mercoledì, marzo 10, 2021
Amori di carta: Irène Némirovsky
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lunedì, marzo 08, 2021
Gocce d'inchiostro: L'amore ai tempi del colera - Gabriel Garcia Marquez
Non ci sono eventi
tendenzialmente gioiosi, entusiasti fra le pagine di questo bellissimo classico
della letteratura spagnola, l’aria pregna di sofferenza e disperazione che
ancora odora di fazoletti inzuppati, ma contornati dall’odore degli eucalipti
che scoprii erano ovunque, diffusero un profumo penetrante e inebriante che
pulisce ogni impurità, sia fisica sia spirituale, ogni volta che si inspirava.
Fiorentino Ariza si riempiva i polmoni di questa profumata aria da tantissimo
tempo.La sua storia,
tuttavia, sotto certi aspetti bizzarra, lenta, densa e monotona, non è tendenzialmente
seria per il posto reale in cui è proiettata quanto per lo stile, il modo per
cui è scritto, un presidio fra magia e realtà progettato da una mente che non
tollerava affatto la sporcizia o l’imperfezione, cosa che effettivamente rese
il tutto estremamente monotono e artificiale, quasi un pittoresco villaggio
della Spagna remota abitato da figure recise da una brutta disgrazia. Per quanto
mi riguarda, ci trascorrei il mio tempo abbondantemente. Qui vi avevo messo
piede tantissimo tempo, poi una manciata di anni, e adesso in cui i miei occhi
non hanno smesso un attimo di seguire ciò che gli furono posti davanti. Una miscela
disomogenea di suoni, odori, forme e passioni, versati abbondantemente in quel
contenitore imperfetto che è la scrittura che come una splendida commedia non ho potuto fare a meno di ammirare a bocca
aperta. Ancora una volta.
Titolo:
L’amore ai tempi del colera
Autore:
Gabriel Garcia Marquez
Casa
editrice: Oscar Mondadori
Prezzo:
14 €
N°
di pagine: 376
Trama:
Per cinquant’anni, nove mesi e quattro giorni Fiorentino Ariza ha perseverato
nel suo amore per Fermina Daza, la più bella ragazza dei Caraibi, senza mai
vacillare davanti a nulla, resistendo alle minacce del padre di lei e senza
perdere le speranze neppure di fronte al matrimonio d’amore di Fermina con il
dottor Urbino. Un eterno incrollabile sentimento che Fiorentino continua a
nutrire contro ogni possibilità fino all’inattesa, quasi incredibile, felice
conclusione.
sabato, marzo 06, 2021
Gocce d'inchiostro: Alice, Dorothy e Wendy - Lewis Carroll, L Frank Baum, James Matthew Barrie
Leggere. Il piacere
di una vita. Artificio di sensazioni forti e
insopprimibili, in cui la bellezza di ciò che è percepito confluisce nell'anima
attraverso una via, l'immaginazione. L'illusoria presenza di una realtà simile
alla nostra, che ci impedisce di vedere ciò che oggettivamente non è possibile
vedere.Leggere poi è
sempre stato considerato da me come una sorta di crescita spirituale, come se
l'atto dell'esplorare mondi di infinita bellezza contribuisse a elevare
l'anima. Anche con Alice, la piccola Dorothy e il presuntuoso Peter
Pan ho potuto constatare tutto questo, e penso che anch'io, se mi fossi
trovata nei panni di ognuno di loro, certamente non avrei impedito alla mia
coscienza di di elevarsi sul reale, infrangendo le solide barriere della banalità
o del nulla.E adesso? Beh,
adesso, in questo tranquillo pomeriggio d'inizio marzo, mi sono chiesta se la
compagnia di questi bizzarri personaggi sia stata o meno ideale, pur di
scoprire qualcosa che ancora ignoravo impunemente. La vecchia emozione dell'andare
nel Paese delle meraviglie, il ripercorrere un sentiero che conduce ai segreti
umani, valicare i confini de L'isola che non c'è aveva risuonato nitidamente
come il rintocco cristallino di una campana. Ogni personaggio, luogo, frase
letta erano storie che andavano alla ricerca di altre storie. E, affidarmi alle
cure del premuroso Carroll, di Baum o Barrie a cui mi sono dedicata per il
resto del tempo con un certo interesse, mi ha permesso di cogliere pulite e
semplici lezioncine morali, consigli e pensieri di una generazione immaginaria
attinente a quella del secolo ambientato.Davanti alla certezza che una storia
del genere avrebbe avuto breve durata, non mi sembrava necessario tornare qui
per riempire questo documento con parole che forse non avranno significato per
molti ma non per me, che ha tanto visto appassionatamente le vicende di ognuno
di loro.Mi sono così limitata a trascorrere
un pomeriggio soleggiato e tranquillo passeggiando nel mondo di Oz, andando qua
e là senza una meta precisa, come una foglia portata dal vento. Di tanto, mi
fermavo a scrutarne i dettagli, e dunque strambi amici come un leone pauroso,
un uomo di latta, uomini di mare puzzolenti e volgari, conigli con strambi
panciotti, e ripassavo i dettagli del nostro incontro come un vagabondo e un
ubriacone in un abbandono sincero e appassionato. In questo modo non ci ho
pensato due volte a immergermi in queste storie, non opponendo resistenza a
niente e nessuno, considerando queste perle come quei piccoli tasselli di un
puzzle che deve ancora essere completato.
