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sabato, aprile 19, 2025

Anime alla deriva: la malattia in letteratura 2°

Per quanto possa essere paradossale, anche in letteratura la realtà incontra l’immaginazione. Spesso ci lasciamo contagiare da forme atipiche di crescita, o decrescita, in cui non prendiamo consapevolezza che, al di là della semplice trama, dei temi, o dei personaggi, si cela quasi sempre un pizzico di verità. La letteratura, come dico sempre, ha a che fare con una certa magia, ma serba il sapere veritiero di tutta una vita. Insisto sul fatto che possa fungere da redentente, da beneficio per la nostra anima, ed io stessa mi aggrappo a questa consapevolezza come una cozza sullo scoglio. Eppure, recentemente, ho letto un romanzo che ha sollevato alcune domande e riflessioni in cui la malattia era il fulcro di ogni cosa. Solleticando l’orgoglio, la coscienza di chiunque, intesa come quella corda, che presto o tardi dovrà spezzarsi.

Alla mia giovane età non credo sia il caso di parlare di malattia. Eppure la letteratura, specialmente quella classica, ci conferisce uno splendido quadro, una pila gigantesca e infinita di romanzi in cui la malattia è il centro o il deperimento di ogni cosa. Ed ecco come non si può fare a meno di discostarsi dalla realtà, a non poter immaginare nulla di più pericoloso di ignorarla, trasformare questa massa gelatinosa e appiccicosa, in una materia malleabile a cui spesso si può scovare una forma. Una cura.

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Mio, moglie e madre, è morta a soli ventotto anni per una malattia tanto fulminea quanto inspiegabile.


Titolo: Quando cadrà la pioggia tornerò

Autore: Takuji Ichikawa

Casa editrice: Tea

Prezzo: 13 €

N° di pagine: 265

Trama: Takumi e Yuji, un giovane padre e il suo bambino, sono rimasti soli: la dolce Mio, moglie e madre, è morta a soli ventotto anni per una malattia tanto fulminea quanto inspiegabile. Ma prima di andarsene per sempre Mio ha fatto una promessa: Quando cadrà la pioggia tornerà. E inspiegabilmente, ad appena un anno dalla sua morte, con l'arrivo della stagione delle pioggie, una creatura identica a lei con il suo viso e i suoi occhi, ricompare al loro fianco. Un fantasma, pensa sbalordito Takumi. Ma questa nuova Mio è fatta di carne e sangue, anche se non ha memoria di nulla; così Takumi, pazzo di gioia per quell'assurda, insperata seconda possibilità, decide di raccontarle tutta la loro storia: come si sono incontrati, come è nato il loro amore, come hanno finito per sposarsi… e mentre Takumi racconta, rinnova l'incanto dell'incontro, il magico gemellaggio di due anime, la tragedia della separazione. E il miracolo della ricomparsa di Mio, la sua profezia, un mistero che Mio scioglierà in un finale capace di piegare il nostro cuore e demolire le nostre incertezze.

venerdì, aprile 11, 2025

Anime alla deriva: la malattia in letteratura 1°

Quando si parla di malattia ci sarebbe da fare un discorso un po più ampio. Non mi riferisco, naturalmente, a qualcosa che inevitabilmente si contrae, in un dato momento della nostra vita, quanto a una specie di condizione o condanna a cui ci si lascia andare, oppure tentiamo di domare o cavalcare come un’onda, che si fa strada nella nostra coscienza.

Non mi vergogno a dirlo, ma quando si parla di malattia io sono una di quelle pazienti meno avvezze a lamentarsi. Silenziosa e riservata per natura, mi lascio andare ad inutili piagnistei e lamenti solo quando necessari, solo quando sopraggiungono o toccano il limite, e in letteratura, nei romanzi che leggo e che mi piace leggere, non poche volte mi è capitato di incontrare figure, dilaniate dal passato o da un presente peccaminoso che, in un dato momento della loro vita, contraggono malattie incurabili a cui ci si lascia andare con rammarico o, con, rassegnazione, fin quando non sopraggiunge la morte. Nel bene o nel male, alla fine, queste storie, tracciano un segno del loro passaggio da cui io stessa posso osservare tante cose. Faccio testo di nozioni, paradigmi, vivo esperienze, altre vite, altre coscienze, che effettivamente non mi appartengono ma sono il fulcro della mia intere esistenza. Suddiviso quindi in due parti, ecco questo primo post in cui la malattia è al centro di certe narrazioni, certi classici, che, nel tempo, ho compreso, amato, lambiccato il cervello affinché qualcosa, quel qualcosa di malato che pulsava all’interno del loro piccolo cuore, non solo mi aveva fagocitato ma espulso una cura mediante cui ho interpretato il mondo.

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La piccola Ruth, la protagonista di queste pagine, vivrà stuazioni talmente rischiose in cui mi sono trovata invischiata, che lascia poco spazio all’immaginazione, specie per la ricerca spirituale. La letteratura, i libri, nel tempo, diverranno medicina per l’anima. Non solo per la sua, ma anche di chi legge.


Titolo: Storia della pioggia

Autore: Niall Williams

Casa editrice: Neri Pozza

Prezzo: 9,00 €

N° di pagine: 367

Trama: Ruth Swain, viso affilato, labbra sottili, pelle pallida incapace di abbronzarsi, lettrice di quasi tutti i romanzi del diciannovesimo secolo, figlia di poeta giace a letto, in una mansarda sotto la pioggia, "al margine tra questo e l'altro mondo". Un giorno è svenuta al college, e da allora, malata, trascorre le sue ore in compagnia dei libri ereditati dal padre. Romanzi, racconti e versi attraverso i quali si avventura su sentieri sconosciuti, apprende cose che pochi sanno: che Dickens, ad esempio, soffriva d'insonnia e di notte passeggiava per i cimiteri; o, ancora, che da giovane Stevenson aveva attraversato la Francia dormendo sotto le stelle, in compagnia di un'asina. Mentre la pioggia batte sul tetto della mansarda, Ruth rovista così tra i libri e legge e raduna attorno a sé tutto quello che può: la vecchia edizione arancione di Moby Dick della Penguin, la copia di Ragione e sentimento con il ritratto di Jane con la cuffietta in testa, le memorie del Reverendo, il bisnonno che nella sua mente assomiglia al vecchio Gruffandgrim di Grandi speranze, gli appunti di Abraham, il nonno, che anziché abbracciare la chiamata del Signore abbracciò quella della pesca al salmone, i quaderni da bambino su cui Virgil, figlio di Abraham e suo amato genitore, annotava con la matita le sue poesie. Storie che, come tutte le storie, si raccontano e si leggono per scacciare il male di vivere o, come nel caso di Ruth, per mantenersi ancora "al margine tra questo e l'altro mondo".

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