venerdì, luglio 31, 2026

Romanzi su misura: Luglio

Mi piace parlare di libri, e scrivere di loro. Chiacchierare con chi riesce a << capirmi >> di letteratura, di parole vergate in pagine bianche che non sono solo delle semplici risme, quanto rappresentano, colgono l’essenza. Quella di chi li scrive, ma anche di chi li legge. In momenti particolari della nostra vita potrebbero allietare il nostro spirito, indebolirlo, o squilibrarlo nel loro lento fragore. Ma alla fine, in un modo o nell’altro, mettono su un complesso visivo di possibilità, qualità in cui l’atto del leggere diviene forma irrimediabile e sacra. Una forma isolata di sopravvivenza, di comunicazione di cui i lettori, io, in particolare, ci affidiamo pur di dare sostentamento, forma alla nostra inutilissima vita.

Come risposta a questi incauti impulsi o slanci del cuore, un mese di letture rivela quasi sempre innumerevoli possibilità. Traducono irrimediabilmente suoni provenienti dal cuore umano, dominando però dalla cima di un piccolo tempio in cui ho potuto risiedere.

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Romanzi su misura in carta e inchiostro:

Lo spettacolo che era stato messo su ha reso la scrittrice un esempio di emancipazione, eroina coraggiosa e impudica che stanca di essere ignorata, ha intrapreso un viaggio che al principio era solo personale, interiore, ma che nel tempo ha potuto ritrovarsi in quell’unico luogo in cui quei rumori, quel frastuono da cui tentò di scrollarsi di dosso, per tutta la vita, furono attenuati e domati dal potere ammaliante della sua splendida voce.

Valutazione d’inchiostro: 4

mercoledì, luglio 29, 2026

Gocce d'inchiostro: Il bambino che amava il mondo - Tjibbe Veldkamp

Era passato un lasso di tempo non indifferente dall’ultima volta in cui, seduta sulla mia poltrona preferita, con in mano il mio immancabile taccuino, la penna e il dizionario, mi immersi in una storia volta a un pubblico giovane, e da cui tornai con una certa curiosità, in balia di sensazioni che nel rievocare certi momenti, certi attimi di vita, recano una traccia del loro passaggio. Nella confusione generale, spesso io, come tutti, dimentico come un qualcosa di semplice, apparentemente superficiale possa poi diventare straordinario. Avevo dimenticato come certe storie, la loro essenza, nonostante i ricordi che li legano alla mia anima sono ancora saldamente ancorati, mi indussero a guardarmi dentro e accogliere la storia di questo simpatico ma ingenuo ragazzino nel mio cantuccio personale. Non rievocando semplicemente così com’è la sua storia, una storia per bambini, ma con una spruzzata di memorie, sprazzi di reminiscenze che mi sorpresero a vedere, una me ancora bambina, spaparanzata sul divano della sua amata nonna materna, immersa nella lettura, col libro posto a mò di leggio sopra le sue piccole gambine. Non che ci sia qualcosa d’importante, ma questi testi - queste storie denominate dalla sottoscritta scacciapensieri - mi piace ricordarle così: l’infanzia è una delle fasi più belle, e i ricordi in questo caso un buon espediente per plasmare il nostro spirito, perché la bellezza di certe storie, di certe parole è insinuata nell’idea o nella memoria che attribuiamo a quel determinato ricordo. In questo caso, le avventure di un ragazzino la cui identità è celata nel mistero, avvolto in una massa grigiastra di squallore, abbandono, che si scontrò contro qualunque principio di moralità, qualunque provvedimento incisivo, che rispose ad ogni mia richiesta.


Titolo: Il bambino che amava il mondo

Autore: Tjibbe Veldkamp

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 13, 90 €

N° di pagine: 160

Trama: In una città fredda d'inverno, mentre cade tanta neve, un uomo e una donna si incontrano per caso su un ponte. Si guardano negli occhi per un attimo e tra loro succede qualcosa di speciale. Però subito dopo si separano e ognuno va per la sua strada. Proprio in quel momento, sul ponte, appare Adem. Ha undici anni ed è il loro figlio… ma c'è un problema: non è ancora nato! Adem potrà esistere davvero solo se i suoi genitori, Zdenka e Vaclav, si incontreranno di nuovo e si innamoreranno. Non sarà facile, perché i due vivono vite molto diverse e sono sempre di fretta. Ma Adem non vuole arrendersi. Desidera tantissimo vivere e conoscere il mondo, che a volte è difficile, ma è anche pieno di cose meravigliose. Crede nell'amore e nella speranza, e farà di tutto perché i suoi genitori si ritrovino. 

lunedì, luglio 27, 2026

Parole di troppo: romanzi istruttivi 2°

L'inaspettata consapevolezza di essere vivi, e allo stesso tempo di non esserlo, non andando più in giro come un morto, ci induce a guardarci con gli occhi di un altro. L’essere umano è spesso tormentato continuamente da un demone perfido che lo costringe a ridurlo in un involucro senza anima, l’inconoscibile, e a quel punto è completamente perduto. 

