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sabato, giugno 28, 2025

Gocce d'inchiostro: La donna di Gilles - Madeleine Bourdouxhe

Ci sono libri che ti si pongono dinanzi senza alcun motivo. Li vedi brillare, adornati di quelle coste splendidi, luminose, scintillanti, già tanto che stringerai una copia e te la porterai a casa. E, poi, dopo averlo riposto sullo scaffale, quasi lo si dimentica. La coscienza, mi dice, mentre ripongo queste poche righe, che ci sono delle volte in cui siamo davvero davvero stupidi. E lo sono anche io, che di libri ne leggo a bizzeffe ma che quando mi imbatto dinanzi al capolavoro non ne capisco la parvenza. Non vedo la sua mirabile essenza. Ma nel momento in cui accade, una debole luce scende e attornia il mio animo. Ora diviene tutto chiaro. La bellezza di un sogno assopito dal tempo che si ridesta mediante la vocina interiore della mia coscienza, sussulta come Giles quando vede la sua bella Elisa, rammollita, stordita da un ondata di forte tenerezza. Così mi sono sentita nel leggere questo indimenticabile, bellissimo romanzo, immersa nel languore di una giornata banalissima e tranquillissima, in cui il desiderio palpabile, tattili mutano a seconda del tempo. Il silenzio tutt’attorno era così grave, pesante, penetrante, così intollerabile in cui ho visto srotolarsi il mondo famigliare, quello degli affetti di una ragazza la cui vita sarà rovesciata da un fatto indicibile e inaccettabile, la cui massa esile e invisibile scivola addosso come sabbia fine.
Come l’acqua di un rubinetto gocciolato in continuazione, con la prepotenza di una bufera che inevitabilmente si è abbattuta su di me.
Titolo: La donna di Gilles
Autore: Madeleine Bourdouxhe
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 148
Trama: Elisa vorrebbe solo una cosa: annullarsi in Gilles. Vivere per e attraverso Gilles, non essere altro che sua moglie. Preparargli la cena, guardarlo mangiare, guardare i suoi occhi, la sua bocca, i suoi capelli. Ma il giorno in cui Elisa capisce che Gilles, suo marito, è diventato l’amante di sua sorella, tutto crolla attorno a lei. Eppure sceglie di tacere, di sorridere, di sopportare in silenzio l’indifferenza di Gilles, perfino che Gilles le parli del suo amore per l’altra, della sua gelosia.

venerdì, giugno 20, 2025

Gocce d'inchiostro: Il malinteso e La commedia borghese - Irène Némirovsky

Ho nutrito un certo amore per Irène Nèmirovsky sin dal primo momento in cui conobbi lei e il suo splendido Suite francese. Seppur doloroso, drammatico, denso di quel tipo di malinconia che a me piace tanto, che mi colpì così tanto da desiderare nell’immediato leggere qualcos’altro di suo. Quando ti appassioni così tanto a qualcosa o qualcuno credo sia necessario alimentare questo interesse, e l’unico modo in questo caso era quello di leggere ogni opera pubblicata da questa autrice. Se fosse postuma o meno, sarebbe stato un altro paio di maniche.. Eppure, approcciarmi a lei e ai suoi romanzi, ogni qualvolta, mi rende soddisfatta, completa, compresa, poiché le storie che mi sono state raccontate si attengono ad uno schema preciso che definisce l’autrice come una poetessa francese. Perlomeno io la definisco così.
Da dove deriva questa mia devozione, francamente non lo so. Me lo sono chiesta quando la conobbi, nel mentre la conoscevo maggiormente, anche adesso che il mio percorso lentamente si conclude, sebbene ogni romanzo è un tassello diverso dall’altro. Un frammento della sua anima che una volta catturato, riversato in pagine bianche, cela dietro intere generazioni di famiglie, ebrei, donne o bambini nati o deportati nel fronte francese che è forse da qui, da questo forte slancio a voler parlare di loro, di lei, che l’ho amata, la amo così intensamente. Impossibile non volerle bene, non capirla, né frequentarla. E come dimostranza, ecco due racconti belli, brevi e profondi che si interrogano sull’irrazionalità dell’uomo, sul suo essere perennemente insoddisfatto, la rabbia associata da qualcosa che forse non tornerà mai più. Così facile sospettare le sue crudeltà, le sue sofferenze, i suoi drammi, quando per l’ennesima volta le sue parole sono arrivate dritte al mio cuore.
Titolo: Il malinteso
Autore: Irène Nèmirovsky
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 12 E
N° di pagine: 190
Trama: “L’amore, mia cara,è un sentimento di lusso!”, questo cerca di spiegare una madre che ha molto vissuto ( e che dalla vita ha imparato una grande lezione: “Dare pochissimo e pretendere ancora meno” ) alla figlia innamorata e infelice. Ma lei, Denise, non lo capisce: quando suo marito glielo ha presentato sulla spiaggia di Hendaye, Yves le è apparso come un giovanotto elegante, raffinato, di bell’aspetto; e poiché alloggiava nel suo stesso albergo, ha creduto che fosse ricco quanto l’uomo che ha sposato, e a cui la lega un affetto tiepido e un po' annoiato. Poi il marito è stato richiamato a Londra da affari urgenti, e quelle giornate di settembre “piene e dorate” sono state come un sogno: la scoperta della reciproca attrazione, le passeggiate, le notti d’amore. Il ritorno a Parigi ha significato anche un brusco ritorno alla realtà: no, Yves non è ricco, tornato dal fronte si è reso conto di aver perduto tutto, ed è stato costretto (lui, cresciuto in un mondo in cui “c’erano ancora persone che potevano permettersi di non fare niente”) a trovare un impiego che lo avvilisce e lo mortifica.

