In una sequela di immagini non propriamente chiare ma evocative, in cui è possibile riconoscere il tratto sognante dell'autrice, sprazzi di cose perdute o cancellate che non riescono tuttavia ad arrivare agli occhi, quello che si avverte tra le pagine di questo romanzo è una verità inconfutabile: questa tipologia di testi non fanno più al caso mio. Un narratore che non può indugiare non più di qualche pagina nella testa del suo autore e che trasmette nient’altro che insoddisfazione è, quasi, una forma irrispettosa da cui non se ne esce facilmente.
Questa storia, se letta quindici anni fa, forse, sarebbe stata apprezzata maggiormente di adesso: quando di classici e del loro splendido mondo non ne sapevo niente. Perchè non conquista nemmeno per il fascino, misto a una buona dose di ammirazione, per la letteratura, la parola scritta, di cui mi sono scovata invischiata, zuppa con tutte le scarpe, come si dice, ascoltando una storia di cui avrei potuto ignorare impunemente. Partecipe, tuttavia, di una constatazione tanto vera quanto triste: a nulla serve rimanere appesi al soffitto della vita per paura di spiccare il volo. Alla fine, l'anima delle cose si manifesta esattamente per come si concretizza, né migliore, né peggiore. E, disgraziatamente per questo caso, dagli effetti poco soddisfacenti.
Titolo: A study in drowning. La città sommersa
Autore: Ava Reid
Casa editrice: Il Castoro
Prezzo: 24 €
N° di pagine: 372
Trama: Effy Sayre ha sempre creduto nelle fiabe. Non ha avuto scelta. Fin da bambina, è perseguitata da misteriose visioni del Re delle Fate. Ha trovato conforto solo tra le pagine di Angharad, il romanzo del compianto Emrys Myrddin, che racconta di una giovane che si innamora del Re delle Fate, arrivando però a distruggerlo. Effy, pur amando più di ogni cosa la letteratura, è costretta a frequentare la facoltà di Architettura, perché alle donne di Llyr non è permesso studiare Lettere. Il libro è tutto ciò che la tiene a galla durante i suoi studi alla prestigiosa facoltà di architettura dell’Università del Llyr. Così, quando la famiglia Myrddin indice un bando per ristrutturare la magione dell’autore, Effy è sicura che questo sia il suo destino. Ma Villa Hiraeth è un’impresa impossibile: una casa ammuffita e decrepita sul punto di sgretolarsi nel mare affamato. E quando Effy vi arriva, scopre di non essere sola. Preston Héloury, un giovane e tedioso studioso di letteratura, è determinato a dimostrare che l’autore preferito del Llyr era un truffatore. Mentre i due studenti investigano sull’eredità di Myrddin, mettendo insieme i pezzi attraverso lettere, libri e diari, scoprono che le fondamenta della casa non sono l’unica cosa di cui non ci si può fidare. Forze oscure, sia mortali sia magiche, cospirano contro la ricerca della verità e l’amore che sta nascendo tra i due. Il segreto che vogliono portare alla luce potrebbe cambiare per sempre le sorti dell’intera Llyr…
La recensione:
Ci sono molti autori per il quale il mondo della finzione rappresenta un'occasione per scalare montagne invisibili e descrivere gli infiniti regni della fantasia. Per Ava Reed, prolifica autrice di romanzi per adolescenti, ragazzi, il terreno più fertile e affidabile per la propria ispirazione fu la letteratura fantastica. A study in drowning è inequivocabilmente un'opera volta ad un pubblico di adolescenti, che rivela la passione, il senso di conforto dell'autrice nella letteratura. E, facendo la propria passione come uno scopo narrativo, dipana in maniera piuttosto semplice una storia carina ma che non rivela perfettamente del potenziale.
Una storia che, pur quanto potesse, mi ha donato ben poche piacevoli sensazioni, come un animale che non entra da nessuna parte senza prima assicurarsi di poterne uscire.
Le immagini non erano perfette, quanto confusionarie, e le informazioni trasmesse poche, scarne, in cui realtà e finzione a stento si fusero, dalla piccola finestra virtuale di parole aperta dal mio Kobo. Era qualcosa di particolare: una biblioteca che << crebbe >> su un oceano d’acqua, sprazzi di una vita lontana, vissuta; un impotente maniero che, come la radura di un laghetto cristallino e gelato, si erge su una collina boscosa raggiungendo un mastodontico castello verso nord, che ospita gruppi di anime pronte ad essere indirizzate da qualche parte.
