Sono di nuovo in possesso del mio corpo, seduta dinanzi
alla mia scrivania. Posso sentire crescere nell'oscurità quella magica sensazione
di aver letto qualcosa di veramente bello e straordinario. Perché, in effetti,
Il deserto dei tartari, è un romanzo molto bello in cui ogni cosa mi era parsa apparentemente
tranquilla e, lui, Giovanni Dongo, non si era nemmeno accorto della mia presenza.
Il muro che ci ha separato presto è crollato, e, nell'attimo in cui vi sono
entrata, ho ritrovato immediatamente un contatto con un mondo che avevo sentito ma che ancora non avevo letto.
Qualcuno, o qualcosa, lì fuori aveva aperto una porta.
Non mi restava altro che entrarvi. Le immagini acqistano un senso, la voce carezzevole
dell'autore mi conduce, ed in un attimo mi ritrovo dall'altra parte.
Titolo: Il deserto dei tartari
Autore:
Dino Buzzati
Casa
editrice: Oscar Mondadori
Prezzo:
12 €
N°
di pagine: 202
Trama:
Giovanni Drogo, un sottotenente, viene mandato in una
lontana fortezza. A
nord della fortezza c'è il deserto da cui si attende un'invasione dei tartari.
Ma l'invasione, sempre annunciata, non avviene e l'addestramento, i turni di guardia,
l'organizzazione militare, appaiono cerimoniali senza senso. Quando Drogo torna
in città per una promozione, si accorge di aver perso ogni contatto con il
mondo e che ormai la sua unica ragione di vita è l'inutile attesa del nemico.
Tornato alla fortezza, si ammala, e proprio allora accade l'evento tanto aspettato:
i tartari avanzano nel deserto. Nell'emozione e nella confusione del momento,
senza che lui possa prendere parte ai preparativi di difesa, Drogo muore,
dimenticato da tutti.