mercoledì, maggio 21, 2025

La locanda delle famiglie: viaggi nel tempo e nello spazio 2°

Da quant’è leggo, ho incrociato storie di ogni tipo. Di ogni forma o sostanza, sempre storie di trattino, e, come diceva il buon Tolstoj, di famiglie, che << è infelice a modo suo >>. Da qualunque prospettiva la si osservi, spicca quasi sempre un elemneto, un refuso a fine paragrafo, che li definiscono simili o uguali a tante altre. Le tracce di tali elementi facilmente poi riscontrabili dovunque, nell’invisibile carica di dolore che si è accumulata come una piccola e grigiastra nuvola sopra le loro coscienze, riempiendo l’aria, appesantendo ogni silenzio e rendendo insonni le loro notti. Anch’io non ho potuto ignorarne la loro << chiamata >>, i suoni concitati di frasi, parole che si afrastelòlano nella risacca disomogenea del tempo, voci o suoni che si unifiscino in un’unica macchia, e la lro anima che necessitava di essere interrogata come si fa con i petali di una margherita: << Moriranno? Non moriranno? >> Ad un certo punto, pur quanto il piacere del leggere prevalga su tutto, su ogni cosa, non si può continuare ad ignorare tutto questo senza pensare quale fosse la ragione, la causa di tali malesseri. E, nei romanzi che vi presento quest’oggi, tale ragione spicca nel bel mezzo di questa massa grigiastra, come un pallido sole. Alla fine, cambiano i nomi, i luoghi, le provenienze, ma siamo tutti figli di un unico Dio, e a differenziarci non è assolutamente niente. Delle volte così ciechi a comprenderlo, a modellare persino quella natura voluttuosa che li indusse a perdere la loro semplice innocenza.

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Eliza risponde d'impulso a un annuncio misterioso che la conduce nel Norfolk, a Gaudlin Hall, dove diventa l'istitutrice di Isabella ed Eustace, due bambini deliziosi ma elusivi, possessori di una ricca ma misteriosa famiglia.


Titolo: La casa dei fantasmi

Autore: John Boyne

Prezzo: 15, 30 €

Casa editrice: Rizzoli

Trama: "Se mio padre è morto la colpa è di Charles Dickens." La vita cambia all'improvviso nell'arco di una settimana per Eliza Caine, giovane donna beneducata ma di carattere, amante dei buoni libri e di famiglia modesta ma rispettabile. Un'infreddatura le porta via il padre che, a dispetto di una brutta tosse, ha voluto ad ogni costo assistere a una lettura pubblica del grande scrittore inglese in una sera di pioggia londinese. Disperata per la morte del genitore, Eliza risponde d'impulso a un annuncio misterioso che la conduce nel Norfolk, a Gaudlin Hall, dove diventa l'istitutrice di Isabella ed Eustace, due bambini deliziosi ma elusivi. Nella grande casa sembra che non ci siano adulti, i genitori dei piccoli Westerley sono di fatto assenti in seguito al terribile epilogo di una storia di abusi, ossessioni e gelosie. Ma contrariamente a quel che sembra, nei grandi ambienti della villa non è il silenzio a regnare: in quelle stanze vuote spadroneggia un'entità feroce e spietata, decisa a imporsi sulla donna per impedirle di occuparsi dei bambini.

domenica, maggio 11, 2025

Gocce d'inchiostro: Mirador. Irène Nèmirovsky, mia madre - Elisabeth Gille

Non credo svanirà mai il mio amore per gli autori cui tengo particolarmente. Non credo che le librerie strapiene che arredano la mia stanza, che fungono da santuario magico, non dimostrano come in anni e anni di letture, spericolati viaggi, escursioni nel cuore più profondo degli abissi, caterve di libri di autori che amo, ho amato e amerò per il resto della mia esistenza. Le mie ancore di salvezza, nonostante un po’ invecchiati negli anni, ma senza dubbio ancora bellissimi, affascinanti, ammalianti, anche se obiettivamente con quella particolare luce che sprigionavano i loro romanzi, ogniqualvolta mi siedo sulla poltrona ed apro un loro libro. Con i miei autori preferiti non mi preoccupo di niente, solo di dove questa volta sarei capitata. Ma con Irene Nemirovsky i miei spericolati viaggi mi hanno sempre indirizzata in luoghi che mi è sembrato di assistere, toccare. Con una moltitudine di ricordi, squarci di vita lontana, passata in cui chiunque può riconoscersi, riconoscere il tono pacato di chi l’ha scritto, l’anima dilianiata e in tumulto. Mirador è, come sostiene la stessa autrice, Elisabeth Gille, nonché figlia dell’autrice, una memoria sognata, una dolce rimembranza in cui l’etenità ha compiuto un lungo viaggio e rievocato l’irrevocabile. Osservando l’esperienza personale della Nemirovsky come discostando una tenda invisibile, rapiti dalla vertigine della distanza che mediante scrittura smorzano gli effetti di un passato violato e irrecuperabile.

 

Titolo: Mirador, Irene Nemirovsky, mia madre
Autore: Elisabeth Gille
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 360
Trama: “Mirador” non è una semplice biogradia di Irène Nèmirovsky. È la scrittrice stessa che, attraverso la voce della figlia, Elisabeth Gille, ci racconta in prima persona di sé e della propria vita. E rievoca con accenti intimi e originali la Russia lacerata e suggestiva dell’infanzia e dell’adolescenza. Poi, dopo l’elisilio seguito alla Rivoluzione d’Ottobre, sono la Francia e Parigi lo scenario in cui Irene spicca il volo e diventa famosa. Infine la provincia francese è il teatro che vede svolgersi l’ultimo atto della sua esistenza, che è anche l’ultimo atto di una borghesia colta ma incapace di cogliere i segni premonitori della tragedia che si sta abbattendo sull’Europa e che troppo tardi si accorge della furia che travolgerà milioni di persone, come la stessa Irène, deportata nel 1942 ad Auschwitz, dove morì di tifo un mese dopo.

