facendo niente per guarire, se non affondando i suoi dispiaceri nel triste calice dei ricordi. E, giunti a questo punto, come guarire? Se non assimilando questo lento processo, e attendere i suoi effetti, i suoi influssi?


Titolo: Voltare pagina

Autore: Ester Viola

Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 14 €

N° di pagine: 144

Trama: Curare le pene d’amore coi libri si può, ma bisogna saper leggere. C’è una storia giusta per ogni struggimento del cuore, il romanzo perfetto per voltare pagina: è cosí che la penna sulfurea di Ester Viola diventa un balsamo per lenire le ferite. Anna Karenina, Nick Hornby, L’amica geniale, Sally Rooney, Domenico Starnone, Frammenti di un discorso amoroso: nelle loro pagine ogni innamorato tradito, geloso o non corrisposto potrà trovare risposte impreviste alle sue domande impossibili. Dieci racconti irresistibili, un manuale di self-help letterario, una microterapia per cuori infranti. «Non esistono libri capaci di salvare la vita ai lettori, ma alcuni ci provano meglio di altri». C'è chi non si è mai ripreso dal primo amore; chi di amori ne ha mille, e nessuno buono; chi è tradito e vede tutti traditori; chi è tradito e fa finta di niente, perché la coppia funziona meglio in tre; chi è alle prese con un narcisista. E poi c'è la ragazza che dalla vita ha avuto tutto e adesso non le piace niente; quella che non ha avuto niente e pensa che niente è quello che si merita... In una Milano scintillante ma severa, soprattutto negli uffici legali frequentati dalla protagonista di questi racconti, proliferano solitudini e matrimoni andati a male, rimpianti per la provincia e dipendenze dai social network. Ma l'amore rimane comunque un affare complicato, basta rileggersi Anna Karenina. Esistono i libri medicinali? Quelli capaci di farci «voltare pagina» nella vita? Ci si rifugia nei libri per distrarsi, per trovare conforto, per capire meglio cosa non ha funzionato e non ripeterlo. Una pagina, un personaggio, perfino una frase: a volte bastano per curare una ferita del cuore, se non per raddrizzare una storia storta. Perché se trovi le parole per raccontarle, «le cose perdono la punta, l'ago e il veleno».

domenica, gennaio 18, 2026

Gocce d'inchiostro: Siamo vissuti qui dal giorno in cui siamo nati - Andreas Moster

In questo periodo, il mio stato d'animo è piuttosto instabile. Irrequieto, quasi inaffidabile. Si può definire ambivalente e contraddittorio. A momenti vedo la mia personalissima armonia frantumarsi, così naturalmente lontana da me, che per vivere serenamente, per non pensarci, mi imbarco in storie che, al calar del sole, esageratamente mi scruta con occhio clinico. Se resto a casa il pomeriggio, dopo il lavoro, è naturale che quando non ho niente da fare mi aggrappo ad amici d'inchiostro che sono certa non mi deluderanno mai. Mi basta guardarmi dentro per comprendere come la me di adesso sia diversa da quella di qualche anno fa; se oggi affronto la vita con il sorriso stampato sulle labbra è proprio perché non mi preoccupo né mi spaventa più niente. Questo inutile e insensato discorso per dire che, nel giro di due pomeriggi, mi sono trovata a divorare questo romanzo come se fosse Nutella. Ebbene si, perché da buona amante della Nutella mi concedo certi << vizi >>. E trascorrendo lunghi e solitari pomeriggi in compagnia di anime sole e abbandonate, confuse o dilaniate dal tempo e dalla vita, ho accolto così questo breve, ma splendido romanzo apendo benissimo che il nostro tempo a disposizione sarebbe stato ridotto. Non sbagliando nemmeno quando giunsi alla fine,  avvertendo senza alcun dubbio questo mio continuo smarrimento, così assoluto da farmi perdere coscienza della mia identità.


