Mi chiesi se, dalla lettura di un romanzo sconosciuto e dalla conoscenza col suo autore, avessi dovuto vedere, riconoscere o scorgere quei pericoli della mia << intromissione>>. Letture ancora da leggere e vivere, autori sconosciuti che quest’anno desidero conoscere, tracciano un disegno sulla tela della vita da cui traggo piacere e soddisfazione. Alla fine, gran parte di questi sentimenti, esplicati dal momento di congiunzione fra la mia anima e la loro. Quello in cui inaspettatamente, prendono per mano e ti guardano come in attesa di qualcosa. L’attesa è essa stessa piacere di attrazione che, solo dopo averne fagocitato la sua essenza,, averla letta o bevuta nel giro di qualche ora, avrebbe trasmesso qualcosa, e, questo magico momento, quel momento in cui ogni barriera sarebbe stata abbattuta. Si può definire così l’incontro/scontro con un autore che non conoscevo affatto e a cui dico grazie, alla casa editrice Einaudi, per avercelo trasmesso anche in Italia, che da quando la propose sul mercato italiano, lettori che effettivamente hanno esplorato questo territorio sconosciuto si contano disgraziatamente sulla punta di una mano. In questa schiera naturalmente ora ci sono anche io, che nel momento in cui vi entrai, come in una fatiscente dimora, capì come fossi al sicuro; questo è il tipo di storie in cui amo perdermi, e compiere questo passo - primo a dire il vero cui confido si susseguiranno altrettanto passi con la pubblicazione dei volumi successivi, porteranno a qualcosa. Scovare quella giusta via in uno dei periodi più importanti dell’umanità: la giovinezza.
Titolo: Attenta, Cappuccetto rosso
Autore: Shoji Kaoru
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 18, 50 €
N° di pagine: 200
Trama: Tokyo 1969. La giornata di un ragazzo alle prese con le rivolte studentesche, una fidanzata permalosa che ogni due per tre dice di voler «mordersi la lingua e morire soffocata», signore della buona borghesia intente a combinare matrimoni, una dottoressa sexy e una bambina che lo farà piangere di dolore e di gioia. Un torrentizio flusso di parole in cui la polemica del giovane protagonista contro l’ipocrisia del mondo adulto e sempre intrecciata all’ironia e alla comicità. «La bulimia di "cioè", "in altre parole", "come spiegarmi?", "come farmi capire?" è la forma assunta dalla volontà di non cedere alla logica binaria del giusto / sbagliato, la rassegnazione accompagnata da un malcelato piacere nell'inseguire all'infinito un pensiero inafferrabile che è più sensazione che idea. Quando Kaoru si mette alle strette da solo ma è obbligato lo stesso a dare una parvenza di intelligibilità alle sue opinioni, allora ci investe con un profluvio di parole, i periodi si allacciano l'uno all'altro spasmodicamente in un rimando senza fine, i concetti si avvitano su sé stessi come in una spirale perpetua. Ma per nostra fortuna è un fiume di parole che si accompagna a una salutare dose di umorismo tutto sui generis, alla freschezza e all'ariosità di cui dicevamo e a un certo potere ipnotico» (dalla prefazione di Alessandro Clementi degli Albizzi).