venerdì, maggio 09, 2025

Un piccolo gesto di tenerezza: the Mother's day

Il mese di maggio, quel mese di transizione per la stagione primaverile, specialmente qui, in Sicilia, mi ricorda tantissimo la donna. La donna, la mamma, quelle piccole dolci creature che si presentano quasi invincibili, delle guerriere che niente e nessuno potrà mai sopperire. A volte, ancora come una bambina, mi rendo conto di esserne legatissima: senza la sua vicinanza, il suo affetto, il suo amore, le sue attenzioni, noi figlie non saremmo chi siamo oggi, nè tantomeno avremmo potuto esserle se non guidate e protette dal suo dolce sguardo. Penso spesso che, se un giorno diverrò mamma, la mia mamma sarà uno dei miei modelli ideali. Modello d’ispirazione per tanti giovani che purtroppo, in epoca moderna soprattutto, non ne conoscono il significato e che dinanzi a così tante attenzioni inorridiscono, o, addirittura, scappano. Eppure io, che affermo caparbiamente di esserne fortunata, persisto nel dire che i genitori, specialmente la mamma, è un bene supremo, e, chi ancora può godere di ogni singolo istante, momento, in sua compagnia, deve tenerselo stretto. Io, del resto, come tanti altri figli, tengo stretto questo bene assoluto, consapevole che quando ogni cosa cesserà di esistere, porterà dietro una gigantesca tristezza, un vuoto incolmabile che nemmeno la parola scritta potrà colmare… E, in prossimità dell’ennesimo giorno di festa, quella ricorrente la mamma, ecco però come queste piccole donnine si sono attorniate nel mio cerchio personale. Alcune timidamente, altre con slancio e fervore, viaggiando nel cuore del tempo, incarnazione dell’amore e dell’affetto: guru dei cuori più deboli. E, la letteratura, si ancora una volta lei, ci propina una serie insopprimibile di storie in cui la figura materna vibra sulla carta come una creatura simbolica, magica da cui nascono, crescono o muoiono le cose. Qualunque incertezza, qualunque gesto brusco o repentino che nemmeno il tempo potrà estirpare nella mente di chiunque.

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In questa storia, il dolore di una madre si converte nella gioia di un'altra.


Titolo: Voglio prenderti per mano

Autore: Ann Hood

Casa editrice: Fabbri

N° di pagine: 334

Prezzo: € 8,50

Trama: “È una bellissima bimba senza nome quella che Chun tiene tra le braccia. Ancora pochi istanti e dovrà separarsene, avvolgerla nel drappo di stoffa, posarla nella cesta di vimini e allontanarsi in fretta, senza cedere alla tentazione di voltarsi. Perché se il cielo ascolterà le sue preghiere, la porta dell'Istituto non tarderà ad aprirsi e una nuova vita, più bella e più facile, comincerà per la piccola lontano da qui. Dall'altra parte del mondo, in quello stesso momento, Maya Lange sta lavorando perché il sogno di Chun, e di tante altre come lei, possa avverarsi. È specializzata in speranza Maya, fondatrice e proprietaria di un'agenzia di adozioni: grazie a lei, il dolore di una madre si converte nella gioia di un'altra, un destino apparentemente segnato vira di colpo e le fila di vite fino a un attimo prima distanti si intrecciano a formare nuove, indissolubili trame d'amore. Sono più di quattrocento le bambine a cui Maya ha trovato, negli anni, una nuova famiglia, una casa. Di ciascuna lei conserva un ritratto, un ricordo. E nei momenti peggiori, quando le ansie, le paure e i dubbi degli aspiranti genitori minacciano di travolgerla, è sufficiente che Maya guardi i loro visi per ritrovare di colpo la forza di ascoltare, rassicurare, consolare. Perché il solo dolore che Maya abbia rinunciato a curare è quello che si porta dentro, irrimediabile come la perdita che lo ha causato. Ma il destino è un filo impossibile da spezzare, e Maya sta per scoprire chi c'è all'altro capo del suo.”

mercoledì, agosto 28, 2024

Gocce d'inchiostro: Il giardino segreto - Frances H Burnett

Il romanzo per bambini più letto negli ultimi tempi era stato relegato sullo scaffale di una libreria fin troppo capiente, non riuscendo però a dedicargli il giusto tempo che ad altre letture impellenti ed urgenti. Romanzi vittoriani, classici, romanzi d’epoca, è talmente bellissimo tutto questo, talmente attinente ai miei gusti, ai posti che mi piacerebbe più vedere, da riuscire a renderlo inimmaginabile. Per forza. Vederne i volti, udire le loro voci, apprendere che si sia trattato nient’altro che un opera per bambini proiettata effettivamente sul nulla, ma il cui grido rivoluzionario rimbomba ancora nelle mie orecchie è stato qualcosa di eccellentemente imprevedibile. Eccellentemente impresso nella mia mente, ma scevro di quelle emozioni, quelle sensazioni, quei moti impetuosi ma perpetui del cuore offuscassero ogni cosa. Piuttosto concentrata nella condizione di solitudine, ansia, paura, alienazione che attanaglia la piccola Mary, che con minuzia, raffinatezza, garbo appartennero ad una vita che non c’è più, una di una donna che fu la perfetta raffigurazione della matrona vittoriana, che ho conosciuto mediante questa lettura e di cui ignoravo la sua esistenza, che mi seguì con nient’altro che carta e inchiostro, immobilizzati sulla soglia di un posto splendido e illusionario in cui tornerò quando pare e mi piace!



