Visualizzazione post con etichetta Letteratura italiana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Letteratura italiana. Mostra tutti i post

sabato, marzo 21, 2026

Nel giardino della letteratura: la primavera nei libri 6°

Per quanto l'anima di queste storie siano così pulite, moderate, ma affascinanti e trascinanti - che intrecciano passioni, amori non corrisposti nell'incessante lotta fra il Bene e il Male - anche se devo confessare che in principio ho nutrito qualche serio dubbio, ho pensato che non sarei riuscita ad amarli così intensamente, a imbrattare diversi fogli tentando di mettere a posto qualcosa dentro di me. Tentando di spiegare alla mia anima, che pur quanto la semplicità del tema trattato, il loro spirito si è congiunto al mio, donando mutamento, rinascita. Soggetti a continue modifiche, nel quale ogni semplice parola è emblema di naturalezza, forme trascendentali che vibrano ancora nel vuoto. La primavera come espediente per rinascere, crescere o ricominciare, che non è indirizzata esclusivamente alla stagione, al momento vissuto, quanto alla predisposizione morale in cui essa è circoscritta.

🌺🌺🌺🌺🌺


Titolo: La signora delle camelie

Autore: Alexandre Dumas (figlio)

Prezzo: 10 €

Casa editrice: Bur Rizzoli

N° di pagine: 212

Trama: L'amore infelice e "scandaloso" tra la démi - mondaine Margherita Gautier e Armando Duval; un romanzo che se a suo tempo suscitò lo sdegno dei benpensanti per il tema trattato (e per il modo in cui era denunciata l'ipocrisia del ceto borghese), commosse migliaia e migliaia di lettori in tutto il mondo.

domenica, marzo 15, 2026

Gocce d'inchiostro: Cuore - Edmondo De Amicis

Certe letture sono necessarie, non perché pongono temi, scelte, situazioni, elementi letterari che dovrebbero far riflettere - l’amore per la patria, per la famiglia, l’istruzione, la cultura, le guerre, i disordini politici e sociali -, semplicemente perché certe letture consolidano la nostra identità. Le letture che mi hanno accompagnato in questo periodo non mi hanno conferito delusioni o perplessità, poiché consapevoli come nella maggior parte dei casi che riesco a comprendere i motivi per cui attingo a certe scelte. Autori che silenziosamente reclamano la loro attenzione da tanto tempo, la stabilità e l’interesse riservate a pagine che sono reduci di salti temporali che inebetiscono, sbalordiscono, ammaliano, che ti saltano alla gola e anelano ad avere ancor di più. I romanzi letti, questo romanzo che ho letto, come piccole e invisibili creature si sono annidate nel mio cerchio personale con la consapevolezza che tantissimi anni fa si fece leggere, addossandosi malauguramente la nozione di lacuna letteraria da colmare meglio in un tempo futuro. E per svariate ragioni, ho colmato la lacuna letteraria del romanzo di Edmondo De Amicis consapevole che questo fosse il momento giusto. Vocazione che mi ha letteralmente invaso, un pomeriggio di fine gennaio, dissoluto e apparentemente indifeso ma ossessionato dal voler riporre l’amore per la patria, la famiglia, l’istruzione come capacità di resistere. Senza farsi intimidire, dal secolo rigoglioso, bellico che l’Italia visse in quel lasso di tempo, mentre minima è stata la sua presa nella vita, nella mia, che tuttavia non si è mostrata insoddisfatta, nemmeno per un istante, di questa lettura.
 Titolo: Cuore
Autore: Edmondo De Amicis
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 12,50 €
N° di pagine: 424
Trama: “Lo schietto amor patrio vibra in quasi ogni pagina e l’amore per gli umili, per gli infelici, per coloro che sono stati diseredati dalla società o dalla natura. Nell’Italia che dopo la passione del Risorgimento viveva una vita grigia e borghese, Cuore portò una fiamma di sentimento, un’ala di poesia, un grido di speranza verso mete più alte e luminose”.

sabato, maggio 17, 2025

Nel giardino della letteratura: la primavera nei libri 5°

Ho sempre sposato l’idea che i libri non siano solo dei mezzi per nutrire la nostra anima, ma fungono anche da espediente per abbellirla. Se ci pensate, in letteratura, vi sono tantissime storie che esplicano il tema della fioritura non solo come predisposizione naturale, alle cose, alla vita stessa, quanto ad una forma di rinascita in cui sono gli spiriti affini a prevalere. Quest’oggi, dunque, così com’è accaduto tanto tempo fa, due anni fa, ma anche l’anno scorso, la letteratura che sposa la stagione primaverile con i suoi splendidi fiori, sbocchi sull’anima, la nascita di un nuovo inizio che potrebbe essere anche la sua fine, chi può dirlo? - fungono da ennesima opportunità per parlare di libri.. Ancora! E riassumerli in questo breve post non mi sembra il caso: inappropriato e dispendioso di tempo, ma abbastanza rilevante per conferire un'idea - l’ennesima - di libri e fioritura. Rinascita e bellezza, che solo la parola scritta sa donarci.

🌺🌺🌺🌺🌺

Questo romanzo, il cui ricordo è quasi del tutto svanito, la cui protagonista, Nora riapre i suoi enormi occhi verdi, torna alla vita. Il fulmine che l’ha colpita le ha lasciato il segno di un fiore rosso sulla pelle bianca e la capacità di vedere quello che gli altri non vedono.


Titolo: Fiore di fulmine

Autore: Vanessa Roggeri

Casa editrice: Garzanti

Prezzo: 16, 40€

N° di pagine: 279

Trama: È quasi sera quando all'improvviso il cielo si fa livido, mentre enormi nuvole nere galoppano a oscurare gli ultimi raggi di sole. Da sempre, la prima cosa da fare è rintanarsi in casa, coprire gli specchi e pregare che il temporale svanisca presto. Eppure la piccola Nora, undici anni e il coraggio più scellerato che la gente di Monte Narba abbia mai conosciuto, non ha nessuna intenzione di mettersi al riparo. Nora vuole sfidare il vento che soffia sempre più forte e correre sulla cima della collina. È appena arrivata sotto una grande quercia quando un fulmine la colpisce sbalzandola lontano, esanime. Per tutto il piccolo villaggio sardo dove è cresciuta, la bambina è morta. Ma non è quello il suo destino. Nora riapre i suoi enormi occhi verdi, torna alla vita. Il fulmine le ha lasciato il segno di un fiore rosso sulla pelle bianca e la capacità di vedere quello che gli altri non vedono. Nella sua famiglia nessuno la riconosce più. Non sua madre, con cui amava ricamare la sera alla luce fioca di una candela, né i suoi fratelli, adorati compagni di scorribande nei boschi. C'è un nome per quelle come lei, "bidemortos", coloro che vedono i morti, e tutti ne hanno paura. Nel piccolo paese non c'è più posto per lei. La sua nuova casa è Cagliari, in un istituto per orfanelle, dove Nora chiude la sua anima in un guscio di dolore, mentre aspetta invano che qualcuno venga a prenderla.

