domenica 25 ottobre 2020

Gocce d'inchiostro: La metà oscura - Stephen King

 Questi ultimi giorni di ottobre, dopo uno spassionato consiglio di lettura a tema halloweeniana, non mi reputai ancora soddisfatta per tornare nella mia comfort zone letteraria. Cimentarmi così nella lettura di romanzi di autori che avevo sentito dire, osannati in ogni dove, era appena fattibile, ma quest’anno avevo deciso che questo mese si sarebbe tinto di grigio. Il male avrebbe invaso le stanze spoglie della mia anima e allontanarsi da tutto ciò, volgere le spalle a qualcosa di così trascendentale sarebbe stato troppo arduo. Non credevo nemmeno di pensarlo, figurarsi scriverlo, ma La metà oscura mi ha fatto questo effetto; avvincente, seducente, sinuoso come una matassa che scioglie qualunque nodo, ma anche una lunga arrampicata individuale che ha urtato la mia coscienza, impossibilitandomi di muovermi, di andare da qualunque altra parte, sennonché con gli stessi personaggi kinghiani rivolti verso di me per una manciata di giorni. Questa lettura ha sortito effetti devastanti, surreali, incredibilmente straordinari che tuttavia hanno stonato con la mia idea di horror o spavento, ma che ha tantissimi vantaggi per chi ama entrare e uscire in storie sporche, psicologicamente malate che imbrattano l’anima dei più puri, convinto a non desiderare nient’altro che divenire una parte di un tutto, ed amare persino ciò che sarebbe stato più disgustoso.

Titolo: La metà oscura
Autore: Stephen King
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Prezzo: 10, 90 €
N° di pagine: 490
Trama: Thad Beaumont è uno scrittore di successo che per anni ha pubblicato romanzi con lo pseudomino di George Stark: storie violente e di successo, che lo hanno reso ricco e famoso. Ora può finalmente scrivere con il vero nome, ma non sa che la figura di Stark, la sua metà oscura, non intende affatto sparire: più viva e spietata che mai, diventa una macchina di morte che distrugge quanto incontra sulla strada che conduce al suo creatore. Per difendersi da questa orribile minaccia, Thad dovrà spingersi negli angoli più bui della sua mente…

venerdì 23 ottobre 2020

Brividi e sussurri: la paura travestita di bianco e nero

Quella di Halloween è una festività che personalmente non amo particolarmente, ma che è in equilibrio a quei propositi letterari che mi prefisso ad inizio anno. Il miglior terreno da cui trarre ispirazione e su cui si sono poggiate svariate letture. Scricchiolano sotto pavimenti in legno, scheletri rinchiusi in armadi, ragnatele che pendono dal soffitto come pendole, e quando ci si immerge in atmosfere dark, cupe, misteriose, estremamente appiccicose, il cuore prende una strada tutta sua. Ed è così che ottobre ha avuto come protagoniste letture che hanno sfidato la stessa paura. Alcune che hanno richiamato lo sferragliare di una stampatrice mal ridotta ed altre il cui eco riecheggia ancora nelle mie orecchie per le straordinarie sensazioni che la loro lettura ha sortito così bene. E desiderosa di un forte senso di condivisione, quest’oggi alcune di quelle storie che altro non sono che uno stridio nel mondo, quasi sempre ad un passo dal precipizio e dall’oblio più totale.

mercoledì 21 ottobre 2020

Gocce d'inchiostro: Gli amici silenziosi - Laura Purcell

Una lettura a cui mi sono approcciata con una certa curiosità. Curiosità e un forte interesse perché di questo romanzo avevo letto un mucchio di recensioni positive, ed era da troppo tempo che agognavo questo momento… quale miglior periodo, se non questo, per non immergersi in una lettura che si tinge di nero? Forse questo è stato un pensiero fin troppo affrettato per sapere se effettivamente Gli amici silenziosi avrebbero funto da miglior approccio halloweeniano, per sapere chi e cosa fosse realmente, perché ad un certo punto della sua lettura, che è anche il momento più cult dell’intero romanzo, quel momento particolare che avrebbe reciso un certo legame fra me e la sua protagonista, Elsa, questi amici con cui si avvicenderà, mi furono totalmente estranei con i numerosi tentativi di inimicarmi figure d’ombra che si sono impossessati della mia vita, deformandola del tutto. Eloise rifugge da ciò immergendosi totalmente in uno stato di quieta malinconia, sofferenza dell’anima che sebbene spicchi continuamente il perpetuo desiderio di rievocare i ricordi affinchè essi possano acquietarci, il tutto è avvolto in una patina appiccicosa e fastidiosa di mistero, tedio, preoccupazioni che non si discostano più di tanto dalla sua anima semplice e insulsa. In quanto lo stesso romanzo è un cantuccio immerso nella paura, nello sconforto, che genera solo quest’ultima sensazione. Sgradevoli sensazioni di inappagamento, tormenti che risiedono nella sua anima sola e incompresa a non poter sfuggire dal purgatorio del suo passato. Intrappolato in un pozzo oscuro da cui è impossibile scorgerne la luce, ricerca perpetua fra il labile confine della razione e la coscienza.