Con un discreto bagaglio di esperienze alle spalle, un particolare tipo di esperienze che non mi stanco mai di voler sperimentare, ho sempre creduto che certe forme di malvagità sia possibile esorcizzare mediante un semplice atto. Sedersi in una morbida poltrona, in un letto, dinanzi a un recalcitrante computer, aprire un libro, e immergersi nel sapere, nella conoscenza. Solo così quello che ci appariva sconosciuto, diviene conosciuto, o, perlomeno, è possibile scorgerne anche una parvenza, in un mondo che di normalità ha ben poco, incoraggiando noi poveri relitti ad accettare questo insolito invito ed esplorare nuovi confini.

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L'istruzione estremamente importante perchè diviene esplorazione di temi come la giustizia, l'empatia e il pregiudizio, ma soprattutto insegna che l'educazione (sia quella formale a scuola che quella morale fornita dal padre Atticus) è lo strumento principale per superare l'ignoranza e la paura del diverso.

Titolo: Il buio oltre la siepe

Autore: Harper Lee

Casa editrice: Feltrinelli

Prezzo: 10 €

N° di pagine: 290

Trama: Anni Trenta del secolo scorso. In un sonnolento paese del profondo Sud degli Stati Uniti, l’avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d’ufficio di un afroamericano accusato di aver stuprato una ragazza bianca. Scout, figlia di Atticus e indimenticabile voce narrante della vicenda, ci mostrerà il duro pregiudizio razzista e la battaglia di un uomo per salvare un’innocente.

sabato, luglio 25, 2026

Gocce d'inchiostro: Le delizie della signorina Ashikawa - Takase Junko

Ho preso qualche cantonata, qualche batosta, cocenti delusioni con i romanzi di letteratura nipponica, dotati di un io slegato dal tempo e dallo spazio ma non a ciò che era custodito nella gabbia toracica dei loro autori, che come un biglietto da visita avrebbero funto da specchietto per le allodole per chiunque nutrisse un briciolo di interesse. Per me, in questi casi, a prevalere è il messaggio che queste letture dovrebbero trasmettere, dare: il titolo, una bella copertina non bastano per soddisfare certe mie richieste. Certi miei incauti sussulti, certe necessità letterarie che, me ne rendo conto, ho maturato nel tempo mediante la lettura assidua dei classici - unico mondo in cui vorrei viverci, stanziare per sempre. E quando capitò che dovessi leggere questo romanzo non ci pensai due volte a comportarmi come faccio sempre: munita di taccuino, penna e dizionario, col Kobo sulle gambe a mò di leggio, desiderosa di cogliere quel messaggio, quel << segreto >> che celavano le loro pagine.  Pur di non essere impreparata, qualcosa avrei dovuto cogliere: questo romanzo, la sua lettura, non si è rivelata così criptica, quell'identità a sé da cui non credevo di poter uniformarmi. Quanto una critica ironica volta ai ritmi del lavoro disumano della società moderna, specialmente quello giapponese, nonché riflessione sul valore salvifico che ha un pasto, specialmente se esso è consumato in compagnia, nel prendersi cura non solo del fisico ma anche del corpo. Un’identità a sé stante, che non possiede poi niente di speciale da tanti altri romanzi di questo tipo, ma che ha richiesto la mia attenzione: un’attenzione che è stata ben spesa, in questi ultimi giorni di luglio.


Titolo: Le delizie della signorina Ashikawa

Autore: Takase Junko

Casa editrice: Marsiglio

Prezzo: 16 €

N° di pagine: 128

Trama: È possibile che il cibo, quando è condiviso, abbia un sapore migliore? Davvero mangiare insieme rappresenta un momento di felicità?

Nitani, impiegato ligio e ambizioso in una grande azienda dell’area metropolitana di Tokyo, non ci crede proprio, anzi: l’idea che il suo tempo possa essere in qualche modo condizionato da pranzo e cena gli è insopportabile.

E se bastasse una pillola per nutrirsi, lui sarebbe l’uomo più felice sulla terra.

Tra una pausa a base di noodles istantanei e un corso di aggiornamento, Nitani comincia a sviluppare un’antipatia mista ad attrazione per la graziosa Ashikawa, la collega colpevole ai suoi occhi di fare solo il minimo indispensabile e, allo stesso tempo, in grado di impersonare con la sua fragilità che invoca protezione la figura della moglie perfetta, così come vuole l’educazione con cui è cresciuto.

