Di tutte le storie che i romanzi mi hanno tramandato, Stoner viene
fuori come un uomo di buon senso, contrario all'ignoranza e alla mancata
libertà individuale, alla guerra, a un mondo ostile e crudele in cui l'individuo non
può essere ciò che effettivamente è: una creatura idonea che di tanto in tanto accogliamo
fra noi. Un lettore che vorrebbe tempestarlo di domande intellettuali e che
torna alla carica dopo aver letto di lui e della sua avvincente storia, John
Williams risponde con la storia di questo giovane uomo trafitto dalle frecce
del tempo, sfiancato dai segni crudeli della vita.
Questa piccola introduzione solo per dire quanto sia irrivelante
scrivere: 'Stoner, mi è piaciuto da matti!', perché, qualunque frase, gesto o parola,
quel che per me ha più contato è stato capire il significato del nascere, la sua relativa
importanza, del morire e del soffrire. Senza inutili preamboli, vi racconto
dunque cosa ha suscitato a me il giovane Stoner e come, talvolta, le parole siano
delle vere e proprie trappole. Quanta importanza ha avuto il passato, come sia
sgorgato dalle tenebre, come il protagonista di questa storia ha fluito nel
presente in mezzo ai vivi, stringendomi a lui in un'unica densa realtà da cui
non ho voluto staccarmi.
Titolo: Stoner
Autore: John Williams
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 15 €
N° di pagine: 332
Trama: William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e
desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da
Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato, mantiene lo stesso lavoro
per tutta la vita, per quasi quarant'anni è infelicemente sposato alla stessa donna,
ha sporadici contatti con l'amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo,
per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù.

