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giovedì, ottobre 29, 2026

Gocce d'inchiostro: Peyton Place - Grace Metalious

Alla fine della visita a Peyton Place quel che più mi rimase impresso, sotto la pelle, fu quello che non avevo cercato: la sua autrice. Mi aveva sedotto, incantata la sua determinazione, il suo desiderio di esplicare la libertà, ancora una volta, che solo negli anni 90 ebbe però un certo riscontro. Quelle forme femministe che oggi la considerano una pioniera della denuncia sociale, furono salvate da alcune docenti. Da quell’oscuro limbo di odio accademico, riconoscendo così nella Metalious la sua volontà di aver anticipato la rivoluzione sessuale, squarciando il velo dell’omertà del patriarcato. Mediante la figura di donne, vittime attive che non aspettano l’avvento di un salvatore che possa strapparli dalla miseria, da ogni forma di incuria, quanto muovendosi sullo sfondo con forza e rigore.

L’attenzione per i segreti sepolti dietro le porte chiuse, attinte dalle teorie Poeninae, diviene espressione di follia, tabù, traumi nelle famiglie della provincia americana di cui Peyton place solleva ogni velo perbenistico delle piccole comunità del New England, esponendo ogni ipocrisia o temi allora segreti, incestuosi, in una complessa disamina delle disuguaglianze di classe, dell’odio razziale, l’ipocrisia religiosa.


Titolo: Peyton place

Autore: Grace Metalious

Casa editrice: Blackie

Prezzo: 20, 90 €

N° di pagine: 496

Trama: In una piccola città, l’inferno è dietro ogni porta. Molto prima di Melrose Place e Twin Peaks, Grace Metalious ha raccontato il risveglio della sessualità, l’odio di classe e razziale, l’incesto, l’aborto e la corruzione del potere religioso in una cittadina solo in apparenza perfetta. Un bestseller mondiale perseguitato, censurato e denigrato, che i lettori continuano a divorare da oltre mezzo secolo.

domenica, ottobre 25, 2026

Gocce d'inchiostro: Estranei - Taichi Yamada

Parole che turbano e allo stesso tempo evocano immagini vaghe e lontane, mi hanno fatto cullare dalla sensazione di essere circondata da ombre evanescenti prigioniere. Anime vagabonde e inquiete che aspettano un cambiamento. Una metamorfosi, che mi ha indotta a percepire tutto ciò che mi circondava in maniera completamente diversa. Questa era, in soldoni, la trama di un romanzo pubblicato in patria nel 1987, giunto fra gli scaffali delle nostre librerie solo nel 2005, dotato di una luce tutta sua che ai miei occhi si è rivelata fin troppo debole.

Quello sprazzo di luce abbagliante che è comparso all’improvviso come un sole pallido e grumoso, è divenuto poi necessario per scrutarlo meglio. Metterlo a fuoco. Un abbraccio che non si abbandona allo scorrere del tempo, in cui sono fusi passato e presente, e forse anche un po' di futuro. Una magia ardente, ammaliante da cui ho tentato di sottrarmi da questa malinconia copiosa e appiccicosa che pervade il romanzo, immergendomi completamente, e successivamente distaccandomi solo nel momento in cui giunsi alla sua conclusione. Da questo recipiente il cui contenitore è stato sostituito. Qualcosa che solo per praticità ha ancora un nome. Lo scorrere inesorabile del tempo lo invecchia sempre di più, mentre nel suo cuore vuoto una sottile membrana avvolge le sue emozioni.

Pensando, crescendo, respirando, vivendo, trasformandosi in una storia le cui parole mi hanno trascinata in un luogo in cui è impossibile scovare una via di fuga.


Titolo: Estranei

Autore: Taichi Yamada

Casa editrice: Einaudi

Prezzo: 16 €

N° di pagine: 216

Trama: Harada Hideo è un uomo di mezz'età, divorziato, con un figlio che non vede quasi mai e un lavoro – scrivere sceneggiature per la televisione – che stenta a decollare. Per di più, vive nel suo ufficio, in una grande e asettica palazzina nei pressi di una trafficata strada statale di Tokyo. Così, per sfuggire allo squallore e alla solitudine della propria esistenza, il giorno del suo compleanno Hideo decide di recarsi ad Asakusa, il quartiere della sua infanzia, dove a dodici anni aveva perduto entrambi i genitori, investiti da un'auto. Ma, quando entra in un teatro, tra il pubblico nota un individuo straordinariamente somigliante al padre. L'uomo lo invita a seguirlo a casa sua, dove lo aspetta la moglie: anche lei è identica alla madre morta... Hideo trascorre con i due una serata sconcertante e meravigliosa, e questo gli dà la forza di riprendere a lavorare con rinnovata energia. Gli incontri si susseguono, e sono una fonte di gioia e serenità, eppure... Hideo appare agli occhi dei suoi amici sempre più pallido e smunto, come se un male oscuro lo stesse consumando. La più angosciata di tutti è Kei – una vicina di casa con la quale Hideo ha intrecciato una relazione sentimentale –, che, una volta scoperto il suo segreto, gli consiglia di interrompere quelle visite, perché è evidente che lo stanno distruggendo. Ma anche Kei nasconde una verità inquietante...