Titolo: Il giardino segreto
Autore: Frances H Burnett
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 9, 50 €
N° di pagine: 280
Trama: Apparso a puntate nel 1909, fin da subito << Il giardino segreto >> incontrò uno straordinario successo, poi rinvigorito dai giovani fanti di lingua inglese durante la Prima guerra mondiale, che ne fecero uno dei loro libri preferiti in assoluto. Al centro della storia, la vicenda di una bambina orfana, Mary, affidata a uno zio indaffarato e sempre lontano da casa. La prima reazione della bambina, appena arrivata nella villa dello zio, è di rifiuto. Nulla le piace. È scontrosa, capricciosa, scontenta. Ma a poco a poco, grazie ai suggerimenti di Martha, una giovane cameriera di origine contadina, la bambina scopre la bellezza dei luoghi intorno alla casa, si avvicina alla natura e si addolcisce. Ed è sempre Martha a raccontarle una storia che come un dardo colpisce la sua immaginazione: esisteva un tempo un giardino, dove l’adorata moglie dello zio amava stare e che per una tragica fatalità – cadendo dall’altalena – è diventato anche luogo della sua morte.

sabato, agosto 24, 2024

Gocce d'inchiostro: I falò dell'autunno - Irène Némirovsky

È difficile credere che un romanzo apparentemente semplice, appassionato, realistico ed estremamente drammatico come questo abbia tentato di cercarsi continuamente. Perdersi e poi ritrovarsi, ma è quello che sembra. C’è una storia meravigliosa dietro I falò d’autunno che non dimenticherò tanto facilmente, e che a quanto si dice è un tassello mancante dell’altrettanto magnifico I doni della vita. Quest’ultimo letto e recensito ad inizio anno, nel fervore di un periodo destabilizzante e tragico, che tuttavia sentì come mio. Fra gruppi di donne furbe e sveglie come cornacchie da aver conferito esattamente l’idea di portare sulle spalle fardelli fin troppo pesanti per le loro fragili e stanche membra, tennero nel loro grembo gruppi di uomini che si vedono annientati, schiacciati dal fragore di una delle Grandi Guerre, consapevole del macchinoso e crudele destino riservatogli. Ed è stato proprio per << causa >> loro, che intere famiglie, matrone, mogli ansiose e severe si sono viste incastrate in faccende orripilanti, sacrileghe, drammatiche, qualcuna che ha persino toccato la morte, che prima di allora mai avrebbero creduto di dover tenere conto a simili preoccupazioni. Le ho viste stringersi le une dalle altre, come una miscela compatta e disomogenea che alla fine potranno spiccare il volo.
Eppure leggere questo romanzo non è stato semplice; mi ha conferito sensazioni bellissime ma altalenanti, che tuttavia mi hanno schiacciato col loro peso in una condizione di pura e semplice impasse, che mi ha vista appollaiata sulla mia poltrona preferita curiosa e intrepida a poter vedere come i figli di carta nèmirovskiani avrebbero potuto prendere il volo. Non così lontano da non poter tornare indietro, ma nel bel mezzo di un disastro cosmico che li allontanerà definitivamente dall'annientamento.

Titolo: I falò dell'autunno
Autore: Irène Nèmirovsky
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 280
Trama: Come molti altri della sua generazione, dalle atrocità della Grande Guerra il << piccolo eroe >> Bernard Jacquelain è stato trasformato in un << lupo >> avido di piaceri e di denaro, cinico e disincantato, e unicamente attratto dal mondo luccicante dei faccendieri, degli affaristi, dei politici corrotti. A niente servirà la presenza dolcissima della giovane moglie: lui ha voglia di avventure, e di quella mediocre vita piccolo borghese non sa che farsene. Ma il fuoco di molti incendi verrà a devastare i campi della sua vita: un amore sordido, una dèbacle finanziaria, un’altra guerra, un lutto atroce. Solo allora Bernard capirà che cosa vuole davvero – e saprà che da quel cumulo di ceneri può nascere una vita nuova.

martedì, maggio 14, 2024

Un piccolo gesto di tenerezza: the Mother's day

La mamma: chi potrebbe vivere senza?!? Ho un leggero attaccamento a questa figura, che nel mio caso, ha dovuto vestire i panni di madre e padre.. Nutro un certo fascino, per questa straordinaria donna che, dal temperamento debole ma sensibile, ha sempre lasciato un segno indelebile del suo passaggio. Naturalmente sono di parte, questo è un discorso relativo alla mia mamma. Ma in questo giorno così importante, a modo mio, desidero celebrare, lei e le altre mamme esistenti in questa terra, con alcuni testi in cui l’amore filiale è uno degli espedienti principali. Opera lette nel corso della mia vita, e che, ognuno a modo loro e in maniera diversa, mi hanno intrappolata in realtà così straordinarie, quasi idilliache da cui è stato impossibile scorgere qualunque bruttura, quanto esseri completamente puri dotati nient’altro che di amore e bontà.

Primo romanzo di questa carrellata, un classicone che non ha assolutamente bisogno di presentazioni. Un testo che espugna l’amore filiale, l’amore di una famiglia che, dinanzi a qualunque avversità, è esacerbato da gesti in cui è possibile ritrovare il sorriso.


Titolo: Piccole donne Megh, Jo, Beth e Amy.

Autore: Louisa M. Alcott

Casa editrice: Oscar Vault

Prezzo: 15 €

N° di pagine: 948

Trama: E' la storia di una famiglia americana nel periodo della guerra di secessione, ma la guerra fa solo da cornice alla trama. La famiglia è composta dal padre, cappellano; dalla madre, impegnata nella Società per l'assistenza ai soldati; Meg, la figlia maggiore, istitutrice; Jo, irrequieta e anticonformista, che fa la dama di compagnia ad una vecchia zia; Beth, che suona il pianoforte e Amy che ama il disegno e la pittura.