Oltretutto, per farsi perdonare le frequenti assenze in ufficio, Ashikawa prende l’abitudine di preparare per i colleghi deliziosi ed elaborati dolci fatti in casa.

E in una società che impone ritmi professionali impietosi, la sua diventa una scelta rivoluzionaria, in cui la rivendicazione della cura di sé e degli altri e la ricerca dell’appagamento passano anche attraverso l’amore per il cibo.

Le delizie della signorina Ashikawa mette in scena le contraddizioni di un paese diviso tra regole ed eccessi, tradizionalismo e ribellione, dove è quasi impossibile trovare un equilibrio tra la carriera e il privato; una scissione che si riflette anche nel modo in cui ognuno sceglie di fare la spesa.

Un romanzo gustoso, che intreccia il fascino pop della cucina del Sol Levante a un’ironica satira contemporanea, finendo per rivelare una ricetta per una vita più serena.

giovedì, luglio 23, 2026

Incauti sussulti del cuore 4°

Accogliere letture di svariato tipo, in questo piccolo salotto letterario, mi induce quasi sempre ad accettare proposte letterarie piuttosto interessanti. Mi vengono proposte delle storie, degli incontri che in compagnia di svariati personaggi mi concedono l’opportunità di vivere esperienze illuminanti. Impegnata ad accettare più di una proposta a rivivere ciò che credevo di aver perduto A ogni passo che compio nel mondo della letteratura straniera e dei classici, la vita mi offre qualcosa di speciale la cui provenienza è per me sconosciuta ma capace di guarire o deliziare nel loro caldo abbraccio. Ed il tutto si riduce nel piacere di convolare fra le pagine di storie semplici ma profonde, centellinate e raccontate come una barba di fili sottilissimi, ottimi, i quali fanno parte di una pannocchia di granturco matura e godibile. Questo per dire, che nonostante la mia naturale diffidenza nell’approccio con un testo di certe storie serberò un ricordo speciale. Costruendo un alveare da cui mi sono rifugiata dagli assalti esterni della monotonia, della routine, crescendo, respirando vicino al mio cuore.

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Amico del sognante amore di cui lo stesso sogno di cui è impregnato costituisce un’immagine segreta ma un po' distorta alimentata dalla presenza di una figura inspiratoria. Romantico per natura, per lo spirito del tempo, aperto a tutto ciò che è bello, elevato all’anima pura e bella, meravigliosa riesposizione di ciò che è avvenuto per Puskin in questo Giardino dell’Eden.


Titolo: Eugenio Onegin
Autore: Aleksandr Puskin
Casa editrice: Bur Rizzoli
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 640
Trama: Questa raccolta di capitoli multicolori è il frutto trasandato dei miei piaceri, delle mie insonnie, del facile estro, degli anni immaturi e di quelli appassiti, delle fredde osservazioni della ragione e delle note dolorose del cuore.” Così Puškin stesso spiega l’Eugenio Onegin, romanzo in versi che ha ispirato l’omonima opera lirica di Cajkovskij. Eugenio Onegin è un giovane istruito alle migliori scuole francesi, egoista e annoiato, che dopo aver ricevuto un’eredità si trasferisce da Pietroburgo in campagna. Lì inizia a frequentare la casa della signora Larin, che vive con le due figlie, Tatiana e Olga. Dal cinismo di Onegin, la tristezza di Tatiana e le frivolezze di Olga nascono giochi di ironia, cenni aforistici e ammiccamenti verbali che permeano di poesia il capolavoro di Puškin.

martedì, luglio 21, 2026

Gocce d'inchiostro: Un'amicizia pericolosa - Suzanne Rindell

Scovare un lavoro che possa donarci un certo rispetto, una certa dignità è una forma latente di sopravvivenza a cui si aggrappano la maggior parte degli esseri umani. A volte mi chiedo come facciano certi miei coetanei a sopravvivere senza, ma affinchè mantenga quella bolla di felicità che lentamente ho costruito e che tento giorno dopo giorno di poggiare su fondamenta stabili, concrete, il lavoro è una forma costante di benessere di cui non posso proprio farne a meno. Nel 1924 il lavoro, specialmente quello femminile e, con esattezza, quello di dattilografa, rappresentava la prima grande rivoluzione nel mondo impiegato. Grazie alla macchina da scrivere, il lavoro si era spostato dai vecchi registri cartacei alla produzione meccanica di documenti, offrendo a molte donne la prima vera opportunità di indipendenza economica e di ingresso negli uffici. Essere dattilografa (spesso unito alla stenografia) era considerato un lavoro moderno e rispettabile, tanto da essere al centro della cultura dell'epoca. Nei primi anni 20, l’importanza di proteggere il proprio benessere emotivo e culturale divenne oggetto di biasimo per quei poveri relitti che restano intrappolati in dinamiche di manipolazione, controllo, o isolamento, insegnando a riconoscere quando un rapporto non è più basato sul rispetto e sulla crescita reciproca. Suzanne Rindell, a questo proposito, ci conferisce un quadro raffinato, delicato e peccaminoso in cui la crescita della propria identità, il rispetto a mantenerla integra e intatta è un esempio di emancipazione, rivolta femminile che, alimentata da un certo coinvolgimento, è una forma gradevole e ben bilanciata di letteratura moderna che sfida i canoni imposti dal classicismo.

