Questa recensione non era prevista, perciò mi sorprendo anche io a
riempire l'ennesimo foglio bianco intrappolato in una finestra virtuale dall'aria
luminosa e vaporosa con parole che non credevo di possedere. Nelle ultime
settimane i miei rapporti con i romanzi sono stati estremamente concisi - non
più lunghi di tre giorni - e limitati all'essenziale. Anche stavolta mi trovo a
seguire questo schema. Tuttavia per questa recensione mi premuro a inserire
cose che più o meno avevo detto, o per meglio dire scritto, per altri romanzi di questo autore. Nella speranza di
vedere se il tempo mi avrebbe ripagato del solito silenzio, mettendo il punto, andando
a capo, dicendomi fra me e me che quello mio e di Fitzgerald è un percorso che
vorrei proseguire lietamente.Titolo: Racconti dell'età del jazz
Autore: Francis Scott Fitzgerald
Casa editrice: Oscar Mondadori
Prezzo: 13 €
N° di pagine: 410
Trama: Durante la sua carriera, Francis Scott Fitzgerald fu autore
di oltre duecento racconti, che gli garantirono enorme popolarità e gli
offrirono un utile terreno di sperimentazione. Questa è la più celebre delle
sue raccolte di short stories: scritti originariamente per varie riviste e poi
pubblicate nel 1922, i "Racconti dell'età del jazz" sono undici ritratti
dei "ruggenti anni Venti", un'epoca fatta di scanzonatezza, balli
sfrenati, sogni di successo, liberazione dei costumi, ma nascondono anche una
dolente riflessione sul rapporto tra fantasia e realtà, e sulla natura della
felicità umana.