giovedì, marzo 07, 2024

Una scrittura femminile dai colori sgargianti: la letteratura femminile 2°

L’otto marzo, sin da quando ho memoria, ho sempre ricevuto una mimosa. Perché proprio una mimosa? Perchè nel linguaggio floreale rappresenta la donna, le sue virtù e, in particolare sottolinea l’importanza della lotta per i diritti, soprattutto la loro emancipazione ricordando le conquiste sociali, economiche, politiche e portando l'attenzione su questioni come l'uguaglianza di genere, i diritti riproduttivi, le discriminazioni e le violenze contro le donne. Viene associata alla Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, e in numerosi settori, riflette questo archetipo di affinché nel mondo si possa raggiungere una effettiva parità di genere. In letteratura, così come nel cinema e nella vita in generale, di donne, di libertà se ne parla o discute ampiamente. Ed io, leggendo tanto, mi domando se l’ennesimo post che associa queste figure ai libri possa essere d’interesse per qualcuno o solo per me stessa…

Ma non importa! La mia anima si bea di certe cose, e naturalmente, il vasto pozzo della letteratura fornisce innumerevoli spunti da cui attingere. Così, sebbene parli di donne un giorno prima, i libri sono innumerevoli da non poterli riassumere in un unico post. Perciò quest’oggi parlerò di donne, ma solo di alcune. Le altre, di cui però ho parlato ampiamente in passato, in altri post, dovranno stare buone. E dar voce a chi, se lo vogliate o meno, hanno funto una certa importanza non solo per me ma anche nel periodo storico di cui furono protagoniste. Fra idiomi culturali e assetti politici o economici in cui ci si attacca alle proprie consapevolezze, capaci di tirare avanti con nient’altro le proprie forze.

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Romanzo << minore >> di un’autrice straordinaria, un’autrice con la a maiuscola, di cui questo romanzo è prototipo di orme, voci, suoni e immagini che prendono vita, la cui donna sembra dotata di forza e determinazione.

Titolo: Juvenila
Autore: Jane Austen
Casa editrice: Elliot
Prezzo: 18, 50 €
N° di pagine: 306
Trama: Scritti da Jane Austen tra i dodici e i diciotto anni, gli Juvenilia comprendono una produzione eterogenea per genere e lunghezza. Frammenti di racconti, romanzi brevi, brani teatrali, versi, tutti rilucenti della vivace fantasia di un'autrice precoce che gioca con le proprie letture e, ben lungi dall'emularle, le interpreta ironicamente. Le eroine languide e i principi azzurri, gli scambi nella culla e le parentele ritrovate di cui la biblioteca paterna abbondava diventano lo spunto per metterne in luce i lati ridicoli ed esagerati, con un gusto per la parodia che avrebbe contraddistinto Jane Austen nelle opere della maturità. Gli Juvenilia sono poi una raccolta preziosa, oltre che divertente, perché ci conducono in quella miniera nascosta da cui l'autrice ha estratto il materiale grezzo di suggestioni e personaggi che avrebbe poi ripreso e trasformato nelle gemme dei suoi romanzi.

sabato, novembre 05, 2022

Gocce d'inchiostro: La bella e la bestia - Gabrielle Suzanne Barbot de Villenueve

Non avevo alcuna intenzione di procrastinare. Questo fu un acquisto compulsivo e impulsivo che sentì l’esigenza di portare a casa, stringere al petto, riporlo sullo scaffale assieme agli altri amici d’inchiostro, con l’intento di leggerlo. La mia conoscenza nei riguardi di questa lettura era vasta, ma in cartaceo non ne sapevo assolutamente niente. Era un mondo sconosciuto che avrei dovuto valicare anni e anni fa, ma ora che ne ebbi occasione perché non approfittarne? In fondo, le occasioni non mancano a nessuno. Bisogna solo essere capaci di afferrarli. Ed ecco che, muovendomi fra le fauci di una storia che possiede tutto e niente, ho letto questa bella fiaba, annegando in fiumi di parole bellissime, rindondanti e magiche, che hanno sbattuto contro le pareti solide della mia anima. precipitando furiosamente e poi posandosi leggiadre nel mio cuore.

Titolo: La Bella e la bestia
Autore: Gabrielle - Suzanne Barbot de Villenueve
Casa editrice: RBA
Prezzo: 12 €
N° di pagine: 208
Trama: Lasciatevi trasportare dall'incantevole favola della Bella e la Bestia. Con inediti elementi interattivi in 3D, fra cui un quadrante da girare per scoprire il guardaroba della Bella, un pieghevole che svela l'interno del palazzo, finestre pop-up che si aprono sulle scene a cui assiste ammirata l'eroina, e tanto altro ancora. Dalla sua prima pubblicazione nel 1740 ad opera di Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, questa favola senza tempo che vede una bellissima fanciulla innamorarsi di una bestia feroce ha affascinato generazioni di lettori. Con delicate illustrazioni ed elementi interattivi firmati dallo studio MinaLima, il libro vi invita a esplorare il palazzo incantato della Bestia insieme alla Bella e a un corteo di magiche creature.

domenica, ottobre 16, 2022

Gocce d'inchiostro:Il rilegatore - Bridget Collins

La mia curiosità è spesso pagata da gesti impulsivi e irruenti. Quando si parla di letteratura non riesco a ragionare, e se poi la mia attenzione cade sulla trama di una storia che ha vasti richiami al passato, ai classici, al mondo vittoriano, la cui parvenza è quella di un sogno camuffato in incubo in cui la bellezza di ogni cosa si trasforma in qualcosa di brutto, la mia attenzione raggiunge vette insormontabili. Quella della Collins è un romanzo che mi ha piacevolmente sorpresa ma non conquistata, come desideravo. Mi sono incamminata in un luogo, nelle maglie di una storia che ha vasti richiami al mio amato Thomas Hardy, il tutto avvolto in un’atmosfera opprimente, ossessiva, in un silenzio che assorda le orecchie in cui la visione proiettata è puramente femminile e dotata di una certa sensibilità. Una certa sofferenza che sedimenta nell’anima mista al dramma e alla malinconia poiché riflette lo stesso romanzo, sospeso in un tempo imprecisato. Ciò nonostante ha aperto una breccia nel mio cuore, e per la prima volta dopo tantissimo tempo mi sono sentita svuotata. Non è una storia perfetta né indimenticabile o da perpetuare nel tempo, ma nel riporre in ordine i miei pensieri ho compreso come alla fine ogni cosa, qualunque assetto non propriamente brillante, avesse sconfitto l’impossibile, l’irraggiungibile, e vivendo ogni cosa con l’irruenza di sentimenti forti e mancati non riesco a non prendere questa storia esattamente com’è: un omaggio ai libri, ai ricordi che preservano e restano incastonati su carta, nel momento in cui apriamo quel portale segreto che colleghi il mondo di qua con quello di là. Qualunque lato si consideri il Caso, anche se non immancabile, ma il cui sentore credo preserverò per qualche tempo.


