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mercoledì, marzo 11, 2026

Gocce d'inchiostro: Villa del seminario - Sacha Naspini

Non conosco Sacha Naspini di persona, né conoscevo l'esistenza dei suoi romanzi. Tuttavia, in poco meno di cento pagine, ho visto gruppi di fantocci condannati a vagare per il mondo in fiamme in cui si dibattono, muoversi come creature viventi, animati da volontà propria, che inevitabilmente mi hanno catapultato in una nuova realtà. Ma questo concentrato di verità, saggezza, consolazione, nella sua brevità, cela una certa profondità. Un certo significato, che tuttavia è sembrato fin troppo sordo alle mie orecchie. Una storia dal sapore un po' aspro che possiede una sua anima. Un’anima sfuggente, immortalabile. Privo di una forza tutta sua, la straordinaria incertezza che al suo interno si nascondesse qualcosa di intenso. In un gioco di luci e ombre, con personaggi minori che affollano la sceneggiatura di questo breve cortometraggio il cui regista, a quanto pare, è un abile lettore di anime. Un lettore di anime che, in questo testo, non ha valicato i confini del possibile. Nè tantomeno è trasceso nello sconfinato mondo dell'immaginazione. Perché ambientato in un'epoca e in un universo il cui filo narrativo ho visto sbrogliare come una matassa, troppo velocemente, destinato a disgregarsi come la materia che lo compone. Frantumarsi fino a livelli superiori.


Titolo: Villa del seminario

Aurore: Sacha Naspini

Casa editrice: E/O

Prezzo: 17, 50 €

N° di pagine: 204

Trama: Maremma toscana, novembre ’43. Le Case è un borgo lontano da tutto. Vista da lì, anche la guerra ha un sapore diverso; perlopiù attesa, preghiere, povertà. Inoltre si preannuncia un inverno feroce... Dopo la diramazione della circolare che ordina l’arresto degli ebrei, ecco la notizia: il seminario estivo del vescovo è diventato un campo di concentramento. René è il ciabattino del paese. Tutti lo chiamano Settebello, nomignolo che si è tirato addosso in tenera età, dopo aver lasciato tre dita sul tornio. Oggi ha cinquant’anni. Schivo, solitario, taciturno. Niente famiglia. Ma c’è Anna, l’amica di sempre, che forse avrebbe potuto essere qualcosa di più... René non ha mai avuto il coraggio di dichiararsi. In realtà, non ha mai avuto il coraggio di fare niente. Le sue giornate sono sempre uguali: casa e lavoro. Rigare dritto. Anna ha un figlio, Edoardo, tutti lo credono al fronte. Un giorno viene catturato dalla Wehrmacht con un manipolo di partigiani e fucilato sul posto. La donna è fuori di sé dal dolore, adesso ha un solo scopo: continuare la rivoluzione. Infatti una sera sparisce. Lascia a René un biglietto, poche istruzioni. Ma ben presto trapela l’ennesima voce: un altro gruppo di ribelli è caduto in un’imboscata. Li hanno rinchiusi là, nella villa del vescovo. Tra i prigionieri pare che ci sia perfino una donna... Settebello non può più restare a guardare.

lunedì, gennaio 26, 2026

Gocce d'inchiostro: La persecuzione delle sorelle Mansfield - Xenobe Purvis

Mi è sembrato tutto così strano, avvolto in una cortina di turbamento o perplessità, ma non dissi ne scrissi alcuna parola, sulla mia immancabile agenda, nemmeno quando avevo letto una cinquantina di pagine. Di cosa si trattava? Se non fossi stata incuriosita dal tema che espugnano queste pagine, non penso avrei scoperto l'uscita della sua pubblicazione, non penso sarei stata così interessata da scovarla da sola. La lettrice ambiziosa e curiosa che riposa silenziosamente in me, col tempo, ha subito diversi cambiamenti. Ogni anno, una nuova opera, una nuova storia,  hanno rivelato aspetti che l'anno scorso o tre anni fa non riuscivo a vedere. Ogni volta sorpresa di cogliere certi cambiamenti in onore di opere scarne ma ricche di contenuto. In momenti svariati della mia vita, dipingendo su semplici fogli bianchi disegni di ogni tipo, forma e colore, che nel momento in cui prendono vita fanno il proprio dovere. Questi rinnovati aspetti che adesso mi preme evidenziare sono i punti focali della prosa semplice ma diretta delle cronache di vita di una ragazza che vive di letteratura, divora romanzi su romanzi come se niente fosse, e che in tristi mattine di metà o inizio gennaio danno un aspetto più gaio a tutta la sua personale produzione.

Ho avvertito quasi lo sghembo satanico dell'orribile entità che popolerà ben presto queste pagine, la cui natura è meramente illusoria, jacksoniana, il suo modo riservato di uscire allo scoperto solo nel momento più adatto e, chiaramente, nessuna idea di quello che poteva essere. Da dove essa deriva, o quale sconcertante spiegazione che ne esplichi la sua provenienza. E non logorando, né tantomeno scalfendo il mio spirito da dentro. Orrore che si è aggiunto ad altri orrori, altre delusioni letterari, che tuttavia è stato creato con certe immagini, tenuto a bada grazie al filo della routine e alla vita in generale, sottraendolo dall'unità dell’incompletezza più totale della concretezza, scritto con parole che hanno avuto una sua importa. Perchè soggetto a diversi giochi di vita, condotta lungo una strada da cui non ci sarà alcuna via d'uscita. Un'opera i cui protagonisti sono figure recise, solitarie, quasi folli, dalla personalità vivacissima, dominati da un istinto disumano che si mescola ai grandi conflitti interiori della letteratura classica che io amo particolarmente.