Titolo: Gli amici silenziosi
Autore: Laura Purcell
Casa editrice: DeA Planet
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 382
Trama: Inghilterra, 1865. Rimasta vedova e incinta del primo figlio, la giovane e inquieta Elsie parte alla volta della tenuta del marito insieme alla zitellissima cugina di lui, Sarah. Ma in quell’angolo di campagna inglese remoto e inospitale, l’opportunità di trascorrere in pace il periodo del lutto diventa qualcosa di molto più simile a una prigionia: un esilio opprimente in attesa che l’amato fratello Jolyon giunga da Londra a salvare Elsie dall’isolamento e dalla noia. A distrarre lei e Sarah dalla cupa atmosfera in cui sono sprofondate, solo l’intrigante diario di un’antenata dei Bainbridge, Anna, vissuta e tragicamente morta più di duecento anni prima; e la stanza in cui giacciono ammassate decine di figure di legno dalle sembianze realistiche e straordinariamente inquietanti. Quegli “Amici silenziosi” che Anna si procurò allo scopo di deliziare ospiti illustri, presto costretti a ripartire in circostanza mai del tutto chiarite.

lunedì 19 ottobre 2020

Gocce d'inchiostro: Eterna e Fragility- Rebecca Maizel

Piantata nel mio personalissimo cerchio, con schiere di vampiri assetati di sangue e di supremazia, questi due romanzi furono letture che compì quasi dieci anni fa e che, ricordando poco e niente, ho desiderato rileggere in quanto le sue tematiche richiamano quelle halloweeniane. Rebecca Maizel, tuttavia, non crea così dal nulla una storia che è una grande manifestazione dell’horror o della paura, i cui gemiti sono un brivido lungo la schiena. Bensì una magnifica artista che fece di questa duelogia una storia per ragazzi che si discosta dai young adult che spopolano fra gli scaffali delle librerie per il suo essere esacerbato dall’impossibilità di Lenah, la protagonista, di essere libera. Libera di amare, vivere, respirare come una normale studentessa della sua età, e strutturato come una lunga riflessione, o pensieri racchiusi in pagine di diario, che si mosse dinanzi a me mediante alcuni aspetti tipici della tragedia shakesperiana o dei poemi omerici. Eternity e Fragility fungono dunque da raggiungimento di un obiettivo che  mi ero prefissata qualche tempo fa, quello cioè di constatare se i libri che costellano gli scaffali delle mie librerie, meritano di occupare un posto speciale, giudicandone i << comportamenti >>. Testimone di un desiderio ardente, ossessivo, bellicoso e straordinariamente indissolubile, una storia dal sapore amaro, un poema tragico/ comico la cui anima alla fine spiccherà, fra le avverse stelle, in mezzo a tante altre.


Titolo: Eternity
Autore: Rebecca Maizel
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Prezzo: 18, 90 €
N° di pagine: 368
Trama: “Nei lunghi secoli della mia vita, non ho mai amato nessuno come te. Nessuno. “ Sono state le ultime parole che mi ha detto Rhode. L’ultima volta in cui mi ha dichiarato il suo amore. L’ultima volta in cui ho visto il suo viso e i suoi intensi occhi azzurri. Ed è stata anche la prima volta in 592 anni in cui sono riuscita di nuovo a respirare. A sentire il sole sulla pelle, il profumo dell’aria. Ma tutto ha un prezzo: Rhode, il mio Rhode … ho dovuto dirgli addio, forse per sempre. Lui si è sacrificato per me. Si è sacrificato perché io, Lenah Beaudonte, potessi tornare di nuovo umana. Ha compiuto l’antico rituale mafico, ed eccomi qui. Non sono più un vampiro della peggior specie. Non sono più la guida di una confraternita di vagabondi della notte, assetati di sangue e di vendetta. Sono libera. Il mondo è cambiato dall’ultima volta in cui l’ho visto. La mia nuova vita ora è a Wickham: una casa, nuovi amici, e poi lui, Justin. Non avrei mai pensato di innamorarmi di qualcuno che non fosse Rhode. Ma Justin è così … vivo. E forte, deciso e dolce allo stesso tempo. Più bello di quanto abbia mai potuto sognare. Eccitante. Non mi sarei mai aspettata di tornare ad avere sedici anni, di respirare ancora l’alito caldo di un bacio umano… M, in fondo, non avrei neppure mai pensato che un giorno il mio passato di sangue e di distruzione sarebbe tornato a cercarmi.




