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giovedì, novembre 13, 2025

Anime alla deriva: romanzi vissuti per caso 5°

Non c'è stata alcuna difficoltà a leggere opere di autori sconosciuti, una schiera di amici, di persone che, in una manciata di tempo, erano divenuti amici. Niente e nessuno mi persuase a sdraiarmi sul sofà che mi è servito da letto, coperta da un plaid colorato affinché mi riscaldasse. Pensavo che il rumore sordo dei miei pensieri avrebbe sovrastato ogni cosa; sicuramente il rumore incessante fuori della pioggia, che batteva contro i vetri della mia finestra. Ma non quelli di questi autori che, con una certa premura e solerzia, mi hanno trascinata, sballottolata in diversi posti, luoghi del mondo.

Questo ennesimo post penso dunque dimostri come, nel momento in cui io e queste storie entrammo a contatto, capii che questa volta c'era in gioco qualcosa di davvero importante. Anche se, guardando le loro copertine, forse, mi sono resa poi conto, che certi incontri potrebbero sembrare, apparire ambigui. Sollevano un mucchio di domande, perplessità, dal come io sia entrata in loro possesso, al come mi abbiano tenuta per mano, sino ad ora, nonostante il lasso di tempo. Ma l'idea realistica, minuziosa studiata del Caso, ha confermato ai miei occhi il diletto riportato ed riesumato in queste pagine. Conclusasi solo l'altra sera, confutando la validità di altri testi letti in precedenti, di pari passo ad altre storie lette e vissute.

La vita è bella, come diceva Benigni, ma a volte sa essere anche crudele e diabolica, e l’amore un buon surrogato dinanzi agli assalti esterni della stessa. Ma l’uomo quando si ammala vive l’emozione della malattia non facendo niente per guarire, se non affondando i suoi dispiaceri nel triste calice dei ricordi. E, giunti a questo punto, come guarire? Se non assimilando questo lento processo, e attendere i suoi effetti, i suoi influssi?


Titolo: Voltare pagina

Autore: Ester Viola

Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 14 €

N° di pagine: 144

Trama: Curare le pene d’amore coi libri si può, ma bisogna saper leggere. C’è una storia giusta per ogni struggimento del cuore, il romanzo perfetto per voltare pagina: è cosí che la penna sulfurea di Ester Viola diventa un balsamo per lenire le ferite. Anna Karenina, Nick Hornby, L’amica geniale, Sally Rooney, Domenico Starnone, Frammenti di un discorso amoroso: nelle loro pagine ogni innamorato tradito, geloso o non corrisposto potrà trovare risposte impreviste alle sue domande impossibili. Dieci racconti irresistibili, un manuale di self-help letterario, una microterapia per cuori infranti. «Non esistono libri capaci di salvare la vita ai lettori, ma alcuni ci provano meglio di altri». C'è chi non si è mai ripreso dal primo amore; chi di amori ne ha mille, e nessuno buono; chi è tradito e vede tutti traditori; chi è tradito e fa finta di niente, perché la coppia funziona meglio in tre; chi è alle prese con un narcisista. E poi c'è la ragazza che dalla vita ha avuto tutto e adesso non le piace niente; quella che non ha avuto niente e pensa che niente è quello che si merita... In una Milano scintillante ma severa, soprattutto negli uffici legali frequentati dalla protagonista di questi racconti, proliferano solitudini e matrimoni andati a male, rimpianti per la provincia e dipendenze dai social network. Ma l'amore rimane comunque un affare complicato, basta rileggersi Anna Karenina. Esistono i libri medicinali? Quelli capaci di farci «voltare pagina» nella vita? Ci si rifugia nei libri per distrarsi, per trovare conforto, per capire meglio cosa non ha funzionato e non ripeterlo. Una pagina, un personaggio, perfino una frase: a volte bastano per curare una ferita del cuore, se non per raddrizzare una storia storta. Perché se trovi le parole per raccontarle, «le cose perdono la punta, l'ago e il veleno».

sabato, novembre 30, 2024

Anime alla deriva: romanzi vissuti per caso 4°

A me i libri fanno un certo effetto. Anzi, per usare una metafora, ne sono completamente persa. Sono drogata di storie, di letteratura, e non riesco a saziarmi. Quanto mi cibo e me ne cibo, come se non ci fosse un domani.