Titolo: Un'amicizia pericolosa

Autore:  Suzanne Rindell

Casa editrice: Nord

Prezzo: 17, 60 €

N° di pagine: 358

Trama: Odalie … quella mattina del 1924, quando si è seduta alla scrivania accanto alla mia, avrei dovuto capire che avrebbe sconvolto la mia vita. Già da due anni lavoravo come dattilografa alla centrale di polizia di Manhattan e conducevo una vita tranquilla, ordinaria. Ero una ragazza all'antica: sebbene intorno a me il mondo stesse cambiando, non avevo mai nemmeno pensato di tagliarmi i capelli o d'iniziare a fumare. Poi è arrivata Odalie. Il suo caschetto nero. I suoi vestiti eleganti, la disinvoltura con cui teneva la sigaretta … Odalie er a così spregiudicata, così sicura, così moderna. In quei giorni, mi sono resa conto che volevo essere come lei e che avrei fatto qualsiasi cosa pur di riuscirci. Per questo ho accettato di trasferirmi nel suo lussuoso appartamento e l'ho accompagnata alle feste dove si beveva champagne e si ballava fino all'alba al ritmo della musica jazz. E per questo non ho detto nulla quando mi sono accorta che aveva falsificato alcuni rapporti di polizia. Volevo solo proteggerla. Non potevo immaginare che mi stesse semplicemente usando. Che mi stesse mentendo. Come avrei potuto? Odalie era più di un'amica per me. Era il mio ideale di donna. E invece lei stava architettando la mia rovina …

domenica, luglio 19, 2026

Diari di lettura

Nella mia comfort zone vivo sempre bene. C’è qualcosa nell’aria che, in svariati momenti della mia vita, con il silenzio delle mie riflessioni, tornano a galla vecchi ricordi, ferite non ancora rimarginate del tempo, mi alitano attorno, mi fanno stare in guardia e mi impediscono di abbandonarmi alla profondità della spensieratezza. Essere dentro la mia comfort zone equivale a leggere storie profonde, drammatiche, talvolta pesanti talvolta impegnative che anche quando sembrano riposare silenti erano sempre per momenti di tranquillità piuttosto brevi, leggeri, da cui la vita mi sferza giorno dopo giorno in faccia per risentire di queste << presenze >>, per guardarmi attorno e non vedere niente. Niente che sia come ciò che vedo nel mio mondo.

Durante il lungo percorso della mia vita, non poche volte è accaduto che bussarono alla mia porta amici di penna che non vedevo da tantissimo tempo. Ristabilendo un contatto, in una manciata di ore o giorni, valicando le porte del mio salotto virtuale con la proposta di una rilettura a sfondo realista/ sociale, a distanza di qualche anno.

Quello che mi proposero i loro l’autore furono nient’altro che diari, squarci di pensieri le cui azioni si svolgono in svariati luoghi del mondo, ma che la sceneggiatura sembra essere costruita in un luogo remoto e imprecisato, sotto qualche regime bellico, che sfidava ogni fantasia dell’orrore; non così spaventoso nel vero e proprio senso del termine, ma parecchio riflessivo più di quel che io stessa potessi immaginarmi. Il loro personalissimo mondo era stato rovesciato, la cittadella della loro anima decimata da un regime tendenzialmente supremo e crudele, la gente decimata da continui assetti sociali e politici che annientano inesorabilmente. Erano tutti finiti a << fare da concime nei campi >>, perché anche i più volenterosi dovevano almeno come schiavi servire qualcosa.

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immagini vaghe, sfocate e incomprensibili; personaggi privi d'identità; acute riflessioni sulla vita o profonde concezioni che trasmettono una certa malinconia.