Titolo: Fragility
Autore: Rebecca Maizel
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Prezzo: 18, 90 €
N° di pagine: 325
Trama: Miracolosamente sopravvissuta al rituale con cui ha ricordato la mortalità all’amico Vicken, Lenah torna al campus di Wickham. Vuole riprendere in mano la sua vita da adolescente insieme con il fidanzato Justin e dimenticare il passato, i cinquecento anni trascorsi come Regina della Congrega dei vampiri di Hathersage. Ma al campus due sorprese la attendono: una spietata vampira pronta a tutto pur di apprendere il segreto del rituale, e Rhode. Il grande amore di Lenah è ancora vivo, ed è umano, proprio come lei. 

sabato 17 ottobre 2020

Gocce d'inchiostro: Middlegame - Seanan McGuire

Ci sono romanzi che si dimostrano poi come apparentemente si palesano: oscuri, misteriosi, magici, che promettono grandi cose e risucchiano chi legge in posti di straordinaria bellezza posseduti da qualche entità o elemento negativo con due o tre rivelazioni o cliffenger. Seanan McGuire ha scritto un romanzo apparentemente dedico ad un pubblico giovane ma maturo e attento, che mi ha entusiasmata sin dal primo momento in cui lo vidi e irretì completamente i miei sensi nel momento in cui decisi di leggerlo. Ho fatto tappa in un luogo apparentemente simile al nostro ma in cui ci si affanna a comprendere qualcosa che solo l’alchimia, l’astronomia, il linguaggio, la logica possono arrestare. Perché solo così sarà possibile riscrivere il mondo come una storia dentro un’altra storia. Infondendo vita a discipline morenti, forgiando quei giusti elementi che avrebbero dovuto affinare la sua coesione. Minuziosa e talvolta drastica, ha reso Middlegame un fantasy originale, avvincente, macchinoso e misterioso che tratta temi con una specie di quieta freddezza, un po' sgomenta ma anche grata dell’aver accettato di cogliere questa stessa sfida che l’autrice mi ha posto e a cui mi sono lasciata andare ascoltando, dando nulla per scontato a qualcosa che non concede nemmeno un attimo di respiro.

Titolo: Middlegame
Autore: Seanan McGuire
Casa editrice: Oscar Mondadori
Prezzo: 22 €
N° di pagine: 528
Trama: Ecco Roger. Ha un vero dono per le parole, comprende istintivamente ogni linguaggio e sa che è il potere delle storie a regolare i meccanismi dell’universo. Ed ecco Dodger. È la sorella di Roger, la sua gemella per la precisione. Anche lei ha un dono, per i numeri: sono il suo mondo, la sua ossessione, il suo tutto. Qualunque cosa le si presenti alla mente, Dogdger la elabora con il potere della matematica. I due fratelli non sono propriamente umani, anche se non lo sanno. Non sono neanche propriamente divini. Non del tutto … non ancora. E poi c’è Reed, esperto alchimista, come la sua progenitrice. È stato lui a dare vita ai gemelli. Non si potrebbe definirlo il loro “padre”. Non proprio. Ma come tutti i genitori, per i due ragazzi ha un piano ambizioso: far si che raggiungano il potere assoluto, e poi reclamarlo per sé. Diventare “dèi in Terra” è una cosa possibile. Pregate soltanto che non accada.

giovedì 15 ottobre 2020

Gocce d'inchiostro: Strade di notte - Gajto Gazdanov

In una Parigi luminosa e scintillante, fra le fauci di un quartiere povero, in un gioco di luci e ombre, vecchio e nuovo, moderno e antico, persistono senza mescolarsi e senza nemmeno sfiorarsi mentalità antiche, quasi trecentesche che costituiscono l’anima di questo romanzo. Anno 1930. In un periodo non dissimile da questo, si osserva il mondo circostante desiderosi di comprenderlo a fondo, centellinandolo con disprezzo e pietà. Strade di notte reclamò la mia attenzione nel momento in cui me lo sarei immaginata, assediata da eventi immaginari e non che, man mano proseguivo nella lettura, divennero reali e che possiedono un fascino di cui la stessa realtà – quella vera – è priva. Con un certo dispiacere, lo ammetto, ho salutato il tutto, sebbene questo romanzo non era incluso nei progetti immediati ma faceva parte di una smisurata TBR di ottobre. E ora che ci sono stata, ora che è tutto concluso, mi sorprendo scrivere come ho nutrito un certo fascino, sin dal primo momento in cui vi misi piede. Non legatissima alla sua anima, ma coinvolta a tal punto che, presto o tardi, vorrò leggere qualcos’altro di questo autore. Per il momento, mi reputo soddisfatta di ciò che ho letto, di ciò che ho visto, e tornare alla vita quotidiana è stato parecchio traumatico. Ma ecco come l’atto di catturare il pensiero astratto su carta non mi concede nemmeno un attimo per pensare: sogno o realtà. Finzione o concretezza? La cupezza lirica di un poema decadente che mi ha attratto nel suo freddo abbraccio, fra la tragicità dell’assurdo e la potenza dell’esistenza.