Esplicando in tutto ciò il mio amore, con chilometriche recensioni, pile svettanti di romanzi che attendono silenziosamente che mi accorga di loro. Questa quarta e ultima parte di quei romanzi vissuti per caso mi indirizza nuovamente qui a parlare di libri, ma di quei libri che mi hanno travolta come non credevo possibile e che, a distanza di tempo, serbo ancora nel cuore come un tesoro inestimabile.


Titolo: La chiave della gioia

Autore: Liam Callanan

Casa editrice: Nord

Prezzo: 19, 80 €

N° di pagine: 352

Trama: Guardando il sole svanire tra i palazzi di Trastevere, Claire si rigira tra le mani una vecchia chiave e si chiede quale sarà il proprio destino. Dopo vent’anni passati a crescere una figlia da sola e a lavorare senza sosta, ora ha il tempo di fermarsi e di dedicarsi a se stessa. E ciò la terrorizza.Al suo arrivo in Italia quattro mesi prima, era sicura che vendere il convento in dismissione sarebbe stato il suo ultimo incarico come agente immobiliare. Una volta tornata negli Stati Uniti, avrebbe finalmente cambiato vita, realizzando il desiderio cui aveva dovuto rinunciare tanti anni addietro: prendere i voti. Poi, però, le cose si sono complicate. Non solo perché le suore del convento, determinate a salvare la loro casa, le hanno proposto di unirsi a loro, raggiungendo così il numero minimo per garantire la sopravvivenza dell’ordine, ma anche perché, più si avvicina il momento della scelta, più Claire si ritrova a pensare a Marcus, il suo amico più caro, l’uomo che le è sempre stato accanto, nella buona e nella cattiva sorte… Dilaniata dal dubbio, Claire si rende conto che l’unico modo per illuminare il suo futuro è fare chiarezza sul passato, a partire proprio da quella chiave trovata nella cella della badessa, di cui nessuno sembra sapere nulla. Forse, svelando quel mistero, Claire riuscirà anche ad aprire le porte del suo cuore e a ritrovare la felicità.

venerdì, novembre 22, 2024

Anime alla deriva: romanzi vissuti per caso 3°

Tutti, la maggior parte delle conoscenze, accompagnatori o visite di passaggio hanno una filosofia tutta loro: pensano che io legga perchè è una fissazione. Chi non legge ignora che io vivo di libri, di letteratura e che la consultazione di testi importanti, negli anni, mi ha portata lontana… In questa terza parte di quei romanzi letti e vissuti casualmente tradisco un certo entusiamo, l’ennesimo, per la parola scritta. I romanzi, le letture, quelle cioè non programmate, a volte trascinano in altalene di sensazioni straordinarie. E sebbene il tempo, gli anni, la vita stessa non si riesce a fare  a meno di sentirsi coinvolti.

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Titolo: Proibito leggere!

Autore: Alan Gratz

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 17 €

N° di pagine: 243

Trama: «E poi volevo più libri per la BLB. Volevo tutti i libri che la signora Spencer aveva bandito. Volevo una valanga di libri che straripasse dall'armadietto. E volevo che tutti li leggessero»

Amy Anne ha nove anni, obbedisce sempre ai genitori, non si lamenta mai e non dice mai la sua. Ma quando alcuni libri, tra cui il suo preferito - quello che ha già letto tredici volte e non si stancherebbe mai di rileggere -, vengono banditi dalla biblioteca della scuola perché accusati da una mamma di essere inappropriati, Amy Anne capisce di non poter restare ferma a guardare. Leggere tutti i libri messi all'indice vorrebbe essere il suo silenzioso gesto di protesta, ma altri compagni si uniscono a lei e in breve tempo si trova a gestire segretamente nel suo armadietto una Biblioteca dei Libri Banditi. Quando viene scoperta, Amy Anne e i suoi amici decidono di non arrendersi e contrattaccare: in fin dei conti, una volta che hai bandito un libro puoi bandirli tutti.

giovedì, novembre 14, 2024

Anime alla deriva: romanzi vissuti per caso 2°

La letteratura, i libri. Molti sostengono io sia malata. Fissata, come una paziente affetta da schizofrenia cronica. Lo sono? Mah, chi può dirlo?!? E ciò ha a che fare con la felicità? Quella piccola luce che, in un momento imprecisato della vita, si sprigiona e si posa come un’areola lucente sulla nostra testa? Qualunque cosa sia, certamente c’è da dire che se leggo così tanto una motivazione è racchiusa nell’atto in se. Mi piace il profumo della carta, cibarmi di storie sconosciuti e non che trapelano non solo storie ma tanta magia. Quella magia che solo chi ama certe cose riesce e può percepire. In questa seconda parte, una discreta piletta di romanzi che ho letto e vissuto in passato hanno trasmesso qualcosa. Cosa? Beh, ancora non lo so nemmeno io. Sicuramente lasciato un profumo inebriante che invade ancora le mie narici.

