Una sera, prima che le vacanze estive si concludessero, fui chiamata da un vecchio, un uomo che mi esortò ad ascoltare la sua storia. Di storie, una lettrice curiosa e insaziabile come la sottoscritta, non riesco a saziarmene nè tantomeno a domare quella sete imprescindibile di sapere e conoscenza che solo la buona lettura sa donarmi, e rinnegare, volgere le spalle a una simile proposta, un invito che mi avrebbe condotta in un luogo che sin da sempre desta in me un certo fascino, fu uno dei migliori rimedi se non opportunità di colmare quello spettro della noia che in quel periodo vorticava come uno sciame impazzito sopra la mia testa. La mia venuta, il nostro incontro, non è stato dei migliori, lo confesso, ma se io e Akira Mizubayashi non ci fossimo incontrati, scontrati, ora non sarei qui a riporre queste poche righe, Ogni romanzo, nel bene e nel male, è meritevole di attenzioni. Dietro a semplici risme di carta vi è un lavoro lungo, un processo meticoloso di arte, precisione e cultura, e Anima spezzata non ha potuto diffondersi, la melodia che ha sprigionato non ha potuto infondersi nè tantomeno sovrastare quel silenzio assordante che si respirava tutt’attorno, dominando quella violenza irruenta che era stata aizzata contro il popolo cinese.
Titolo: Anima spezzata
Autore: Akira Mizubayashi
Casa editrice: La nave di Tesero
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 240
Trama: A Tokyo, nel 1938, quattro musicisti dilettanti appassionati di musica classica occidentale si incontrano regolarmente per suonare. Il quartetto è formato dal giapponese Yu, un insegnante di inglese, e da due studenti e una studentessa cinesi. Questi ultimi sono rimasti a Tokyo nonostante l’invasione giapponese della Manciuria e la spirale di violenza e odio razziale che aveva provocato. Una tranquilla domenica pomeriggio, però, la musica è brutalmente interrotta dall’irruzione di alcuni militari. Il violino di Yu viene distrutto da un soldato e i quattro, sospettati di complottare contro l’Impero, vengono arrestati. Nascosto in un armadio, Rei, il figlio undicenne di Yu, ha assistito alla scena, ma sfugge alla violenza dei soldati grazie a un tenente che lo lascia andare e gli affida il violino in pezzi del padre. Giunto in Europa grazie a un amico francese del padre che lo adotta, Rei decide di studiare da liutaio. Dopo anni di dedizione e sacrifici è ormai un ottimo artigiano, specializzato nella costruzione e nel restauro dei violini, e ha una sua bottega a Parigi, dove vive con la compagna Hélène, una rinomata archettaia. È proprio lei a raccontare a Rei la storia di una giovane e talentuosissima violinista giapponese, Midori Yamazaki, che, in un’intervista, aveva dichiarato come l’amore per lo strumento le fosse stato tramandato da un nonno militare. Incuriosito dalla coincidenza, Rei decide di scriverle per provare a riannodare i fili del suo passato. “Anima spezzata” è un romanzo commovente e delicato che affronta le questioni della memoria, dello sradicamento e della difficile elaborazione del lutto. Una trama coinvolgente che unisce Oriente e Occidente tra l’alba della seconda guerra mondiale e il nostro presente. Akira Mizubayashi fa diventare la letteratura e la musica materia stessa della vita, arrivando a sfidare persino la morte e il passare del tempo.
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