 

Titolo: Strade di notte
Autore: Gajto Gazdanov
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 16, 50 €
N° di pagine: 238
Trama: Un tassista russo vaga per le strade buie della Parigi degli anni Trenta. È una Parigi misera e splendida, popolata da un sottobosco di personaggi ai margini: nobili decaduti, filosofi alcolizzati, emigrati afflitti da manie di persecuzione, prostitute che imparano la professione da frequentatrici del demi – monde finite in disgrazia. Sono animali notturni, le mille sfaccettature della disperazione umana. Incontri fugaci regolati dal caso, compagni di viaggio con cui condividere un pezzo di strada nell’inevitabile cammino verso la morte. Il tassista osserva, ascolta e si lascia trascinare nelle loro tragiche, insulse esistenze per sfuggire alla solitudine che lo attanaglia e all’amara consapevolezza della vacuità della propria vita, una vita priva di legami e di futuro, una vita da esule, da eterno viaggiatore in terra straniera.

martedì 13 ottobre 2020

Gocce d'inchiostro: Confusione - Elizabeth Jane Howard

 

Niente esperienze spiacevoli, niente incontri da cui uscirne colmi di rammarico o rimorso, e a ben vedere i romanzi che costellano la mia strapiena libreria fungono da testimonianza. Che si tratti di una cosa ovvia o meno perché sono diversi e numerosi è un dato di fatto, che non pongono alcun limite alla mia sete di conoscenza, al mio amore incommensurabile per Elizabeth Jane Howard, che non pone quesiti o situazioni bizzarre o inconcepibili con cui è stato davvero impossibile non impersonare quel carosello di personaggi che, in una manciata di pagine, erano divenute persone, attraverso il quale ho potuto << toccare >> le loro fragili anime. D’altro canto, classificare come memorabili un qualsiasi viaggio spericolato e indimenticabile con questa autrice è davvero riduttivo. Sincere e disarmanti, tratta tematiche non propriamente accoglienti ma realistiche e solidali in cui è stato davvero impossibile non personificare, squarci di anime distaccate ma non incomprensibili, assolte con competenza e raffinatezza. E Confusione non possiede nulla di nuovo dai suoi predecessori, sennonchè fra me e questa storia la scintilla di reciprocità divampò, e fu proprio il prezzo che dovetti pagare per sfruttare queste ore di letture rubate dalle soglie del tempo.


Titolo: Confusione
Autore: Elizabeth Jane Howard
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18, 50 €
N° di pagine: 526
Trama: Archiviata ormai da tempo la leggerezza dei primi anni e terminata finalmente anche la lunga attesa che ne è seguita, assistiamo finalmente all’ingresso nel mondo delle giovani Cazalet. La fine della guerra, ormai prossima, sta per aprire le porte a un mondo nuovo, più moderno e con inedite libertà, soprattutto per le donne. E infatti Louise, Clary, Polly e Nora si avvieranno su strade disperate, tutte sospese tra la vecchia morale vittoriana del sacrificio e un costume nuovo, più libero, in cui le donne lavorano e vivono a testa alta, senza troppe complicazioni, la loro vita amorosa e sessuale.

domenica 11 ottobre 2020

Amori di carta: Virginia De Winter

Quanto mi piacerebbe parlare faccia a faccia con i miei autori preferiti. Avendo letto un mucchio di libri, avendo amato tanrtissimi romanzi, do per scontato che quell’autore o autrice che per una manciata di giorni, un certo periodo, fosse divenuto il prodotto di vaste e spericolate avventure, di conquiste, di stupri e rapimenti, che i lunghi ed infiniti sproloqui che pongo fra la mia anima e la mia coscienza si siano allungate in molti territori e regni, perché in fondo di opere che ho amato e che tuttora amo ce ne sono a bizzeffe, e parlare a dismisura e per ore e ore di loro è davvero impossibile. Se ne sceglie uno, fra una lista lunga e infinita, e si dedica un post, qualche ora del tuo tempo, affinchè chi ti segue e chi ti legge possa comprendere i motivi per cui ami quel particolare autore. Disgraziatamente posso risalire solo grazie ai romanzi scritti e pubblicati, con qualche scarsa informazione scovata qua e là, con lo spazio ridotte di pagine, frasi e parole ridotte a uno spazio bianco, al vuoto di ipotesi e congetture cieche.
Tra gli autori che popolano ogni tanto questa rubrica, si annovera il nome di Virginia De Winter, pseudomino di una giovane autrice italiana che, a oggi, da quant’è che è approdata sugli scaffali delle mie librerie, avrò parlato un mucchio di volte. Mi accompagnò ai piedi della Vecchia Capitale, alle soglie di una città misteriosa che da sempre desta il mio fascino, svelandomi qualcosa di cui ignoravo completamente l’esistenza. Una lugubre sequenza di nozioni, misteri e torbidi inganni che ammantano il tutto. Una licenza che non avrebbe avuto termine troppo presto e che, guardandomi attorno, ammirata e sconvolta, mi concesse di comprendere come fossi stata fortunata ad incontrare una donna avvenente, forte e orgogliosa proprio come Eloise. Esposta ai venti lenti e tortuosi della vita in cui l'autrice, Virginia De Winter, ha composto una melodia meravigliosa che catapulta in un epoca in cui io avrei voluto vivere, inducendomi a provare quelle emozioni indefinibili che prendono quando leggo storie straordinarie come queste. In un momento un po' particolare della mia vita ha preso il sopravvento, e rimanendo saldo ai bordi della mia anima ha annientato letteralmente il mio spirito, trasmettendo emozioni inspiegabili. Perlomeno questo è quello che mi piace pensare.
La saga di Black Friars ritrae quelle meravigliose avventure che vedono come protagonista Eloise Weiss e altre sue acerrime compagne di avventure. Opera in cui il vecchio si mescola al nuovo, colmo di speranza, romanticismo, magia ed esoterismo, che riesce a spiccare il volo e a compiere persino innumerevoli voli pindarici. Questa il tipo di storia che ho amato quando ero ancora adolescenza, e che ho amato nuovamente recentemente con la sua stramba storia di passioni sopite dal tempo, vampiri di casate nobiliari e antiche leggende, scoprendomi ai confini di una realtà dura e un po' ingiusta.
Così come tanti altri suoi compagni di penna, la De Winter ha allietato il mio spirito e questa saga è forse la lettura più adatta per conoscerla. Quella più logica e interessante, che trasmette un forte senso di benessere, quasi di felicità, che volteggiando nell'aria come ombre oscure e perennemente presenti, ha allietato il mio spirito. Letteralmente.