venerdì, agosto 16, 2024

Gocce d'inchiostro: I nostri antenati - Italo Calvino

Certe cose che gli scrittori ripongono in semplici risme di carta, checchè siano frutto di fantasie o richiami di anime che in un momento imprecisato si sono prese per mano sono diapositive, fotografie, se così vogliamo chiamarli trovano sfogo nella letteratura, in questo caso nel surrogato imprescindibilmente poetico e romanzesco di un poema cavalleresco che operarono in me, in chi legge, non togliendo però niente di cattivo o malvagio, quanto trascinando nel suo ventre fecondo una miriade di oggetti, facoltà o persone che non hanno una loro distinzione ( l’uomo moderno o preistorico che è simbolo di un sistema rinascimentale o moderno), pullula di realizzazione: l’autore con rammarico e vergogna ricorda una civiltà al tramonto condotta dall’incongruenza della vita ( avidità, possesso).

Titolo: I nostri antenati

Autore: Italo Calvino

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 15 €

N° di pagine: 482

Trama: «Raccolgo in questo volume tre storie che ho scritto nel decennio '50-60 e che hanno in comune il fatto di essere inverosimili e di svolgersi in epoche lontane e in paesi immaginari. Ho voluto farne una trilogia d'esperienze sul come realizzarsi esseri umani: nel Cavaliere inesistente la conquista dell'essere, nel Visconte dimezzato l'aspirazione a una completezza al di là delle mutilazioni imposte dalla società, nel Barone rampante una via verso una completezza non individualistica da raggiungere attraverso la fedeltà a un'autodeterminazione individuale: tre gradi d'approccio alla libertà. E nello stesso tempo ho voluto che fossero tre storie, come si dice, "aperte", che innanzi tutto stiano in piedi come storie, per la logica del succedersi delle loro immagini, ma che comincino la loro vera vita nell'imprevedibile gioco d'interrogazioni e risposte suscitate nel lettore. Vorrei che potessero essere guardate come un albero genealogico degli antenati dell'uomo contemporaneo, in cui ogni volto cela qualche tratto delle persone che ci sono intorno, di voi, di me stesso.»

giovedì, maggio 04, 2023

Gocce d'inchiostro: Le avventure di Pinocchio - Carlo Collodi

Nella confusione generale, spesso io, come tutti, dimentico come un qualcosa di semplice, apparentemente superficiale possa poi diventare meraviglioso. Avevo dimenticato questa storia, nonostante i ricordi che li legano alla mia anima sono ancora saldamente ancorati. Ma l’acquisto impulsivo di questo romanzo in una nuova veste, in questa, mi indusse a guardarmi dentro e accogliere nuovamente la storia di questo simpatico ma ingenuo burattino nel mio cantuccio personale. Non rievocandolo semplicemente così com’è, ma con una spruzzata di memorie, sprazzi di reminiscenze che mi sorpresero a vedere, una me ancora bambina, spaparanzata sul divano della sua amata nonna materna, immersa nella lettura, col libro posto a mò di leggio sopra le sue piccole gambine. Non che ci sia qualcosa d’importante, ma Pinocchio lo ricordo così: l’infanzia è una delle fasi più belle, e i ricordi in questo caso un buon espediente per plasmare il nostro spirito, perché la bellezza di certe storie, di certe parole è insinuata nell’idea o nella memoria che attribuiamo a quel determinato ricordo. In questo caso, le avventure di un ragazzino che all’epoca aveva qualche anno più di me, che si scontrò contro qualunque principio di moralità, qualunque provvedimento incisivo, avvertì come mie, risposero ad ogni mia richiesta, a qualunque processo di crescita personale cui entrambi fummo costretti ad attenerci. 

Titolo: Pinocchio
Autore: Carlo Collodi
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 9 €
N° di pagine: 240
Trama: Il falegname Geppetto si fa un burattino con un pezzo di legno speciale, che parla in modo impertinente e si muove. Appena il "padre" gli fa le gambe, però, Pinocchio prende vita e scappa. Nel corso delle sue tante avventure racconta bugie, viene derubato da un gatto furbo e da una volpe, finisce nella pancia di un pescecane... e alla fine scopre come realizzare il suo sogno di diventare un bambino vero.

sabato, febbraio 25, 2023

Gocce d'inchiostro: Liberi come la neve - Rita Nardi

Niente di così irreparabile né da cui posso trarre insegnamento, ma i romanzi nostrani sono per me motivo di grande diffidenza. Alcune volte mi affascinano, altre mi impediscono ad approcciarmici per il timore di incorrere in qualche delusione... Recentemente situazione analoga accadde con il romanzo di un autrice italiana, mia coetanea, che francamente non conoscevo, nonostante sia una frequentatrice del booktoker, e questo romanzo, questo in particolare, mi indusse a prendere una strada tutta sua, perché il peso della realtà delle volte grava sulle mie spalle come un fardello fin troppo pesante, provando ad entrare non solo nella mia testa ma anche nel mio cuore. Prima era solo una sensazione, ora è una certezza, e le pagine bianche che riempio non presumono niente di che ma solo semplici forme di condivisioni. Retrocessi alla categoria di letture da cui bisognerebbe fare ammenda o semplici svaghi, a seconda di come li si vede, lanciando un urlo dalla soglia morale della nostra anima che non possa essere solo sentito ma accolto.
Questo romanzo non dice niente che non abbia letto o sentito in passato, ma leggerlo ha suscitato un guazzabuglio di sensazioni straordinarie che hanno acquietato lo spirito ma non travolto, romantico ma non necessario, che  tuttavia ho vissuto con pianti e sorrisi. Il sogno a occhi aperti di cui pochi hanno osato parlare apertamente, trasformato in un incubo per un adolescente come Nive, reso straordinario più di quel che credevo per i temi che tratta la sua autrice che non sono mai scaduti nel banale o nel ridicolo soprattutto quando si è così giovani.
Liberi come la neve, però, resiste a questo brusco pregiudizio, proprio nel momento in cui comincia a dilargarsi la sua storia, di cui io non ho potuto fare a meno di sentirmi partecipe. Riducendo la mia anima in minuscoli pezzettini e, solo alla fine, raccogliendola con niente di così eclatante da impedirmi di farlo, ma con quietezza e sgomento, un arrivederci in sordina che reca una preghiera di aiuto, un abbraccio gettato di slancio che nonostante non abbia quel fervore di cui mi aspettavo di constatare da una storia di questo tipo, tocca le corde più sensibili del nostro animo.