Titolo: Un amore di carta
Autore: Jean Paul Didierlaurent
Prezzo: 15,00 €
Casa editrice: Rizzoli
Numero di pagine: 190
Trama: Guylain Vignolles è un invisibile, uno di quegli esseri solitari che nessuno nota. Lavora in una fabbrica di riciclaggio, al servizio di un'impietosa trituratrice di libri invenduti soprannominata "la Cosa". Nient'altro gli dà gioia, se non leggere a voce alta ogni mattina, sul solito treno delle 6:27, qualche pagina scelta a caso tra le poche che il giorno prima è riuscito a salvare dai denti d'acciaio dell'infernale macchinario. Questo fin da quando, un mattino sul treno trova una chiavetta USB. Rosso granata, che contiene il diario di una giovane donna: settantadue file scritti al computer da una certa Julie, signorina addetta ai bagni di un centro commerciale, pagine su pagine che irrompono come un diluvio nella sua vita sempre uguale. E dalle quali Guylain non saprà trovare riparo. Jean - Paul Didierlaurent ha scritto una storia d'amore al quadrato tra un uomo e una donna che si scoprono legati dalla passione per la lettura e ha dipinto un universo positivo nonostante tutto, perché sopra la coltre grigia di un'esistenza scandita da una routine desolante qualcosa c'è che solleva il cuore e apre lo sguardo: le parole, e le storie che le parole raccontano.

venerdì, luglio 17, 2026

Gocce d'inchiostro: Amarsi - Elizabeth Jane Howard

Non ci volle molto che osservassi l’andirivieni di tutta questa gente che mi si era avvicinata, io mi ero spinta forse un pò troppo oltre, con devozione, inchinandomi ai loro piedi, toccando ogni lembo di pelle così esposta, nuda ai miei occhi. Le commedie americane firmate da un’autrice come Elizabeth Jane Howard suscitano quasi sempre infinite possibilità. Una fra queste, quella che ognuno delle sue storie lasci qualcosa: un solco profondo che solo il tempo avrebbe marginato. Amarsi, come le intemperie di un tempo crudele ed egoistico, resiste alle vessazioni di cuori deboli, fragili il cui passato è un filo rosso reciso da qualcuno di sconosciuto e diabolico, ma che il suo processo di assimilamento è stato davvero una cassaforte di antica saggezza, come altri romanzi che hanno esplicato in passato, che alla lunga sarebbe stato interessante coglierne ogni frammento. Dedicarsi amorevolmente alle cure di un cuore pulsante, giovane ma già oggetto di rimostranze poco affettive che anziché curare lo spirito lo annichiliscono fu esattamente quel compito prefissato dalla sua autrice per incorrere in una rinascita. In un processo di liberazione, catarsi dal quale la Howard attinse da ogni fonte di saggezza che cercava. Aggiungendo che l’essere legati a qualcosa o qualcuno non è una forma incorruttibile di dipendenza, quanto espressione che può mantenere la sua originalità, la sua forza nella spontaneità, nello sfolgorante certezza di un futuro incerto ma plausibile.


Titolo: Amarsi

Autore: Elizabeth Jane Howard

Casa editrice: Fazi

Prezzo: 20 €

N° di pagine: 528

Trama: Per Persephone Plover, figlia anglo-greca di genitori distanti e negligenti, i giorni dell'infanzia sono ormai lontani; a vent'anni, reduce da una storia d'amore finita male, deve fare i conti con le difficoltà del mondo adulto e la sua unica ancora di salvezza è l'amata zia Florence, con la quale vive in una bella villetta londinese. Nel frattempo Jack Curtis – un milionario fattosi da sé – ha acquistato Melton House, una sontuosa tenuta di campagna, e ha deciso di assumere Florence, curatrice di giardini, perché si occupi di sistemare il parco. Fresco di divorzio, l'uomo si invaghisce di Persephone e fa sì che la ragazza segua la zia e si stabilisca insieme a lei a casa sua. Nelle vicinanze vivono i fratelli Musgrove, Thomas e Mary, che vorrebbero rientrare in possesso della tenuta, originariamente appartenuta ai loro genitori, ma faticano a riprendersi dopo la tragica morte di Celia, moglie di Thomas. Ai due si aggiunge Francis, il fratello di Celia, pittore di scarso successo rifugiatosi anche lui fuori città in attesa di capire quale sarà il suo futuro. Ognuno ha una ferita da cui guarire e ognuno, a modo suo, ha bisogno d'amore. Le loro strade si incroceranno e si ingarbuglieranno non senza complicazioni, finché tutti troveranno ciò che cercavano… o forse qualcosa di molto diverso.