Titolo: La persecuzione delle sorelle Mansfield

Autore: Xenobe Purvis

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 20 €

N° di pagine: 216

Trama: A Little Nettlebed si raccontano molte storie sulle sorelle Mansfield: che sono arroganti, bugiarde, indisciplinate. Ciascun abitante del piccolo villaggio ha da dire la propria sul loro conto, ma su una cosa tutti concordano: le ragazze sono strane, e, quindi, pericolose. Con l'arrivo di una delle estati più torride di sempre, poi, comincia a verificarsi una serie di eventi singolari: un enorme pesce argentato - o forse un mostro di fiume - si arena sulla riva del Tamigi, gli animali si fanno frenetici, gruppi di corvi si radunano sui tetti delle case, e qualcuno giura di aver visto le cinque sorelle trasformarsi in un branco di cani e latrare nella notte. I sospetti viaggiano in fretta di bocca in bocca, portando a galla paure, pregiudizi e anche un pizzico d'invidia. Cosa nascondono le ragazze Mansfield? Qual è la loro vera natura? Che le voci siano fondate o meno, a Little Nettlebed sta accadendo qualcosa di innaturale, e, come sempre capita in questi casi, serve un capro espiatorio.

lunedì, dicembre 29, 2025

Gocce d'inchiostro: La casa dell'uva fragola - Pier Vittorio Buffa

Il Natale, la sua splendida magia, i momenti conciliabili fra amici, parenti, regali o gesti conferiti con amore e slancio, prevede quasi sempre una sensazione di benessere. Perlomeno io, quando giunge dicembre, mi sento bene. Contenta, entusiasta a poter conciliare questo magico momento con ogni cosa: lavoro, vita, benessere. E, a dispetto di quel che si crede, il Natale è davvero uno stato d’animo. Mediante al modo per cui lo si vive diviene magico, importante, eterno, come una melodia che perdura nel nostro cuore più di quel che immaginiamo. E anche quest’anno, letteralmente volato, concilio la mia più grande passione, i libri, con questo splendido e magico momento. Natale e libri. Che meraviglia! Ancor più bello, però, se ne ricevessimo di libri, a quantità industriale…. Ma si affronta la vita per come si può, in qualunque modo la si sia vissuta, ed è più che naturale che il periodo natalizio faccia prevalere, porti su a galla certi desideri, certi slanci del cuore. Ma la letteratura dà vita, ed ecco come quella cortina di bianco abbia offuscato il nero, conferendo così tutt’altra sensazione. La magia di certi gesti che perpetuano nel tempo, il potere delle parole, rintanato nelle trincee di piccoli corpi, e, alle orecchie, i fischi incessanti di chi osserva il mondo da diverse sfumature… Il Natale non cancella ogni gesto, non lava ogni bruttura, non fa svanire qualunque brutto pensiero, ma li accantona, li rende più confortevoli, più accettabili. E, se poi si concilia l’amore per la letteratura, la scrittura, la cenere di questa sigaretta si sparge sulle dita come chiudendosi in se stessa, non distogliendo lo sguardo sul mondo esterno, quanto osservandolo da una prospettiva diversa. Rivivendo, mediante i miei consigli letterari, quelle parti più belle.


Titolo: La casa dell’uva fragola

Autore: Pier Vittorio Buffa

Casa editrice: Rizzoli

Prezzo: 18, 90 €

N° di pagine: 284

Trama: Tra Varese e il lago Maggiore, a Castello Cabiaglio, che una volta si chiamava soltanto Cabiaglio, c'è un grande portone verde, il portone della Casa dell'uva fragola. Ernesta,Francesca ed Ezechiella sono le donne che hanno vissuto nelle sue stanze e nel suo giardino. Quadri, mobili, fiori, alberi raccontano le loro storie. Quella di Francesca innamorata di un uomo che è stato al fianco di Garibaldi. Quella di Ezechiella che sposa Giovanni per amore, anche se forse non lo ha mai confessato nemmeno a se stessa, mette al mondo sette figli e guarda Ernesto, il suo primogenito, partire volontario per la Grande Guerra. E, prima di tutte, Ernesta, forte e volitiva, che nella casa ha lasciato un'impronta che durerà nei secoli. La Casa dell'uva fragola, dove tutto sembra iniziare e tutto finire, ha molto da narrare e molte nuove vite da veder sbocciare. Per salvare quella dimora e i tanti ricordi che contiene, si sarà disposti a tutto. Pier Vittorio Buffa racconta la storia di una famiglia tra le guerre d'Indipendenza e la Seconda guerra mondiale, con intensità e precisione. Da un lato la vita al fronte, vista con lo sguardo disincantato di chi di guerra ha già scritto e studiato tanto, dall'altro la lunga attesa di chi resta a casa, scruta la porta aspettando notizie, trema per l'arrivo del postino. Di chi ha, comunque, un disperato bisogno di amore. Poi le feste e la mondanità, le nascite e i matrimoni che si alternano a scelte decisive e coraggiose, a momenti drammatici che segneranno per sempre la famiglia. Mentre la pianta dell'uva fragola è sempre lì, con la sua vitalità, i suoi colori, i suoi profumi.

venerdì, novembre 07, 2025

Gocce d'inchiostro: Lombra - Edward Carey

Ho indugiato per qualche tempo prima di chiedere e spiegare i motivi per cui ho tralasciato questa lettura; ero giunta dinanzi alle soglie di Foulshman esaminando ciò che avevo intorno. Il freddo pungente, una coltre oppressiva che attanaglia nella sua morsa, il sentirsi guasti, sbagliati come quando si lascia marcire la roba nella spazzatura. Heap house e i suoi abitanti erano scomparsi; i minuti, le ore passavano velocemente e andavano a sfumare senza dare alcuna importanza. Londra era divenuta una fabbrica fuligginosa che macinava anime spezzate, derelitti speranzosi nel scovare una via d’uscita quando non c’era alcuna via d’uscita.
Lombra è il terzo capitolo di una trilogia che apparentemente non mi aveva entusiasmato, ma che, a suo dire, avrebbe conquistato milioni di lettori. Sorgendo dalle remote montagne di rifiuti e fetori, ho ripreso questo viaggio invaghita di qualcosa e qualcuno di cui non ne conoscevo l’epilogo. Ma questa è stata una lettura particolare e indimenticabile in piena regola, e nel momento in cui riconobbi il piccolo Clod, in mezzo a queste carcasse, mi diressi nella sua direzione per unirmi a loro.