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Titolo: Scrivere per dire si al mondo. Quello che i grandi autori ci insegnano sulll’arte e sulla vita

Autore: Leonardo Colombati

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 20 €

N° di pagine: 303

Trama: Leggere è uno dei più piacevoli vizi solitari, in grado di farci ricordare, immaginare, commuovere con un’intensità che prescinde da dove lo si fa ( a letto o su un treno ) e quando; Italo Calvino sosteneva che quando leggi, << il tempo sei tu che lo decidi >>. I grandi autori, da Dante a Flaubert, da Tolstoj a Proust, da Kafka a Joyce, attraverso i loro privilegiati punti di vista, potenziano la nostra percezione e il nostro sguardo, e così ci insegnano a guardare il mondo con occhi nuovi. Per questo Leonardo Colombati, scrittore, critico letterario e docente di scrittura creativa, ci prende per mano e ci conduce in un percorso di rilettura e analisi delle opere di genio, indagando – dal << principio >> << alla fine>> - le componenti essenziali della creazione letteraria: la definizione dell’io, in apparenza quello dei personaggi, in realtà quello del romanziere e, sorprendentemente, anche del lettore; l’utilizzo multiforme della parola che va a comporre la voce del narratore ( o, per meglio dire, << l’illusione di una voce >>); la creazione dei personaggi, alcuni dei quali sono diventati veri << caratteri >>, come Don Chisciotte, Falstaff, Anna Karenina o Lolita, e che alla fine sono riconducibili a due grandi categorie, gli Ulisse ( << con la sua barba e la cicatrice >> ) e gli Amleto ( << con la sua calzamaglia e il teschio >>); la gestione del tempo, così compresso nei libri rispetto a quello che sperimentiamo nella nostra vita e, diversamente da quanto succede nel mondo reale, capace di procedere in avanti e all’indietro a piacimento dell’autore; e poi l’amore, unico vero tema poetico. E come non soffermarsi sul ruolo della memoria, dalle madeleines proustiane al racconto di Ulisse alla corte dei Feaci, e sul potere curativo della lettura?

domenica, novembre 10, 2024

Anime alla deriva: romanzi vissuti per caso 1°

Esistono storie, romanzi che, in un primo momento, non avrei concesso nemmeno un attimo della mia attenzione. Romanzi dalla mole interessante, vertiginosa, nascosti in nicchie o santuari magici inesplorabili che, così per caso, giungono quando meno ce lo aspettiamo. Ho letto già un discreto numero di romanzi, durante il mio percorso di lettrice. Romanzi che mi hanno delusa, o conquistata, innervosita o rammaricata. Nell’insieme, allietato il mio spirito. Nell’insieme, testi che ho detestato o amato, lasciato qualcosa. Quest’oggi, suddiviso in tre parti, la prima parte di quei testi che, letti per caso, hanno donato qualcosa. Quel qualcosa che però ha a che fare con quella straordinaria magia che nasce, quando ci si imbatte in un testo sconosciuto. Cosa ne ricavo da tutto questo? Innanzitutto, amplio le mie coscienze.. Poi, la mia vita si colora maggiormente 🙂

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Titolo: Mirador, Irene Nemirovsky, mia madre
Autore: Elisabeth Gille
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 360
Trama: “Mirador” non è una semplice biogradia di Irène Nèmirovsky. È la scrittrice stessa che, attraverso la voce della figlia, Elisabeth Gille, ci racconta in prima persona di sé e della propria vita. E rievoca con accenti intimi e originali la Russia lacerata e suggestiva dell’infanzia e dell’adolescenza. Poi, dopo l’elisilio seguito alla Rivoluzione d’Ottobre, sono la Francia e Parigi lo scenario in cui Irene spicca il volo e diventa famosa. Infine la provincia francese è il teatro che vede svolgersi l’ultimo atto della sua esistenza, che è anche l’ultimo atto di una borghesia colta ma incapace di cogliere i segni premonitori della tragedia che si sta abbattendo sull’Europa e che troppo tardi si accorge della furia che travolgerà milioni di persone, come la stessa Irène, deportata nel 1942 ad Auschwitz, dove morì di tifo un mese dopo.
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