venerdì 9 ottobre 2020

Gocce d'inchiostro: Il mare e la nebbia - Rosa Santi

 Con certi romanzi capita di non sapere cosa dire. Costante perpetua nella mia vita, scombussolano, riducono in minuscoli pezzettini il mio animo, e se la risacca disomogenea del tempo, del ricordo sono confinati al piccolo mondo della mia infanzia, certe letture appaiono con evidenza in alcune situazioni della mia vita, soprattutto quando meno me lo sarei aspettata, e per qualche ragione divengono spiriti affini alla mia anima. I miei incontri con gli autori emergenti con gli anni è andato a scemare, ma con Rosa Santi avevo scorto del potenziale, qualcosa che avrebbe raccolto la mia anima con estrema cura. Ed è così che l'ho vista, monopolizzata dalle gesta di un giovane sognatore, che materia finita in un cosmo infinito, ricostruisce a ritroso il sentiero insidioso della sua vita, e poi, verso la fine, fatto ammenda di ciò che è importante e ciò che non lo è, soddisfatto di tutti quei ricordi che gli sono rimasti addosso, e che spesso invade la sua coscienza.

Titolo: Il mare e la nebbia

Autore: Rosa Santi

Casa editrice: PubMe

Prezzo: 12 €

N°di pagine: 112

Trama: Gianni è arrivato alla fine della corsa. Sa di essere ancora giovane, sa di aver sprecato la sua esistenza curando troppo il lavoro e troppo poco i suoi legami sociali. Decide di scappare da una grigia Milano, fare un viaggio in treno e approdare a Venezia, per permettersi di ritrovare antichi ricordi e farne propri di nuovi. È qui che conoscerá Sabrina, oste e strega, e Guido, aiutanti magici e anime complementari. Tra le nebbie della laguna comincerà a ricordare anche Grazia, sua madre, e tra le maree verranno a galla vecchi rimpianti. Il mare, nel frattempo, riempie le reti, nutre gli uomini, porta messaggi ai vivi e ai morti.

mercoledì 7 ottobre 2020

Gocce d'inchiostro: Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr Hyde - Robert Louis Stevenson e Il fantasma di Canterville - Oscar Wilde

Non ho potuto fare a meno di conservare il sorriso. Ricordi belli, che dilaniano l'anima, li ho serbati con molta cura, e a fine lettura non ho potuto fare a meno di rammaricarmi come fosse terminato tutto ciò.
Perché ho avuto l'opportunità di vivere un'autentica avventura da brivido. Un'occasione grandiosa, clamorosa che mi è stata concessa in un pomeriggio di fine ottobre, mediante una sfida di lettura indetta su Facebook. Sarebbe stato stupido sprecarla, e mi ci sono avventurata tra queste pagine con un certo ammaliamento. Con una certa dose di curiosità e fascino, spettatrice nell'aver visto il meglio e il peggio degli esseri umani.
La debolezza e lo sfinimento, l'angoscia davanti alla temibile prossimità della morte, la tensione della fuga, la preoccupazione per un amico trovato e poi perduto, lo stordimento … Fosse o non fosse un romanzo, nell'immergermi per l'ennesima volta in queste meravigliose opere avevo provato esattamente la stessa sensazione del protagonista. E quindi, mentre osservavo imperturbabile sbrigliarsi la matassa di questi racconti - come una sequenza di immagini proiettate da una lanterna magica -, anche la mia immaginazione rimase coinvolta, o meglio catturata. Ecco la distesa infinita di lampioni in una città  notturna; ecco la figura di un uomo che avanza precipitoso; una bambina che corre di ritorno dalla casa del dottore. Figure che mi hanno ossessionato per qualche tempo. Le ho viste insinuarsi furtive dentro case addormentate, o sgusciare via a passi rapidi, sempre più rapidi, in un crescendo vertiginoso, attraverso i più vasti labirinti di una città illuminata a stento, travolgendo chiunque. Striata da innumerevoli e mutabili riflessi, sede principale di queste storie, sobborgo di una città da incubo. riesumata dalla risacca lenta e disomogenea del tempo, spingendomi e mollandomi pur di trovare qualcosa. All'infinito. Che cosa sarebbe successo, mi chiedevo, se il muro invalicabile di segreti, che avvolgono le vecchie mura del signor Hyde come un cappotto un po' troppo ingombrante, fosse crollato? Sarebbe venuta giù una verità sconvolgente e inaccettabile? L'anima di ogni personaggio sarebbe svanita con essi? Sarebbe finito tutto lì o sarebbe cambiato qualcosa?