Titolo: Il rilegatore
Autore: Bridget Collins
Casa editrice: Garzanti
Prezzo: 17, 90 €
N° di pagine: 352
Trama: Immagina di poter cancellare per sempre un ricordo, una colpa, un segreto. Per sempre. È esistito un tempo in cui era possibile. È questa l'arte di antichi rilegatori che nelle loro polverose botteghe, oltre a modellare la pelle e incollare fogli, aiutano le persone a dimenticare. Seduti con un libro in mano ascoltano le esperienze del passato che vengono raccontate loro. Parola dopo parola, le cuciono tra le pagine, le intrappolano tra i fili dei risguardi. Così il ricordo sparisce per sempre dalla memoria. Catturato sulla carta non ce n'è più traccia. Per anni l'anziana Seredith ha portato avanti questo affascinante mestiere, ma è arrivato il momento di trovare un apprendista. Qualcuno che rappresenti il futuro. La sua scelta cade su Emmet. Sarà lui il nuovo rilegatore. Lui per cui i libri sono sempre stati proibiti. Ne ha paura anche se non sa cosa c'è di sbagliato in quello che nascondono. Eppure giorno dopo giorno quella diventa la sua vita e il suo compito quello di raccogliere segreti, colpe e confessioni. E il luogo in cui quel mistero ogni volta si compie è ormai la sua casa. Casa che crede di conoscere in ogni suo angolo fino al giorno in cui scopre una stanza di cui nessuno gli aveva parlato. Una libreria immensa la riempie. Tra quelli scaffali Emmet trova un libro con scritto il suo nome. Al suo interno è celato un ricordo che gli appartiene. Non c'è nessun dubbio. Ma il ragazzo non sa di cosa si tratta. Non può saperlo. Ed è ora di scoprirlo. Perché per sapere chi è veramente ha bisogno di conoscere ogni cosa, anche quello che ha voluto o dovuto dimenticare.

giovedì, ottobre 06, 2022

Le TBR: richiami dell'anima 18 °

Mi do sempre da fare io. Non do mai niente per scontato, e il mio essere previdente e meticoloso mi induce spesso a vivere un passo più avanti degli altri. Non sono stata generata per opera di qualche divinità magica, nemmeno dotata di poteri magici. Il mio << talento >>, se così posso definirlo, è quello di sapermi giostrare fra una cosa e un’altra, ed inserire, fra i numerosi impegni, ciò che più mi piace. Dedico tante ore alla lettura, ai libri perché al mattino vedo l’alba sorgere, il pomeriggio stendo le mie piccole membra su una morbida poltrona in pelle, la sera amo lasciarmi cullare dalla voce gracchiante di un autore prima di lasciarmi trasportare dalla note soavi dell’oblio. E i miei wraup up, le mie TBR sono sempre così svettanti di libri perché, tendenzialmente, mi ostino a perseguire i miei scopi. Se non fossi capace di portarli a termine non li realizzerei nemmeno. Avrei letto qualche libro, scritto qualche post, ma lasciato perdere sul nascere. Ma ecco che, sradicando qualunque dubbio, questa vetta vertiginosa di libri prevale su questo decimo mese dell’anno con forza e prepotenza, provocandomi un po', seducendomi a tal punto di tornare da alcuni di questi amici d’inchiostro letti e vissuti qualche tempo fa. Ed ecco che, in trent’uno giorni, prefisso lo scopo di divertirmi, spassarmela nei meandri di storie folli, misteriose, alcune terrificanti altre orripilanti, che omaggiano halloween e le storie a tema il cui ricordo sono certa perpetueranno nel tempo.

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In un mondo squilibrato come l'irregolare tic tac di un orologio, una storia che lentamente avanza verso un muro di distruzione. Disperazione, follia. Fra gesti sconsiderati e folli, e il flusso lento della storia che scorre silenziosamente in un paesaggio famigliare, una favola dark inzuppata di sofferenze e atrocità in cui la figura individuale cammina incompresa e sola, senza fermarsi, lungo il tragitto della morte.

Titolo: It
Autore: Stephen King
Casa editrice: Pickwick
Prezzo: 18, 90 €
N° di pagine: 1216
Trama: 
A Derry, una piccola cittadina del Maine, l'autunno si è annunciato con una pioggia torrenziale. Per un bambino come George Denbrough, ben coperto dal suo impermeabile giallo, il più grande divertimento è seguire la barchetta di carta che gli ha costruito il fratello maggiore Bill. Ma la pioggia è fitta e George rischia di perdere il suo giocattolo, che infatti si infila in un canale di scolo lungo il marciapiede. Cercare di recuperarlo è l'ultimo gesto del bambino: una creatura spaventosa travestita da clown gli strappa un braccio, uccidendolo. A combattere It, il mostro misterioso che prende la forma delle nostre peggiori paure, rimangono Bill e il gruppo di amici con i quali ha fondato il Club dei Perdenti, sette ragazzini capaci di immaginare un mondo senza mostri. Ma It è un nemico implacabile, e per sconfiggerlo i ragazzi devono affrontare prove durissime e rischiare la loro stessa vita. E se l'estate successiva, che li ritrova giovani adulti, sembra quella della sconfitta di It, i Perdenti sanno di dover fare una promessa: qualunque cosa succeda, torneranno a Derry per combattere ancora. It, considerato una pietra miliare della letteratura americana, è un romanzo di bambini che diventano adulti e di adulti che devono tornare bambini, affrontando le loro paure nell'unico modo possibile: uniti da un'incrollabile amicizia.

