Qualche anno fa, in
una serata di fine aprile dall'aria mite, con la luna dorata che sovrastava gli
alti palazzi e stillava la sua luce pallida nella volta d'inchiostro della
notte, sotto l'arco di casupole del mio complesso, dritta agli scaffali della
mia strapiena libreria, sfogliavo quello che sarebbe stato il mio compagno di
viaggio per qualche giorno. Immersa nella pace della notte, ricordo ancora
quanto fossi impaziente di avventurarmi fra le pagine di un romanzo gotico,
nuovo, moderno, per lettori di tutta l'età, che in patria stava ottenendo un
discreto successo. Il primo volume di una trilogia storico/fantasy che mi aveva
affascinata, incantata, tremare di passione e, al principio, indotto
all'acquisto senza pensarci nemmeno un istante. Era l'epoca in cui divoravo in
silenzio libri su libri a sfondo adolescenziale ed io, insaziabile e curiosa,
mi avvicinai al romanzo della Bray accumulando con ordine ricordi e nozioni
nelle stanze polverose della mia anima. Confondevo la realtà con la fantasia
scambiando qualche volta ciò che mi circondava realmente e quello che accadeva
nella mia testa e, in questi anni in cui ho letto il romanzo dell'autrice, gli
episodi che riesco a ricordare sono solamente due: una ragazza tutto pepe che
se ne infischia delle buone maniere; l'esistenza di una congrega di sole donne
dedita alla magia e alla ricerca di universi paralleli dove tutto può accadere.Avvincente sin dalle
prime pagine del prologo, elaborato minuziosamente e dal ritmo lento e
sincopato, che non sempre riesce a mantenere viva l'attenzione del lettore, La
stella nera di New York evoca gli intriganti temi dello spiritismo e del
paranormale, mescolandoli a un insolita fantascienza e, trascendendo la
banalità di alcuni romanzi del genere, penetra sotto la pelle facendoci sentire
piccoli, irriverenti e irrecuperabili.
Titolo:
The diviners
Autore:
Libba Bray
Casa
editrice: Oscar Vault
Prezzo:
22 €
N°
di pagine: 636
Trama:
New York City, 1926. i vetri dei grattacieli risplendono nei bagliori di mille
feste animate da balli sfrenati a ritmo di charleston e dal tintinnio delle
perle sui vetri luccicanti. L’alcol scorre a fiumi nonostante i divieti e, a
giudicare dall’effervescenza di Manhattan, il mondo sembra destinato a un
futuro radioso. È qui che in seguito all’ennesima eccentricità viene spedita
dai genitori l’irriverente Evie O’Neil, una ragazza dell’Ohio che non aspetta
altro che tuffarsi tra le infinite possibilità offerte dalla metropoli. A ospitarla
è lo zio Will, un professore, parente dei Fitzgerald, che dirige il Museo
Americano del Folklore, delle Superstizioni e dell’Occulto, detto anche Museo
del Brivido: un luogo magico dal fascino decadente, che custodisce nelle sue
teche e tra i suoi bui corridoi le tracce del retroterra misterioso dell’America.
Ma quando lo sfolgorio della città viene oscurato da una serie di delitti a
sfondo esoterico, New York precipita in un vortice di paura ed Evie, che da
subito assiste lo zio nella consulenza alla polizia, è chiamata a collaborare
alle indagini, anche per quel suo dono di vedere il passato delle persone
toccando un oggetto a loroo appartenuto. Muovendosi tra fumosi jazz club e
bassifondi urbani, scintillanti negozi e sale spettrali, la ragazza s’inoltrerà
insieme a molti compagni di strada in un gorgo di eventi evocato dal passato, e
che nel passato dovrà essere ricacciato, pena il sopravvento di un antico male
oscuro.