Titolo: Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr Hyde
Autore: Robert L. Stevenson
Casa editrice: Newton Narrativa
Prezzo: 8€
N° di pagine: 134
Trama: Le ricerche del dottor Jekyll, misterioso scienziato, hanno dato un esito mostruoso: grazie a una pozione, l'uomo si trasforma in un mostro, che incarna la parte peggiore della sua personalità e si macchia di orrendi delitti, seminando il panico in tutta Londra..








lunedì 5 ottobre 2020

Amore a prima lettura: I romanzi della vita

Sorrido nel nel riporre nero su bianco queste righe. Si perché la verità è che adesso, all’età di ventotto anni, certe letture non rientrano più fra le mie preferite. Eppure sono storie che hanno e costituiscono una parte della mia anima, che sono divenuta ciò che sono adesso. Niente da fare, quindi, tranne serbare un ricordo speciale, e, con questo post, rievocarne la sua importanza. Sperando che alla fine, ognuno di essi possa esprimere qualcosa. Gli anni passano, i gusti cambiano, il mio amore per la letteratura cresce ancor di più, e poi, mentre ripercorro a ritroso certi periodi del mio passato constato come certi romanzi sono dei pilastri della mia crescita individuale a cui devo tantissimo. Una lettrice curiosa, negli anni divenuta sempre più appassionata, che fece della letteratura una fonte d’inestimabile sopravvivenza. Una boccata di vita, una visione umana del tutto distorta per molti, ma comprensibile per chi come me ama questo tipo di cose, che porta il carico di un certo sapere che è per me saggezza.


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Scontato, forse, ma fondamentale. Questa è una delle primissime saghe che, quando ero bambina, mi indusse a perdere completamente il senso del tempo. Storie che comportano quasi sempre una strana anestesia dalla quale spesso e non poche volte mi sono risvegliata senza comprendere appieno quel che mi circondava per almeno qualche ora. Per questo e altri motivi la Rowling è in lizza degli autori di cui apprezzo particolarmente il talento letterario che, amata da gran parte della mia generazione, in certi periodi della mia vita, soprattutto in questo, mi ha accompagnato fedelmente dinanzi alla soglia di un mondo caotico e crudele, come un simbolo per la mia anima romantica e sognatrice in cui ho giocato a essere in grande intimità.

sabato 3 ottobre 2020

Gocce d'inchiostro: Circe - Madeleine Miller

Ha sempre governato la curiosità in me, curiosità letteraria, intendo, che distinta al mio carattere riservato e discreto non sembra legato l’uno all’altra, e via via che mi cibo di un romanzo dopo l’altro comincio a guardarmi diversamente, con una certa consapevolezza, a vedermi come una persona che per la letteratura, le parole, si avventurerebbe su qualsiasi fronte, inconsapevole di cosa impersonerò o dove mi troverò. A un estremo ad un altro, in un torrente di parole che non so mai dove mi trascineranno. Da lettrice matura, avvezza a certi particolarismi, non mi sorprendo di niente e nessuno. Il romanzo di Madeleine Miller, Circe, di cui La canzone di Achille languisce sullo scaffale da troppo tempo, colma un piccolo vuoto che mi ronzava alla testa, un nodo allo stomaco, il respiro affannoso, una coppia danzante di personaggi mitologici che si strinsero attorno.
La sua lettura si rivelò meravigliosa. Bellissima e indimenticabile, che francamente non credevo potesse essere così palese, specie perché vergata da uno stile che richiama gli antichi poemi classici o omerici. Il suo spericolato viaggio, le sue folle avventure mi piacquero tantissimo non perché enunciano la figura di una donna, la sua forza, il suo coraggio, il suo voler essere donna. Bensì la sua stessa esistenza. La Miller crea dal nulla un personaggio che per molti non è sconosciuto, e non lo riveste in forma romanzesca ma come è nella stessa Odissea. Non un personaggio che prende vita, ma una donna che ha già avuto vita e che perpetua nel tempo. In forme sofisticate di amore, amicizia, alleanza, timore, che inevitabilmente ha preso d’assalto il mio cuore, che aveva diffidato del suo essere così piccola in un mondo di bruti e giganti e che mi sussurrò una storia meravigliosa del suo divenire, moglie, madre, figlia e amante, da cui ne scaturì un legame intimo e leale, come la cosa più bella potesse mai accadere.
Titolo: Circe
Autore: Madeleine Miller
Casa editrice: Sonzogno
Prezzo: 19 €
N° di pagine: 411
Trama: Nella casa del dio Sole nasce una bambina, Circe, tanto diversa dai suoi genitori e fratelli divini. Ha un aspetto fosco, un carattere difficile e, soprattutto, preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dei. Per queste sue eccentricità, e a seguito dei primi amori infelici, finirà esiliata sull’isola di Eea, dove affinerà le arti magiche, scoprirà le virtù delle piante e apprenderà a addomesticare le bestie. Qui il suo destino si incrocerà con quello di alcuni dei principali eroi della mitologia classica: l’inventore Dedalo e il suo figlio ribelle Icaro, il mostruoso Minotauro, l’avventuroso Giasone e la tragica Medea, e poi, naturalmente, il suo amato Odisseo, ma anche il figlio di lui Telemaco e la moglie Penelope.

