giovedì 8 novembre 2018

Una voce fra le soglie del tempo: George Eliot

La prosa magica e impetuosa della Eliot, i suoi figli d'inchiostro - figure che quasi sempre vivono in posti in cui l'irruenza della natura lascia destabilizzati e tramortiti, il rimbombo di una voce che in poche ma salienti pagine era divenuta persona, mi avevano colto di sorpresa e la sua autrice, dopo una fervida lettura di uno dei suoi innumerevoli romanzi in qualche giorno, era divenuta un'altra di quelle figure da annoverare nel panorama di quegli autori a cui io attribuisco l'umoristico aggettivo di preferiti. Un perpetuo stato di sognante stordimento, un mondo magico e visionario, violente tempeste amorose che imperversano su chiunque, conducono in un tratto sinuoso, inducendo al lettore a constatare come merito di questo strabiliante e fatiscente impero è dovuto dalla sua creatrice. George Eliot.
Ogni cosa, ogni minima cosa tocchi questa donna,sembra oggetto di studio; gli alberi, le case, persino i lavori che si adempiono giorno dopo giorno per arare i campi non rappresentano un ostacolo nel rendere lenta o tediosa la lettura. Piuttosto passano indifferenti in mezzo a fanghiglie di gente coperta dalla sporcizia, di latte rancido, in giornate piene di vanità o superficialità, in cui si finge di dedicarsi maggiormente allo spirito, quanto al pantono di desolazione o sgretolatezza che costituiscono un ostacolo inopportuno. Il richiamo ai villaggi, alle bassezze del XIX secolo che si eleva da un mucchio di pagine, dove si erano arrampicate e depositate le nostre aspettative, precariamente stabili nella speranza che esse strisciano libere, fino a non capirci più niente.
In questi dipinti distaccati in cui la vita in generale si svolge quasi sempre all'esterno, George Eliot giunse presto a bordo di una nave che aveva dispiegato le sue vele già da un pezzo ma che io ho visto partire solo poco tempo fa. I suoi romanzi fungono quasi sempre da viaggio della vita. Lunghe camminate individuali che lasciano quasi sempre addosso una strisciante malinconia. Il propagarsi di una certa insoddisfazione, con tutte le sue consuegenze implicite, coincidenze miracolose, avvenimenti, cose o persone che ritornano e poi svaniscono.
Fra ciò che avrebbe potuto essere e ciò che effettivamente è non esiste alcuna magia, e chi legge i romanzi eliotiani si sente legato ai protagonisti. A qualcuno in particolare, se amante della lettura e dei buoni libri ancor di più, oppresso da emozioni che sono state gettate dal nulla su un cuore ancora debole.
Pseudomino di Marie Anne Evans, la Eliot si nascose dietro le false apparenze di uomo coltivando il forte desiderio che i suoi romanzi fossero letti col preconcetto di una letteratura al femminile, non compatibile alla stessa. Custodendola così dai pregiudizi sociali, che colpirono la stessa scrittrice, in quanto compagnia di un uomo sposato.
Un acuto senso sociale e della politica, la comprensione del fenomeno religioso e i dettagli mondani della vita di campagna, scritte con un tipico senso di umanesimo agnostico, evidenziano un profondo rispetto per il culto cristiano e per i dogmi morali. E la Eliot, apprezzata per lo stile schietto e semplice e per la chiarezza dei suoi pensieri, è da me caldamente ricordata per la sua profonda scrittura che mescola con un'insolita padronanza limpidezza, acutezza di osservazione e ironia.

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