Può anche darsi che all'epoca i romanzi di Collins erano designati
come delle indagini riservate, scorci sull'anima di figure incomprese ma dal
forte carattere di cui io ne seppi l'esistenza soltanto due anni fa. In
effetti, romanzi di questo genere colgono in flagrante la mia attenzione così
come Collins mi ha colto sul fatto con il suo bellissimo e straordinario quadro
de La donna in bianco. Dopotutto
Collins è il padre del romanzo poliziesco da cui si diramano altre importanti
figure del calibro della letteratura gialla che, sebbene questo aspetto letterario
non entra nel mio cerchio personale, fra me e questa storia, la storia di
queste due sorelle, si è instaurato nell'immediato un buon rapporto.
Da questa lettura si può solo ottenere un sentimento
imprescindibile come la gioia incontenibile di poter leggere qualcos'altro di
questo autore. Non c'è stato niente che mi abbia indotto, nemmeno per un istante,
a volgere le spalle alla brughiera incolta di Combe Raven, semplicemente perché
invaghita un po' troppo dalle pratiche macchinose e contorte del suo creatore.
Con questo stato d'animo, vi invito quindi a convertirvi fondamentalmente
all'idea che, se si desidera leggere Wilkie Collins, bisogna lasciarsi andare.
Sia nel momento in cui si diventa membri effettivi, parti integranti della
linfa e della carta, sia nel momento in cui si accetta la condizione che, una
volta imbarcatosi in un viaggio di una certa importanza, non si è poi così
liberi di uscirne tanto facilmente.
Titolo: Senza nome
Autore: Wilkie Collins
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18, 50 €
N° di pagine: 801
N° di pagine: 801
Trama: Quando le due sorelle Magdalen e Norah Vanstone, alla morte
improvvisa dei genitori, scoprono che questi non erano sposati, si trovano private
di una cospicua eredità e costrette a guadagnarsi da vivere. Ognuna dovrà fare affidamento
sulle proprie risorse: mentre Norah, dimessa e ligia al dovere, si rassegnerà a
una vita da governante, l'irresistibile Magdalen sfrutterà il suo fascino per farsi
strada, determinata a riconquistare l'eredità al punto da prendere in considerazione
la mossa più pericolosa di tutte: sposare l'uomo che detesta.