mercoledì, ottobre 21, 2026

Gocce d'inchiostro: Madonna col cappotto di pelliccia - Sebastian Ali

Sono stata nella Berlino degli anni 20 in pieno fermento della Repubblica di Weiman, un'epoca straordinaria e contradditoria sospesa tra un esplosione di libertà culturale e una profonda crisi economica e sociale che si riflette nel destino dei protagoisti. In una regione in cui non vi ero mai capitata, più lontana delle mie prospettive o preferenze letterarie, sfogando questa mia mancanza nella lettura di un romanzo bellissimo, intenso e profondo che ho divorato esageratamente senza rendermene nemmeno conto. Una città, in un luogo rurale alquanto affollato, ma misero e sporco che, assieme al protagonista, solo e immerso nei suoi pensieri, senza curarsi delle cose intorno, inconsapevolmente allaccia un rapporto di amicizia con un suo amico lavoratore che, una mattina di fine luglio, gli cadde il mondo addosso. La capitale vantava di essere culla della cultura europea in cui vige un certo laboratorio a cielo aperto per l'espressionismo, la pittura, la musica jazz in cui la visione di una donna, una creatura dalle fattezze simili a una Madonna, incarna forme di avanguardia mediante il sacrificio che ripone ad esse nel compiere gesti o azioni che virino alla sua libertà. In una serpeggiante e copiosa solitudine del cuore, esistenziale e dalla libertà limitata nel quale ogni cosa sembra sospesa, esaspera in un tempo intenso e tragico. L'inafferrabilità della psiche umana che cozza col contesto storico in cui arte e vita si fondono come uno splendida enigma da decifrare, invitando alla scoperta dell'uno per l'altro.
Raif Effedi rimase scioccato dal quadro di una donna comunemente seduta, ma avvolta in un bellissimo cappotto di pelliccia. Alla fine non fa nessuna differenza se ella è coperta, ricca o sposata; tutto ciò che si desidera, perlomeno che io ho desiderato, è riconoscersi tra la folla concedendoci così l'opportunità di far sentire anche la nostra voce. Una voce che ha riconosciuto questa storia esattamente così com'è, serbando il ricordo speciale della loro compagnia come un talismano prezioso.
Titolo: Madonna col cappotto di pelliccia
Autore: Sebastian Ali
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 16 €
N° di pagine: 209
Trama: Ci sono incontri casuali in grado di segnare un'intera esistenza. E ci sono storie che restano segrete per una vita intera ma poi, una volta raccontate, fanno il giro del mondo. Quando ad Ankara, negli anni Trenta, un giovane conosce sul posto di lavoro Raif Effendi, viso onesto e sguardo assente, è subito colpito dalla sua mediocrità. Man mano che i due entrano in confidenza, questa prima impressione non fa altro che ricevere conferme; schernito ed evitato da tutti sul lavoro, Raif viene maltrattato persino dai suoi familiari. Quale può essere la ragione di vita di una persona simile? Quale, se c'è, il segreto dietro una vita apparentemente inutile? Il taccuino di Effendi, consegnato in punto di morte al collega, contiene le rispsote, raccontando una storia tutta nuova: dieci anni prima, un giovane e timido Raif Effendi lascia la provincia turca per imparare un mestiere a Berlino. Visitando un museo, rimane folgorato dal dipinto di una donna che indossa un cappotto di pelliccia, e ne è così affascinato che per diversi giorni torna a contemplare il quadro. Finchè una notte incrocia una donna per strada: la stessa donna del dipinto. Maria. Un incontro che gli sconvolgerà la vita.

sabato, ottobre 17, 2026

Gocce d'inchiostro: Il frutto più raro. La scoperta della vaniglia - Gaëlle Bélem

Non meno importante, se così la si può definire, fu questa lettura, accolta sul finire del mese di settembre, ormai slegata del tutto dalla mia esistenza, diventata una semplice entità che lentamente sta per evaporare. L’uomo diviene piccola entità nel quale può vestire i panni di un uomo di colore, spogliandosi dunque delle sue fattezze e bruciare simbolicamente assieme a lui nell’avvento di una nuova rinascita o venuta. Ma comprendo solo ora, che riporto queste poche righe, come si sia sentita la sua autrice. I desideri, i sentimenti che si dibattevano nella sua gabbia toracica e che, di origini afroamericane ma nata in Francia, scoprì come il suo figlio di carta e inchiostro - un figlio però << prestato >> - la scoperta di una celebrazione di bellezza nobile e indolente il cui luogo in cui potè propagarsi e diffondersi fu un’isola, una specie di utopia nel quale potersi rifugiare da un contesto ipocrito e meschino della società europea.


Titolo: Il frutto più raro. La scoperta della vaniglia

Autore: Gaëlle Bélem

Casa editrice: EO

Prezzo: 18, 50 €

N° di pagine: 208

Trama: Nel XIX secolo, nella colonia francese dell’isola di Bourbon (oggi Réunion), nasce Edmond, un ragazzo creolo figlio di schiavi. Orfano dalla nascita, viene accolto e cresciuto dal colono francese Ferréol, un botanico vedovo e appassionato di orchidee, che gli trasmette l’amore per le piante. Nella tenuta di Ferréol, Edmond si accontenta di lavorare come giardiniere, nutrendo in segreto il desiderio di seguire le orme del padrone e osservandolo attentamente nel suo lavoro, per raccoglierne gli insegnamenti. Il suo destino sembra segnato, ma Edmond ha un talento e una determinazione capaci di sfidare la sorte e, a dodici anni, fa una scoperta straordinaria che cambia per sempre il destino dell’isola. Nel 1841 scopre un metodo per impollinare manualmente la pianta di vaniglia, un’impresa mai riuscita a nessuno prima di lui. La scoperta di Edmond è rivoluzionaria e scuote le fondamenta sociali ed economiche della colonia francese, rendendo finalmente possibile la produzione su larga scala di vaniglia che, ancora oggi, è il simbolo della Réunion. Nonostante l’impatto epocale della sua scoperta, la vita di Edmond non prende però la piega che ci si aspetta. Resta uno schiavo, privo del riconoscimento per il suo talento e, anche dopo l’abolizione della schiavitù, il suo futuro è tutt’altro che promettente. Attraverso la storia di Edmond, raccontata con ironia e passione, Gaëlle Bélem ricostruisce quella di La Réunion, dall’arrivo dei primi coloni europei al decreto del 1848 che pose fine alla schiavitù. Una storia dolce e amara, che celebra il coraggio di chi osa sfidare il proprio destino.