mercoledì, luglio 15, 2026

Nella baia delle parole: romanzi divini

Ho viaggiato in compagnia di personaggi dalle splendide fattezze, attraverso un paese martoriato a raccogliere i frutti di una certa follia. La gente così stanca, così inebetita dalla consapevolezza di non poter raccontare cosa si è costretti a fare per vivere, nel XXI secolo. Non si è più gli stessi, le tracce di queste sofferenze erano dovunque e la carica invisibile del dolore che si protrae come fiati di vapore nell’aria si accumulano riempiendone l’aria, appesantendo ogni silenzio, ogni ambizione e rendeva vane qualunque speranze. Anche io avverto spesso questo << malessere generale >> che, in un certo senso, è stato avvertito da un vasto numero di autori gravare come un fardello fin troppo pesante sopra le loro spalle. Non era possibile bearsi nella consapevolezza di poter affacciarsi al mondo, senza poter fare niente, senza pensare istintivamente che per raggiungere piani alti era necessario almeno essere in quelli bassi.

L’incontro/ scontro con queste figure evanescenti, leggiadre, avvenenti indurranno queste storie a prendere una strada tutta loro. Non sarà facile districarsi fra le maglie di trame apparentemente semplici, sfilate dagli scaffali di librerie sempre più grandi, repentinamente. Era stato il giorno in cui il passato tornò a bussare alla mia porta, e che con mio grande imbarazzo avevo relegato queste opere in un cassetto della memoria mai più aperto. Ma mentre mi affanno a divorare libri su libri, mi rendo conto che sono troppo le storie, i libri che vorrei leggere. Il tempo è sempre troppo poco, gli impegni sempre più importanti e consapevole che leggere tutto quello che si desidera è davvero impossibile: le mie librerie, presto o tardi, si riempiranno di opere mancanti di autori preferiti e non, ma pur quanto desideri cibarmi mi rendo conto è un’impresa davvero terribile. Così, sull’onda dell’impulso, ecco come l’eco di storie che credevo perdute, con disincanto e cinismo, allegorici ma tendenzialmente maschili, col profumo della solitudine che aleggia attorno alla mia anima come una specie di forma, ecco sopraggiungere queste dee, queste divinità come una visione illogica, maledetta e profusa di uomini comuni unanimi e volenterosi.

Scivolando nelle stanze buie della mia anima acquisendo una certa capacità di condividere i sentimenti umani. Perché sebbene si desideri far sentire la propria voce in un mondo di voci, allontanarsi dal proprio guscio, non si può fare niente se non condividere questa triste condizione di essere sovrastati da forze più potenti. La forza delle passioni che battono orgogliosi nei nostri cuori sorvegliando il sonno di un’umanità addormentata, e a cui ci si aggrappa constatando come ciò che sembrerebbe ridicolo, assurdo o superstizioso ha ora acquisito un certo valore pensando, crescendo, respirando, trasformandosi in una storia in cui le parole hanno una certa importanza.

Scenario solenne che appare nella sua severa opulenza ma dominata da un teatro di azioni in cui la gente è costretta a lasciare le loro terre, il loro luogo natio imponendosi sul popolo mediante pene o crocifissioni che sottolineano a sottomettere i suoi cittadini all’impossibile, all’impossibilità di possedere un armata colonica fenice come Cartagine, rifiutando un tipo di alleanza che avrebbe condotto a rispettare il più forte su chi la protegge. Vincendo sull’impossibile, concedendo un tipo di riflessione per gli uomini dinanzi ad un Destino furente come questo.


Titolo: Salambò

Autore: Gustave Flaubert

Casa editrice: Ippocampo
Prezzo: 25€
N° di pagine: 400
Trama: La riscoperta del capolavoro di Flaubert attraverso le illustrazioni di un’artista Art déco di una modernità sconvolgente. Mentre Cartagine è in lotta contro i mercenari assoldati nella Prima guerra punica – esasperati per non aver ricevuto il compenso pattuito –, uno dei capi della rivolta, Matho, finisce per innamorarsi della figlia di Amilcare Barca, dopo averla intravista a una festa. Romanzo epico dallo stile esuberante, Salambò ha avuto nel tempo diverse edizioni illustrate, grazie a nomi come François-Louis Schmied e Georges-Antoine Rochegrosse. Nel 1928, per la prima volta, si cimenta in tale impresa anche una donna, Suzanne-Raphaële Lagneau(1890-1985), con 76 illustrazioni a colori il cui stile, essenziale ed elegante, anticipa quella « linea chiara » che si imporrà soprattutto nel fumetto a partire dagli anni Cinquanta. Con questa lussuosa edizione, L’ippocampo si propone di ridare finalmente il giusto merito a un’artista troppo a lungo dimenticata.

