mercoledì, gennaio 28, 2026

Slanci del cuore: I migliori saggi del 2025

Sono trascorsi una manciata di giorni da quant'è che il nuovo anno ci ha accolto con svariate richieste e sorprese. Le pile di romanzi che mi piace leggere, fagocitare, svettano come torri di babele ancora al mio fianco e di autori ancora da leggere e scoprire, senza alcun vincolo, che combina l'intensità dei miei abbandoni nel mondo di carta (il tutto corredato da un incandescenza fisica, una radiosità nell'animo, che possiede una certa forza) auna sorprendente supremazia sopra una volontà inesorabilmente indipendente. Tale volontà è chiaramente legata a un certo tipo di letture, che non solo mi hanno indotta a comprendere come facciano per me, troncando alcun legame con romanzi di cui francamente non c'e alcun legame, ma certe esperienze di lettura mi hanno aiutato a liberarmi dal peso della responsabilità e ad osservare il mondo mediante una prospettiva diversa. 

Un bellissimo affresco di vita, il ritratto umano di un uomo attanagliato da una fame insaziabile e divoratrice di sapere e conoscenza.


Titolo: Dosoteviskij

Autore: Stefan Zweig

Casa editrice: Diarkos

Prezzo: 14 €

N° di pagine: 176

Trama: Per Stefan Zweig, tra i più grandi biografi del Novecento, dalla vita dei geni non solo possiamo scoprire la radice dei loro capolavori, ma anche la chiave per interpretarli al meglio. Nel Dostoevskij dello storico austriaco, letteratura e psicologia si intrecciano, si rispecchiano e si fondono tra loro. Analizzando minuziosamente l’esistenza del grande scrittore russo, Zweig ne tratteggia le luci e le ombre, mostra come egli riuscisse a vivere appieno anche le sofferenze più atroci, traendone ragione di vita e di scrittura. La povertà, l’epilessia, la deportazione in Siberia e le altre sventure che hanno caratterizzato la sua esistenza terrena sono per lui la strada che scende nelle profondità dell’animo umano e lo eleva verso l’assoluto; il crimine e il vizio sono vissuti sia come caduta sia come missione; il martirio e il peccato sono il nutrimento di un’arte che rifiuta ogni limite, ogni dettame.

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Non un modo per sopravvivere, ma il desiderio ardente di comprendere quale sia il cemento che tiene saldo ogni cosa. L’autore non si limita a raccontare la sua esperienza - perlomeno in minima parte -, ma a scandagliare quei romanzi dei suoi autori preferiti, e nel bene e nel male, abbracciando la scrittura proprio per interpretare meglio il mondo che ci circonda.


Titolo: Il manifesto del libero lettore

Autore: Alessandro Piperno

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 18, 50 €

N° di pagine:156

Trama: "I libri sono strumenti di piacere, come la droga, l'alcol, il sesso, non il fine ultimo della vita." Questo l'assunto da cui muove "Il manifesto del libero lettore". Un grido di gioia, un'invocazione al capriccio, alla voluttà, ma anche all'indolenza e all'insubordinazione: perché leggere è un vizio, mica una virtù; diritto, intima necessità, non certo un obbligo istituzionale. Ecco chi è il libero lettore: un individuo un po' strambo, allo stesso tempo credulone e diffidente, squisito e volgare, sentimentale e cinico, devoto e apostata; un rompiscatole che diffida della gente ma ha un debole per i personaggi, che alle fauste bellezze della natura preferisce le gioie segrete della fantasia, convinto com'è che non c'è verità senza eleganza, né arte senza rigore. È così che Alessandro Piperno ripercorre la storia di un precoce amore mai venuto meno, quello per i romanzi, lungo le rotte tracciate da otto giganti della narrativa universale: Austen, Dickens, Stendhal, Flaubert, Tolstoj, Proust, Svevo, Nabokov. Affrontandoli "con amore, certo, ma senza alcun ossequio, con il piglio del guastafeste ansioso di svelare i segreti del prestigiatore". Del resto, il genio letterario è un mago spregiudicato e immaginifico. Jane Austen ha creato dal nulla un genere tutto suo, tra fiaba e romanzo, che non smette di incantarci; l'arte di Tolstoj di introdurre i personaggi non ha precedenti né epigoni all'altezza; l'ossessione di Proust per i tempi verbali illustra come nient'altro la dedizione a un passato irrecuperabile. "Il manifesto del libero lettore" è un'opera che esprime l'entusiasmo di chi, non dimenticando le ragioni per cui, appena adolescente, contrasse il vizio di leggere, ritiene che i grandi romanzi, per essere assaporati, pretendano il piglio, l'ironia e il disincanto della maturità.