giovedì, maggio 19, 2022

Gocce d'inchiostro: La spiaggia di quarzo - Anna Maria Falchi

Ci sono esperienze che non credevo possibili. Come la vita, in generale, anche le mie letture spesso e non poche volte mi inducono a vivere esperienze, a dare peso a fattori o elementi che in un primo momento non avrei visto, non chiedendo nient’altro che un briciolo della nostra attenzione. Il caso in questione accadde, recentemente, con la mia ultima lettura. Un romanzo che scoprì per caso, per l’ennesima sfida di lettura indetta su Facebook, un mezzo per smaltire la pila della vergogna che lentamente vedo ridursi ogni giorno sempre di più, una disamina dei meriti che non ho potuto fare a meno ad elargire alla sua autrice per aver scritto un romanzo apparentemente semplice e banale ma profondo, intenso e romantico che mi ha sorpresa moltissimo. Certe letture appaiono esattamente per come sono, si rivelano dei piccolo gioiellini che, alla fine della loro lettura, rammaricata pensi alle innumerevoli opportunità avute nello scoprire il romanzo e la sua autrice parecchio tempo prima, stampato da una casa editrice di un certo rispetto, incuriosita dall’anonima copertina. Poteva essere una buona occasione per conoscere la Falchi e la sua figlia di carta parecchio tempo fa. I libri fortunatamente sono pazienti, e incuriosita e lusingata di essere anche io approdata in questo cerchio, misi piede sulla sabbia ardente di una città che confido di poter visitare un giorno, naturale ad abbracciare la storia di una ragazza che in una manciata di pagine avvertii come mia. Un’opera ambientata nella bella e soleggiata Sardegna, radicalmente diversa dal genere di romanzi cui sono solita affiancare, ma dotato di un tono, una sensibilità e tecnica narrativa così semplice, diretta ma drasticamente intima e confidenziale che sarebbe stato impossibile non lasciarsi coinvolgere.


Titolo: La spiaggia di quarzo
Autore: Anna Maria Falchi
Prezzo: 17 €
Casa editrice: Guanda
N° di pagine: 232
Trama: Dopo anni di lontananza, Alessia torna nella terra dov'è nata, la Sardegna, e a una spiaggia che le è molto cara. Il contatto con i bianchi granelli di quarzo la riporta indietro nel tempo, al ricordo di un'estate che ha segnato indelebilmente la sua vita, un'estate degli anni Ottanta, quando le ragazzine leggono Cioè e appendono in camera i poster di Miguel Bosé. Alessia ha un'amica del cuore, Mariella, e a quattordici anni le amicizie sembrano destinate a durare per sempre. Mentre lei è studiosa, timida e un po' goffa, Mariella è già civettuola e disinvolta, e Alessia stenta a credere che la voglia con sé in una breve vacanza che segna la conclusione delle scuole medie. La prima estate con il motorino, il Sì Piaggio rosso fiammante che Alessia si guadagna raccogliendo pomodori nei campi di uno zio, pegno da pagare per l'ingresso nel mondo degli adulti. Loro due da sole, lontane dai genitori, in uno di quei casotti sulla spiaggia che gli isolani usano per godersi il loro mare. Il primo assaggio di libertà, con la scoperta del corpo, il desiderio di spiccare il volo e la paura di essere se stessa, il bisogno di rivelare i propri sentimenti che si mescola al timore di essere fraintesa, allontanata, tradita. Intorno alle due protagoniste, tutto un mondo di personaggi che raccontano un intreccio di temi fortemente legati alla terra sarda: il profondo attaccamento alle tradizioni, il dramma dei rapimenti, il paesaggio ferito di un'isola che non vuole avere padroni.

martedì, marzo 08, 2022

Una scrittura femminile dai colori sgargianti: la letteratura femminile

C’è in letteratura un vasto corredo di autori, ma soprattutto autrici, che in un secolo differente al nostro, sono scesi in battaglia, metaforicamente parlando e non, a dar voce in un coro che non ha voce, affinchè il mondo si ricordasse presto di loro. Un lettore che ama cimentarsi in questa tipologia di lettura non dimenticherà mai niente di simile perché sa già che è condannato; lo spirito di quell’autore o autrice risiderà in lui per chissà quanto tempo, e possedere in blocco un numero esorbitante di letture è il primo passo verso la felicità. Senza la conoscenza di certi autori non credo sarei la ragazza che sono oggi; voglio dire, da lettrice e persona, ci sono state letture che in un periodo particolare della mia vita hanno squarciato la mia anima in minuscoli pezzettini. Hanno mirato alla mia salvaguardia, dispensando gesti rassicuranti e non avrebbero messo in luce assetti di cui prima ero completamente all’oscuro. Irène Nèmirovsky, Elizabeth Jane Howard, Virginia Woolf, Anais Nin sono alcune delle voci femminili che, come un fremito rischioso e intenso, si sono fatte strade nel mio cuore chiedendo nient’altro che un misero gesto d’attenzione. 

Accettando qualunque assetto possibile, rivalutando la condizione della donna come colei che accettò il minor possibile – anzi, il niente – pur di sopravvivere, intimorita però dal pensiero che la sovrastasse qualcosa o qualcuno di infinitamente più grande di lei. In un giorno non troppo lontano quando io avrei letto di loro, di vite passate in squallidi appartamenti francesi o inglesi, nel bel mezzo di un caos fantasmagorico che avrebbe prostrato in due.


