sabato, marzo 07, 2026

Gocce d'inchiostro: Clarissa - Stefan Zweig

Incertezza. Una storia che sembrava non possedere nulla a che vedere col tipo di storie che solitamente leggo, metodica, progressiva, veritiera, che dice molto più di quel che sembra narrare. Ode ai ricordi, alle parole, alle emozioni che sono rimaste lì per anni, ai bordi dell'anima di un giovane autore, ad inquinare il suo sorriso. Il cuore mi giocava forse strani scherzi? Mi era sembrato di sentire una voce. La voce di un uomo che non era del tutto sconosciuto ma che, in un documento imprigionato in una finestra virtuale dalla luce vaporosa, mi aveva solleticato la pelle. Con parole che hanno spiegato il mondo, il lato chiaro e scuro delle cose, e che mi ha offerto qualcosa che, sebbene il lasso di tempo dalla sua lettura sia lungo, tengo stretto. Non mi lascerò sfuggire, come sabbia fine, nel palmo delle mie mani. Perché la storia che c’è ritratta in Clarissa, leggerla, interpretando il mondo delle istituzioni di un apparato informativo che costituivano la condizione fondamentale per il successo, erano quei piccoli gesti prestabiliti, metodici e programmati da cui si tenta di fuggire, Clarissa tenterà di farlo, ma invano, dando l’impressione che l’ambiente circostante sia in netto cambiamento, in netta contrapposizione alla monotonia di queste esistenze, che vi sono confinate. In un tempio in cui ho potuto vantare le meraviglie, quelle relative alla concezione psicologica che io condivido con la sua protagonista, dando una prova sempre nuova di un amore instancabile, che ha abbagliato con estrema cura la mia anima. Ostinatamente muta ogni volta che la mia parte razionale le riversa in quel contenitore imperfetto che è la scrittura, con parole che spuntano dal nulla quando penso a tutt'altro.


Titolo: Clarissa

Autore: Stefan Zweig

Casa editrice: Elliot

Prezzo: 16, 50 €

N° di pagine: 186

Trama: Il mondo tra il 1902 e l'inizio della Prima guerra mondiale, visto attraverso gli occhi di una donna": è lo stesso Stefan Zweig a riassumere così questo romanzo, cominciato nel 1941 e interrotto a causa della stesura di un saggio su Montaigne. Clarissa, figlia di un militare austriaco, è nata nel 1894 e ha sempre condotto un'esistenza solitaria. Alla vigilia della guerra incontra a Lucerna, in Svizzera, un insegnante di ginnasio, Léonard. Il giovane, in cui molti hanno rintracciato il profilo dell'amico di Zweig, Romain Rolland, è un socialista francese circondato da un'aura di gentile cordialità, e fin dall'inizio Clarissa lo sente affine e vicino. La guerra però si frappone tra i due amanti e Clarissa rimane sola e incinta. In un'Europa lacerata dalla morsa dell'isteria nazionalista, l'accettazione di questa maternità diventa, più che una scelta personale, un destino e un simbolo, un'occasione per cogliere il senso di una vita che sembra non avere più dignità. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale Zweig fu toccato dalle persecuzioni nei confronti degli ebrei e decise di distruggere il romanzo, ma nel 1990 l'opera fu recuperata, rimessa insieme e data alle stampe. A oggi viene considerata il testamento in cui il grande scrittore austriaco riassunse acutamente la sua disperazione, ma anche i suoi ideali umanistici.

La recensione:


Un paese non dipende dai suoi “grandi “ morti. Ma delle persone vive. E non certo dai superiori o dai sommi. Tutto dipende dalle persone anonime. Ovunque si cerca è del tutto falso mettersi alla ricerca dello straordinario.


Nella quiete della notte, nel frusciare del vento e della pioggia che batteva sui vetri della mia finestre, ho visto delle parole, leggiadre, levarsi fra le avverse stelle. In un cielo mite, in compagnia di un uomo misterioso, che, tuttavia, avevo tentato di << comprendere >> qualche anno fa. Era rinchiuso in una bolla di perfezionismo che, come la sua figlia di carta, Clarissa, con freddezza e riservatezza, quasi alieno, riversò in questo testo quei principi o dogmi per cui il paese, la sua Vienna, doveva essere costruita diversamente. Attuare dei cambiamenti, confessioni o portenti, che conducessero il paese a progredire, fra cui gruppi di gente più umile desiderosa di vivere in pace o in tranquillità. Ma se si trattava di scegliere e per rispettare ogni preconcetto era bene contrapporre ogni cosa, affinché gli strumenti adottati fossero manieristici, privi di libertà, in cui si ripudia il tutto, rifuggendo da esso.