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Da questo trattato filosofico l’uomo assume il proprio ruolo nella società, o, perlomeno, tenta di coglierlo, contribuendo al mantenimento e alla continuazione della società o, viceversa, della distruzione. Come una forma inevitabile e inarrestabile a cui non si può fare altro che lasciarsi andare o rivoltarsi contro, con prepotenza e furia, motivati dalla conoscenza dalla consapevolezza che, dal distacco del mondo, derivano quelle mancate gioie, emozioni che invece un combattente passeggero che non è così illusorio alla vita affronta a testa alta.

Titolo: Naufragio con spettatore. Paradigma di una metafora dell'esistenza

Autore: Hans Blumenberg

Casa editrice: Il Mulino
Prezzo: 13, 90 €

N° di pagine: 148
Trama: "Naufragio con spettatore", che con la presente arriva alla sesta edizione, fu pubblicato dal Mulino nel 1985 ed è senza dubbio il libro che più ha fatto conoscere il nome di Blumenberg al di fuori della cerchia degli specialisti, contribuendo in maniera determinante alla fortuna di questo autore in Italia. Sono complessivamente otto i titoli di Blumenberg pubblicati dal Mulino. La ragione del particolare successo di quest'opera risiede nel fatto che essa offre, in cento pagine di eleganti analisi letterario-filosofiche, la storia di una metafora centrale nella civiltà dell'Occidente, quella appunto del "naufragio con spettatore" in cui si riflette l'atteggiamento dell'uomo dinanzi alla vita e alla storia: il bisogno di sicurezza e il gusto del rischio, l'estraneità e il coinvolgimento, la contemplazione e l'azione.

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Lo straordinario, l'invisibile, il demoniaco invitano al supremo realismo perché è dallo squallore che si alena alla grandezza. Nori non ha scritto niente che si avvicina,nemmeno lontanamente, ma di cui la vita diviene arte, espediente per interpretare quei conflitti, quelle conturbanze che si agitano nel cuore umano. Disprezzando la viltà, la paura, ma non con la medesima enfasi dostoevskiana, quanto mediante una bella composizione verso una vita che si agita sotto terra nel dramma di una continua ricerca del dare, lottare e avere.


Titolo: Sanguina ancora

Autore: Paolo Nori

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 18, 50 €

N° di pagine: 288

Trama: Tutto comincia con "Delitto e castigo", un romanzo che Paolo Nori legge da ragazzo: è una iniziazione e, al contempo, un'avventura. La scoperta è a suo modo violenta: quel romanzo, pubblicato centododici anni prima, a tremila chilometri di distanza, apre una ferita che non smette di sanguinare. "Sanguino ancora. Perché?" si chiede Paolo Nori, e la sua è una risposta altrettanto sanguinosa, anzi è un romanzo che racconta di un uomo che non ha mai smesso di trovarsi tanto spaesato quanto spietatamente esposto al suo tempo. Se da una parte Nori ricostruisce gli eventi capitali della vita di Fëdor M. Dostoevskij, dall'altra lascia emergere ciò che di sé, quasi fraternamente, Dostoevskij gli lascia raccontare. Perché di questa prossimità è fatta la convivenza con lo scrittore che più di ogni altro ci chiede di bruciare la distanza fra la nostra e la sua esperienza di esistere. Ingegnere senza vocazione, genio precoce della letteratura, nuovo Gogol', aspirante rivoluzionario, condannato a morte, confinato in Siberia, cittadino perplesso della "città più astratta e premeditata del globo terracqueo", giocatore incapace e disperato, marito innamorato, padre incredulo ("Abbiate dei figli! Non c'è al mondo felicità più grande", è lui che lo scrive), goffo, calvo, un po' gobbo, vecchio fin da quando è giovane, uomo malato, confuso, contraddittorio, disperato, ridicolo, così simile a noi. Quanto ci chiama, sembra chiedere Paolo Nori, quanto ci chiama a sentire la sua disarmante prossimità, il suo essere ferocemente solo, la sua smagliante unicità? Quanto ci chiama a riconoscere dove la sua ferita continua a sanguinare?

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In questo marasma putrescente di anime corrotte è possibile anche combattere per non essere sopraffatti o trascinati. Pensando che forse di noi, del modo in cui vediamo la vita non importi a nessuno, né io desidero cambiare o porre alcunché quanto tentare di non diventare complice del più semplice dei crimini: l’indifferenza. Quel mancato interesse di porre quelle giuste domande che, nel tempo e per fortuna, la Scienza, ha asservito sul nostro credo messo sull’altare filosofico come un dogma.