Titolo: Alice,
Dortothy e Wendy
Autori: Lewis Carroll, L Frank Baum, James Matthew Barrie
Casa editrice:
Oscar Vault
Prezzo: 24 €
N° di pagine: 540
Trama: Alice e le
sue avventure nel favoloso Paese delle Meraviglie, di là e di qua dallo
specchio. Wendy, l’amica di Peter Pan che per molti lettori è la vera eroina
nei romanzi con il bambino che non vuole crescere. Infine Dorothy, la piuccola
protagonista portata da un tornado nel fantastico mondo di Oz.
giovedì, marzo 04, 2021
Gocce d'inchiostro: Il grande mare dei sargassi - Jean Rhys
Di romanzi brevi ma intensi, questi primi giorni di
marzo, ne ho letto già qualcuno, così scollegata dal mondo e dalla quotidianità
che ho sempre desiderato quando mi approccio ad una nuova lettura, che
lentamente mi chiedo se ciò potrebbe comportare qualche cambiamento alle mie
abitudini.
Ho pensato, nell’immediato, ad un romanzo che
acquistai qualche tempo fa con gli sconti Adelphi, un romanzo esile e dalla
bellissima copertina la cui aura lucente avrebbe rifluito in tutto il mio
essere. L’approccio a nuove sfide di letture mentre di libri ancora da leggere
e vivere aumentano spropositamente, quelle che mi hanno condotta in svariati
luoghi, dalle pagine che profumano ancora di nuovo e di inchiostro appena
rovesciato, oramai niente e nessuno mi avrebbe distratta dai miei propositi, e
in un soffio sono stata portata in un luogo che da sempre sortiva il mio
fascino. Questo romanzo, perciò, si proiettò nel mio cerchio personale con una
certa irruenza, a quanto sembra prequel di uno dei miei romanzi preferiti, Jane
Eyre, e di colpo la mia mente si trovò a viaggiare in questo immenso mare
confidando di rivivere la felicità tanto agognata quanta desiderata dalla
protagonista. L’amore per la propria terra come segno di quella felicità
perduta, del vecchio e nuovo e di un amore che avrebbe dovuto essere grande e
che disgraziatamente mi ha lasciata un po’ indifferente. Così come adesso, che
sono trascorse una manciata di ore dalla fine della sua lettura, nel riporre queste
poche righe in quanto inconsapevole ad esprimere i motivi per cui fra le sue
pagine riecheggia il forte richiamo della dolce Jane. Quale evento o momento,
inaspettato o premeditato, con licenziose condotte, mi avrebbe rimembrato tutto
questo?
Non nego però che la sua autrice scrisse questo
romanzo cogliendo un messaggio particolare, in cui non accettare l’offerta di
vivere di lei e di questo suo figlio di carta sarebbe quasi una blasfema. Perché
Il grande mare dei Sargassi non eguaglia ne valica alcun confine che Jane
interpose fra lei e il mio cuore. Ad una semplice occhiata questo potrebbe
sembrare un romanzo inutile, dal sapore di << già letto >>, ma
personalmente credo che concederne qualche ora del nostro tempo sia
appropriato. Potrebbe essere che vi deluda, potrebbe essere vi conquisti, ma
una cosa è certa: merita di essere letto, almeno una volta!