venerdì, ottobre 09, 2026

Gocce d'inchiostro: Le mezze verità - Elizabeth Jane Howard

Di tutte le opere di Elizabeth Jane Howard pubblicate in Italia dalla casa editrice Fazi, della sua celeberrima saga de I Cazalet devo ancora cibarmi. Quando il primo giro di perlustrazione in libreria, dopo il terribile periodo che lentamente ci stiamo lasciando alle spalle, mi vide ammaliata a trascorrere un fine settimana soleggiato e mite con figure di carta e inchiostro che popolano l’ultima fatica dell’autrice – perlomeno questa -, non riuscì a non resistere per accaparrarmene una copia. Nel giro di due giorni, andando a Londra e in qualche malfamato locale giornalistico, ho amato particolarmente scrutare ogni suo romanzo come se si trattasse di un opera architettonica splendida ma fuggente, dove del resto amo immergermi e viverci, con un guazzabuglio di cose da guardare e su cui riflettere. Viste quasi tutte per la << prima >> volta, come sussulti ripetuti e destabilizzanti della << prima volta >>, e stare in compagnia di un autrice straordinaria come la Howard è stata delle più memorabili vissute, nello spazio lussuoso e sontuoso di una villa, nei cuori di personaggi tristi imprigionati in un paesaggio bellissimo e luminoso che, quasi come un componimento lirico, drammatico e manieristico, spiccano per il loro essere perennemente attanagliati da episodi che producono dissidi, equivoci, confidenze intime.
Titolo: Le mezze verità
Autore: Elizabeth Jane Howard
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 338
N° di pagine: 18, 50 €
Trama: May Browne – Lacey ha da poco sposato in secondo nozze il Colonello Herbert; entrambi hanno figli dai precedenti matrimoni e vivono in una casa di singolare bruttezza nelle campagne del Surrey, fortemente voluta dall’uomo e acquistata con l’eredità di May. Aluce, la figlia di Herbert, si sta per sposare, più per fuggire dal padre che per amore. Il Colonello non piace nemmeno ai due figli di May, Oliver ed Elizabeth: lo considerano un borioso tiranno che si comporta in modo strano e opprime la madre. Oliver, un ventenne brillante e ironico, abita a Londra, non ha un lavoro stabile e vorrebbe tanto sposare una donna ricca che lo mantenga. Elizabeth, la sorella minore, che nutre un complesso di inferiorità nei suoi confronti, è una ragazza ingenua e sentimentale. Quando quest’ultima decide di trasferirsi a casa del fratello per cercare lavoro. May, rimasta sola nel Surrey con Herbet, inizia a pentirsi amaramente di averlo sposato. Intanto Elizabeth trova lavoro e anche l’amore, Oliver cerca la sua ereditiera mentre si fa mantenere dalla sorella, e Alice, incinta e infelice, vorrebbe scappare di nuovo.

lunedì, ottobre 05, 2026

Gocce d'inchiostro: Mai guardarsi indietro - Margaret Storm Jameson

La scrittura, a volte, può curare o lenire l’anima. Qualunque essi siano, la loro portata, è una medicina alternativa che su base scientificamente diversa, è una atipica visione del mondo e della vita stessa… Chiaramente per chi ama le parole, si ciba di esse come il fiato di tutta una vita, da tale visione non può che ricavare sostentamento, piacere per il suo spirito affine

Il mondo splendido ma irto di insidie della letteratura, spesso e inconsapevolmente, ci dona delle informazioni di cui non siamo in grado di conoscere, cogliere. Per me, che vivo di letteratura, di parole, la scrittura è parte fondamentale se non necessaria per la mia intera esistenza: espressione in cui posso riflettermi e osservarmi. E dalle letture che fortunatamente vivo, i romanzi che leggo dimostrano l’esistenza di un’unità legata non solo ai miei sensi ma anche alla mia coscienza. Io osservo il mondo, quello che ho dinanzi, mediante gli occhi dei loro autori, ma ignoro che potrebbe essere il mio, quel mondo. L’universo è tutto, unico e indipendente e non certo la somma delle sue parti. Harvey Russell in questo terzo e ultimo capitolo sa che tali parti riflettono una totalitarietà che va alla ricerca di altre parti, ed è sembrato così assurdo pensare come essa fosse ridotta in più parti.

In termini di scrittura ciò comporta che io e lei e tutti coloro che l’hanno affiancata in questa apocalittica guerra letteraria, siamo piccoli esseri in un’integrità totale dell’universo. Microcosmi sottoposti ad influssi, reazioni e leggi cosmiche nel quale la possibilità di mantenersi intatti, o, ancor peggio, sopravvivere, è una delle prerogative che non possono essere indipendenti dal contesto sociale e spirituale di cui Harvey farà parte.


Titolo: Mai guardarsi indietro

Autore: Margaret Storm Jameson

Casa editrice: Fazi

Prezzo: 18, 50 €

N° di pagine: 400

Trama: Londra, 6 maggio 1926, il terzo giorno dello sciopero generale. Hervey Russell si è trasferita fuori città con il figlio Richard e il secondo marito, Nicholas Roxby. Presto dovrà recarsi in una clinica dove sarà operata: il dolore all'addome che la tormenta da otto anni è il sintomo di un tumore all'utero. Nonostante sia in pericolo di vita, Hervey non si dà per vinta; ha persuaso Marcel Cohen ad affidare la gestione di un grande negozio di antiquariato a Nicholas e collabora con passione con il comitato per lo sciopero insieme a David Renn e Henry Smith. A Londra si respira un'aria di cambiamento e di speranza, ma anche di instabilità: una settimana straziante, vista attraverso gli occhi delle donne e degli uomini mentre si muovono per quella città irreale. Incontriamo coloro che hanno dato tutto per lo sciopero e per la prospettiva di un mondo migliore; ma incontriamo anche coloro che hanno osteggiato lo scoppio di una rivoluzione con ogni arma a loro disposizione: potere, politica, denaro o forza bruta. Ci sono maestri e operai, fascisti e comunisti, politici e sindacalisti, mogli e amanti, artisti, scrittori e scienziati, tutti coinvolti nelle vite degli altri. Ma soprattutto seguiamo il filo della vita di Hervey Russell, travolta dai fermenti politici che la circondano, dalle difficoltà di un nuovo matrimonio, dalle sue speranze e paure per il futuro. La fine dello sciopero generale avviene in un clima di disincanto e rassegnazione; non c'è speranza per gli ultimi, per i diseredati, perché «tutti gli uomini sono malvagi, avidi e bugiardi». C'è un'unica luce in questa dilagante oscurità: la vita in sé, e l'amore di una madre per il figlio.

giovedì, ottobre 01, 2026

Gocce d'inchiostro: Mistica del sesso - Anaïs Nin

Anaïs Nin? Oh, quante lodi ho tessuto, ho sperticato nei suoi riguardi! Una donna che visse una vita difficoltosa, all’insegna delle avanguardie, delle persecuzioni, delle violenze subite persino dal suo stesso sangue e che, nel tempo, è divenuta una mia cara amica. Una confidente, una fonte inesauribile di sapere e conoscenze da cui ho attinto e attingo nozioni per cui il mio bagaglio culturale può accrescere, la mia anima rifiorire. Letteralmente, la << figlia >> di una donna che sebbene la sua istruzione fu alquanto scarsa, la sua attività istituzionale si arrestò prima del previsto, divenne quel guru di conoscenza, di emancipazione, di libertà. La conoscenza che discende dai rischi, coloro che vedono e fanno finta di vedere.