Titolo: Lombra
Autore: Edward Carey
Casa editrice: Bompiani
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 485
Trama: Dopo essersi lasciati alle spalle i resti ancora fumanti di Foulshman, gli Iremonger si sono dispersi per tutta Londra. Hanno bisogno di una nuova casa e sono determinati a trovarla. Strane cose cominciano ad accadere in tutta la città: persone care che spariscono nel nulla, oggetti bizzarri mai visti prima e un’inquietante oscurità che sembra voler ingoiare la luce del giorno. La Polizia ha spiegato le forze, ma saprà fronteggiare i temuti Iremonger? E quale sarà il ruolo di Clod: ribelle o figliol prodiigo? La storia della dinastia Iremonger, edificata sui rifiuti, sta per concludersi.

lunedì, ottobre 06, 2025

Gocce d'inchiostro: Foulsham - Edward Carey

Sotto un certo punto di vista è vero; il mio approccio con i romanzi di Edward Carey non fu entusiasmante. Dal principio una storia offuscata dai fumi e i gas di scarico, imbevuta di una sorprendente aura luminosa intrisa ancora di nostalgia e drammaticità. Eppure, rileggere il primo volume a distanza di anni, se faccio un ragionamento logico, mi ha aiutato a rispettare solo una discendenza, quella degli Iremonger, così spaventosamente orribilanti, puzzolenti, tristi, senza nessuna considerazione per il mondo esterno. Ma questa notizia 6 anni fa non aveva destato minimamente la mia attenzione non immaginando quanto di straordinario ci fosse fra le sue pagine.
E straordinario è anche questo secondo volume che, assimilato in un pomeriggio, col ticchettio dell’orologio che emetteva un regolare tic tac e la casa immersa nel silenzio, non potevo immaginare quanto fosse avvincente e straordinario. Magnetico, magico, introspettivo, entusiasmante, che strizza l’occhio ai romanzi di Lemony Snicket e ai suoi Sfortunati figli Bodelaieur. 


Titolo: Foulsham
Autore: Edward Carey
Casa editrice: Bompiani
Prezzo: 18€
N° di pagine: 311
Trama: Foulsham, la grande discarica di Londra, è sull’orlo del collasso. Le mura che contengono i rifiuti stanno per cedere, la spazzatura straborda dall’alto per tornare nella città da cui proviene. Negli uffici della famiglia Iremonger, nonno Umbitt, accecato dalla sete di potere, ha trovato un modo per far assumere forma umana agli oggetti di tutti i giorni e, allo stesso modo, per trasformare le persone in carne e ossa in oggetti. Abbandonata nelle profondità dei cumuli, Lucy Pennant è stata portata in salvo da una creatura terrificante, Binadit Iremonger, più un animale che uomo. È disperata e decisa a ritrovare Clod. Ma, a sua insaputa, Clod è diventato una mezza sovrana d’oro ed è ‘perso’. Viene passato di mani in mano come denaro contante in giro per Foulsham, eppure lo stanno cercando tutti. Potrebbe essere lui, infatti, il pericoloso Iremonger che si pensa abbia il potere di far finire il regno di Umbitt. Nel frattempo, però, in città gli oggetti, oggetti comuni, prendono vita…

mercoledì, settembre 24, 2025

Gocce d'inchiostro: I segreti di Heap house - Edward Carey

Mi rendo conto di quanto sia stata ingiusta e incoerente nei riguardi di questa saga. Nel trattare i particolari accidentati della vita che imperversa su Heap House, come se fossero attributi essenziali. Ho amato questa storia così com’è, per la sua anima semplice ma bizzarra, il suo sentirsi inadatta e inadeguata, la sua esistenza soffocata da un aria continuamente inzuppata di marciume, putrescenza, e meno che mai per i suoi semplici atti di fede.
Il risultato è stato davvero bellissimo, entusiasmante. Influenzata dai lievi palpiti dell’emozione e dall’impulso da cui è dipeso la mia felicità.

Titolo: I segreti di Heap House
Autore: Edward Carey
Casa editrice: Bompiani
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 352
Trama: Clod è un Iremonger. Vive tra un mare di oggetti gettati via o smarriti che provengono da tutti gli angoli di Londra. E al centro di questo mare c’è una casa. Heap House, un insieme di tetti, torrette, comignoli, parti di case smantellate con i loro misteri, raccolti per tutta la città e fusi in un labirinto vivo di scale, saloni e angoli nascosti. Gli Iremonger hanno una caratteristica: ciascun Iremonger è legato, sin dalla nascita, a un oggetto. Ma Clod Iremonger ha una caratteristica ulteriore: lui può udire i sussurri degli oggetti. Il primo di cui ha avvertito la voce è stato il suo oggetto natale: il tappo da bagno universale James Henry che diceva proprio questo “James Hayward Henry”. Ma un giorno su Heap House iniziano a radunarsi nubi di tempesta: gli Iremonger sono sempre più irrequieti e le voci degli oggetti si fanno più forti; Clod incontra Lucy Pennant, una ragazza appena arrivata a Heap House, e la sua vita cambia. I segreti che tengono insieme la casa iniziano a dipanarsi rivelando un’oscura verità, che minaccia di distruggere il mondo di Clod. 

martedì, settembre 16, 2025

Gocce d'inchiostro: Il gioco della vita - Mazo De La Roche

Chi mi legge sa che talvolta io e il mio blog ospitiamo letture già vissute e la loro anima che la maggior parte dei casi mi sorprende, lasciano un segno del loro passaggio che in un momento particolare della mia vita si sono incrociati con la mia anima. Fra i libri, nei meandri della letteratura, diciamocelo, ce la spassiamo con incoscienza e foga, ma per quanto mi riguarda l’ho sempre fatto con una certa attenzione, una certa discrezione per i dettagli, la qualità della scrittura o la natura della storia che mi donano la possibilità naturale di riconoscere se quel romanzo o lettura sia valida o meno.
Nel mese di giugno, per caso o non, ho avuto l’occasione di ospitare Mazo De La Roche. Donna dallo sguardo attento e pronunciato che, agli occhi del mondo, ci propinò in chiave romanzata la storia della sua famiglia con nient'altro che il desiderio di essere ascoltata. Bussando alla porta del mio cantuccio personale con una storia semplice ma reale, tangibile, quel poco e abbastanza per scorgere la sua anima. Semplice ma introspettiva che è una miscela disomogenea di svariati generi, i cui valori come la famiglia, l’amicizia, la solidarietà per salvaguardare se stessa e chi la circonda, ricucirà ben o male lo strappo che si aprì tanti anni fa, quando la De La Roche era una ragazzina e la vita la strappò dall’abbraccio caldo e confortevole dei suoi genitori. Perché anche se a guarire le sue ferite ancora sanguinanti sarà la letteratura, la parola scritta - nel romanzo, la nonna - non basta poiché un simile dolore svanisca. Ma certi dolori non svaniscono. Più che altro vengono definiti come delle sfide a cui soppiantare certe situazioni, e non è stato un caso che la vita le procurerà conseguenze e ripercussioni che le si rivolteranno contro. Divenire una milizia, un tentativo coraggioso di dare voce a chi non ha mai avuto una sua voce, dal quale sembra una semplice casualità dimostra come mi sono trovata dinanzi a qualcosa che aveva del potenziale. Qualcosa che tiene conto di ciò che talvolta ci riserva la vita, non sapendo se vivere o morire sia la scelta più adatta, isolata dal mondo, chiusa nel buio dell’incomprensione e della solitudine, avviata lungo una strada di cui se ne conosce l’inizio ma non la sua fine.   