Titolo: Siamo vissuti qui dal giorno in cui siamo nati

Autore: Andreas Moster

Casa editrice: Il Saggiatore

Prezzo: 21 €

N° di pagine: 200

Trama: Villaggio di montagna che vive di estrazione di calcare. Arriva uno straniero. In silenzio, lo straniero volta le pietre che stanno in cima al muro della piazza. In silenzio, lo straniero innesca la rivolta. È stato incaricato dal proprietario della cava di verificarne la produttività. Ma la cava è esaurita, il villaggio è condannato. L'orologio della stazione ticchetta. Un incidente, poi scompare una ragazza. La ritrovano nel bosco, cadavere stuprato. Sguardi sospettosi, sguardi minacciosi, lo straniero diventa il capro che deve espiare tutte le colpe di tutte le generazioni: quella dei padri padroni violenti; quella delle nonne e delle madri che l'hanno sempre accettato; quella delle figlie che madri ancora non sono ma inesorabilmente lo diventeranno. A meno che il treno non scenda finalmente verso valle, verso le città del mondo, verso un altro destino. Siamo vissuti qui dal giorno in cui siamo nati è la fiaba nera di una storia eterna, la storia della ferinità umana che si dà un ordine e poi è ferinità lo stesso, mascherata da società civile, col suo teatrino delle apparenze da salvare e le regole che fanno bene solo a chi comanda. È la storia dell'asfissiante brutalità fisica e psicologica del villaggio in cui tutti viviamo, resa da una polifonia di voci di ragazze, uomini e animali che si intrecciano e creano un rarefatto e doloroso canto universale. È la storia di uno spaziotempo indivisibile, infrangibile, monolitico, contro cui l'essere può solo schiantarsi - o da cui, al più, fuggire per esplorare l'alterità, assecondare la voglia di conoscenza, la speranza che non cessa.

venerdì, gennaio 16, 2026

Amori di carta: Edith Warthon

Si, i classici mi fanno questo effetto. E tutto sommato anche Edith Warthon mi ha fatto gola, con questa storia intricata di svolte drammatiche e sempre più drastiche nella vita di Undine, in un momento particolare della sua vita in cui ha parlato più forte del dovuto.

I primi sforzi da giovane donna dell’alta società: la storia di un adolescente come tutte le altre che un mattino si << sveglia >> da un profondo stato di torpore e scopre di avere una faccia diversa. Un’anima completamente discontinua a quella dei suoi coetanei, della sua famiglia in una città che ha da sempre sortito un certo fascino e vende persino ogni rimasuglio della sua spiritualità pur di sopravvivere; la storia di una ragazza per i miei gusti antipatica, saccente ma furba e intelligente che scoverà il Male del secolo mediante ideali che ne alimentano il suo desiderio di essere libera. Galleggiando in una piscina colma di ansie, paure, luoghi e anfratti bui e angusti la cui mente acuta si scontra con idiomi poco compatti.

Edith Warthon, così come ogni classico che si rispetti, mi insegnò a guardare la storia ritratta con più attenzione, a misurare il peso di ogni parola e sillaba che entrarono nella costruzione di un capoverso, ma per quanto semplice ed essenzialmente stantia fosse il tutto, conversero in una rinascita totale che sguscia in forme mostruose e artificiali. Niente di sconvolgente e mai visto, per quanto mi riguarda, ma questo sfoggio di coraggio, altezzosità talvolta, baldanza e superba.  Le storie che si dipanano fra le pagine dei romanzi di Edith Warthon hanno tutti in comune il semplice fatto che sollevano critiche, forme di ribellioni artistico e sociale differenziando il prossimo per virtù e concezioni filosofiche. Nonostante non sia nata nell’epoca che descrive l’autrice, non disnego mai l’occasione di fiondarmici fra le sue pagine pronta a sbarcare per una nuova lettura. E dalla mia camera, dal santuario magico in cui sono intrappolate storie d’infinita bellezza, vedo annidate una sequela di occasioni che non esulano niente di speciale o particolare ma avrebbero dovuto portarmi semplicemente per una ragione. Comprendere i paradigmi che intercorrono fra vecchio e nuovo, passato e presente.  Ho sempre pensato, che chi ebbe la fortuna di conoscere in vita Edith Warthon si sarà sentito intimorito, quasi a disagio, nel nutrire un timore quasi reverenziale nei riguardi di una donna bella, ma algida e anche un po’ schizzinosa, che anche alcuni importanti personaggi, come Fitzgeralfd, andavano a chiedergli consiglio. Discretamente, s’intende.

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