Nel giro di qualche mese, prima che esordisse un’estate di fuoco di cui lentamente ci stiamo trascinando gli ultimi strascichi, ho divorato tutti i romanzi scritti dalla Nin. Alcuni di essi, letti e studiati non troppo tempo fa, funsero da espediente per poter tornare in quei magnifici posti da cui avrei dovuto procurarmi nient’altro che penne, taccuini. Ritratti di vita nel quale la sua anima riposa ancora silenziosamente e che quando è scossa sembra sprigionare una luce che abbaglia ogni cosa. Non solo, banalmente, gli occhi, ma persino la nostra stessa anima.

 Anche io ho aspettato, in questa manciata di mesi, che potessi essere liberata e pur di farlo bene ho dovuto guadagnare tempo protraendo la sua lettura, un pò più del previsto. Mistica del sesso, sin dal principio, esplica una certa fede in qualcosa che la sua autrice ha colto volutamente, naturalmente affinchè ogni cosa potesse essere considerata tale e necessaria. Catalizzata in quel luogo intimo e intrinseco del suo spirito, che cozza fra interiorità ed esteriorità.

Titolo: Mistica del sesso

Autore: Anaïs Nin

Casa editrice: Fazi

Prezzo: 10 €

N° di pagine: 108

Trama: Mistica del sesso è una raccolta di scritti di Anaïs Nin finora inediti, che vanno dai primi anni Trenta agli anni Settanta. Una parte degli scritti è dedicata alla teoria della letteratura, a come nasce una storia, all’esame appassionato di alcune tra le opere e gli autori più rappresenativi del secolo, da D.H. Lawrence a Freud, a L.A. Salomè a Kafka; parte è invece dedicata alle donne: antesignana del femminismo, la Nin disegna con sorprendente lungimiranza la donna del futuro, quella che lei stessa ha voluto incarnare per tutto l’arco della sua esistenza con i propri libri e le proprie scandalose scelte di vita.

domenica, settembre 27, 2026

Gocce d'inchiostro: Il mistero Henri Pick - David Foenkinos

Le storie francesi si rivelano talvolta davvero carine ed interessanti. Spesso non me ne rendo conto, ma anche a questo si dovrebbe essere preparati e l'occasione di leggere qualcosa proveniente dalla Francia avvenne qualche giorno fa con questo piccolo ma piacevole romanzo. Il mistero Henri Pick si presentava come la storia perfetta al momento perfetto, anche se di storie di questo tipo ne ho letto a bizzeffe.

Dalle sue pagine l'autore ha tirato fuori un curioso caso i cui interrogativi galleggeranno in una piscina di dubbi  e perplessità. E così, in questi ultimi giorni di settembre, ho affrontato questo caso con un certo entusiasmo. Entusiasmo che come una piccola fiamma si è via via affievolito … ma le cui considerazioni in merito non sono state per niente negative!


Titolo: Il mistero Henri Pick

Autore: David Foenkinos

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 19 €

N° di pagine: 242

Trama: In Bretagna, in un piccolo paese sulla costa ventosa, c'è una strana biblioteca dedicata ai manoscritti rifiutati dagli editori. Delphine Despero ci andava quando era bambina e sognava di riuscire un giorno a lavorare in mezzo ai libri e alle storie. E cos è stato perché, nemmeno trentenne, Delphine si è già fatta un nome nell'esclusivo mondo dell'editoria parigina. Così quando un'estate torna a trovare i genitori con il fidanzato scrittore, una visita alla biblioteca appare il modo migliore per sottrarsi alle invadenti attenzioni familiari. Tra gli scaffali di quella biblioteca dei sogni infranti e le illusioni perdute, i due si imbattono in un manoscritto dal titolo intrigante: Le ultime ore di una storia d'amore. Delphine decide di seguire il suo fiuto e pubblicarlo. Il manoscritto diventa presto un enorme successo. L'autore si chiama Henri Pick e l'anagrafe dice che è morto qualche anno prima. La vedova giura che il marito non ha mai letto, e tanto meno scritto, una riga in vita sua. Eppure … L'aura di mistero accresce il successo del libro, e il mondo dei lettori non sembra parlare d'altro. Due persone però non si accodano al coro degli entusiasti: Frédéric, il fidanzato di Delphine, che si sente assediato alla versione ufficiale. Mentre la trama avanza e gli indizi, ma anche i depistaggi, si moltiplicano, un'unica domanda è sul punto di condizionare per sempre le vite dei protagonisti: chi è davvero Henri Pick?

mercoledì, settembre 23, 2026

Gocce d'inchiostro: Alzarsi - Helga Schubert

Si compiono gesti quasi disperati, quando la felicità, la monotonia, ogni parvenza di quotidianità e ripetizione, ci vengono strappati, irrimediabilmente e repentinamente. Quella catena di eventi che era stata tessuta a nostra insaputa, aveva indotto una scrittrice tedesca che ha visto con i suoi occhi del sangue sparso copiosamente su ogni cosa, persino nell’anima di poveri reietti che vagavano lungo la riva dell’assurdo, ad essere spettatrice, protagonista attenta di uno degli scontri mondiali bellici più importanti della Storia. Quelle che riportano queste pagine altre non sono che le sue memorie, i suoi pensieri, sparsi su taccuini, diari, bloc notes, segnata dalle tenebre e nel quale la scrittura ha funto da scoperta per la propria libertà, la propria resistenza, la capacità di trasformare ogni forma di dolore e solitudine, espressioni di bellezza e rinascita in cui non sceglie di dare voce ai grandi eroi della Storia, bensì a figure che si muovono ai margini degli eventi. Preservando la propria umanità e la propria quotidianità. Alzarsi nacque dal desiderio della Schubert di spingersi, creare una classificazione architettonica nel quale avrebbero prevalso una coscienza determinista, in equilibrio costante tra perfezione e solitudine.