 

Titolo: Liberi come la neve
Autore: Rita Nardi
Casa editrice: Garzanti
Prezzo: 15, 90 €
N° di pagine: 450
Trama: Mi chiamo Nive White e so bene cosa significhi non avere un luogo da poter chiamare casa. Questa parola mi è estranea da quando i miei genitori sono scomparsi e ho cominciato a essere sballottata da un paese all’altro. Nessuno mi ha mai accolta, nessuno mi ha mai voluta. Per questo, quando lascio Parigi e atterro in Canada, non mi aspetto nulla. Devo resistere qualche mese, fino a quando compirò diciotto anni e sarò libera. Eppure qui c’è qualcosa di diverso, lo percepisco appena trovo una foglia rossa al mio arrivo. Anche se i boschi sono sepolti da metri di neve, mi sento in pace sotto l’ombra degli abeti. O forse sono le persone a darmi questa sensazione di calore. Come lo zio Henry, che mi ha aperto la sua casa, o Margareth, che mi cucina i pancake, o Kaya, che mi strappa un sorriso. C’è solo una persona a cui non piaccio per nulla. Un ragazzo schivo, con occhi grigi e impetuosi come una tormenta. Si chiama Hurst e per lui sono una straniera. Un pulcino che non appartiene alle gelide foreste della tribù Navajo di cui fa parte. Eppure, anche se le sue parole mi feriscono, il suo sguardo brucia e legge la mia tristezza. Non posso negare quello che provo, ma ho paura di fidarmi, perché il passato mi ha insegnato a essere diffidente e non mettere radici. Forse, però, la mia vita può essere diversa. Secondo una leggenda della tribù, chi trova la wapasha, la foglia rossa, è in grado di cambiare il proprio destino. Se è davvero così, vorrei trovare il coraggio di seguire l’istinto. Lo stesso che mi conduce tra le braccia di Hurst. Mi chiamo Nive White e questa è la mia storia. 

martedì, novembre 29, 2022

Gocce d'inchiostro: Il mistero di Paradise Road - Pietro De Angelis

Le letture inaspettate, quelle che ti colgono alla sprovvista col loro clamore, non mi entusiasmano mai di primo achito come solitamente accade con l’approccio di opere che conosco e desidero leggere da tempo. Ma abbastanza validi, per inserirsi nella lunga TBR del mese e il mio entusiasmo nell’abbracciare tutto questo, tra cui gli immancabili classici e qualche acquisto compulsivo. Di questo romanzo non sapevo assolutamente niente, tanto meno la sua esistenza e l’unico modo per conoscerlo era leggerlo: inutile cincischiare in quinsquiglie varie. Era ora di cogliere l’occasione al volo! Molti lettori, prima di me, hanno valicato i cieli celesti di questo luogo, che in effetti di celestiale possiede ben poco, ma con una trama che strizzava l’occhio ai romanzi del mio amato Dickens non potevo assolutamente esimermi. Il risultato non è stato così esilarante come credevo. In parte ha frantumato quella barriera di forte interesse che avevo riservato a queste pagine, ma, il suo risiedere fra le sue pagine tutto sommato è stato << comodo >>. Poiché fautore di un qualcosa che disgraziatamente nessuno eguaglierà mai, quello cioè di valicare l’intento dickensiano, è un romanzo gotico italiano che mi ha affascinata per la visione personalissima che l’autore riversa per la poesia, e, di questo fantomatico mistero, solo l’ombra. Rinchiuso in una zona remota della nostra coscienza, e forse anche di Londra, metafora di un regime totalitario in cui l’uomo non è essenzialmente libero poiché incompreso e non considerato. Non così fascinoso come sembra, giallo che ha una visione claudicante e attiva di una società che c’è stata.


Titolo: Il mistero di Paradise Rohal
Autore: Pietro De Angelis
Casa editrice: Elliot
Prezzo: 15€
N° di pagine: 316
Trama: Il 15 gennaio del 1875 a Paradise Road, una via di linde casette a schiera alla periferia di Londra, morirono nella stessa notte dodici persone. Né Scotland Yard né la scienza riuscirono mai ad appurare la causa di quei decessi. Soltanto alcuni decenni dopo viene alla luce il documento che svela finalmente la verità su quel caso, di cui fu protagonista Lionel Morpher, impiegato esemplare all’Ufficio Brevetti, la cui moglie Alphonsine fu “vittima” di una passione totalizzante per la poesia. In una Londra nebbiosa e carica di mistero, Lionel si imbarcherà in un’impresa per salvare la moglie dalla sua “follia”, entrando in un nuovo mondo, ricco di incredibili scoperte scientifiche che annunciano l’arrivo della modernità. Un romanzo avvincente e appassionante, un omaggio originalissimo alla letteratura del mistero e alle atmosfere vittoriane di autori come Wilkie Collins e R.L. Stevenson.

mercoledì, novembre 23, 2022

Echi assordanti dal passato: romanzi nostalgici dell'infanzia che ho amato

Probabilmente non saprei rispondere nemmeno io, così, di primo acchito, ma quando si parla di romanzi, le idee sono sempre innumerevoli. Imperversano nel mio spirito, attanagliano la mia coscienza, pensando all’emozioni, al loro modo di stare nel mondo. Prima di leggere classici, prima di scoprire questo meraviglioso mondo, la mia infanzia fu costellata di letture che in un modo o nell’altro mi segnarono. Mi resero la persona che sono adesso, scrivendo di me e parlando al mio spirito come nessuno. Credo che, in un angolino mancato di paradiso in cui si parla di libri, sia necessario presentare quei romanzi che in un certo senso mi hanno formato. Ed ecco che traendo esempio da ogni emozione, tutto si riduce a un’unica domanda: chi sarei stata se nella mia vita di bambina queste letture non avessero surclassato il mio spirito? La risposta è celata in queste pagine, e mi piacerebbe sapere quali sono state le vostre letture dell’infanzia. Letture che vi hanno accompagnato per brevi o lunghi periodi della tua vita, sfruttando ogni situazione pur di conoscere e scandagliare la tua anima.

Primo romanzo di questa lista, un fantasy che lessi fra i banchi di scuola. La maestra ci assegnò, per le vacanze estive, questa lettura. Ricordo che, sebbene a tratti poco semplice per una bambina di all’epoca dieci anni, mi piacque molto.

