Non sono certa di poter
scrivere. Le parole, in certi casi, non ti << risollevano >>
completamente da certi fatti. E di fatti, Furore di John Steinbeck, ne detiene
in una morsa a dismisura, che registrano
eventi, situazioni, momenti in cui lo spirito, la bontà d’animo che ci
indirizza a fare ciò che facciamo ci mostrano esattamente per come siamo: figure dotate di
sentimenti, passioni. Quando si è come intrappolati a vivere in lembi di terra
che procurano nient’altro che rinunce, qualcosa che ti induce a lasciare,
abbandonare, ogni frase o parola che si desidera estrapolare dalle sabbia del
tempo concerne un certo tipo di speranza che illuminerà il cammino fosco, buio
e tetro di ognuno di noi. Non si sopravvive, si vive a stento, non si considera
nemmeno la possibilità di uscire da questo lungo tunnel in cui si è rimasti
intrappolati.
Solitamente, letture di questo
tipo sortiscono sempre effetti devastanti. È anche il caso di Furore, di cui ho
parlato, straparlato incessantemente per quasi una settimana, vagliando le
diverse alternative di rinchiudere ermeticamente i miei pensieri su un foglio
bianco intrappolato in una cartella virtuale dall’aria vaporosa e luminosa. Il dramma
concerne l’estirpare il comunismo, piaga del secolo che ha sovvertito l’intero
sistema legislativo mediante il quale certi preconcetti, certi pregiudizi,
sebbene essi non garantiscono la sopravvivenza sono forme di vita costruttive e
riconducibili alla fame, alla povertà, alla smania di lavorare, stanziati nel
cuore pulsante di questo romanzo come forme da estirpare totalmente. L’incessante
faida apocalittica fra Bene e Male svanirebbe, e gli innumerevoli sforzi di
benessere fisico e spirituale potrebbero affermarsi come parole sussurrate
dinanzi al mondo. Perché John Steinbeck, dotato certamente di un animo
sensibile e profondo, non potè più tollerare l’esistenza di questo Male
assoluto, e dunque scrisse questo romanzo – così come tanti altri – per denunciare
l’irruzione di questo temibile << virus >> a non protrarsi più. Solo
pochi autori sono in grado di ascoltare, in un silenzio assordante che sfrega
persino nelle orecchie, l’urlo lanciato da figure recise che come uccellini
hanno sbattuto le ali, tentato di volare ma spezzate per gli innumerevoli
tentativi di fuga. John Steinbeck fu uno di questi ed avendo vissuto Furore non
posso non controbilanciare la grandezza assoluta di un capolavoro come questo. L’equivalente
di guardarsi dentro, non potendo più concepire di essere altrove. Sebbene è
altrove che mi sono trovata, nella settimana che ci siamo lasciati alle spalle.
Titolo: Furore
Autore: John Steinbeck
Casa editrice: Bompiani
Prezzo: 14 €
N° di pagine: 633
Trama: Nell’odissea della famiglia Joad sfruttata dalla sua casa
e dalla sua terra, in penosa marcia verso la California, lungo la Route 66 come
migliaia di americani, rivive la trasformazione di un’intera nazione. L’impatto
amaro con la terra promessa dove la manodopera è sfruttata e mal pagata, dove
ciascuno porta con sé la propria miseria “come un marchio d’infamia”.