Titolo: Alzarsi

Autore: Helga Schubert

Casa editrice: Fazi

Prezzo: 18 €

N° di pagine: 250

Trama: La piccola Helga si risveglia dopo il pisolino sull’amaca nel frutteto della nonna e trova ad aspettarla una fetta di torta e una tazza di caffè surrogato; è il primo giorno delle vacanze estive, e la sensazione di libertà è inebriante. È con questa fotografia, scattata nei primi anni Cinquanta nella Germania dell’Est, che iniziamo a sfogliare, insieme all’autrice, l’album dei suoi ricordi. Il padre è stato ucciso da una granata sul Volga quando lei aveva soltanto un anno, e da allora è un eroe che prende vita in una serie di figure maschili laterali: amici, vicini di casa, candidati a un posto di padre rimasto sempre vacante. Dall’altra parte, una madre fredda, provata dalla guerra, ma anche poco affettuosa per indole. Il rapporto con lei non è mai stato facile, ma la figlia le è grata: in fondo, nonostante tutto ha deciso di tenerla, l’ha portata con sé quando è fuggita durante la seconda guerra mondiale e ha rinunciato all’idea di avvelenarla nel momento dell’invasione russa. Una pagina dopo l’altra, arriviamo con lei all’età adulta, e osserviamo la vita nella DDR per una donna colta e attiva nel milieu culturale, guardata con sospetto e costantemente sorvegliata dalla Stasi. E infine, la caduta del Muro quel fatidico 9 novembre, l’abbraccio imbevuto di pianto con il marito e poi la folla a Unter den Linden, con la mezzanotte illuminata a giorno. Una vita composta di tante sfide, di conflitti, di resistenza.

sabato, settembre 19, 2026

Gocce d'inchiostro: Anima spezzata - Akira Mizubayashi

Una sera, prima che le vacanze estive si concludessero, fui chiamata da un vecchio, un uomo che mi esortò ad ascoltare la sua storia. Di storie, una lettrice curiosa e insaziabile come la sottoscritta, non riesco a saziarmene nè tantomeno a domare quella sete imprescindibile di sapere e conoscenza che solo la buona lettura sa donarmi, e rinnegare, volgere le spalle a una simile proposta, un invito che mi avrebbe condotta in un luogo che sin da sempre desta in me un certo fascino, fu uno dei migliori rimedi se non opportunità di colmare quello spettro della noia che in quel periodo vorticava come uno sciame impazzito sopra la mia testa. La mia venuta, il nostro incontro, non è stato dei migliori, lo confesso, ma se io e Akira Mizubayashi  non ci fossimo incontrati, scontrati, ora non sarei qui a riporre queste poche righe, Ogni romanzo, nel bene e nel male, è meritevole di attenzioni. Dietro a semplici risme di carta vi è un lavoro lungo, un processo meticoloso di arte, precisione e cultura, e Anima spezzata non ha potuto diffondersi, la melodia che ha sprigionato non ha potuto infondersi nè tantomeno sovrastare quel silenzio assordante che si respirava tutt’attorno, dominando quella violenza irruenta che era stata aizzata contro il popolo cinese.

Titolo: Anima spezzata

Autore: Akira Mizubayashi 

Casa editrice: La nave di Tesero

Prezzo: 18 €

N° di pagine: 240

Trama: A Tokyo, nel 1938, quattro musicisti dilettanti appassionati di musica classica occidentale si incontrano regolarmente per suonare. Il quartetto è formato dal giapponese Yu, un insegnante di inglese, e da due studenti e una studentessa cinesi. Questi ultimi sono rimasti a Tokyo nonostante l’invasione giapponese della Manciuria e la spirale di violenza e odio razziale che aveva provocato. Una tranquilla domenica pomeriggio, però, la musica è brutalmente interrotta dall’irruzione di alcuni militari. Il violino di Yu viene distrutto da un soldato e i quattro, sospettati di complottare contro l’Impero, vengono arrestati. Nascosto in un armadio, Rei, il figlio undicenne di Yu, ha assistito alla scena, ma sfugge alla violenza dei soldati grazie a un tenente che lo lascia andare e gli affida il violino in pezzi del padre. Giunto in Europa grazie a un amico francese del padre che lo adotta, Rei decide di studiare da liutaio. Dopo anni di dedizione e sacrifici è ormai un ottimo artigiano, specializzato nella costruzione e nel restauro dei violini, e ha una sua bottega a Parigi, dove vive con la compagna Hélène, una rinomata archettaia. È proprio lei a raccontare a Rei la storia di una giovane e talentuosissima violinista giapponese, Midori Yamazaki, che, in un’intervista, aveva dichiarato come l’amore per lo strumento le fosse stato tramandato da un nonno militare. Incuriosito dalla coincidenza, Rei decide di scriverle per provare a riannodare i fili del suo passato. “Anima spezzata” è un romanzo commovente e delicato che affronta le questioni della memoria, dello sradicamento e della difficile elaborazione del lutto. Una trama coinvolgente che unisce Oriente e Occidente tra l’alba della seconda guerra mondiale e il nostro presente. Akira Mizubayashi fa diventare la letteratura e la musica materia stessa della vita, arrivando a sfidare persino la morte e il passare del tempo.

martedì, settembre 15, 2026

Gocce d'inchiostro: Il lungo sguardo - Elizabeth Jane Howard

L'ho già fatto. Questo 2026 mi ha vista completamente immersa fra le campagne rurali londinesi, nei primi anni '20, e da lì non sarei mai voluta tornare indietro: vorrei viverci in eterno. Vorrei 'crescere 'con persone che adesso non esistono più. Vorrei assistere a quel momento in cui la piccola ed ingenua Beth emise il suo vagito nel mondo, e, successivamente, trascinata in una realtà assurda, brutale e cruda che proclameranno il suo destino. 
Non siamo obbligati a tenere conto degli 'insegnamenti' dei genitori, ma per Elizabeth Jane Howard fu così eccessiva che pose l'autrice in situazioni quasi sempre conflittuali, e di cui i suoi romanzi sono uno specchio in cui ciò poté riflettersi. Il lungo sguardo, così come altre sue opere, diviene così una biografia, uno squarcio di vita dell'autrice, romanzo dialogo narrato come una piece teatrale che segue una fase e poi un'altra, consapevole del percorso intrapreso. Combinando acume e sensibilità, in una sequela di crisi create ad arte e di vuoti che il suo lungo sguardo ci elargí negli anni.