Titolo: La brevità della vita

Autore: Seneca

Casa editrice: Feltrinelli

Prezzo: 8, 50

N° di pagine: 96

Trama: È il decimo dei "Dialoghi" di Seneca, dedicato al suocero Pompeo Paolino, che aveva in quel momento l'importante incarico di prefetto dell'annona, cioè di raccolta e distribuzione del grano nell'Urbe. E proprio all'amico, oltre che parente, Seneca dà il consiglio di ritirarsi a vita privata, tralasciando ogni attività pubblica. Assumendo cioè un atteggiamento filosofico apparentemente epicureo, nonostante lo stesso Seneca fosse un esponente importante dello stoicismo romano. È in realtà una fase difficile, questa per Seneca, per un breve lasso di tempo fuori dai giochi politici, prima ancora di ritornare in auge grazie al nuovo imperatore Nerone. Il trattatello si basa su un paradosso. Non è la vita a essere breve, come invece comunemente si crede. Essa è lunga, purché la si sappia razionalmente impiegare. Però la vita non deve essere dedicata agli altri, ma al sapere e alla filosofia. L'approccio di Seneca in questo dialogo definisce un importante modello di vita spirituale per l'età classica: Seneca concepisce la filosofia come ricerca della virtù e pratica della libertà.

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I suoi romanzi, infatti, ritraggono qualcosa che apparentemente sembra peggio di quel che si crede, che non conoscono a fondo l’amore affettivo, il desiderio, la comprensione o la compassione, ma restano intrappolati nella noiosa rispettabilità che lei stessa era fin troppo spazientita per non riportare su carta. Più raffinata di quel che credeva, appassionata, comprensiva, straordinaria che mise a tacere qualcosa dentro di lei, che nessuno aveva mai fatto prima. Quello che è chiaramente interessante fra queste pagine è certamente la sua personalità, la donna più incompresa che quando scriveva ammaliò chiunque. E naturalmente anche me, che ha visto la sua letteratura come tentativo per comprendere la realtà. Pagine che fungono da rinascita e da nascita. Il suo stare nel mondo, giorno dopo giorno, così soffocante, crudele e insopportabile.

Titolo: La vita di Irène Nèmirovsky

Autore:Olivier Philipponnat e Patrick Lienhardt

Casa editrice: Adelphi

Prezzo: 14 €

N° di pagine: 520

Trama: Di lei credevamo di sapere tutto: dalla nascita a Kiev nel 1903 alla morte ad Auschwitz nel 1942, dall’avventura del manoscritto di “David Golder”, inviato anonimo nel 1929 all’editore Grasset, al manoscritto salvato di “Suite francese”, apparso nel 2004 e tradotto ormai in trenta lingue. Sbagliavamo: Philipponnat e Lienhardit ce lo dimostrano in questa biografia. Per tre anni, costantemente affiancati dalla figlia di Irène, Denise Epstein, gli autori hanno consultato le carte inedite della scrittrice: la corrispondenza con gli editori come gli appunti presi a margine dei manoscritti, i diari come i taccuini di lavoro. Un’opera che non solo fa risorgere dall’oblio con una vividezza sorprendente le diverse frasi dell’esistenza di Irène ( l’infanzia nella Russia prima imperiale e poi rivoluzionaria, la fuga prima in Finlandia e poi in Svezia, la giovinezza dorata in Francia, i rapporti con la società letteraria degli anni Trenta, gli sconvolgimenti della guerra, gli ultimi mesi di vita nel paesino dell’Isère dove si è rifugiata con la famiglia), ma coglie e restituisce tutte le sfaccettature di una personalità complessa, affrontandone senza remore di alcun tipo anche gli aspetti più discussi e contraddittori.

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Quella faccenda che ha a che fare con la spontaneità. La narrazione è un meccanismo preciso ma imperfetto, una dimensione piuttosto vasta in cui ci si perde con un forte bisogno. L'autoritratto di un artista, colmo di una straordinaria determinazione e talento, che sottopone maniacalmente la propria coscienza al duro esercizio dell'immaginazione.


Titolo: Il mestiere dello scrittore

Autore: Murakami Haruki

Casa editrice: Einaudi

Prezzo: 12,50 €

N° di pagine: 186

Trama: Con Il mestiere dello scrittore Murakami Haruki compie un gesto straordinario e inaspettato: fa entrare i suoi lettori nell'intimità del suo laboratorio creativo, li fa accomodare al tavolo di lavoro e dispiega davanti a loro i segreti della sua scrittura. Sono << chiacchiere di bottega >>, confidenze, suggerimenti, che presto però si aprono a qualcosa di più; una riflessione sull'immaginazione, sul tempo e l'identità, sul conflitto creativo tra forma e libertà.