Titolo: I maghi di Caprona
Autore: Diana Wynne Jones
Casa editrice: Salani
Prezzo: 7, 80 €
N° di pagine: 280
Trama: La città di Caprona può considerarsi il luogo più magico dell'universo e le magie più grandi, a Caprona, sono senza dubbio quelle compiute dalle famiglie Montana e Petrocchi. Finché, un brutto giorno, l'ostilità esistente fra le due stirpi di potenti maghi diventa così violenta da mettere in pericolo la sicurezza e la sopravvivenza stessa della città e dei suoi abitanti. Soltanto Tonino Montana e Angelica Petrocchi, entrambi poco più che bambini, riusciranno, superando i pregiudizi e l'avversione reciproca, a scoprire la terribile verità celata dietro il lento dissolversi della forza magica di Caprona.

martedì, ottobre 04, 2022

Gocce d'inchiostro: Le ferite originali - Eleonora C. Caruso

La storia era molto simile a quella di altri romanzi, che nella mia lunga carriera di lettrice, ho vissuto adempiemente. Dunque, più o meno come l’aspettavo, forse ancora più concepibile nella sua straordinaria particolarità. Niente di così sconvolgente o inammissibile, come riporta la quarta di copertina, ma qualcosa che in un certo senso mi toccò nell’anima, dato che non ero sicura di poterne essere travolta, figuriamoci di condividere il peso delle atroci sofferenze che gelosamente custodisce nel suo animo Christian. Qualche immagine, qualche ricordo, qualche sprazzo di felicità, qualche momento di condivisione, così per scrutare ogni assetto della sua anima, per me completamente esposto: una landa desolata in cui sono approdata che mi ha risucchiata in un’atmosfera oppressiva, ossessiva in cui si avanza a tentoni in forme antropomorfe di rammarico, tristezza, avversione. Qualcosa di apparentemente irreale in quanto coincide con lo stato d’animo del protagonista, creatura che si muove in questo disgraziato mondo col desiderio insopprimibile di essere compreso, capito. Curiosa di conoscerlo e di leggere il romanzo più chiacchierato del 2018, ecco che ho abbracciato quest'opera consapevole che alla fine, in un modo o nell’altro, ne sarei uscita guasta, attendendomi l’irrimediabile e l’inconcepibile.


Titolo: Le ferite originali
Autore: Eleonora C. Caruso
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 19 €
N° di pagine: 352
Trama: "Ci sono vite ordinarie, è giusto che ci siano, ma la tua no, la tua vita è pazzesca, è strana, è inspiegabile, è straordinaria. Tu sei fatto per raccogliere gli stimoli più estremi, tu sei destinato a un sentimento vario, universale, colossale, a esplorare quello che significano in ogni sfumatura il sesso, il dolore, l'amore." Siamo a Milano, negli anni di Expo. Dafne ha venticinque anni, studia Medicina, è benestante, graziosa e giudiziosa, e ha un tale bisogno di essere amata da non voler capire che la sua relazione sta andando in pezzi. Davide è uno studente di Ingegneria fisica al Politecnico, vive in periferia, ha la bellezza timida e inconsapevole di chi da bambino è stato grasso e preso in giro dai compagni di scuola. Dante ha quarant'anni, è un affascinante uomo d'affari, ricco e in apparenza senza scrupoli, capace di tenerezza soltanto con la figlia Diletta. Dafne, Davide e Dante non lo sanno, ma tutti e tre hanno in comune una cosa: stanno con lo stesso ragazzo. Si tratta di Christian: ex modello, bellissimo. Seduttivo, manipolatore, egocentrico, Christian ha in sé i mostri e la magia: è bipolare, e alterna picchi di irrefrenabile euforia a terrificanti abissi depressivi, trascinando nel suo mondo spezzato anche Julian, il fratello adolescente, per cui prova un affetto eccessivo, quasi soffocante. Christian catalizza e amplifica come un prisma i desideri di Dafne, Davide e Dante, e le vite di questi quattro personaggi finiscono per intessersi così fittamente che nemmeno al momento della verità - e alla caduta che ne consegue - riusciranno a slegarsi. Regina delle fanfiction e già acclamata dalla critica per l'esordio Comunque vada non importa, Eleonora C. Caruso in questo romanzo conferma il suo grandissimo talento letterario affondando senza timore, e con la voce di una vera scrittrice, in una materia densa, oscura, palpitante - la vita, che deve pur essere qualcosa di più della somma di ciò che abbiamo perduto.

mercoledì, maggio 25, 2022

Nel folto della macchia: romanzi che meritano maggiore visibilità 2°

Questa seconda parte non toglie niente alla prima, che si pose come espediente per esprimere una piccola carrellata di romanzi sconosciuti per molti ma non per la sottoscritta. E pensandoci da qualche mese, ecco ripartire con l’ennesima carrellata, l’ultima, che mi lega ancora una volta ad autori che hanno segnato gran parte della mia vita. Felicissima io, se qualcuno che mi leggerà sarà attratto anche da uno solo di loro. Felicissima di mettere nero su bianco le mie vivide impressioni e condividerle comprendendo i motivi per cui le loro parole mi hanno annichilito così tanto.

Prima di questa carrellata, una saga che ho amato e che consiglio caldamente segna un periodo cruciale della mia adolescenza. Ricordo ancora, nei pomeriggi soleggiati del dopo scuola, quando mi immergevo fra queste pagine col desiderio insopprimibile di essere fagocitata in un mondo in cui detiene nel suo vasto mondo un assembramento di figure, personaggi, colori. Viaggi in una realtà distorta che lascia dei segni profondi, uno squarcio nell’anima la cui ferita non si rimarginerà tanto facilmente.


 Titolo: Buio, Ombra, Luce
Autore: Elena P Melodia
Casa editrice: Fazi
N° di pagine: 1800
Trama: Diciassette anni, bellissima, apparentemente sicura di sé ma fragile e inquieta, Alma ha un solo credo: “Sorrisi e lacrime possono essere molto pericolosi se lasciati fuori controllo.”: Se lo ripete ogni mattina, quando esce di casa per affrontare la Città là fuori e cammina sotto un perenne cielo grigio, diretta a scuola con il suo zaino, rigorosamente viola. Tutto ciò che Alma adora è il viola. Come la copertina del quaderno che ha comprato in una strana cartoleria del centro pochi giorni prima, quando tutto ha avuto inizio e la sua vita ha cominciato a scivolare in un assurdo incubo senza fine. Una serie di efferrati omicidi sta infatti trasformando in realtà i racconti che Alma scrive di notte, come in preda a un’inspiegabile trance, rendendosi conto solo al suo risveglio che i deliri di paura e violenza affidati alle pagine di quel quaderno anticipano le mosse dell’assassino. Mentre la polizia indaga senza risultati e i giornali si scatenano, Alma si ritrova sempre più isolata, alle prese con qualcosa di grande e oscuro, che sfiora la natura stessa del Male e che pure sembra riemergere dal suo passato, insieme ai continui, lancinanti mal di testa che la assalgono come per avvertirla di qualche pericolo. Soltanto Morgan, il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola, i cui incredibili occhi viola sanno leggere nel suo cuore come nessun altro, sembra in grado di fornirle le risposte sulle sinistre presenze che le si addensano dentro.

sabato, maggio 21, 2022

Nel folto della macchia: romanzi che meritano maggiore visibilità 1°

Certo, ognuno di noi assume un concetto particolare di visibilità. Significa attribuire un certo significato a qualcosa che, nel corso della tua vita, hanno dato una sferzata di luce alla tua vita, non migliorando o cambiando come si credeva ma riempiendo il tuo spirito rendendolo diverso agli occhi degli altri. La bellezza però secondo me bisogna attribuirla personalmente a seconda di ciò che la vita ci pone dinanzi, che di colpo non sono più semplici libri, semplici storie ma pezzi di cuore che disgraziatamente hanno un’importanza simbolica solo per te. Dalla mia ultima lettura, da un amore travolgente che molti lettori non hanno mai né ancora conosciuto, è sortita una riflessione importante. Quali sono quei romanzi che ho amato molto, ma sconosciuti al mondo del booktube? Continueranno ad essere tali, infiltrandosi nei nostri cuori ponendosi silenziosamente sulla mensola di una strapiena libreria?

