Quando mi approccio ad un romanzo non mi lascio mai influenzare dalla mole o dal numero corposo delle pagine. Raramente mi accingo a vivere quella storia, quell’opera intimidita dal numero corposo di parole, sillogismi, perifrasi. Mi siedo sulla mia poltrona preferita, mi immergo a tal punto che mi lascia sedurre dal canto dolce e melodioso del suo autore o autrice, non avendo più bisogno di credere che la sua lettura possa terminare nell’immediato o durare più di quel che credevo. Qualunque sia il caso, io sono felice. Felice perché in entrambi i casi penso che quello è quel compagno di viaggio che mi ha scelto, o io ho scelto – a seconda dei casi -, e se il nostro tempo a disposizione è illimitato ben che venga.
Questo post però nasce dal bisogno di parlarvi di romanzi che ho letto, in un momento imprecisato della mia vita, e che per caso o per fortuna abbiano previsto viaggi brevi da poltrona. Checchè si sia trattato di letture mai vissute o già vissute non ha importanza. Conta che il loro richiamo, così forte e dall’aura potente come figure mitologiche, mi abbia affascinato a tal punto da tesserne le lodi. Comporre lodi, improbabili quisquilie sentimentali e sdolcinate che forse non hanno un senso se non per me stessa. Quasi tutti hanno sconcertato e rapito il mio cuore, nello spettacolo della vita di straordinaria varietà.Autore: Franz Werfel
Prezzo: 10 €
Casa editrice: Adelphi
N° di pagine: 131
Trama: Una lettera vergata in una «scrittura femminile azzurro pallido» fa riaffiorare la storia di un amore cancellato, simile a «una tomba interrata che nessuno riesce più a localizzare», nella memoria di un brillante funzionario viennese dal «cuore guasto».