Titolo: Il gioco della vita
Autore: Mazo De La Roche
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18
N° di pagine: 300
Trama: È trascorso un anno da quando abbiamo lasciato la turbolenta Jalna. Eden è scomparso e non si hanno più notizie di lui, Alayne è tornata a New York, Pheasant ha avuto un figlio da Piers e lo ha chiamato Maurice, come suo padre. Ritroviamo la famiglia riunita attorno al tavolo davanti a un invitante soufflé al formaggio e una bottiglia di rum di quelle buone per gli uomini. Manca solo Adeline. La nonna ormai passa la maggior parte del tempo a letto: quello stesso letto che è stato testimone di concepimenti, nascite e addii, e che ora sembra attendere un commiato. Difficile credere che la complicata trama tessuta da Adeline nelle stanze di Jalna possa squarciarsi. Ma una preoccupazione domina su tutte: a chi andrà l’eredità? Per tenere tutti in pugno, la furbissima nonna ha dichiarato che sarà destinata a una sola persona. Così, fra gelosie e sospetti reciproci, scatta la rincorsa all’ingente patrimonio: finirà forse nelle mani di Renny, per cui tutte le donne, nonna compresa, perdono la testa? O il fortunato sarà Nicholas, il più anziano, il figlio preferito? O l’adorabile piccolo Wakefield? Nel frattempo, il giovane Finch ha ben altro a cui pensare e coltiva in gran segreto la sua passione per le arti nell’attesa di entrare finalmente a far parte del gruppo degli uomini Whiteoak, mentre Renny non riesce a dimenticare l’affascinante Alayne, che tornerà a rimescolare le carte.

venerdì, giugno 20, 2025

Gocce d'inchiostro: Il malinteso e La commedia borghese - Irène Némirovsky

Ho nutrito un certo amore per Irène Nèmirovsky sin dal primo momento in cui conobbi lei e il suo splendido Suite francese. Seppur doloroso, drammatico, denso di quel tipo di malinconia che a me piace tanto, che mi colpì così tanto da desiderare nell’immediato leggere qualcos’altro di suo. Quando ti appassioni così tanto a qualcosa o qualcuno credo sia necessario alimentare questo interesse, e l’unico modo in questo caso era quello di leggere ogni opera pubblicata da questa autrice. Se fosse postuma o meno, sarebbe stato un altro paio di maniche.. Eppure, approcciarmi a lei e ai suoi romanzi, ogni qualvolta, mi rende soddisfatta, completa, compresa, poiché le storie che mi sono state raccontate si attengono ad uno schema preciso che definisce l’autrice come una poetessa francese. Perlomeno io la definisco così.
Da dove deriva questa mia devozione, francamente non lo so. Me lo sono chiesta quando la conobbi, nel mentre la conoscevo maggiormente, anche adesso che il mio percorso lentamente si conclude, sebbene ogni romanzo è un tassello diverso dall’altro. Un frammento della sua anima che una volta catturato, riversato in pagine bianche, cela dietro intere generazioni di famiglie, ebrei, donne o bambini nati o deportati nel fronte francese che è forse da qui, da questo forte slancio a voler parlare di loro, di lei, che l’ho amata, la amo così intensamente. Impossibile non volerle bene, non capirla, né frequentarla. E come dimostranza, ecco due racconti belli, brevi e profondi che si interrogano sull’irrazionalità dell’uomo, sul suo essere perennemente insoddisfatto, la rabbia associata da qualcosa che forse non tornerà mai più. Così facile sospettare le sue crudeltà, le sue sofferenze, i suoi drammi, quando per l’ennesima volta le sue parole sono arrivate dritte al mio cuore.
Titolo: Il malinteso
Autore: Irène Nèmirovsky
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 12 E
N° di pagine: 190
Trama: “L’amore, mia cara,è un sentimento di lusso!”, questo cerca di spiegare una madre che ha molto vissuto ( e che dalla vita ha imparato una grande lezione: “Dare pochissimo e pretendere ancora meno” ) alla figlia innamorata e infelice. Ma lei, Denise, non lo capisce: quando suo marito glielo ha presentato sulla spiaggia di Hendaye, Yves le è apparso come un giovanotto elegante, raffinato, di bell’aspetto; e poiché alloggiava nel suo stesso albergo, ha creduto che fosse ricco quanto l’uomo che ha sposato, e a cui la lega un affetto tiepido e un po' annoiato. Poi il marito è stato richiamato a Londra da affari urgenti, e quelle giornate di settembre “piene e dorate” sono state come un sogno: la scoperta della reciproca attrazione, le passeggiate, le notti d’amore. Il ritorno a Parigi ha significato anche un brusco ritorno alla realtà: no, Yves non è ricco, tornato dal fronte si è reso conto di aver perduto tutto, ed è stato costretto (lui, cresciuto in un mondo in cui “c’erano ancora persone che potevano permettersi di non fare niente”) a trovare un impiego che lo avvilisce e lo mortifica.

domenica, settembre 01, 2024

Gocce d'inchiostro: Due e Il signore delle anime - Irène Némirovsky

Non c’è niente da fare. Potrei riempire pagine e pagine di annotazioni, pensieri, frasi sparse e senza senso, ma Irène Nèmirovsky, la mia amata Irène Nèmirovsky, che pian pianino sta occupando uno spazio sempre più importante sugli scaffali delle mie librerie, da quando è stata accidentalmente trovata, scoperta e amata, confinata in una squallida stanza di un apparmento francese, mi ha allietata, accompagnata in momenti particolari della mia vita la cui presenza è un plauso perché la sua anima – così come tanti altri autori che amo particolarmente – coincide perfettamente con la mia.