Titolo: Il lungo sguardo
Autore: Elizabeth Jane Howard
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 17,50 €
N°di pagine: 511
Trama: 1950, Londra. Antonia e Conrad Fleming stanno aspettando gli ospiti per la cena di fidanzamento del figlio Julian. Ogni cosa è pronta nella bella villa sulla collina di Hampstead, da cui si gode una magnifica vista sulla città; la casa sta per accogliere, impeccabile, l'élite londinese che celebrerà l'occasione. Eppure la voce e lo sguardo di Antonia sono velati dal disincanto e dalla sensazione, quasi una certezza, che le cose, in fondo, sarebbero potute andare in modo diverso. Così si chiude il racconto del matrimonio ventennale dei Fleming, una vicenda che solca l'esistenza di marito e moglie dal presente fino a loro primo incontro, in un percorso a ritroso che ci porta a conoscere i due in giovane età, quando Antonio era la splendida adolescente che si faceva chiamare Toni.

venerdì, settembre 11, 2026

Gocce d'inchiostro: Amore a prima vista - Margaret Storm Jameson

 

Secondo me, il metodo di alcuni autori di coniugare la realtà con la fantasia è uno dei migliori. Il loro desiderio di registrare scrupolosamente ogni avvenimento o fatto che rese celebre la loro vita, o un frammento della stessa, non sarà sicuramente stato ideale: l’esigenza di sedere dinanzi a una scrivania con una macchina da scrivere o un fascio di carte che presto o tardi sarebbero state vergate di inchiostro ancora fresco, denota come sia stata maggiore l’urgenza di riflettere. Esorcizzare ogni paura, ogni stimolo mediante l’arte delle parole. A forza di leggere e scrivere, recensire i romanzi che leggo, ho compreso tanto anche del mio vissuto: i libri mi aiutano ad osservarmi mediante gli occhi di un altro, e a cogliere quegli aspetti che sono insiti nel mio spirito ma non visibili a occhio nudo. E giorno dopo giorno, fra una recensione e un’altra, giunta a cogliere gli aspetti più straordinari della mia vita; la disciplina, la diligenza, la serietà con cui mi affido a tutto questo, coincidente a un forte senso di individualismo che coincide con quel tipo di libertà cui aleno di ottenere presto, nel giro di qualche mese rivela molto più di una semplice riflessione. La lettura di questa splendida saga, una trilogia in cui l’autrice diede sfogo a un capitolo intenso della sua vita mediante gli occhi del suo alter ego, Harvey, in diverse reazioni di sopravvivenza e il clima di una città, Londra, che tenterà di rinascere tra le macerie. Dilaniata e combattuta nel combattere una guerra più grande di lei, la sua creatrice - sinistra liberista e fervida socialista - vide la storia come un processo dinamico guidato dai conflitti di classe. In questo secondo volume, acutizzato da scioperi continui, in momenti di dolorosa presa di coscienza e lotta che denunciano quelle forme ingiuste di capitalismo, dando voce a quel coro di voci bianche che avrebbero dovuto essere spinte a lottare per l’impegno politico attivo.


Titolo: Amore a prima vista

Autore: Margaret Storm Jameson

Casa editrice: Fazi

Prezzo: 18, 50 €

N° di pagine: 400

Trama: Sono trascorsi sei anni dalla fine della Grande Guerra e Hervey Russell è ancora in lotta contro l’incertezza della sua esistenza, la potenza delle sue ambizioni e l’irrequietezza del suo spirito. Si è ormai conquistata una reputazione dignitosa nella società letteraria londinese, anche se il vero successo è ancora lontano, e si mantiene lavorando per la rivista della volubile e disinvolta Evelyn Lamb. La crisi con il marito è ormai totale, e quella sorta di responsabilità che Hervey sente per lui, il dovere di prendersi cura della parte più debole della coppia, costituisce l’ultimo filo che la tiene legata all’uomo. Ma è un filo che viene irrevocabilmente scosso, pronto a recidersi una volta per tutte, quando Hervey si innamora del cugino Nicholas Roxby, l’unico erede dei cantieri Garton appartenuti alla nonna. Hervey, che nel tempo si è fatta forte come un albero, non intende rinunciare a lui. Nella Londra del 1924, nel frattempo, si muove la varia umanità di individui ai quali la guerra ha inferto definitive menomazioni spirituali e materiali, a cominciare dagli amici di gioventù di Hervey, intrappolati in relazioni sentimentali che nascono minate dall’incapacità maschile di lasciarsi amare al di là di ogni convenzione, oppure alimentate dalle residue energie di una generazione giovane ma già decadente, quella che ha vissuto in prima persona la guerra.

lunedì, settembre 07, 2026

Gocce d'inchiostro: Estasi di libertà - Stefan Zweig

Appollaiato sul trespolo di un luogo la cui aria era malsana, irrespirabile, Stefan Zweig stanziò su una morale insicura ed anti psicologica del tacere e nascondere che gravò come un incubo sulla sua giovinezza ostacolando ogni risorsa di costruire quel che è incredibile. Il vinto avrebbe ceduto al destino, sfruttando l’immagine incerta del nuovo continente con la sua realtà. Nelle stanze buie e polverose del suo animo, dirigendo con voce bassa ma melodica la scrittura come affidataria all’idea che la memoria potesse essere un buon surrogato per dimenticare ciò che si è conservato. L’artista infatti avrebbe dovuto mostrare come siamo compiacenti di forme estetiche, nelle classi inferiori a cui attingiamo un certo istinto per la bellezza divenendo come forme di realizzazione attraverso cui possiamo rivalutare. 