Titolo:
Il grande mare dei Sargassi
Autore: Jean Rhys
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 13 €
N° di pagine: 170
Trama: “C’è in “Jane Eyre” di Charlotte Bronte un personaggio minore, ma discretamente inquietante. Il personaggio di una folle reclusa che si dice sia una bella erediteria creola. Jean Rhys ha avuto l’idea di ricostruire la vita di una simile ombra labile e confusa prima dell’arrivo in Inghilterra. Una idea può essere buona o cattiva, anzi un’idea è in partenza provvisoriamente buona e cattiva. Risulterà essere più buona che cattiva, più cattiva che buona a seconda dell’esecuzione. Ora l’esecuzione di Jean Rhys è straordinaria, un romanzo avvelenato di fascino, squilibrato di passioni, condannato e riscattato dalla magia… scacciata dal suo paradiso di Coulibri, Antoinette affronta un tragico e tumultuoso destino d’amore e follia proprio perché di tale tragicità e tumultuosità è convinta lei per prima. O, facciamo, per seconda.
Autore: Jean Rhys
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 13 €
N° di pagine: 170
Trama: “C’è in “Jane Eyre” di Charlotte Bronte un personaggio minore, ma discretamente inquietante. Il personaggio di una folle reclusa che si dice sia una bella erediteria creola. Jean Rhys ha avuto l’idea di ricostruire la vita di una simile ombra labile e confusa prima dell’arrivo in Inghilterra. Una idea può essere buona o cattiva, anzi un’idea è in partenza provvisoriamente buona e cattiva. Risulterà essere più buona che cattiva, più cattiva che buona a seconda dell’esecuzione. Ora l’esecuzione di Jean Rhys è straordinaria, un romanzo avvelenato di fascino, squilibrato di passioni, condannato e riscattato dalla magia… scacciata dal suo paradiso di Coulibri, Antoinette affronta un tragico e tumultuoso destino d’amore e follia proprio perché di tale tragicità e tumultuosità è convinta lei per prima. O, facciamo, per seconda.
martedì, marzo 02, 2021
Gocce d'inchiostro: Le gratitudini - Delphine De Vigan
Mi sono recata in un bel posto, nel mese di marzo. Ci sono diversi modi per cui un autore può raggiungere il mio cuore, da dove io mi trovo: una storia che trasuda sentimenti forti e contrastanti, l’anima di un cuore attanagliato dai rimorsi del passato che pulsa di vita. L’autrice di questo romanzo, primo approccio in assoluto, che parte in sordina e arriva dove esattamente crediamo che giunga, fermò al capolinea di una storia in cui la morte, l’essere grati a qualcosa o qualcuno è un buon modo per scavare nell’intimo di ognuno di noi. Preferisco sempre questa tipologia di << strade >>: imboccarle induce a ritrovarmi dinanzi a qualcosa di inaspettato ma bello che è ciò per cui amo immensamente riscontrare nei romanzi, così come un treno bello ma sferragliante, in mezzo a un paesaggio macabro e degradante. Di paesaggi macabri e degradanti, questo romanzo, non ne ritrae assolutamente. Tuttavia fu il posto in cui la sua autrice trovò ispirazione dalle crepe di gesti impulsivi e non ma dettati dal cuore ad essere grata a niente in particolare, e alla Vita che quando non la si osserva con attenzione si rischia di perderne completamente interesse. Il mondo in macerie non appare così più degradato di quel che è, e col vento in faccia e il cuore colmo di sentimenti contrastanti ecco che ho compiuto un viaggio normalissimo, che altri lettori hanno compiuto prima di me, scritto con lirismo e frasi nette che lasciano un segno sull’anima di chiunque.
Titolo: Le
gratitudini
Autore: Delphine
De Vigan
Casa
editrice: Einaudi
Prezzo:
17, 50 €
N° di
pagine: 160
Trama:
Michka sta perdendo le parole. Ora che le lettere e i suoni si agitano nella
sua testa in un turbinio incontrollabile, l’anziana signora deve arrendersi all’evidenza:
ha bisogno di un nuovo inizio. Anche se questo significa scendere a patti con
un’esistenza a metà. Nella casa di riposo in cui si trasferisce, a Michka
rimangono le visite di Marie, un’ex vicina che da bambina passava molto tempo
con lei, e le sedute settimanali con Jèrome, un giovane ortofonista che la
aiuta a ritrovare le parole. Saranno proprio loro a permetterle di realizzare
un ultimo, importante desiderio: dire << grazie >> a chi, tanti anni
prima, compì il gesto più coraggioso. Quello che le salvò la vita.
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