Avrei dovuto tenere a bada certi pensieri, ma ritrovarsi nuovamente qui, a riporre nero su bianco le mie vivide impressioni sulla lettura di due romanzi, apparentemente diversi, ma che rievocano le atmosfere ovattate, un po’ soffocanti di famiglie capitolate che lentamente si avviano lungo la strada dell’incertezza, dello sfacelo, una sorta di dissolvimento non privo di fascino, mi indusse a riconoscerne ancora una volta la grandezza e ritrarmi così fra le pagine di due parabole che scrutano l’animo di chiunque, i sentimenti, le passioni, il fervore che si porge a certe situazioni di sopravvivenza che apparentemente rendono invicibili ma indifesi. Poiché guidati da un forte senso di dilettuosa disperazione, quel senso di angoscia che prende quando ogni rimasuglio di felicità è completamente svanito.


Titolo: Due

Autore: Irène Nèmirovsky

Casa editrice: Adelphi

Prezzo: 11 €

N° di pagine: 237

Trama: Le giovani coppie che vediamo amoreggiare in una notte primaverile ( la Grande Guerra è finita da pochi mesi, e loro sono i fortunati, quelli che alla carneficina delle trincee sono riusciti a sopravvivere ) hanno, apparentemente, un solo desiderio: godere, in una immediatezza senza domani, ignorando “il lato sordido” della vita, soffocando “ la paura dell’ombra”. Eppure, quasi sulla soglia del romanzo, uno dei protagonisti si pone una domanda – “ Come avviene, nel matrimonio, il passaggio dell’amore all’amicizia? Quando si smette di tormentarsi a vicenda e si comincia finalmente a volersi bene?” – che ne costituirà il filo conduttore.

mercoledì, maggio 22, 2024

Reliquie inesplorate: romanzi famosi che non ho ancora letto 2°

In un certo senso, i romanzi che devo ancora leggere non li temo. Non faccio parte di quella categoria di lettori che nutrono inutili preoccupazioni, si intimidiscono solo al pensiero che quel grande classico o quel romanzo di narrativa contemporanea chiacchierato da tutti non sia ancora approdato nei miei salotti virtuali.

Non mi è mai importato e mai credo me ne importerà; io che vivo di libri e per i libri non li temo perché so che trattasi solo di questione di tempo. Tempo, costanza, opportunità che in un modo o nell’altro mi condurranno, a seconda dei casi, fra le loro pagine. Magari col cuore colmo di passione, o di odio, un bagaglio di conoscenze appena apprese o semplicemente entrando a far parte di un << gruppo >> le cui voci altisonanti si sono mosse e unite a quella del mio cuore.

Titolo: I Miserabili

Autore: Victor Hugo 

Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 25 €
N° di pagine: 1200

Trama: Una grandiosa commedia umana, un romanzo epico ed enciclopedico, visionario e sentenzioso, "scritto per tutti i popoli" da un "patriota dell'umanità" in lotta contro le ingiustizie della società. Le beffe del caso e gli imperativi del destino, la colpa e la redenzione si incarnano in una galleria di tipi esemplari, da Jean Valjean al vescovo generoso, dalla buona prostituta Fantine al crudele poliziotto Javert. E ancora borghesi e rivoluzionari, orfani e galeotti, angeli e mostri... In un alternarsi di tinte fosche e luminose, Hugo riassume la propria visione del mondo e della storia, consegnandoci un quadro che oggi ci appassiona anche per quello che possiamo scoprirvi al di là delle sue certezze: le contraddizioni, le ambiguità, le passioni segrete di un intero secolo.

sabato, aprile 20, 2024

Slanci del cuore: Romanzi che ho divorato come fossero Nutella

La Nutella, la mia cara e amata Nutella…. No, non sono pazza! Voi non lo sapete, ma un’altro dei miei più grandi amori è la Nutella, una delle mie più grandi tentazioni che, solo perché dotata di una buona dose di autocontrollo, mi induce a combattere innumerevoli e silenziose battaglie affinché io la mangi sempre con moderazione. Perché parlare di Nutella, dunque? Cosa c’entra con i libri, queste inutili risme che per molti non hanno alcun senso, quanto per me che racchiudono la vita?? Ebbene, moltissimo. Perchè ci sono state storie, opere i cui protagonisti sono state donne coraggiose e caparbie, uomini soli e impavidi, che ho divorato nel giro di qualche giorno, in un’unica seduta o, per la voluminosa mole, in una manciata di ore. Una melanconica dichiarazione d’amore, l’ennesima, che tuttavia si tinge di cioccolato, che trasmette sempre il buon umore, la felicità, puntati sempre verso il mio cerchio, la mia anima, che quando scova certe storie, certe prelibatezze, tentano di strappare non solo sorrisi ampi, ma, esagerando, persino il cuore.
Una lettura semplice che mescola storia, fabula e romanzo, ma un atto di comprensione della realtà umana nel suo essere imperfetto. E ciò che ci porta nell’insieme è un espediente che dovrebbe aiutare a riflettere. 
Titolo: La Bella e la bestia
Autore: Gabrielle - Suzanne Barbot de Villenueve
Casa editrice: RBA
Prezzo: 12 €
N° di pagine: 208
Trama: Lasciatevi trasportare dall'incantevole favola della Bella e la Bestia. Con inediti elementi interattivi in 3D, fra cui un quadrante da girare per scoprire il guardaroba della Bella, un pieghevole che svela l'interno del palazzo, finestre pop-up che si aprono sulle scene a cui assiste ammirata l'eroina, e tanto altro ancora. Dalla sua prima pubblicazione nel 1740 ad opera di Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, questa favola senza tempo che vede una bellissima fanciulla innamorarsi di una bestia feroce ha affascinato generazioni di lettori. Con delicate illustrazioni ed elementi interattivi firmati dallo studio MinaLima, il libro vi invita a esplorare il palazzo incantato della Bestia insieme alla Bella e a un corteo di magiche creature.

