lunedì 16 aprile 2018

Gocce d'inchiostro: La ragazza con la bicicletta rossa - Monica Hesse

Ha avuto ragione la protagonista di questa bella e intensa storia, quando vedeva il mio turbamento, le mie esitazioni. Penso che talvolta mi lascio influenzare da certe cose, una conseguenza di letture passate inappaganti e poco memorabili. Non saprei da che cosa dipende. Sono situazioni dovute da qualcosa di inspiegabile, e questo blog è un quaderno dove annoto la mia introversione, un libro di recensioni e pensieri che è pieno di tante cose.
Questa recensione si presenta un po' diversa dalle altre, forse, in cui abbandonarne la lettura è stato davvero difficile. Mi sono sentita come una lumaca senza guscio, e non pensandoci troppo mi appresto a riporre in queste poche righe incitandomi ad prendere in mano un altro libro, un'altra storia, affinché il vuoto della solitudine possa riempirsi. Vi conduco quindi ad Amsterdam, negli anni 40, battendo sulla tastiera quelle parole che spero possano portarvi lontano, forse nel momento in cui qualcun altro lo ha fatto al posto mio.




Titolo: La ragazza con la bicicletta rossa
Autore: Monica Hesse
Casa editrice: Piemme
N° di pagine: 298
Prezzo:17,50 €
Trama: E' l'inverno del 1943 ad Amsterdam. Mentre i cieli europei sono sempre più offuscati dal fumo delle bombe, Hanneke percorre ogni giorno, con la sua vecchia bicicletta rossa, le strade della città occupata. Ma non lo fa per gioco, come si aspetterebbe da una ragazzina della sua età. Hanneke è una "trovatrice", incaricata di scovare al mercato nero beni oramai introvabili: caffè, tavolette di cioccolato, calze di nylon, piccoli pezzetti di felicità perduta. Li consegna porta a porta, e lo fa per soldi, solo per quello: non c'è tempo per essere buoni in un mondo ormai svuotato da ogni cosa. Perché Hanneke, in questa guerra, ha perso tutto. Ha perso Bas, il ragazzo che le ha dato il primo bacio, e ha perso i propri sogni. O almeno così crede. Finché un giorno una delle sue clienti, la signora Janssen, la supplica di aiutarla, e questa volta non si tratte di candele o zucchero. Si tratta di ritrovare qualcuno: la piccola Mirjam, una ragazzina ebrea che l'anziana signora nascondeva in casa sua … Hanneke, contro ogni buon senso, decide di cercarla. E di ritrovare, con Mirijam, quella parte di sé che stava quasi per lasciar andare, la parte di sé in grado di sperare, di sognare e vivere.