giovedì 1 ottobre 2020

Romanzi su misura: Settembre

 Di letture, ogni trenta giorni del mese, ce ne sono a dismisura, e non smetto mai di riservare loro un certo spazio. Mi piace parlare di libri, e nella cittadella della mia coscienza frequento perlopiù figure che conosco a menadito. Negli anni, però, ho circumnavigato i cieli di nuove terre, ed essendo diffidente per natura mi pongo sempre nella condizione di considerarne i pro e i contro. Ed è per questo che i miei wraup up pullulano quasi sempre di gruppetti di autori eccezionali o mediocri, capaci di ispirarmi, o pessimi e incompetenti. Quest’ultimi confido sempre di non averci mai a che fare, e quando succede custodisco certe esperienze come ricchezze culturali e personali. I libri che hanno popolato questo mese, tuttavia, si sono rivelate splendide letture, e, per mia fortuna, parti decisive nel mio percorso di lettrice, che senza la loro conoscenza sarei stata tartassata dal tarlo della curiosità, mi avrebbe divorato da dentro al punto di non comprendere né distinguere la realtà dalla finzione.
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Romanzi su misura in carta e inchiostro:



Un  racconto straordinario, profondo, quasi toccante che è un inno alla buona letteratura ottocentesca. Una storia che ha il sentimento delle storie d'amore senza tempo, e che ci parla di anime inquiete e insoddisfatte che vagano inconsapevolmente senza alcuna meta. Un quadro raffinato che ci illustra le teorie metafisiche della scienza; il desiderio di congiunzione di due entità instabili e prive di vita; la natura del sentimento, dalla landa deserta dei loro spiriti.
Valutazione d'inchiostro: 4 e mezzo






martedì 29 settembre 2020

I romanzi dell'autunno

 L’estate si è oramai sparsa nel suo lento e caldo peggioramento. Ha lasciato spazio ad un tipo di stagione che non amo particolarmente, ma che, dopo un periodaccio torrido e appiccicoso, ha funto da manna dal cielo, espediente per sopravvivere e respirare. A poco a poco, mi ci abituerò anche io all’autunno e soprattutto a perseguire il mio scopo: smaltire la pila di romanzi accumulati. Al momento, però, motivata dalla stessa stagione, mi sono sorpresa ad essere aperta a nuove tematiche, nuove opere che lasciano cadere qualunque prospettiva di svago e divertimento, ma raggruppano una nidiata di lettori nel personalissimo mood di questo tempo. Sdraiato su una poltrona, con un plaid sulle gambe, sorseggiando una tazza fumante di thè o caffè. Normalmente ciò che succede in questo periodo dell’anno, incantata a vedere le foglie tingersi di giallo, il vento solleticare la mia pelle, nuovi propositi che mi avrebbero condotta chissà dove. E quale miglior modo, se non enunciare l’autunno con alcune proposte librose. Alcuni romanzi che ho letto, ed altri che invece languiscono sullo scaffale da un po’ come predisposizioni ad arrivare dove ancora non sono disgraziatamente arrivata.