lunedì, luglio 13, 2026

Gocce d'inchiostro: Diario 4 - Anaïs Nin

Fra gruppi di artisti, scrittori, lettori, poeti, Anais Nin si inserì con a fianco un’icona del femminismo che avrebbe interpretato l’arte come incarnazione di una comunicazione fatta di corpi, sguardi e gesti. Il suo nome? Eleonora Duse, amante di Gabriele D’Annunzio, dalla quale la Nin ha ridefinito la percezione del femminile. La Duse, mediante un’innovativa fisicità nervosa e trattenuta, aveva anticipato i tempi. E Anais Nin, pioniera del Diario e della scrittura erotica, attinse dalle sue speculazioni artistiche la possibilità di esplorare l’interiorità più a fondo. Più profondamente. I canoni del teatro ottocentesco erano stati scardinati, la recitazione moderna interiorizzata dall’autenticità emotiva. In una società dominata da gesti enfatici e declamazioni teatrali artificiali, la via della spontaneità assoluta fu l’unica via mediate cui sarebbe stato possibile mostrarsi così come Dio ci aveva fatto.

Questa quarta raccolta di diari porta in scena la psicologia frammentaria della donna moderna che interpreta la figura femminile come quella dominata, tormentata, anticonformista che supera i vecchi e rigidi canoni del teatro. L’incarnazione dell’attrice coincide con quella della donna, ritratta per la Nin come colei dotata di << parola >>, incurante della violenza, di ogni umiliazione subita, lottando per far emergere la propria voce creativa in un’epoca dominata da figure maschili ingombranti. Rifiutando l’isolamento ma non limitandosi a copiare i dettami maschili, quanto facendo della scrittura l'ennesima forma di esplorazione, modello di liberazione e autoanalisi.


Titolo: Diario 4

Autore: Anaïs Nin

Casa editrice: Bompiani

Prezzo: 13 €

N° di pagine: 305

Trama: 1944: sono anni, ormai, che Anaïs Nin vive a New York, eppure la costante di estraneità e disagio è sempre viva in lei. Rifiuta l'integrazione in un mondo unidimensionale e cristallizzato, lotta contro l'ottusità, il grigiore delle persone che incontra, che non sanno cosa sia la gioia, la serenità, la musica, che "sono o fatte d'acciaio e cemento o ridotte a cavallo da soma". L'unica via da seguire, l'unica risposta a un modo di vivere autentico, è sempre la stessa: concentrazione sul rapporto di ogni di ogni singolo con i suoi singoli e con le cose. Il mondo di Anaïs Nin esclude ogni forma di snobismo, ogni essere umano è unico e irripetibile ed è per questo che nel suo diario troviamo lo stesso interesse per sconosciuti e personaggi celebri. Prefazione di Antonio Debenedetti.

sabato, luglio 11, 2026

Marchi indelebili: romanzi poetici

Non oltrepassando più di tanto i limiti del possibile, ma vivendo in un mondo molto simile al mio, una furiosa beatitudine ha cozzato contro tante ombre perplesse, quasi sempre insoddisfatte e solitarie e averle ascoltate è uno dei motivi che mi ha spinto a sedere alla scrivania e riporre queste poche righe. Negli anni che hanno scandito giornate perennemente colorate di svariate sfumature, questi amici di carta e inchiostro hanno ghermito la mia anima e approcciatovi con estasi, dolore e amore. Prigionieri di noiosi attimi di vita quasi sempre uguali a se stessi, anime costrette a vagare lungo la riva dell’assurdo in cui l’amore è quel sentimento assoluto che muove ogni cosa. Esprime ciò che siamo e cosa siamo, colma ferite incolmabili del passato, ascende a forze mistiche e solenni poiché rievoca il passato.

Ho accolto così queste storie, e il lirismo di cui sono amalgamate, rivestite come una seconda pelle, rendendo grazie ai loro creatori: sfide letterarie che avrei voluto cogliere prima. Nel buio interno delle palpebre, ho visto elogiare, replica oggettiva, visi amati, piccoli fantasmi di colorito naturale. E nel mentre la mia anima andava in estasi e si innalzava su fiumi d’inchiostro che ancora bruciano la mia pelle, un amore irruente e segnato da quella ferocia che spesso distrugge la vita mi castigò come una punizione eterna, una simpatia molto prossima alla santità che riaffiorò placando quella muta frenesia di possesso che avrebbe sorpreso i due amanti, assimilando sino all’ultima particella lo spirito e la carne dell’altro. In sprazzi di memorie di una vita lontana, passata, che inducono a domandarci se nello scintillio della bellezza e dei sogni abbia avuto origine quella crepa che percorse la vita dei protagonisti.