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Una strana magia che mi ha permesso di considerare questo testo di maggiore rilevanza di quel che avevo attribuito, al principio, e il cui messaggio potrebbe perpetuare nel tempo. Sprigionarsi come un canto, forte, crudo, violento, combinandosi allo splendore degli astri. Contrastando qualunque forma di follia, lealtà.


Titolo: I visitatori celesti

Autore: Chandra Livia Candiani

Casa editrice: Einaudi

Prezzo: 13 €

N° di pagine: 136

Trama: I visitatori celesti sono quattro figure che portano un messaggio: non si scappa dall'invecchiare, dall'ammalarsi, dal morire, ma c'è una Via, opposta all'oblio, che nell'affrontarli trascende il danno e la sofferenza. Per questo sono detti «messaggeri», perché portano notizia bruciante, messaggio che risveglia, e «celesti» perché non si limitano a rivelare l'ineluttabilità delle sfide radicali della vita, ma ci aprono anche la soglia di significati altrimenti ignorati: significati celesti, che vengono da un al di là della condizione rassicurante e confortante in cui di continuo ci rintaniamo, a causa dell'angoscia in cui la finitudine e il dolore ci gettano.

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Ho intrapreso anche io questo percorso, approfondendo esami di coscienza in relazione al mondo che mi circonda pensando, riflettendo su ciò che mi aveva impartito questa semplice ragazza, a cominciare dall’importanza di alzarsi presto al mattino, al non lasciarsi andare alle distrazioni, ad un esame attento su ciò che voglia dire e comporti essere produttivi.

Titolo: Pensieri

Autore: Marco Aurelio

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 11, 50 €

N° di pagine: 324

Trama: Slanci verso l'infinito, angosce esistenziali, bisogni metafisici alimentati o incrinati dalle consapevolezze terrene; e ancora l'ansia di liberazione spirituale, il desiderio di interiorità come "rifugio" nelle temperie della vita: c'è tutto questo nei Pensieri di Marco Aurelio, una delle opere dell'Antichità più lette e amate, fino a oggi. La perenne attualità dei contenuti e l'immediatezza della forma espressiva hanno infatti garantito nei secoli fama costante a questo testo, che Giacomo Leopardi definì «la filosofia in trono». Si tratta di momenti di riflessione e di introspezione, ora profondi ora comuni e quotidiani, in cui l'imperatore esamina - in un quadro di riferimento etico e filosofico di impostazione stoico-cinica - il passato, la propria condotta, la corrispondenza delle azioni da lui compiute con i princìpi che le ispiravano, in un intimo colloquio dell'anima con se stessa.

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Bisogna  trarre insegnamento, riflessione, perché dormire è una delle più belle << attività >> individuali. Senza, l’individuo non potrebbe esistere, vivere, non potrebbe mettersi in moto ed abbracciare la vita esattamente per com’è: dolce e amara. Bella e triste. Affinché il nostro circo circadiano non rallenti, le nostre attività cerebrali non rallentino, il nostro benessere spirituale e fisico aumenti e migliori il nostro benessere.


Titolo: L’arte di dormire bene

Autore: Russell Foster

Casa editrice: Aboca Edizioni
Prezzo: 28

N° di pagine: 424

Trama:  Come migliorare il benessere generale, il metabolismo, la forma fisica e l’aspettativa di vita seguendo alcuni consigli pratici. Nel XXI secolo abbiamo compresso un numero sempre maggiore di attività lavorative e di svago in un programma giornaliero già sovraccarico, sconfinando nella fascia notturna. Ma abbiamo dimenticato che il nostro corpo è guidato da un orologio biologico che sa quando è il momento migliore per dormire, mangiare, pensare, una regolazione interna – chiamata ritmo circadiano – che ci permette di funzionare in maniera ottimale in base alle esigenze primarie imposte dal ciclo giorno/notte. Il nostro corpo, infatti, ha bisogno delle sostanze giuste nel posto giusto, nella quantità giusta, al momento giusto della giornata. Proteine, enzimi, grassi, carboidrati, ormoni devono essere assorbiti, metabolizzati e prodotti in un momento specifico per la crescita, la riproduzione, il movimento, la formazione della memoria, la riparazione dei tessuti. Senza questa scansione precisa, la nostra struttura biologica è nel caos, vulnerabile alle infezioni, al cancro, all’obesità, al diabete di tipo 2, ai disturbi cardiaci e mentali. Russell Foster ci svela la scienza degli orologi biologici e del sonno condividendo l’esperienza maturata in quarant’anni di carriera come specialista di questo settore, nonché gli studi che la comunità scientifica internazionale ha condotto sui ritmi circadiani, per spiegarci come una camminata all’alba possa garantire un sonno migliore, mangiare dopo il tramonto possa influire sul nostro peso, o ci siano orari più adeguati per assumere i farmaci a seconda della loro funzione. Ci insegna da cosa dipendono l’umore e la capacità decisionale e come variano nell’arco della giornata, perché il rischio di divorzio è più alto tra chi fa i turni di notte. Riflette sugli effetti della privazione cronica del sonno e sfata miti come quello della melatonina, definita l’“ormone del sonno” mentre sarebbe più corretto dire che agisce come un “indicatore biologico del buio”. Insomma, ci illumina su come i nostri ritmi circadiani ci aiutano ad aumentare le nostre possibilità di successo in un mondo dinamico: assecondandoli, condurremo un’esistenza più soddisfacente, vivremo più a lungo e saremo più felici.