Zweig, credo condivise questa concezione i cui scritti, i cui testi di saggistica, i suoi diari, riportano uno squarcio sostanzioso di ciò che comportò aprirsi al mondo quasi con gratitudine, riservando le rigidezze e i timori, qualunque forma di depressione che inducesse a sentirci sempre più trattenuti. Libero, ma consapevole di dover adempiere a dei compiti facendo del tempo, quel misuratore irreprensibile e spietato, una forma selettiva, costruttiva. La monarchia versava il paese in uno stato irreversibile di pericolo maggiore rispetto a quello degli esponenti del potere politico e militare. L’internazionalismo, così ben radicato nella distruzione e nella possibilità che il male si contrapponesse alla madrepatria, trascinati dalla stessa nel patriottismo, prevedeva gruppi di potenti che avrebbero voluto introdurre i loro interessi o armamenti affinché si agisse bene, guidati da coscienza e razionalità, senza lasciarsi contagiare o condannare da distrazioni estreme.

Per Zweig, in ognuno di noi risiede quella forma di nevrosi che, a dispetto di Freud che era ben radicata come un disturbo psichico senza base organica, arginato da un conflitto inconscio tra ES e inibizione del SUPER IO, è derivazione di forme distorte di traumi o desideri sessuali infantili rimossi e dal mancato superamento del complesso di edipo manifestandosi con sintomi come ansie, fobie e ossessioni. In Clarissa, tutto questo è evidente da quei conflitti interiori che sono forme inaccettabili di inconscio che tuttavia influenzano il soggetto, mantenendo però un contatto con la realtà mediante cui bisognerebbe fare ammenda. Riconoscere ogni cosa, certi conflitti che attenuino il senso di colpa o d’angoscia, in un processo di regressione alla nevrosi da cui tentano di allontanarsi. Una bestia che li induca a non perdere i sensi, il controllo, la coscienza, guidati come da una forza superiore, suprema che, nel momento di un abbandono repentino, potrebbe destabilizzare, inquietare. La razionalità però esorcizza quell’idea di non poter destreggiarsi nel caos della Vita, placa ogni forma di oppressione, inducendo il prossimo a non poter fare altro che vivere o convivere col passato, con la solitudine che anziché temibile diviene prototipo di libertà. Predisposto a forme di follia, inconsapevolezza che affiorano o riaffiorano, quando meno se lo aspetta, avvertendo come necessari, impossibili da eliminare, coprire, autoproteggersi nel vuoto, creando una bolla di continuità in cui si svolgono azioni, gesti sempre uguali che tuttavia conducono al successo. La ripetizione, la continuità, quel piccolo seme di cui bisogna prendersi cura, giorno dopo giorno, finché presto o tardi non diverrà una splendida pianta. E non basta l’istruzione per essere felice, quanto quello che costella la nostra mente a renderci tale.

Clarissa, con la sua aura luminosa e lucente, ai miei occhi, resta quietamente perfetta, come uno stato passivo ma eccezionale, poiché sfugge ai rigori di ogni legge o regola in quanto animata da una chiara volontà di mettersi in luce. Privo di aspirazione, ma non per questo meno straordinaria di quel che è.

Solide basi proliferano attorno a lei, in un'epoca moralmente severa mediante cui è valorizzato il quotidiano. Montagne a questo proposito invita a coltivare la propria identità, la propria interiorità, accettando ogni fragilità e vivendo pienamente il presente, sapendo “appartenere “ accettando la propria condizione senza presunzione. Essere schiavi del proprio ruolo è una prerogativa ad ottenere la felicità nel possesso di sé, godendo della propria solitudine interiore ma non tentando di raggiungere la perfezione nelle proprie debolezze, quanto gioendo dei semplici piaceri della vita.

