sabato, aprile 10, 2021

Gocce d'inchiostro: Scrivere per dire sì al mondo. Quello che i grandi autori ci insegnano sull'arte e sulla vita - Leonardo Colombati

Quando vedo romanzi che parlano di libri, istintivamente, sorge in me la curiosità, il desiderio insopprimibile di possederlo. Che piacere immenso scovare una storia che nella maggior parte dei casi parla alla tua anima di qualcosa che ami intensamente, per cui daresti la tua stessa vita, sapendo di non essere abbastanza colta per conoscere ogni autore straniero o contemporaneo da prodursi in spericolate avventure – più rapide di quel che credo - , che inconsapevolmente mi rendono felice, per niente dubbiosa o timorosa, ma interessante a scandagliare le soglie di una << storia >>, se così si può definire, che parli di libri. Come quando ti approcci ad un nuovo autore, e lì, fra le sue pagine, confidi di riconoscere qualcosa di te… certe letture non risparmiano niente, ma fanno testo a ciò che è una delle più grandi inclinazioni degli amanti della lettura: la scrittura. A tal proposito si accetta di fare una cosa che è una sorta di tacito accordo fra lettore e autore, rivelando ciò che è nascosto agli occhi del mondo ma non per te, impavido lettore di anime che non si accontenta di vivere una sola vita. E questa è a mio avviso la parte migliore di queste avventure, l’ingresso irrimediabilmente alenato, la sensazione di non essere più fuori ma dentro, così potente che non puoi trattenerti.
Questo saggio, uno scandagliare di opere che colma un certo vuoto, quello di percuotere nel tempo la magia che possiede la nobile arte della letteratura, mi procurò uno scoppio di vita – una gran voglia di valicare confini anche più impensabili che rimbalzarono sulle pareti bianche della mia camera. Venne e lì rimase per qualche tempo, più di quel che credevo, non dicendo nulla che effettivamente non conoscevo ma cercando in queste opere, in questa ricerca qualcosa che possa donare vita a ciò che non lo ha. Con autenticità, affinchè le parti << malate >> della vita siano amate un po' più del solito.


Titolo: Scrivere per dire si al mondo. Quello che i grandi autori ci insegnano sulll’arte e sulla vita
Autore: Leonardo Colombati
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 303
Trama: Leggere è uno dei più piacevoli vizi solitari, in grado di farci ricordare, immaginare, commuovere con un’intensità che prescinde da dove lo si fa ( a letto o su un treno ) e quando; Italo Calvino sosteneva che quando leggi, << il tempo sei tu che lo decidi >>. I grandi autori, da Dante a Flaubert, da Tolstoj a Proust, da Kafka a Joyce, attraverso i loro privilegiati punti di vista, potenziano la nostra percezione e il nostro sguardo, e così ci insegnano a guardare il mondo con occhi nuovi. Per questo Leonardo Colombati, scrittore, critico letterario e docente di scrittura creativa, ci prende per mano e ci conduce in un percorso di rilettura e analisi delle opere di genio, indagando – dal << principio >> << alla fine>> - le componenti essenziali della creazione letteraria: la definizione dell’io, in apparenza quello dei personaggi, in realtà quello del romanziere e, sorprendentemente, anche del lettore; l’utilizzo multiforme della parola che va a comporre la voce del narratore ( o, per meglio dire, << l’illusione di una voce >>); la creazione dei personaggi, alcuni dei quali sono diventati veri << caratteri >>, come Don Chisciotte, Falstaff, Anna Karenina o Lolita, e che alla fine sono riconducibili a due grandi categorie, gli Ulisse ( << con la sua barba e la cicatrice >> ) e gli Amleto ( << con la sua calzamaglia e il teschio >>); la gestione del tempo, così compresso nei libri rispetto a quello che sperimentiamo nella nostra vita e, diversamente da quanto succede nel mondo reale, capace di procedere in avanti e all’indietro a piacimento dell’autore; e poi l’amore, unico vero tema poetico. E come non soffermarsi sul ruolo della memoria, dalle madeleines proustiane al racconto di Ulisse alla corte dei Feaci, e sul potere curativo della lettura?


La recensione:

 

Decidere di scrivereè esortare se stessi a proteggersi dal mondo esterno, quello delle maschere,e quindi a fare di se stessi un’isola, a coltivare l’atarassia, che è l’assenza di inquietudine. Per gli stoici, solo così si raggiunge la tranquillità spirituale.

