Queste, in soldoni, le tematiche di un libro le cui prime pagine sono pagine cariche di dramma, tragicità che sedimenta nell’animo, e che induce il lettore ad elaborare nozioni o idee che incantano nella loro sottigliezza, che li ho percepiti solo molto dopo come elementi di una vita ostile che sradicano la rassegnazione. L’uomo, infatti, dinanzi al processo crudele della vita non può far nient’altro che rassegnarsi, aggrappandosi ai ricordi e attribuendo ad essi una certa importanza. Senza ricordi, infatti, non sarebbe nient’altro che massa di carne prive di anima. Ed attanagliata dagli eventi del passato, scivolando addosso come la lente di un microscopio sugli oggetti.
Come una spettatrice attenta, mi sono mescolata a gruppi di persone che procedevano strascicando i piedi, con la mano nel petto, e la consapevolezza della bellezza a cui avrei dovuto assistere. Il cammino impervio di una ragazzina e della sua storia, presumibilmente nella direzione che avrebbe portato dritto dritto a fare breccia nel mio cuore, fu un chiaro riferimento alla crudeltà della vita, e al modo per come l’uomo si aggrappa a sogni o speranze per contrastarla e viverla meglio. In lontananza, l’eco di drammi lunghi, ponderati, vaghi, che sedimentarono nel mio cuore, sprofondando nelle pieghe del tempo.
Titolo: Storia della pioggia
Autore: Niall Williams
Casa editrice: Neri Pozza
Prezzo: 9,00 €
N° di pagine: 367
Trama: Ruth Swain, viso affilato, labbra sottili, pelle pallida incapace di abbronzarsi, lettrice di quasi tutti i romanzi del diciannovesimo secolo, figlia di poeta giace a letto, in una mansarda sotto la pioggia, "al margine tra questo e l'altro mondo". Un giorno è svenuta al college, e da allora, malata, trascorre le sue ore in compagnia dei libri ereditati dal padre. Romanzi, racconti e versi attraverso i quali si avventura su sentieri sconosciuti, apprende cose che pochi sanno: che Dickens, ad esempio, soffriva d'insonnia e di notte passeggiava per i cimiteri; o, ancora, che da giovane Stevenson aveva attraversato la Francia dormendo sotto le stelle, in compagnia di un'asina. Mentre la pioggia batte sul tetto della mansarda, Ruth rovista così tra i libri e legge e raduna attorno a sé tutto quello che può: la vecchia edizione arancione di Moby Dick della Penguin, la copia di Ragione e sentimento con il ritratto di Jane con la cuffietta in testa, le memorie del Reverendo, il bisnonno che nella sua mente assomiglia al vecchio Gruffandgrim di Grandi speranze, gli appunti di Abraham, il nonno, che anziché abbracciare la chiamata del Signore abbracciò quella della pesca al salmone, i quaderni da bambino su cui Virgil, figlio di Abraham e suo amato genitore, annotava con la matita le sue poesie. Storie che, come tutte le storie, si raccontano e si leggono per scacciare il male di vivere o, come nel caso di Ruth, per mantenersi ancora "al margine tra questo e l'altro mondo".