sabato, aprile 06, 2024

Gocce d'inchiostro: I cani e i lupi - Irène Némirovsky

Amante temporanea della prosa nèmirovskiana? Forse altri lettori che non hanno amato cimentarsi in una delle sue opere, ma non io. Curiosissima e impavida lettrice. Impavida, per un certo senso, per ciò che i miei occhi color nocciola videro e che fu troppo attinente a ciò che accadde sul finire degli anni ’30, in Francia, a gruppi di anime, in questo romanzo suddivisi in classi e differenziati da tre gironi il cui ceto più basso si riconosce dall’umiltà, dalla tenacia…

Si finisce come si inizia: col cuore ridotto in minuscoli pezzettini, e gli eventi vissuti che gravano e scorrono dinanzi a me come un doloroso poema romantico. Per arricchire la mia collezione letteraria delle opere nèmirovskiane, è necessario ogni tanto imbattersi in romanzi la cui lettura non è per nulla semplice e che, squarci di una vita passata, lontana, sono strutture narrative che si intersecano nel tempo e nello spazio.

Le intime confessioni della sua autrice, qui proiettate in una ragazzina di soli quindici anni, che si nasconde dietro una coltre appiccicosa di forme e parole sono tradite dai sentimenti del cuore. Un pochino come in ogni suo romanzo, che pur quanto crudo e brutale rivela una donna sincera, sensibile, coraggiosa e anticonformista, che non ha avuto bisogno di nient’altro per spiegarci tutto questo.

Sia Il calore del sangue, ma anche Suite francese e I doni della vita, non ha bisogno di spiegare il vero significato che si cela dietro tutto questo, in quanto c’è dietro quanto più noi crediamo. Ed il tutto è descritto così crudelmente perfetto, pieno di vita, forse perché la stessa Nèmirovsky lo era.



Titolo: I cani e i lupi

Autore: Irène Nèmirovsky

Casa editrice: Adelphi

Prezzo: 10 €

N° di pagine: 240

Trama: Le basta vederlo una volta sola, quel bambino ricco, ben vestito, dai riccioli bruni, dai grandi occhi splendenti, che abita nella meravigliosa villa sulla collina e di cui dicono sia un suo lontano cugino, per essere certa che lo amerà per sempre, di un amore assoluto e immedicabile. A Kiev, la famiglia di Ada abita nella città bassa, quella degli ebrei poveri, e suo padre appartiene alla congrega dei maklers, gli intermediari, quegli umili e tenaci individui che si guadagnano da vivere comprando e vendendo di tutto, la seta come il carbone, il tè come le barbabietole. Fra le due città sembra non esserci nessun rapporto, se non il disprezzo degli uni e l’invidia degli altri. Eppure, quando il ragazzino Harry si troverà di fronte la bambina Ada, ne sarà al tempo stesso inorridito e attratto: “come un cagnolino ben nutrito e curato che senta nella foresta l’ululato famelico dei lupi, i suoi fratelli selvaggi”. Molti anni dopo il destino li farà rincontrare a Parigi: e Harry cederà a quella misteriosa attrazione del sangue che Ada esercita su di lui.

giovedì, marzo 21, 2024

Gocce d'inchiostro: La meccanica degli spiriti - A J West

In qualche modo ho voluto tentare di inoltrarmi fra le pagine di questo testo, con gli altri lettori che prima di me avevano constatato la bellezza, ne avevano tessuto le lodi, ma non per arroganza. Semplicemente perchè anche io mi sono lasciata contagiare dall’aura misteriosa, quasi magnetica che pullulava da queste pagine, poichè discostare una cortina di illusioni e inganni non fu semplice: non potei constatare la sua essenza ne farmi sentire parte integrante di questa famiglia. Onestamente avevo creduto di incappare in qualcos’altro, ed io non ero nessuno per giudicare. Quanto leggere ciò che mi stava propinando il suo autore, fra il silenzio delle mie riflessioni, e comunque con poche possibilità di poter vivere sulla pelle qualcos’altro. Questa sensazione che ha scandito una manciata di giorni in sua compagnia, lasciando un segno come un tatuaggio. La mancata storia di un classico vittoriano che non ha sortito l’effetto desiderato quanto solo intrattenuto con non pochi sbadigli, quanto lentezza e una certa angoscia.



Titolo: La meccanica degli spiriti

Autore: A J West

Casa editrice: Neri Pozza

Prezzo: 18 € 

N° di pagine: 368

Trama: Belfast, 1914. Finita l’era vittoriana, Inghilterra e Irlanda sono scosse dai cambiamenti. L’inaffondabile Titanic è affondato ormai da due anni, e la morte che ha portato con sé ha alimentato la passione – diffusa specialmente nella classe media – per occultismo e spirisimo. Uomo di scienza ma tribolato da infiniti problemi economici, William Jackson Crawford fa parte proprio di quella stessa classe in ascesa. Ingegnere, professore al Municipal Technical Institute di Belfast, è certo che non appena terminerà di scrivere il suo nuovo libro il successo giungerà e, con quello, la fine dei problemi. A interrompere la sua tranquilla vita familiare, tuttavia, giunge la tragedia: la morte dell’unico figlio maschio spinge prima la moglie e poi William stesso nelle spire del circolo di Kathleen Goligher, giovane medium dagli straordinari poteri che impazza in città. Da uomo di scienza qual è, William non può mettere da parte lo scetticismo e la razionalità che accompagnano da sempre la sua esistenza, eppure non può neanche negare ciò che vede e sente: durante le seance, voci dall’oltretomba raccontano segreti mai svelati, riportando a galla traumi di un passato forse non così ben sepolto. Ben presto, dunque, la sua unica missione diventa provare la scientificità del soprannaturale: William Jackson Crawford diventerà l’ingegnere degli spiriti e il suo nome sarà ricordato per sempre. Quello che William non sa, però, è che sta per entrare in un gioco dove ingannati e ingannatori si scambiano continuamente di ruolo, fino a giungere a quella che potrebbe essere la fine… o forse solo un ultimo esperimento.

mercoledì, dicembre 06, 2023

Gocce d'inchiostro: Halloween - Ray Bradbury

Con questo romanzo non ho potuto neanche lontanamente pensare di non leggere ciò che contiene, specialmente in questa nuova grafica targata Oscar Mondadori, e tutti i racconti o storie che restano sepolti sotto strati e strati di paura, terrore, sensazioni ed emozioni che si agitano dentro ogni individuo, in una terra che è stata costruita mediante carta e cuio o deserti sconosciuti ricchi di misteri e segreti. È bastata una sola parola, e se non fossi stata lì non credo avrei potuto vedere come sono andate le cose, e ora che le ho viste sono contenta. Poco ma sicuro. 