E la magia? Quell'invisibile linea di demarcazione fra il possibile e l'impossibile? Non l’ho vista. Forse questa storia era pregna, o avrebbe dovuto esserlo. Ma da Effy, dai suoi continui ed inutili sproloqui, così disillusa e ansiosa non si meravigliava che molti non ci credessero.
Col calar del sole, inerpicarsi sulla ripida salita verso un luogo circondato da un ampio spazio verde non è stato facile. Così come riconoscere la provenienza di questa storia. All'improvviso, come talvolta mi capita, ho dovuto aspettare qualche momento pur di riconoscere la forma di idea che risiedeva nella mente dell'autrice, i cui tempi e modi non coincidono con la forma stessa. Qua e là si accesero delle piccole lampadine, la cui luce intensa mi condusse in un luogo affascinante ma non splendido, alle soglie di un viaggio inatteso i cui personaggi appaiono soli e insoddisfatti. Inappagati, che camminano nella lotteria della vita, avvolti da una cortina di mistero, fra il fervore delle passioni, nella lucentezza dell'amore, che inghiotte ogni cosa. Il tempo. Lo spazio. Detriti trascurati.
Entrare nel cielo di Effy e trovarlo pieno di nuvole soffici e accoglienti, di un cuore infranto e un amore perduto e non ricambiato non era esattamente quello che confidavo di poter leggere, da un romanzo come questo. Quanto semplicissimo ma inconcludente, come un treno vecchio che mi condotta in un altro tempo, in un altro luogo, impantanandosi tuttavia in stazioni umide e soffocanti. Nell'insieme, sembrava ci fosse qualcosa di pianificato. Come se esistesse un disegno divino che mi avrebbe indicato la strada, una cospirazione per condurmi fra le pagine bianche di segreti foschi e rivelazioni sepolte da molti anni. Ma forse si tratta solo di sciocchezze sentimentali. Illusioni di una ragazza come tante altre, amante della musica e dei libri.
Scrivendo questa recensione mi viene solo da pensare che storie di questo tipo, percorrere meandri della memoria, anfratti bui, lampi di luce, un tempo mi dava un po' alla testa predisponendomi a pensieri fastidiosi. Forse, la vera ragione è dovuta dal fatto che, l’età adulta, l’esperienza, gli innumerevoli romanzi, specialmente i classici, hanno affinato la mia visione. E quando tento di fare un tuffo nel passato, di leggere qualcosa che esuli il mondo tragico di certe eroine vittoriane, mi sento frustata, impaziente, insoddisfatta, un avventuriera sfuggita dal proprio tempo e ai propri luoghi alla conquista... alla conquista di qualcosa. Qualcosa che solo dai classici può sentirsi completamente appagata, nemmeno quando tenta di spezzare in due il filo della routine. Poco importava se l'impresa era destinata a concludersi con una donna il cui passato era ancora per me sconosciuto, la visita di un maniero di campagna e, con un po' di fortuna, forse anche una bella storia d'amore. Il problema, alla fine, è se ne sarebbe valsa la pena.. Ne è valsa? No, affatto!
Il silenzioso e inarrestabile passare del tempo avvolge come una ragnatela la possente struttura della mia corazza. Ora più che mai, indifferente di questa irruente e insopportabile intrusione. E pronta, alla velocità di un battito di ciglia, a tornare in quel santuario, impregnato di magia, da cui ebbe tutto inizio. L'inizio. La rivelazione sconcertante di un mondo, un universo che seppur lontano eoni luce è il mio universo. Il mio splendido universo. Un mondo che ho potuto dipingere a soli diciassette anni, fra i banchi di scuola, e che celebra il mio amore per la lettura, la parola scritta, la letteratura. Quella con la L maiuscola. Sognare ad occhi aperti - o forse compiere un semplice gesto? Aprire un romanzo, e sprofondare al suo interno -, e tornare in un epoca che si conosce solo nei libri di storia. Ma anche un piccolo miracolo, perché in questo mondo, in questo universo,riconosco la mia identità. Me stessa.
Un romanzo da considerarsi come una noia mortale, una forma inappagante e inesorabile di incertezza, da cui non ho riscontrato nemmeno quel fascino, quel certo gusto per il mondo mitologico e cruento. Quanto canto stridente e fragoroso non ha penetrato al punto tale da immergermi in uno stato comatoso. Concretizzando nell'incertezza di forme nefaste di diniego e inettitudine.
Valutazione d’inchiostro: 2


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