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Primo fra questa lista, uno dei tanti romanzi di una delle mie autrici preferite, da cui fonte d’ispirazione  e scorribande varie. Tassello mancante dell’altrettanto magnifico I doni della vita, i ha conferito sensazioni bellissime ma altalenanti, che tuttavia mi hanno schiacciato col loro peso in una condizione di pura e semplice impasse, che mi ha vista appollaiata sulla mia poltrona preferita curiosa e intrepida a poter vedere come i figli di carta nèmirovskiani avrebbero potuto prendere il volo. Non così lontano da non poter tornare indietro, ma nel bel mezzo di un disastro cosmico che li allontanerà definitivamente dall'annientamento.




domenica 27 settembre 2020

Gocce d'inchiostro: Reckless. Lo specchio dei mondi - Cornelia Funke

Non vi mettevo piede da più di dieci anni. Per il mese che ci stiamo per lasciare alle spalle continuo imperterrita il mio percorso di leggere ciò che ancora non conosco, o, meglio che non ricordo. Ricordi sbiaditi, inavvicinabili, e una rispolverata è la cosa più adatta. Cornelia Funke, quando scrisse questo romanzo, era già piuttosto celebre, ed io, che all’epoca avevo letto e riletto la saga di Cuore d’inchiostro un mucchio di volte, restituì alle soglie del tempo una storia per giovanissimi, carina ma non dirompente e di forte impatto. La me del passato l’avrebbe apprezzato maggiormente, prima infervorandosi per il suo protagonista poi perché desiderosa di conseguire un certo obiettivo: divenire parte del Mondo di Sopra.
Queste mie incursioni improvvise, queste rispolverate, mi concedono quasi sempre l’opportunità di scoprire o riscoprire autori o opere che ricordo molto poco. Ed è così che mi sono approcciata a Reckless, con la consapevolezza di una lenta traversata di una manciata di ore che mi ha piacevolmente intrattenuto, si, semplicemente intrattenuto, accompagnandomi nei suoi loschi meandri, cospirando a creare un’atmosfera di esplicita rilassatezza.


Titolo: Reckless
Autore: Cornelia Funke
Casa editrice: Oscar Mondadori
Prezzo: 10, 90 €
N° di pagine: 250
Trama: C’erano una volta due fratelli … Jacob ama la notte. Ne avverte l’oscurità sulla pelle come un mantello intessuto di libertà e pericolo. E di notte lo specchio, occhio scintillante tra le librerie, lo attira, denso di promesse, dallo studio del padre scomparso. “Torna!” scrive il ragazzo nella polvere dello scrittoio, mentre Will, il fratello minore, dorme con la luce accesa. Però sarà Jacob a varcare la cornice di vetro e a non tornare. Il Mondo Oltre lo Specchio è un luogo terrificante, ma a volte gli fa meno paura di quello reale. Sembra abitato da unicorni, geni dell’acqua o innocui nani, e invece è la Terra dei Goyl, creature di corniola e ametista, guerrieri di un regno spietato. Sembra popolato di magici oggetti, ed è la magia di un amore disumano. Sembra che vi pulsi il cuore di una fata da amare, tradire, e amare ancora, e sono le rosse falene, intrise di veleno, della sua Oscura Sorella. L’infanzia, tuttavia, dura un minuto e pesa come polvere di elfo. Will, ormai adulto, attraversa lo specchio per inseguire suo fratello. I Goyl, però, si inseguono lui. Vogliono che diventi uno di loro, vogliono trasformare i suoi ricordi in giada. Quanto tempo ha Jacob per salvarlo?




La recensione:
A metà fra una fiaba dei fratelli Grimm e il sofisticato mondo de Il mago di Oz, Reckless è un volumetto sottile, sottile, indirizzato principalmente ad un pubblico giovanissimo. Principalmente in questo caso è una parola fuorviante, dato che questo volume detiene quel genere di tematiche che sono attigue a strutturalmente ai romanzi per bambini, giovani adolescenti. Per come sono abituata, una lettura completamente atipica, fuori dalla mia comfort zone, ma piacevole, lontanissima dal mio cerchio, dalle mie preferenze letterarie, appollaiata sopra le mie spalle come una capanna di contadini incongruamente portata lassù dai vicoli di un villaggio messicano. Lo spazio circostante era limitato, troppo limitato, appena sufficiente per una lettrice avida di storie ma di questi romanzi, quando mi ci imbatto, si rivelano poco attinenti, e al mio ritorno dopo una manciata di ore o giorni, passati alla ricerca di uno squarcio di possibilità che aggiungano qualcosa in più del dovuto, benchè scarso. Reckless tuttavia è dotato di una luce tutta sua, sfolgorante, luccicante, sferzanti nel panorama dello young adult, con la singolare probabilità che mitigasse gli effetti di una vita quasi sempre uguale a se stessa.
La curiosità era stata sollecitata, dunque, invitandomi a pensare che il mondo ritratto dalla Funke non è tuttavia immune alle bellezze di altri suoi romanzi concepiti. Convocata con una certa urgenza, un certo entusiasmo, che via via è scemato nel momento in cui avevo già compreso i suoi meccanismi. Una certa sensibilità che conferisce innumerevoli significati, in una confortevole penombra che tutto sommato ha accarezzato la mia anima semplice. Non quell’esperienza letteraria adatta ai lettori forti, né che promette molto di più di quel che sembra. Piuttosto un semplice disegno di un viaggio simbolico, importante, che scruta una parte dell’animo umano, scandagliando ciò che sono i più importanti valori individuali.
Valutazione d’inchiostro: 3