A svegliarmi, a scuotermi da questo strano senso di torpore, stupore, fu il silenzio. Avevo deciso di immergermi nuovamente, e a distanza di qualche anno, nell’oscuro ma splendido mondo di Elena P Melodia, in un costante fracasso, in forme di esistenza di una gerarchia di perfezione che va oltre quella materia informe degli inferi, quelli che costituiscono il girone dell’Inferno, fino alla pura luce. C’erano anime acquose, letteralmente, con alle spalle vite recise dal tempo e dalla loro stessa esistenza, attorniati dinanzi ai miei occhi per condurmi in uno strano limbo, quello in cui assieme a Alma avrei potuto familiarizzare con ogni cosa, ma come fece il buon Dante nel suo cantico, nello studio dell’essere e nel suo relazionarsi a un’esistenza informe che tuttavia sia il fondamento della vera luce. Quella immateriale che avrebbe condotto, presto o tardi, dinanzi all’Empireo. In questo secondo volume, mediante gli occhi di Alma, ho così potuto scrutare ogni forma di felicità, egoismo, tramite filosofia. Nel cantico originario, al sommo poeta, tutto questo era dato da Aristotele, forma imprescindibile della ragione e da cui è possibile cogliere l’importanza del creato, prima dell’intervento salvifico della fede.
Titolo: Ombra, my land
Autore: Elena P Melodia
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18, 90 €
N° di pagine: 438
Trama: Alma apre gli occhi. Incredula, con la testa dolorante, si ritrova su un pavimento di legno, all’interno di un negozio del centro. Accanto a lei, il corpo senza vita del vecchio cartolaio, che lei ben conosce e che tanto spesso, col suo sorriso gentile, le ha regalato un momento di conforto nelle sue giornate. Non ci sono dubbi: è l’ennesima vittima dei Master, le creature provenienti dal mondo malefico che getta la sua ombra sulla Città. Alma non può fare altro che fuggire, sempre più terrorizzata e sola. Morgan, l’enigmatico ragazzo dagli occhi viola, il solo che sembrava capirla e conoscerla davvero, è scomparso nel nulla. Senza di lui, la scuola non è altro che una stanza vuota. Alma non prova più gioia nel suo cuore, nemmeno per l’amica Seline, che sembra finalmente serena vicino ad Adam. Del resto, quando è stata l’ultima volta che Alma si è sentita felice? Com’è possible che non sia mai riuscita a legarsi a un ragazzo prima di Morgan? E perché anche nei suoi riguardi quel che sente, in fondo, è solo tanta confusione? Le risposte, scoprirà, hanno a che fare con la sua stessa natura e le sue vere, oscure origini. Risposte affidate agli occhi di una ragazza di cui Alma fissa incredula la fotografia esposta a una mostra, riconoscendovi il proprio ritratto. Risposte che giacciono sott’acqua… quell’acqua in cui lei, chissà perché, non può, non riesce a immergersi. Quelle risposte sono a portata di mano, nel mondo parallelo di My Land da cui Alma proviene, al di là di una porta chiusa che solo Morgan può insegnarle ad aprire e di cui lei, senza saperlo, possiede già la chiave.
Dopo il successo di Buio, continua con Ombra la saga di My Land, mentre si fa sempre più serrata la lotta di Alma per sfuggire al suo destino e al richiamo del malvagio Leviatano, riaffermando la sua libertà di vivere e amare.
La recensione:
Alcuni lettori, prima di me, approdarono in questo mondo, vissero questo secondo viaggio di redenzione e rinascita, pur di poter dare un maggior senso alla propria esistenza spesa, precedentemente, nelle pagine del primo volume, Buio. In questo testo, però, e nel mio caso, ancor più infiltrata, incastrata in un esordio tutto sommato equilibrato e ben ponderato in cui la Melodia, mediante la bella Alma, ci invita a porre una certa attenzione sull’incapacità dell’uomo di saper amare: essenza stessa di cui è intessuta tale divina sostanza. E nel quale il dolore provato appare così disperato, nel quale si tenta di arraffare anche il più pallido ricordo di una felicità terrena nata da un sentimento d’amore, seppur mal diretta. Non parlando o lacrimando, quanto raccontando e prevalendo su qualcosa di oscuro e dotato dalle fattezze dolorose, prerogative massime di Alma, questa diciassettenne forte e indomabile, immersa nel ghiaccio. Dotata di una tempra monolitica, dalla vendetta ostinata di saper cogliere la realtà, ora soppiantata da forme indissolubili di risentimento, scribacchina di una realtà futura che riporta diligentemente in un taccuino dalla copertina viola, in un ritmo martellante che scandisce 3 momenti principali della sua vita: quello in cui Alma tenterà di sovrastare l’essere informe de il Leviatano, il popolo dei Mai nati, privi di volontà e coscienza e lo strazio di certe vittime.