Forse, inconsapevolmente, alla ricerca di forme di straordinaria identità di chi è dotato di ciò in cui il reale è costruito dall’animo, dalla piccola gente, dall’IO. Ma a dare vita, a dare una forma a queste piccole masse di carne, sono i dettagli, la verità, che agendo mediante precisione e diligenza, ci si resta intrappolati nella perdita di certe forme di consapevolezza. Quanto a sconforto, forme di squilibrio, rinchiudendosi in forme di perbenismo, falsità che ci inducono a rivalutare e renderci più conformi a noi stessi.

In un costante processo di filtraggio, rintanati nei solidi rigori di una provincia, che trattiene figure più deboli, grezze e prive di iniziativa mentre le menti più raffinate, deboli e versatili a confluire lungo la capitale: la Vienna del 1914 nascondeva un sistema di alleanze europee che diedero inizio alla prima guerra mondiale. Ad una grave crisi economica, politica, diplomatica che contribuì al socialiosmo internazionale, unico espediente per fermare la follia nazista che partiva dagli imperi centrali e coinvolse gli altri stati, gli altri potenti, a vivere un periodo di crescente nazionalismo. Zweig, per la realizzazione dei suoi romanzi, attinse da esponenti come Romain Rolland, che si distinsero per il loro cosmopolitismo ( coloro che si riconosceva cittadino al di sopra di ogni motivo nazionalistico) e il suo impegno contro il fanatismo che si prefigura in una reale opposizione alla guerra che scoppierà nel 1914.

Clarissa fu quel manoscritto interrotto e pubblicato postumo, incompiuto per via della mancata libertà che sigillò la vita di queste splendide creature a determinare il corso di certi eventi. Ma a distinguersi per la profonda indagine psicologica e l’ambientazione storica di cui fa da cornice la caduta dell’Europa classica, una certa intensità emotiva da cui trapela una visione nostalgica per il paese, nel periodo bellico, da cui è stato possibile cogliere quella forma esaltante della vita percepita mediante il dramma chiaro, intelligente del conosciuto.

Zweig, noto per la sua indagine psicologica e queste forme di cosmopolitismo, ha toccato le radici del chassidismo ne Il mondo di ieri. Concentrandosi su figure umane e eroiche, focalizzandosi sul dramma storico, mistico e accessibile a tutti, basato su Dio tramite la preghiera, la devozione emotiva, la santificazione quotidiana che interpretava la Cabala, applicandolo alla vita interiore dell’uomo. Perché pregando si è più vicini a Dio, al divino, e dai suoi racconti, dalle sue antologie trapela tutto questo influenza l’ebraismo ortodosso moderno. Trauma devastante oscuro e multiforme della guerra da cui percepì il crollo della civiltà umana e della sua amata Vienna, si oppose al nazionalismo descrivendo la guerra come la fine della Bella Epoca, e, promuovendo la diserzione dello spirito diffondendo quei valori umanistici europei da cui osservò da ogni prospettiva ogni conflitto: la sua influenza della cultura di Jung Wien lo intrappolano in un contesto profondamente legato all'atmosfera culturale della Vienna alla fine del secolo, da cui trapelò il suo interesse per l’analisi psicologica, l’impressionismo, la raffinatezza stilistica e una visione malinconica dell’impero Asburgico. E, a dispetto degli altri suoi contemporanei, sviluppò una visione più umanista, pacifista ed europeista intensificata dallo scoppio della prima guerra mondiale. Laico ebraico che rifiutò la raffigurazione di Dio, valorizzamdo la cultura e la storia ebraica, l’antisemitismo e il nazismo lo costrinsero all’esilio.

Clarissa, purtroppo, esalta l’ultimo respiro in un paesaggio da cui erano facilmente riconoscibili quelle forme stilistiche, quel linguaggio brillante e scorrevole con punte poetiche che suscitarono un bagaglio di emozioni altalenanti. Avevano distorto la mia anima, avvicinandosi alle cose, sottolineandole nel modo più accurato possibile, in un viaggio di cui resta poco ma tutto, in cui il tempo sembra scorrere con ordine. Va e viene in qua e in là come gli pare e piace.

Valutazione d’inchiostro: 5

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