Titolo: Diario 6
Autore: Anaïs Nin
Casa editrice: Bompiani
Prezzo: 13 €
N° di pagine: 600
Trama: Si ritrova "nel presente" e vuole trasmettere agli altri il frutto di anni di esperienza come donna e come scrittrice: la felicità sta nelle piccole cose, non nelle vette dell'estasi. Nel sesto volume del suo diario Anaïs Nin non è più la protagonista: questo sarà "il diario degli altri". Anaïs realizza ritratti acuti, vivi e severi. Ammira Simenon; ama Bergman; giudica Beckett troppo intellettuale, Simone de Beauvoir oggettiva e disperante; capisce Ginsberg e Corso, il loro surrealismo e la loro ironia selvaggia; rimpiange di non aver potuto incontrare la grande e altera Djuna Barnes; si abbandona a riflessioni su fenomeni letterari e no (il commercialismo nell'arte e nella vita americane; la validità della musica elettronica; la forza del jazz come espressione di vita, ritmo ed emozione; l'intellettualismo di Huxley; la profondità di Ionesco). Anaïs Nin vive scrivendo; e la vita è il movimento verso la rivelazione, il passaggio dal mistero alla chiarezza. Il suo Diario "è un campo d'azione che copre tutte le strade oscure dell'anima e del corpo alla ricerca della verità ... Registra mille anni di femminilità, mille donne" Prefazione di Antonio Debenedetti.
La recensione:
Siamo come scultori, costantemente intenti a scoprire negli altri l’immagine che bramiamo di cui abbiamo bisogno, che amiamo e desideriamo. Spesso contro la realtà, spesso a loro svantaggio e sempre, in definitiva, deludente perché non si adatta a loro.
Non ho potuto farne a meno. Ogni volta che leggo qualcosa di Anais Nin, arrivo in un posto nuovo, condivido una fetta della sua vita, della sua anima, ho bisogno di vedere dove mi trovo, di considerare cosa ho attorno, chi soprattutto, e prenderne le misure. Forse è l’istinto, l’istinto animale che come individuo non entra da nessuna parte senza prima assicurarsi di poterne uscire.
Il mio viaggio con la Nin non è una sorpresa: qualche anno fa ho potuto tracciarne e delimitare i confini, in un viaggio appassionato del suo Delta di Venere, e la struttura che era stata messa su, un allestimento sorretto dai sogni e da desideri, era esattamente ciò che desideravo vedere. Niente di particolare: l’amore ardente per la scrittura, l’introspezione, l’esigenza di documentare la sua rinascita personale e artistica che scovasse conforto in una realtà priva di nevrosi e il suo tentativo di trovare un equilibrio tra realtà quotidiana e dimensione creativa, questa sesta parte esplora come conciliare il peso della vita reale necessiti con l’evasione psicologica offerta dall’arte. Dall’America al Messico potè ristorarsi con la natura, con se stessa, con il suo essere scrittrice in netta contrapposizione a quegli eventi che mutavano continuamente, celebrando non solo se stessa ma anche gli altri, ritraendo figure vivide e severe di artisti e intellettuali d’epoca che vagliarono ogni aspetto della realtà. Meno focalizzata sull’IO e più orientata sull’osservazione accurata di figure letterarie e culturali, in una continua esplorazione dell’anima e della verità. Dato che la vita era costantemente volta verso la Rivelazione, in un viaggio dal mistero alla chiarezza mediante contatto col prossimo. In una visione più dettagliata della donna mediante cui ho tentato di scovare la verità nel quale l’IO si proietta.
La critica al realismo letterario rappresenta il cuore pulsante di tutta la poetica niniana poiché rinchiusa in una gabbia superficiale che falliva nel raccontare la vera essenza dell’essere umano. La realtà di cui facevo cenno è però interiore, l’uomo percepisce ogni cosa mediante sensi o sensazioni, la vita che necessita di essere raccontata mediante uno schema sociale e la forza del linguaggio del sogno che avrebbe rivelato elementi relativi ad esso, come una sorta di radiografia dell’anima. Dal movimento del surrealismo e del dadaismo, quello che definì il culto del mistero, dell’evasione, della falsa logica che avrebbe valicato ogni forma di rigidità imposta dalla mente razionale per attingere direttamente al serbatoio dell’inconscio. Mentre i surrealisti e i dadaisti celebrarono il sogno e l’inconscio come forze distruttive e caotiche per scioccare la borghesia, per la Nin l'inconscio doveva essere esaminato sotto l’occhio attento della psicoanalisi mediante cui sarà possibile plasmare l’anima, coniare l’identità femminile, applicando quelle tecniche di collagene di montaggio non lineare tipico delle arti visive surrealiste e dadaiste mantenendo al centro l’erotismo, la sensualità, le relazioni interpersonali.