Anima acquosa posta lì, in questa nuda terra, con nient’altro il desiderio di rientrare in piccoli corpi che possano scovare, donare quelle forme di beatitudine celeste a cui aspira, l’autrice concepì la saga come una vera missione morale che trasmette valori quali l’ordine, la giustizia, la pace, la libertà, la razionalità, la dignità morale. E principalmente incentrata sul concetto di anima, poema allegorico, didascalico ed escatologico ( volto cioè all’indagine umana), con una rappresentazione più ampia e drammatica della realtà, da questa selva oscura da cui ho potuto attingere splendide scoperte. Una grande foresta che pur quanto il viaggio vissuto sia zeppo di ostacoli, ha funto come quel luogo in cui ho potuto curare la mia anima. Custodirla nelle mie piccole mani, raccogliendo ogni frutto maturo in cui ho imparato, scovato alcune di quelle dottrine individuali che il sommo poeta ci aveva elargito nel suo splendido cantico. L’uomo diventa vittima di assoggettamento a un angelo spregevole che vive sulle spalle del Bene, lo imita moralmente e distanziandosi perde ogni bellezza. Lucifero, nel romanzo detto Leviatano, portatore di luce con la sua bellezza, è ora ridotto a una pessima imitazione della trinità, una muta macchina di dolore infinito. Il centro della terra è il centro dell’universo, origine di ogni male: il peccato della superbia è la colpa originale prima ancora di quella di Adamo ed Eva, proprio colui che si credette perfetto senza bisogno di Dio. E i suoi figli, i Mai nati, piccole pupille a pagliuzza in cui non si distingue alcuna identità umana.
In Ombra Alma dovrà scovare la strada, quella giusta, che possa condurla in quella terra dominata da scrosci d’acqua, isola simile a quella del Purgatorio la cui parvenza, quella di libertà, quella in cui Alma scorge quella sperata possibilità di concludere questa subalterna tirannia del Male, osserverà ogni cosa. Questo secondo volume diviene parodia di un acerrimo conflitto fra il centro della terra, nel quale già dal finale sarà possibile prevedere una certa atmosfera serena e malinconica, quella da cui Alma tenterà di scovare nuovamente la luce. Rovescio in eterna di una bellezza di un tempo, mosso da forme di orgoglio che spingono l’essere a ribellarsi all’onnipotente, antitesi fra Dio e la trinità.
Certamente impossibile da ritrarre l’essenza dell’intera Commedia, questa seconda prova di letteratura, ogni momento e passaggio della mia vita - dagli albori, quando conobbi Alma e della sua intricata storia, all’epoca anche io diciassettenne -, a un rito di passaggio nel corso del quale, come in ogni iniziazione, Alma sarebbe morta e poi rinata. Una morte simbolica, uno sbilanciamento fra vita e morte. E, in questo suo mondo, una Città che è perseguita da azioni o gesti crudeli - oramai sempre più frequenti - che istituzionalizzano alcune sue tappe di vita: quello in cui Alma rinascerà dalle sue stesse ceneri. Vittima di un disegno macchinoso, egoistico da cui sembra impossibile scorgere una certa libertà.
Quel tipo di libertà cui spesso agognamo un pò tutti, come fiato di una vita intera, bilanciata nel romanzo da profezie, dalla presenza di figli illegittimi e sfiduciosi nel conferire o affidarsi a qualcosa o qualcuno che possa aiutarli, e nel quale predomina un silenzio ovattato, dal quale sembra non esserci alcuna via di scampo.
Come nell’originale Commedia, anche in Ombra lo scenario sarà sempre lo stesso ma un pò meno ossessivo, possessivo, dilaniante in cui si aspira alla redenzione, alla possibilità di poter guidare l’uomo mediante ragione, l’estasi o la contemplazione mistica, quella che conduce o indirizza dritto dritto alla felicità ultraterrena. Prefissati, non solo Alma ma anche io, ad inoltrarsi in un lungo viaggio o cammino che conduca verso la purificazione, quella che lavi ogni peccato capitale, e di cui questo secondo volume non rappresenta esclusivamente la storia di una ragazza qualunque che si ribella al suo “creatore”, ma anche la storia di salvezza, dolore e comprensione di cui saremo attori ma anche giudici. Vagheggiando a tentoni, ma ritrovando ogni moralità perduta, ogni forma di individualità che possa soppiantare, sopprimere ogni cosa.
Valutazione d’inchiostro: 4


Non conosco; ottima recensione, grazie
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