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Questo consumarsi lentamente fra la vita e la morte mi era entrato sotto pelle, quel treno che conduce al paradiso che si impantana in stazioni umidi e soffocanti, non in maniera spropositata ma nemmeno ridotta, mi dava pensiero. E' un po' quel genere di domanda che ancora la scienza non riesce a dare una risposta, anche se penso che la catena di eventi che determinano il nostro personale destino dipenda proprio da noi stessi. 


Titolo: L'ultima canzone

Autore: Nicholas Sparks

Prezzo: 20,00 €

Casa editrice: Frassinelli

Trama: A quattordici anni, la vita di Veronica Miller, detta Ronnie, è stata completamente stravolta dal divorzio dei genitori e dall'allontanamento del padre, che da New York si è trasferito a Wilmington, in North Carolina. Tre anni dopo Ronnie è ancora fiduciosa, soprattutto con lui, che non vede quasi mai. Finché sua madre non decide - nell'interesse di tutti, secondo lei - di mandarla a trascorrere l'estate nella sperduta cittadina affacciata sull'oceano dove il padre di Ronnie, ex pianista e insegnante di musica, vive un'esistenza tranquilla in sintonia con la natura, tutto concentrato nella creazione di un'opera destinata alla chiesa locale.

giovedì, luglio 09, 2026

Gocce d'inchiostro: Ombra. My land - Elena P. Melodia

A svegliarmi, a scuotermi da questo strano senso di torpore, stupore, fu il silenzio. Avevo deciso di immergermi nuovamente, e a distanza di qualche anno, nell’oscuro ma splendido mondo di Elena P Melodia, in un costante fracasso, in forme di esistenza di una gerarchia di perfezione che va oltre quella materia informe degli inferi, quelli che costituiscono il girone dell’Inferno, fino alla pura luce. C’erano anime acquose, letteralmente, con alle spalle vite recise dal tempo e dalla loro stessa esistenza, attorniati dinanzi ai miei occhi per condurmi in uno strano limbo, quello in cui assieme a Alma avrei potuto familiarizzare con ogni cosa, ma come fece il buon Dante nel suo cantico, nello studio dell’essere e nel suo relazionarsi a un’esistenza informe che tuttavia sia il fondamento della vera luce. Quella immateriale che avrebbe condotto, presto o tardi, dinanzi all’Empireo. In questo secondo volume, mediante gli occhi di Alma, ho così potuto scrutare ogni forma di felicità, egoismo, tramite filosofia. Nel cantico originario, al sommo poeta, tutto questo era dato da Aristotele, forma imprescindibile della ragione e da cui è possibile cogliere l’importanza del creato, prima dell’intervento salvifico della fede.

Titolo: Ombra, my land

Autore: Elena P Melodia

Casa editrice: Fazi

Prezzo: 18, 90 €
N° di pagine: 438
Trama: Alma apre gli occhi. Incredula, con la testa dolorante, si ritrova su un pavimento di legno, all’interno di un negozio del centro. Accanto a lei, il corpo senza vita del vecchio cartolaio, che lei ben conosce e che tanto spesso, col suo sorriso gentile, le ha regalato un momento di conforto nelle sue giornate. Non ci sono dubbi: è l’ennesima vittima dei Master, le creature provenienti dal mondo malefico che getta la sua ombra sulla Città. Alma non può fare altro che fuggire, sempre più terrorizzata e sola. Morgan, l’enigmatico ragazzo dagli occhi viola, il solo che sembrava capirla e conoscerla davvero, è scomparso nel nulla. Senza di lui, la scuola non è altro che una stanza vuota. Alma non prova più gioia nel suo cuore, nemmeno per l’amica Seline, che sembra finalmente serena vicino ad Adam. Del resto, quando è stata l’ultima volta che Alma si è sentita felice? Com’è possible che non sia mai riuscita a legarsi a un ragazzo prima di Morgan? E perché anche nei suoi riguardi quel che sente, in fondo, è solo tanta confusione? Le risposte, scoprirà, hanno a che fare con la sua stessa natura e le sue vere, oscure origini. Risposte affidate agli occhi di una ragazza di cui Alma fissa incredula la fotografia esposta a una mostra, riconoscendovi il proprio ritratto. Risposte che giacciono sott’acqua… quell’acqua in cui lei, chissà perché, non può, non riesce a immergersi. Quelle risposte sono a portata di mano, nel mondo parallelo di My Land da cui Alma proviene, al di là di una porta chiusa che solo Morgan può insegnarle ad aprire e di cui lei, senza saperlo, possiede già la chiave.

Dopo il successo di Buio, continua con Ombra la saga di My Land, mentre si fa sempre più serrata la lotta di Alma per sfuggire al suo destino e al richiamo del malvagio Leviatano, riaffermando la sua libertà di vivere e amare.

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