La maggior parte delle volte, reputo importante come è stato scritto quel romanzo o quell’opera e l’approssimarsi di vicende che potrebbero rendere una trama scialba, quasi inconsistente, avvincente e originale. Non mi sorprendo quando, fra gli scaffali della mia libreria, tocco le costine di romanzi che mi hanno letteralmente squarciato l’anima, non solo per il suo contenuto ma anche per il modo che hanno avuto di raccontarsi. Un tempo mi sarei sorpresa, ora, invece, ne sono consapevole, l’esordio di Garreth Brown sortì l’effetto temuto. E mi sono stupita ancor di più come l’idea che al suo interno non scovassi assolutamente nulla, in una manciata di pagine divenne certezza. L’amore per i libri, per la letteratura, era stato evocato con superficialità, parsimonia ma piattume, cinico e freddo come la lettura di un brevissimo racconto, utile a riempire i postumi della noia. Devo dire però che non ne fui particolarmente impressionata. Era evidente che l’autore avesse tenuto stretto qualcosa di sfuggente, impalpabile, e questo romanzo ne fu un chiaro esempio.
Titolo: Il libro delle porte
Autore: Gareth Brown
Casa editrice: Rizzoli
Prezzo: 19, 50 €
N° di pagine: 464
Trama: A New York quella sera nevica, Cassie Andrews guarda la cascata dei fiocchi bianchi dalla vetrina della libreria in cui lavora e, dall'altra parte della strada, il cruciverba di finestre accese-spente. Sono gli ultimi momenti di normalità. Sta per chiudere il negozio quando trova sulla sua abituale poltrona un affezionato cliente, l'anziano signor Webber, senza vita. Sul tavolino di fronte a lui c'è un piccolo libro, ma non è tra quelli in vendita, e non è lì per caso. Leggerissimo, dorso in pelle, ha pagine ricoperte di caratteri e disegni indecifrabili. Questo è il Libro delle Porte. Tienilo in mano, e ogni porta è tutte le porte, si legge sul frontespizio. Tornata a casa, Cassie scopre che il volumetto le consente di raggiungere qualsiasi luogo: è bastato pensare a Venezia e abbassare la maniglia di una porta, nell'appartamento che condivide con l'amica Izzy, e lì s'è ritrovata, in una stradina acciottolata della città, sotto una pioggia sottile. Quel libro così speciale non è unico nel suo genere, ma è il più ambito, e senza saperlo Cassie è appena diventata un bersaglio. La sola persona che può aiutarla è il proprietario di una biblioteca segreta di libri magici che ha dedicato la vita a salvaguardarli. Cassie, Izzy e la loro nuova conoscenza Drummond Fox devono allora unire le forze per trovare quanti più esemplari possibile e proteggere il Libro delle Porte prima che cada nelle mani di opportunisti senza scrupoli, pronti a sfruttarne i poteri per tornaconto.
La recensione:
Mi approcciai a Il libro delle porte con la consapevolezza che le sue pagine non avrebbero dovuto misurare la mia anima, nè tantomeno condensare quei rimasugli della vita che come una penitente avevo visto sgusciare, straripare sulla riva dell’assurdo. L’unica ancora di salvezza erano i libri, e per me sembrava la cosa più bella dell’intero romanzo. Ci sono stati però diversi fattori, che hanno dato su finestre esistenziali nel quale i movimenti positivi, la veridicità di certi e rari momenti benefici avrebbero dovuto stimolarla purchè io la comprendessi. Sulla mia personalissima agenda avevo preso nota di ciò che considero i suoi difetti e i suoi pregi, ma a distanza di qualche giorno della sua lettura comprendo come Il libro delle porte non è una lettura malvagia ma semplicemente un opera che ha rievocato perfettamente il XIX secolo, ma in cui la forte esigenza di scovare un certo tipo di libertà non avuta dall’infanzia cozza con il desiderio insopprimibile di mettere nero su bianco qualunque modo per attingere alla realtà. Non sporgendosi, dunque, più di tanto, incurante degli effetti che avrebbe sortito. A posteriori, negativi. Situazioni dagli effetti devastanti ma intoccabili in cui i libri avrebbero dovuto fungere da crescita personale.
Ho valutato l’ipotesi di alzarmi dalla mia poltrona preferita e andare in un altro posto, in un altro luogo, ma poi mi resi conto che ad una lettura cinica, avvolta in una corazza di moralismo, riserbo, sacrificio, vani tentativi di sopravvivenza avrei potuto scontare quel piccolo flagello di trascinarmi fino alla fine. Qualunque tarlo tartassava la mia coscienza, in cui la grazia, la bontà divina avrebbero dovuto redimere dal peccato. L’eterna luce del sole che non ha clima ne stagioni e che per raggiungerla bisogna scacciare qualunque impurità.
La distanza fra il mio mondo e quello dipinto dall’autore, portarono la mia coscienza a non poter sfiorare paurosamente la frenesia, l’impazienza. Il mio fiuto aveva avvertito il sensore di qualcosa di tremendamente noioso, poco asettico e poco appassionante, in cui il tutto si svolse all’insegna di conflitti interiori che avrebbero potuto concedere una bella introspezione psicologica, un ritratto realistico del secolo, la realizzazione di una bolla in cui ci si sente protetti affinché la vita cambi le sorti.
La letteratura, la scrittura, l’arte imprescindibile delle parole battute a macchina mi hanno condotto in un luogo che si è scontrato col mio, insufficiente persino ad incuriosirmi, opprimermi dalla certezza del nulla. Nell’incessante lotta tra il Bene e il Male, fra figure evanescenti ma impalpabili e inavvicinabili che non riescono ad evitare nemmeno le persone più fredde, quelle generalmente tranquille e ricche.
Il libro delle porte, il titolo << porte >> come riferimento puro e casuale alla forza e al vigore che un lettore amante della buona letteratura riserba alla parola scritta, è un romanzo particolare che non mi ha emozionato né entusiasmato come credevo. Nonostante la sua forza risiede nell’efficacia di aver richiamato il passato, in un contesto storico attualissimo, modernissimo, in cui l’ambiente circostante riflette ben o male il senso morale dei protagonisti, il loro stato d’animo o il loro stare nel mondo, è un'opera che non implode nella sua magnificenza, nemmeno nell’amore che si riserva per la lettura. In una sequela di situazioni in cui la corsa incessante alla sopravvivenza è il punto focale dentro al quale si muovono le cose, si riversano elementi o forme di innumerevole ribellione che esprimono condizioni di disagio e di apprensione.
Valutazione d’inchiostro: 2
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