Titolo: Halloween
Autore: Ray Bradbury
Casa editrice: Mondadori Oscar Draghi
Prezzo: 28 €
N°di pagine: 903
Trama: Il meglio della narrativa weird di Ray Bradbury: "Il popolo dell'autunno", "L'albero di Halloween", "Il cimitero dei folli", "Ritornati dalla polvere" e decine di racconti da perderci il sonno.

giovedì, settembre 07, 2023

Nella baia delle parole: romanzi che non meritano visibilità parte 1

Una volta che apro quel portale segreto che mi conduce in un altro mondo, non so mai cosa aspettarmi quando arrivo dall’altra parte. La mia anima è contenta, si sbizzarrisce quando incappa in simili momenti, ma capita delle volte che ne resta completamente delusa. Perché, una volta entrata, ho dovuto ricredermi della sua validità. Tutto questo per dire, che così come ci sono state belle letture, vi sono disgraziatamente anche romanzi che sarebbe stato meglio non avessi letto o che, una volta chiuso il romanzo e riposto nello scaffale, il motivo di così tanto clamore è ancora per me sconosciuto. Perciò l’ennesimo post in cui si parla di libri ma non meritevoli di così tanta attenzione.

Sistema metaletterario che esordisce in maniera alquanto funzionale. Esempio di come il fantasy moderno, influenzato dai social media e dalle novità del tempo si sottopone ad un tentativo di scrittura su un mondo realistico, ombroso, soffocante, smistato in situazioni di diverso tipo per quasi tutta la durata del romanzo.

Titolo: Sei di corvi
Autore: Leigh Bardugo
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 17, 90 €
N° di pagine: 408
Trama: A Ketterdam, vivace centro di scambi commerciali internazionali, non c’è niente che non possa essere comprato e nessuno lo sa meglio di Kaz Brekker, cresciuto nei vicoli bui e dannati del Barile, la zona più malfamata della città, un ricettacolo di sporcizia, vizi e violenza: Kaz, detto anche Manisporche, è un ladro spietato, bugiardo e senza un grammo di coscienza che si muove con disinvoltura tra bische clandestine, traffici illeciti e bordelli, con indosso gli immancabili guanti di pelle nera e un bastone decorato con una testa di corvo. Uno che, nonostante la giovane età,  tutti hanno imparato a temere e rispettare. Un giorno Brekker viene avvicinato da uno dei più ricchi e potenti mercanti della città e gli viene offerta una ricompensa esorbitante a patto che riesca a liberare lo scienziato Bo Yul – Bayur dalla leggendaria Corte di Ghiaccio, una fortezza considerata da tutti inespugnabile. Una missione impossibile che Kaz non è in grado di affrontare da solo. Assoldati i cinque compagni di avventura – un detenuto con sete di vendetta, un tiratore scelto col vizio del gioco, uno scappato di casa con un passato da privilegiato, una spia che tutti chiamano lo “Spettro”, una ragazza dotata di poteri magici -, ladri e delinquenti con capacità fuori dal comune e così disperati da non tirarsi indietro nemmeno davanti alla possibilità concreta di non fare più ritorno a casa, Kaz è pronto a tentare l’ambizioso quanto azzardato colpo. Per riuscirci, però, lui e i suoi compagni dovranno imparare a lavorare in squadra e a fidarsi l’uno dell’altro, perché il loro potenziale può si condurli a compiere grandi cose, ma anche provocare grossi danni.

lunedì, luglio 03, 2023

Gocce d'inchiostro: La portalettere - Francesca Giannone

 A volte litigo con la mia coscienza, mi dibatto in fiumi di parole, frasi, emozioni che trapelano da pagine bianche, che sbattono le porte a un mondo tendenzialmente monotono ma per me straordinario, soprattutto nel momento in cui prendono vita certe storie. Le storie di cui parlo sono prevalentemente quelle i cui ricordi custodisco gelosamente, quasi piccoli tesori nascosti il cui valore inestimabile si intensifica, nel momento in cui decido di viverle o riviverle.
Ho però sbattuto le porte alla mia comfort zone e ho assalito il mio spirito di rimproveri vari perché il romanzo di cui vi parlo oggi non era previsto, nella lunga lista della mia Tbr. Eppure, questa storia possedeva qualcosa che mi impedì di non accogliere la sua chiamata, e senza alcun sforzo di andare d’accordo con la sua autrice. Non che l’autrice mi avesse fatto alcunché, semplicemente io e la narrativa italiana non andiamo d’accordo. E, in genere, sforzandomi vada così, con La portalettere mi indusse a vivere esattamente una storia molto carina ma niente di più. Perché da una storia famigliare, un romanzo apparentemente storico mi aspettavo qualcosina di più. Ma nulla che lo ricordi immancabilmente come illeggibile o che non possa raggiungere vette di straordinario interesse, e che, inevitabilmente, fanno adito con gli oscuri echi del passato.