La recensione: 
Nel suo romanzo d'esordio, Monica Hesse ha parlato in modo eloquente e perfetto - oserei dire - della guerra. La sua figlia di carta, Hanneke, mi ha raccontato cosa volesse dire viverla sulla propria pelle. Ma noi lettori siamo consapevoli che certe cose per capirle necessitano di essere sentite, affinché si possa comprendere appieno, per i pericoli o gli anni di esilio e devastazione che incorsero negli anni '40.
La giovane Hanneke arrivò nella soleggiata città di Messina pallida e molto stanca. Di qualche anno meno di me si trovò invischiata in una "missione" la cui portata era alquanto pericolosa, e, coraggiosamente subì un grave combattimento che fortunatamente non la gasarono contro l'esercito olandese. Due o tre anni fa perse l'amore della sua vita, Bos, e, molto umana e sincera, mi istigò a leggere la sua storia come un trattato realistico, con un buon periodo storico, credendo che chiunque ascoltasse ciò che si porta dentro provocasse affetto, conforto e solidarietà da chi riuscì a capirla.
Mi sono permessa di denotarmi come una di queste persone, come una viaggiatrice d'inchiostro che aveva disegnato la sua orbita e che, chiedendo quali fossero le sue ansie e paure, sussurrate nel cuore della notte, dietro ad una porta di bottega vecchia e sgangherata, mi ha confessato di soffrire di mancanza di tranquillità e del bisogno di una pace interiore che incorre da molto tempo. L'amore che riceve dai suoi genitori, dai suoi amici, le attenzioni ossequiose della gente da cui e per cui lavora, sembrano troppo poco quando si sente la necessità di avere qualcosa di più. Si avverte il bisogno di combattere per qualcosa che sembri non avere mai fine.
Improvvisamente compresi la tragedia della vita della scaltra Hanneke. Il controllo di una guerra furibonda e crudele che imperversava nei cuori di gente umile e povera, esercitando un autonomia, una supremazia che gli ha permesso tuttavia di trovare quella forza interiore che le facesse combattere il prossimo, condividendo un segreto temibile, intimità, di sapere più di quanto la gente credeva di sapere, della guerra, del Terzo Reich, di Hitler, completamente immersa nell'anima e nel corpo di una ragazza a cui è stato addossato un fardello forse fin troppo pesante. Ma è giusto le sia stato concesso solo di guardare, di cercare, di essere la "spia", di non agire pur di sopravvivere, di non ottenere quell'amore che tanto agogna, desiderato e talvolta odiato? La mia vita gli è stata offerta su un piatto d'argento, Hanneke se n'è appropriata a suo piacimento.
Quando la vidi per la prima volta pensai che forse non ero pronta a compiere un viaggio in una terra interamente vestita di neve, quasi avesse indossato un maglione, piena di foschia e vapore, a bordo di una bicicletta rossa che non arresta mai la sua corsa come un treno prima del tempo. Compresi che quello che avevo davanti era una tela ingrigita da una nebbia soffusa, un immagine strana il cui aspetto è così bizzarro e impressionante in cui si vigila una ragazza come tante altre, ma le cui gesta saranno annoverate fra le più famose di questo periodo.    Hanneke, infatti, con la sua figura esile e minuta, ha ceduto il posto alla vigile presenza di un segugio appassionato e famelico, che, silenzioso e autoritario, guarda con vigore e intensità quella gioventù sulla terra, così traboccante d'interesse.
La sua essenza, nell'immediato, si fa presente nei cuori dei lettori, attraverso avvertimenti, previsioni, gettando una certa inquietudine fra masse di colori sfocati, eclissi che volgono al termine … nell'istante esatto in cui una giovane anima viene risucchiata, attanagliata dalla  morsa della guerra, risvegliando atrocità e crudeltà vagamente accennati.
Fra una distesa di cadaveri, in una città in cui il cielo viene lavato ripetutamente, sporcato e imbrattato di sangue, zolfo e paura e polvere, Monica Hesse ci inoltra in un labirinto di parole, corte e spiegazzate, inchiostri sciolti e sbiaditi che, come un burattinaio tira i fili, in una mano tiene una ragazzina che si crogiola nel labirinto delle parole, nell'altra gruppi di anime attorniate come in una grande sala. Il suo nome: la guerra. Un punto nero inciso alla fine di un paragrafo. L'esito. La fine.
A bordo di una bicicletta rossa in corsa verso la salvezza, come una guida onnisciente, tentatrice e furba, l'autrice mi ha attirato involontariamente per la forza, la dolcezza con cui ha carpito l'anima di questa storia e il suo bisogno di comprendere gli esseri umani: il modo in cui generazioni passate sono riuscite ad rialzarsi, a combattere, seppur barcollando, persino quando fiumi di lacrime invadevano i loro volti. E la sua voce è così scrupolosamente camuffata fra un coro di voci e suoni che lascia adito a dubbi, su dove possa trovarsi, sollecitando i sensi, traendo anime vagabonde che cadono a terra come gusci vuoti. Spirano in cielo, assolutamente costernati. Osservando una tela dipinta d'azzurro mutarsi d'argento o grigio al colore della pioggia.
In un meraviglioso viaggio nella Germania nazista, ho trattenuto questa storia in un caloroso abbraccio. Mi sono spinta avanti, verso sobborghi spogli e polverosi, a bordo di una piccola vettura diretta verso un paradiso mancato. Una piccola parte di una nazione, sacrificata al caos e al disordine.
Cruento, duro, indimenticabile, talvolta straziante talvolta drammatico, un romanzo solenne ed evocativo che ha abbagliato un frammento di storia. Una storia che mi ha invaso persino le viscere, e che, con un debole fruscio, ha aperto una finestra che ha fatto luce su un mondo che mi ha procurato una tristezza indescrivibile. Le parole, il mercanteggiare, le scorribande e i furti divengono parte dell'anima di una ragazza che non ha mai saputo cosa voglia dire vivere. Raccolte in una mano esperta, con eleganza e lucidità, che ha dato vita ad effetti efficaci ma devastanti.
Inducendo a chi legge a raccogliere questa storia con la consapevolezza che parole di questo tipo, penzoloni come lunghe trecce, avrebbero indugiato sulla mia testa molto più del necessario, La bambina con la bicicletta rossa, infatti, è quel genere di storia che io mi ero prefissata e in cui ho potuto constatare quanto ci sia di terribile e meraviglioso fra le sue pagine, che tuttavia resta sullo sfondo, ai bordi dell'anima di una storia che inquina certamente il sorriso ai più romantici.
Valutazione d'inchiostro: 5

6 commenti:

  1. Ci sono molti romanzi ambientati durante la seconda Guerra mondiale che vorrei leggere e questo è uno di quei titoli.

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  2. Wow valutazione piena. Devo segnarmelo perchè la trama mi incuriosisce molto

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  3. E' già presente in WL dalla sua uscita, ma dopo le tue parole non vedo l' ora di leggerlo =)!!

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