 

L’inizio di un romanzo, il prologo, le prime pagine quasi sempre sono il segno di quanto dovrei aspettarmi da quella lettura, quel determinato romanzo. Le mie numerose e innumerevoli letture vertono quasi sempre su opere di autori che amo particolarmente, sentito dire o il cui richiamo echeggia ancora fra le pareti bianche della mia camera, pullulando di poveri protagonisti intimiditi dalla vita che prendono seriamente - alcuni forse fin troppo -, che non sono consapevoli di possedere un’arte particolare con possibilità di andarsene dove gli pare e piace. Dietro alla stesura di un buon romanzo c’è un vasto assortimento di nozioni, concetti che a seconda della strada che si vuole percorrere ti inducono a lavorare sodo per migliorare e migliorarti, tirare fuori un asso dalla manica, quello vincente, trascorrendo molto più tempo di quel che si crede fra le maglie di una storia che dice tutto e niente. Leonardo Colombati, scrittore e critico letterario, scrisse qualcosa che in un certo senso si è rivelata più forte di quel che credeva, e adesso che la sua idea ha preso vita, è stata consolidata in trecento pagine, è passato dalla semplice procedura del << avere un’idea >> a << metterla in pratica >>. Sfiora l’arguzia, l’intelligenza, la ricchezza di svariati contenuti che evidenziano come l’autore sia un acculturato, un amante delle parole e della lettura, la cui elevazione si pose dinanzi ai miei occhi con lo stesso interesse che solitamente serbo ad autori come Murakami Haruki, Paul Auster o Philip Roth. Malgrado la struttura non è quella del romanzo classico, il romanzo che in questi tempi è definito autofiction, mi permise di andare dritto al bersaglio nell’immediato. Il mio problema quando mi imbatto in questo tipo di letture è che, quando mi trovo automaticamente relegata fra gli squarci di pensieri di un uomo qualunque, mi vedo << condannata >> a raccoglierne le briciole sino alla fine. Comprendo come i saggi seguono un filone narrativo ampiamente diverso da quello dei romanzi e ciò non desta scalpore, dati gli innumerevoli romanzi che accolgo ogni mese in questo salotto virtuale, ma il bello in tutto ciò è che ai miei occhi si pongono come delle sfide per aiutarti a vedere il mondo sotto nuovi occhi. Alla fine, mi accontento di vestire ruoli da lettrice subordinata dato che la mia coscienza in questi casi non è paragonabile a chi scrive, e fu così che mi sono accalorata sin dal primo momento in cui ho letto le prime pagine di questo bel saggio.
Leonardo Colombati infatti non si limita a militare lettori proiettandoli in una posizione sfavorevole al ruolo che interpreta l’autore, ma lo lancia in forme sofisticata di vita e interpretazione che ricordano i motivi per cui si ama la lettura e i libri. Che non è giusto che la letteratura non possa spiccare ampiamente in mezzo ad altre forme di vita, di sopravvivenza perché fa ampio uso della stessa in modo autonomo e al culmine della sua possibilità. La memoria è sempre inquinata dall’immaginazione, lo scrittore veste i panni di  Dio e nell’insieme cerca di comprendere il mondo circostante andando a fondo a qualunque aspetto.
In appena una manciata di giorni ho stanziato in un posto che non è la mia comfort zone, ma ho gironzolato fra le pagine di un saggio culturale e di forte impatto il cui contenuto intenso e significativo mi ha rivelato i segreti più intimi nel raddrizzare, intorno al mio piccolo satellite, poi tornando sui miei passi, quei romanzi conosciuti e non letti in un momento imprecisato della nostra vita. Il loro eco, così distinto anche in lontananza, mi ha condotta in un giro di parole ma fatto sprofondare nella piega della loro anima, approcciata stupefatta, orgogliosa di aver messo da parte qualunque remora. Così come fece Vera Gheno l’anno scorso, anche questa raccolta di pensieri scritta secondo i piani emotivi più credibili e coinvolgenti, trasmette un messaggio sotto certi aspetti ignorato, affinando le competenze utili pur di renderlo migliore. E il suo segreto sta proprio al modo o l’importanza che si attribuiscono a queste pagine, per molti irrilevante, ma semplice nel preservare la lingua, purchè le parole hanno un senso, una loro identità.
Non un modo per sopravvivere, ma il desiderio ardente di comprendere quale sia il cemento che tiene saldo ogni cosa. L’autore non si limita a raccontare la sua esperienza ma a scandagliare ogni romanzo, e nel bene e nel male abbraccia la scrittura proprio per interpretare meglio il mondo che ci circonda. Una zona affascinante ma ricca di insidie, trasversalmente messa in pratica con coraggio e trasporto di cui la sua autrice ha trasgredito alle regole della << normalità >> ponendosi delle domande su cui dovremmo avere delle risposte. Beneficio per l’anima di uomini o donne comuni, appassionati di letteratura e scrittura, constatazione di qualcosa che è potente, continua, minacciosa, reale.
 
Tutta la letteratura è un assemblaggio di parole. Siamo nati da un atto di parola ( così, almeno, sta scritto nella Bibbia ), allo stesso modo in cui gli uomini e le donne di Shakespeare prendono vita dalla sua voce, sono il frutto di un insuperabile ordine d’immagini e di retorica.

 

Valutazione d’inchiostro: 4

6 commenti:

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