Quando ci si imbatte tra le pagine di un romanzo famigliare si pensa a quanto tempo è durato la sua procrastinazione, gli affetti, l’ambito scolastico, la fuga ad una realtà oppressiva, stagnante ma drammatica, gli uomini, i contadini, i posti di lavoro, le svariate similitudini con la letteratura classica. E disgraziatamente è vero. È vero perché se, Cuore l’avessi letto nell’età adulta mentre passato e presente si fondevano in un unico sistema e raccolsero gli avanzi di un epoca che non è più la nostra, penso che non sarebbe stato utile niente di ciò. I miei dubbi, le mie perplessità sono innumerevoli quando mi approccio ad un romanzo, ad una lettura. Ci penso parecchio a chi desidero legarmi, evidenzio i motivi per cui vi ci risiedo, e anziché concedermi possibilità di accettazione penso al vano tentativo che mi vide impelagata quando ero ragazzina. Cuore aveva gironzolato nel mio cerchio personale tra i tredici e i quattordici anni, la lettura cui mi ero approcciata con curiosità, quasi con tedio, mi aveva indotto a relegare il romanzo in una stanza spoglia della mia coscienza decidendo caparbiamente di aspettare il momento della sua chiamata.
All’età di trentatre anni, questo romanzo scivolò nelle stanze della mia coscienza perché cominciai a nutrire un certo fascino per un autore che tanto tempo fa non avevo compreso. Mirando però ad interessi più oggettivi che sentimentali, dove la voce della mia coscienza fu messa in attesa e fatta uscire esclusivamente quando ne fu necessario. Non potevo liberarla perché ero consapevole che avrebbe prevalso su ogni cosa, incapace di adattarsi a qualcosa che non rientra nel mio posto ideale. La voce di questa coscienza mi ha fatto comprendere come Cuore è un romanzo che mi ha ricordato la mia infanzia, il mio essere studentessa, ingenua, volenterosa e curiosa, che ha avuto una melodia tutta sua, non come tanti altri, ma quasi originale, eccentrica, che tuttavia esplica le condizione sociali/ politiche italiane dei primi anni del 900. Non propriamente libera, certa, ma rigogliosa, forte, quella patria perfetta che data la situazione narrata è stato teatro di azioni, eventi, situazioni che racchiuse nel suo grembo storie di gente umile, lavoratori, donne, bambini che non riescono tuttavia a vivere in libertà. Intimistico e veritiero, riportato su pagine bianche di diario fittizio di un ragazzo di terza media, legato al costante slancio educativo e morale degli intenti che avrebbero dovuto ispirare nei giovani cittadini come pegno d'amore per la patria, il rispetto per l'autorità, per i genitori, il sacrificio, l'eroismo, la carità, la pietà per gli umili e gli infelici. Unificazione di una vasta delegazione culturale dopo la raggiunta unità politica, mediante un senso di comune appartenenza, definito laico perché privo di quei riferimenti indirizzati alla tradizione sacra del cattolicesimo. L'amore per la propria terra, l'ideale supremo così impersonale perché proveniente dal monarca, esalta i sogni, gli affetti familiari, mediante una visione precisa di quei valori che dovrebbero essere perpetrati.
In diversi momenti ho visto ciò. Creature che sembravano più funamboli manovrate da un abile prestigiatore che andava a bussare nelle case degli italiani con gridi laceranti di prostrazione, umiltà attraverso il quale ho imparato a conoscere e vedere ogni cosa. Il loro stare fra tutti. Il guardarsi attorno, e giudicare con i propri occhi, le proprie capacità. Come affrontano il tutto, consapevoli di essere prostrati da qualcosa o qualcuno più forte di loro. E il << cuore >> di chi combatte mediante l'insegnamento, dedicandosi con dedizione alla cura di un individuo, l'alunno, è una forma di conoscenza o coscienza che detta comportamenti quotidiani omogenei orientati a creare un paese fedele e obbediente in cui la cura per lo spirito, mediante un insegnamento serio, scrupoloso e disciplinato, concretizzano al bene universale. Elevando lo spirito di chiunque e limitandosi a non scrutare ogni cosa, quanto a cogliere il contrasto che si agita sotto le apparenze della vita mediante aspetti esteriori.
De Amicis anelava a costruire un sistema formativo nel quale la fratellanza fra classi promuovesse la solidarietà, il sacrificio, l'onestà, a volte sentimentalmente stucchevoli, altre malinconicamente atroci indirizzato a inculcare necessità in coscienze civili. Traendo ispirazione dalla vita scolastica dei suoi figli, spunti morali che ruotano attorno ai miti affettivi e patriottici del Risorgimento, criticato dai cattolici per l'assenza totale di tradizioni religiose, specchio politico fra controversie fra il Regno d'Italia e papa Pio IX dopo la presa di Roma, nel 1870. Impegnandosi, sotto la supervisione di Filippo Turati, ad aderire al socialismo umanitario diffondendo degli scritti di propaganda per la classe operaia. Da ciò Cuore apparì come un << tentativo >> di descrivere la realtà sociale difficile, condividendo con Turati una visione profonda sulla pace, su forme di nazionalismo sterile volte al riscatto sociale e individuale. Ponendo una certa attenzione su quelle teorie marxiste che analizzavano il capitalismo come un sistema storico basato sullo sfruttamento lavorativo e non su leggi eterne, centralizzando la teoria del plusvalore (differenza fra il valore creato e il prodotto), che costituiscono la base del profitto dell'imprenditore, determinando ed evidenziando quella crisi del sistema da cui De Amicis reso sensibile dall'emigrazione e dalle disuguaglianze riportò nei suoi testi come moniti alla necessità di una Costituzione. Cavour aveva condotto il paese ad un unificazione sotto il regno di Sardegna, contrapponendosi a Mazzini, fermamente convinto che l'Unità comportasse alla modernizzazione dell'economia e della monarchia costituzionale. Al medesimo tempo, se il fanciullo fosse stato educato mediante certi valori, non sarebbe stato vano il sacrificio dei patrioti. Quanto possibile a perpetrare o diffondere la libertà, così anelata e mancata.
Cuore costituisce quindi quell'atto di rivolta, di propaganda rivolto principalmente ai ragazzi – ma a mio avviso anche agli adulti -, che ho sentito e accolto tardi, dalla straordinaria veridicità ma rigido come se camminasse sopra un trampolino. Bello, ma non eccezionale che è un grido repentino, roco, che non si confonde con quello degli altri. Ma ricco di lucentezza e ombrosità, di sfumature che hanno un loro significato, che come un corvo si è librato nell’aria, avendo una sua meta precisa.
Valutazione d’inchiostro: 4


Non sono mai riuscita a leggerlo; grazie della recensione
RispondiEliminaMolto carino ☺️☺️
EliminaCiao Gresi, ho letto questo romanzo durante il mio percorso di studi: non male, ma troppo melenso a mio parere...
RispondiEliminaPer me una lettura carina, ma niente di più ☺️☺️
EliminaOttima recensione, grazie
RispondiEliminaA te :P
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