Non credo svanirà mai il mio amore per gli autori cui tengo particolarmente. Non credo che le librerie strapiene che arredano la mia stanza, che fungono da santuario magico, non dimostrano come in anni e anni di letture, spericolati viaggi, escursioni nel cuore più profondo degli abissi, caterve di libri di autori che amo, ho amato e amerò per il resto della mia esistenza. Le mie ancore di salvezza, nonostante un po’ invecchiati negli anni, ma senza dubbio ancora bellissimi, affascinanti, ammalianti, anche se obiettivamente con quella particolare luce che sprigionavano i loro romanzi, ogniqualvolta mi siedo sulla poltrona ed apro un loro libro. Con i miei autori preferiti non mi preoccupo di niente, solo di dove questa volta sarei capitata. Ma con Irene Nemirovsky i miei spericolati viaggi mi hanno sempre indirizzata in luoghi che mi è sembrato di assistere, toccare. Con una moltitudine di ricordi, squarci di vita lontana, passata in cui chiunque può riconoscersi, riconoscere il tono pacato di chi l’ha scritto, l’anima dilianiata e in tumulto. Mirador è, come sostiene la stessa autrice, Elisabeth Gille, nonché figlia dell’autrice, una memoria sognata, una dolce rimembranza in cui l’etenità ha compiuto un lungo viaggio e rievocato l’irrevocabile. Osservando l’esperienza personale della Nemirovsky come discostando una tenda invisibile, rapiti dalla vertigine della distanza che mediante scrittura smorzano gli effetti di un passato violato e irrecuperabile.
Autore: Elisabeth Gille
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 360