Madeleine Bourdhouxe

Prima tra tutte, come non citare un'autrice le cui opere sono forme di buio, la luce prima o poi trapela, nei momenti più impensabili. Si è come talmente immersi, inzuppati da queste nefandezze, che ci si domanda per cui la donna sia stata creata, continuamente presa di mira, realizzata secondo un unico modello.




domenica, febbraio 20, 2022

Gocce d'inchiostro: La vita è qualcosa da fare quando non si riesce a dormire - Fran Lebowitz

Sta bene, Fran Lebowitz, quando scrive. Se non lo fa, se non si siede alla scrivani e ripone quelli che non sono altro che i suoi più vividi pensieri potrebbe morire, letteralmente. Dinanzi a un’affermazione del genere, di primo acchito ho riso. Come può una donna essere produttiva, checchè lavoro svolga o addirittura non lavori, quando accogli il giorno a tardo giorno, e lo osservi pesantemente e con un forte pessimismo? Ciò che non immaginavo è che questa specie di bolla in cui si nasconde l’autrice genera una pace interiore che tuttavia la morte e l’ansia sortisce sempre più. La scrittura a questo proposito è una piccola grande risorsa che ci mette a confronto e ci rende delle piccole nullità nel bel mezzo di un mondo vasto e immenso. Scrivendo si fa un esame attento sulla vita affinchè si possa constatare come quei momenti di snervante impasse sono solo modi distorti di integrità. Questo saggio esplica qualcosa di simile; non è bene fare qualcosa contro la nostra volontà ma ciò per cui siamo portati dinanzi a una realtà cocente, difficile da digerire. Una specie di trattato psicologico proveniente da un altro pianeta poiché si parla parecchio di passato, proiettato nel presente, il cui messaggio confluisce sui meccanismi insiti nelle modalità cui si muove il mondo, disvelando fesserie, frivolezze, ridicolaggini e insulsaggini vari dato che il mondo è artificio e l’individuo dovrebbe restare al suo posto.


Titolo: La vita è qualcosa da fare quando non si riesce a dormire
Autore: Fran Lebowitz
Casa editrice: Bompiani
Prezzo: 19 €
N° di pagine: 240
Trama: Fran Lebowitz è senza dubbio la voce umoristica più sferzante d’America. Ha un’opinione su qualsiasi argomento e non si fa pregare per esternarla. La sua grande amica Toni Morrison diceva: “Ha sempre ragione perché non è mai imparziale”. È arguta, crudele, pungente, se colpisce è per affondare. Newyorchese impenitente, amante della moda, dei mobili di lusso e dell’arte, è diventata suo malgrado un’icona di stile: dagli anni Settanta porta occhiali tondi tartarugati, camicia con gemelli, jeans, giacca di taglio maschile e camperos. Ha ufficialmente smesso di scrivere nel 1900 e da allora non ha mai smesso di parlare: si è ritagliata una carriera come public speaker e ha tenuto conferenze e interviste pubbliche praticamente su tutto: dalla politica alla moda, all’arte, al cinema, al teatro. Nessuno ha mai osato contraddirla.

martedì, febbraio 08, 2022

Gocce d'inchiostro: Il cuore vero - Sylvia Townsend Warner

Non importa se quel romanzo cui mi approccio è stato scritto da un uomo o da una donna. Non ho mai dato peso a questa cosa. Non ne ho mai creduto di importanza vitale. La letteratura in generale, credo, mi induce a farmi sentire parte di un mondo che effettivamente non mi appartiene ma che si mostra molto più confortante e ospitale di quel che credo. Succede con autori che amo, nei cui romanzi ho lasciato un frammento della mia anima. Succede anche con quelli che conosco per sentito dire, e che per un caso fortuito del Destino ti conducono a vivere la bellezza di sogni di inestimabile potenza. Capita talvolta, che in talune situazioni succeda che un romanzo a cui avevo riservato un certo interesse, bisogna adattarsi a ciò che ci viene mostrato. Non ho compreso francamente se mi sia piaciuto o meno, ancora adesso che ripongo queste poche righe, ma un parere bisogna pur esprimerlo. Perlomeno questo è ciò che sento, e del romanzo di Sylvia Townsend Warner esprimo che mi è piaciuto ma con tantissime riserve. E le ragioni sono facilmente riconducibili alle innumerevoli e dettagliate descrizioni, dal tono essenzialmente piatto, dall’incapacità della protagonista di spiccare il volo, restare sospesa e leggiadra come una piuma bianca in un epoca che disgraziatamente impediva ogni mossa. Non è molto bello, ma le nobildonne dell’epoca erano ingabbiate in un assetto storico e sociale e questa mancata libertà è talmente palpabile da indurre a sofferenza. Il richiamo alla tragica storia fra Amore e psiche, poi, conferisce un chè di nobile e sofisticato, all’immensità di desideri languidi che ci dovrebbero aiutare a scovare qualunque intento di felicità.


Titolo: Il cuore vero
Autore: Sylvia Townsend Warner
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 240
Trama: Nell’Inghilterra vittoriana Sukey Bond, appena uscita dall’orfanotrofio, viene mandata a servizio in una fattoria dell’Essex. Nulla di meno fiabesco, verrebbe da pensare. Eppure la scrittura obliqua e onirica di Sylvia Townsend Warner ci fa vivere, in questo romanzo una delle più enigmatiche ed emozionanti storie d’amore che sia dato leggere, ispirata ad Amore e Psiche. Perché nella fattoria lavora un giovane bellissimo ed elusivo, che nei loro rari, furtivi incontri guarda Sukey << con un’espressione di splendente trionfo >>. Tutti dicono che è un << idiota >>, ma Sukey lo vede solo << ilare e candido >>, nella consapevolezza che lei, e solo lei, potrà renderlo felice. E quando Eric verrà rapito, Sukey capirà che il suo futuro non è più << una regione inesplorata fatta di nuvole >>, e andrà a cercarlo con infinita determinazione: innumerevoli saranno le sue peripezie, al termine delle quali ritroveremo, miracolosamente, la fiducia nell’impossibile.

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