Il modo per cui è stata raccontata questa storia non esplica nulla di nuovo o innovativo: una narrazione semplice, utile a raccontarci la biografia di un uomo e il suo progredire in mezzo a una massa informe di neri. Nel romanzo di cui vi parlerò quest'oggi, ogni cosa è pregna di una certa dignità arcaica, sebbene si parla di povertà, di lente agonie dell'amore, delle conseguenze atroci dell'infedeltà, del bisogno di scappare in un posto che possa darci la felicità, trovando qualunque via di fuga.
Doris Baker, è evidente, fu parecchio legata a questo piccolo grande uomo. Ha dipinto un ritratto perfettamente fedele alla biografia dell'artista, e lo fece facendo della scrittura un modo per perpetuare nella memoria finché essa avrà una sua individualità. La leggenda del trombettista bianco ne è un piccolo esempio, e, come la musica, questo racconto avrebbe dovuto perpetuare nel tempo e nella memoria di chi legge. Il risultato è stato davvero molto carino, attinente ai bisogni di quest'uomo, innescando una sorta di conversazione segreta fra chi legge e chi si muove.
Titolo: La leggenda del trombettista bianco
Autore: Dorothy Baker
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 16 €
N°di pagine: 236
Trama: New York, anni venti. Tra i club dalle insegne luminose e gli ampere degli studi di registrazione, quello di Rick Martin è un nome che viene pronunciato con rispetto, quasi sottovoce. Degli altri musicisti si dice che si, sono bravi, ma non sono certo lui, come se il suo talento fosse il metro di paragone per quello degli altri. Sul suo conto girano tante storie: fin da giovanissimo ha sempre frequentato i neri, anche se è bianco, per questo è così indisciplinato; per imparare a suonare marinava la scuola e andava a esercitarsi in una chiesa abbandonata. È stato nientemeno che il grande Art Hazard a insegnargli i segreti della tromba. Voci, dicerie, leggende. Ma chi è davvero Rick Martin?