Titolo: La portalettere
Autore: Francesca Giannone
Casa editrice: Nord
Prezzo: 19 €
N° di pagine: 416
Trama: Salento, giugno 1934. A Lizzanello, un paesino di poche migliaia di anime, una corriera si ferma nella piazza principale. Ne scende una coppia: lui, Carlo, è un figlio del Sud, ed è felice di essere tornato a casa; lei, Anna, sua moglie, è bella come una statua greca, ma triste e preoccupata: quale vita la attende in quella terra sconosciuta? Persino a trent'anni da quel giorno, Anna rimarrà per tutti «la forestiera», quella venuta dal Nord, quella diversa, che non va in chiesa, che dice sempre quello che pensa. E Anna, fiera e spigolosa, non si piegherà mai alle leggi non scritte che imprigionano le donne del Sud. Ci riuscirà anche grazie all'amore che la lega al marito, un amore la cui forza sarà dolorosamente chiara al fratello maggiore di Carlo, Antonio, che si è innamorato di Anna nell'istante in cui l'ha vista. Poi, nel 1935, Anna fa qualcosa di davvero rivoluzionario: si presenta a un concorso delle Poste, lo vince e diventa la prima portalettere di Lizzanello. La notizia fa storcere il naso alle donne e suscita risatine di scherno negli uomini. «Non durerà», maligna qualcuno. E invece, per oltre vent'anni, Anna diventerà il filo invisibile che unisce gli abitanti del paese. Prima a piedi e poi in bicicletta, consegnerà le lettere dei ragazzi al fronte, le cartoline degli emigranti, le missive degli amanti segreti. Senza volerlo – ma soprattutto senza che il paese lo voglia – la portalettere cambierà molte cose, a Lizzanello. Quella di Anna è la storia di una donna che ha voluto vivere la propria vita senza condizionamenti, ma è anche la storia della famiglia Greco e di Lizzanello, dagli anni '30 fino agli anni '50, passando per una guerra mondiale e per le istanze femministe. Ed è la storia di due fratelli inseparabili, destinati ad amare la stessa donna.

domenica, maggio 28, 2023

Gocce d'inchiostro: La moglie olandese - Ellen Keith

Le sfide letterarie irretiscono e rafforzano il mio spirito soprattutto quando si rivelano divertenti, delle vere e proprie sfide, nelle condizioni in cui mi colgono nel loro lento fervore. Generalmente non ripongo mai speranze o illusioni su qualcosa che potrebbe non sposarsi col mio animo, se quest’ultimo predilige o amo sguazzare in qualcosa di più concreto e solido. Alla fine, ne esco poco entusiasta, delusa di ciò che mi capita, e chi mi conosce sa quanto ciò influisce sulle mie scelte letterarie. Eppure, non mi tiro mai indietro, e fa sempre piacere leggere qualcosa di completamente estranea dalla tua comfort zone, no? Preferisco dunque scrivere questo per parlarvi di un romanzo, un romance prettamente storico, cui non avrei dato nemmeno un centesimo se non fosse che fu indotto come mia partecipazione all’ennesima sfida di lettura, che una lettrice magari meno determinata e più debole si sarebbe lasciata alle spalle.
Ed ecco che, dopo tanto tempo, ho avuto modo di camminare fra le lande soleggiate di un viaggio che avrebbe dovuto essere commovente quanto una storia d’amore molto semplice ma piacevole. L’esordio di un’autrice ripescato dai ricordi della sua infanzia che il tempo fortunatamente non ha gradualmente cancellato e che nel suo piccolo sono rimaste intrappolate nella coscienza di chi le ha vissute e di chi le perpetuerà nel tempo.

Titolo: La moglie olandese
Autore: Ellen Keith
Casa editrice: Newton Compton
Prezzo: 12 €
N° di pagine: 351
Trama: Amsterdam, 1943. Mentre i tulipani sbocciano, i nazisti si stringono intorno alla città. Quando gli ultimi barlumi di resistenza sono spazzati via, Marijke de Graaf e suo marito vengono arrestati e deportati in due diversi campi di concentramento in Germania. Marijke si trova davanti a una scelta terribile: andare incontro a una morte lenta nel campo di lavoro oppure, nella speranza di sopravvivere, unirsi al bordello del campo. Dall'altra parte del filo spinato, l'ufficiale delle SS Karl Müller spera di essere all'altezza delle aspettative di gloria di suo padre. L'incontro con Marijke, però, cambia il suo destino. Buenos Aires, 1977. È in corso la "guerra sporca" argentina, una repressione violenta di tutti i dissidenti al regime. Luciano Wagner si trova in una cella senza sapere se uscirà mai di prigione. Dall'Olanda alla Germania, fino all'Argentina, la storia di tre persone che condividono un segreto sta per intrecciarsi all'ombra di due dei regimi più terribili di tutta la storia moderna.

martedì, novembre 15, 2022

Slanci del cuore: romanzi che desidero leggere entro l'anno

Così tanti libri, così poco tempo!... quanta verità celano queste parole? Mentre osservo le mie strapiene librerie penso sorridendo a quanti libri ho letto nei miei pochi anni di vita. E quanti vorrei leggerne, e ne leggerò nel tempo che scandisce la vita da ragazza a quella adulta. Richiamando alla mente certe cose, malgrado le pile svettanti di libri, ce ne sono tanti altri che vorrei acquistare, leggere. 


Desidero ardentemente come una bambina la notte di Natale attende un gigantesco pacco. E pur quanto le parole portino lontano, cosa fare se non lasciarsi andare all’inesorabile strisciare del mondo? Vivere prendendo la vita assolutamente per com’è: una bellissima avventura di cui conosci l’inizio ma non la fine.

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Titolo: Il regno
Autore: Emmanuel Carrere
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 14 €
N° di pagine: 428
Trama: “In un certo periodo della mia vita sono stato cristiano” scrive Emmanuel Carrère nella quarta di copertina dell’edizione francese del Regno. “Lo sono stato per tre anni. Non lo sono più.” Due decenni dopo, tuttavia, prova il bisogno di “tornarci su”, di ripercorrere i sentieri del Nuovo Testamento: non da credente, questa volta, bensì da investigatore. Senza mai dimenticarsi di essere prima di tutto un romanziere. Così, conducendo la sua inchiesta su “quella piccola setta ebraica che sarebbe diventata il cristianesimo”, Carrère fa fa rivivere davanti ai nostri occhi gli uomini e gli eventi del I secolo dopo Cristo quasi fossero a noi contemporanei: in primo luogo l’ebreo Saulo, persecutore dei cristiani, e il medico macedone Luca ( quelli che oggi conosciamo come l’apostolo Paolo e l’evangelista Luca); ma anche il giovane Timoteo, Filippo di Cesarea, Giacomo, Pietro, Nerone e il suo precettore Seneca, lo storico Flavio Giuseppe e l’imperatore Costantino – e l’incendio di Roma, la guerra giudaica, la persecuzione dei cristiani; riuscendo a trasformare tutto ciò, è stato scritto.

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