Primo di questa carrellata, un romanzo la cui struttura a specchio è la testimonianza diretta delle problematiche che attanagliano l’individuo in relazione con altri individui.

Titolo: Anima
Autore: Wajdi Mouawad
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18, 50 €
N° di pagine: 505
Trama: Una donna assassinata in una casa vuota, distesa in una pozza di sangue nel buio del salotto. Unico testimone, il gatto. È questa la scena agghiacciante che Wahhch Debch si trova davanti una sera, tornando dal lavoro. Quella casa è la sua, quella donna è sua moglie. Accecato dal dolore, assetato di vendetta ma soprattutto in cerca di risposte, l’uomo parte alla caccia dei killer. Nel disperato tentativo di trovare una spiegazione al male, sprofonda nelle viscere di un mondo a sé stante, che vive appena sotto la pelle del mondo civile, abbandonato a mafie e traffici di ogni sorta, governato da leggi proprie. È un’esplorazione della natura umana nei suoi lati più oscuri, quella compiuta da Wahhch, un viaggio che lo porterà dalle gelide riserve indigene del Quebec, dove le più orribili bassezze si mescolano alla bellezza della cosmologia indiana, fino al Libano, dov’è sepolto il suo tragico segreto, un episodio brutale dell’infanzia che gli ha cambiato per sempre la vita.

giovedì, maggio 19, 2022

Gocce d'inchiostro: La spiaggia di quarzo - Anna Maria Falchi

Ci sono esperienze che non credevo possibili. Come la vita, in generale, anche le mie letture spesso e non poche volte mi inducono a vivere esperienze, a dare peso a fattori o elementi che in un primo momento non avrei visto, non chiedendo nient’altro che un briciolo della nostra attenzione. Il caso in questione accadde, recentemente, con la mia ultima lettura. Un romanzo che scoprì per caso, per l’ennesima sfida di lettura indetta su Facebook, un mezzo per smaltire la pila della vergogna che lentamente vedo ridursi ogni giorno sempre di più, una disamina dei meriti che non ho potuto fare a meno ad elargire alla sua autrice per aver scritto un romanzo apparentemente semplice e banale ma profondo, intenso e romantico che mi ha sorpresa moltissimo. Certe letture appaiono esattamente per come sono, si rivelano dei piccolo gioiellini che, alla fine della loro lettura, rammaricata pensi alle innumerevoli opportunità avute nello scoprire il romanzo e la sua autrice parecchio tempo prima, stampato da una casa editrice di un certo rispetto, incuriosita dall’anonima copertina. Poteva essere una buona occasione per conoscere la Falchi e la sua figlia di carta parecchio tempo fa. I libri fortunatamente sono pazienti, e incuriosita e lusingata di essere anche io approdata in questo cerchio, misi piede sulla sabbia ardente di una città che confido di poter visitare un giorno, naturale ad abbracciare la storia di una ragazza che in una manciata di pagine avvertii come mia. Un’opera ambientata nella bella e soleggiata Sardegna, radicalmente diversa dal genere di romanzi cui sono solita affiancare, ma dotato di un tono, una sensibilità e tecnica narrativa così semplice, diretta ma drasticamente intima e confidenziale che sarebbe stato impossibile non lasciarsi coinvolgere.


Titolo: La spiaggia di quarzo
Autore: Anna Maria Falchi
Prezzo: 17 €
Casa editrice: Guanda
N° di pagine: 232
Trama: Dopo anni di lontananza, Alessia torna nella terra dov'è nata, la Sardegna, e a una spiaggia che le è molto cara. Il contatto con i bianchi granelli di quarzo la riporta indietro nel tempo, al ricordo di un'estate che ha segnato indelebilmente la sua vita, un'estate degli anni Ottanta, quando le ragazzine leggono Cioè e appendono in camera i poster di Miguel Bosé. Alessia ha un'amica del cuore, Mariella, e a quattordici anni le amicizie sembrano destinate a durare per sempre. Mentre lei è studiosa, timida e un po' goffa, Mariella è già civettuola e disinvolta, e Alessia stenta a credere che la voglia con sé in una breve vacanza che segna la conclusione delle scuole medie. La prima estate con il motorino, il Sì Piaggio rosso fiammante che Alessia si guadagna raccogliendo pomodori nei campi di uno zio, pegno da pagare per l'ingresso nel mondo degli adulti. Loro due da sole, lontane dai genitori, in uno di quei casotti sulla spiaggia che gli isolani usano per godersi il loro mare. Il primo assaggio di libertà, con la scoperta del corpo, il desiderio di spiccare il volo e la paura di essere se stessa, il bisogno di rivelare i propri sentimenti che si mescola al timore di essere fraintesa, allontanata, tradita. Intorno alle due protagoniste, tutto un mondo di personaggi che raccontano un intreccio di temi fortemente legati alla terra sarda: il profondo attaccamento alle tradizioni, il dramma dei rapimenti, il paesaggio ferito di un'isola che non vuole avere padroni.

giovedì, aprile 21, 2022

Gocce d'inchiostro: La città spezzata - Leonardo Palmisano

Odio l’entusiasmo che riservo a letture che disgraziatamente, per un motivo e per un altro, non sortiscono l’effetto meritato. Ma ho anche il cuore tenero, e non sono d’accordo nell’approccio di romanzi che, in un modo o nell’altro, mi deludono. Alla fine, però, finisco sempre per tornare in luoghi che all’inizio avrei ignorato impunemente, e che straordinariamente si rivelano esattamente come credevo. E prima di incontrarci, io e l’autore camminavamo su strade completamente differenti, con anni e anni di differenza alle spalle. Letto dopo qualche anno della sua pubblicazione, lettura che non  mi ha entusiasmato come desideravo, fastidioso, ma che come un dolce richiamo ha attirato la mia attenzione, il romanzo di cui vi parlo oggi è una continua ricerca di salvare se stessi. Una favola dai toni acerbi, fin troppo spicciola che non riesce a mascherare la mancata intesa che avrebbe potuto instaurarsi fra me e l’autore. Ma, il ritmo serrato e semplice, le descrizioni ben o male fedeli ricostruiscono perfettamente l’epoca descritta ma la certa scarsa qualità letteraria, la cui voce narrante non spicca in mezzo a un marasma di voci.