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Affrontando da un'angolazione nuova e complementare i grandi temi che sono al centro della sua narrativa – il clima politico e sociale degli Stati Uniti, la centralità della fede religiosa e la generosità di sguardo che ne deriva, la natura dell'individualismo americano.


Titolo: Quando ero piccola leggevo libri

Autore: Marilynne Robinson

Casa editrice: Minimum Fax

Prezzo: 18 €

N° di pagine: 249

Trama: Non tutti sanno che tra "Le cure domestiche", il romanzo di esordio con il quale Marilynne Robinson divenne una celebrità negli Stati Uniti, e "Gilead", la sua seconda opera narrativa, premiata con il Pulitzer e primo capitolo di una magnifica trilogia completata da "Casa" e "Lila", sono trascorsi ben ventotto anni: dal 1980 al 2008. E non tutti sanno che in questo trentennio o poco meno la Robinson, ben lungi dal rimanere inattiva, si è cimentata ripetutamente con il genere saggistico, regalando ai suoi lettori una serie ininterrotta di perle. Spaziando dalla meditazione teologica a riflessioni illuminanti sulla letteratura, dal ricordo autobiografico alla disamina di un'intera nazione e delle sue trasformazioni, i saggi di "Quando ero piccola leggevo libri" affrontano da un'angolazione nuova e complementare i grandi temi che sono al centro della sua narrativa – il clima politico e sociale degli Stati Uniti, la centralità della fede religiosa e la generosità di sguardo che ne deriva, la natura dell'individualismo americano e il mito del West – e compongono il ritratto intimo e ricco di sfaccettature di un'autrice che è considerata un vero e proprio classico contemporaneo.

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Un viaggio nel mondo della cultura omosessuale, guazzabuglio di informazioni, nozioni di relazioni precise e chiare su ciò che pose quelle solide strutture sul patriarcato, la condizione femminile in relazione al marito.

Titolo: Il gay. Dove si racconta come è stata inventata l'identità omosessuale

Autore: Paolo Zanotti

Casa editrice: Ponte delle Grazie

Prezzo: 22

N° di pagine: 320

Trama: Con il termine «omosessuale» si allude oggi a uno stile, a un modo di vivere: a qualcosa insomma di più generale e ampio del semplice orientamento sessuale. Ma non è sempre stato così. Come personaggio e icona dell'immaginario, il gay è nato solo nell'Ottocento: sino  a quel momento, agli occhi di giuristi, medici, scienziati, sacerdoti era sufficiente riconoscere e sanzionare un certo numero di azioni (gli atti «contro natura») senza che queste dessero vita a un'identità stabile.  Il gay di Paolo Zanotti racconta come e perché gli uomini europei abbiano invece sentito il bisogno di classificare gli individui in virtù delle loro inclinazioni erotiche, seguendo in parallelo la storia dell'espulsione di una serie di tratti e comportamenti dalla norma virile (l'intimità con altri uomini, i vestiti attillati, I'interesse per l'arte…)  e quella della costituzione di una sensibilità gay che ha raccolto ciò che i «veri uomini» hanno lasciato cadere.  Ma racconta anche di come l'Europa sia stata a lungo divisa in due continenti del desiderio; della formazione di una cultura omosessuale come linguaggio cifrato e poi della sua uscita allo scoperto; di paradisi cercati, isole, castelli, città; o del perché il gay maschio, come Adamo, sia nato prima della lesbica moderna. Sino ad affrontare un problema oggi più che mai decisivo, per tutti: quello dell'identità, sessuale e non solo.

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