L’isolamento, la malinconia, l’introspezione profonda di un anima divisa nel quale la pagina bianca diviene specchio in cui poter riflettersi, laboratorio vitale e immortale che è costantemente attivo dal motore della liberazione, dall’esplorazione dell’IO, dalla sessualità, la creatività femminile, l’estensione o il desiderio. Da Lawrence Durrell si appropriò di un linguaggio estensivo e proiettato sulla percezione, su una nuova dimensione per la coscienza in cui l’identità era frammentata e nel quale la scrittura e l’eleganza non erano solo questioni estetiche, ma un modo per domare il caos emotivo ammansito dalla disciplina interiore in cui l’eccesso della raffinatezza, il controllo sociale proibirono la vita umana in un rigore soggiogato dall’istinto. Dal suo << amico >> D H Lawrence, portò in superficie l’inconscio senza selettività e controllo, essendo certi impulsi contraddittori. E dal suo amato Henry Miller, infranse ogni regola o cristallizzazione platonica affinché la libertà che desiderava ampliasse quella libertà, quella allitterazione fra ciò che accade dentro di noi e ciò che avviene al di fuori. L’artista strappa via vari strati della personalità pur di arrivare al nucleo della psiche mediante parsimonia vidaliana che smascherano un sé straordinario, il mondo interno ed esterno intrinseco all’immaginazione, alla poesia, all’intuizione perché legati alle emozioni, alle sensazioni..
Pur quanto volto agli altri, questo sesto diario non si discosta più di tanto dai volumi precedenti che registrarono quei resoconti dettagliati, quei documentari fedeli proiettati dall’esperienza umana in cui i personaggi desiderano scovare la loro identità riflessa nel prossimo, il lirismo che cattura la quotidianità di ogni singolo gesto, il mito che esplora la psicologia umana, la banalità, la sofferenza sublimata e trasformata in pura bellezza letteraria. L’amore, come diceva Giraudoux, è una forma passionale che si nutre di autenticità. Esplorata mediante la lente più viscerale dell’emozione sull’espressione del desiderio e della psiche femminile, visione mistica che unisce sesso e cuore. Demistificando ogni cosa, giungendo al culmine di ogni cosa affinché si possa essere fedeli alla natura.
Per qualche tempo Parigi funse da laboratorio per intellettuali e artisti che cercarono di reinventarsi lontano dalle convenzioni del proprio paese d’origine. La Nin, come Georgette Leblanc, visse questa stagione parigina come espatriata in cui tentò di superare i tabù della borghesia, alla ricerca di una guida spirituale che potesse liberare il suo potenziale femminile. Ma affinché la sua scrittura potesse salvarla, distillasse la sua essenza, l’America insediò nel suo spirito il culmine della poesia la cui distanza era molto più vicina all’abdicazione, imbrogliando, sfuggendo alla vita che arde di una luce moderata e senza scintille e colore. Dipanando il significato dell’inconscio e portarlo alla coscienza, l’uomo che vive in un isolamento totale e in un doloroso distacco dal resto dell’umanità e scova rifugio in una dimensione onirica adatta a confondersi con la realtà. A questo proposito la figura evanescente e raffinata della scrittrice si fuse a quella de I ragazzi terribili di Cocteau in quanto subì il fascino di giovani artisti dalla vita sregolata, anticonformisti e ribelli che esplorarono i limiti della ribellione e delle convenzioni. Spianando una certa strada alle donne, ponendo una certa luce alla libertà di ogni pregiudizio o verità nel quale raggiunse una profondità di coscienza e i suoi bisogni egoistici e personali volti ad una visione sociale che travolse ogni cosa. Attanagliata da un profondo senso di frivolezza, spensieratezza, libertà in cui la scrittrice dovette ammansire la sua brutalità.
La mancanza di una trama lineare e una precisa scelta poetica volta a mappare la psicologia interiore, il sogno e l’inconscio che entrarono in coesione col suo animo in svariati momenti di sconforto, di necessità, mi parve d’esser finita nella contemplazione di una nuova Ricerca del tempo perduto. Queste pagine, effettivamente, furono scritte, registrate con l’intento di svuotare la sua testa di memorie che la pagina bianca, la scrittura avrebbe reso nella sua eternità. Nella ricerca o salvezza di un tempo perduto e poi ritrovato, nella possibilità che l’arte delle parole fossero agghindate con una coperta, un sudario di nozioni derivanti da innumerevoli artisti, letture, esperienze sul campo, l’assorbimento di nozioni culturali che come uno strumento diedero una certa accordata. Lo spettacolo che era stato messo su ha reso la scrittrice un esempio di emancipazione, eroina coraggiosa e impudica che stanca di essere ignorata, ha intrapreso un viaggio che al principio era solo personale, interiore, ma che nel tempo ha potuto ritrovarsi in quell’unico luogo in cui quei rumori, quel frastuono da cui tentò di scrollarsi di dosso, per tutta la vita, furono attenuati e domati dal potere ammaliante della sua splendida voce.
Valutazione d’inchiostro: 4
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Ottima recensione, grazie
RispondiEliminaA te 😊
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