Titolo: La città spezzata
Autore: Leonardo Palmisano
Casa editrice: Fandango
Prezzo: 19 €
N° di pagine: 320
Trama: Bari non è una qualsiasi città del Sud. È la sola, tra i tanti capoluoghi del meridione a non aver mai avuto un univoco centro di potere, spesso divisa fra istituzioni e forze sociali difformi e contrastanti. "La città spezzata" è un lungo racconto di quartieri e di persone con una propria indivisibile identità. L'autore, partendo dalla sua storia familiare, incontra decine di baresi, voci che ci restituiscono una immagine di una metropoli contraddittoria. Grazie agli strumenti del sociologo prima e dello scrittore poi Leonardo Palmisano scrive una struggente lettera d'amore alla sua città.

domenica, marzo 06, 2022

Le TBR: richiami dell'anima 11°

I mesi scorrono senza nemmeno io me ne accorga. I giorni, le settimane si assottigliano in un un’unica massa, e a differenza di molte mie coetanee che non hanno idea di cosa fare se non girarsi i pollici, l’inizio del mese di marzo mi vide già pronta con una carrellata di progetti, una lista di obiettivi e naturalmente libri. Una pila gigantesca, l’ennesima, che fra ebook e cartacei è un vagito sul mondo e sul tempo che verrà. I miei desideri, nel mese dell’amore, quello cioè di ascoltare il cuore anziché la mente si sono avverati…. E allora perché stilare l’ennesima TBR? Semplice, perché mi piacciono tantissimo e per forza di cose mi aiutano ad essere più organizzata. Se la rispetterò o meno non ha importanza, specialmente se di libri non se ne ha mai abbastanza. E dunque ecco avanzare in questo terzo mese dell’anno con il cuore colmo di gioia, la prontezza di spirito ma soprattutto quella smania che mi contraddistingue e mi rende più libera.



🌺🌺🌺🌺🌺

 Titolo: Notre Dame de Paris
Autore: Victor Hugo
Casa editrice: Oscar Vault
Prezzo: 25 €
N° di pagine: 512
Trama: L'arcidiacono di Notre Dame, Claude Frollo, si innamora della celebre danzatrice zingara Esmeralda. Incarica perciò il grottesco campanaro della cattedrale, il gobbo Quasimodo, di rapirla. Ma il capitano Phoebus de Chateaupers la trae in salvo e conquista il suo amore. Frollo uccide Phoebus facendo ricadere su Esmeralda la colpa del delitto. Quasimodo intanto, commosso da una atto di gentilezza di lei, diventa quasi un suo schiavo e la conduce a Notre Dame per proteggerla. Dopo una serie di peripezie, Esmeralda verrà catturata e fatta impiccare sotto gli occhi di Frollo, che osserva impassibile l'esecuzione. Quasimodo, disperato, ucciderà Frollo e poi, con il cadavere della donna fra le braccia, si lascerà morire a sua volta.

martedì, gennaio 11, 2022

Gocce d'inchiostro: I margini e il dettato - Elena Ferrante

Le parole trasudano quasi sempre un’infinità di messaggi e uno dei recenti casi in cui potei constatare tutto ciò, per l’ennesima volta, fu in compagnia di un'autrice che tempo fa amai con la realizzazione di una quadrilogia, e successivamente con la lettura di altri suoi romanzi. La persona in questione è Elena Ferrante, che in un processo di lotta e ripristino, sforzo e creazione mise al mondo dei figli di carta che ho amato nell’immediato di cui lessi, vissi, stanziai per qualche tempo. Non me ne sono mai pentita. Del resto non lo faccio mai quando mi ci fiondo a capofitto in un’avventura che ha il più dolce sapore delle aspettative. Le mie mete sono precise, dirette, nette e vagliare i confini dell’impossibile ha sempre sortito un certo fascino. Una delle << storie >> che avrei ancora dovuto valicare era quella riguardante la sua ultima fatica letteraria, fatica per usare un eufemismo che mi mise davanti a una situazione alquanto spinosa. Avrebbe rivelato qualcosa dell’autrice, appoggiata ai bordi della sua anima, ma che nonostante la brevità avrebbe lasciato un solco nel cuore di chi legge. In un certo senso così è stato, prodotto di ricchezza, sfarzo ed evasione che si mosse con gesti secchi e precisi sempre scuotendo la sua anima, ma anche la mia. Lasciando dei segni sulla carta, che ad un’occhiata attenta hanno assunto la forma di modi d’espressione. Fra una boccata di ricordi e un’altra, in un grande mosaico in bianco e nero che ha bruciato dinanzi ai miei occhi.


 

Titolo: I margini e il dettato
Autore: Elena Ferrante
Casa editrice: E/O
Prezzo: 15 €
N° di pagine: 154
Trama: Questo libro accoglie quattro testi inediti di Elena Ferrante sulla altrui e sulla propria avventura dello scrivere: tre lezioni magistrali destinate alla cittadinanza di Bologna ( in occasione delle Umberto Eco Lectures ) e un saggio composto per la chiusura del convegno degli italianisti su Dante e altri classici. Da queste sedi alte della cultura, la scrittrice ci chiama a raccolta contro “ la lingua cattiva “, storicamente estranea alle verità delle donne, e propone una fusione corale dei talenti femminili. Non un rigo va perso nel vento.

martedì, giugno 08, 2021

Gocce d'inchiostro: Veronica e il diavolo. Storia di un esorcismo a Roma - Fernanda Alfieri

Di romanzi storici che detengono il tema della possessione non avevo mai letto niente. Ora che mi sono approcciata a Fernanda Alfieri credo proprio che approfondirò certi suoi argomenti con la lettura di altri romanzi, anche se oramai è divenuto un rito quello di celebrare e salutare argomentazioni e tematiche a me sconosciute che in niente mi affascinano moltissimo; partecipo all’iniziazione di sortire quella determinata lettura senza dare peso a niente e nessuno. Recito una parte senza sapere né come né perché. Un arcobaleno dai colori impazziti.
Recentemente, affascinata da tale tema, mi recai fra le vecchie mura della capitale italiana, nel 1830, interessata a seguire passo dopo passo quali sarebbero state le modalità di sopravvivenza di una ragazza posseduta dal diavolo. Una di quelle rare occasioni in cui il sentimento prevale sulla ragione, e che fra le pagine del romanzo dell’autrice ho acquisito una notevole conoscenza di questa natura: le sue ricerche mi condussero fra le braccia di gesuiti e frati che impelagati nell’affannosa ricerca di rivelare verità sconcertanti e cocenti lasciano le loro abituali quotidianità per urbanizzarsi nell’estirpare questo male assoluto rivelando dalle maglie dell’oblio la più cocente verità. Molti studiosi sono morti tramandando segreti che nessun giovane ha mai veramente appreso. Dopotutto il sapere serve anche a questo, quando si crede di vedere ciò che abbiamo dinanzi ai nostri occhi ma che in realtà non vediamo. Fernanda Alfieri se ne fece un cruccio, e scomparendo dal mondo odierno, estrapolò quelle giuste conoscenze che strada facendo si sono perse; la cultura a questo proposito è un bellissimo trampolino di lancio. Osservando il tutto come se avesse deciso di trapiantare il suo tempo come un albero in modo che attecchisca bene, tagliarlo finemente affinchè il legno di cui è costituito possa essere intagliato.