Zweig scoprì come me, l’amore per la lettura, la letteratura, in età infantile. Un verso o una melodia fuoriusciva dall’invisibile barriera della visione, dell’intuizione del genio creativo in forme tenere che possano aspirare al loro divenire. E, in età adulta affinò tale fascinazioni, rimpiangendo e racchiudendo la stabilità della società viennese del secolo, sottolineando la superiorità morale del vinto affinché quella libertà a cui è legato all’ambiente circostante da cui sfugge o si tenta di sfuggire donano l'immortalità, come un pegno prezioso che rifiuta la quiete, la pace concessa nell’epoca benigna del peccato. Concentrandosi e raccogliendo tutte le energie affinché ci si possa guardare dentro al di fuori di se stesso e del mondo.

Titolo: Estasi di libertà

Autore: Stefan Zweig

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 13 €

N° di pagine: 300

Trama: 1926. Christine Hoflehner è una giovane e poverissima postina di un piccolo borgo austriaco. Quando una zia emigrata decenni prima in America la invita a trascorrere un periodo di vacanza in un lussuoso hotel dell'Engadina, la ragazza scopre un mondo da sogno, fatto di inconcepibile ricchezza e desideri sfrenati, ma anche di invidie e maldicenze. Il ritorno all'umile vita nell'ufficio postale non potrebbe essere più brusco. Durante un viaggio a Vienna, Christine conosce il coetaneo Ferdinand, anch'egli privato di qualunque speranza dalla guerra. Combattuti tra il loro amore appena nato e lo squallore disperato di fronte a cui li mette l'indigenza, i due si troveranno a dover compiere una scelta radicale.

giovedì, settembre 03, 2026

Gocce d'inchiostro: Diario 6 - Anaïs Nin

Mi abituai alla << turbolenta >> vita di Anais Nin - e ad essere rinchiusa nel piccolo bozzolo del suo spirito - senza alcuno sforzo. L’impegno alla lettura dei suoi testi, i cui diari furono i primi ad essere vagliati, studiati, sottolineati, appuntati, mi aiutarono moltissimo. Non avrei avuto altra occasione, se non questa, di conoscerla così a fondo, non dovevo dire nient’altro che era già stato detto. Così concentrata e volta ad ascoltare e osservare tutto quello che mi sussurrò all’orecchio e i cui diari espugnano così bene, lasciando che i pensieri restassero tali, non contaminati da suoni o rumori esterni, senza la necessità di essere tradotti in suoni o parole, mi bastò leggere al principio poche pagine affinché quella intimità che era nata qualche tempo fa, ora si consolidava nel suo massimo splendore. Le settimane che ho dedicato, con parsimonia, dedizione, alla lettura di ognuno di questi testi, e ora con quest'ultimo volume, volarono in un soffio, con i giorni tutti uguali, scanditi da un preciso ritmo che, con la sua regolarità, non lasciò spazio ad alcuna distrazione o inconveniente. Tutto era previsto, tutto era già organizzato. L’epilogo di un viaggio intimistico e introspettivo come questo, il pulsare di un cuore focoso e bruciante come quello della Nin, come un magnete mi attrasse al suo cerchio inducendo se non addirittura costringendo a divorare queste pagine come se animate di volontà propria. Con la mia anima irrimediabilmente lesa, ma lavata ripetutamente come un sole glorioso che calò dietro una montagna.


Titolo: Diario 6

Autore: Anaïs Nin

Casa editrice: Bompiani

Prezzo: 13 €

N° di pagine: 600

Trama: Si ritrova "nel presente" e vuole trasmettere agli altri il frutto di anni di esperienza come donna e come scrittrice: la felicità sta nelle piccole cose, non nelle vette dell'estasi. Nel sesto volume del suo diario Anaïs Nin non è più la protagonista: questo sarà "il diario degli altri". Anaïs realizza ritratti acuti, vivi e severi. Ammira Simenon; ama Bergman; giudica Beckett troppo intellettuale, Simone de Beauvoir oggettiva e disperante; capisce Ginsberg e Corso, il loro surrealismo e la loro ironia selvaggia; rimpiange di non aver potuto incontrare la grande e altera Djuna Barnes; si abbandona a riflessioni su fenomeni letterari e no (il commercialismo nell'arte e nella vita americane; la validità della musica elettronica; la forza del jazz come espressione di vita, ritmo ed emozione; l'intellettualismo di Huxley; la profondità di Ionesco). Anaïs Nin vive scrivendo; e la vita è il movimento verso la rivelazione, il passaggio dal mistero alla chiarezza. Il suo Diario "è un campo d'azione che copre tutte le strade oscure dell'anima e del corpo alla ricerca della verità ... Registra mille anni di femminilità, mille donne" Prefazione di Antonio Debenedetti.

domenica, agosto 30, 2026

Gocce d'inchiostro: Estate a Baden Baden - Leonid Cypkin

Mi sono imbattuta in queste pagine non riuscendo a cogliere la bellezza, la forza, il coraggio, l'orgoglio di questo angelo tramutato in diavolo nel cui animo imperversano bufere. Bufere lussuriose, estetiche, tremende e spaventose. In una manciata di pagine impossibilitata ad essere sedotta da una storia il cui tratto sognante, magico, aveva qualcosa di tangibile. Ma che non ha penetrando nel mio cuore, quanto soggetta a brusche forme di dimenticanza nel momento in cui sarà messo da parte perché considerato privo di emozioni - mi ha impedito di ritagliarmi un posticino tutto mio. In un rito o rituale letterario in cui una pace assoluta avrebbe lavato ogni impurità, reso l'uomo più puro, più efficace mediante una condizione del doppio, il momento in cui prende piena consapevolezza o coscienza della libertà degli uomini, solo mediante intelligenza, e l'opposizione, il conflitto una mera transitoria imperfezione destinata a rimarginarsi nella pacificazione. L’autore di questo romanzo rappresenta Dostoevskij sotto una prospettiva eroica e un pò ridicolizzante, quel prototipo della giustizia, che conobbe il male mediante i suoi stessi occhi, scostandosi dal Male, da questo parassita che sembra condannare, condurre dinanzi alla morte. Se Dio esiste, esiste anche il Male, ed esso è legato alla rinascita del cristianesimo nella fede della resurrezione, alimentandosi della sua stessa distruzione, rintanato in un sottosuolo puzzolente e laido da cui invano si tenta di liberarsi.


