Titolo: Villa del seminario
Aurore: Sacha Naspini
Casa editrice: E/O
Prezzo: 17, 50 €
N° di pagine: 204
Trama: Maremma toscana, novembre ’43. Le Case è un borgo lontano da tutto. Vista da lì, anche la guerra ha un sapore diverso; perlopiù attesa, preghiere, povertà. Inoltre si preannuncia un inverno feroce... Dopo la diramazione della circolare che ordina l’arresto degli ebrei, ecco la notizia: il seminario estivo del vescovo è diventato un campo di concentramento. René è il ciabattino del paese. Tutti lo chiamano Settebello, nomignolo che si è tirato addosso in tenera età, dopo aver lasciato tre dita sul tornio. Oggi ha cinquant’anni. Schivo, solitario, taciturno. Niente famiglia. Ma c’è Anna, l’amica di sempre, che forse avrebbe potuto essere qualcosa di più... René non ha mai avuto il coraggio di dichiararsi. In realtà, non ha mai avuto il coraggio di fare niente. Le sue giornate sono sempre uguali: casa e lavoro. Rigare dritto. Anna ha un figlio, Edoardo, tutti lo credono al fronte. Un giorno viene catturato dalla Wehrmacht con un manipolo di partigiani e fucilato sul posto. La donna è fuori di sé dal dolore, adesso ha un solo scopo: continuare la rivoluzione. Infatti una sera sparisce. Lascia a René un biglietto, poche istruzioni. Ma ben presto trapela l’ennesima voce: un altro gruppo di ribelli è caduto in un’imboscata. Li hanno rinchiusi là, nella villa del vescovo. Tra i prigionieri pare che ci sia perfino una donna... Settebello non può più restare a guardare.
La recensione:
Ogni tanto mi capita di imbattermi in romanzi in cui divengo protagonista di strani eventi. Eventi in cui ogni minima parte della mia anima diviene soggetta a svariate sensazioni, in cui riesco a sentirmi esaltata per aver "visto" cose o persone che prima ignoravo volontariamente in maniera completamente diversa.
Talvolta è terribilmente difficile restare impassibili a una bella storia, che sia stata concepita in prosa o sottoforma di racconto, quando la luce che rischiara i cuori scaturita da una melodia dolce e toccante è troppo luminosa persino per i nostri occhi deboli. E' terribilmente difficile ignorarne persino il tono, soprattutto se si sprofonda in una landa deserta e buia di cui i sentimenti sono la vera matrice del tutto. Tessuti da un cuore giovane, come fibra di malesseri e dolori, in mezzo a un giardino incantato in cui si cerca di ritrovare il senno.
A qualche giorno di distanza dalla fine del Capodanno, ho abbracciato l'opera del prolifico Sacha Naspini con un certo interesse. Come un arcobaleno variopinto di colori che inevitabilmente si è addensato sul mio destino. Tramando alle mie spalle, crescendo all'ombra della mia completa incoscienza, quella benedetta ignoranza che mi aveva fatto credere che leggere storie riesumati dalla polvere di certi volumi di storie non è altro che una perdita di tempo.
Villa del seminario, pur quanto le fondamenta reggessero su una struttura non propriamente solida, mi ha indotta a credere che si trattasse di una miscela di frammenti di vita di un anima comune. Lontana centinaia di chilometri da tutto e da tutti, senza prospettive e priva di connessione, relazione o legami a quella dell'anima dell'autore, a un certo numero di cose, nella mia testa compilate come una lista scrupolosa….Mille bugie ed errori!
Innumerevoli gioie o fugaci momenti di esaltazione che alcuni autori nostrani hanno confezionato così bene, nel mio cuore, con le sue mani. Ricordi di uomini o donne che si erano sottratti ad una valle di fuoco, vivendo dentro feroci tempeste, vagando come uno spettro nella valle oscura del sentimento.
Con l'aiuto di tutte queste cose insignificanti ( si fa per dire, naturalmente, quello che reputo memorabile non è affatto insignificante ) poco per volta sono riuscita a tornare da questa parte. Ed approdare nel suolo naspiano, nel quale, sin dal principio, non ho potuto non rimpiangere quel momento di essermi lasciata vedere e sentire dall'autore. Pensare che se non me lo avessero regalato, Villa del seminario sarebbe rimasto relegato in uno scaffale, dimenticato da tutto e da tutti - pardon! Di me, certamente….
Come due piccole luci che avanzino parallele attraverso uno spazio buio, e a poco a poco vanno ad allontanarsi impercettibilmente. A mano a mano che mi avvicinavo, senza che me ne accorgessi, queste visite inaspettate nel cuore di una terra, un frammento di storia che è stato riesumato ma ai miei occhi è apparso più impolverato di prima, quando me ne resi conto, provai una sensazione ancora più strana. Non mi sembrava cioè di aver letto niente di eclatante, memorabile, niente che prevalesse con slancio, ma quasi di aver trovato qualcuno la cui anima non coincise con la mia. Di nuovo…. La vocina interiore che sproloquia, a volte fin troppo, dentro di me, me l’aveva detto! In effetti, cosa avrei dovuto aspettarmi? Festoni e fuochi d’artificio? Beh, fuochi d’artificio, si. A quanto pare, ma non come pensavo! Perché fin troppo semplice, passeggero come una folata di vento che non ha potuto trasformarsi in qualcosa di leggibile. Non certamente fantastico. Ma la cui traccia d’inchiostro fosse ancora visibile. E, suppongo, che questo dipenda da me, che non ha potuto non trattare con << cura >>, nè tantomeno essere educata con questo ospite di passaggio, che ora che lo guarderò, quando ci incontreremo in libreria, rammenterò ogni cosa.
Come un brusco colpo di scure che ha fatto cadere a terra una pesante coltre nera, volando in un cielo di cenere e fumo, immaginando che il suo autore fosse divenuto scrittore di anime. O, perlomeno, lasciasse un solco profondo nella mia. Quanto un trafiletto di giornale che si potrebbe leggere in ogni landa di internet, in ogni sito web. Ci si presta attenzione per qualche momento, ma quando lo si finisce lo si dimentica nell’immediato. Evidentemente questo era il modo giusto per dimenticarlo. Brutalmente, forse crudele, ma veritiero. In un delicato meccanismo, in un'accozzaglia di parole che come pietre messe di traverso nella corrente di un fiume, non mi hanno permesso di arrivare dall'altra parte.
Valutazione d’inchiostro: 2


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