Titolo: Veronica e il diavolo. Storia di un esorcismo a Roma
Autore: Fernanda Alfieri
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 21 €
N° di pagine: 376
Trama: E’ il 23 dicembre 1834 quando due gesuiti bussano a una porta di via Sant’Anna. Sono stati chiamati al capezzale di una giovane donna << ritenuta ossessa >>, Veronica Hamerani, per liberarla dagli assalti del demonio. Inizia così questa vicenda inquietante, di cui la storica Fernanda Alfieri compie un’accuratissima ricostruzione partendo dal ritrovamento di un manoscritto nell’Archivio generale della Compagnia di Gesù. È il diario che gli esorcisti hanno tenuto durante i mesi in cui si è protratto il rito: non solo è un racconto disturbante, in cui il “diavolo”, tra violenti improperi e battute in romanesco, prende direttamente la parola, ma è anche la testimonianza straordinariamente viva delle tensioni di un’epoca. Da una parte lo sguardo della Chiesa, la convinzione che il Maligno abbia preso possesso del corpo della ragazza e la volontà di riportarlo, quel corpo, sotto il proprio controllo; dall’altra quello della medicina che vede le convulsioni di Veronica come una malattia curabile, l’isteria. Dall’anziano padre Kohlmann, che aveva attraversato i continenti, fuggendo dalla Francia in Rivoluzione e approdando, attraverso l’impero russo, negli Stati Uniti, e ogni volta vedendo il mondo, il suo mondo di antico regime, distrutto da un tempo presente ingovernabile; al giovane malinconico padre Manera, il più colto e dubbioso ( e se la ragazza stesse solo fingendo? ) E poi i medici, la famiglia, il Vaticano, la Roma papalina, tesa tra la superstizione e la modernità, fra la chiusura e il cosmopolitismo. Tutti sguardi e volontà di controllo che si stringono intorno al corpo di Veronica. Lo scrutano, lo misurano, lo interpretano. Lo zittiscono.

venerdì, giugno 04, 2021

Gocce d'inchiostro: Un altro giro di giostra - Tiziano Terzani

Tornare in un luogo in cui vi ho risieduto tantissimi anni fa, è uno dei tanti rituali di cui quest’anno sono più avvezza. Sto rispolverando letture, romanzi cui vi feci piede quando percorrevo i corridoi delle aule scolastiche. Ci sono stati uomini che piangevano disperati alle soglie di un tunnel di cui non vi è alcuna via d’uscita, donne che approfittano di un mero sprazzo di felicità per redimere la propria anima, tornando persino sui loro passi. Il bello dei romanzi, per quanto mi riguarda, è che puoi tornare in qualsiasi luogo tu voglia quando ti pare e piace, con nient’altro che una penna e la tua agenda preferita. Le parole parlano, sussurrano ed io carpisco qualunque messaggio celato o mal celato fra le righe che romanzi come questo mi offrono. Fu il caso anche di questo romanzo, la cui rilettura ho rimandato per anni e di cui io stessa mi reputo responsabile del nostro incontro/ scontro. Queste pagine hanno funto da antidoto per chiunque, specie per chi è sprofondato in un limbo da cui non se ne scorge la luce, e mediante la preghiera, il viaggio come rifoncillazione terrena e non ci aiuta ad prendere quella giusta direzione.
Padrone di un tesoro di inestimabile bellezza, scovato tempestivamente in un epoca che sta avanzando in un lento declino, abile profanatori di teorie e critiche, desideroso di un'indipendenza fisica e morale che non tutti possiedono. Tanti, come me in questi ultimi giorni di Maggio metaforicamente parlando partono lasciandosi alle spalle una realtà che non soddisfa nella sua massima integrità. Tanti si sono lasciati alle spalle monumenti, tombe, leggende, ricordi bellissimi e tantissimi fantasmi racchiusi in meno di cinquecento pagine che oggi altro non sono che un viaggio sulla vita. Gran belle esperienze di vita nelle quali sono molto pochi coloro che vi vogliono abitare e posti in cui non si è mai soli.
Ogni sera tra le rovine di un cuore giovane racchiuso nella gabbia toracica di una massa di carne instabile e alquanto malconcia ho visto la sagoma di un maestro, un uomo la cui anima ha aderito perfettamente alla mia. Lui era un giornalista, un aviatore, uno studioso. Io una comunissima ragazza messinese, amante dei libri e della buona letteratura. Fummo scoperti amanti dell'arte del leggere e dello scrivere e da allora il nostro incontro fu come una condanna. Amore, vita, speranza e abbandono in una passione continua.

Titolo: Un altro giro di giostra
Autore: Tiziano Terzani
Casa editrice: Tea
Prezzo: €10
N° di pagine: 578
Trama: Viaggiare è sempre stato per Tiziano Terzani un modo di vivere e così, quando gli viene annunciato che la sua vita è ora in pericolo, mettersi in viaggio alla ricerca di una soluzione è la sua rispostra istintiva. Solo che questo è un viaggio diverso da tutti gli altri, e anche il più difficile perché ogni passo, ogni scelta – a volte fra ragione e follia, fra scienza e magia – ha a che fare con la sua sopravvivenza. Strada facendo prende appunti. Da una lunga permanenza d New York e poi in un centro “alternativo” della California nasce un ritratto inquietante dell’America. Da un lungo girovagare per l’India, compresi tre mesi passati da semplice novizio in un ashram, sempre in cerca di qualcosa o qualcuno che possa aiutarlo. Terzani arriva ad una visione di quel che di più profondo questo paese ha da offrire all’uomo: la sua spiritualità. Ogni cultura ha ul suo modo di affrontare i problemi umani, sepcie quelli della malattia e del dolore. Così, dopo essersi interessato all’omeopatia, Terzani si rivolge alle culture d’Oriente sperimentando sulla propria pelle le loro soluzioni, siano esse strane diete, pozioni di erbe o canti sacri. Medicina tibetana, cinese, ayurveda, qi gong, reiki, yoga e pranoterapia sono fra le sue tappe. Alla fine il viaggio esterno alla ricerca di una cura si trasforma in un viaggio interiore, il viaggio di ritorno alle radici divine dell’uomo.