Titolo: Estate a Baden Baden

Autore: Leonid Cypkin

Casa editrice: Neri Pozza

Prezzo: 16 €

N° di pagine: 224

Trama: «In un campo ampiamente attraversato come la letteratura della seconda metà del XX secolo, sembra improbabile che esistano ancora capolavori in attesa di essere scoperti. Eppure una decina di anni fa, rovistando in un bidone di tascabili usati dall’aria malmessa davanti a una libreria di Charing Cross Road, a Londra, mi sono imbattuta proprio in un libro del genere, Estate a Baden-Baden, che potrei annoverare tra i frutti più belli, originali ed entusiasmanti di un intero secolo di narrativa e paranarrativa». Così scrive Susan Sontag nella prefazione di questo sorprendente romanzo, la cui originalità sta nel modo in cui passa dalla narrazione autobiografica del mai identificato narratore, imbarcato in un viaggio nel desolato paesaggio sovietico contemporaneo, alla vita itinerante dei coniugi Dostoevskij. Estate a Baden-Baden appartiene a un sottogenere di romanzo raro e particolarmente ambizioso: il racconto della vita di una persona di grande talento realmente esistita in un’altra epoca, intrecciato a una storia al presente, quella del romanziere che medita, cercando di accedervi sempre più a fondo, sulla vita interiore di un personaggio destinato a diventare non solo storico ma monumentale. Oltre a narrarci le vicende di Fëdor Dostoevskij e della moglie Anna che – appena sposati – partono per un viaggio di quattro anni alla volta della Germania, dove lo scrittore russo sperimenterà la propria ossessione per il gioco d’azzardo, perdendo tutto nei casinò di Baden-Baden, Cypkin – che non vide mai pubblicata, nel corso della propria vita, una sola pagina della sua opera letteraria – ci offre anche un corso intensivo su tutti i grandi temi della letteratura russa.

mercoledì, agosto 26, 2026

Gocce d'inchiostro: La libreria del signor Livingstone - Mónica Gutiérrez

Lentamente quelle storie che pullulano altre storie, che fagocitano altre avventure, accolgono altri spiriti, così numerosi e infinitesimali, unici e particolari, cominciano presto ad apparire, nel fondo, non molto diversi dal mondo di fuori. Da quel mondo in cui mi appresto a giudicare, osservare, stabilire. Al principio si tratta di una pennellata di colori dalle tonalità più accese: presa dalla smania di incappare in storie in cui il valore letterario di certi testi non restino ai margini, col tempo certe tonalità sembrano ai miei occhi scolorire, a raggrumarsi come il sangue che si rapprende, perdendo importanza se non addirittura lucentezza. Uno delle conseguenze a cui si va incontro, quando si è fautore di un certo tipo di letteratura è che si sa già a cosa è diretta la nostra ricerca: la cosiddetta ricerca della felicità che avrebbe presto o tardi donato certi effetti. Quegli effetti che coincidono col mio spirito.

La libreria del signor Livingston era un luogo in cui potei perdermi, scrutare le stesse dinamiche di un mondo immerso nella sapienza e nella magia: pile e pile di libri posti in scaffali lustri e ordinati, il diritto di leggere sprofondando su una morbida poltrona in pelle. Chi pensa che entrando in un luogo di questo tipo possa restare intatto e con la mente lucida si sbaglia di grosso. Certo, non è un tipo di deliquio in cui ogni cosa assume una certa serietà, ma l’invito a valicare la soglia di un luogo magico, un santuario sacro in cui l’anima si perde, si ammanta di un sudario di opportunità e possibilità. Un rifugio che avrebbe potuto offrire molto più che semplice protezione, garanzia, limitandone ogni ostacolo o impedimento. Quella mancata libertà di gironzolare, bighellonare come pare e piace in luoghi ricchi di sapienza, sapere e cultura pur di non essere battichettata, punzecchiata continuamente da Mr Livingstone!

Titolo: La libreria del signor Livingstone

Autore: Mónica Gutiérrez

Casa editrice: Garzanti

Prezzo: 16, 90 €

N° di pagine: 216

Trama: A guardar bene, in fondo a una stradina di Londra, si può scorgere una palazzina su due piani tutta in legno dipinto di blu. Dietro le vetrine, pile e pile di romanzi. Aprendo la porta dalla curiosa maniglia a forma di penna, si incontra il signor Edward Livingstone, l'anima della libreria Moonlight Books. A prima vista può sembrare un po' burbero, ma non fateci troppo caso. Lo fa solo perché preferisce la compagnia dei libri a quella delle persone. Eppure, nessuno riesce a capire i bisogni dei lettori meglio di lui. Come quelli di Oliver, che, a otto anni, è un bambino prodigio, e passa in libreria molto del suo tempo, per non sentirsi solo; o Sioban, che tra quegli scaffali cerca l'ispirazione per un nuovo romanzo di cui ha perso le parole. Soprattutto, il signor Livingstone è stato capace di leggere nel cuore di Agnes. Un cuore un po' malandato che aveva deciso di chiudere le porte al mondo. Fino al magico giorno di pioggia in cui Agnes trova riparo alla Moonlight Books. È così che, tra i sussurri dei più bei versi mai scritti, Agnes scopre che la speranza di una vita migliore non deve mai morire. Che le strambe figure che abitano la libreria hanno l'immenso potere di farla sentire al sicuro. Perché il signor Livingstone ha riempito il suo negozio di generosità e di amicizia: all'avventura e agli imprevisti ci pensano i libri, con le loro storie che non smetteresti mai di leggere.

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