venerdì, maggio 07, 2021

Gocce d'inchiostro: Due vite - Emanuele Trevi

La lettura di romanzi e autori candidati al Premio Strega segue questo romanzo di Emanuele Trevi, primo approccio con la sua scrittura, incontrando così nella sua verve esclusivamente maschile, toni malinconici, quasi intimistici, conformi ad attuare quella che altri non è che l’allegoria di un autoritratto artistico che espugna il procedimento della personalità. Ogni emozione, ogni perturbamento sono << forme >> di vita inespugnabili che fungono da mere illusioni della realtà. Raccontano la vita di un uomo comune, semplice, la cui inclinazione ad essere perennemente braccato da espedienti esterni prosperano nel manierismo, nelle complicazioni, nell’incertezza dei segni e dei significati in cui l’atto di rincorrere la felicità è qualcosa che si avvicina all’irraggiungibile.
Filosofico e moralista in cui la vita è una forma di interpretazione sentimentale, quest’opera è una ricerca all’Unicità. Al raggiungimento della felicità, a come comprendere il mondo circostante, come rivelazione estetica, suprema, indirizzata all’essenza, interpretando il linguaggio delle parole come forme ambigue e vincolanti.


Titolo: Due vite
Autore: Emanuele Trevi
Casa editrice: Neri Pozza
Prezzo: € 15
N° di pagine: 128
Trama: Così scrive Emanuele Trevi in un brano di questo libro che, all’apparenza, si presenta come il racconto di due vite, quella di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori prematuramente scomparsi qualche tempo fa e legati, durante la loro breve esistenza, da profonda amicizia. Trevi ne delinea le differenti nature: incline a infliggere colpi quella di Rocco Carbone per le Furie che lo braccavano senza tregua; inclina a riceverli quella di Pia Pera, per la sua anima prensibile e sensibile, così propensa alle illusioni. Ne ridisegna i tratti: la fisionomia spigolosa, i lineamenti marcati del primo; l’aspetto da incantevole signorina inglese della seconda, così seducente da non suggerire alcun rimpianto per la bellezza che le mancava. Ne mostra anche le differenti condotte: l’ossessione della semplificazione di Rocco Carbone, impigliato nel groviglio di segni generato dalle sue Furie; la timida sfrontatezza di Pia Pera, che negli anni della malattia, si muta in coraggio e pulizia interiore. Tuttavia, la distanza giusta, lo stile dell’unicità di questo libro non stanno nell’impossibile tentativo di restituire esistenze che gli anni trasformano in muri scrostati dal tempo e dalle intemperie. Stanno attorno a uno di quegli eventi ineffabili attorno a cui ruota la letteratura: l’amicizia. Nutrendo ossessioni diverse e inconciliabili, Rocco Carbone e Pia Pera appaiono, in queste pagine, come uniti da un legame fino all’ultimo trasparente e felice, quel legame che accade quando << Eros, quell’ozioso infame, non ci mette lo zampino >>.

giovedì, aprile 29, 2021

Gocce d'inchiostro: L'acqua del lago non è mai dolce - Giulia Caminito

Le impressioni di questa ragazza, la lettura di questo bellissimo ritratto italiano mi dettero molto da pensare. In fondo, Giulia Caminito è piuttosto brava a giocare con i sentimenti delle persone, non molto diversa da altri autori americani o stranieri del passato o presente. Questo 2021 ha segnato l’approdo di parecchie novità, svolte, mutamenti che, vestendomi di una gigantesca corazza, riesco a combattere qualunque avversità, contrastare qualunque effetto scatenante. Nel libro della Caminito, che personalmente non conoscevo, sono descritte le penose condizioni igeniche e morali di una famiglia, rinchiusa e intrappolata in un equilibrio precario, su ogni cosa che è effimero, pronto a crollare in qualunque momento in cui la vita stessa è una preghiera perpetua, allegoria di un regime totalitario da cui sembra non esserci alcuna via di scampo. L’assoluta mancanza di serenità, l’anelazione a forme di tranquillità o serenità di un attendibile pratica opprimente, racconta le vicende di una ragazza, Gaia, e della sua famiglia come metodologia a scovare una realtà migliore di questa, in cui una narrazione densa, ricca di lirismo e simbolismi che a mio avviso è pertinente all’anima dello stesso romanzo, ne evidenziano il corpo, l’anima della sua protagonista attraverso i suoi << difetti >>, il suo essere guasta, ingestibile, poco amabile, affamata di passione letterale e metaforica che anela a scovare quel senso di giustizia che disgraziatamente non c’è.
Com’è stato possibile che un romanzo apparentemente semplice e quasi banale, sia stato da me considerato come una delle valide voci narrative nostrane italiane, in un panorama letterario intrappolato nelle banalità e nella ripetitività, questo non so dirlo. L’acqua del lago non è mai dolce non ha niente di dolce o sdolcinato e racconta di come ci si affanni ad allontanarsi da una realtà che ti tiene vincolata sin dalla nascita preferendo costruire attorno a te solide barriere piuttosto che languire in pozzi o acque profonde. Così irraggiungibile, quasi imbarazzante quasi atti di elemosina verso il prossimo, che mi ha fatta sentire sporca, intrappolata in un pozzo oscuro da cui non si scorge la luce.


 

Titolo: L’acqua del lago non è mai dolce
Autore: Giulia Caminito
Casa editrice: Bompiani
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 304
Trama: Odore di alghe e sabbia, di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: sulle rive del lago di Bracciano approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, madre coraggiosa con un marito disabile e quattro figli. Antonia è onestissima e feroce, crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua figlia femmina a non aspettarsi nulla dagli altri. E Gaia impara: a non lamentarsi, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo, a leggere libri e non guardare la tv, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe e l’infelicità dove nessuno può vederla. Ma poi, quando l’acqua del lago sembra più dolce e luminosa, dalle mani di questa ragazzina scaturisce una forza imprevedibile. Di fronte a un torto, Gaia reagisce con violenza, consuma la sua vendetta con la determinazione di una divinità muta. La sua voce ci accompagna lungo una giovinezza che sfiora il dramma e il sogno, pone domande graffianti. Le sue amiche, gli amori, il suo sguardo di sfida sono destinati a rimanere nel nostro cuore come il presepe misterioso sul fondo del lago.

You can replace this text by going to "Layout" and then "Page Elements" section. Edit " About "
 

Sogni d'inchiostro Template by Ipietoon Cute Blog Design and Bukit Gambang